Il Futuro? Solidale…

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Marco Peluso racconta “Macerie”: un libro per Amatrice

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura/Uncategorized by

Un’iniziativa nata da un gruppo di scrittori mossi da un intento benefico

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Macerie è un’antologia di racconti edita da Le Flauners edizioni il cui ricavato andrà in favore alle vittime del terremoto che ha colpito nell’agosto 2016 le città di Amatrice, Arquata e Pescara del Tronto, Accumoli e Montereale. Il progetto nato da un’idea degli scrittori Marco Peluso, Maddalena Costa e Claudio Santoro può vantare la prefazione di Antonella Cilento ed è stato presentato a Napoli presso il Portico340, un pittoresco bar letterario del centro storico. In occasione di questo evento Io Giornalista ha intervistato Marco Peluso che ci ha introdotto nel “mondo” di “Macerie”:

Il libro è un antologia di racconti nata con un intento benefico, vogliamo parlare di questo progetto? “Macerie è un’idea nata da un autore che per motivi personali ha deciso in seguito di lasciare il progetto. Fu lui a chiedermi, se volessi partecipare a una raccolta di racconti per raccogliere fondi a favore delle vittime di Amatrice, terremoto a suo tempo primo fra i diversi sismi che hanno colpito il centro Italia. Inizialmente fui riluttante a tale iniziativa. Avevo due romanzi da finire e poco interesse per una cosa che mi sembrava alla “Barbara D’Urso”. Ma dopo due giorni ci pensai su, ragionando su come al di là della raccolta fondi, una tale iniziativa fosse in grado di dare alle persone un’altra visione di un terremoto: il terremoto quotidiano. Quello che affrontiamo ogni giorno e spesso rade al suolo le nostre certezze. Così dissi di sì e subito contattai Maddalena Costa e Claudio Santoro; autori e con me coordinatori di Macerie. “

18 storie, 13 autori, è stato difficile fare una selezione dei testi? Chi ti ha aiutato? “Non è stato per niente facile selezionare gli autori, nonostante i miei contatti e quelli degli altri coordinatori. Meno di un anno fa mi occupai di un’altra antologia da me ideata e realizzata con altri scrittori. Proprio per questo ho scelto gli autori di Macerie, assieme agli altri coordinatori, con maggiore maturità e così gli altri coordinatori che hanno proposto altri nomi.”

Qual è il fil rouge che lega questi racconti? “Il filo che lega i racconti è senza dubbio l’imprevedibilità della vita e la fragilità umana. Un terremoto giunge spesso senza preavviso e distrugge tutto, proprio come accade nella vita di tutti i giorni. Crediamo che delle cose, una posizione sociale o degli affetti possano darci la vita, ma in un attimo tutto crolla e ci troviamo soli, doloranti, feriti, stremati a strisciare fra polverose macerie. In fondo ciò che unisce i racconti si può definire in un unico termine: la natura umana. La vita, tremendamente imprevedibile, e come in un attimo possa sfuggirci di mano.”

I personaggi presentati hanno vissuto “un crollo” interiore, una sorta di parallelismo con i “crolli” prodotti dal terremoto, ma come ci si risolleva da tutto questo? “Attenzione, noi autori e i nostri personaggi, non abbiamo la pretesa di insegnare niente. Non siamo dei guru né i nostri personaggi sono degli eroi, anche se purtroppo la letteratura attuale (più che nel passato) è piena di autori che si credono maestri di vita. Spero, infatti, che siano le fragilità dei personaggi di Macerie, e non gli autori, a donare qualcosa ai lettori. Perché qui non incontrerete eroi, ma persone fragili come noi tutti e forse proprio entrare in empatia con loro, vedendo così noi stessi, ci permetterà di capire non quale sia la giusta via da seguire, ma la via sbagliata da non seguire.”

Dal libro appare chiaro il messaggio esistenziale che l’insicurezza, la precarietà facciano parte della nostra società moderna… E’ così? “La nostra società è precaria in tutto, persino in ciò che dovrebbe essere la chiave della vita, ossia il diritto alla sopravvivenza. Dal punto di vista economico, viviamo in un paese fallimentare in cui cerchiamo di mantenere ancora uno stile di vita da “Primo mondo”, senza renderci conto di far parte del “Secondo mondo” ormai. Le paghe non sono proporzionate al costo della vita. Si vive faticando ad arrivare a fine mese, mentre la nuova borghesia si arricchisce, i poveri diventano sempre più poveri. Vogliamo parlare del lato umano e culturale? Esistono persone che possono ritenersi fortunate guadagnando 900 euro al mese facendo lavori umilianti, e nella stessa nazione altre persone possono pagare una retta annua di 10.000 euro per una scuola di scrittura quale la Holden. Questo dislivello era chiaro da prima, ma ciò che ora è forse più chiaro è quanto anche l’ambito culturale della nostra nazione sia qualcosa destinato solamente a una classe di pochi privilegiati, rendendo così precari non solamente i sogni di migliaia di persone, quanto i canali informativi, culturali, artistici e mediatici dello stesso paese. Viene da chiedersi: “Chi domani insegnerà ai nostri figli e cosa?”.

