Il Futuro? Solidale…

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pamela crusco

pamela crusco has 23 articles published.

Io mi Libro… ti mette le ALI!

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io mi libro
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Un articolo di Pamela Crusco

Per l’uscita dell’opera Io mi Libro di Alessandro Pagani…

…noi di iogiornalista siamo riusciti ad intervistare l’autore che ci ha raccontato il suo libro

 

Già dal titolo “Io mi Libro” c’è un gioco di parole, quando hai cominciato a giocare con le parole?

A.P. : Sinceramente non saprei dire, ma ricordo che fin da piccolo ero incuriosito dai vocaboli e dai loro significati: invece di giocare a pallone come tutti gli altri bambini passavo intere giornate a scrivere cercando di captare il senso ed il valore di ogni parola. Quelle parole nel tempo sono diventate prima poesie, poi aneddoti e piccoli racconti, fino ad arrivare alla pazza idea di scombinarne le posizioni per creare battute e dialoghi comici dove i doppi sensi, i paradossi e la sat-ironia che ne deriva la fanno da padrone.

 

Hai pubblicato un libro che è una raccolta di “freddure” o “battute” o piuttosto in che modo le definiresti?

A.P. : Domanda che cade a puntino come il pallino sulla i perchè forse ho appena risposto: frasi satironiche mi piace, con leggerezza prendono di mira gli usi ed i costumi più banali dell’italiano medio per esorcizzarli, prendendosi gioco – dopo un’attenta analisi del teatrino attuale circostante – della tragicomicità della vita che lo riguarda, e che di conseguenza ci tocca da vicino. Forse proprio in questo sta la risposta ad alcuni affanni che ci affliggono quotidianamente: saper ridere di se stessi allontana i dispiaceri e ci rende più consapevoli di una realtà alternativa, se non altro meno compassata, in parallelo al lato più innocente ed ingenuo del nostro subconscio che dovrebbe ‘librarci’ al di sopra delle cose terrene.

 

288. “La senti anche tu questa musica… chissà da dove verrà…“ – “Mah, secondo me, è il piano di sopra”.

(da Io mi Libro)

 

In che modo è nata ognuna delle tue “frasi sarcastiche”?

A.P. : Sono legate ad eventi in particolare che le hanno ispirate o sono frutto del puro genio dell’autore? Non c’è una regola prestabilita se non proprio la realtà di tutti i giorni, contornata dagli eventi giornalieri e dai personaggi che li fanno muovere. Ogni pretesto in questo senso è per me una miccia creativa: una professione, una circostanza, una situazione illogica, un personaggio famoso o dell’immaginario collettivo, tutto può divenire oggetto (e soggetto) di contrazione letteraria nella quale proiettarsi. Come un film – nel mio caso un corto – grottesco e dai risvolti ambivalenti, dove lo scenario è ampio ed il finale mai scontato.

 

Che tipo di lettura suggeriresti a chi si trova davanti il tuo libro? È bene seguire con precisione l’ordine che tu hai scelto o si può aprire a caso una pagina e lasciarsi cambiare l’umore dalla frase del giorno?

A.P.: Suggerirei di lasciarsi andare dalla lettura, non c’è un ordine prefissato nelle frasi proprio perchè ogni situazione può presentarsi in modo differente ed improvvisa aprendo un giornale, seguendo una conversazione o semplicemente guardando la vita scorrere, la propria o quella altrui. D’altra parte le coincidenze esistono, sta a noi cercare di indirizzarle in modo positivo: se qualcuno si riconoscesse in qualche episodio surreale del libro e ne scongiurasse le conseguenze, oltre a cambiare umore, poi ne modificherebbe anche le radici.

22. Film che indaga sul tema della calvizie: “Professione reporter”.

(da Io mi Libro)

I nostri lettori ti conoscono già ma in vesti diverse, visto che tu e il tuo gruppo, siete stati protagonisti di una nostra intervista. Che ne pensano i tuoi colleghi musicisti di questa tua inclinazione letteraria?

A.P.: Dire che sono entusiasti è dir poco, considerato che per me la realizzazione della scrittura è un sogno che si realizza. Gli Stolen Apple mi hanno sempre sostenuto in questo senso, come ha fatto Massimiliano Zatini, il bassista del gruppo, che mi ha regalato la copertina del libro con un disegno-manifesto degno di un grafico professionista.

 

Una delle frasi del tuo libro è stata scelta per essere inserita nell’agenda Comix del prossimo anno, quindi molti adolescenti la leggeranno, magari la trascriveranno…

A.P.: Mi fai pensare ad una cosa che avevo tralasciato, e che invece adesso ritengo molto importante. Prima di tutto perché la leggerezza sotto forma di comicità, ironia o sarcasmo aiuterà gli adolescenti a vedere le cose da un’angolazione diversa, meno seriosa, così forse il superamento delle difficoltà diverrà loro meno gravoso; poi perché – tornando al discorso iniziale – serve sicuramente più autoironia nella vita di tutti i giorni: anche questa, se usata in modo intelligente, può aiutare l’evoluzione formativa di un ragazzo, e certamente sosterrà la cognizione di qualche adulto che durante una fase del suo percorso esistenziale si è un po’ perso.

23. “Senorita, quiere bailar conmigo y despues a mi casa?” – “Dipende: salsa?”

(da Io mi Libro)

 

Alessandro Pagani è nato nel 1964 a Firenze, dove vive e lavora presso l’Azienda Sanitaria. Appassionato di poesia e letteratura da sempre, ha fatto parte negli anni ’80 del movimento artistico underground fiorentino “Pat Pat Recorder“. Nel 1988 inizia un percorso come musicista con svariati gruppi tra i quali gli Stropharia Merdaria, Parce Qu’Il Est Triste, Hypersonics,  (con cui ha partecipato ad Arezzo Wave), Subterraneans, Malastrana e successivamente con i Valvola, assieme ai quali fonda nel 1997 l’etichetta discografica Shado Records, attiva fino al 2007. Attualmente è batterista del gruppo rock Stolen Apple, con il quale ha fatto uscire l’album di debutto “Trenches” a Settembre 2016. E’ anche componente della giura del concorso di poesie “Daniela Pagani e Manuela Masi” patrocinato dal Calcit Chianti Fiorentino, ed un assiduo volontario del Canile Del Termine di Sesto Fiorentino (Fi).

Io mi libro“, edito dalla casa editrice 96, Rue De La Fontaine di Torino (una frase del libro apparirà anche sull’agenda Comix 2019), è la sua seconda pubblicazione, dopo il libro “Perché non cento?” stampato da Alter Ego/Augh di Viterbo (Aprile 2016), ed il libretto autoprodotto del 2015 “Le Domande Improponibili“.

E Per rinfrescarvi la memoria vi riproponiamo la nostra intervista agli Stolen Apple!!!!!!!!!!


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Il mio nome è Thomas, Terence Hill in viaggio verso Almeria

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
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Un articolo di Pamela Crusco

Il mio nome è Thomas segna l’esordio di Terence Hill come regista sul grande schermo.

E questo esordio non poteva che avvenire in uno scenario ben noto all’attore.

Una pellicola che ci catapulta nella vecchia e prolifica tradizione nostrana del genere “spaghetti western” e che ha come protagonista niente meno che un attore icona di un filone che aveva canzonato proprio il western all’italiana.

È un tentativo, e speriamo che sarà ben riuscito, di riscoperta di un genere che Sergio Leone ha reso immortale.

Il mio nome è Thomas è un viaggio on the road attraverso l’Italia e la Spagna: Thomas vuole raggiungere il deserto in sella alla sua Harley ma durante i preparativi incontra Lucia ( interpretata da Veronica Bitto) che lo coinvolgerà in una situazione rocambolesca. Salvata la ragazza, Thomas finalmente riesce ad imbarcarsi per Barcellona ma rincontra Lucia sullo stesso traghetto. Dopo qualche giorno in sella alla sua moto raggiunge il deserto e qui si stabilisce in un piccolo paese abbandonato, nel vero stile del far west. Viene nuovamente raggiunto da Lucia.

Nel deserto di Almeria i due protagonisti stringono una forte amicizia.

