Il Futuro? Solidale…

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Alfonso Palumbo

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Boicottaggio anti-Turchia: il web contro la guerra

in Alfonso Palumbo Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
boicottaggio turchia

Per punire Erdogan arma tattica il boicottaggio

Italia, dopo Genova tocca ai Benetton

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

La Turchia invade la Siria e la guerra cresce giorno per giorno. Anche stavolta l’ipocrita duello fra buoni e cattivi?
Lo sapremo presto. Quello di cui nessuno dubita e’ lo scenario di dimensioni galattiche: Europa, Asia e Stati Uniti che scuotono tanto le diplomazie quanto le Organizzazioni mondiali. La reazione giunge dalla gente comune. Cittadini semplici che, sul web, cercano di opporsi invitando al boicottaggio dei prodotti commerciali turchi. Il testo del messaggio e’ il seguente: ‘869 e’ il numero iniziale del codice a barre dei prodotti di origine turca. Proviamo a boicottarli’.
Ho notato che parecchi messaggi giungono da parte di chi ha sposato la causa del M5S. Che siano elettori o simpatizzanti o attivisti, a loro va il merito di avere preso un’iniziativa forse piccola ma senz’altro meritoria. Il boicottaggiodel resto e’ uno dei metodi non-violenti che piu’ possono penalizzare chi e’ condannato dall’opionione pubblica.
Vittime illustri marchi quali Nestlè, Coca Cola, Nike. Boicottaggio – di matrice storico-politica – quello famosissimo operato, in India, da Gandhi. Negli USA se ne videro forme notevoli in occasione dell’opposizione alla guerra in Vietnam. In materia commerciale rilevante il caso del ‘Nothing Buy Day’, Giornata del non acquisto diffusa in oltre sessanta Paesi e in programma ogni anno nel giorno del ‘Black Friday’.
Di boicottaggio si sta discutendo anche nel nostro Paese a proposito della famiglia Benetton. I trevigiani detengono la maggioranza in Atlantia che a sua volta controlla Autostrade per l’Italia, Societa’ legatasi alla vicenda del crollo del ponte Morandi di Genova. Anche a tal proposito i sostenitori del M5S sono netti nel condannare la famiglia trevigiana: se non sara‘ revoca delle concessioni autostradali, il boicottaggio sara‘ pressocche‘ inevitabile.
Certamente stiamo vivendo un periodo di grandi rivendicazioni e di altrettanto grandi contrapposizioni. Il panorama mondiale e’ turbolento, con proteste che segnano la vita di Hong Kong, Parigi, Caracas. C’e’ un’umanita’ che si ribella e si prende strade e piazze, mentre un’altra si vede condannata alla quasi auto-distruzione: accade in Amazzonia.
Sullo sfondo, la voce della gente che non si arrende e che non tace. La cronaca non ancora Storia ci narra delle rivendicazioni in Catalogna e di quelle legate alla Brexit. La cronaca non ancora Storia ci narra di giovani che chiedono di salvare il pianeta rendendo l’ambiente ‘il’ tema dell’agenda mondiale. Una forma di boicottaggio politico e generazionale da manuale!
Se vogliamo, forme di ribellione sul filo del boicottaggio furono quelle di ‘Occupy Wall Street’, degli ‘Indignados’, che protestarono contro lo schema dominante. Reazioni obbligate di fronte a ingiustizie palesi.
Il primo passo da fare per schierarsi dalla parte giusta e’ estremamente facile: basta essere consumatori responsabili. Il boicottaggio rimane sempre un’arma tattica formidabile.


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Vox Italia, cresce la politica sovranista… E Diego Fusaro?

in Alfonso Palumbo Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by

Il soggetto politico Vox Italia guarda a sinistra

UE, elite che impoverisce i popoli

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Nasce Vox Italia, evento che rende davvero memorabile per la politica italiana il periodo agosto-settembre 2019.
Un’estate a tutta velocita‘: crisi del Conte-1, scissione nel Pd, fiducia al Conte-2, esordio di Italia Viva e, appunto, Vox Italia! Lo scrittore e opinionista Diego Fusaro (https://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Fusaro) tiene a battesimo il nuovo movimento che – sulla base del proprio manifesto politico – sembra intenzionato a guardare non solo a sinistra ma anche al sovranismo. Cosa appare chiaro dal documento fondativo? Soprattutto, la missione di rottura: “Di fronte alla demolizione delle condizioni di vita delle classi medie, all’esclusione socio-culturale dei ceti proletari e all’aumento della poverta‘ nell’Italia intera“. Il nostro Paese, si legge, “Ha diritto ad aspirare a una societa‘ diversa che va costruita sconfiggendo la complicita‘ fra conservatori e falsi innovatori, entrambi legati alle elite finanziarie europee e mondialiste“.
Se quindi in Spagna esiste gia‘ Vox che cerca consenso a destra, da noi Vox Italia suona tutt’altra musica. I toni non sono affatto leggeri e definiscono la UE luogo dove agiscono “oligarchie finanziarie“ che mirano alla “‘mezzogiornificazione‘ italiana, un destino che viene rincorso sul piano istituzionale ed economico allo scopo di mettere le mani sulla nostra ricchezza“. Insomma, la fotocopia della ghettizzazione tricolore studiata a tavolino un secolo fa dal Piemonte ai danni del Sud…
E le forze anti-europeiste? I populisti? Per Vox Italia “Sono stati di recente normalizzati dalle elite che hanno disarticolasto la breve alleanza di governo M5S-Lega“. Alleanza dimostratasi incapace di “ridurre la poverta‘, rivitalizzare i servizi sociali, disegnare un futuro diverso per i giovani“. Come dunque invertire la rotta? Riconquistando la “Sovranita‘ monetaria con la quale creare o ricreare i servizi sociali e concretizzare un piano di infrastrutture, investendo massicciamente su ricerca e tecnologie del futuro“.
Come farlo operativamente? La risposta evoca il refrain di Lega e M5S, almeno dei CinqueStelle pre-maggioranza e pre-Von der Layen: “Smantellare l’attuale assetto europeo che rende inerte ogni progetto di economia espansiva… La finta UE ha spogliato i Paesi membri delle loro prerogative fondamentali, basti pensare alla legge di bilancio“.
Obiettivo non proprio facile da raggiungere ma per il quale occorre impegnarsi. Anche perche‘ – insiste Vox Italia – il sistema dominante opera tramite “Un giornalismo asservito alle oligarchie europee, le quali l’Euro determina poverta‘, disoccupazione e alienazione sociale nella maggioranza dei popoli del continente“.
Insomma: i veri sovranisti sono qui e stanno con Diego Fusaro.


