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Intervista alla giovane attrice Elisa Licciardi

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Ho sempre amato inventare storie e dare vita a personaggi della mia fantasia sin da piccola…

E’ come se una volta ascoltata quella voce, la strana creatura che prende vita dentro di me debba subito uscire fuori altrimenti si perde.

Un articolo di Rosaria Della Ragione
Un articolo di Rosaria Della Ragione

Da quanto tempo fai l’attrice?

EL: Ho iniziato a recitare a 18 anni, ma già dai tempi delle elementari stava nascendo inconsciamente dentro di me la passione per questo meraviglioso mondo che è il teatro. Mi ricordo ancora come se fosse ieri, la felicità che provavo quando le maestre ci comunicavano che era giunto il momento di preparare la recita di fine anno scolastico. Imparavo a memoria le parti di tutti e durante la recita se qualcuno si dimenticava una battuta gliela suggerivo senza farmi troppi problemi. Tornavo a casa da scuola ed iniziavo a ripassare a mente tutto lo spettacolo, ripetendo a voce alta le parti di tutti i miei compagni di classe imitando le loro voci. Si perché altra mia grande passione è fare le imitazioni. Imito da sempre chiunque abbia una voce particolare o un modo particolare di muoversi. E’ più forte di me, non riesco a trattenermi. E’ come se una volta ascoltata quella voce, la strana creatura che prende vita dentro di me debba subito uscire fuori altrimenti si perde. Quindi sì ho iniziato la mia prima scuola di recitazione a 18 anni trovando per puro caso un volantino nella cassetta della posta, ma mi stavo preparando già da prima.

– Che tipo di formazioni possiedi?

EL: Ho iniziato a recitare presso “L’Isola dell’Arte” un’associazione culturale molto accogliente che ha segnato il mio battesimo con il teatro. Si incomincia sempre timidi ed insicuri pensando di sbagliare ogni cosa, ma poi grazie all’aiuto dell’insegnante e dei compagni ci si inizia a sciogliere e lì parte il vero divertimento. La mia prima esperienza sul palco è stata con il gruppo dell’Isola capeggiato da Carlotta Piraino, un’attrice ed insegnante bravissima che ha dato il via a questo mio percorso. Successivamente sono approdata alla Fonderia Delle Arti di Giampiero Ingrassia e lì il timone della mia nave “Teatro” era guidato da Mauro Mandolini ed Ilaria Amaldi, due fantastici attori che in 2 anni di scuola mi hanno trasmesso la passione e la disciplina necessarie per crescere come attore. Con loro ho avuto modo di sperimentare diversi testi classici principalmente commedie, di Goldoni e Molière. Gli anni alla Fonderia sono stati ricchi di scoperte. Ho poi preso parte a diversi seminari tra cui uno sul “Re Lear” di Shakespeare, presso l’associazione culturale “Groucho Teatro”con Jean Paul Denizon, attore straordinario che attraverso esercizi di training mi ha trasmesso l’importanza del corpo per un attore e di ciò che possiamo esprimere anche senza l’ausilio della parola. Lo stesso fece Michael Margotta durante un seminario di training presso Teatro Azione, la scuola di Recitazione di Isabella Del Bianco e Cristiano Censi, nella quale mi sono diplomata a Luglio 2017. E qui veniamo alla parte più bella del mio percorso di crescita attoriale ed umano. Teatro Azione per me è stata non una semplice scuola professionale ma una seconda casa. Lì la mia valigia dell’attore si è riempita tanto.

– Attualmente sei impegnata in qualche progetto?

EL: Da due anni faccio parte di una compagnia teatrale amatoriale che si chiama “Oltre la Quinta”. E qui si apre un altro bel capitolo del mio viaggio all’insegna del teatro. Con loro ho portato in scena al Teatro Agorà in Trastevere “Rumors” di Neil Simon e “Rumori Fuori Scena” di Michael Frayn, due commedie brillanti che mi hanno dato la possibilità di sperimentare un genere di teatro a cui mi sento maggiormente incline. Arrivando ad un presente molto più vicino, sto lavorando con “La Bottega delle Maschere” diretta da Marcello Amici, una compagnia nata nel 1981 e che da ben ventidue anni porta in scena le opere di Luigi Pirandello a Roma durante l’Estate Romana. Attualmente stiamo preparando la ventiduesima edizione della Pirandelliana, che andrà in scena dal 10 luglio al 12 agosto presso la Basilica dei santi Bonifacio ed Alessio all’Aventino. Le opere su cui stiamo lavorando sono “Il berretto a sonagli” e “I Giganti della Montagna”. Sono davvero felice di quest’opportunità che mi è capitata perché Marcello è un regista e attore d’altri tempi, un vero uomo di teatro appassionato ma soprattutto innamorato del teatro e di tutto ciò che gli gira attorno. Sto avendo la meravigliosa opportunità di lavorare per la prima volta come aiuto regia e come attrice nel ruolo di “Nina Ciampa” nel “Berretto a sonagli”. Di più su questa Pirandelliana non posso svelarvi, vi tocca venire a vederci a teatro!!!

