Il Futuro? Solidale…

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Pepsi Popcorn

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Dalle stragi di Capaci e Palermo a Mafia Capitale

in Eventi/Il Sociale/Pamela Crusco Blog by
mafia locale

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

 

A Roma la mafia non esiste” dicono i legali di Buzzi e Carminati. “Anche a Palermo non esisteva” risponde Roberto Saviano

Domani 21 Giugno 2017, a due giorni dal venticinquesimo anniversario dalla morte in via D’Amelio, a Palermo, di Paolo Borsellino e della sua scorta ( Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina), potremo assistere presso i giardini di piazza Bologna a Roma ad un dibattito intitolato “Nuove mafie e mafie locali”.
A partecipare all’evento saranno Federica Angeli, giornalista de “La Repubblica” sotto scorta dal 2013 per la testimonianza su uno scontro a fuoco avvenuto ad Ostia; Francesca Danese, portavoce del Forum terzo settore del Lazio; Guglielmo Muntoni, Magistrato e Presidente della sezione Misure di Prevenzione, che si occupa della gestione patrimoniale legata a Mafia Capitale; Alfonso Sabella, Magistrato e Giudice della sezione GIP- GUP del Tribunale di Napoli, in passato sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo e assessore alla legalità per il comune di Roma proprio nell’anno dello scoppio del caso di Mafia Capitale.
A moderare l’incontro Lucrezia Colmayer, assessora alle politiche giovanili e Gianluca Bogino Presidente della Commissione Politiche Giovanili.

Il dibattito coincide anche con la sentenza di poche ore fa che condanna i due protagonisti di Mafia Capitale Salvatore Buzzi e Massimo Carminati rispettivamente a diciannove e venti anni di carcere insieme ad altri collaboratori con le accusa di associazione a delinquere, estorsione, turbativa d’asta e corruzione.
Condanna slegata dall’aggravante dell’associazione di stampo mafioso 416 bis e meno severa rispetto alle richieste dell’accusa per quanto riguarda la durata ma comunque corredata dalle restrizioni del 41 bis.

Il 23 Maggio in ricordo della strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e la scorta che li accompagnava (Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani), la Rai ha trasmesso uno speciale dedicato ai due magistrati.
E se ogni territorio ha la “propria mafia” così Carmen Consoli ci racconta la sua Sicilia

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The Rocky Horror Picture Show a Villa Pamphili

in Il Cinema/La Cultura/La Musica/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
rocky horror
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

The Rocky Horror Picture Show in scena il 29 giugno alle ore 18:00 al teatro Scuderie Villino Corsini con ingresso libero.

E se la vostra auto avesse un guasto al motore nel bel mezzo di un bosco, sotto uno spaventoso temporale, a chi chiedereste aiuto?

Un eterogeneo gruppo di cantanti/ attori metterà in scena uno dei musical più trasgressivi della storia il Rocky Horror Picture Show.
Vi immergerete in un luogo ameno poiché il teatro si trova all’interno di Villa Pamphili; ma assisterete ad uno spettacolo che ha davvero poco a che vedere con l’atmosfera bucolica che si respira tutto intorno.
Entrando da via di San Pancrazio e percorrendo, all’interno della villa, via 3 Giugno si arriva alla costruzione del teatro.
La messinscena si ispira al film del 1975 con Tim Curry, Susan Sarandon e Richard O’Brien e vedrà come protagonisti gli allievi che hanno partecipato ai corsi di musical che da anni Cecilia Amici gestisce presso la Scuola Popolare di musica Donna Olimpia spesso coadiuvata da Carmine Ginnetti Quintiliano e David Petrosino

Nel ruolo di Frank ‘n’ Furter vedremo Maria Carolina Luzzo, in quello di Riff Raff Anita Marconi; il ruolo dei due coniugi Brad e Janet sarà affidato a Davide Marcelli e Linda La Veglia, Magenta e Columbia saranno interpretate rispettivamente da Lorena Alferoni e Giulia Ammazzalamorte; Alba Ciacco interpreterà Betty che all’inizio della pellicola sposa Ralph, interpretato da Gennaro Catapano, lo stesso attore che poi interpreterà Rocky, il frutto delle sperimentazioni di Frank; doppio ruolo anche per Letizia Troise che vedremo sia nei panni di Eddie che in quelli del dr. Scott.