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Umbria al voto, Schirò (Pd): “I Dem stiano attenti agli impresentabili!”

in Alfonso Palumbo Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
angela schiro' e antonella giurano

Schirò: “Renzi saluta? Le correnti esistono!”

“Mimmo Lucano uomo di profondi valori”

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

“Attenzione agli impresentabili in Umbria!”, a sollecitarla è l’on. Angela Schirò (Pd), una dei diciotto parlamentari eletti all’estero.

Docente di lingue della secondaria superiore, nata a Gernsbach in Germania, l’esponente del Pd è stata ospite a Colonia dell’associazione ‘Offene Welt-Mondo Aperto’ (qui con la presidente Antonella Giurano) dove l’abbiamo incontrata.

Regionali in Umbria, quasi fatta l’intesa fra il Pd e il M5S. E’ d’accordo con questo scenario, on. Schirò? “No, non ne sono convinta. La stupisce? E’ una mia valutazione che, tuttavia, non nega come si sia più vicini ai 5Stelle che ad altri per il modo con il quale entrambi percepiamo le Istituzioni, la comunicazione, etc. Se in Umbria si faranno liste sostanziose – cioè con gente di sostanza – spazio per recuperare ce ne sarà. La voglio stupire di nuovo: si corre da soli soltanto se si hanno candidati decenti…anche il Pd deve fare attenzione agli impresentabili!”.
Stasera ha ammesso di essere un po’ impaurita dall’accordo di legislatura con i CinqueStelle…“Ma ho anche aggiunto di essere speranzosa, nel senso di costatare concretamente un dialogo e pure costruttivo. Tuttavia il M5S e’ quello che ha approvato, con la Lega, i Decreti-Sicurezza”.
On. Schirò, la calda attualità ci porta a Matteo Renzi. Qual è la logica che lo spingerebbe a costituire propri gruppi parlamentari nel contesto dello stesso Pd? Ammesso che ve ne sia una…“Una bella domanda per un argomento che di bello ha poco. Occorre tuttavia essere obiettivi e dire che le correnti esistono e tutti noi ne siamo espressione. Guardi, me lo sono chiesto anch’io: è un primo passo per dire addio al Pd? Lei parla di logica, a mio avviso in politica le scelte dipendono anche dai legami personali che si hanno… Le porto a esempio il mio caso: io sono entrata in lista perché qualcuno mi ha voluto. Certo, la domanda che gira in questi giorni disturba e non poco. Cos’ha in mente Renzi non saprei, mi limito a sperare che nel mio partito non vi sia alcuna scissione”.
Mi stupisca ancora di più, allora! Un buon motivo per essere Sì Tav e uno altrettanto buono per essere No Tav. “Sì al Tav perché permetterà collegamenti veloci per le merci – per le merci, non per le persone! – in transito da e per gli altri Paesi. No al Tav perché siamo abituati all’italiana, con le Grandi Opere che partono bene, ma poi vengono condotte male. Inoltre non si ha mai la certezza circa i tempi di realizzazione che, inoltre, si abbina a quel balletto ‘fare-non fare’ che mette a repentaglio la nostra credibilità internazionale. E’ un po’ come i Governi che, cambiando, producono incertezze”.
Cosa ne pensa di Mimmo Lucano? L’ex-sindaco di Riace sarà qui a Colonia il 27 settembre prossimo. “E’ stato simbolo di un autentico senso di radicamento nel territorio. Personalmente ho colto la differenza fra l’azione posta in essere dal singolo – che appunto conosce il proprio territorio – e i partiti, che hanno tanti e così disparati temi da affrontare. Di Lucano posso dire che ha sempre creduto in certi valori e li ha vissuti, il che non vuol dire tacere quei problemi avutisi nel suo Comune, almeno stando alla ricostruzione dei giudici”.
Lucano verrà su invito della sezione di Colonia dell’ANPI. Le chiedo, on. Schirò: per caso i valori della Sinistra ormai stanno più nelle associazioni, nei gruppi, nei comitati che in un partito? “Ok, l’intreccio politica-Pd-immigrazione… Guardi, non ho difficoltà a dire che si tratta di una questione epocale non risolta bene. Il Pd è pur sempre quello di Marco Minniti che, per il modo con il quale da ministro dell’Interno gestì il fenomeno degli immigrati, di attacchi ne ricevette da fuori ma anche da dentro il partito. D’altra parte l’Italia non è stata aiutata dall’UE e soltanto adesso si inizia a veder qualcosa di positivo, come il sistema del 25% che sembra superare il Trattato di Dublino. Un Trattato che ha fatto soffrire tanti, troppi, e me ne sono voluta rendere conto in prima persona. Come? Andando a Lampedusa, in occasione dei giorni drammatici della Sea Watch”.

