Il Futuro? Solidale…

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Continua il viaggio nel centro del Mistero Buffo con Mario Pirovano…

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by
Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Continua la nostra Intervista con Mario Pirovano… Dario Fo è li che ci guarda…

Presto andrà in scena con Mistero Buffo perché proprio quest’opera? “Sono circa 20 anni che porto Mistero Buffo in tutto il mondo, è stata la prima opera a cui ho assistito, me ne sono innamorato ed adesso ancor più. Dario ci ha lasciato, ma secondo me è ancora da qualche parte a farmi ridere, certo Dario è morto, il suo corpo fisico se ne è andato e molti teatri vogliono dedicargli un tributo, ma io sono già anni che porto in giro questo spettacolo”.
E’ stato lo stesso Fo a raccogliere per anni documenti di teatro popolare di varie regioni italiane ed a ricostruirli in uno spettacolo omogeneo, in cui le capacità mimiche dell’attore sono il mezzo principale dell’espressione teatrale. Quanto studio c’è dietro a Mistero Buffo? “Dario ha fatto uno studio su Mistero Buffo che è durato quarant’anni, non un giorno, non ha smesso mai. Oggi si potrebbero fare quasi 20 ore di Mistero Buffo è un meccanismo di comicità perfetta. Alcune storie sono medievali, altre risalgono al III secolo dopo Cristo, sono dei meccanismi dentro la nostra cultura e basta arrivarci con parole, concetti e frasi che escono dalla nostra memoria primordiale, i meccanismi comici sono gli stessi è cambiato un po’ il linguaggio che ha cercato di addolcire rendendolo un po’ più attuale, pur mantenendone intatta la struttura comica riunita alla gestualità.”
Mario, lei reinterpreta i testi di Fo con assoluta fedeltà, riuscendo però a far emergere la sua personale carica espressiva, come s’immerge in un testo? “Quando recito un testo la gente sente che lo spettacolo è mio, è vero è di Dario, ma è anche mio, il dramma di questi spettacoli è che se tu cerchi troppo di essere simile all’originale sbagli, vieni subito criticato, per cui bisogna avere una personale carica espressiva. Questo testo è talmente potente che i suoi meccanismi di scrittura non si possono sciogliere”.
Perché, quindi, in un epoca come la nostra in cui tutto sembra sfiorarci senza lasciare il segno, l’opera di Fo, riesce ancora ad essere tanto presente? “Si, certamente, il teatro di Dario è per tutti, è attualissimo, si è diffusa la falsa convinzione che sia un teatro troppo impegnato e difficile, ma è semplicemente un grande storytelling. Ho conosciuto persone che si occupano di teatro, organizzatori culturali che mi hanno detto che è complicato, ma non lo è, è moderno e comprensibile, guardi me, io non ero mai stato a teatro e non lo amavo ed invece… io sono l’esempio più lampante di quanto esso sia facile e chiaro.”
Cosa è necessario per fare “Teatro”, un Teatro o “Teatro” è “Ovunque”? “Dunque, gli spettacoli teatrali di Dario, soprattutto “Mistero Buffo”, si possono rappresentare ovunque. In una chiesa sconsacrata o consacrata che sia, in un aia, una pubblica piazza ovviamente con le opportune condizioni, c’è sempre bisogno di una pedana, di un palco. Il teatro di Fo può davvero essere recitato ovunque.”
Dario Fo come i giullari medievali, uomini che giravano di corte in corte diffondendo un tipo di cultura semplice, “homini ludens” uomini giuocanti che sorridevano della vita, lei si ritiene un “homo ludens”? “Io mi ritengo una persona giocante e felice, sono di mia natura una persona a cui piace sorridere, scherzare, sono sempre disponibile ad ascoltare e sentire”.
Cosa consiglia ad un giovane che vuole avvicinarsi al teatro? “Ad un giovane che vuole avvicinarsi al teatro consiglio sempre di entrare a far parte di una compagnia teatrale al più presto possibile, fare qualsiasi ruolo, l’importante è che si respiri il teatro dall’interno che si abbia a che fare direttamente con l’esperienza. Pensi che io per iniziare a recitare ci ho messo 9 anni.”
Si emoziona ancora quando recita?  “L’emozione è un elemento necessario per l’attore, essere troppo freddi e professionali non serve, il pubblico è attento anche se non è mai stato a teatro, sente subito cosa accade sul palcoscenico dal primo momento in cui l’attore entra. E’ un fatto incredibile. L’emozione è una giusta dose, serve ed è importante, non bisogna farsi prendere da essa, ma dosarla.”
E’ difficile spiegare Mario Pirovano con una definizione, lei è attore, interprete, traduttore, in quale di queste anime si rispecchia di più? “Traduco da tempo i testi di Dario tra cui uno spettacolo che non era mai stato tradotto, che molti non volevano trasporre perché affermavano che non avrebbe funzionato teatralmente. Hanno preso una cantonata micidiale perché ha avuto una grandissima fama essendo incentrato sulla vita di San Francesco, “Lu santu jullare Francesco” e l’abbiamo portato in tutto il mondo.”
Nel suo percorso artistico alterna piazze italiane a prestigiosi teatri all’estero, passando con facilità dai dialetti padani, all’italiano, allo spagnolo, all’inglese. Sono oltre 20 anni che porta il teatro di Dario Fo in Italia ed in Europa. Che differenza c’è tra i vari pubblici con cui viene in contatto? “Il pubblico è sempre diverso, per esempio i britannici sono molto difficili da conquistare, ma quando li rendi partecipi sono un pubblico eccezionale. Bisogna sollecitare le parti comiche ed umoristiche del loro essere, non si concedono tanto facilmente, quando sei sul palco sei sempre in tensione e recitare nella loro lingua non è semplice, sono molto attenti alla lingua, ci tengono. Sono riuscito a fare la traduzione di “Francesco” in un modo così straordinario che addirittura una casa editrice inglese ha voluto pubblicarne il testo”.
Quali sono i suoi prossimi progetti, vuole parlarcene? “Continuo a girare con “Mistero Buffo” mentre con i prossimi spettacoli sarò a Lecco e Chiavenna in Nord Italia, poi sono stato invitato al Carnevale di Fano sempre con “Mistero Buffo”, a Cesenatico che è la seconda casa di Dario Fo e Franca Rame dove vivevano fin da quando avevano trent’anni, poi in tournèe in Asia, a Singapore, in Malesia. Vorrei poi organizzare una mostra di quadri di Dario, ho tante cose da fare. Vuole sapere qual è unico cruccio così chiudiamo? E’non riuscire a venire al sud…Ma la vita è lunga…”


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