Noi siamo andati ad intervistare Cecilia e ci siamo fatti raccontare non solo come sarà questo spettacolo ma anche come si svolge il suo laboratorio di Musical che già da dopo le vacanze estive ripartirà con un nuovo progetto.

Nella nostra intervista avete un assaggio dello spettacolo grazie a qualche scena rubata durante le prove, ma l’atmosfera un po’ tetra che respirerete durante la visione del Rocky Horror non possiamo raccontarvela, e quindi invitandovi ad andarlo a vedere vi lasciamo con una delle scene più famose del film!

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Transformers – L’ultimo Cavaliere… o forse no?

in Il Cinema/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
transformers 5
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Transformers, siamo al quinto capitolo, e ci chiediamo se questo film segnerà la fine della saga.

 

Il cinema in solitaria è una scoperta segnante nella vita: quando vai a vedere un film con qualcuno a volte si rischia di relegare la proiezione al marginale ruolo di sfondo; quando sei sola con le immagini l’esperienza cinematografica ha tutto un altro sapore, ci sei solo tu è il film che stai guardando e in qualche modo ne diventi parte.
Se scegli di farti accompagnare devi considerare due punti fondamentali:
1) non è detto che tu possa scegliere cosa andare a vedere
2) nel momento in cui ti siedi già sai che, in caso il film non ti piaccia, non potrai alzarti e andartene via.
Il caso peggiore, e naturalmente è il mio caso, si presenta quando il tuo accompagnatore è un uomo.
Vietati i film d’amore: sono da femminuccia.
Vietati gli horror: loro sono maschi alpha, non possono rischiare di farsi vedere nel panico.
Vietati i polpettoni d’autore: non puoi mica farli annoiare.
E allora ti ritrovi in una sala piena di ragazzini urlanti, tutti eccitati per l’uscita di niente meno che Transformers 5,  il quinto capitolo dei film ispirati ai giocattoli Hasbro.
Senza sacrificio non può esserci vittoria” (per citare il film)
Ho confidato nel mio spirito critico e nell’idea che film del genere siano studiati per coinvolgere lo spettatore sin dalla prima scena.
Transformers – l’ultimo cavaliere non è niente di tutto ciò.

Il film inizia come un fantasy medievale ispirato al ciclo bretone, con tanto di Cavalieri della tavola rotonda e Mago Merlino. A parte trasformazioni lampo dei robot in bolidi rombanti con effetti speciali ben sviluppati, al film in sé resta ben poco. Si fa una gran fatica a seguire la trama, a capire chi è contro chi, chi sono i buoni e chi i cattivi.
I due protagonisti sono Mark Wahlberg che già nel precedente film interpretava Cade Yeager e Laura Haddock che aveva interpretato Meredith Quill in Guardiani della Galassia I e II e che qui troviamo nel ruolo di Viviane Wembley. Il regista è quello degli altri quattro, Michael Bay, e una new entry  di spicco è Anthony Hopkins.
Simpatico l’omaggio che il film dedica a Star Wars presentando i due robot Sqweeks  e Cogman come citazioni di R2-D2 e C-3PO ( quest’ultimo parallelo è esplicitato in una battuta del film).
Un’ altra somiglianza, sembrerebbe da doversi ricercare nella storia de Il codice da Vinci sia per quanto riguarda lo svolgimento delle indagini da parte dei due protagonisti, sia per quanto riguarda la figura di “ultimo discendente” di Viviane.
La durata eccessiva del film ( due ore e mezza), i passaggi a volte troppo concitati e la mancanza di chiarezza nella trama, uccidono quello che poteva essere un tentativo interessante di mettere insieme elementi che già hanno catturato il cuore degli spettatori, è l’occasione sprecata di Michael Bay.
In conclusione: le intenzioni erano buone, i risultati decisamente meno.

E se nel film abbiamo un Mark Whalberg intenzionato a mettere in guardia la figlia dal frequentare batteristi e DJ, nella sua carriera da cantante ha addirittura dedicato questa canzone ai DJ! 😉

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Africabar, il teatro racconta le migrazioni.