Scappa via, il nostro tempo è terminato, la aspettano in sala, sono in molti, e noi? Noi scriviamo e prendiamo appunti!!


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Conte – 2, il M5S piega il Pd. Governo bis-continuo?

in Alfonso Palumbo Blog/La Politica/Movimento Cinque Stelle/Ultimi Pubblicati by
Conte premier con il M5S

Conte media e ‘ZingaRenzi’ accetta i venti punti 5Stelle

Il “compagno” Calenda via. I Benetton forse

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Giuseppe Conte e il M5S hanno vinto. L’avvocato rimane Premier, la maggioranza dei ministri del suo Esecutivo ancora pentastellata.
Una vittoria tuttavia sofferta. La discussione in casa 5Stelle è stata appassionata e sul web si sono assunti livelli di accesa dialettica. Simbolicamente: le dita si sono girate e rigirate ma alla fine sono ritornate a fare la mano. Il M5S è così! Italiani di nuovo innamoratisi della politica: nessuno potrà mai ringraziare abbastanza Casaleggio e Grillo.
Dal punto di vista pentastellato, dire sì ai Dem è costato.
Le parole di Ignazio Corrao, europarlamentare, hanno fatto scalpore. La buona memoria ha ricordato lo sbeffeggiamento per le sirene… Metodi e ricette di M5S e Pd sono diametralmente opposti. Specie in tema di etica: il Codice imposto da Luigi Di Maio ha valore di scudo anti-atomico. Possono del resto i Dem cambiare pelle, modo di essere, filosofia, pretese, atteggiamenti solo perché lo chiede il M5S? Davvero hanno accettato di essere parte del nuovo Esecutivo ‘solo’ per il bene del Paese? Per dare riposta a tutto ciò, Di Maio ha voluto tutelarsi appunto ricorrendo al Codice etico. La nomina dei ministri Democratici operata da Nicola Zingaretti sembra premiarlo, malgrado occorra attendere i sottosegretari. Il caso-Siri brucia maledettamente!
Lo sforzo tuttavia è di quelli che vale. In ballo c’e’ un programma politico, l’appeal di Conte con le sue qualita’ di mediatore e poco importa se quel termine ‘discontinuità’ diventa la pietra di paragone.
Dov’è la discontinuità per lo stesso Di Maio, che lascia il ministero del Lavoro per la Farnesina? E ci può essere discontinuità in tema di Decreto Sicurezza, Reddito di Cittadinanza? Può esservi discontinuità (ok, Conte succede a se stesso!) nei confronti dei Benetton, di Autostrade per l’Italia, del sistema delle concessioni che sono costate la tragedia e la vergogna di Genova? Forse ve ne sarà sull’immigrazione, per via della logica catto-comunista e dell’influenza Vaticana.
Nel giochino del “chi abbraccia chi”, il Pd è stato abbracciato. Dal Nazareno ci si riaffaccia a Palazzo Chigi dovendo redigere – in prima istanza – la Finanziaria e subito dopo confrontarsi con acqua pubblica, F-35, conflitto di interessi, scuola, etc.. Se la posta in gioco è reggere fino a scadenza di legislatura ed eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, allora forse tutto andrà senza scossoni. Diversamente rivedremo i ricatti con buona pace della discontinuità.
Per una parte di Pd che sorride dalle stanze del potere, eccone un’altra che sprizza amarezza. Calenda se n’è andato, il “compagno” non ha resistito. E Matteo Renzi? Bè, proprio per questo il segretario Dem si chiama ZingaRenzi! Un personaggio dalla duplice identità, che al momento e’ tranquillo. Ma come si comporterà una volta che si determinerà l’agenda dei lavori? Come discuterà? Come si mostrerà in tv e sui giornali? Che cosa vorrà per tener buona la maggioranza in Parlamento e condizionare Conte? ZingaRenzi di nome non fa Nicola…


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Crisi di Governo: all’orizzonte opzione non-voto

in Alfonso Palumbo Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
Conte & crisi di governo

Grossa Coalizione alla tedesca per la crisi di governo italiana?

