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novembre 2019

E’ uscito il nuovo libro Di Giuseppe Lazzaro

in La Cultura/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Giuseppe Lazzaro ok

Giuseppe Lazzaro - libroDEL TEMPO E DELLA VERITA’, è il nuovo libro di Giuseppe Lazzaro.

  Un insieme di considerazione sulla vita, ce ci aiutano a riflettere sulla verità.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

“Ho scritto questo libro con lo spirito di riflettere ad alta voce su una tematica importante per tutti e cioè il senso ed il significato che diamo alla nostra vita. Molto spesso ci ritroviamo a filosofeggiare o a dare interpretazioni su quello che siamo ma in realtà bisognerebbe recuperare il senso del concreto di tutte le nostre esistenze. In altre parole significa “mettere i piedi per terra” senza cercare nei meandri delle parole e dei sofismi intellettualoidi, sterili approcci che non portano “vita” alle nostre vite. In questo testo di natura filosofica ma anche psicologica intendo portare il lettore ad innamorarsi della vita, intesa come dono prezioso che dobbiamo imparare ad apprezzare nonostante le vicissitudini e le nostre bufere esistenziali. Il mio intento è quello di lasciare ai lettori un senso di gioia immensa per quello che siamo e per quello che ci appartiene in quanto “esseri umani” ed anzi, più diventiamo umani, più ci avviciniamo a quella che è la nostra vera essenza spirituale. Ci è dato un tempo da vivere come un solco che si scava tra le pieghe dell’eternità. Il terso è intrecciato tra considerazioni di quelli che sono i nostri modi di vivere e di pensare con testi di prosa poetica, uno stile di scrittura che ho imparato dai tempi del liceo, quando i miei formatori, mi hanno trasferito la passione per la cultura e per la conoscenza. In realtà, mi sono reso conto che mentre scaviamo nella meraviglia di quello che ci circonda, arriviamo a porci delle domande che riguardano il senso dei nostri giorni e del perché della nostra esistenza. Questi temi sono stati trattati con profondità ma con una scrittura che diventa leggera ed a tratti ironica, perché in realtà la soluzione a tutto diventa l’ironia intesa come distacco dalle situazioni a volte anche dolorose che ci investono. Se andiamo a ritroso nel tempo, i nostri progenitori vivevano nella civiltà contadina ed avevano un senso del tempo diverso dal nostro. La loro vita era più faticosa in termini proprio fisici ma più leggera in termini psichici. Loro ad esempio, erano molto più consapevoli di noi del ciclo della vita. Nei nostri tempi, invece, noi fuggiamo dalla morte ma anche da quelle che sono le gioie che possono capitarci. Gli stimoli che ci sommergono ogni giorno, sono per la maggiore, di carattere negativo. Quante volte, durante il giorno, fissiamo lo sguardo sui social ad assorbire negatività che il più delle volte, non riguardano la nostra vita personale. E’ vero, il nostro modo di pensare fa le nostre vite ma noi possiamo alleggerire i nostri pensieri, fissando quelle che sono realmente le cose importanti e che ci danno realmente la “gioia di vivere”.

La nostra vita è un insieme di esperienze quotidiane positive o negative. Noi facciamo sintesi di quello che viviamo per darci dei significati. Con gli avvenimenti noi, costruiamo la storia della nostra vita ed imprimiamo nella memoria gli stimoli esterni. Gli stimoli possiamo recepirli anche in base al nostro vissuto, per cui un evento che può colpire duramente una persona, non lo fa con un’altra persona. Le difficoltà o le sofferenze, quando vengono accettate e vissute in maniera costruttiva, sono anch’esse delle risorse che aiutano il nostro apparato psichico, ad adattarsi all’ambiente, inteso come ambiente naturale ma anche sociale, familiare, scolastico o lavorativo. Tocca a noi, vivere la vita come risorsa o come una condanna ma visto che ci è stata donata, il mio pensiero è quella di viverla profondamente per cercare qualsiasi barlume di luce e di amore sul nostro percorso esistenziale.

La nostra psiche ha delle risorse illimitate ed addirittura come sostiene il neurologo Shultz, si rigenera. Oggi, siamo distratti da tante cose ed è come se quelle distrazioni le cerchiamo perché stare da soli con se stessi, non è sempre semplice. L’evoluzione di una personalità ha tante sfaccettature e credo sia importante “sapersi ascoltare” nel senso di “lasciarsi andare”. Lo stesso Shultz la chiama “quiete fluente.” Certo, non è un qualcosa che accade senza la nostra volontà. La volontà è l’istanza psichica più vicina all’IO, come ribadisce Assagioli e la volontà, non intesa come forza di volontà, va allenata. Come dicevo, la psiche ha risorse illimitate e funziona come apparato che si adatta ma questo adattamento, lo possiamo dirigere noi come direttori d’orchestra di tutte le forze esistenziali che entrano in gioco. Il concetto di personalità è complesso ma vivere una vita serena, molte volte dipende anche dal nostro atteggiamento. Se tutto è vissuto con pesantezza, le cose poi iniziano a pesarci per davvero. Bisogna avere quel sorriso che ci porta ad avere sempre la speranza che i nuvoloni della vita, arrivano… e passano.

Giuseppe Lazzaro è nato a Massafra in provincia di Taranto. Di formazione classica è specializzando in Psicologia Clinica. E’un imprenditore e si occupa di formazione. E’un uomo sposato ed ha due figlie.

