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Roma, Butch Taylor in Concerto al My Martini

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Ciao Butch, benvenuto ad IoGiornalista, siamo contenti di intervistarti qui, al My Martini di Roma…

il Concerto è stato caldo e stimolante, la location è ottima, ed il pubblico ha partecipato attento, cosa volere di più?

Bene… Quella è la telecamera ed Io dovrei essere dentro l’obiettivo da qualche parte…
Sì dovresti starci, più o meno…
sorride… il dado è tratto, partiamo…
Come dicevo, è stato un piacere guardarti, ascoltare da te e dal tuo bassista, Daniele Mencarelli… un flusso di musica così appassionante, sembrava che per voi, suonare insieme, fosse proprio un piacere…
Sì ti dirò non è facile, è raro, non è una situazione normale per me, suonare solamente con un bassista…

Una Intervista del Direttore Alberto Marolda
Una Intervista di Alberto Marolda

Perché normalmente tu suoni il piano in Gruppi…
Sì infatti, sono dei gruppi più grandi, 4, 5 persone, ma con lui, invece, l’intesa è stata grande sin da subito, sembravamo la stessa persona, le reazioni erano quasi automatiche. Noi due come chiusi in una conchiglia rispetto al resto che ci circondava, e per questo abbiamo potuto essere essenziali e comunicare l’un con l’altro semplicemente guardandoci… non so, sai come due persone immerse in una conversazione molto piacevole, una chiaccherata tra due amici davanti ad un bicchiere di buon vino… si, conversazione è la giusta parola per quello che abbiamo fatto al My Martini.
Siete entrati subito in sintonia anche col pubblico
Ma, guarda, è stato impressionante, se si considera che era la prima volta che suonavamo insieme e che suonavo in questa location, sono rimasto impressionato. Forse io e Daniele ci siamo visti una volta in una Jam Session, ma non ricordo bene… Se vuoi, possiamo dire che in realtà è stato per me anche un grande esercizio, incontrare una persona che non conoscevo, e mettermi immediatamente a suonare con lui come se avessimo suonato da sempre, senza aver fatto prove o testato l’acustica del locale… uno scambio continuo di iniziativa fra me e lui. davvero bello…

Se scrivo Butch Taylor su Internet, viene fuori un impressionante curriculum, hai suonato con grossi calibri del Jazz, come Wayne Shorter o Miles Davis, ma hai anche fatto parte per lungo tempo di quella Dave Matthews band, che per tanti anni ha caratterizzato l’easy listen americano, poi però ho visto anche che sei docente universitario di musica, quindi la domanda mi viene spontanea, qual è la differenza fra il suonare con i tuoi giovani alunni, o invece suonare con persone molto esperte e famose come Miles Davis?
Mah, guarda, tutti i Players hanno un loro modo di esprimersi o di caratterizzarsi nell’immaginario del pubblico, ognuno ha la singolare maniera di impressionarti, come Miles Davis che metteva la sua Sordina sulla Tromba appena lo guardavi, o come Michael Brecker, con i suoi assoli con le stesse fughe di John Coltrane, potevano essere solo loro due, però quando li conosci bene, e suoni con loro, non ti interessa più la caratteristica, ciò che li rende famosi, ma ti interessa solo sapere se sanno suonare bene… quindi non è il loro modo di fare che ti impressiona, non hai la sensazione di stare suonando con una persona famosa, ma semplicemente con un’altra persona che sa suonare bene come te, e che sia giovane o famoso, non ti importa assolutamente… deve “solo” saper suonare bene!
E come è stato suonare con una grande band come la Dave Matthews band per così tanto tempo? L’hai fatto sino al 2008?
Sì credo fosse quello il periodo cui ho abbandonato la band… mah, cosa dirti, da un lato era molto bello, una band grossa, era una band lussuosa… si, possiamo definirla così, una band lussuosa, cinque, sei, anche sette componenti, dove l’improvvisazione poteva farla da sovrana perché eravamo tutti molto affiatati… ma era anche una band dove tutti registravamo le nostre idee sui nastri, e poi le riascoltavamo con calma a casa, elaborandole, per riportarle elaborate nel gruppo, e discuterne costruendo dei pezzi fantastici.
Può essere un parallelo con l’insegnare musica?
Ma sì perché è esattamente quello che succede con i giovani che ascoltano le mie lezioni, non c’è differenza fra lezioni e concerti, chi viene ad ascoltarci, ed ha una sua capacità di suonare degli strumenti, registra le nostre idee, e poi va a casa le rielabora e tira fuori dei pezzi nuovi Sì in effetti sì, possiamo dire che che con la Band stavamo insegnando ed imparando musica
Dopo l’uscita dalla Band, ti sei sentito solo? Un Pianista in un mondo affollato da Pianisti?
Mah, guarda, io ho fatto tanti lavori di vario genere, non riesco a restare inooccupato, mi muovo esplorando nuovi sentieri, nuove possibilità e quindi anche la composizione mi ha preso molto. Ma, essere un solista non mi spaventa, l’ho fatto molte volte, però… però a ben pensarci, se vuoi, mi diverte molto di più stare a casa, suonare un pezzo col piano, registrarlo col computer e poi giocarci sopra con effetti o con altri strumenti. Costruzioni sonore complicate che si evolvono.
Possiamo dire che la tua musica è quindi in continuo sviluppo?
Sicuramente sì!
È come se tu insegnassi a te stesso, sei il primo alunno di te stesso?
Assolutamente sì, definitivamente sì… Io sono il primo insegnante di me stesso
Ultima domanda, Ti piace l’Italia?
Uhhhh, io adoro l’Italia, avete una bellissima energia… Adoro il fatto che gli italiani siano perennemente col sorriso in faccia, possono avere problemi enormi, magari, ma sono perennemente col sorriso, e guardati intorno, in questo locale la gente chiacchiera, è allegra, e poi, vuoi parlare di questa location che ci ospita, questo My Martini? Io non ho mai suonato in un in una location così Glam, basta guardarsi in giro per sentirsi pieni di energia… guardalì, adoro il loro modo di muovere le mani…
Forse sarebbe il caso di scrivere una nuova canzone, magari un nuovo disco con qualche italiano?
Ma perché no, perché no, grazie, grazie, grazie…

Lo allontanano, deve ancora fare una tonnellata di selfie, ma è contento e noi siamo contenti con lui. Abbiamo ascoltato un buon concerto, torneremo al My Martini…


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