Rischio fascismo. Ma il web ama Conte

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

La crisi di Governo decanta come il buon vino. Dalle elezioni anticipate quasi certe, eccoci arrivati al ventaglio delle possibili alleanze.
La politica e‘ l’arte del possibile. La crisi italiana quella dell’impossibile. Minuto per minuto discorsi e strategie si inseguono e si accavallano. Per me che vivo in Germania e‘ spontaneo recuperare quella Grossa Coalizione (la “GroKo“) da anni spina dorsale del locale Esecutivo. E‘ noto che a Berlino tutto si regge sull’intesa fra partiti, intesa messa nera su bianco in quel Contratto di Governo da noi invece miseramente fallito.
Se le opposizioni hanno il dovere di far cade i governi, lo stesso non vale per le maggioranze. Dopo il voto sul TAV, ecco che i nemici di ieri divengono gli amici di oggi. Se i “rumors“ che arrivano dai Palazzi hanno qualche ragion d’essere, proviamo allora a scommettere sulle possibili evoluzioni.
Conviene al M5S la incredibile (fino all’altro ieri!) alleanza con il PD? Il partito di Nicola Zingaretti e‘ stato demonizzato quasi quanto la Lega. Con Bersani prima e Renzi dopo – ma pure con Gentiloni – non si e‘ andati per il sottile. E comunque i due ‘nemici‘ dei Cinquestelle hanno votato in perfetto accordo la mozione pro-Tav in Senato, scatenando cosi’ la crisi di governo.
Conviene al Pd la possibile alleanza con i pentastellati? Zingaretti l’ha sempre esclusa, anche davanti a quei cronisti che gli ricordano come in Regione Lazio la sua maggioranza si regga su un discreto equilibrio con i 5Stelle. Matteo Renzi che vorrebbe ritardare il voto rischia cosi‘ di spaccare il partito: piu‘ o meno come ha fatto Giovanni Toti con Forza Italia.
Ci sono poi i due elettorati. Per quanto riguarda il M5S, mai e poi mai un‘alleanza con il Partito democratico: identificato con il peggio della Prima, Seconda e Terza Repubblica e con il miglior esempio del conflitto d‘interesse. Quelli del Pd magari usano meno il web ma come spiegare loro la possibile contro-virata? Parlando loro dello sgambetto da fare a Matteo Salvini? Invocando la deriva fascista rappresentata dall’uomo di Milano? E il Pd accetterebbe un altro Contratto di Governo?
Facciamo finta che Beppe Grillo, di nuovo voce nobile del Movimento, voglia davvero vendicarsi di Salvini e fargli pagare il tradimento dellla crisi di governo. Se il leghista invoca le elezioni anticipate, occorre quindi stopparlo e rallentare; le stime dicono di un M5S sotto al 20%, dunque ridimensionato. C’e‘ poi chi, su internet, invoca Giuseppe Conte come nuovo leader: il fascino del premier e‘ indiscutibile, lo stesso stile dimostrato in occasione del tradimento leghista gli e‘ valsa gloria perpetua. E‘ vincente l’idea che occorra fare qualsiasi cosa pur di azzoppare il barbuto ministro dell‘Interno? E‘ opportuno fare di tutto per non vedersi cancellati deputati e senatori incandidabili per via della norma interna legata al vincolo del doppio mandato?
E guardando al CentroDestra… Davvero e‘ pensabile che Forza Italia – bramosa di riabbracciare la Lega – si accodi al Pd per dare una mano ai pentastellati? Oppure e‘ lecito pensare che tale manovra verrebbe accarezzata dal solo Giovanni Toti, ormai sganciatosi da Berlusconi?
Salvini sembra in grado di sbancare le urne, dando all’Italia una maggioranza che potrebbe portare il Cavaliere, o altri, al Quirinale. Ma tale forza potrebbe tradursi in debolezza: quel 35/40% di cui si parla sarebbe rischioso per tutti. Del resto, se a un cannibale non togli la pentola, il prossimo potresti essere tu…


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Crisi di Governo, Conte lascia. Salvini offende i cattolici

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Senza Conte ricatto-Pd al M5S? Elezioni forse

Lega: mozione ritirata, ministri no!

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Giuseppe Conte si è dimesso. Una crisi di Governo folle e con pretesti ignobili è finita nel modo più trasparente in Senato a seguito dello strappo di Matteo Salvini. Ancora una volta si conferma la legge: le maggioranze cadono per mano loro.
Quanto deciso dall’ex-Presidente del Consiglio era stato fra le ipotesi più gettonate. Sul piano della comunicazione non verbale, interessanti i comportamenti di Luigi Di Maio e Salvini. Freddo il primo, imbarazzato il secondo che ha toccato fogli, cambiato posizione, gesticolato, preso e posato il telefonino, ammiccato di qua e di là… Spintosi a dichiarare, fuori dall’Aula, che “Se ci sono cose da fare io ci sono”.
La vendetta si serve fredda. Al tradimento va risposto con egual moneta. Perché escludere un’alleanza con il Partito Democratico?
La risposta potrebbe trovarsi nella saggia visione di ciò che sia Politica (con la maiuscola), dove si agisce di testa e non di pancia. Di fatto questa storia insegna che in Italia, a differenza della Germania, il Contratto di Governo non regge. Incapaci di rispettare un accordo! Visto dalla prospettiva del Movimento5Stelle, non sarebbe facile accettare temi come TAV, Ilva, immigrazione. Non solo, c’è anche Bibbiano: il Pd non è stato aggressivo come i 5Stelle.
E comunque: di quale Pd si parla? Di quello di Zingaretti, di Renzi o di Calenda? Motivi ben validi, oltre a tutti gli insulti dati e ricevuti in questi mesi, per chiedere il voto degli Italiani. E ancora: quanto e come i democratici faranno pesare la propria presenza nell’eventuale nuovo governo? Non sarebbe troppo rischioso passare dal ricatto-Lega a quello Pd?
Dal dibattito al Senato si è imputata a Conte la tardività con la quale ha preso atto dell’ingerenza dell’uomo di Milano nelle cose di Governo. Debordante l’uomo di Milano, capace di farsi passare due Decreti-Sicurezza, accogliere i sindacati al Viminale, non riferire in Parlamento sul caso-Russia, invadere le competenze degli altri ministri colleghi, imporre la chiusura dei porti, non farsi processare sul caso-Diciotti. Nessuno del Centrodestra tuttavia ha indicato i vari Arata, Rixi, Savoini, Siri e nemmeno lo stop imposto al Senato della Repubblica dalla crisi di Governo di autorizzare i giudici a visionare i computer dello stesso Siri.
Può il nostro Paese rinunciare a Giuseppe Conte? Di certo deve rinunciare al ministro dell’Interno, che giorno 8 agosto ha strappato la maggioranza e giorno 20 ne è stato strappato. Anche se la sua mozione di sfiducia in Senato è stata ritirata, i suoi ministri non si sono dimessi, i suoi tentativi di ricucire sono evidenti. Rimane tuttavia l’arroganza e la deriva fascista.
Accusato da Giuseppe Conte perfino di scorrettezza istituzionale (aprendo la crisi in sede extraparlamentare), pare quasi che Matteo di Milano si creda Gesù di Nazareth. Con la barba e con la Croce e battendosi il petto infanga il senso religioso, sfrutta simboli e valori. Nel proprio inseguire il voto cattolico e nel professare atteggiamenti cristiani, sembra dimentico di come stia mettendo cattiveria nell’azione politica. Come ha bene evidenziato Nicola Morra (M5S), presidente della Commissione bicamerale Antimafia, usare certi simboli in Calabria equivale ad aperture di credito alla ‘ndrangheta. Salvini, (ex) Ministro dell’Interno, forse non lo sapeva…