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Africabar scena
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Un articolo di Pamela Crusco

Stasera al Teatro Argentina la prima di Africabar, uno spettacolo di Riccardo Vannuccini che vede tra i protagonisti attori provenienti da centri di accoglienza per rifugiati e insieme ai due spettacoli precedenti Sabbia e Respiro forma la Trilogia del Deserto che tratta l’argomento delle migrazioni forzate.
Noi abbiamo avuto il privilegio di assistere in anteprima ad alcune scene e di intervistare il regista e uno degli attori, Cedric Musau Kasongo.

“La fantasia dello spettatore è libera di giocare e di combinare le scene, le musiche, i corpi. La nostra azione scenica si conclude nel suo stesso apparire, non c’è rimando a nessun supremo, fosse il testo letterario o il comune sentire. Non assisterete dunque ad alcuna recita drammatica non ci sono racconti o personaggi dove ogni attore fa finta di essere qualcun altro. Africabar non è uno spettacolo ordinato ma disordinato, non c’è nessun messaggio, nessun filo conduttore”

Si tratta di uno spettacolo non tradizionale, che punta sull’emozione da trasmettere al pubblico.
La platea è sempre coinvolta a partire da una delle scene iniziali che sfiora la metateatralità e durante lo svolgimento dello spettacolo che vede gli attori rivolgersi spesso allo spettatore.
Si intrecciano lunghi discorsi in lingue diverse perché la multinazionalità e il multilinguismo sono uno dei punti fondamentali del lavoro della compagnia.
Lars Rohm è tedesco, Anna Carlier francese, in italiano recitano invece Alba Bartoli, Maria Sandrelli e Eva Grieco (che abbiamo appena visto al cinema con Sole cuore amore di Daniele Vicari) e lo stesso Vannuccini.
In questa Torre di Babele, il pubblico, però, non si sente mai smarrito: è sempre accompagnato dagli attori di scena in scena e anzi, si sente coinvolto in quello che accade.
Vi lasciamo all’intervista e vi ricordiamo che lo spettacolo sarà in scena all’Argentina fino a sabato 24.

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Nerve: tu vuoi essere uno spettatore o un giocatore?

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copertina nerve
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Un articolo di Pamela Crusco

Nerve è uno di quei film che può lasciare il segno in una generazione di adolescenti.
Non è altro che una pellicola per ragazzini nati nell’era della cibernetica (raccontata molto male, tra l’altro), che vedono ovunque il complotto; la maldestra descrizione di uno scenario cyber fantasy figlio di esempi di racconti distopici come Hunger games o Divergent.
Gli elementi chiave e ricorrenti nel genere sono: il dove ( la città), il quando ( un’intera notte, il buio è un elemento essenziale), il come ( attraverso la rete).
La realizzazione lascia un po’ a desiderare ma la tematica è interessante; si combatte contro un nemico invisibile perché l’umanità stessa è nemica dell’umanità.

La tensione ad ogni modo si fa sentire, sia nelle numerose scene dall’alto in cui c’è sempre qualcuno che da un momento all’altro potrebbe cadere nel vuoto, sia nella prigionia claustrofobica che il gioco stesso impone ai giocatori e agli spettatori. D’altronde i registi sono gli stessi di  Paranormal Activity 3 e Paranormal Activity 4.
La protagonista femminile Vee è interpretata da Emma Roberts, il nome forse può già dirvi qualcosa, poiché la zia della nostra giocatrice non è altro che la più famosa Julia Roberts.
Il protagonista maschile Ian , in quanto a parentele di spicco nulla ha da invidiare alla sua collega, Dave Franco infatti è il fratello minore di James Franco; al primo sorriso è subito evidente la somiglianza.
Il cattivone invece è un rapper, Machine Gun Kelly che aveva già lavorato con i due registi in Viral.
Nerve è la metafora di una società che ci spinge ad essere come lei vuole, una società che, nascosta dietro ad uno schermo e ad una falsa identità, non si fa scrupoli a metterci gli uni contro gli altri.
Nerve non può che farci pensare all’indagine sulla Blue Whale, il macabro gioco fatto di prove imposte ai partecipanti da una società invisibile che detta le regole. Gioco che una volta iniziato deve proseguire secondo regola poiché il rischio è quello che gli ideatori possano controllare la vita dei giocatori.
Nerve si muove come un virus all’interno di computer, telefoni cellulari e supporti elettronici ma in maniera altrettanto virale si è radicato anche tra le persone corrompendo anche i vertici della società stessa.
Solo con un grosso lavoro di educazione si può permettere ai partecipanti di comprendere che tutti siamo colpevoli.

