Il Futuro? Solidale…

La sindrome Di Nonna Papera

La sindrome di Nonna Papera: l’insostenibile pesantezza del Natale

in Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by

Quella che ti fa desiderare una macchina del tempo… o un disintegratore laser.

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Bello, il Natale. Le sue luci, soprattutto. Ai primi di dicembre la mia casa si trasforma in una baita di montagna, tutta cespugli e pigne e stelle alpine. E luci. Una parata di lucine lampeggianti che fanno capolino un po’ dovunque e che incuriosiscono tanto i miei gatti (qualcuna è stata anche assaggiata). È l’atmosfera da casa di babbo Natale, quella ovattata della neve fresca e profumata di dolci caramellati, del fuoco acceso nel camino e delle melodie dei carillon.
Ma poi.
Come ogni medaglia ha due facce, ecco spuntare l’altro lato del Natale, quello funesto, snervante, quello che te lo fa maledire ogni volta che svolti il calendario su dicembre. I regali.
Maledetti regali. Abitudine consumistica che tende a triturare i maroni della maggior parte della popolazione senziente e che, in diretta proporzione all’avvicinarsi del D-day, riesce a trasformare anche un santo nel peggiore dei potenziali serial killer.
Diciamocelo senza ipocrisie né falsi buonismi: fiumi di soldi che se ne vanno per comprare le cazzate più disparate di cui non frega niente a nessuno. Ho detto fiumi, sì, perché a pensierino a pensierino ci fumeremo un paio di tredicesime (per chi ha la fortuna di averla, almeno una).
Poi, dal 26, inevitabilmente finiremo tutti nel gruppo di recupero postnatalizio “Vittime del Regalo dell’Ultimo Momento”. Sapete, quel tristissimo pacchetto con quella cosa orrida che non avremmo mai voluto ricevere… Che sia opera del marito (che va sempre di fretta perché lui lavora, mica lo sa che ogni anno arriva Natale, il tuo compleanno, e pure l’anniversario di matrimonio; e andiamo non si può pretendere che abbia anche il dono della preveggenza), parenti o amici, l’impulso è quello di tirarglielo in fronte senza pietà, e invece “uh, ma che carino, era proprio quello che mi serviva!”
E allora rivediamoci ridotte allo stremo, cariche di pacchi, magari sotto una pioggia torrenziale, con l’ombrello che ti si ribalta a ogni incrocio regalandoci una doccia gelata, sudate e sfatte, senza più un sorriso e con la cervicale che grida vendetta, pronte ad azzannare alla gola chiunque osi anche rivolgerti la parola, solo per cercare il meglio per tutti senza finire pezzente…
Segue serie di improperi irripetibili
Morale della favola: negozi affollati, prezzi impazziti, tasche svuotate, tempo atmosferico avverso, nervi scoperti… A una persona normale non può piacere tutto questo. Infatti alla mia amica Letizia piace. Lei comincia a comprare i regali di Natale ad agosto, in vacanza. Io mi ripropongo sempre di farlo (non ad agosto ma almeno a novembre, va’) però fallisco miseramente ogni anno.
Che ci posso fare, detesto i regali predefiniti. Un regalo dovrebbe venire dal cuore, non dal calendario o da una festa comandata. Perciò continuerò ad amare il Natale e a odiare i suoi cliché. Se potessi mi rifugerei in una baita di montagna per tornare nel consesso umano dopo l’epifania.
Detto ciò, comunque vada l’avremo sfangata anche quest’anno quindi: buon Natale a tutti! Gli auguri, quelli costano solo un pensiero e ci fanno sempre tanto, tanto bene.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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