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Salvini: fra tradimento e affari. Autocritica M5S

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conte&salvini

La Lega è solo Matteo Salvini

Il pericolo elettorale dei due Matteo: Salvini e Renzi

Un articolo di Alfonso Palumbo
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Matteo Salvini apre la crisi di governo e scalcia Giuseppe Conte, il M5S, il Presidente della Repubblica, la legislatura e l’estate degli Italiani.

Un amico di Roma mi ricorda che in politica il tradimento e’ un’arte. Da parte mia affermo che deve esserlo anche la vendetta. Senza voler riesumare Gianfranco Fini e il suo celebre “con Bossi nemmeno un caffè”, personalmente aggiungerei ‘nemmeno un bicchiere d’acqua e una stretta di mano’. Il Parlamento europeo potrebbe essere uno dei luoghi più utili alla bisogna.
Ma che cosa insegna tutta questa storia, di fatto una delle più squallide dell’Italia post-fascista?
Innanzitutto che in Italia, a differenza della Germania, il Contratto di Governo non regge. Siamo troppo latini e/o provinciali per rispettare un accordo!
Inoltre che la parola data vale lo spazio di un mattino. Ricordate le parole di Matteo Salvini subito dopo il risultato delle Europee? “Io sono un uomo di parola e la mantengo”. Concetto peraltro ribadito più volte.
Ancora: che in politica e’ meglio non fidarsi. Il M5S ha di fatto salvato l’uomo di Milano in occasione dell’affare-Diciotti e gli ha permesso di incamerare ben due decreti-Sicurezza. Con il senno di poi, occorreva soffocare il bambino nella culla…
Rammento di aver udito poche voci levarsi contro il Ministro – che scorrazza sulle moto d’acqua e costringe uomini delle Forze dell’Ordine a negare l’evidenza – fra queste quelle di Alessandro Di Battista. Certo, c’era un alleato da rispettare per poter governare e ottenere ben più del Reddito di Cittadinanza: tuttavia mi sarei atteso ancora maggiore grinta in occasione dei 49 milioni, della questione-Russia, del caso-Siri, di Arata e si sarebbero dovuti zittire i leghisti ricordando loro che in Europa ognuno e’ libero di pensare (in casa propria no? – N.d.A.). Anche il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, non si e’ appiattito sulle posizioni nordiste. Da incorniciare pure gli interventi del senatore Nicola Morra, al vertice dell’Antimafia, che da vero Uomo delle istituzioni ha saputo esaltare chi lo ha votato.
Salvini (e dico Salvini e non la Lega perché dietro l’uomo di Milano c’e’ solo il deserto!) di tali debolezze ha approfittato. L’esito delle elezioni europee lo dimostra. Il gioco causa-effetto e’ evidente.
Voglio comunque fare l’avvocato difensore di Luigi Di Maio. E’ semplicissimo, nel presente, criticare il passato. Le Politiche 2018 avevano dato un bel bottino di voti al M5S che aveva il dovere di renderli utili al fine di realizzare il mandato degli elettori. Il Contratto di Governo e’ sembrato funzionare.
Maledette sono state le Europee. In quella circostanza si e’ scontata la debolezza mediatica (il che e’ pazzesco vista la forza del M5S sul web!) di fronte a un signore con la barba che ha monopolizzato radio, tv, internet e divise delle Forze dell’Ordine. La reazione pentastellata si e’ vista in occasione dell’elezione della Von der Layen alla guida della UE: il Movimento ha deciso in piena autonomia e la Lega non l’ha mandata giù…
Tutta questa storia ci porta a pensare che a Salvini – notoriamente anti-francese – non interessi il TAV bensì i soldi legati alla sua realizzazione. Nessuno l’interesse per gli Italiani o per il rischio dell’aumento dell’Iva o per il rialzo dello spread o per la nomina del Commissario italiano alla Ue. All’uomo di Milano non interessano neppure le responsabilità dei Benetton in merito al ponte di Genova.
Matteo Salvini come Matteo Renzi: due Mattei, due plurali. In prospettiva delle possibili Politiche, due incubi!


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Sandro Gozi, Luca Lotti, Bibbiano: PD “sinistrato”!

in Alfonso Palumbo Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
Il PD di Sandro Gozi

Calabria e Umbria umiliano il PD più di Gozi

Zingaretti ride ancora?