L’atmosfera è quella a cui siamo già abituati: il deserto è quello della Spagna lo stesso che aveva scelto Sergio Leone per ambientare i suoi “Per un pugno di dollari” e “Il buono, il brutto e il cattivo” e  Sergio Corbucci per “Django” , il volto quello di Terence Hill ( le nostre mamme ancora fanno sogni erotici su Trinità), le scene epicamente comiche non mancano, come le grandi risse, la polvere e il viaggio.

È un’atmosfera un po’ più moderna certo: Thomas al contrario di Trinità si sposta in moto e non con un travois trasportato da un diligente cavallo, ma è chiaro l’omaggio che Terence Hill vuole dedicare alla tradizione del western. C’è da aspettarsi forse uno sguardo al tema di un viaggio all’interno dell’umanità, come ne “I diari della motocicletta” che racconta il viaggio di Ernesto Che Guevara.

 

Il film è interamente dedicato all’amico Bud Spencer

La colonna sonora, poi, non è da meno, la sua stesura è stata affidata a Pino Donaggio  e a riguardo Terence Hill dice “Per la colonna sonora stavo cercando qualcosa di divertente ed evocativo ma che potesse trasformarsi al momento giusto in qualcosa di epico

Il tema iniziale però è stato affidato a Franco Micalizzi lo stesso autore della celebre melodia di apertura di “Lo chiamavano Trinità” e in questo tema è presente ancora una volta l’inconfondibile fischio di Alessandro Alessandroni, purtroppo scomparso nel 2017.

 

Il mio nome è Thomas per la regia di Terence Hill, con Terence Hill, Veronica Bitto, Andy Luotto e Guia Jelo.

Prodotto da Jess Hill per Paloma 4, uscirà nelle sale domani 19 Aprile 2018.


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Alla Partita Mundial… noi c’eravamo!

in Calcio Sport/Eventi/Pamela Crusco Blog/Ultimi Pubblicati by
partita mundial
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Un articolo di Pamela Crusco

Il 21 Marzo allo Stadio Olimpico di Roma siamo andati a vedere la Partita Mundial…

Un evento di beneficienza, la Partita Mundial, grazie all’organizzazione della Croce Rossa Italiana e alla Nazionale Italiana Attori ha visto partecipare vecchie glorie del calcio internazionale contro alcuni dei più bravi attori del panorama italiano. Il tema, che ci è tanto caro, è quello della violenza sulle donne e i fondi raccolti saranno devoluti in parte ad associazioni di volontariato e in parte per l’acquisto di un’ autoemoteca da parte della Croce Rossa Italiana.

Le due squadre in campo per la Partita Mundial sono l’Italia e il Resto del Mondo.

Italia: Zeno, Capuano, Brugia, Oppini, Ghione, Base, Lo Cicero, Perrotta, Amelia, Ballotta, Stendardo, Delvecchio, Giordano, Battista, Pasotti, Insegno, Proprio, Santagata, Atturro, Aiello, Pantano, Cafiero, Ferri, Davoli, Giletti, Romondini, Fortunato, Tommasi, Lotti, Palamara, D’Onofrio, Sirignano, Cinque, Morace, Giannichedda, Fiore.

Resto del Mondo: Batistuta, Castroman, Matuzalem, Fuentes, Konsel, Castan, Muller, Lovizon, Winter, Garrone, Tedeschi, Capparoni, Frolov, Frey, Cesar, Aldair, Wilms, Manfredini, Lucileia, Oliveira, Candela, Vasfi, Mihajlovic, Lima, Fremont.

Per la sesta edizione della Partita Mundial noi di io giornalista siamo stati a bordo campo e, tra un gol e l’altro (a distinguersi maggiormente Pasotti e Batistuta che ci hanno regalato due doppiette ciascuno) abbiamo intervistato chi si occupa del “backstage”.

Prima di tutto vi proponiamo l’intervista a Gianluca Guerrisi presidente dell’associazione Argos:

Argos è un’associazione Onlus che grazie a un folto gruppo di volontari provenienti soprattutto dalle Forze dell’Ordine ma che conta volontari di ogni provenienza tra le sue fila, ha svolto un servizio di controllo su tutta l’area dello Stadio.

Abbiamo intervistato anche i Corpi Sanitari Internazionali della Croce Rossa Garibaldina che alla Partita Mundial hanno affiancato i volontari delle forze dell’ordine.

Un corpo di volontari che operano nella raccolta fondi e negli aiuti umanitari in tutta italia e anche a livello internazionale.

Dulcis in fundo, per la gioia di tutti i maschietti, le due fantastiche Matilde Brandi e Milena Miconi!

Per la cronaca… Il risultato della sesta edizione della Partita Mundial è stato a favore della squadra de Il Resto del Mondo: all’ultimo fischio, l’Italia, capitanata da Tommasi, perdeva 3 a 5… peccato, sarà per la prossima!!!

Stay Tuned!


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Un Capitano- duecentomila chili sulle spalle, in scena a Roma.

in La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
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Un articolo di Pamela Crusco

La storia di un Capitano, Amr Abuorezk raccontata in un monologo autobiografico

Un Capitano – duecentomila chili sulle spalle. La nostra intervista alla regista Eleonora Gusmano

Ieri sera 15 Marzo ha debuttato a Roma presso la sala specchi del teatro Studio Uno lo spettacolo Un Capitano, duecentomila chili sulle spalle.

Un intensissimo monologo tratto da una storia vera, quella di Amr Abuorezk che ne firma il testo insieme a Giulia Lombezzi. Lo spettacolo è interpretato da Ivano Russo, per la regia di Eleonora Gusmano.
Noi abbiamo intervistato proprio la regista che aveva già presentato il progetto con la compagnia Asilo dei Lunatici a Napoli.

 

Un capitano

 

Raccontate la storia di emigrante che arriva in Italia proprio nell’anno in cui la gloria nazionale tocca il proprio apice. La superficialità, il trionfo calcistico, servono a riempire degli spazi che altrimenti dovrebbero essere colmati da un’umanità che non abbiamo più?

 

E’ curioso perché nella nostra storia, i personaggi approfittano della attenzione totalizzante e distraente che la popolazione italiana presta alle partite dei mondiali.. Non so se si possa parlare di superficialità quanto di necessità di evasione, che nel nostro caso però diventa un colpo di fortuna per Amr e la sua ciurma. Nel nostro caso il paragone con le dinamiche interne in una squadra di calcio ci sono servite per sottolineare non solo le differenze ma anche le somiglianze. Il bisogno di correre tutti insieme verso un obiettivo, la messa in atto di una tattica unica per la salvezza di tutti, la coesistenza, il sudore, la fatica e il risultato raggiunto. Uno dei primi registi con cui feci teatro a Torino molti anni fa, aveva l’abitudine di riunirci in camerino prima dello spettacolo e chiamava quel momento “fare spogliatoio”, con evidenti rimandi al mondo dello sport. Lì ci si spogliava tutti insieme, sia fisicamente che emotivamente, si doveva parlare francamente delle sicurezze che si avevano ma anche dei dubbi sul lavoro, si ci confrontava. Tutto quello che veniva fuori in quella riunione rimaneva li, nello spogliatoio, non si portavano quegli screzi sul palco. Preferiamo avere a che fare con questi aspetti dello sport e delle dinamiche di squadra.

 

 

Come si affronta il rapporto tra regista e attore quando si tratta di un colloquio a due? Tra uomo e donna per giunta…

 

Il teatro è un luogo meraviglioso proprio perché ti permette di creare delle relazioni che prescindono dal sesso dei partecipanti, dall’età e provenienza, o almeno così dovrebbe essere sempre. Io e Ivano abbiamo iniziato il lavoro quasi due anni fa, con una residenza all’ex Opg di Napoli, che poi ha ospitato il nostro debutto. Proprio come Amr nessuno dei due sapeva bene dove ci avrebbe condotto questo percorso, ma conoscevamo il nostro ruolo e ci siamo buttati. Abbiamo creato un percorso di fiducia reciproco, di messa in discussione e dialogo continuo. Credo che quando un lavoro funziona si può dire che non si capisce più dove inizia la regia, dove termina la drammaturgia e dove l’apporto attoriale. Si crea un organismo unico che procede e si evolve indipendentemente. Questo è quello che stiamo cercando. Il nostro è stato sì un lavoro a due, ma fondamentale è stato l’apporto di Giulia Lombezzi, drammaturga milanese che in parte ha seguito il lavoro di messa in scena e ha collaborato passo passo alla nascita di questo lavoro. Di Amr Abuorezk che ci ha permesso di raccontare la sua storia. Di Alessandro Romano che ha composto per lo spettacolo musiche e ambientazioni sonore suggestive. E di tutti quelli che hanno dato il loro apporto come potevano mettendo a servizio la loro competenza. Il teatro nasce dalla relazione umana, noi ci crediamo moltissimo.