Nei racconti non si narra solo il male, ma anche le possibili ricostruzioni; in essi infatti sembra emergere il bagliore della speranza, è vero? “Questa è una cosa che lascio decidere ai lettori. Non vorrei sembrare troppo filosofico, ma la speranza in fondo è sempre presente nella natura umana, anche quando si crede di non averne più. La speranza è ciò che ci impedisce di ucciderci; a volte è un bene, a volte la si vive come il peggiore dei mali, perché diffonde in noi le metastasi dell’illusione. Eppure è sempre viva e pulsante in noi, anche quando stiamo al tappeto, piangendo, urlando e soffrendo per un destino avverso”.

La prefazione è stata redatta dalla scrittrice Antonella Cilento, come nasce la vostra collaborazione? “È da ottobre che studio sotto la guida di Antonella presso i suoi laboratori Lalineascritta e devo dire che è nata subito una forte empatia tra noi. È una donna eccezionale e mi ha sorpreso quando, chiedendole se volesse realizzare la prefazione per Macerie, mi rispose subito di sì.”

Quali sono le prossime date di presentazione del libro e dove si può acquistare? “ Il 24 marzo presso il centro polifunzionale L’Oasi a San Giovanni a Teduccio (Napoli). Centro realizzato dall’Associazione “Figli in Famiglia”, di cui mia zia Carmela Manco è presidente, e che opera da circa 23 anni sul territorio per la tutela dei minori e delle famiglie. Tutti gli autori sono impegnati a realizzare diverse presentazioni in tutta Italia. Potrete consultare il calendario sulla pagina Facebook di Macerie, e per chi volesse, il libro è disponibile presso il sito della Le Flaneurs edizioni, o su Amazon.”

Perché leggere Macerie? Ebbene si, vi sto invitando ad autopromuovervi… “Come direbbe Maddalena Costa “Marco, tu non sei bravo a venderti”. Ed è vero! Non lo sono. Ma se dovessi darvi un motivo per leggere Macerie, senza dirvi che bravissimi autori si sono impegnati e che esistono, a mio dire, racconti che sarebbero degni di grandi case editrici, allora vi direi che Macerie contiene racconti con un’anima. Posso dirvi che Macerie è un’antologia che è costata lacrime agli stessi autori ed è un libro degno di essere letto.”

La Cilento nella sua prefazione afferma che “Stiamo diventando tutti macerie”, sei d’accordo con questa sua definizione? “Credo che Antonella sappia il fatto suo e sono pienamente d’accordo con lei. La nostra società è governata da capre e seguita da caproni, chi non vuole piegarsi viene affamato ed esiliato in ogni modo. Siamo tutti pietrificati su noi stessi. Viviamo per un piacere effimero e quando crediamo di star costruendo qualcosa, lo stiamo facendo su macerie instabili. La nostra vita è fatta di un lavoro odiato, di affetti odiati, di cose che accumuliamo. Siamo simili a telespettatori inchiodati a una sedia che fissando una scena d’azione urlando “Ah, ma se ci fossi io lì”, senza accorgersi che si trovano lì e non stanno facendo niente che la loro vita sta svanendo in una routine fatta di frustrazioni, rancori, invidie, e dolore. Antonella ha menzionato Cortázar, in “Casa occupata”, degli “invasori” occupano una casa, recludendo i due abitanti in una sola stanza. Loro vanno via. Lasciano la casa tanto amata, rassegnandosi al destino crudele. Cortázar è stato un maestro di realtà. Più realistico (nella sua fantasia) di autori quali Carver o Bukowski, eppure mi piacerebbe che qualcuno avesse lottato per quella casa. Farlo significherebbe non essere “macerie”.

Marco, parliamo di te, scrivi romanzi, racconti storie crude e reali, hai uno stile molto particolare e crudo, quando nasce la tua passione per la scrittura? “Io scrivo da sempre, da quando ero bambino; dapprima poesie d’amore, poi racconti sulla scia di Bukowski e poi via con i romanzi, sto vivendo tanti cambiamenti negli ultimi anni. Il mio primo libro fu 20.000 leghe sotto ai mari. Avevo solo 10 anni quando lo lessi e da allora mi innamorai della lettura. Lessi tanti classici trovai la mia voce leggendo Shakespeare (a mio dire l’autore più completo di tutti), divorando tutte le sue opere. Fu però “Opinioni di un Clown” a dare il via alla mia vera passione. Quello che a oggi è il mio libro preferito. Da allora non mi sono mai fermato.”

Cosa rappresenta scrivere per te? “Cosa rappresenta per te respirare?”

Sei molto attivo in campo culturale, vuoi anticiparci qualche tuo progetto futuro? “Progetti futuri?  “Al momento ho “a terra” due romanzi: “Nuda” e “Lei” che rivedo di continuo. Sono dei mattoni di 520 pagine e 400 pagine che invierò solamente a grandi case editrici quando sarà il momento. Intanto sto finendo il mio ultimo romanzo, “La finestra chiusa” un libro forse più doloroso di tutti. Ho intenzione di scrivere una raccolta di racconti su Napoli, chiamata “Vicoli”.


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