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Tumore allo stomaco, una sfida da vincere insieme

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Diagnosi precoce, alterazioni genetiche, trattamenti clinici avanzati, team multidisciplinare esperto, centri di eccellenza ed alimentazione sono alcuni dei temi affrontati oggi al 2° Congresso nazionale di carcinoma gastrico

Roma, 13 novembre 2017. Il tumore allo stomaco, conosciuto anche come Tumore di Napoleone, figura all’ottavo posto tra gli uomini e al sesto tra le donne, con 13mila nuovi casi attesi nel 2017 in Italia e con una mortalità, ai 5 anni, del 31,8%. In occasione del mese di sensibilizzazione del tumore gastrico, l’Associazione pazienti “Vivere senza stomaco si può” ha organizzato il 2° Convegno “Tumore allo stomaco, una sfida da vincere insieme” al quale hanno partecipato partecipano clinici, studiosi, rappresentanti delle istituzioni tra cui Ministero della Salute e Regione Lazio e, naturalmente, pazienti e familiari per testimoniare la propria esperienza.

“Il tumore allo stomaco, quando operabile, non offre moltissime possibilità di sopravvivenza. – afferma Claudia Santangelo, Presidente dell’Associazione Pazienti – risulta quindi estremamente importante poter contare su una diagnosi precoce, sulla possibilità di essere presi in carico in Centri di eccellenza da un team multidisciplinare ed esperto e sull’ accesso alle migliori cure disponibili in modo uguale in tutta Italia. Inoltre è fondamentale una corretta alimentazione, sia in termini di prevenzione che di qualità di vita per i pazienti durante e dopo i trattamenti. Da non dimenticare infine l’importanza dell’indagine genetica per quelle famiglie colpite da più tumori gastrici (a partire da due) o che abbiano un componente con meno di 40 anni.”

Richieste non utopiche quelle dei pazienti, come dimostra il caso di Forlì, che detiene il primato della diagnosi precoce del tumore dello stomaco in Occidente. Dal 2000 al 2003 i tumori diagnosticati in fase iniziale andavano dall’8 al 18% di tutti i tumori operati. Già nel 2013 tale percentuale era salita al 36%. “Tutto ciò – dichiara Luca Saragoni, Dirigente Medico U.O. Anatomia Patologica Ospedale G.B.Morgagni – L.Pierantoni – è stato reso possibile grazie al coinvolgimento dei medici di medicina generale, i quali, adeguatamente formati e sensibilizzati, anche in presenza di una sintomatologia blanda e, apparentemente aspecifica, indirizzano i pazienti alla endoscopia digestiva. Inoltre, l’esistenza in ospedale di un team multidisciplinare dedicato ed esperto garantisce ai pazienti un corretto inquadramento diagnostico-terapeutico, anche ai fini di trattamenti endoscopici mini-invasivi ad intento curativo.”

“La maggior parte dei cancri gastrici sono sporadici, – riferisce Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM – ma si stima che l’1-3% siano forme ereditarie, legate a varie alterazioni genetiche. Più recentemente è stata definita una rara forma di cancro gastrico diffuso ereditario, legata a mutazioni germinali del gene CDH1 che aumentano il rischio di sviluppare il carcinoma gastrico diffuso e nelle donne, il carcinoma lobulare della mammella. È possibile ricercare le mutazioni germinali del gene CDH1 attraverso un test genetico su sangue o su tessuto tumorale che viene effettuato dopo un’adeguata consulenza genetica. Identificare le mutazioni è fondamentale, perché permette di mettere in atto misure preventive volte a diminuire il rischio di insorgenza neoplastica: gli individui sani con mutazioni patogenetiche del gene CDH1 sono infatti candidati ad una gastrectomia totale profilattica. Si stima che nei portatori di mutazione CDH1, infatti, il rischio cumulativo di cancro gastrico diffuso, prima degli 80 anni d’età, sia del 70% per gli uomini e del 56% per le donne. Si stima inoltre che, nelle donne con mutazione CDH1, il rischio cumulativo di carcinoma lobulare della mammella prima degli 80 anni sia pari al 42%. È necessaria pertanto la condivisione di una gestione condivisa dei portatori di mutazioni germinali del gene CDH1 per identificare un’altra piccola fetta di tumori “prevenibili” con screening genetico.” Aggiunge Franco Roviello, Presidente GIRCG “A tutt’oggi la firma ereditaria rappresenta una percentuale minima (<1 %) dei pazienti affetti da questa neoplasia, pur trattandosi di un punto molto importante per comprendere i meccanismi che stanno alla base della malattia. La possibilità di ereditare una predisposizione al cancro dello stomaco rimane ancora una questione di nicchia… pochissimo diffusa tra i clinici.”