 

Lo spettacolo affronta il tema del rapporto con se stessi e quello con la responsabilità verso gli altri, come convivono nel protagonista l’istinto e l’etica?

 

Il nostro tentativo è stato mettere in luce la difficoltà per ognuno di noi di essere “tutto intero nello stesso posto”, non al cellulare, non persi nella nostra memoria, nelle paranoie, non proiettati verso il futuro, ma nel presente. Interamente. Abbiamo riflettuto sulle poche volte nella vita in cui questo accade, in alcuni momenti cardine, in cui ti trovi al momento giusto e al posto giusto e le voci nella tua testa si zittiscono e rimane solo quello che secondo la tua educazione, la tua etica è giusto fare. E lo fai. Così accade ad Amr; agisce d’istinto secondo la sua etica. Fino a qual momento erano state le sue paure, il senso d’inadeguatezza a trattenerlo. Nel corso dello spettacolo il personaggio cresce perché quasi non può fare altrimenti e di fronte alla negligenza dei tre scafisti, lui che è stato marinaio fin da bambino in Egitto, che è il più piccolo dei passeggeri,  si mette alla guida della barca per portare sani e salvi lui e gli altri 144 passeggeri sulle coste della Sicilia.

 

 

 

Un capitano – duecentomila chili sulle spalle

dalla vera storia di Amr Abuorezk
con Ivano Russo 
scritto da Giulia Lombezzi e Amr Abuorezk
regia Eleonora Gusmano
musiche originali – live electronics Lorco
disegno luci Paco Summonte
grafic designer Ania Rizzi Bogdan 
foto di scena Aksinja Bellone
tecnico video Tommaso Romano

 

Teatro Studio Uno (Sala Specchi)

Via Carlo della Rocca 6, 00177 Roma

Dal 15 al 18 marzo (giov. – sab. ore 21.00/ dom. ore 18.00)

Ingresso 12 euro (ingresso riservato ai soci)

tessera associativa gratuita

Evento FB

 

 

 

Un capitano

 

 

 


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Narciso è un (e+e) alla seconda… e attirerà gli sguardi!

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Narciso
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Un articolo di Pamela Crusco

Egocentrici + Egoisti al quadrato
(primo movimento)

Da un’idea di  Fabio Ciccalè
con: Fabio Ciccalè e  Leonardo Maietto

 

 

Conosci il mito di Narciso?
È attuale la figura di Narciso?
È felice Narciso?

 

Il mito di Narciso, il giovane che s’innamorò di se stesso, visto con gli occhi dell’uomo moderno.
Sembra che nell’era di internet, della socialità virtuale, tutti noi siamo schiavi della nostra immagine, o almeno di quella che vogliamo ci rappresenti.
Gli altri sono soltanto i nostri fan, che contiamo a suon di like
Egocentrici per l’appunto, ma Egoisti anche, che vedono gli altri solo come degli estimatori a cui dover vendere qualcosa.

Narciso (e+e)2

È felice Narciso?

Nel racconto di Ovidio, Narcisio è accecato, la sua crudeltà nei confronti della povera Eco è quasi inconsapevole, l’amor proprio lo rende immune perfino al dolore della morte.
Ma quali saranno le conclusioni che troveremo in questo spettacolo? Avremo risposta a queste domande? Oppure tutti noi, novelli narcisi, saremo costretti a riflettere sulla nostra stessa vanità?

La fiera della vanità attraverserà due generazioni, mettendole a confronto l’una con l’altra e rimescola i vari aspetti della vita, dello spazio, del tempo. Solo due danzatori in scena che saranno tanto presenti da mostrare il mondo nella sua interezza, con le movenze degli animali, delle piante, e quelle dell’uomo comune.

Noi siamo curiosi, come non esserlo?

Vi ricordiamo gli appuntamenti:
TEATROINSCATOLA
2-3 marzo 2018 ore 21
4 marzo 2018 ore 18
biglietto: posto unico 10.00 euro + tessera associativa 2,00 euro

TEATROINSCATOLA
lungotevere degli artigiani – 14 _ Roma
info e prenotazioni: +39 340 5573255 – info@teatroinscatola.it

Produzione PinDoc – Coproduzione Aldes

con il contributo di Mibact e Regione Sicilia

con il sostegno di Sanlò (Roma)

Evento facebook https://www.facebook.com/events/1285944838216488/


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Il Principe Libero: un po’ De André, un po’ Marinelli

in Il Cinema/La Musica/Pamela Crusco Blog/Ultimi Pubblicati by
De andré
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Un articolo di Pamela Crusco

Il Principe Libero è la fiction biografica sulla vita di Fabrizio De André che verrà trasmessa dalla Rai il 13 e il 14 Febbraio

Noi abbiamo partecipato all’evento cinematografico che ha visto la proiezione del film nelle sale il 23 e il 24 Gennaio.

Il Principe Libero è la fiction rai più attesa dell’anno, gli incassi ottenuti nelle sale cinematografiche sono stati considerevoli, tenendo conto della brevità delle repliche e dell’imminente arrivo dell’opera sul piccolo schermo.
L’opera cinematografica è stata prodotta in occasione dell’uscita discografica della Sony della raccolta “Tu che m’ascolti, insegnami”,  un cofanetto di quattro dischi che raccontano altrettanti aspetti della poetica del cantautore genovese.

Il film si apre con il sequestro di De André e Dori Ghezzi (Valentina Bellé). I due cantanti vennero portati via dalla loro casa nella campagna gallurese il 27 Agosto del 1979 e restarono prigionieri dell’anonima sequestri sarda per ben quattro mesi.

Da questo momento il film è costituito da un lungo flashback che ripercorre la storia del cantautore fin dalla sua adolescenza: di carattere ribelle, poco incline allo studio e alle imposizioni paterne.
A fare da sfondo a tutte le vicende e agli incontri significativi, avremo dapprima una Genova alto borghese tanto contrastata dal protagonista che preferisce i vicoli popolari e la spiaggia dei pescatori;  in un secondo momento la Sardegna, che ha accolto De André fin dall’inizio della sua storia d’amore con Dori Ghezzi.
Luca Marinelli è l’interprete principale: ne rappresenta perfettamente le movenze, il carattere ombroso, il modo di vestire, quello di portare i capelli in un lungo ciuffo laterale e di tenere sempre una sigaretta tra le dita. Il timbro della voce è pressoché lo stesso di De Andrè, e ancor più nelle interpretazioni di alcuni dei brani del cantautore; decisamente meno combaciante, invece, l’accento che nulla ha a che vedere con quello ligure.

La pellicola è evidentemente concepita per essere un film per la televisione: per essere trasmessa in due puntate vista la durata, e per essere indirizzata al grande pubblico, non necessariamente cultore dell’opera di Faber.

Vi consigliamo sicuramente la visione di questa fiction sul comodo divano di casa vostra in due serate distinte piuttosto che nella formula interminabile del grande schermo.

Terminata la kermesse sanermese, con ancora nelle orecchie da voce di quello che sarà il vincitore, ci immergeremo nel mondo di colui che aveva rifiutato tanta popolarità e tanto conformismo.

Le doti canore di Luca Marinelli ci erano già note, lo ricordiamo in una particolarissima interpretazione di “Un’emozione da poco” in Lo chiamavano Jeeg Robot ma ascoltiamolo calato nei panni e nella voce di Faber


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Invito a teatro con “Empanada, scultore di me stessa”

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Empanada promozione
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Un articolo di Pamela Crusco

Il titolo di questo spettacolo è “Empanada scultore di me stessa” e non c’è un errore di battitura!