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Pd sadomasochista, travagliato dalle sventure che gli portano in eredità i vari Sandro Gozi, Luca Lotti e le vicende legate ai fattacci di Bibbiano.
Quella di Gozi sembrava una boutade estiva e invece giorno per giorno si è ingrossata fino a diventare l’ennesimo affare di Stato tra Italia e Francia. Ex-sottosegretario agli Affari europei negli esecutivi Renzi e Gentiloni, il piddino in Francia si ritrova a proprio agio al punto da guadagnarsi adesso la nomina di responsabile degli Affari Europei in seno al Governo-Macron. Come ricorda Wikipedia, “Nel marzo 2019 Sandro Gozi annuncia di candidarsi alle elezioni europee in Francia nella lista sostenuta da La République En Marche e dai centristi di Modem… Il 15 aprile 2019 viene indagato dal tribunale unico della Repubblica di San Marino per “amministrazione infedele” nell’ambito di una consulenza fantasma con la Banca Centrale Sammarinese su un ipotetico “adeguamento normativo per armonizzare i rapporti con l’Ue”.
Chi è Sandro Gozi? Un imboscato? Uno spione? Un voltagabbana? Chiunque potrebbe pensarla così, considerando per lo meno strano che una persona con valori di sinistra vada a fare lo spin-doctor per un Governo di opposta matrice. Viene spontaneo chiedersi quanto-come-se coloro che militano nel PD siano davvero ancora di sinistra oppure se abbiano sposato il vento del nuovo. Insomma: da Marx a zio Paperone!
Gravi anche le polemiche attorno a Lotti, invischiato sia nell’affare delle toghe insieme con Luca Palamara sia nell‘inchiesta sugli appalti Consip.
Quindi Bibbiano, con l’inchiesta “Angeli e demoni“. Siamo in Emilia-Romagna, terra ‘rossa’ per definizione. Dal piccolo centro è venuta a galla la vicenda dei bambini sottratti alle famiglie naturali grazie a poco scrupolosi operatori sociali. Una storiaccia ancora tutta da scrivere ma dove riappare il PD sotto le forme del sindaco Andrea Carletti. Un altro di quelli prima inquisiti e poi auto-sospesisi (come Lotti) dal partito: la memoria ci riporta a Catiuscia Marini, governatrice della Regione Umbria, e allo scandalo della sanità. In Calabria invece nessun cartellino rosso per la Giunta guidata da Mario Oliverio il quale, nonostante le accuse di abuso d’ufficio/associazione a delinquere/frode nelle pubbliche forniture/turbative d’asta/corruzione, regna ancora sovrano.
Ma è una Calabria amara, per il neo-segretario Nicola Zingaretti. Qui è appena esplosa la città di Reggio Calabria: 17 gli arresti eseguiti dalla Direzione distrettuale antimafia che ha posto ai domiciliari il capogruppo del Partito Democratico in Regione Sebi Romeo. Tra gli indagati a piede libero l’avv. Demetrio Naccari Carlizzi, volto importante: già vice-sindaco della città e consigliere regionale, grande amico dell’ex-ministro degli Interni Marco Minniti, molto vicino a Paolo Gentiloni e attuale cognato del sindaco piddino Giuseppe Falcomata’. Davanti a tutti ciò Zingaretti appare impermeabile e in tv sempre ilare, con quelle due-tre frasi contro il Governo alle quali non crede neppure lui. Costretto anzi a gestire quelle fronde interne che, perfino sul tema dell’immigrazione, riportano al dubbio precedente: Marx o zio Paperone?
Una chiosa finale mi sia permessa. Dell’avv. Naccari Carlizzi mi considero amico: il nostro è stato un legame avviato ai tempi dell’università e reso più solido da vacanze estive e Natali trascorsi piacevolmente insieme, oltre che con comuni amici. La persona non si discute, culturalmente e dialetticamente vale ben più del dato di fatto e – voglio ripeterlo anche oggi – al posto di Renzi avrebbe dato un futuro al partito.


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Colonia applaude Moni Ovadia, cantore appassionato

in Alfonso Palumbo Blog/Teatro/Ultimi Pubblicati by
Moni Ovadia

Ovadia Stage Orchestra & ‘Cabaret Yiddish‘, spettacolo tutta emozione

Ovadia affascina tutti in occasione della serata-evento all’Istituto Italiano di Cultura di Colonia

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Moni Ovadia e i suoi canti, le sue storie, la poesia della sua ironia ebraica. ‘Cabaret Yiddish‘, lo spettacolo sold-out ospitato a Colonia dall’Istituto Italiano di Cultura, ha robustamente regalato atmosfere di un mondo spesso ignoto ma che sa coinvolgere.

Un geniale menestrello, Moni Ovadia, che in Germania ha saputo far sorridere e riflettere. Merito della propria dimensione culturale, del proprio ricco libro di emozioni che fondono ironia e auto-analisi. Ma merito tuttavia anche del quartetto ´Stage Orchestra‘ che lo accompagna e che rende questo spettacolo amabile e prezioso al contempo. Maurizio Deho‘ al violino, Paolo Rocca al clarinetto, Albert Florian Mihal alla fisarmonica e Luca Garlaschelli al contrabasso meritano una citazione anche perche‘ attraverso le loro sonorita‘ Ovadia lascia passare i fili della memoria attraverso citazioni bibliche, spazi di squisita vita familiare, letture di inizio Novecento…
Una cultura giudaica, quella Yiddish, non sempre nota al grande pubblico ma che – una volta in scena – si impone con l’eleganza della verita‘. Una verita‘ che puo‘ essere colorata, magari edulcorata, ma per niente falsificata; e Ovadia ci gioca con maestria, dosando da un lato i ritmi Balkan e dall’altro propronendo gustosi racconti (da cornice quelli del pate‘ di allodola e del salmone in scatola!).
Prendersi in giro e passare all’incasso della Storia, cancellando secoli di odi e/o discriminazioni. Occorre essere autentici, saper rispettare il senso della Cultura e fondere insieme coraggio e disincanto. E anche profondamente realisti: la cultura Yiddish nasce infatti dall’esilio. Quello specifico ‘essere senza‘ che nel tempo ha dimostrato non soltanto di saper giocare con le parole ma anche di metterle in ordine e dare loro una logica.
Quanto alla verita‘, Moni Ovadia ne regala a piene mani, come autore e come uomo.
Nelle vesti di sostenitore della verita‘ vissuta e non solo recitata, non si spaventa a commentare i fatti del mondo con la complicita‘ della filosofia.
“Si‘, la filosofia dei Siciliani: i quali affermano che pur avendo tutto mancano pero‘ del resto. Il guaio e‘ che abbiamo perso anche la grazia dell’esistenza, insieme con i valori della condivisione e della sobrieta‘ che avevamo quando avevamo meno. Attenzione: non si confonda la poverta‘ con la miseria“.
Moni Ovadia, da perfetto prototipo di coerenza quale e’, puo‘ permettersi di guardare criticamente alla politica italiana da indipendente.
Lei crede che oggi in Italia i nostri politici usino piu‘ il cuore, la ragione o nulla di tutto cio‘?
“Ma proprio nulla! Loro praticano la retorica e la falsa coscienza… perseguono l’interesse da botteguccia nonostante il Paese venga massacrato e martoriato. La Sinistra? Gioca a dividersi! Io rimango pur sempre un militante ma solo e soltanto per sposare una causa – sia essa rappresentata ad esempio dai problemi del lavoro, dell’emigrazione, dell’ambiente – mai, mai piu‘ un partito. Non ne voglio piu‘ sentir parlare!!“.
Lui non vorra’ piu’ sentir parlare di partiti, noi invece vogliamo continuare ad ascoltare questo magnifico menestrello.