Come di consueto non poteva mancare una piccola curiosità e… per rimanere in tema, da veri e propri watcher diamo una sbirciatina al backstage

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La Gangbank di Gianluigi Paragone

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gangbank copertina
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Un articolo di Pamela Crusco

Sabato 10 Giugno al Mitreo di Roma siamo andati ad ascoltare Gianluigi Paragone che ha presentato Gangbank.
Il nostro è stato un esperimento sociale: ci siamo fatti accompagnare da un amico, Massimo, che ha rappresentato per noi il “popolo”.
Nel suo libro Gangbank Paragone ci parla di come il sistema finanziario riesca a governare tutta la nostra economia perché sfrutta la nostra inconsapevolezza.
Siamo tutti pronti ad offrire i nostri dati, a far conoscere le nostre abitudini e tutti noi non siamo altro che l’oggetto del loro tornaconto, le vittime della gangbank.
Il sistema si basa sull’indebitamento della popolazione, sulla tecnologia nemica e sulla modernità che soppianta la cultura.
Gangbank traccia uno spaccato della situazione economico-politica della società odierna e denuncia l’illegalità e l’ingiustizia che la governano.

Di fatto il tentativo dello stesso Paragone non ha ottenuto i giusti risultati; il suo pubblico, sabato, era costituito da quelle poche persone interessate all’argomento, studenti di economia, di giurisprudenza, ex dipendenti di banca, una fetta di popolazione che già conosce le problematiche di cui si è parlato. E infatti le domande finali sono state pertinenti e mirate.

D. “ La soluzione per questo è uscire dall’euro? E’ possibile uscire dall’euro o ci sono possibilità di fare politiche economiche più espansive in Europa?”

G.P.: Il dibattito alternativo adesso è “uscire dall’euro?” e ovviamente  tutti pensano, quando parli di uscire dall’euro, che i soggetti politici che stanno parlando di questa opzione siano Salvini da una parte e Grillo dall’altra. Io nel libro non ho citato nell’uno nell’altro, cito invece premi Nobel e un sociologo importante come Luciano Gallino, che è un sociologo che dovrebbe appartenere come autore e come uomo di pensiero al mondo della sinistra che ha scritto un libro che si intitola “Come uscire dall’euro ma rimanere nell’Unione Europea”.
Un altro professore, il professor Guarino che è stato primo professore ordinario di diritto pubblico alla Sapienza di Roma, europeista convinto negli anni della prima repubblica, ha scritto un libro dal titolo “Non chiamatelo euro “ perché l’euro è una moneta che è entrata nelle istituzioni dei vari paesi in maniera del tutto illegale. E non l’ha detto un euro-contrario, Guarino ha spiegato tecnicamente perché quella moneta è stata adottata violando e forzando la legge.
Io non penso che il dibattito possa essere inquadrato come “l’ultimo che esce spegne la luce”.
Penso che il tema debba essere visto sotto un altro punto di vista ed è la sfida che io lancio a chi sostiene che l’euro sia intoccabile, e allora dico: se voi volete l’euro come moneta dovete fare due passi in avanti.
1) Omologazione e omogeneizzazione delle politiche fiscali
2) Omogeneizzazione del debito pubblico, ci deve essere un debito pubblico continentale e non il debito pubblico dei singoli paesi perché non capisco perché dobbiamo avere la stessa moneta e poi tu devi fare il professorino col dito puntato sui bilanci dei singoli paesi. Ma se si portasse a Bruxelles una proposta del genere la Merkel direbbe “grazie è stato un piacere” e se ne andrebbe. Il problema è che queste due opzioni non saranno praticate. È inoltre difficile che un’opzione del genere ve la possa concretizzare un signore che si chiama Juncker, il quale quando era a capo del granducato del Lussemburgo attirava le multinazionali con un daunting fiscale, cioè una concorrenza sleale fiscale. C’erano anche delle imprese italiane che hanno aderito a questo suo appello quindi Juncker ha ben poco da dare dimostrazioni e lezioni ad altri.
Aggiungo anche che c’è un paese come l’Irlanda che fa di tutto per regalare incentivi fiscali alle multinazionali. Non so se lo sapete ma Facebook è un soggetto bancario, ha in mano una licenza bancaria, opera come soggetto finanziario, perché l’Irlanda gli ha dato una licenza finanziaria e io penso che da qui a poco ce lo ritroveremo come soggetto di gestione del risparmio privato.