“Vivere senza stomaco si può” è un’associazione senza scopo di lucro, con sede a Ferrara, unica sul territorio nazionale, nata nel 2013. Si rivolge a chi ha subito una gastrectomia totale o parziale per cancro, ai parenti, familiari e amici delle persone colpite da tumore allo stomaco e cerca di dare risposta agli innumerevoli problemi che vengono quotidianamente evidenziati dal FORUM in essa contenuto, cuore pulsante dell’Associazione.
È federata Favo (federazione dei volontari oncologici) a livello nazionale membro a livello europeo di Ecpc (european cancer patient coalition).
L’intento dell’Associazione è di sensibilizzazione, informazione, divulgazione, prevenzione e sostegno pratico, umano e psicologico sulla patologia del tumore allo stomaco, spesso poco conosciuta dalla maggior parte delle persone. Desideriamo inoltre contribuire a sostenere la ricerca relativa a questo tipo di cancro.

CONTATTI:
Claudia Santangelo
Vivere senza stomaco si può
Phone: 3888812566 – 3393179830
Email: info@viveresenzastomaco.org
www.viveresenzastomaco.org
Facebook: cancro allo stomaco. Vivere senza stomaco si può
Oncoline “Questione di stomaci” Blog

TUMORE DELLO STOMACO
FONTE I NUMERI DEL CANCRO IN ITALIA 2017 AIOM-AIRTUM
Incidenza
Quasi 13.000 nuovi casi di carcinoma gastrico sono attesi nel 2017, attualmente all’ottavo tra gli uomini e al sesto per le donne. Questo ordine di frequenza è per la quasi totalità da attribuire all’incidenza in età avanzata (oltre i 70 anni). Si tratta di una forma tumorale la cui frequenza è in calo da tempo in entrambi i sessi: 1 -3,4 e -3,0% all’anno nell’ultimo periodo esaminato rispettivamente tra uomini e donne. La presenza in Italia di un’area geografica tradizionalmente ad alto rischio (Appennino tosco-romagnolo e marchigiano) e di abitudini dietetiche protettive al Sud condiziona le differenze territoriali osservate. Rispetto a un’incidenza annuale al Nord di 35,9 casi/100.000 abitanti nei maschi e di 11,0 nelle femmine, il Centro presenta un aumento del 9% negli uomini e del 17,7% nelle donne, mentre il Sud fa registrare una riduzione del 31% tra gli uomini e del 28% tra le donne.
Mortalità
Nel 2014 sono state osservate 9.557 morti per questa neoplasia (ISTAT) (delle quali il 60% nei maschi). Con il 6% tra i decessi per tumore sia nei maschi sia nelle femmine il carcinoma gastrico occupa il quinto posto, con una presenza più incisiva nell’età medio-avanzata. Negli ultimi anni la tendenza del fenomeno appare in netta diminuzione (-3,9%/anno nei maschi, -2,7% nelle femmine) analogamente a quanto avviene per l’incidenza. A livello nazionale i tassi più alti si osservano, coerentemente con i dati di incidenza, al Centro-Nord mentre le Regioni meridionali appaiono nettamente più protette (-29% nei maschi, -20% nelle femmine rispetto al Nord).
Sopravvivenza
La sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con tumore dello stomaco in Italia è pari al 31,8%. Presenta valori decrescenti all’aumentare dell’età: la sopravvivenza a 5 anni è pari a 39,9% tra i giovani (15-44 anni) e a 21,6% tra gli anziani (75+). Tra le diverse aree geografiche italiane non si osservano sostanziali differenze di sopravvivenza.
Prevalenza
Circa 81.000 persone (59% uomini) vivono in Italia con una diagnosi di carcinoma gastrico, il 2% di tutti i soggetti con tumore. Il 19% di questa coorte si trova a meno di due anni dalla diagnosi, il 36% entro i 5 e il 43% oltre i 10 anni. Si tratta, per lo più, anche per questo tumore di pazienti oltre i 75 anni di età, tra i quali si osservano 630 persone ogni 100.000 residenti (il doppio rispetto ai 60-74enni, quasi 9 volte rispetto ai 45-59enni). Le differenze tra aree geografiche sono, anche in questo caso, sensibili e determinate in primis dalle differenze di incidenza tra il Centro-Nord (137 persone ogni 100.000 nel Nord-Ovest, 162 al Nord-Est, 180 al Centro) e il Sud, con una proporzione di “sole” 70 persone/100.000, conseguenza principalmente di una minore incidenza della malattia.

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