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M5S, il doppio mandato politico infiamma il dibattito

in Alfonso Palumbo Blog/La Politica/Movimento Cinque Stelle/Ultimi Pubblicati by
Doppio mandato Alessandro Di Battista

Doppio mandato, Di Battista accende gli animi

Governo-Conte in pericolo a causa di Salvini?

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Il M5S e’ attraversato dal dilemma: revocare il vincolo del doppio mandato oppure no? La discussione anima i social tanto quanto il pamphlet di Alessandro Di Battista, “Politicamente scorretto”. A corollario le parole dell’ex-parlamentare, che non solo ha espresso riserve sul momento attuale ma ha pure rilanciata la propria candidatura in caso di nuove elezioni politiche.
Il dilemma investe uno dei valori fondanti del M5S. Il divieto di ricandidarsi per più di due volte ha sì rotto gli schemi della politica nazionale tuttavia rischiando di portare danno agli stessi pentastellati. Accade dunque di abbandonare il campo filosofico (identità, valori, ideali) per entrare in quello della valutazione pratica.
Dal mio osservatorio tedesco, colgo una sorta di timore nel dover rinunciare a nomi di rilievo e di esperienza: per come li ho conosciuti quando stavo a Roma, non faccio fatica a menzionare Nicola Morra, Paola Taverna, Roberta Lombardi (oggi alla Regione Lazio), lo stesso Di Battista. Ognuno di loro, con il proprio esempio, dimostra che con le risorse umane c’e’ poco da scherzare. Il che vale anche per il capo politico del Movimento5Stelle, Luigi Di Maio.
In tutto questo s’inseriscono la Lega e Matteo Salvini. Senza offendere alcuno, vorrei rilevare che – a parte il medesimo ministro dell’Interno, l’on. Borghi e il sen. Bagnai – di personaggi con appeal mediatico il Carroccio ne ha pochi. Eppure costruisce consensi e vince alle Amministrative.
Arriviamo al punto: derogare al doppio mandato si può? Si deve? E’ possibile venire a patti con la propria storia? Personalmente farei attenzione a dire che la deroga sia eliminabile a livello comunale: Roma (caso-stadio) dimostra che anche a livello amministrativo sia possibile restare sedotti dalle sirene della corruzione. Perché allora non prevedere che il vincolo del doppio mandato rimanga anche nei Comuni metropolitani? Da tutto quel che si legge su Internet, vale forse la pena di spendere una riflessione. Vale a dire che il Movimento5Stelle “deve essere” quel che “vuole essere”, né più né meno come ha rivelato fin dalla propria nascita.
Lo dico fuori dai denti: non mi preoccuperei eccessivamente delle esperienze precedenti accumulate quanto – invece – della capacità di essere “muscolari” e di sapersi imporre. Far politica significa anche andare oltre i Palazzi: con l’associazionismo, con la convegnistica, con il web, con il contributo consulenziale. E soprattutto con la militanza nelle piazze e nei gazebo, oltre che con il civismo che distingue i veri attivisti-M5S.
Dal mio angolino di Colonia noto un fil-rouge fra procedura d’infrazione dell’UE, deroga al doppio mandato, irruenza verbale di Salvini, richiesta della Lega di anticipare la Finanziaria 2020, sindacati convocati al ministero dell’Interno… tutti segnali di un Governo Conte vicino al capolinea?


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Armando Siri e Luca Lotti. Telefoni traditori!

in Alfonso Palumbo Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
armando-siri