“Empanada, scultore di me stessa”, il dramma che sarà al Teatro Testaccio dal 5 al 7 Gennaio affronta il tema dell’identità sessuale e lo farà attraverso l’uso della Maschera della Commedia dell’Arte.
La maschera è un oggetto ambiguo e legato fortemente all’ambiente teatrale fin dalle tragedie della Grecia antica.
Allora essa aveva molteplici funzioni, come la capacità tecnica di amplificare la voce dell’attore, o quella di permettere agli interpreti di poter recitare la parte di più personaggi durante lo stesso spettacolo e così anche nascondere dietro un ruolo femminile il volto di un attore uomo.
“Empanada scultore di me stessa” affronta anche quest’ultimo tema: la presenza della donna in teatro. Fino all’avvento della Commedia dell’Arte, infatti, il mestiere di attore era negato alle donne ed erano interpreti uomini (spesso quelli più esili) a calarsi nei panni dei personaggi femminili.
La maschera, in questo caso, rappresenta soprattutto il rapporto tra ciò che ognuno di noi ha dentro e ciò che invece mostra al di fuori.
Come sentenziava Shakespeare “Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti. “ Tematica poi riaffrontata nel ‘900 da Pirandello ne “Il fu Mattia Pascal” che, nell’evidenziare il contrasto tra la realtà e l’illusione, sottolinea come quest’ultima diventi alla fine tanto penosa da spingerci ad una ribellione che ci fa stracciare la maschera che ci siamo imposti di indossare.
Una scelta di transizione sessuale obbliga necessariamente a stracciare quella maschera e ad affrontare una revisione del rapporto con la società e la realtà che ci circonda.
Nel titolo dell’opera troviamo una metafora culinaria: il nostro corpo non è un involucro vuoto ma contiene dentro di sé l’essenza, proprio come un’empanada e, dopo tutto… il protagonista è uno scultore argentino!
A rappresentare il dramma c’è anche un corpo nudo che apre lo spettacolo in una posa scultorea,  come un moderno Lacoonte.

Empanada scultore di me stessa
Empanada, scultore di me stessa

 

In scena vedremo Luca Gabos (nei panni di Fernando Chorizo) e Valentina Puccini, diretti da Gabriele Guarino che è anche l’autore del testo. Ma forse la protagonista principale dello spettacolo sarà proprio la Maschera, anch’essa in scena, nella creazione del mascheraio Stefano Perocco di Meduna.

Con: Luca Gabos
E la partecipazione di Valentina Puccini
Testo e regia: Gabriele Guarino
Maschere: Stefano Perocco di Meduna
Scene E Costumi: La Bottega dei Comici
Grafica: Giuseppe Maggiore
Dal 5 al 7 gennaio 2018
alle ore 21.00, domenica alle ore 18.00
Una produzione La Bottega dei Comici
al Teatro Testaccio via Romolo Gessi 8, Roma

La compagnia offre una promozione natalizia per acquistare due biglietti al costo di 15,00 € scrivendo a labottegadeicomici@gmail.com


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L’unica cosa possibile… è non perdere questo spettacolo!

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Un articolo di Pamela Crusco

L’unica cosa possibile sarà al Teatro Studio Uno di Roma

Dal 4 al 7 Gennaio 2018 il teatro Studio Uno ospiterà la messinscena dello spettacolo “L’unica cosa possibile” diretto da Francesco Prudente e Giulia Aleandri.
I protagonisti della storia sono tre: Anna, Barbara e Julian, ma in scena vedremo soltanto due attrici Iris Basilicata e Eleonora Gusmano.

L'unica cosa possibile
L’unica cosa possibile ph. Eugenio Smith

Iris Basilicata è diplomata in Recitazione e aiuto regia presso l’Accademia Internazionale di Teatro di Roma, si è laureata in “Informazione, editoria e giornalismo” con una tesi sul teatro in carcere di cui si è poi occupata come attrice e conducendo vari laboratori nell’ambito del teatro sociale.
Eleonora Gusmano si diploma alla scuola di Teatro Sergio Tofano di Torino, è protagonista del film “L’Ultima Notte” girato nel carcere di Torino, milita in numerose compagnie fino a quando ne fonda una propria Focus_2, il suo primo lavoro da regista “ Un capitano, duecentomila chili sulle spalle” è semifinalista al Premio Scenario.

Ne L’unica cosa possibile il pubblico sarà il destinatario di un racconto, spesso confuso, dove passato, presente e futuro si mescolano tra loro attraverso le voci delle due protagoniste.
Sono due figure di donna tormentata che dipende sempre da qualcosa di altro rispetto a se stessa.
Le scene sono emotivamente cariche di espressività e si fondano sulla rievocazione di una vicenda segnante e traumatica.
Ci aspettiamo che  L’unica cosa possibile possa creare una solida empatia tra le due attrici in scena e il pubblico, grazie ad uno spazio scenico – quello del teatro Studio Uno –  ristretto e posto allo stesso livello dei posti in platea; grazie una scenografia scarna e soprattutto grazie alla maestria con la quale le due protagoniste accompagnano gli spettatori attraverso il dipanarsi di un racconto non ben definito.

Non ci resta che attendere il 4 Gennaio, data del debutto, e ricordare a tutti i nostri lettori che il teatro, soprattutto quello indipendente è una risorsa culturale che deve essere sostenuta.

Di seguito tutte le info necessarie:

 

L’unica cosa possibile
Diretto da Francesco Prudente e Giulia Aleandri
con Iris Basilicata e Eleonora Gusmano
musiche Temporeale

Teatro Studio Uno (Sala Teatro)
Via Carlo della Rocca 6, 00177 Roma
Dal 4 al 7 Gennaio (giov. – sab. ore 21:00/ dom. ore 18:00)
Ingresso 12 Euro (ingresso riservato ai soci)
tessera associativa gratuita
Evento FB: L’unica cosa possibile

L'unica cosa possibile
Eleonora Gusmano e Iris Basilicata ph. Eugenio Smith

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La storia del Gabbiano Jonathan diventa un’opera musicale

in La Musica/Pamela Crusco Blog/Ultimi Pubblicati by
Gabbiano Jonathan Tivoli
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Un articolo di Pamela Crusco

A Tivoli per ascoltare la saggezza del Gabbiano Jonathan

Stasera 27 Dicembre 2017 presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore di Tivoli l’orchestra filarmonica di Tivoli presenta “Il Gabbiano Jonathan” fiaba musicale per Voce Narrante, Soli, Coro e Orchestra.
Musiche: Daniele Rossi
Testi: Don Mario Pieracci
Orchestrazione: Francesco Romanzi
Partecipa il Coro F. Mannelli diretto da Manuele Orati
L’Orchestra Filarmonica di Tivoli diretta da Francesco Romanzi
Realizzazione grafica: Ugo D’Orazio

L’opera, rappresentata per la prima volta nel 1974, così come ci suggerisce il titolo, è ispirata al romanzo breve “ Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach.
Racconta la storia del Gabbiano Jonathan che abbandona lo stormo dei suoi compagni per cercare la Libertà nel Volo. È l’allegoria dell’ascesa spirituale a cui ognuno deve aspirare per conoscere l’Amore.
Nel 1974 Don Mario Pieracci forma un coro con i bambini della città di Tivoli che nel giro di un anno passano dai cento ai trecento elementi. I direttori della Corale Tiburtina, colpiti dal Romanzo di Bach decidono di rappresentarne la storia con tutti i trecento bambini del coro.

Don Mario Pieracci, allora giovane seminarista di ventiquattro anni scrive i testi delle canzoni e i dialoghi, il musicista Daniele Rossi, diciassettenne, compone le musiche, Ugo d’Orazio allora quindicenne realizza la rappresentazione grafica, Francesco Romanzi, ora direttore dell’Orchestra Filarmonica di Tivoli partecipa come musicista anch’egli alla giovane età di diciassette anni.
Nel 1976 l’opera viene rappresentata in vari teatri della zona, registrata su 45 giri e trasmessa dalla Rai grazie all’intervento del Vescovo di Tivoli Guglielmo Giaquinta.