D: Perché tu ce l’hai con la Germania? L’Italia ha creato il proprio debito pubblico con le baby pensioni, per colpa di un partito che è stato quaranta anni al potere

G.P.: Accetto la sfida e mi metto sull’impopolarità e ti chiedo: con le baby pensioni hanno creato povertà o ricchezza?  Se io Stato, ti metto in mano dei soldi, in termini monetari, ho creato ricchezza o povertà?
D: Ma è inaccettabile…
G.P.: è inaccettabile moralmente, è una legge che moralmente fa schifo ma in termini di PIL ha generato ricchezza! Ti faccio un altro esempio: La Grecia, questa schifosissima Grecia che ha dato addirittura a tutti la possibilità di andare in pensione quasi all’età delle baby pensioni, secondo te in termini monetari ha fatto bene o ha fatto male al popolo greco? Ha fatto bene! E ti spiego perché…
D: No perché ha creato diseguaglianza, adesso noi dobbiamo andare in pensione a settanta anni perché gli altri ci sono andati a trentacinque e l’INPS non ha più i soldi per pagarli. E te ne dirò un’altra: perché l’INPS riesce comunque a pagare le pensioni? Perché ci sono quelli che hanno versato meno di venti anni di contributi e quei poveracci non prendono niente dall’INPS e con tutti quei contributi a fondo perduto l’INPS paga le pensioni, non so per quanto tempo, per quelli che ancora ne godono. E’ giusto che uno a trentacinque anni prenda la pensione e quelli che con diciannove anni di contributi non prendano niente perché non sono arrivati a venti anni?
G.P.: Non è giusto in termini morali, ma lo è in termini di PIL, il PIL è la ricchezza.
D: La redistribuzione però deve essere orizzontale, non può essere totalmente verticale.
G.P.: In termini monetari… questo è esattamente il discorso che ha consentito ai liberisti e agli Oscar Giannino di raccontarci la favola che il mercato è meglio del pubblico.
D: Non ho mai detto questo, però il pubblico è diventato privato dei gruppi e delle lobby e non siamo stati in grado di smontarli.
G.P.: Se ciò che tu dici è schifosamente immorale, sappi che quello che stanno facendo i mercati e che sta facendo il privato, con la stessa dinamica, sta proponendo un danno che è decisamente maggiore su scala globale. Ecco perché non accetto il discorso che fai tu perché io calcolo tutto in termini di PIL. In termini monetari la Grecia con le pensioni anticipate ha fatto crescere l’economia.
D: E infatti si è vista la Grecia come è andata…
G.P.: La Grecia stava benissimo…
D: Le Olimpiadi l’hanno distrutta.
G.P.: L’indebitamento.
D: Certo…
G.P.: Sai qual è il debito pubblico del Giappone? E’ decisamente oltre quello che possiamo immaginare, ma chi è il titolare del debito del Giappone? Il Giappone stesso!
D: Eh lo so, in Italia il debito pubblico non è nostro, anzi pare che la metà sia cinese. Ma non mi venire a dire che la colpa è della Germania, è colpa dell’Italia!
G.P.: Solo perché sei entrata nell’ Europa da stracciona!
D: Ma la forza contrattuale dell’Italia qual è? Basta vedere le quote latte… Ma non mi dire che è colpa della Germania, è colpa del governo dell’Italia di allora. La Germania si fa giustamente gli affari suoi.
G.P.: Quando Giuliano Amato era candidato alla presidenza della Repubblica italiana, sai che cosa faceva in quello stesso momento? Era consulente di Deutsche Bank! Come ho detto ha il numero di derivati più alti al mondo ma al momento Mario Draghi non può permettersi di fare guerra alla Germania.

