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Mia

MIA: quando la violenza di genere si fa storia corale

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In occasione della Festa della Donna, il romanzo di Federica Flocco

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Mi è sembrato il giusto modo per omaggiare l’8 marzo, giornata fin troppo banalizzata, ridotta a stupidi auguri e imbarazzanti serate per sole donne.
Voglio parlarvi di un romanzo che mi ha emozionata, colpita nel profondo. L’ho divorato. Buttato giù come un beverone amaro da cui, tuttavia, non vuoi staccarti. Sto parlando di Mia, il romanzo di Federica Flocco pubblicato da Alessandro Polidoro Editore.
Mia è un coro di dolore. Il dolore visto da diverse angolazioni, fuori dallo stereotipo che narra della donna violata, vilipesa. Dopo averlo letto ho voluto approfondirne con lei la genesi, perché non è da tutti saper scrivere e descrivere il dolore. Ma io l’ho sentito netto e forte, quindi lo ritengo un risultato letterario eccellente. Voglio quindi condividere con voi ciò che lei ha detto a me.

– Federica, Mia è un romanzo che inanella il dolore nelle sue sfaccettature. Tuttavia, nella mia chiave di lettura il suo focus non è tanto sulla donna maltrattata quanto sull’uomo maltrattante: perché questa scelta in controtendenza di usare il punto di vista maschile?

FF: Ho sentito parlare per la prima volta dell’uomo maltrattante durante un incontro con l’Aied, (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica, n.d.r) scoprendo come all’interno di questa associazione esista un consultorio con uno sportello di ascolto per tali uomini. Lì per lì sono rimasta destabilizzata, poi mi sono resa conto che, se la cura passa attraverso la prevenzione, è giusto partire dall’uomo maltrattante per evitare casi di violenza di genere. Ecco, allora, che ho stravolto il mio punto di vista iniziando a chiedermi cosa provi un uomo spinto dalla gelosia, quali gesti compia, come ragioni, se ci siano giustificazioni che lo spingano a delle reazioni. Da qui la mia voglia di parlare di un universo poco conosciuto, cambiando radicalmente l’angolo visuale.

Federica è una donna che sa come parlare del dolore. E con grande coraggio non fa mistero del suo bagaglio personale, sul quale svetta la perdita di uno dei suoi figli. La sua esperienza, umana e professionale, unita alla grande comunicativa ed empatia che genera con chiunque le parli, l’ha portata in giro per l’Italia come relatrice. Mia è nato in uno di questi periodi critici, frutto della richiesta dell’editore e di 4 racconti diversi ma legati dallo stesso filo conduttore.

– 5 settimane difficili: tuttavia, con Mia hai voluto aggiungere un ulteriore macigno alla tua catasta personale… Autoflagellazione o esorcismo?

FF: Nessuno dei due. O forse entrambi, chissà. Partendo dall’assunto che il dolore, qualsiasi forma abbia, sia unico per tutti, ne ho voluto scrivere come forma di condivisione. Perché il lettore e le lettrici, leggendomi possano dire “è proprio ciò che sento io” anche se non sono mai stati oggetto o soggetto di violenza di genere. E si sentano un poco meno soli.

Federica collabora con Canale 21 con la sua rubrica “Il libro della settimana”; oltre alla sua attività di giornalista, è vicepresidente e membro del consiglio direttivo di Iocisto, la prima libreria ad azionariato popolare, inaugurata a Napoli nel luglio 2014, e che è diventata un punto di riferimento per la città intera. Immaginate quindi la mole di libri che riesce a leggere… Nonostante ciò Mia è un risultato fuori dal coro, un romanzo che ha una sua personalità, una sua autonomia. I suoi personaggi sono reali almeno quanto i loro problemi. La forza del voler sovvertire un destino che pare segnato da anni di violenza è l’abbraccio che tutte vorremmo, è la spinta a non mollare mai, è il messaggio di speranza. E fa altrettanto riflettere il fatto che dietro l’uomo violento ci sia sempre una ragione. Un’analisi che andrebbe fatta sempre e comunque, in virtù del nostro essere umani e senzienti.

– La risultante finale di una violenza non è comunque giustificabile ma comprensibile. In quest’ottica, qual è il tuo personaggio maschile preferito e perché.

FF: Giustificabile mai, ma comprensibile, a volte, solo a volte, sì. È per questo che ho amato tanto Antonio, il protagonista principale del mio libro. Perché Antonio ne ha passate talmente tante nella vita, da non poter essere diverso da come è. Ho pianto moltissimo scrivendo la sua storia, raccontando il suo dolore, cercando nella sua anima. Ho sofferto con lui e gioito con lui. Antonio tuttavia, alla fine non si è fatto salvare, risultando, a tutti gli effetti un uomo maltrattante. Ma in un prossimo libro, chissà. L’amore, del resto, salva il mondo e vince su tutto. Io ci credo. Ci credo sempre.

La mia speranza è che sia sempre un buon 8 marzo. E se non lo fosse, che almeno sia un giorno di riflessione. Il romanzo di Federica Flocco è luce di speranza: combattere la violenza si può. Serve coraggio, è vero, ma ne serve anche per sopportare una vita di vessazioni, di costrizioni, di dolore, appunto
Un libro che tutti dovremmo leggere. MIA, ovvero degna: io degna di me, io degna di rispetto, io degna di essere.
Buona vita, amiche mie.

Simonetta Santamaria è scrittrice, giornalista, motociclista, batterista e svariati altri “ista”; ama i gatti, i viaggi avventurosi e Stephen King (ma lui non lo sa).
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net
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