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Turandot all’Arena di Verona, Spettacolo vero

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All’alba vincerò canta il principe Calaf nel III atto della Turandot di Giacomo Puccini. E ha ragione: Calaf vince e, con lui, vince la Fondazione Arena di Verona

Uno spettacolo strepitoso, in un luogo unico al mondo!!

Un Articolo di Emiliano Esposito
Un Articolo di Emiliano Esposito

Ma andiamo con ordine. L’Arena di Verona è una location estremamente suggestiva che dà l’impressione di entrare contemporaneamente nel luogo che divertiva gli antichi romani con i suoi combattimenti e nel teatro a cielo aperto più bello al mondo. Un abbraccio che avvolge lo spettatore immediatamente varcata la soglia dell’ingresso con un colpo d’occhio spettacolare. Sono 15.000 i posti a sedere che ogni sera vengono riempiti da esperti melomani, critici, addetti ai lavori, turisti, appassionati e curiosi che hanno il piacere di assistere ad uno dei molti spettacoli offerti dalla Fondazione e non c’è modo di restarne delusi.

La sera del 13 luglio, abbiamo assistito alla recita della Turandot con la storica regia di Franco Zeffirelli ideata per il Teatro alla Scala di Milano nella stagione 1983-1984 e ne siamo rimasti colpiti, rapiti, affascinati. Un ingranaggio perfettamente oliato che si muove senza alcuna sbavatura, senza alcun problema, lungo i tre atti di questa opera meravigliosa.

La Pechino del “tempo delle favole” è riprodotta perfettamente sull’immenso palcoscenico del teatro veronese e netto è il confine che la scenografia, sempre del Maestro Zeffirelli, crea tra il popolo e la corte dell’Imperatore: un confine invalicabile che dà il senso della distanza tra coloro che governano e il popolo. Stupendi i costumi di Emi Wada, valorizzati dalle luci imponenti di Paolo Mazzon.

La storia è semplice: la principessa Turandot, figlia dell’imperatore Altoum, sposerà il primo uomo di sangue reale che riuscirà a risolvere tre indovinelli da lei proposti. Chi sbaglia verrà decapitato. La folla urla, chiedendo altro sangue, ma si impietosisce quando vede il prossimo condannato, il giovanissimo principe di Persia, chiedendone la grazia a Turandot. Ma la principessa non si impietosisce, facendo eseguire la condanna. Fra la folla è Calaf, figlio del vecchio re tartaro Timur insieme alla schiava Liù. Calaf vorrebbe incontrare Turandot per maledirla, ma quando la vede se ne innamora perdutamente decidendo di farla sua. Timur e Liù, insieme ai ministri di Turandot Ping, Pong e Pang, cercano di dissuadere Calaf che, non sentendo ragioni, suona per tre volte il grosso gong che indica che un nuovo sfidante accetta la sfida dei tre enigmi.

La folla attende la sfida, mentre l’imperatore Altoum cerca di convincere Calaf a tornare sui suoi passi, inutilmente. Appare Turandot che propone i suoi tre enigmi a Calaf. Il giovane risponde correttamente a tutte e tre le domande, vincendo quindi la sfida. Ma Turandot non vuole cedere e prega il padre di impedirlo. Ma l’imperatore non vuole venire meno alla sua parola. E’ qui che Calaf fa una controproposta a Turandot: se la principessa riesce a scoprire il suo nome prima dell’alba, lei sarà libera dall’impegno e lui verrà condannato a morte. Turandot ordina, allora, che nessuno dorma quella notte a Pekino, ma che tutti si diano da fare per scoprire il nome del principe straniero. Timur e Liù vengono catturati e la giovane schiava viene torturata per farle rivelare il nome del giovane. Per paura di venire meno al segreto, Liù prende la spada di un soldato e si toglie la vita. Timur, disperato, accompagna il cadavere di Liù che viene portato via dalla folla. Rimasti soli, Turandot e Calaf esprimono reciprocamente la loro attrazione e il giovane decide di rivelare alla principessa il proprio nome, rimettendo la propria vita nelle sue mani. Di fronte all’imperatore, Turandot rivela il nome del principe: il suo nome è Amore.