Dunque la colpa della Germania è che ha dettato le regole, ha imposto il debito pubblico alle altre nazioni europee quando la stessa aveva il suo debito di guerra e per la sua propria unificazione.

D.: Ultima domanda. Come ci salviamo?

G.P.: Se tu vuoi creare le condizioni di lavoro devi stimolare la spesa pubblica, grandi infrastrutture. Renzi non ha fatto questo. Che Renzi vada in Europa a dire “così non si fa” non serve a niente! Prepari una manovra di stabilità, fortemente espansiva e dici “cara Europa che vuoi fare? Mi vuoi sanzionare? La manovra di stabilità è questa, se ti va bene è così sennò mettimi pure nei meccanismi punitivi tanto ci siamo già per tre quarti dei Paesi in Europa. Perché non l’ha fatto?
D: Eh, non lo so, diccelo tu…
G.P.: Perché è un coglione!

Per chi se la fosse persa, eccovi l’intervista a Gianluigi Paragone prima della presentazione romana di Gangbank.

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Tremate… La Mummia è stata risvegliata!

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mummia
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Un articolo di Pamela Crusco

La commedia horror con Sofia Boutella e Tom Cruise vi aspetta nelle sale

Non stavo prendendo a cuor leggero l’idea di andare a vedere La Mummia,  e il motivo di tanta cautela era per lo più dovuto al fatto che coloro i quali lo avevano visto in anteprima lo descrivevano come un film horror.
Sono arrivata in sala con l’idea che dovevo aspettarmi qualcosa di profondamente diverso dalla vecchia trilogia de La Mummia con Brendan Fraser ( La Mummia, La Mummia – il ritorno e La Mummia – La tomba dell’ Imperatore Dragone ) in cui i momenti di tensione sono sempre resi più digeribili dall’ironia dei protagonisti.
L’aspettativa di vivere attimi di terrore era talmente viva che alla fine anche una fifona come me ne è rimasta delusa. Scriveva Edmund Burke: <Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in certo senso terribile, o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, è una fonte del sublime; ossia è ciò che produce la più forte emozione che l’animo sia capace di sentire>
Quello che voglio dire è che, alla fine, senza rendermene conto avevo il desiderio di avere paura. E invece niente… ho affrontato stoicamente, senza neppure un conato di vomito, apparizioni improvvise di morti ammazzati, scene scarsamente splatter e perfino il tipo poco raccomandabile seduto a due poltrone da me che trangugiava i suoi nachos con salsa al formaggio.


Il film è abbastanza godibile, peccato che Alex Kurtzman (già affermato autore di film di successo come The legend of Zorro, Transformers e Star Trek) abbia scelto per la parte del protagonista un attore come Tom Cruise ( a vostra scelta la pronuncia Crùis o Cruz, non siamo così fiscali) con il quale aveva lavorato in Mission: Impossible III.
Decisamente, la parte della mummia più che quella del ladro-eroe, sarebbe stata adatta alle sue capacità attoriali e alla sua forza espressiva; ma si sa, il caro Tom è affine alle tematiche dell’occulto data la sua affiliazione alla chiesa di Scientology.
Per non parlare dell’esaltazione della prestanza fisica di un ultra cinquantenne che a forza di botulino sugli zigomi si è visto ridurre gli occhi a due sottili fessure (come minimo mi aspetto di vederlo in un live action sui Pokémon nella parte di Brock) .
Altra nota negativa è di certo il velo opaco che ha gettato su quelle scene comiche che solo per merito di Jake Johnson ( Nick di New Girl ) sono rimaste saldamente in piedi.
Un plauso alla Mummia Sofia Boutella (anche lei proveniente dal mondo di Star Trek) perfettamente adatta nella parte sia dal punto di vista della performance che da quello dell’aspetto fisionomico.
Che dire poi di un Russel Crowe tanto ambiguo da essere stato strappato dalla letteratura inglese di genere fantastico…
Il film, naturalmente, è da vedere perché per fortuna il soggetto costruisce da sé la storia grazie anche agli spunti suggeriti dalla trilogia precedente e dall’originale La mummia del 1932 e perché, come ovvio, questa pellicola segna l’avvio di un remake di tutta la saga.