Dopo 41 anni la stessa Corale Tiburtina formata dagli stessi bambini di allora, oggi adulti, ha chiesto a Don Mario di riscrivere il testo de “Il Gabbiano Jonathan”, non più sotto forma di dialogo ma sotto forma di narrazione.
Don Mario compie questa riscrittura dell’opera durante un viaggio come missionario in Africa; dal Togo ripercorre l’invito alla Fratellanza che negli anni ’70 era stato proposto dalla Corale e che dalla stessa verrà riportato al centro stasera.
Le voci soliste saranno quelle di Roberta Albanesi ed Enrico Turco e la voce narrante quella di Antonio Macrì.

 

Il Gabbiano Jonathan vi aspetta stasera 27 Dicembre nella Chiesa di S. Maria Maggiore di Tivoli dalle 19:00 alle 21:00, ingresso libero.

Noi ne sappiamo davvero poco su quest’opera, e non vogliamo conoscerne prima i dettagli perché siamo curiosi di assistere insieme a voi allo spettacolo. Probabilmente dovremo aspettarci delle sorprese che renderanno questo Gabbiano Jonathan qualcosa di profondamente diverso da quello di Bach… intanto però vi lasciamo con alcune scene tratte dall’omonimo film del 1973 di Hall Bartlett.


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A steady rain – Pioggia dentro Roberta Nardi intervista Davide Paganini e Matteo Taranto

in La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
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Un articolo di Pamela Crusco

Ultime repliche per A steady rain – Pioggia dentro al teatro Eliseo

Si sta per concludere la serie di repliche di A Steady Rain – Pioggia dentro, lo spettacolo che Davide PaganiniMatteo Taranto stanno portando in scena al Teatro Eliseo di Roma.

Vi proponiamo l’intervista di Roberta Nardi ai due attori.

Di A Steady rain – Pioggia dentro vi avevamo già parlato prima del suo debutto romano (potete trovare qui il nostro articolo), noi siamo andati a vederlo e siamo rimasti piacevolmente sorpresi.

La scenografia è praticamente nulla: uno sfondo nero e due sole sedie sulle quali sederanno Joey e Denny.

Ci avevano anticipato, Matteo e Davide, che avremmo assistito ad uno spettacolo che più che il teatro, ci avrebbe ricordato il cinema. Infatti la scena da poliziesco anni ’80 è corredata da un abbigliamento inequivocabile e da dialoghi tipici degli adattamenti italiani delle serie tv statunitensi.

Certamente il testo fa la sua parte, il racconto che incalza e aggiunge un tassello dopo l’altro alla storia, obbliga lo spettatore ad ascoltare voracemente ogni singola parola.

Dobbiamo però ammettere che la prova dei due protagonisti è stata impeccabile: sono in scena per almeno un paio di ore, e dominano un flusso imponente di parole senza mai perdere né la concentrazione né la spontaneità con cui si esprimono.

All’interno dello spazio ristretto dell’Eliseo Off il contatto con gli attori è quasi palpabile e il pubblico entra a far parte della scena assumendo con diritto il ruolo di chi ascolta, lo storytelling poi è tanto efficace ed evocativo da accompagnare l’immaginazione a rivivere davvero ciò che Joey e Denny raccontano.

Lo spettacolo è l’adattamento dell’originale A steady rain che, grazie a due attori come Hugh Jackman e Daniel Craig ha fatto impazzire Broadway.

Non tentiamo neppure di fare parallelismi (tanto abbiamo rinunciato all’idea di capire chi dei due  attori americani è Joey e chi Denny), ma se nell’originale Craig e Jackman hanno dovuto portare in teatro uno stile di recitazione tipico del cinema, Davide Paganini e Matteo Taranto hanno dovuto fare uno sforzo ulteriore e accordarsi al modo di recitare d’oltreoceano.

Noi abbiamo apprezzato moltissimo lo spettacolo, e vi consigliamo di approfittare delle ultime repliche che vedranno A Steady Rain – Pioggia dentro all’Eliseo fino all’11 Dicembre e di rimanere sintonizzati per essere aggiornati riguardo gli spostamenti del tour.

Alla fine dell’intervista di Roberta Nardi, Davide Paganini e Matteo Taranto ci parlano dei loro prossimi progetti.


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Il domani tra di noi è un film da… salvare?

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
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Un articolo di Pamela Crusco

È un film debole, sorretto soltanto dalla presenza di due attori navigati?

Anche se la Winslet dovrebbe aver chiuso i conti con la navigazione… oppure no?

Il domani tra di noi è un film d’azione, drammatico e sentimentale.
Parla di un uomo e una donna (c’è anche un cane a dirla tutta) che devono sopravvivere su una montagna innevata, in pieno inverno, e senza cibo. Entrambi hanno urgenza di rientrare a Denver: Alex (Kate Winslet), una giornalista che ha appena concluso un reportage deve arrivare in tempo per sposarsi, Ben (Idris Elba) è un neurochirurgo di origini inglesi che per il giorno successivo ha un intervento programmato. I due decidono di dividere la spesa per il noleggio di un piccolo aeroplano privato e ingaggiano Walter (Beau Bridges) il pilota che li accompagnerà. L’uomo, che ha portato con sé anche il suo labrador, viene colto da un ictus e l’aereo precipita sulle montagne.

Mountain (1)

Il domani tra di noi: troppo politically correct per La Repubblica, troppo melenso per La Stampa… quanto siamo d’accordo?

Sulla prima questione potremmo cavalcare l’onda del dibattito sulle cosiddette “quote etniche” che a quanto pare obbligherebbero le produzioni hollywoodiane a tenere conto della multietnicità della popolazione statunitense e includere nei casting attori afroamericani e latinoamericani.

Davvero vogliamo credere che Idris Elba sia stato scelto per il colore della sua pelle? Stiamo parlando di un affascinante e bravissimo attore, conosciuto sul grande schermo per aver interpretato Heimdall nei film della Marvel, premiato nel 2016 con il premio Screen Actors Guild Awards  come miglior attore non protagonista per Beasts of no name. Aggiungiamo poi che prima della scelta definitiva erano stati proposti come possibili interpreti Michael Fassbender e Charlie Hunnam. Non possiamo di certo non sottolineare, però, che il regista del film è il palestinese Hany Abu-Assad famoso per Paradise Now film incentrato sulla questione israelo-palestinese che nel 2006 ha ottenuto una candidatura al premio Oscar come miglior film straniero.

Sull’altra questione, sollevata da La Stampa, riguardo l’eccessiva “melassa” de Il domani tra di noi ci permettiamo nuovamente di dissentire: è chiaro fin da subito che il tema principale della pellicola è l’universale e umano istinto di sopravvivenza.

Ben e Alex subiscono una regressione e le loro necessità primarie regrediscono a loro volta: hanno la necessità di non morire di freddo, di non morire di fame, di non morire precipitando da una rupe o sbranati da un animale selvatico e hanno come unico sostegno l’una la presenza dell’altro e viceversa… quello che accade tra i due, durante la permanenza sui monti e anche dopo il loro ritorno alla vita reale è quanto di più verosimile possa offrirci una storia come questa.

Diciamola tutta: questa pellicola non potrebbe essere definita come un’eccellente opera cinematografica, i protagonisti durante tutto il film affrontano diverse e prevedibilissime prove di sopravvivenza che spezzano la visione trasformandola in una mera sequenza di accadimenti.

Neppure le panoramiche sulle valli innevate riescono ad addolcire i passaggi tra una scena e l’altra e il film non poteva che portarsi a casa dei risultati decisamente scarsi, sia per quanto riguarda la critica che per l’incasso.

La composizione delle musiche è stata affidata a Ramin Djawadi, lo stesso autore dell’apprezzatissima colonna sonora di Games of Thrones.

Se già nel passaggio tra il romanzo (The mountain between us di Charles Martin) e il film si era apportata una modifica sui nomi dei due protagonisti, che originariamente si chiamavano Ashley Knox e Ben Payne, l’adattamento italiano ha stravolto anche il titolo.

Quello originale del film è lo stesso dell’opera letteraria: The mountain between us (in francese La montagne entre nous, in spagnolo La montaña entre nosotros, in portoghese Depois da quela montanha).

In italiano il romanzo diventa Le parole tra di noi mentre il film Il domani tra di noi.

Non ce ne vorrà Kate Winslet che ha già sentito storpiare il titolo di un altro film del quale è stata protagonista The eternal sunshine of the spotless mind che in Italia è diventato un misero Se mi lasci ti cancello.