La perfida Turandot è stata interpretata dal bravissimo soprano sloveno Rebeka Lokar, dal timbro scuro e dal suono omogeneo in tutta l’impervia tessitura del personaggio. Impresa ardua portare alla fine un ruolo così difficile senza nemmeno una sbavatura, facendosi apprezzare vocalmente e per presenza scenica.

All’altezza della Lokar è stato il Calaf del giovanissimo tenore turco Murat Karahan, appena ventiduenne. Voce generosa, pastosa, dallo squillo spettacolare. Si è fatto apprezzare per tutta la durata dell’opera, concedendo generosamente il bis nel pezzo più celebre della Turandot: il celeberrimo Nessun dorma, facendo letteralmente esplodere in un emozionante boato da stadio il pubblico presente. Sentiremo parlare ancora di questo bravissimo tenore che non ci ha fatto rimpiangere le voci del passato.

La dolcissima schiava Liù era interpretata dal soprano spagnolo Ruth Iniesta che ha saputo trasmettere tutta la passione e la dolcezza di questo personaggio nelle due arie che lo caratterizzano: Signore ascolta e Tu che di gel sei cinta, dove spiega a Turandot quali siano le gioie nel provare amore nei confronti di un’altra persona. Il pubblico le ha riservato applausi calorosi ed ampiamente meritati.

Molto bene ha cantato anche il bravissimo Giorgio Giuseppini nella parte di Timur: bellissimo colore di voce e presenza scenica notevole.

Precisi e corretti i simpaticissimi Ping, Pong e Pang di Federico Longhi, Francesco Pittari e Marcello Nardis anche se, permetteteci, una menzione speciale va fatta al bravissimo baritono Federico Longhi che ha saputo destreggiarsi egregiamente nella non facile parte del Ministro Ping. Completavano correttamente il cast Antonello Ceron nella parte di Altoum, Gianluca Breda nella parte del Mandarino e Ugo Tarquini nella parte del Principe di Persia. Di grande impatto la compattezza e l’omogeneità del suono del Coro dell’Arena di Verona preparato dal maestro Vito Lombardi, cosi come egregia è stata la prova dell’Orchestra dell’Arena, diretta impeccabilmente dal Maestro Ivan Ciampa.

Presente anche il Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. Diretto da Marco Tonini.

Ci permettiamo di dare alla Fondazione Arena di Verona un piccolo consiglio: cercare di trovare un modo per migliorare la necessaria amplificazione in uno spazio cosi ampio. Ci sono stati alcuni momenti dello spettacolo, in cui è stata impresa ardua riuscire a sentire sufficientemente orchestra e palcoscenico.

Dicono che l’opera lirica stia morendo, che a vederla vadano solo gli anziani, che sia, ormai cosa vecchia e superata. Guardando il pubblico presente in Arena l’altra sera, invece, non si può far altro che affermare il contrario. L’opera lirica gode di ottima salute e, a testimoniarlo, sono le presenze di pubblico in tutti i teatri italiani. L’Arena di Verona, ieri sera, era uno spettacolo per gli occhi: migliaia di teste che gremivano quei vetusti spalti che un tempo erano occupati da persone che applaudivano alle urla disumane dei gladiatori e delle belve che li azzannavano. Ieri il più bel teatro all’aperto del mondo, era gremito da persone che applaudivano e osannavano chi è stato capace di emozionarle e di riempire i loro cuori di gioia pura.

Emiliano Esposito, l’autore di questi articoli sul fantastico mondo della Lirica, è anche il Presidente di un’associazione che ha fatto della Lirica la propria vita, Iride Musicalee se volete seguire la loro attività sulla lirica, sulle trame delle opere, e sugli eventi, entrate sul loro sito, oppure cercateli su Facebook, Instagram o Youtube.


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