Elisa Licciardi Attrice
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– Sei interessata principalmente al teatro o ti piacerebbe lavorare anche nel mondo della televisione e del cinema?

EL: Ho sempre amato la recitazione e adesso che mi trovo in una fase di crescita e di formazione posso dire che non disdegnerei un ruolo in una fiction piuttosto che in un film, anche come semplice comparsa. Tutto è esperienza in questo mondo e sicuramente sia la televisione che il cinema potrebbero contribuire a farmi crescere. Però il mio cuore batte per il teatro. Molti prima di me lo hanno detto quindi potrò sembrare ripetitiva ma in teatro si respira la vita. C’è un’energia particolare che si instaura a partire dalle prove fino al giorno della prima. Non ci sono filtri o barriere ci sei tu davanti a te stesso e al pubblico e lì non puoi sbagliare devi fare centro, come si dice “O la va o la spacca”!. Ti senti attraversato da mille emozioni diverse che non sono veicolate da una macchina ma arrivano dirette al pubblico e quest’ultimo, se ha di fronte a se un bravo attore le percepisce tutte. Ve lo posso assicurare da spettatrice che ha riso e si è commossa tante volte di fronte ad altri esseri umani che su quel palco hanno deciso di condividere con noi spettatori una parte della loro anima e dell’anima del personaggio a cui hanno dato vita e di conseguenza ad una parte dell’anima dell’autore di quell’opera. Con ciò non voglio dire che il cinema non emozioni anzi dovreste vedermi quando un film mi piace come vado in estasi, oppure come mi dispero se quel film tocca delle corde particolari.

Secondo te, qual è la differenza sostanziale tra questi tre macro mondi artistici?

EL: A mio parere questi tre marco mondi artistici hanno le medesime funzioni sia di intrattenimento che di riflessione. Ognuna utilizzando il proprio linguaggio. Bisogna pur dire che al giorno d’oggi tutto è cambiato ed anche queste tre realtà si sono dovute adeguare ai numerosi cambiamenti della società. Personalmente non guardo molto la televisione perché non mi trasmette nulla e il suo linguaggio non mi piace. Per linguaggio non intendo il modo in cui vengono utilizzate le parole, ma ciò che essa trasmette, i messaggi che manda. Purtroppo la maggior parte dei programmi che ci vengono proposti oggi, servono solo a distrarre le persone dal quotidiano, a creare falsi miti e false speranze. Inevitabile il paragone con il passato dove invece il ruolo della televisione era sì educativo. E’ chiaro che il momento difficile che sta attraversando la nostra società odierna si riflette poi con l’arte che da sempre fa da specchio. Per questo spero che si possa uscire presto da questo tunnel e che venga valorizzato sempre di più il buon teatro e il buon cinema, attraverso quei film e quegli spettacoli che una volta finiti ti lasciano con tanti punti interrogativi che ti porti dietro per giorni. Ci pensi e ci ripensi, rifletti, capisci e ti emozioni. Senza neanche accorgertene stai nutrendo il tuo artista interiore.

Elisa Licciardi Attrice
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Quando hai capito di voler percorrere questa strada?

EL: Ho sempre amato inventare storie e dare vita a personaggi della mia fantasia sin da piccola. Era un gioco ed è un gioco che tutt’ora mi rilassa e mi mette di buon umore. Da quando misi piede nella mia prima scuola di teatro, sentii da subito che quello era il posto giusto per me, che mi avrebbe consentito di esprimermi nonostante la timidezza. Ma il giorno in cui ho avvertito forte e chiaro dentro di me che non avrei potuto intraprendere altra strada se non questa, è stato un pomeriggio in accademia alla fine di una serie di esercizi emotivi svolti con gli altri compagni. Mi ricordo tutto nel dettaglio: sala buia, palcoscenico illuminato da un solo riflettore, come musica di sottofondo “Let It Be” dei Beatles. Siamo saliti uno per uno sul palco e rimanendo in piedi sotto il cono di luce ci siamo aperti a “stella” spalancando le braccia e respirando. In quel preciso istante ho permesso al mio corpo di esistere, di lasciarsi andare alle emozioni e di respirare. Ho capito che in quella dimensione in cui bisogna arrivare a creare una realtà verosimile, paradossalmente mi sento me stessa, mi sento libera di essere per quella che sono senza paura perchè lì posso esistere e mi sento libera di vivere senza alcun tipo di condizionamento. E da quel giorno, quando ho i miei momenti “no” in cui mi sento inadatta, incapace e via dicendo, ripenso sempre a quel pomeriggio, che mi è stato utile non solo a teatro ma soprattutto nella vita.

La tua famiglia ti ha sostenuto dal primo momento o all’inizio preferivano avessi studiato altro?

