Il Futuro? Solidale…

8056585074_29bb0bd406_h

Mario Pirovano la mia vita con Dario e Franca

in Anna Lamonaca Blog/In Evidenza/La Cultura by

Incontrare Dario Fo, come cambiare la propria vita a 33 anni…

Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

E’ una sera del 1983 in Inghilterra, Mario Pirovano, semplice operaio di 33 anni, va a teatro ed in scena  c’è “Mistero Buffo”, uno spettacolo che gli cambierà la vita. A seguire un incontro, quello col premio Nobel Dario Fo e sua moglie Franca Rame che Mario non scorderà mai. Il giovane Pirovano per la prima volta prova l’emozione del teatro, i brividi che l’attore con la sua affabulazione provoca nel pubblico dal palcoscenico, il boato delle risate, gli applausi a scena aperta, ma è solo dopo, nel camerino, che avviene la magia, la proposta di collaborare ed entrare a far parte attiva e stabile della compagnia. E’ un’amicizia che nasce e che porterà  Mario a lasciare il proprio lavoro, a dedicarsi a tempo pieno al teatro come allievo diretto, traduttore e testimone di Dario Fo in Italia e nel mondo. L’attore si racconta al nostro giornale in una straordinaria e profonda intervista …

Si può dire sicuramente che gli incontri cambiano la vita, leggendo la sua biografia, lei si era trasferito infatti a Londra per fare tutt’altro lavoro. L’incontro con Dario Fo e Franca Rame ha davvero cambiato il suo destino? “L’incontro con Dario ha cambiato totalmente la mia vita. Lavoravo in Inghilterra in un’agenzia di viaggi, ed andai a teatro a vedere “Mistero Buffo”, quest’opera mi sconvolse letteralmente, avevo 33 anni, non conoscevo nulla del teatro, ne rimasi incantato. La mia esperienza personale  e questo meraviglioso incontro, sono la dimostrazione che la vita può cambiare in qualsiasi momento, a patto però che tu sia pronto e disponibile al cambiamento. Quando sei chiuso, costruito nella tua quotidianità, allora non hai vie di scampo ed è per questo che suggerisco spesso ai ragazzi, durante i miei corsi, di lasciare sempre una piccola porticina aperta sui sogni, non bisogna mai essere completamente sepolti dalla quotidianità.”

Il teatro è stato sempre una delle sue passioni? “No, assolutamente, ero convinto che il teatro fosse una delle cose più noiose della vita, non ero mai stato ad assistere ad uno spettacolo. Quel giorno andai a vedere Dario, era solo una curiosità perché avevo sentito parlare di lui e di Franca. Sono nato a Milano ed ho iniziato a lavorare molto piccolo, a 14 anni avevo già il libretto di lavoro, ma dei Fo se ne parlava già, sapevo che avevano lottato per i diritti dei lavoratori, per cui essendo figlio di contadini ed operaio io stesso, non ero tanto interessato allo spettacolo, ma alla loro politica. L’occasione era importante per dimostrare loro la solidarietà e la stima di noi connazionali, con altri amici italiani decisi di andarlo a salutare ed omaggiare”.

Cosa ha provato quindi guardando Mistero Buffo? “Guardando lo spettacolo ho iniziato a ridere dall’inizio alla fine. Dopo la rappresentazione siamo andati a salutarli nel camerino, Franca ci chiese di ritornare nei giorni successivi. Il giorno dopo ero già lì ed è stato così per tutto il mese in cui sono stati a Londra per seminari, workshop e spettacoli. Io conoscevo l’inglese ed ho fatto da traduttore per loro quando necessario. Nel loro piccolo gruppo di 4 persone non c’era nessuno che parlasse inglese, ricordiamo che erano i primi momenti in cui il teatro italiano usciva all’estero, così mi misi subito a disposizione. Da quel momento nacque un amore che poi è durato tutta la vita.”

Ha subito iniziato la collaborazione? “Quando partirono, Franca mi chiese se volessi andare con loro a lavorare in Italia. Sembrava una boutade, una cosa da simpatia, invece per la successiva  tournèe Franca mi ritelefonò e mi propose di entrare stabilmente nella loro compagnia”.

Si può dire che è stato un vero e proprio tuffo nel vuoto? “Premetto che avevo un lavoro bellissimo, guadagnavo bene, gli amici non mi mancavano, vivevo nel centro di Londra, in una casa di tre piani, non avevo bisogno di nulla. E’ stato un tuffo nel vuoto perché avevo già 33 anni, ma fui talmente incuriosito da loro e dal teatro che il salto fu immediato.”

Il suo Mentore  ha spesso affermato, “…è vietato calpestare i sogni…”, quanto oggi, a suo avviso, sono rimaste vere queste parole?

“Io mi ricordo benissimo che da ragazzo sognavo ad occhi aperti, molte volte mi capitava nel periodo della giovinezza di rimanere imbambolato a guardare il cielo. Sono stato sempre un sognatore, i sogni non vanno mai calpestati,  bisogna conservare quell’angolino, quello spazio dentro di noi, una porticina aperta sul sogno”.

Mi dia una sua personale definizione dell’essere “attore” … “Per me essere attore equivale ad avere la possibilità di poter incontrare centinaia di persone ogni volta, di essere sempre nuovo pur mantenendo me stesso, provando una gioia infinita ogni volta che salgo sul palcoscenico. Far divertire la gente, sentire il boato delle risate, gli applausi a scena aperta è una gioia immensa, avere la possibilità di poter raccontare queste storie antiche, alcune addirittura antichissime,  riuscendo ad entrare nel cervello delle persone, è una felicità enorme.”

Vi è piaciuto? Continua nella prossima puntata…


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!

Usa il Tasto:

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tune!! Qui si continua a scavare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale …

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from Anna Lamonaca Blog

Go to Top