Caso Siri… Lega e Pd: impressioni dalla Germania

Forza Italia divorzia da Silvio Berlusconi? Intanto Zingaretti…

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Il sen. Armando Siri e la Lega. L’on. Luca Lotti e il Partito Democratico. L’ennesima affermazione del dogma: i cellulari tradiscono. O forse no: si tratta di telefoni che piangono (ricordate la lacrimevole canzone di Domenico Modugno?).
Il “troiano“, uomo di facili costumi, piazzato fra bocca e orecchio mi ricorda la cura della debolezza di stomaco a base di scopolamina…
Nelle mie vesti di italiano in Germania, spiegare agli amici di Colonia cosa accada nel Belpaese non e‘ facile. Lontanissimo dalla vera verita‘, ho cercato di svelenire la cosa con un pizzico di umorismo. Del resto quando ci sono LOTTI di merce avariata, occorre avere il coraggio di buttarli via. La questione non e‘ nuova bensi‘ ARATA da tempo immemore. Il RIXI…o di sbagliare, inoltre, sempre in agguato. Tuttavia nel momento iniziale della vicenda-Siri – per carita‘ di patria lasciamo stare Csm, Consip, Umbria, Calabria – io sostenni un chiaro punto di vista.
All’inizio fu semplice: “Corre voce che SIRItira”. Poi invece tutto si complico’: “Voci di corridoio stimano in 30mila euro il costo di espulsione e rimpatrio del pericoloso extracomunitario Armando, detto il SIRIano”. Rammento anche di un momento di matrice calcistica: “Lionel Messi, con il Barcellona, si fa la Scarpa d’Oro. Armando Siri, con la Lega, si fa la scarpetta”. Su Facebook non mancai di sottolineare come “Mai giocare con i santi: se qualcuno va a San Vittore e qualcun altro va a San Marino, allora SIRIschia!!!”.
Oggi come ieri si ascolta di un Siri dimissionario. In realta’ l’ex-Danilsottosegretario ai Trasporti leghista venne ‘sdelegato’ dal ministro Danilo Toninelli e scomunicato dopo il faccia a faccia con il premier Giuseppe Conte.
Ricordo che subito dopo vissi un momento di esaltazione grammaticale: “Ti giri, miri e tiri: c’e’ Siri!! Armando, sottosegretario senza deleghe, di fatto oggi e’ solo un gerundio”.
La politica e’ roba per palati forti. Incuriosisce pero’ che ancora vi sia chi al senatore fornisca voce e microfono… Se Luca Lotti lo vediamo solo in immagini di repertorio, Armando Siri talvolta si affaccia dal video. Opinionista e commentatore? Non saprei, fatto sta che negli ultimi giorni della vicenda io ne ricavai il seguente post: “Trenta denari per Gesu’ Cristo, 30mila euro per Siri. Armando, non e’ che sei pure megalomane?”.
Mettendo solo per un attimo fra parentesi le recenti news relative a Csm, Consip, Umbria, Calabria, etc., con un sforzo di obiettivita’ si deve ammettere che la politica nostrana e’ anche quella di Forza Italia e PD. Se nel team di Berlusconi la tranquillita’ e’ stata da parecchio messa a repentaglio per mano di Giovanni Toti, governatore della Liguria, in quello del neo-segretario Zingaretti di pace se ne e’ vista per appena un mesetto.
Due schieramenti e un dubbio: partiti o arrivati?


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I crolli di Napoli e il caso Marco Vannini

in Alfonso Palumbo Blog/Il Sociale/Ultimi Pubblicati by
marco vannini e biviano sandro

Rosario Padolino e Marco Vannini, morti speciali…

Ma i fratelli Biviano, eroi siciliani…

Napoli e Ladispoli, Rosario Padolino e Marco Vannini. Morire per un cornicione, essere cancellati da una sentenza.

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Ecco come si muore a Napoli, citta‘ dolente dove appunto i cornicioni del centro storico si sbriciolano e uccidono. E‘ accaduto qualche giorno fa a Via Duomo, vittima un sessantenne, era accaduto gia‘ cinque anni addietro e ad andarsene – allora – era stato un quindicenne. Un rito mortale al quale sottrarsi pare sia impossibile; al contrario dell’altro rito, quello delle responsabilita‘ presunte e sfocate. Un rito che non lascia scampo.
Crollano muri, si costruiscono sentenze. A Roma crolla – e muore – l’etica in maniche di toga. Giudici, Pm, CSM, spifferi, soffiate e mosse assassine diventano zuppa quotidiana, alla faccia della credibilita’. Ma muore pure l’aspettativa di giustizia. Due verdetti mi hanno scioccato: quello di Ladispoli, vicino Civitavecchia, dove per la morte di Marco Vannini al colpevole (Antonio Ciontoli, militare distaccato presso i servizi segreti) in appello sono stati ridotti a cinque gli anni di reclusione rispetto ai quindici del primo grado; e quello di Udine, dove per l’omicidio di Nadia Orlando si e‘ deciso di comminare al colpevole si‘ trenta anni ma con la modalita‘ degli arresti domiciliari in casa dei genitori.
Muri, sentenze. Isolatamente presi, questi eventi significano qualcosa.
Ma insieme? Messi uno dietro l’altro?
Hanno un senso?
Esiste un filo logico che li unisce?
Oppure e‘ solo emotivita‘, passione, speculazione senza senso?
Secondo me un senso esiste ed e‘ fin troppo palese.
Il potenziale e devastante effetto decresce fin tanto ad annullarsi davanti, appunto, agli atti di vero eroismo che vedno protagonisti i fratelli Biviano.
Chi frequenta Internet li conosce molto bene, e sa che il loro coraggio ha fatto pressocche‘ il giro del mondo. La storia della famiglia di Sandro, Marco, Palmina ed Elena – ammalati di distrofia muscolare facio-scapolo-omerale – e‘ quella di chi nel recente passato ha dato dimostrazione di resistenza personale trascorrendo a Roma, dentro una tenda in piazza di Montecitorio, due anni a sostegno della cura contro questo morbo.
Sandro e Marco, siciliani di nome, di fatto e di cuore, hanno resistito a lungo prima di fare ritorno alla loro Lipari; mai sconfitti, si deve anche a loro l’istituzione della Giornata nazionale della Fso (distrofia muscolare di tipo facio-scapolo-omerale), che si celebra ogni 20 giugno.
Sandro pochi giorni fa e‘ stato vittima di un incidente che avrebbe potuto provocargli conseguenze drammatiche. Ma lui e‘ di quelli che non mollano mai, e sa che lo consideriamo come se fosse la parte migliore di noi.


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