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La sindrome di Nonna Papera

La sindrome di Nonna Papera: il gravoso peso di un gran paio di corna – 2 parte

in Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by

Il “gene PUT”: descrizione, azioni e controindicazioni

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

La scorsa puntata ho introdotto il cosiddetto “gene PUT”, elemento fondamentale in caso di tradimento. Vi spiego.
“Gene PUT”: particella cromosomica connaturata in alcuni DNA femminili che consentono al soggetto di infilarsi senza alcuno scrupolo nel letto di un uomo già impegnato sentimentalmente. Il gene acquisisce un + se l’uomo è sposato (quindi passato alla fase 2 del rodaggio di coppia) e un ++ se ha figli.
Il “gene PUT” si può anche riscontrare in esseri umani di sesso maschile ma trattasi di casi oggettivamente rari perché, come abbiamo detto nella scorsa puntata, l’uomo tende a essere più prudente e difficilmente si lancia in avventure dove non intravede spiragli di successo.
Notare che il gene, pur rifacendosi chiaramente al Mestiere più Antico del Mondo che di fatto era ed è tutt’oggi appannaggio femminile, non cambia se attribuito all’uomo. Perché di fatto non esiste un puttano. Al massimo lo si definisce “gigolò”, grazioso termine francese che, secondo il vocabolario Garzanti significa “giovane che si fa mantenere da amanti più anziane di lui; uomo che si prostituisce”. Quindi rimanda alla voce “prostituto” che, guarda un po’, trattasi di “termine non comune” relativo a uomo che si prostituisce, e la sua etimologia deriva da “prostituta”, al femminile.
Non è contemplato un puttano. Se la donna tradisce è sì una puttana, se l’uomo tradisce è cacciatore. Quindi “gene PUT” per tutti.
Ma visto che la mia amica Leni è la tradita e suo marito il traditore (il cacciatore avrebbe fatto bene a incontrarlo ubriaco e col fucile carico), analizzeremo il caso di pertinenza.
Non giudico. Ho un’opinione personale sul tema ma non giudico. Quello che contesto sono le modalità. La menzogna, amici, non dovrebbe essere contemplata. Sei stanco? Tua moglie è una janara e ti ha rotto le palle? Vuoi sparare le tue ultime cartucce da spirito libero? Le motivazioni sono grosso modo sempre le stesse e tutte lecite. Ma sparate da sedicenti cacciatori col coraggio di un coniglio, di quelli che imbracciano il fucile alla Rambo e poi si nascondono dietro le cannucce; di quelli che se qualcuno gli chiede “hai sparato tu?” rispondono “Chi, io? Nooo!” pure se la canna gli sta ancora fumando. La menzogna fa più male del tradimento stesso, fa più male delle pallottole. Forse è quello, il vero tradimento. Basterebbe un “cara, è stato bello ma è finita. T’ho voluto tanto bene ma ora il mio pisello mi porta verso nuovi lidi e io devo seguirlo come un rabdomante segue la sua bacchetta” e via da eroe, verso il tramonto con la mappatella sulla spalla e magari una cartucciera di Viagra. Invece no. Due piedi su due strade, e così continuano a camminare a cosce aperte finché non finiscono col culo per terra.
Il “gene PUT” presume una non-coscienza. Definisco coscienza quel lato umano che prevede il pensiero a chi sta dall’altra parte, magari ai suoi figli che potrebbero soffrire mentre i tuoi sono ignari, grassi e felici.
Io non potrei mai. Non potrei mai con un uomo impegnato. E ho molta pena per la mia amica Leni che dovrà affrontare il peggio della vita a 56 anni, quando invece avrebbe dovuto godere i frutti dei sacrifici, della dedizione, in una serena vecchiaia. Quindi le auguro di incontrare presto qualcuno che l’aiuti a dimenticare perché all’amore non si può dare né un tempo né un’età.
Tradimento: una parola così roboante per un qualcosa che si può innescare col peso di una briciola.
E concludo queste mie amarostiche riflessioni dedicando un pensiero del mio amico e sapiente scrittore Marco Proietti Mancini ai traditi, sperando che un sorriso possa portare sollievo, e ai traditori, che sappiano bene che dietro quella briciola c’è un tradito che soffre: “Chi nasce tondo non po’ mori’ quadrato. Ma chi nasce stronzo po’ mori’ ammazzato.”

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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