L’attrice inglese (che ne Il domani tra di noi nasconde il proprio accento e anzi sottolinea come invece sia riconoscibile quello del coprotagonista) è all’apice della sua carriera, durante la quale ha collezionato numerosi successi tra cui sette nomination agli Oscar aggiudicandosi nel 2009 il riconoscimento come miglior attrice protagonista per The Reader, ha poi vinto quattro Golden globe, tre BAFTA, tre Screen Actors Guild Awards un Emmy Awards e un Premio César alla carriera.

Kate è contraria alle forzature da parte delle produzioni cinematografiche sulla questione della perdita di peso. Ora non vogliamo dire che siano condivisibili scelte estreme come quelle di Christian Bale o Matthew McConaughey che oscillano da un fisico atletico a uno grasso, passando dalla magrezza estrema, ma è certo che dopo qualche settimana di stenti ci saremmo aspettati di vedere una Alex più esile e un Ben meno aitante.

In conclusione: di sentimentale c’è poco, il necessario potremmo dire; di azione drammatica ce n’è moltissima, ma non sempre ben sviluppata purtroppo.

E visto che nel film si parla dell’accento inglese di Ben, vi lascio questa canzone

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

Viva i Cinema

indipendenti !!!


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A Steady Rain – Pioggia dentro, inonda gli spazi dell’Eliseo Off

in Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
a steady rain
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Un articolo di Pamela Crusco

A Steady Rain – Pioggia dentro

dal 17 Novembre al Teatro Eliseo, lo spettacolo diretto ed interpretato da Davide Paganini e Matteo Taranto.

A Steady Rain è l’opera in un unico atto scritta per Broadway, pur non essendo un musical, da Keith Huff (tra gli autori di House of Cards ) e interpretata da Daniel Craig (Il James Bond ancora in carica) e Hugh Jackman (Wolverine degli X-Men).
Lo spettacolo ha inspirato la produzione della serie televisiva statunitense True Detective.
La versione Italiana A Steady Rain – Pioggia dentro è interpretata da Davide Paganini e Matteo Taranto.
Paganini, attore di cinema, teatro e televisione, lo abbiamo visto sul grande schermo in Romanzo di una strage diretto da Marco Tullio Giordana, nelle fiction Nero Wolfe e Fuoco amico e in teatro come protagonista di Coast of Utopia diretto dallo stesso Giordana.
Taranto, assiduo interprete di Fiction televisive come Il bello delle donne, Distretto di Polizia, Il Commissario Montalbano e molte altre, ha partecipato a moltissime produzioni teatrali sia come interprete che come regista. Ha instaurato un sodalizio artistico con Alessandro Gassman da cui è stato diretto al cinema in Razzabastarda  (2013) ed a teatro in La parola ai giurati e Roman e il suo cucciolo, lo ricordiamo anche per la sua partecipazione a Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek.

Un Trailer della versione americana

A Steady Rain ha avuto un grandissimo successo sia di critica che di pubblico nella sua messinscena statunitense. L’accoglienza è stata favorevole grazie alla trama noir e al tipo di rappresentazione che sfrutta la tecnica dello storytelling cioè il reacconto della vicenda da parte dei due protagonisti.
Joey e Denny sono due agenti di polizia che non sono solo colleghi ma sono legati da una lunga e profonda amicizia di vecchia data. I due commettono un errore legato ad un caso di omicidi seriali che stanno seguendo, per questo motivo finiscono di fronte alla Commissione per gli Affari Interni dove vengono interrogati sull’accaduto.
I due raccontano versioni in contrasto tra di loro, e nel dipanarsi delle discordanti narrazioni emergeranno i conflitti di questi due uomini e il loro rapporto con la verità.
La terza protagonista è la pioggia stessa, così come i due attori ce la presentano: “Un personaggio aggiunto, potremmo dire, catartico, una pioggia purificatrice necessaria per lavare via lo sporco delle vite dei protagonisti e permettere loro di affrontare un nuovo inizio.”
Gli spettacoli sono in seconda serata e sfruttano gli spazi dell’Eliseo Off, i luoghi “altri” del teatro, quei luoghi che non sono adibiti alla messinscena tradizionale, come il foyer e le gallerie.
Di seguito tutte le informazioni necessarie per tenere d’occhio le date:

 

Teatro Eliseo Eliseo Off – Foyer II balconata
Dal 17 novembre all’11 dicembre 2017
Spettacoli dal venerdì al lunedì
Novembre 17-18-19-20 e 24-25-26-27
Dicembre 1-2-3-4 e 8-9-10-11
Orario ingresso spettacolo venerdì e sabato 22.30 – domenica e lunedì 20.00

 

Biglietteria tel. 06.83510216
Giorni e orari:
lunedì ore 13 – 19, da martedì a sabato ore 10.00 – 19.00, domenica ore 10 – 17
Via Nazionale 183 – 00184 Roma
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e
www.vivaticket.it
Call center Vivaticket: 892234

Prezzi € 7


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Thor: Ragnarok, la fine di Asgard è così vicina?

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
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Un articolo di Pamela Crusco

Thor: Ragnarok una pellicola che parla di supereroi o una commedia?

Qualunque sia la risposta, il film, da poco nelle sale sta già riscuotendo un successo mondiale!

Siamo al terzo film dedicato a Thor il dio nordico del tuono, e al diciassettesimo se consideriamo tutto l’universo cinematografico della Marvel.
La prima cosa che salta all’occhio è di certo l’impronta comica che i produttori hanno voluto dare a quest’ultimo prodotto.
Tutta colpa ( o merito) dello zampino del regista neozelandese Taika Waititi, comico di professione, al suo primo blockbuster statunitense.
Thor: Ragnarok, a soli due giorni dall’uscita negli U.S.A. ha incassato oltre 120 milioni di dollari, e oltre 300 milioni nel resto del mondo e il gradimento sembra aumentare trovando concordi il pubblico e la critica.
Anche l’azzardo nel trasformare in commedia il solito comicsmovie non ha lasciato indifferenti gli spettatori che hanno apprezzato la scelta. La pellicola poi vanta la presenza di attori navigati e di piccole comparsate in camei di star hollywoodiane.
Stan Lee appare brevemente, come in quasi tutti i film della Marvel, e questa volta interpreta il ruolo di un anziano e sadico barbiere che deturpa la chioma bionda del protagonista.
Quasi all’inizio del film, Loki, nei panni di Odino, sta assistendo alla rappresentazione di una tragedia che mette in scena la storia della famiglia reale di Asgard: Luke Hemsworth è l’attore che veste i panni di Thor, Sam Neill quelli di Odino e Matt Damon quelli di Loki.
Appare, in un video registrato, Natasha Romanoff (Scarlett Johansson), e lo stesso Waititi vestirà i panni sia di Korg il gladiatore che di Surtur il demone.
La trama è semplice, ma non ve la sveliamo proprio tutta!
Thor (Chris Hemsworth) dopo aver scoperto dove si trova Odino (Anthony Hopkins) grazie all’intervento del Dottor Strange (Benedict Cumberbatch) deve lottare per evitare Ragnarok, la fine di Asgard, ma è minacciato da Hela (Cate Blanchett), dea della morte. Il padre sta per morire, l’ambiguo fratello Loki (Tom Hiddleston) sfoggia la sua solita altalenante malvagità.
Sempre più accentuata la bipolarità di Hulk/Bruce Banner ( Mark Ruffalo) che per la maggior parte del tempo vediamo nella versione “gigante verde” (che di gigantesco e verde ha proprio tutto… come ci fa notare lo stesso Thor).
Oltre all’antagonista Hela e al suo aiutante asgardiano Skurge (Karl Urban), abbiamo un altro cattivo: il Gran Maestro (Jeff Goldblum) di Sakaar, il pianeta sul quale finisce Thor e dove verrà catturato dalla Valchiria (Tessa Thompson)… per una volta abbiamo una protagonista femminile cazzuta e senza fronzoli.
Il braccio destro è Heimdall (Idris Elba che del vichingo ha davvero poco) il guardiano del Bifrost, il ponte che collega Asgard agli altri otto mondi.
Il film nei suoi centotrenta minuti scorre gradevolmente, sia grazie alle risate che ci strappano le battute dei protagonisti ( e neppure i puristi del genere avranno da ridire su questo, visto che la Marvel non è neofita in fatto di ironia), sia grazie alla musica dei Led Zeppelin che accompagna le scene delle azioni più concitate ( Immigrant song è il grido dei Vichinghi).
Altra nota gradevole, assolutamente da non sottovalutare, sono le scene cariche di pathos in cui Thor soffre a causa delle ferite provocategli da Hulk….

