Il Futuro? Solidale…

Un Capitano- duecentomila chili sulle spalle, in scena a Roma.

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Un articolo di Pamela Crusco

La storia di un Capitano, Amr Abuorezk raccontata in un monologo autobiografico

Un Capitano – duecentomila chili sulle spalle. La nostra intervista alla regista Eleonora Gusmano

Ieri sera 15 Marzo ha debuttato a Roma presso la sala specchi del teatro Studio Uno lo spettacolo Un Capitano, duecentomila chili sulle spalle.

Un intensissimo monologo tratto da una storia vera, quella di Amr Abuorezk che ne firma il testo insieme a Giulia Lombezzi. Lo spettacolo è interpretato da Ivano Russo, per la regia di Eleonora Gusmano.
Noi abbiamo intervistato proprio la regista che aveva già presentato il progetto con la compagnia Asilo dei Lunatici a Napoli.

 

Un capitano

 

Raccontate la storia di emigrante che arriva in Italia proprio nell’anno in cui la gloria nazionale tocca il proprio apice. La superficialità, il trionfo calcistico, servono a riempire degli spazi che altrimenti dovrebbero essere colmati da un’umanità che non abbiamo più?

 

E’ curioso perché nella nostra storia, i personaggi approfittano della attenzione totalizzante e distraente che la popolazione italiana presta alle partite dei mondiali.. Non so se si possa parlare di superficialità quanto di necessità di evasione, che nel nostro caso però diventa un colpo di fortuna per Amr e la sua ciurma. Nel nostro caso il paragone con le dinamiche interne in una squadra di calcio ci sono servite per sottolineare non solo le differenze ma anche le somiglianze. Il bisogno di correre tutti insieme verso un obiettivo, la messa in atto di una tattica unica per la salvezza di tutti, la coesistenza, il sudore, la fatica e il risultato raggiunto. Uno dei primi registi con cui feci teatro a Torino molti anni fa, aveva l’abitudine di riunirci in camerino prima dello spettacolo e chiamava quel momento “fare spogliatoio”, con evidenti rimandi al mondo dello sport. Lì ci si spogliava tutti insieme, sia fisicamente che emotivamente, si doveva parlare francamente delle sicurezze che si avevano ma anche dei dubbi sul lavoro, si ci confrontava. Tutto quello che veniva fuori in quella riunione rimaneva li, nello spogliatoio, non si portavano quegli screzi sul palco. Preferiamo avere a che fare con questi aspetti dello sport e delle dinamiche di squadra.

 

 

Come si affronta il rapporto tra regista e attore quando si tratta di un colloquio a due? Tra uomo e donna per giunta…

 

Il teatro è un luogo meraviglioso proprio perché ti permette di creare delle relazioni che prescindono dal sesso dei partecipanti, dall’età e provenienza, o almeno così dovrebbe essere sempre. Io e Ivano abbiamo iniziato il lavoro quasi due anni fa, con una residenza all’ex Opg di Napoli, che poi ha ospitato il nostro debutto. Proprio come Amr nessuno dei due sapeva bene dove ci avrebbe condotto questo percorso, ma conoscevamo il nostro ruolo e ci siamo buttati. Abbiamo creato un percorso di fiducia reciproco, di messa in discussione e dialogo continuo. Credo che quando un lavoro funziona si può dire che non si capisce più dove inizia la regia, dove termina la drammaturgia e dove l’apporto attoriale. Si crea un organismo unico che procede e si evolve indipendentemente. Questo è quello che stiamo cercando. Il nostro è stato sì un lavoro a due, ma fondamentale è stato l’apporto di Giulia Lombezzi, drammaturga milanese che in parte ha seguito il lavoro di messa in scena e ha collaborato passo passo alla nascita di questo lavoro. Di Amr Abuorezk che ci ha permesso di raccontare la sua storia. Di Alessandro Romano che ha composto per lo spettacolo musiche e ambientazioni sonore suggestive. E di tutti quelli che hanno dato il loro apporto come potevano mettendo a servizio la loro competenza. Il teatro nasce dalla relazione umana, noi ci crediamo moltissimo.

 

Lo spettacolo affronta il tema del rapporto con se stessi e quello con la responsabilità verso gli altri, come convivono nel protagonista l’istinto e l’etica?

 

Il nostro tentativo è stato mettere in luce la difficoltà per ognuno di noi di essere “tutto intero nello stesso posto”, non al cellulare, non persi nella nostra memoria, nelle paranoie, non proiettati verso il futuro, ma nel presente. Interamente. Abbiamo riflettuto sulle poche volte nella vita in cui questo accade, in alcuni momenti cardine, in cui ti trovi al momento giusto e al posto giusto e le voci nella tua testa si zittiscono e rimane solo quello che secondo la tua educazione, la tua etica è giusto fare. E lo fai. Così accade ad Amr; agisce d’istinto secondo la sua etica. Fino a qual momento erano state le sue paure, il senso d’inadeguatezza a trattenerlo. Nel corso dello spettacolo il personaggio cresce perché quasi non può fare altrimenti e di fronte alla negligenza dei tre scafisti, lui che è stato marinaio fin da bambino in Egitto, che è il più piccolo dei passeggeri,  si mette alla guida della barca per portare sani e salvi lui e gli altri 144 passeggeri sulle coste della Sicilia.

 

 

 

Un capitano – duecentomila chili sulle spalle

dalla vera storia di Amr Abuorezk
con Ivano Russo 
scritto da Giulia Lombezzi e Amr Abuorezk
regia Eleonora Gusmano
musiche originali – live electronics Lorco
disegno luci Paco Summonte
grafic designer Ania Rizzi Bogdan 
foto di scena Aksinja Bellone
tecnico video Tommaso Romano

 

Teatro Studio Uno (Sala Specchi)

Via Carlo della Rocca 6, 00177 Roma

Dal 15 al 18 marzo (giov. – sab. ore 21.00/ dom. ore 18.00)

Ingresso 12 euro (ingresso riservato ai soci)

tessera associativa gratuita

Evento FB

 

 

 

Un capitano

 

 

 


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