Si è molto occupatodi associazionismo e di relazioni d’aiuto in ambito esistenziale e sociale. Scrittore di saggi, poeta ed appassionato di filosofia e di teologia. Le sue ricerche vertono su temi che riguardano le realtà psichiche come sviluppo omeostatico e adattivo della persona nel  proprio contesto sociale ed esperienziale.

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Veleno, Napoli, come uccide l’immondizia nella Terra dei Fuochi

in Alessandro De Stefanis Blog/Il Sociale/Ultimi Pubblicati by

L’immondizia nella Terra dei Fuochi ne ammazza tanti ogni anno. Perché uno in più dovrebbe fare rumore?

La storia di Michele Liguori nel film e nell’intervista di Rosaria della Ragione.

Un servizio-di-Alessandro-De Stefanis
Un servizio di Alessandro De Stefanis

Presentata in anteprima a Piazza del Plebiscito a Napoli, (il 28 settembre a Piazza del Plebiscito, in occasione della Giornate Nazionali dei Servizi pubblici organizzate da FP CGIL), l’opera prima di Rosaria Della Ragione si intitola VELENO – “Non potevo fare finta di niente”: la vittoria di Michele Liguori. La seconda proiezione è avvenuta a Roma, nello Spazio Apollo 11, nel cuore dell’Esquilino, l’8 ottobre, in occasione della quinta edizione dello Slow Film Fest. Dopo essersi misurata con la scrittura cinematografica e teatrale, Rosaria Della Ragione approda alla regia con un corto documentario prodotto dalla CGIL Campania, dedicato a Michele Liguori, tenente dei Vigili Urbani di Acerra e Eroe della Terra dei Fuochi. L’abbiamo intervistata.

Come è nato questo progetto? «Mi è stato proposto dalla CGIL Campania, in un momento molto particolare della mia vita. Una richiesta inaspettata, ero incredula. Mi sembrava “troppo”. Tutto troppo bello, tutto troppo difficile, tutto troppo impegnativo. Avevo molta paura di affrontare un argomento così importante e così vicino alla mia vita. Vivo a Roma da sei anni ma sono nata a Napoli e cresciuta a Bacoli, in provincia di Napoli, ad un’ora da Acerra, e purtroppo ho visto morire persone a me care, molto giovani, a causa dell’inquinamento che affligge queste terre. Una terra che assiste alla nascita ed alla morte di tante persone».

Michele Liguori è morto nel 2014 a causa di due tumori, all’età di 59 anni. È stato riconosciuto vittima del dovere. Ci racconti brevemente la sua storia? «Tenente dei Vigili Urbani di Acerra, era stato assegnato al pool ambientale, pool formato da un solo componente: lui. Nonostante le minacce, nonostante i pochi mezzi a disposizione, cominciò ad indagare, denunciare e a richiamare l’attenzione delle istituzioni, anche quando – pochi anni dopo – venne sollevato dall’incarico».

In che modo hai portato avanti il lavoro? «È stato l’anno delle scommesse. L’anno in cui ho invogliato me stessa a fare passi nuovi, a percorrere strade diverse e riprendere cose che avevo dovuto metter da parte. Il primo amore non si scorda mai: non ho mai dimenticato la cronaca nera, anche se la vita mi ha condotto altrove. Dopo la mia prima regia teatrale con la pièce “Che cos’è la felicità?”, mi sono trovata di fronte alla mia prima regia cinematografica. Mi sono dovuta occupare anche del budget e della produzione, ho seguito ogni fase del progetto. Dalla prima riunione, all’ultimo export prima del fatidico invio. Oltre a vivermi e godermi il set con tutte le sue difficoltà (e ce ne sono state tantissime), ho seguito costantemente la post produzione. È stato un lavoro lungo ed avevamo a disposizione pochissimo tempo, ma anche lavorare fino alle due di notte è stato estremamente stimolante. Per prima cosa, sono iniziate le ricerche. Ho trovato il supporto dell’ “Associazione antiroghi” di Acerra e dei “Piloti della monnezza”, un gruppo di volontari che grazie ai droni vanno a caccia di discariche abusive e di roghi tossici. Mi sono avvicinata in punta di piedi alla famiglia di Michele Liguori, cercando di conquistare stima e fiducia»

Michele Liguori e la sua famiglia sono stati più volte minacciati a causa delle indagini che il tenente stava facendo. Vi siete mai sentiti in pericolo? «Siamo stati in posti in cui ci hanno sconsigliato di essere. Ma non ho mai avuto paura. Mi sono sentita molto vicina a Michele, a quella sua fame di verità e di giustizia. Mi pareva che Michele fosse dentro di me, mi ha dato una grande motivazione. Sentivo che stavo facendo la cosa giusta».

Il documentario dura quindici minuti. Stai pensando già ad una versione più lunga?
«Sì, ci sto pensando, non lo nego. Mi piacerebbe tanto. Spero senza alcun dubbio che “Veleno” sia solo l’inizio di un percorso, ma ho imparato a tenere i piedi ben saldi a terra quando ero ancora molto piccola – dice ridendo la regista – Per ora mi porto a casa uno stretto legame con Maria Di Buono, la moglie di Michele, con suo figlio e con le tante persone che questo documentario mi ha permesso di incontrare. È stato un ottimo lavoro di squadra, mi hanno saputa aiutare e consigliare quando ne avevo bisogno e li ringrazio tantissimo. Sicuramente ci sarà ancora spazio per il documentario nella mia vita».


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