Il Futuro? Solidale…

IL CASO “THE PLACE”

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Il caso “The Place”. Promessa mantenuta?


THE PLACE… Tra disagi dovuti al meteo ed elezioni alle porte, quale modo migliore per distrarsi dal malumore se non godere di un un film a casa tra pop corn e pepsi???

un articolo di giulia fiume
un articolo di Giulia Fiume

“Sono una suora! …Mi sta chiedendo di andare con un uomo. È una richiesta Assurda!”

“Lei mi ha appena chiesto di ritrovare Dio!”

Che sia la copia di qualcosa (e cioè un adattamento della serie tv statunitense “The Booth at the End”) o anche “la brutta copia” come ho sentito dire, ha comunque raggiunto l’ obiettivo di farne parlare.
Oltretutto l’attesa era altissima considerato il successo di “Perfetti sconosciuti” (film che ho AMATO!).

Stiamo parlando del tanto discusso “THE PLACE”!!!

Fino a che punto l’essere umano è in grado di spingersi pur di appagare l’urgenza.
Il tema è riassumibile nel famoso “patto col diavolo”, esempio spicciolo: la tua anima in cambio della vita eterna.
Nel caso specifico, la richiesta compromette la felicità altrui in cambio di qualcosa per se.

Certo è che non manca di gusto, cosa per cui Genovese si è sempre contraddistinto, ma tendando di spiegarmi i commenti da parte di amici insoddisfatti, ho recuperato il dvd ed ho tratto qualche conclusione.
Scendo nel dettaglio avanzando probabilità, non certo assoluti.

Probabilmente un Mastandrea che, se da una parte il naturalismo e’ indubbiamente una qualità, dall’altra lo riduce FORSE ad una interpretazione “piccola” rispetto a ciò che è in grado e che raggiunge sul finire.
Spostiamoci su Rocco (Papaleo) e qui la questione non è interpretativa.
Non è FORSE vero-simile che un meccanico (ed intendo lo stereotipo) si confronti con un linguaggio così alto o che abbia una capacità di ragionamento così articolata, e questo linguaggio cozza ancor più se la richiesta (plausibilissima) sia di trascorrere una notte di sesso con la sua porno-star del cuore.
Non me ne voglia la categoria, ma in aula dicono che il cinema debba raccontarsi chiaramente e lo stereotipo appunto, a meno che non lo si giustifichi narrativamente, ha delle regole.
Lo sviluppo del rapporto è decisamente più appagante per quanto stonato perché dal risvolto inquietante.

Borghi ci piace, giusto FORSE un appunto sulla mancata attenzione durante il primo incontro, alla specchiatura dell’occhiale da cieco che bagnata dal sole ha tradito (o comunque così sembrerebbe) qualche occhiata da vedente rispetto all’ immobilità vuota che mantiene lungo il percorso. Si conferma un ottimo attore, sfuggendo dalla solita caratterizzazione grazie al Genovese.
Nulla si può dire della Ferilli che aderisce dolcemente al personaggio di Angela, anche se troppo poco è stato concesso ad un interessante “gioco del silenzio” tra lei e Mastandrea, sarebbe FORSE bastato farlo durare di più ed anticiparlo con una maggiore cortesia da parte del protagonista, o al contrario meno insistenza da parte di lei ?

Altrettanto azzeccata e decisamente la mia preferita “Suor” Alba, il cui personaggio vanta della linea narrativa più avvincente.
Una storia che risulta accessoria, o comunque a servizio è quella interpretata da Vinicio Marchioni, FORSE perché la finzione attoriale proposta non ha lasciato grande spazio all’empatia.
Giallini “a casa” ed azzeccato nell’interpretare il ruolo del poliziotto corrotto ed in cerca di redenzione, Muccino salvo in calcio d’angolo dopo un ingresso incerto, brave la Puccini e di più ancora la D’Amico.
Saranno i momenti di eccessiva retorica (e c’è chi la trova rassicurante), o la regia che chiude quadri in dissolvenza (scelta cosciente), o anche l’immenso precedente cinematografico ad aver lasciato insoddisfatti alcuni spettatori? Ma non lo direi un film non riuscito.

Splendida la fotografia di Fabrizio Lucci.


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