EL: Posso ritenermi fortunata perché ho una famiglia alle spalle che mi appoggia e mi supporta in questo mio percorso. Certo ci sono stati,ci sono tutt’ora e ci saranno momenti difficili, ma sono contenta perché i miei genitori sono sempre stati disponibili a venirmi incontro per aiutarmi. Mi ripetono spesso di non perdere di vista gli studi. Frequento il primo anno di magistrale Dams, percorso teatro,musica e danza ed ho conseguito la laurea triennale sempre in Dams due anni fa. Devo ringraziare tanto soprattutto mia madre che con la sua grande forza mi ha spinta a non mollare mai nei momenti di difficoltà in cui mi sono trovata durante il periodo di studi. Se ho raggiunto alcuni traguardi, oltre che a me stessa, lo devo anche a lei che non ha mai mollato un istante. I miei genitori mi hanno insegnato che è importante avere degli obiettivi nella vita per sentirti vivo. Ma soprattutto mi hanno insegnato che gli impegni presi vanno portati a termine senza mai lasciare nulla indietro.

Con quale regista ti piacerebbe lavorare?

EL: Se posso permettermi di sognare un po’, teatralmente parlando mi piacerebbe lavorare molto con Gabriele Lavia. Ho visto alcuni dei suoi spettacoli a teatro tra cui “Sei Personaggi in cerca d’autore” all’Eliseo, che ho amato tantissimo, come del resto amo Pirandello. Non lo conosco di persona ma ho avuto modo di vedere qualche sua intervista su youtube. Nei miei sogni mi piacerebbe lavorare con lui perché oltre ad essere un attore straordinario è un regista preciso, esigente che vuole ottenere sempre il massimo dai suoi attori e infatti poi sul palco tutto ciò viene magnificamente fuori. Con lui si va a fondo a scavare nella vita dell’autore, nell’opera e in tutti i personaggi che ne fanno parte. A fine prova magari arrivi stremato ma solo in questo modo si può creare qualcosa di meraviglioso.

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Che personaggio sogni di interpretare?

EL: Continuando a volare sulle ali della fantasia e dei sogni, desidererei tantissimo poter interpretare un giorno il personaggio di “Lady Macbeth”. I colleghi teatranti potrebbero storcere il naso o pensare che me la stia cercando, perché è risaputo che il “Macbeth” di Shakespeare si porta dietro una serie di leggende e racconti che lo dipingono come una tragedia carica di magia nera e quindi non proprio di buon auspicio. Ma a Teatro Azione ho avuto modo di lavorare questo meraviglioso personaggio durante la preparazione dello spettacolo di fine anno ed è stato meraviglioso. Considero Macbeth una delle tragedie più belle di Shakespeare proprio perché scava negli abissi più profondi dell’animo umano. Entrare nella psicologia di questa donna, forte quasi mascolina e allo stesso tempo fragile e debole, mi ha fatto capire ancora di più quanto complessi siamo noi esseri umani e quanto le nostre passioni, ambizioni o desideri possono spingerci alla crescita o alla distruzione.  

Cosa ti colpisce maggiormente in un film/serie/fiction?

EL: Non guardo molto fiction e serie tv, sono più appassionata di spettacoli dal vivo e di film. Un film mi piace molto quando mi affeziono morbosamente ad un personaggio perché in lui rivedo magari in piccola parte un qualcosa che mi riguarda o che magari riguarda qualcuna delle persone a me più vicine. Un ruolo fondamentale è giocato dalla colonna sonora. Io poi ho la lacrima facile quindi non è difficile farmi emozionare! Un film per piacermi deve lasciarmi con una strana sensazione dentro, quasi come un “vuoto”, il sentire la sua mancanza perché è finito e desiderare che continui all’infinito.

Una serie ed un film che porti nel cuore?

EL: Un film che porto e che porterò sempre nel cuore è “La Strada” di Federico Fellini. Non so’ quante volte io l’abbia visto e quante volte mi sia commossa. Nonostante non abbia avuto la fortuna di conoscere Fellini non lo ringrazierò mai abbastanza per aver dato vita al personaggio di Gelsomina, cucito su misura per Giulietta Masina, straordinaria interprete. La Strada è un film che richiama ad una malinconica tenerezza, ad un bisogno di affetto, protezione ed amore. Gelsomina è il nostro” io” bambino che tutti noi abbiamo, ma che spesso lasciamo lì da solo. Probabilmente è proprio questo sguardo innocente e malinconico che pervade l’intero film, ad aver fatto breccia nel mio cuore.

Come e dove ti vedi tra qualche anno?

EL: Questa è una bella domanda per una come me che non sa neanche cosa mangerà domani a pranzo! Scherzi a parte, tra qualche anno sogno di vedermi realizzata come attrice e girare il mondo con la mia compagnia. Costantemente in viaggio a “spacciare” arte e vita. Mi auguro di poter vivere sempre quella meravigliosa frazione di secondo che ti sembra lunga un’eternità, dietro le quinte, che precede l’andata in scena, nella quale tu e i tuoi compagni diventate parte di un unico grande cuore che batte.

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