Il Futuro? Solidale…

Massimo Germini

Massimo Germini: una vita sulla corda. Anzi, su sei

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L’artista milanese, braccio musicale armato di Roberto Vecchioni, si racconta

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Ho avuto il privilegio di averlo ospite una decina di anni fa in una rassegna musicale a Napoli, e ne rimasi incantata. Da come “abbracciava” la sua chitarra, da come sfiorava le corde… da ogni suo gesto traspariva la passione che generava la melodia. Ne ha fatta tanta di strada, da allora, ma quella passione è rimasta immutata. Lui è Massimo Germini, artista “delle corde”: chitarra, mandola, mandolino, charango e bouzouki sono il suo pane quotidiano. Musicista e compositore, ha lavorato con grandi nomi del calibro di Grazie Di Michele, Giorgio Faletti, Alda Merini, Lucio Fabbri, Kaballà, Giovanni Nuti, Rossana Casale e molti altri. Ma la collaborazione più lunga, quella che si è trasformata in un legame di amicizia oltre che professionale, è con Roberto Vecchioni; sodalizio iniziato nel 2001 e mai interrotto.

– Massimo, tu sei un “vecchio” musicista, non in senso anagrafico ovviamente ma per militanza. Hai iniziato a suonare la chitarra negli anni ’70 e da allora non hai mai smesso. Dalle serate nei locali all’incontro della vita con Lucio Fabbri (PFM, giusto per dire), alle collaborazioni eccellenti: sei uno che ancora cavalca l’onda dopo tanti anni. Com’è vivere IL sogno?

MG: Fantastico! Ancora dopo tanti anni, nonostante tutte le difficoltà essenzialmente legate alla precarietà di questo lavoro, anche se oggi molto categorie vivono il dramma dell’incertezza, non dimentico di essere un privilegiato, uno di quelli che può vantarsi di fare il lavoro che da bambino sognava.

Con Vecchioni ha collaborato (tra le tante) all’album Chiamami ancora amore, titolo tratto dall’omonimo singolo che vinse il Festival di Sanremo nel 2011 e contiene una serie di successi rivisitati. Il 2013 è l’anno di Io non appartengo più, una raccolta di inediti che sono poesia pura, sia dal punto di vista letterario che musicale (se andate sul sito ufficiale di Roberto Vecchioni potrete leggere gli splendidi testi). Nel 2016, allegato al libro La vita che si ama (Einaudi), esce l’album Canzoni per i figli, un discone secondo Massimo Germini, per contenuti e realizzazione. E in effetti…

MG: Canzoni per i figli è un album che raccoglie le canzoni che Vecchioni nella sua carriera ha dedicato appunto ai suoi i figli ma non è una raccolta: i brani sono stati ri-arrangiati in chiave più intima, acustica. In particolare la realizzazione di Figlia, che ha più di 40 anni e ascoltavo da ragazzo, mi ha profondamente emozionato.

Massimo Germini ha all’attivo anche due cd strumentali: Fuoco, con delle sonorità che a tratti mi ricordano il grande Pino Daniele, e Corde e Martelli, un incontro tra la sua chitarra (corde) e il pianoforte (martelli) di Diego Baiardi.

– Quanto è pressante, per un musicista con la tua maturità ed esperienza, l’esigenza di creare qualcosa di personale rispetto alla collaborazione? La febbre da palcoscenico è placata anche quando non si è il frontman?

MG: È proprio così. Anche da comprimario si vivono delle forti emozioni soprattutto in teatri pieni, non accadrebbe se proponessi brani miei (ride).

In apertura ho nominato personaggi come Alda Merini e Giorgio Faletti. Proprio con Faletti Massimo ha partecipato a Da quando a ora, un toccante spettacolo di teatro-canzone protagonista di un lungo tour nazionale. Insieme a Giovanni Nuti invece, che ha musicato le sue poesie, ha portato in scena Mentre rubavo la vita: Monica Guerritore & Giovanni Nuti cantano Alda Merini, e direi che al titolo non bisogna aggiungere altro. Inoltre Massimo partecipa tutt’oggi al progetto Co2 di Franco Mussida, il chitarrista della PFM, che consiste nel raccontare la musica nelle carceri, per ora Monza, Opera, Rebibbia e Secondigliano.

– Immagino un’esperienza molto forte, questa. Perché la musica nelle carceri? Qual è l’obiettivo di questo progetto?

MG: L’intento è monitorare la reazione dei detenuti all’ascolto della musica in modo da incoraggiare emozioni positive. Il mio contributo è commentare con loro i brani e creare un rapporto di fiducia. È stata ed è un’esperienza meravigliosa sia dal punto di vista professionale che umano.

Non credete sia facile stare su un palco. Avere il coraggio di fare quel passo che ti porterà davanti a migliaia di persone che sono lì per te, contenere l’emozione senza che il cuore ceda all’infarto, comandare alle mani di non tremare. Eppure a conoscerlo senza una chitarra tra le braccia, Massimo si direbbe un personaggio introverso e schivo, l’opposto di quello che ti immagini come il cosiddetto animale da palcoscenico. Lui stesso si definisce “un timido corretto”, e la sua nota preferita è il SOL perché gli piacerebbe essere più sol-are.

– Come hai conciliato la tua timidezza con il coraggio leonino che ci vuole a esibirsi su palchi di serie A come quelli che calchi tu?

MG: Non c’è come insistere, era tale la passione…

Massimo Germini oggi: è già in studio con Vecchioni per registrare un nuovo album di inediti che uscirà quest’anno, in occasione dei suoi 50 anni di carriera. Come arrangiatore e produttore invece, uscirà a giorni il secondo album di Icio Caravita, un cantautore emergente di grande talento. Mentre con Syria sta portando in scena in questi giorni Bellissime, uno spettacolo chitarra-e-voce omaggio alle grandi interpreti italiane.

– Certo che “ci vuole un fisico bestiale” per riuscire a reggere ritmi del genere… È lo scotto da pagare per essere un musicista di professione e mi pare che tu lo paghi bene e volentieri. Ma il tuo sogno è anche quello di tantissimi bravi musicisti che non riescono a staccarsi da quel palo a cui spesso sono costretti. Tu – competenza a parte – hai avuto la fortuna di incontrare Lucio Fabbri, cosa difficile se fossi nato qui al sud. Qui gli artisti non hanno vita facile, e i nomi che contano orbitano tutti al nord… Dai un consiglio a quelli che, come te, vorrebbero vivere il sogno.

MG: Questo è un bruttissimo periodo ma vedo che i ragazzi appassionati riescono comunque a trovare degli spazi, l’importante è non dimenticare mai che il talento non è sufficiente e che bisogna cercare la propria strada senza imitare, chi corre da solo arriva sempre primo.

Ci congediamo da Massimo Germini ringraziandolo della disponibilità, e dandogli appuntamento sul palco, ancora e ancora. Finché c’è musica.

Simonetta Santamaria è scrittrice, giornalista, motociclista, batterista e svariati altri “ista”; ama i gatti, i viaggi avventurosi e Stephen King (ma lui non lo sa).
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net
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