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RENATO ZERO …VSKJI: il volto rinnovato della ZEROFOLLIA

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Si conclude al Teatro Greco di Taormina lo spettacolare tour di Renato Zero…

Il nostro caro, abituale, “trasformista per vocazione” che, solo per amore, vestirà i panni di un insolito Capostazione termina la sua calda Estate nella Terra di Cronos…

Zerowskji – solo per amore” è l’ultimo progetto live di Renato Zero che il 7 ed il 9 Settembre prossimi sarà portato sul palco del Teatro Greco di Taormina, dopo le date di Roma, Lajatico e Verona.

un articolo di Erika Piscitelli
Un articolo di Erica Piscitelli

Zerowskji… Non si tratta di un concerto, non può essere definito musical e probabilmente la definizione di opera teatrale risulterebbe comunque limitativa. Zerowskji è una scommessa (vinta) tra Renato e Zero e tra Zero e il suo fedele pubblico; è l’occasione di rimettersi in gioco dopo cinquanta anni di carriera, è lo strumento per regalare vesti inedite a quei contenuti e a quei pensieri che da sempre sottendono alla produzione discografica di Renato.

In una stazione dei treni, oltre il tempo e lo spazio, c’è un capostazione – Zerowskji – che lavora instancabilmente per garantire che il flusso della vita prosegua lungo i binari dell’essere, malgrado le reticenze degli uomini, intrappolati dalle dorate reti dell’apparenza, della lussuria e dell’avidità che essi stessi hanno contribuito a tessere.

Tra binari bui e treni mancati, accanto a Adamo e Eva in qualità di rappresentati del genere umano, unitamente a NN, il giovane uomo abbandonato in fasce dai genitori in un vagone dismesso, si muovono Tempo, Amore, Odio, Vita e Morte, alla ricerca dei loro ruoli, smarriti nel vortice di superficialità e inedia che ingoia l’essenza stessa dell’umanità.

Il compito di Zerowsky, allora, è quello di riportare luce tra le ombre dell’esistenza, conducendo ogni personaggio sulla soglia della propria essenza, consentendo loro di ricostruire gli equilibri perduti affinchè il disegno della vita, possa ritrovare i suoi stessi contorni: così Tempo svestirà i panni del nemico delle possibilità, diventando piuttosto il baluardo delle opportunità, Amore ritroverà la forza di bastare a sé stesso, arginando la spudoratezza di Odio, Morte si spoglierà dei suoi abiti lugubri e riscoprirà la sua attitudine ad essere naturale e dolce prosecuzione della Vita e non negazione della stessa; NN, infine, verrà condotto sulla soglia della sua felicità, riscoprendo dentro se stesso la forza della speranza e la consolazione di comprendere che la sua solitudine è soltanto lo strumento per affermare la propria meravigliosa unicità.

Un progetto incredibilmente ampio, dunque, che con innegabile delicatezza conduce lo spettatore a riproporsi gli eterni interrogativi sul significato della vita e della sua effimera mutevolezza. Al termine dello spettacolo (della durata di circa tre ore) difficilmente si saranno trovate risposte, ma di certo sarà stato donato al pubblico un momento di profonda riflessione e, magari, uno stimolo a cercare ogni giorno un motivo per abbracciare il cambiamento quale fonte inesauribile di crescita e bellezza.

Chi scrive ha avuto la fortuna di assistere allo spettacolo già tre volte e, unitamente al fatto che vanta una ”militanza” di 14 anni nell’universo zerofolle, osa invitare i sorcini di Renato ad affacciarsi all’uscio di questa nuova esperienza con la mente aperta e sgombra da mendaci aspettative: c’è uno Zero diverso su quel palco. Non nuovo, in quanto i temi trattati nel corso dell’opera sono già ampiamente presenti nella sua produzione musicale, ma indubbiamente rinnovato. Mancano i grandi classici, mancano le canzoni da cantare a squarciagola con il microfono rivolto verso la platea, mancano anche gli ampi dialoghi tra una canzone e l’altra; non ci saranno cambi d’abito, in omaggio alla più genuina tradizione teatrale che vuole l’abito come segno di caratterizzazione del personaggio, non ci sarà spazio per l’improvvisazione, poiché c’è un’opera da portare a termine, che pretende il rispetto dei tempi e dei ruoli degli attori.

Eppure su quel palco ci sarà un Renato genuino, autentico, forte della sua innata capacità di veicolare la sua personalità attraverso ogni articolazione dell’arte; ci sarà un artista coraggioso, che dopo 50 anni di militanza ancora assapora il gusto della libertà di cambiare direzione alla sua musica, affidandola a un’orchestra (quella della Franciacorta) e a un coro di stimabili, giovani professionisti di talento; ci sarà un uomo consapevole delle proprie emozioni al punto da decidere di affidare il seme delle stesse agli spettatori, invitandoli a dubitare, sconcertarsi, stupirsi per poi rendersi conto che, in fondo, sono stati soltanto e nuovamente catturati dalla zero follia.

Dunque in bocca al lupo Zero… in bocca al lupo Renato: la Sicilia intera, senza scordare il bel palcoscenico di Taormina, aspettano il loro appassionato Capostazione!

Fotografia di copertina di Barbara Rea, grazie!!

Quando? Domani sera!!!


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