Il Futuro? Solidale…

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Barbara Eramo, una storia da raccontare… Intervista e video…

in Anna Lamonaca Blog/In Evidenza/La Musica/Pianeta Donna by
Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Barbara Eramo, cantante, artista, raccontiamola…

Abbiamo incontrato l’ammaliante cantante in occasione del prossimo evento che la vedrà ospite  di Cafè Loti  presso l’Auditorium Parco della musica di Roma il 18 gennaio…

Viso luminoso, occhi trasparenti, una storia da raccontare, la musica è la sua vita, il linguaggio preferito che lei usa per interagire col mondo o per prenderne le distanze, quando serve. Tutto questo è Barbara Eramo, cantante tarantina dalla carriera ricca di soddisfazioni, successi e nuovi progetti work in progress, la talentuosa interprete ed autrice si racconta al nostro giornale in una interessante intervista:

Partiamo dalle origini e facciamo un excursus nella tua carriera, quando hai capito che nella tua vita avresti fatto la cantante?  “Diciamo che è stata una conseguenza naturale dovuta al fatto che ho cominciato ad esibirmi in pubblico a 15 anni e non ho mai piu smesso. A 19  anni mi sono trasferita a Roma (sono pugliese della provincia di Taranto Ginosa Marina) per iscrivermi all’università, ma era chiaro per me ed in fondo anche per i miei genitori che si trattava di un alibi: andavo a Roma per concretizzare questa passione e quindi ad un certo punto , guardandomi indietro ho potuto constatare che si, avevo fatto una scelta di vita.”

Negli anni ’90 con Passavanti  vinci il premio della critica nella sezione giovani del Festival di Sanremo, in seguito esce l’album “Oro e Ruggine” vuoi parlarci di queste esperienze?

“Farne un sunto è difficile, ma ha sicuramente creato un evento consistente nella mia vita professionale. E’ indubbio che la mia vita musicale e forse non solo, si divide in “prima” e “dopo” Sanremo. Penso di non aver mai vissuto per così tanti giorni di seguito un’emozione così forte, misto di felicità e terrore. Bellissimo ricordo ed anche un po’ doloroso non posso negarlo, ma di un dolore ormai quieto in qualche modo risolto, compensato dalle tante esperienze bellissime e palchi vissuti in seguito che hanno stemperato la delusione di quel sogno rimasto sospeso.”


Hai collaborato con Bacalov nel brano “L’amore promesso” colonna sonora del film “Milonga”; sei interprete ed autrice di colonne sonore per il cinema e la televisione ed hai cantato anche in quella del film “Tale of Tales” di Garrone, certo si può dire che sei sicuramente un’artista eclettica oltre ad interpretare sei autrice e collabori con musicisti, quali di questi ruoli preferisci?  “Indubbiamente il mio strumento è la voce  quindi amo farne uso in qualunque veste musicale, per comporre mi accompagno con diversi strumenti – piano, chitarra, ukulele o sovrapposizioni vocali, ma a volte sono sufficienti anche solo una passeggiata nella natura ed il vento, dipende dal momento e dall’ispirazione comunque mi  piace comporre o poter collaborare alla scrittura non solo essere interprete.”

Nel 2008 è uscito il tuo album solista “In Trasparenza” perché questo titolo? “ Ho scelto questo titolo perché mi mostravo  intimamente scegliendo di cantare quei brani, quelle melodie e quei testi. Non ho prestato ascolto, dal punto di vista delle intenzioni discografiche , alle hit radiofoniche o discorsi di questo tipo…seguivo ciò che mi piaceva davvero, come è sempre stato del resto e come desidero che sia sempre.”

