Il Futuro? Solidale…

La sindrome di Nonna Papera: molestie, accettazioni e giochi di potere

La sindrome di Nonna Papera: molestie, accettazioni e giochi di potere

in Il Sociale/Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by

Il caso Weinstein sta scatenando un vespaio. E dividendo l’opinione pubblica in Pro e Contro

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria


Dopo lo scandalo degli esami comprati ecco alla ribalta il produttore che pretende favori sessuali in cambio di ingaggi. Roba vecchia come il cucco che ancora ci fa saltare dalla sedia e gridare all’onta. Un po’ come spacciare la scoperta dell’acqua calda per la novità dell’anno.
Quando ero bambina e cinguettavo di voler fare l’attrice perché riuscivo a imbrogliare i miei alla grande, mio padre diceva che nel cinema c’erano gli “uomini cattivi”; più tardi, in età adolescenziale, quegli stessi si sono trasformati in “uomini che sfruttano il loro potere per portarsi a letto le aspiranti attrici, molte delle quali non lo diventeranno mai, quindi levatelo dalla testa” (l’ultima parte, perentoria, non ammetteva repliche). Erano gli anni ’60 ahimè, un tempo tutt’altro che recente.
Di che ci scandalizziamo? E perché? Per un porco che sa di avere il coltello dalla parte del manico e lo maneggia a suo uso e consumo? Non è il primo, non sarà l’ultimo purtroppo. Harvey Weinstein, uno dei produttori più potenti di Hollywood, ha allungato le mani sul fior fiore delle star della celluloide del calibro di Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow, Mira Sorvino, Rosanna Arquette e, più di casa nostra, Asia Argento. C’è chi ha reagito negandosi, chi ha avuto la forza di dire no, di rischiare di perdere tutto (o quel poco di tutto, è sempre questione di misure) e chi invece ha subìto. Quindi, mentre l’eroina di Tomb Raider e la timida Pepper di Iron Man pare siano sfuggite al polpo grasso e laido della Miramax, la Argento non ce l’ha fatta. E ora, in questo mondo falsomoralista e ipocrita, la vittima diventa imputata.
Leggo che negli USA, scoperchiato il vaso di Pandora e sfondato il muro dell’omertà che aveva protetto il personaggio fino a oggi, gran parte delle attrici (il perché poi si siano tenute la posta per così tanti anni mi stuzzica il lato maligno) – ma anche personaggi di spicco come Michelle Obama e Hillary Clinton (che, accidenti, uno che di abuso di potere ne sa ben qualcosa se l’è tenuto nel letto) – hanno fatto corpo unico andando dritte come un caterpillar con i loro anatemi contro Weinstein.
Che poi (aperta parentesi): ma siamo sicuri che si tratti proprio di abuso di potere? Uno come Weinstein, Clinton, Hefner, Berlusconi, Briatore et similia che ci prova con star e starlette, chiamalo fesso… Lui propone, se poi ci stai sono fatti tuoi. Certo, se incombe la minaccia del “non lavorerai più da nessuna parte” allora la cosa si fa seria. E lì vorrei proprio vedere quante di quelle donne che oggi s’indignano per un pompino girerebbero sui tacchi e uscirebbero dalla stanza a testa alta (chiusa parentesi).
Qui da noi ci si scaglia contro la Argento volendo a ogni costo analizzare il perché e il percome, sul quanto sia deprecabile sfruttare il proprio corpo per fare carriera, su come sia biasimevole darla (solo) a scopo di lucro, sul come sia facile sfuggire alle avances e perché no, magari pure a un’aggressione (perché a parole siamo tutti eroi), una come lei che ha due pistole tatuate sull’inguine, una come lei dai trascorsi tutti sesso-droga-rock ’n roll, una come lei che di certo non le manda a dire, una come lei che…
Una come lei.
Ecco come il passato (e un’occhiata superficiale) disegna con inchiostro indelebile ciò che siamo, anche se non lo siamo.
E allora vi dico la mia: ognuno dovrebbe essere libero di pensare e agire come diavolo gli pare e piace quando si tratta del proprio corpo e della propria vita. La Argento non ha fatto male a nessuno se non a se stessa (forse). E che lo confessi solo oggi (come le altre, del resto) non cambia il peso di qualcosa eseguito non proprio per scelta bensì per condizionamento. Non dico costrizione, qui non si parla di stupro. E poco me ne cale se la cosa disturba la morale di chi non la dà o non l’ha data (o dato, s’intende).
Penso a chi non ce l’ha, una scelta, e a chi ce l’ha e la fa perché vuole a ogni costo quel barattolo in cima alla scala (che poi diciamolo, pure a darla così ci vuole coraggio, diamine). E non mi sento di giudicare nessuno. Sarà la saggezza dell’età. O forse è la vecchiaia.

Simonetta Santamaria è scrittrice, giornalista, motociclista, batterista e svariati altri “ista”; ama i gatti, i viaggi avventurosi e Stephen King (ma lui non lo sa).
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net
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