Thor: Ragnarok
Thor: Ragnarok

 

Se vi interessa approfondire il personaggio di Thor, potete dare un’occhiata alla storia del pantheon norreno mentre ascoltate Immigrant song

 

 

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Invertiamo la Rotta: Povia e Amato in tour

in Eventi/Il Sociale/Pamela Crusco Blog/Ultimi Pubblicati by
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Un articolo di Pamela Crusco

“Invertiamo la Rotta” il tour di Povia e Amato si divide tra critiche e applausi: la verità sta nel mezzo?

Invertiamo la Rotta” lo spettacolo/ conferenza tenuto dall’avvocato Gianfranco Amato e dal cantautore Giuseppe Povia è in tour nei prossimi mesi in tutta Italia. Il 15 Ottobre siamo stati ospiti della città di Latina, e non solo abbiamo assistito allo spettacolo ma abbiamo anche avuto modo di conoscere e intervistare i due protagonisti.
Povia, cantautore noto per le sue partecipazioni al festival di San Remo e per i numerosi successi radiofonici, nelle proprie canzoni ha spesso toccato temi delicati quali l’eutanasia e l’omosessualità per i quali è spesso stato oggetto di critiche da parte di una fetta di opinione pubblica.
Gianfranco Amato, sostenitore dei diritti della famiglia, legato all’organizzazione del Family Day e all’ambiente cattolico, scrittore, collabora attivamente con diverse testate giornalistiche.
Gli argomenti trattati ad Invertiamo la Rotta sono stati molti e tutti convergenti in qualche modo nell’idea che tutti noi siamo vittime di un controllo culturale delle coscienze.
Si è parlato della cosiddetta teoria gender, di transessualità, immigrazione, controllo economico, educazione infantile ed ogni tematica è sempre stata accompagnata da una canzone che tratta argomenti inerenti.
Alcune delle questioni che emergono appaiono tanto sconvolgenti da suscitare grande stupore negli spettatori che stanno seguendo le tappe di Invertiamo la Rotta, non mancano neppure critiche e aspre contestazioni.
A Latina l’accoglienza è stata calorosa e ha visto la presenza di giovani e anziani; in altre località italiane è capitato che siano stati cancellati degli appuntamenti, come quella del 23 Settembre a Trezzano sul Naviglio per la quale è intervenuta L’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).
Amato difende se stesso e Povia dalle accuse di omofobia e intolleranza che vengono loro mosse, sostenendo la veridicità e l’autorevolezza delle fonti che vengono citate.
Noi torneremo sull’argomento più avanti prendendoci del tempo per ragionare con voi su questi temi tanto delicati.
Nel frattempo guardate la nostra intervista e sentirete direttamente dalle voci di Povia e Amato un sunto di quanto potrete ascoltare andando a vederli.


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Chi m’ha visto, al cinema questa settimana… noi sì che l’abbiamo visto!

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Un articolo di Pamela Crusco

“Chi m’ha visto?” Si chiede Giuseppe Fiorello, – In molti!-  rispondiamo noi, visto il successo che il film sta ottenendo al Box Office!!


Questa settimana vi parliamo di un film tutto di casa nostra: Chi m’ha visto e non è per patriottismo ma, dopo le tante produzioni internazionali, avevamo proprio bisogno di spingervi alla risata con una commedia italiana.
Vi assicuriamo che si ride davvero!
E’ la storia di Martino Piccione ( Giuseppe Fiorello) un talentuosissimo chitarrista che lavora per molti artisti italiani. Il talento di Martino però non sembra essere riconosciuto né all’interno dell’ambiente musicale, che non gli rende i giusti meriti, né tra i suoi concittadini che considerano il suo lavoro un divertimento.
Terminato il tour con Jovanotti e senza un nuovo contratto, Martino è costretto a tornare a Ginosa dove ritroverà l’anziana madre, la ex fidanzata e il suo amico di sempre Peppino (Pierfrancesco Favino).
La situazione non è delle migliori, nessuno cerca collaborazioni, la ex Laura (Oriana Celentano) non vuole più saperne di lui, gli abitanti della città lo considerano un sognatore nullafacente, la madre Natuzza (Mariolina De Fano) è troppo presa dai programmi televisivi per comprendere le amarezze del figlio. E proprio uno di questi programmi televisivi ispirerà un piano infallibile a Martino: sparire! Egli stesso in un momento di sfogo sentenzia: “So trent’anni che faccio il chitarrista… e chi m’ha visto ?
Sparire è l’unico modo per attirare l’attenzione e con l’aiuto dell’inseparabile Peppino (che di cognome fa Quaglia), si nasconde in un vecchio casale abbandonato fuori città e attende che il mondo si accorga della sua assenza.
La trama, di per sé non troppo complessa, offre parecchi spunti all’espressività comica dei due protagonisti, di Favino in particolar modo.

Stiamo parlando di uno degli attori più apprezzati dal pubblico italiano e dalla critica, tanto da aver partecipato a numerosissime pellicole statunitensi. Eppure Favino dà il suo meglio proprio quando esprime la genuinità tipica della nostra cultura.
È un perfetto caratterista, soprattutto quando si parla di imitare un dialetto che non gli appartiene: lo abbiamo sentito nell’emiliano in “Da zero a dieci”, in “El Alamein” recitava in un perfetto accento veneto, in “Cosa voglio di più” è un calabrese trapiantato a Milano, in “Figli delle stelle” imita l’accento marchigiano,  in “Romanzo di una strage” interpreta il milanese Pinelli, e in questo ultimo film Chi m’ha visto gioca quasi in casa visto che entrambi i suoi genitori sono pugliesi.
Il film offre anche uno spaccato di panorami mozzafiato, la casa del nonno Totonno è un cumulo di pietre grezze, in uno scenario roccioso in cui essa stessa si fonde e trova la sua massima espressione nella scena in cui Martino si esibisce in un assolo in bilico su un precipizio ( Che ricorda vagamente le atmosfere di Jesus Christ Superstar).
La protagonista femminile è Sally (Mariela Garriga) una prostituta sudamericana che prova a riscattare se stessa, cercando il proprio posto nel mondo… la stessa cosa che cerca di fare Martino.
Il piano dei due amici sembra funzionare:  non soltanto lo scomparso finisce in tv, ma alcuni tra i più importanti artisti italiani lanciano degli accorati appelli (Jovanotti, Elisa, Gianni Morandi, Giorgia, Albertino, e tanti altri tra cui anche Fiorello Senior), la conduttrice del famoso programma televisivo “Scomparsi” ( Sabrina Impacciatore) si interessa alla vicenda del chitarrista e il manager Tony Pettinato ( Dino Abbrescia) che oramai si era defilato, alla notizia dell’aumento vertiginoso delle vendite dei dischi di Martino, ritorna sui propri passi, ma soprattutto Don Julio (Maurizio Lombardi) finalmente riesce ad esibirsi in una chiesa piena di gente!


Dagli ingredienti non manca neppure quella tipicità tutta meridionale: la madre che si preoccupa che il figlio mangi, gli amici del bar che in continuazione chiedono “ Quando sei arrivato? E quando te ne vai?” e l’immancabile “ E tu… a chi appartieni??”
Il regista è Alessandro Pondi che di meridionale non ha niente.
Martino è un rocker anche se poi la canzone che più lo rappresenta è questa:

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

Viva i Cinema

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Romics 5 – 8 Ottobre 2017… tutto un altro mondo!

in Giocare Giocare/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Ultimi Pubblicati by
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Romics 2017: In questa edizione autunnale noi di IoGiornalista non ci siamo fatti scappare niente. Divertitevi con i simpaticissimi protagonisti del nostro servizio!