Nel 2010 è uscito il tuo Cd “Oriental Night Fever” realizzato insieme al musicista produttore francese Hector Zazou e a Stefano Saletti. Raccontaci di questo progetto …

“Hector Zazou è stato uno dei musicisti più importanti al quale devo infinitamente per la mia formazione musicale. L’ho conosciuto quasi per caso a Parigi, grazie alla mediazione di un amico. Volevo ascoltasse la mia musica perché amavo il modo in cui lavorava sul suono il suo disco “Les chansons des mers Froid” mi ha letteralmente folgorato ed ospita artisti come Bjork, Laurie Anderson, ha lavorato con David Sylvian, Ruky Sakamoto per me era una specie di leggenda vivente. Dopo tre anni mi ha proposto di fare questo disco insieme ed immagina la mia felicità. Purtroppo durante la lavorazione è venuto a mancare e forse solo dopo mi sono resa ancor più conto dell’immensa fortuna che ho avuto ad aver lavorato con lui. Lo penso spesso e credo che anche grazie a lui ho preso il coraggio in seguito di realizzare il mio disco “Emily”.

Uno dei tuoi più recenti progetti è “Emily”, un concept album di tue composizioni su  poesie di Emily Dickinson come nasce  e perché hai scelto proprio questa poetessa?

La fascinazione è stata leggerla e cantarla immediatamente, è di una musicalità sconvolgente. Una scrittura non immediata la sua, ma se aggiri il filtro della ragione ti arriva dritta in pancia. Questo mi ha colpito: il senso mistico della natura intrisa al tempo stesso di umanità e viceversa, questa esplosione di vita ed inoltre la sua assoluta contemporaneità, il suo linguaggio immaginifico ma mai melenso. E’ stato ancora più sconvolgente quando poi, leggendo la sua biografia, ho scoperto che viveva come una reclusa dentro casa. Sembrava famelica di vita, ma la viveva solo dentro di sé. Ho in comune con lei questo modo intimo, privato, di vivere in disparte le passioni; anche un certo senso di inadeguatezza al mondo e l’idea di costruirsene uno “tutto per sé” grazie all’immaginazione tuttavia non potrei mai rinunciare all’esplorazione del reale, per lo meno per come sinora mi conosco”.

Hai collaborato con tanti artisti, ma è difficile schierarsi da solista nel panorama musicale italiano? “Si , sempre più. I talent certo non aiutano, è la famigerata fabbrica delle illusioni. Molti giovani, anche dotati, spesso sono costretti a rivolgersi a questi programmi per cercare una propria collocazione nel mondo della musica, ma questi format vanno a discapito dell’arte e della sua funzione fondamentale che dovrebbe essere quella di elevare l’anima dall’ordinario. Siamo diventati tutti dei prodotti da scaffale per questo mi sono rivolta ad un circuito diverso, indipendente. E’ faticoso, ma mi permette di scegliere quello che voglio cantare e questo è impagabile e non c’è fama che tenga.”

Mescoli molte sonorità e stili come mai questa mescolanza? “Per mantenere vivo l’amore per questo lavoro. La mia indole musicale mi porta ad avere un approccio essenzialmente emotivo, curioso ed esplorativo – ed aggiungo poco ortodosso. Il mio modo di immergermi nella musica è totalmente esperienziale, non accademico. E’ così che ho formato la mia personalità musicale. Sono passata attraverso varie passioni dall’adolescenza ad oggi, grazie ad artisti che mi hanno illuminato: per questa ragione non amo chiudermi stilisticamente perché ho sperimentato molto spesso la bellezza della folgorazione che nulla toglie alle precedenti, anzi! Ogni volta scopro possibilità espressive diverse che aggiungono ed espandono l’ispirazione. Di fondo c’è una sorta d’inquietudine, un non accontentarsi o adagiarsi troppo… Mantenere vivo l’amore per la musica appunto.”


 Quali sono i tuoi progetti per il futuro?Parliamo dei prossimi appuntamenti …

“Sto raccogliendo le idee per il prossimo disco, è tutto ancora embrionale, ma comincio ad intravedere la luce. Proseguo l’attività concertistica – il 18 gennaio sarò ospite del Cafè Loti all’Auditorium parco della Musica di Roma, il 9 febbraio sarò con la mia band in concerto a “Na Cosetta” a Roma zona Pigneto, a marzo saremo a Padova e Lago di Garda ed a giugno all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi ospite del pianista jazz Nico Morelli –  inoltre voglio continuare a portare la mia musica all’estero perché trovo molti stimoli umani e creativi grazie ai viaggi. Unire queste due passioni, musica e viaggi, mi fa dire grazie alla vita ogni volta.”

Barbara Eramo...


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