Neppure stavolta può mancare un extra curiosissimo 😉 : ricordate la nostra mummia Sofia Boutella trasformata in un Michael Jackson al femminile nel video di Hollywood Tonight singolo uscito nel 2011 dopo la morte del cantante?

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Wow… Wonder Woman is back!

in Il Cinema/La Cultura/Pepsi e Popcorn Blog by
Wonder Woman copertina
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Wonder Woman, l’eroina sexy e fantastica ideata da William Moulton Marston, è arrivata al cinema

Ebbene sì: il quarto attacco sferrato dall’ universo DC contro una già ben avviata produzione Marvel non ha potuto che catturare nelle proprie spire il lato più spiccatamente nerd della mia personalità! La calamita non poteva che essere il nuovo Wonder Woman rise of the warrior.
Più di centoquaranta minuti di orgoglio femminista (non a caso la regista è Patty Jenkis la stessa di Monster)  naturalmente condito dalla mai celata speranza che il tutto possa, il più delle volte, risolversi in un’ appassionata storia d’amore tra i protagonisti.
(Lei, Gal Gadot già vista in Fast and Furious; lui Chris Pine il Capitano Kirk della più recente trilogia di Star Trek)
L’intero film, che inizia con un collegamento al precedente Batman vs Superman: dawn of justice, sfrutta l’espediente del flashback. Diana riceve in dono da Bruce Wayne una fotografia ( già apparsa per l’appunto nella succitata pellicola) che rappresenta la donna in mezzo a quattro figure maschili. Pochi istanti e da un claustrofobico ufficio parigino veniamo trasportati in uno scenario neoclassico degno anche del più accanito spettatore di Xena, principessa guerriera.
Temiscira è il luogo bucolico, lontano dalla corruzione degli esseri umani, protetto da uno scudo atmosferico invisibile (e difettoso) in cui le Amazzoni addestrano corpo e mente, e in cui non si vedono uomini da millenni. Praticamente un luogo in cui trovi la tavoletta del water sempre a posto e non devi ripetere le cose la seconda, terza, quarta volta.
La vita è ad uno stadio più primitivo, essenziale, lontano dai condizionamenti sociali, soprattutto quelli che regolano il rapporto uomo-donna, d’altronde se di uomini ne hai solo sentito parlare, quando ne incontri uno per la prima volta le formalità le lasci da parte.
Per tutta la durata della pellicola si è trasportati inevitabilmente in mondi cinematografici in netta antitesi tra loro: è un comic movie, certamente, ma anche un film di guerra e un racconto mitologico condito da topoi ricorrenti nella trasposizione dai fumetti.
Personaggi ben delineati: una Wonder Woman che evolve senza forzature durante tutta la proiezione e la creazione di una “ciurma” eterogenea, una scienziata pazza e non ultimo un “molto sopra la media” Steve Trevor che si concede un’ironica autocelebrazione.
Interessante in fine l’adattamento che non solo tiene ben conto di un buon sincronismo vocale, ma si preoccupa di rimaneggiare un paio di scene per sostituire a testi scritti in lingua originale altrettanti testi tradotti in italiano; l’unica stranezza è nel nome della protagonista che nel teaser è pronunciato all’americana (Daiana) mentre nel film alla latina (Diana).
Qualsiasi motivo spinga ad andare a vedere questo film, che sia la storia del personaggio, la fede al continuum narrativo che lo lega ai precedenti o il vestitino poco coprente della protagonista, le aspettative sono sufficientemente ripagate.

Non ci resta che attendere, a fine anno, l’uscita di Justice League per ritrovare la nostra eroina in compagnia di Batman e Superman.
Vuoi sapere di più sulla nostra eroina? Clicka qua…

Godetevi anche le scene migliori del film… 😉 alcune scene… che vi credevate, di cavarvela così? Vi tocca vederlo…

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