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Carola Rackete, la decisione del Gip Vella, uccide la fiducia del Paese

in Alberto Marolda Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by

Carola Rackete è libera, lo sapete, ed il Gip Alessandra Vella, ha decretato il De Profundis della Giustizia in Italia

Perché la decisione del giudice Alessandra Vella, il GIP di Agrigento, di revocare la misura di custodia cautelare per Carola Rackete, è così importante, e secondo noi ammazza definitivamente la fiducia del paese nel proprio sistema giudiziario?

13 Pagine di Dispositivo per un risultato enorme, chissà se la Giudice Vella abbia veramente capito cosa implicasse la sua decisione, non solo la Politica, ma la Forza di una goccia sull’orlo di un vaso già troppo pieno…

Una Nota del Direttore Alberto Marolda
Una nota di Alberto Marolda

Carola Rackete, secondo la Vella, ha compiuto il proprio dovere di Capitano, portando in salvo i migranti nel più vicino e idoneo porto sicuro, ma, purtroppo per lei, non era questo in discussione. Questa è propaganda politica sulla quale il Giudice Vella argomenta, e sulla quale tesi si può ovviamente discutere, ma il problema è che non erano questi i Reati contestati dai PM di Agrigento alla “Capitana” tedesca.

Vi ricordiamo che, per l’arrestata, si parlava di violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione, “resistenza o violenza contro nave da guerra“, reato che prevede una pena dai tre ai 10 anni di reclusione, e di “tentato naufragioprevisto dagli articoli 110 e 428 del codice penale, sanzionato con la pena massima di 12 anni.

Non si parlava di conduzione o di salvataggio di Migranti, qui, ma si parlava di aver forzato un blocco, la cui liceità o opportunità non andava discussa nel procedimento in mano al GIP, ma in Parlamento, ed in discendenza della qual forzatura, l’aver tentato di attraccare con la forza assassina di 500 tonnellate di nave, ad una banchina che era occupata dal leggero naviglio, 7 tonnellate, della GDF. Qui il video… Una pesante mazza da muratore contro una noce… forse se i PM l’avessero presentata cosi, sarebbe risultato più chiaro, e se forse al posto della GDF, ci fosse stata attraccata la barchetta del sign. Panecuocolo Vincenzo, magari a dormire in cuccetta insieme alla consorte Rosalia Esposito, sarebbe stata ancora più chiara, la lucida e preordinata follia politica della Carola Rackete.

In un periodo nel quale la fiducia residua del Paese nella Magistratura è pressoché azzerata, per colpa della massa di letame che sta uscendo dal telefono del Giudice Luca Palamara, la Giudice per le Indagini Preliminari di Agrigento, Alessandra Vella, decide di non decidere nello specifico, revocando la custodia cautelare alla Rackete, ritenendo le notizie dei Crimini tutte campate in aria, e scrivendo una sentenza politica che, di fatto, parla più del Decreto Sicurezza Bis, che di quanto è accaduto veramente sulla banchina del Porto di Lampedusa.

Tutte balle le tesi dei PM, inclusa quella della Nave da Guerra offesa, scrive infatti la Vella: “in merito al reato di resistenza e violenza a nave da guerra, le unità navali della Guardia di Finanza sono considerate navi da guerra solo quando operano al di fuori delle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia una autorità consolare“.

Sofismi o cosa?

Anche per il reato di “tentato naufragio”, lo schiacciamento della noce della Guardia di finanza, è derubricato, spiegato e banalizzato dalla GIP: “…da quanto emerge dal video, deve essere molto ridimensionato, nella sua portata offensiva, rispetto alla prospettazione accusatoria fondata solo sulle rilevazioni della polizia giudiziaria“… ma l’ha visto davvero il video? E cosa avremmo detto, invece, ai figli del Panecuocolo e della Esposito, uccisi dalla folle manovra della Rackete? Più banalmente, se il motore della noce GDF, non avesse risposto con prontezza, cosa avremmo detto alle vedove dei Militari? Ah, già, non sono Militari, ricordatevene la prossima volta che vi fermano, e contestano qualcosa, la Giudice Vella ha sentenziato che non sono Militari.

Anche il reato di “resistenza a pubblico ufficiale” deve ritenersi “scriminato per avere agito l’indagata in adempimento di un dovere. Il dovere di soccorso dei naufraghi non si esaurisce con la mera presa a bordo dei naufraghi, ma nella loro conduzione al porto sicuro più vicino“.

La folle idea assunta dalla comandante della Sea Watch risulta quindi “conforme alle raccomandazioni del commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa e a recenti pronunciamenti giurisprudenziali“.

Politica questa? Si, la GIP entra anche nel merito dei cosiddetti Porti più o meno sicuri, e tutte le valutazioni della Rackete, sono condivise dal Giudice, perché nel dispositivo si legge anche: “In Tunisia non ci sono porti sicuri e conformi alla convenzione di Amburgo” e “secondo cui Malta non ha accettato le previsioni che derivano dalle modifiche alla convenzione Sar del 2004“, concludendo con una bella sottolineatura non necessaria, secondo la quale la scelta della Capitana sarebbe stata presa “avvalendosi della consulenza dei suoi legali“.
Politica? Giudizio sui fatti? Decidete voi, ma non lamentiamoci quando qualcuno si sentirà autorizzato, banalmente, a prendere a schiaffi un militare della GDF, perché, tanto, Militare non è…
Ed ora la Rackete scappa? Forse, ma forse no, visto che serve per destabilizzare, il suo compito non sembra terminato.
Ne riparleremo, perché come detto, lo Spettacolo, evidentemente, è solo iniziato, ne vedremo davvero delle belle…
Ah, dicesi GIP: Il giudice per le indagini preliminari (o GIP) è un soggetto del procedimento penale italiano. Interviene in determinate procedure, nella fase delle indagini preliminari, a garanzia della legalità delle stesse, esercitando dunque una giurisdizione di garanzia.
Le funzioni attribuite al giudice per le indagini preliminari sono preordinate a garantire l’indagato nella fase delle indagini preliminari. Fra i provvedimenti più importanti del GIP vi è l’ordinanza per applicare una misura cautelare su richiesta del pubblico ministero.
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