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Roberto D’Alessio: nei miei libri c’è sempre una seconda opportunità

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by

Autore di due libri, “Le lettere vuote” e “La vita a morsi”, si racconta in un’intervista

Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Roberto D’ Alessio è uno scrittore molto particolare, appassionato d’arte oltre che di scrittura ed inventore, uomo sagace e dalla battuta pronta, parla del suo rapporto con le sue opere e con la scrittura e lo fa col sorriso e con sferzante ironia.
Partiamo dalle origini, come hai scoperto la tua passione per la scrittura?Hai sempre desiderato fare lo scrittore?
“La prima pubblicazione con un certo seguito è avvenuta quando facevo la quinta elementare, era una storia a puntate pubblicata sul giornalino scolastico, s’intitolava “Lo Zodiaco”, usciva mensilmente. Capii che forse qualche qualità l’aveva perché dei ragazzi delle medie mi chiesero quando sarebbero usciti gli altri episodi.”
Hai scritto due libri molto particolari, vuoi parlarcene?
“Posso dirti che in un caso, “La vita a morsi”, è nato prima il romanzo, sognai l’incipit e poi il titolo. Nel caso de “Le lettere vuote” è accaduto il contrario, il titolo ha ispirato tutto il romanzo. Il titolo lo devo a una delle mie figlie che aveva abbandonato sul tavolo, in salotto, un foglio adesivo privo di tutte le lettere dell’alfabeto fustellate, lasciando degli spazi vuoti al posto loro, delle lettere vuote appunto. Non dico altro, perché non mi piace parlare dei miei romanzi, parlano loro ormai.”
A quale dei tuoi libri sei più legato e perché? “Quello che sto scrivendo.”
“Le lettere vuote” ha una trama molto particolare, il personaggio principale riceve ogni primo del mese delle lettere vuote, si può dire che il protagonista del romanzo è il vuoto?
“Il vuoto è un bel protagonista, un certo Calvino ci ha riempito un’armatura trasformandola in un formidabile cavaliere!”
Chi invia le lettere vuote lo fa come atto d’amore?
“Indubbiamente. Il mittente non osa neanche riempirle di parole, le parole possono ferire ed essere fraintese, il silenzio fragoroso dei fogli bianchi può invece smuovere l’animo nel profondo.”
L’altro libro s’intitola “La vita a morsi”, prendere la vita a morsi è un espressione che vuole dire aggredirla, vivere il più possibile sfruttando l’unica occasione che la vita ci offre, è così che fa il tuo personaggio?
“Francesco Fortuna non sa bene quello che fa né chi è. Più che aggredire la vita, impara a goderla a piccoli morsi, almeno è quello che lui crede essere meglio per il suo equilibrio”.
Le tue sono opere segnate da un umorismo particolare quasi derisorio, cosa è per te l’ironia nella scrittura?
“L’ironia nella vita è fondamentale altrimenti saremmo circondati dalla piattezza, mal sopporto chi ne è privo.”
I tuoi libri nascondono sempre una seconda opportunità, i tuoi personaggi si danno una nuova chance, perché?
“Perché è così che dovrebbe essere, per tutti. Col tempo si cambia, non sempre ciò che andava bene a vent’anni va bene a cinquanta, se si è intrappolati in una vita che non ci piace più è bene trovare il coraggio e la forza per cambiare le cose. Una seconda opportunità è bene darla a tutti.”
L’identità e la sua ricerca sono alla base dei tuoi romanzi e frequenti sono i colpi di scena, tu ti ritieni una persona alla ricerca della tua identità?
“Credo ormai di conoscermi bene, però posso sempre smentirmi…”
Chi è Roberto D’Alessio come persona, visto che ti conosciamo solo come scrittore? “Un bell’uomo.”
I tuoi romanzi sono stati pubblicati con il self publishing, cosa consigli a chi vuole seguire le tue orme? “No, i romanzi sono stati pubblicati da una piccola casa editrice, ormai chiusa, con una buona distribuzione di cui ero anche socio, non è però proprio un caso di self publishing, lo è invece il tentativo di dare nuova vita ai due romanzi pubblicandoli su Google libri, non ho capito bene ancora come muovermi, però “Le lettere vuote” hanno superato le duemila copie scaricate in pochi mesi. Il perché? Un mistero. Non so proprio cosa consigliare.”
Qual è a tuo avviso la cosa più bella della scrittura e quale la più brutta?
“Le più belle sono la creazione, l’idea da cui tutto si sviluppa, vederla, riconoscerla, svilupparla, la storia che prende vita e la conclusione, la propria creatura compiuta. La parte più brutta è la rifinitura, la revisione, quella meno creativa, ma necessaria.”
Sei da sempre stato un creativo e hai anche la passione per l’arte, parlaci anche di questa tua esperienza: “Ho dipinto per un periodo della mia vita, avevo uno studio in un’enorme cantina sotto un palazzo storico fiorentino, vi passavo spesso la notte ad imbrattare tele. Un amico che vive a New York da molti anni, quando viene in Italia mi rimprovera sempre di non averlo seguito quando me lo diceva, “Saresti ricco e famoso adesso! Guarda!”e mi fa vedere le opere di un suo conoscente che potrebbero essere le copie delle mie, “Le vende da un minimo di 40mila dollari fino anche a 400mila!” Forse avrei dovuto dargli retta…”
Cosa c’è nel tuo futuro? Stai già preparando un nuovo libro?
“L’eroe è solo” che sto ultimando ed il seguito de “La vita a morsi”, “Il pastore di anime”, che può dirsi finito, ma che necessita di una buona revisione generale”.


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