Il Futuro? Solidale…

La sindrome di Nonna Papera

La sindrome di Nonna Papera: riciclare! Anche la salma

in Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by

Che spreco finire putrefatti o bruciati: meglio creare un albero

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Pure la speme di Foscolo fuggiva i sepolcri. Ma, volenti o nolenti, là sotto ci finiremo tutti. Certo, l’alternativa è la cremazione che pure ha degli impedimenti di tipo religioso che secondo Famiglia Cristiana si tradurrebbero in banalizzazione del mistero della morte, sopravvento di atteggiamenti modaioli e/o new age rispetto alla fede con implicita ammissione di un dio cosmico e impersonale, e altre perle similari. La Chiesa non è d’accordo neppure sulla “privatizzazione” delle ceneri perché sottrae al mondo il richiamo alla precarietà di questa vita e al mistero dell’aldilà. Come se non ce lo ricordassimo già abbastanza senza necessariamente fare un pellegrinaggio settimanale al cimitero.
Chi mi conosce sa che amo i cimiteri in quanto custodi di storie, più che di salme. Ogni lapide ne racconta una, e se qualcuno si ferma ad ascoltarla è un po’ come tornare a vivere. Ma io sono una che scrive, e i cimiteri mi piace visitarli e non frequentarli per dovere di lutto. Odio pensare che sotto terra o infilato in una nicchia c’è un mio caro, mi deprimo in automatico, mentre il ricordo avvicina molto di più la morte alla vita.
Ondepercuilaquale, ho scelto la cremazione. Non voglio essere un ricordo triste sotto una lastra di marmo, e non voglio che nessuno si senta obbligato a venire a trovarmi solo perché sennò pare brutto che davanti alla lapide ci sono sempre gli stessi fiori mummificati. Niente di tutto questo. Voglio essere ricordata ogni volta che il pensiero rifletterà la mia immagine, senza obbligo di trasferta. E le mie ceneri gettate in un fiume, perché adoro i fiumi e il verde.
E, a proposito di verde, proprio mentre stavo per marchiare a fuoco le mie ultime volontà, ecco che mi spunta davanti la notizia dell’eco-sepoltura. Capsula Mundi, un progetto vivaddio tutto italiano che ti trasforma il caro estinto in albero. I creatori, Anna Citelli e Raoul Bretzel, definiscono la morte come un fenomeno naturale di trasformazione delle sostanze, un momento di ricongiunzione dell’essere alla natura, al suo perpetuo mutare, al di là di ogni implicazione culturale e religiosa. Non suona meraviglioso?
In breve funziona così: il corpo viene sistemato in una sorta di capsula a forma di uovo fatta con materiali biodegradabili che viene interrata, e sopra di essa si pianta un bell’albero a scelta del defunto. Col tempo le radici ingloberanno la capsula e i prodotti della decomposizione aiuteranno a nutrire l’albero. I cimiteri come Boschi Sacri dunque, e non più come orrende e invasive megacostruzioni di cemento.
L’aspetto ecologico del progetto è evidente: pensate che solo in Italia pare si taglino circa 50 km quadrati di bosco all’anno solo per fabbricare bare…
Nell’era del riciclaggio, dell’eco e del bio, una riflessione è d’obbligo. Purtroppo, se l’attuale legge sulle inumazioni si rifà al regio (quanto antico) decreto del 27 luglio 1934, mi sa che ce n’è ancora tanta di strada da fare per arrivare alle “sepolture verdi”. In caso non sopravvivessi tanto, allora bruciatemi ma, mi raccomando, evitate di infilarmi nella fornace in stato di morte apparente.
Nascondetemi, e aspettate la decomposizione.

Capsula Mundi: il sito

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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