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I crolli di Napoli e il caso Marco Vannini

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Rosario Padolino e Marco Vannini, morti speciali…

Ma i fratelli Biviano, eroi siciliani…

Napoli e Ladispoli, Rosario Padolino e Marco Vannini. Morire per un cornicione, essere cancellati da una sentenza.

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Ecco come si muore a Napoli, citta‘ dolente dove appunto i cornicioni del centro storico si sbriciolano e uccidono. E‘ accaduto qualche giorno fa a Via Duomo, vittima un sessantenne, era accaduto gia‘ cinque anni addietro e ad andarsene – allora – era stato un quindicenne. Un rito mortale al quale sottrarsi pare sia impossibile; al contrario dell’altro rito, quello delle responsabilita‘ presunte e sfocate. Un rito che non lascia scampo.
Crollano muri, si costruiscono sentenze. A Roma crolla – e muore – l’etica in maniche di toga. Giudici, Pm, CSM, spifferi, soffiate e mosse assassine diventano zuppa quotidiana, alla faccia della credibilita’. Ma muore pure l’aspettativa di giustizia. Due verdetti mi hanno scioccato: quello di Ladispoli, vicino Civitavecchia, dove per la morte di Marco Vannini al colpevole (Antonio Ciontoli, militare distaccato presso i servizi segreti) in appello sono stati ridotti a cinque gli anni di reclusione rispetto ai quindici del primo grado; e quello di Udine, dove per l’omicidio di Nadia Orlando si e‘ deciso di comminare al colpevole si‘ trenta anni ma con la modalita‘ degli arresti domiciliari in casa dei genitori.
Muri, sentenze. Isolatamente presi, questi eventi significano qualcosa.
Ma insieme? Messi uno dietro l’altro?
Hanno un senso?
Esiste un filo logico che li unisce?
Oppure e‘ solo emotivita‘, passione, speculazione senza senso?
Secondo me un senso esiste ed e‘ fin troppo palese.
Il potenziale e devastante effetto decresce fin tanto ad annullarsi davanti, appunto, agli atti di vero eroismo che vedno protagonisti i fratelli Biviano.
Chi frequenta Internet li conosce molto bene, e sa che il loro coraggio ha fatto pressocche‘ il giro del mondo. La storia della famiglia di Sandro, Marco, Palmina ed Elena – ammalati di distrofia muscolare facio-scapolo-omerale – e‘ quella di chi nel recente passato ha dato dimostrazione di resistenza personale trascorrendo a Roma, dentro una tenda in piazza di Montecitorio, due anni a sostegno della cura contro questo morbo.
Sandro e Marco, siciliani di nome, di fatto e di cuore, hanno resistito a lungo prima di fare ritorno alla loro Lipari; mai sconfitti, si deve anche a loro l’istituzione della Giornata nazionale della Fso (distrofia muscolare di tipo facio-scapolo-omerale), che si celebra ogni 20 giugno.
Sandro pochi giorni fa e‘ stato vittima di un incidente che avrebbe potuto provocargli conseguenze drammatiche. Ma lui e‘ di quelli che non mollano mai, e sa che lo consideriamo come se fosse la parte migliore di noi.


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