In questo servizio sul Romics vi proponiamo delle interviste molto interessanti ad alcuni dei protagonisti della fiera.
Tanto per iniziare coreograficamente vi presentiamo gli amici di Saber Guild Roma… Si tratta di un’associazione culturale ufficializzata dalla Lucas Film che principalmente si occupa di fare dimostrazioni di duelli con spade laser, proprio come accade nella saga di Guerre Stellari. L’argomento ci interessava non poco vista l’attesissima uscita il 13 Dicembre di Star Wars Episodio VIII: Gli ultimi Jedi e Saber Guild Roma sarà presente nei cinema della città per rendere ancora più completa l’esperienza stellare! Per chi fosse interessato alle loro attività e i loro corsi qui potete trovare la loro pagina Facebook.
Abbandonata l’atmosfera spaziale siamo entrati nel mondo degli acchiappafantasmi: non ci credereste ma uno dei Ghostbusters è stato tanto gentile da spiegarci come funziona il loro lavoro e come viene assemblata la loro sofisticatissima attrezzatura. Più tardi abbiamo addirittura assistito ad una dimostrazione di cattura con tanto di balletto! Vi informiamo che Ghostbusters Italia è felice d accogliere nuovi iscritti e appassionati e potete aderire iscrivendovi qui .
Il Romics è un grande contenitore che accoglie tantissimi mondi legati ai fumetti, i videogiochi e tutto l’universo di internet, uno dei protagonisti del nostro servizio è Maurizio Merluzzo, molti di voi sicuramente lo conosceranno: è un doppiatore di cartoni animati, videogiochi, telefilm e famosissimo come youtuber. Nell’intervista Maurizio ci parla del suo lavoro e dei suoi due canali youtube con cui ha ottenuto grandissimi risultati Cotto e Frullato e Maurizio Merluzzo.
Nella fiera, in controtendenza con la passione per il gioco virtuale, abbiamo incontrato Giuseppe Gaeta e il suo simpaticissimo team di Escape Calabria che ci ha parlato dell’escape room, un gioco di logica che sta sempre più facendosi strada negli ultimi anni. Ogni stanza ha il suo tema, lo scopo è quello di risolvere tutti gli indovinelli in un’ora di tempo massimo. Noi abbiamo provato la versione light del gioco in un quarto d’ora all’interno della fiera e lo abbiamo trovato molto entusiasmante, se il gioco vi interessa visitate il sito http://www.escapecalabria.it/
Per concludere non possiamo che parlarvi dell’aspetto più caratterizzante del Romics e delle molte fiere che in Italia sono dedicate al mondo dei fumetti e degli anime: Il Cosplay!
Il cosplayer è quell’appassionato che, amando moltissimo il suo personaggio d riferimento (o più personaggi), decide di impersonarlo nell’aspetto e nell’atteggiamento. Dopo aver fatto diverse fotografie in giro per la fiera abbiamo intervistato Simone un ragazzo venticinquenne che ormai da qualche anno fa cosplay di personaggi di videogiochi famosi. Abbiamo chiacchierato un po’ con lui che ci ha spiegato come ha iniziato questa attività e come realizza di volta in volta i suoi personaggi. Qui trovate la sua pagina Facebook: SimoneDolimpoCosplay se volete farvi un’idea di che cosa sia il Cosplay.
Noi ci rivediamo alla prossima fiera, continuate a seguirci e ne vedremo delle belle!

 


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Blade Runner 2049… il sequel “replicherà” la fortuna del precedente?

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
Blade Runner 2049

Blade Runner 2049 è ancora nelle sale cinematografiche e sta dividendo il pubblico dei nostalgici da quello più giovane!

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Blade Runner 2049 è il sequel perfetto! Era attesissimo: la risposta dell’arte
cinematografica moderna, del terzo millennio, alla fantascienza anni 80, tanto che in un multisala romano nel primo week-end successivo all’uscita si è garantito il sold- out!

L’atmosfera è la stessa del Blade Runner con Rutger Hauer, a parte qualche scena di più ampio respiro.
Avevamo lasciato la storia al 2019, quando Rick Deckard fugge insieme a Rachael ( Sean Young) e di loro non si sa più nulla…. Che fine hanno fatto i due? Sembra che il cacciatore abbia un piano ben preciso in mente quando trae in salvo la bella replicante, eppure la scena finale del director’s cut è quella del solito origami a forma di unicorno che Gaff si diverte a modellare. Che il collega di Deckard sia la figura chiave?
Gaff lo ritroveremo anche in questo Blade Runner 2049, come figura di raccordo tra i due momenti tanto lontani nel tempo.
L’agente K ( Ryan Gosling) è un replicante di nuova generazione, impiegato come Blade Runner per dare la caccia agli ultimi replicanti ribelli creati dalla vecchia Tyrell Corporation, i Nexus 8.
Questo gruppo di androidi costituisce un’evoluzione dalla serie di replicanti Nexus 6 di cui facevano parte Roy Batty, Leon e Pris, poiché non hanno un’aspettativa di vita limitata a quattro anni, ma possono vivere a lungo come gli esseri umani.
I Nexus 8 sono una minaccia per la stabilità dello Stato perché rappresentano la categoria di replicanti maggiormente inclini alla ribellione, e sono gli stessi che nel 2022 hanno causato il black out di cui si parla spesso nel film. Uno dei Nexus 8 che viene ucciso da K è Sapper Morton interpretato da Dave Bautista il wrestler che in Guardiani della Galassia ha interpretato Drax il distruttore.
Bastano pochi minuti di apparizione di questo personaggio perché si possa iniziare da lui un viaggio che porterà lo spettatore a dover risolvere una serie di misteri che intrecciano le trame dei due film.
Il mistero con cui Ridley Scott ci aveva lasciato era questo: Rick Deckard è un replicante?
Proviamo ad analizzare i fatti: in Blade Runner abbiamo un Deckard coraggioso, determinato, ma di certo privo della forza bruta che appartiene agli androidi creati in laboratorio; se fosse un replicante apparterrebbe ad una specie molto più simile ai Nexus 8 piuttosto che ai Nexus 6 che giravano nel 2019, tanto più che ce lo ritroviamo, invecchiato, nel 2049!
Sono passati ben trent’anni dai fatti del primo episodio, la Tyrell è stata bandita, la creazione dei replicanti è stata interrotta dopo il black out ma ha avuto una ripresa grazie a Neander Wallace. Si tratta di un personaggio ambiguo di cui sappiamo ben poco ( se non che l’attore che lo interpreta, Jared Leto,  rende grandissima giustizia ai suoi quarantasei anni!) Wallace crea nuovi replicanti ma non sembra soddisfatto del proprio lavoro poiché la produzione in laboratorio è ben più limitata rispetto ad una riproduzione naturale.  Il secondo quesito che vi proponiamo è dunque questo: i replicanti possono procreare?
La domanda è strettamente legata alla prima e la risposta non tarda ad arrivare dal film stesso: i replicanti possono riprodursi, Rachael lo ha fatto! Che cosa ha messo al mondo Raechel? Un replicante, un umano?
Lei non sembra avere gli stessi limiti dei Nexus 6, che sia dunque un prototipo di Nexus 8? O magari un 7, visto che di questi non si parla né nel primo film né in questo secondo.
Dopo tutto Tyrell aveva parlato di Rachael come di un esperimento, qualcosa di diverso dagli altri “lavori in pelle” e Wallace che ha ereditato il lavoro del suo predecessore dirà al vecchio Deckard che lui e la sua compagna sono stati un esperimento, che il loro incontro non fu casuale.
Le star di questa pellicola non possono che essere Ryan Gosling e Harrison Ford.
Il primo incarna bene la figura di un essere a metà tra l’esperimento scientifico e il carattere umano del suo essere. Il film, d’altronde, ci spinge ad una riflessione sulla condizione umana poiché i replicanti che non possono vivere la stessa vita di un umano vero sono ancor più attaccati ad essa… “ più umano dell’umano”.

Harrison Ford sta chiudendo i più grandi capitoli del cinema mondiale, dando così un’ ultima e considerevole lustratina al proprio curriculum attoriale, da Guerre Stellari fino a Blade Runner 2049 chissà che non possa chiudere in bellezza con un sequel di Indiana Jones.

 

Nel cast anche Ana De Armas che interpreta Joi, la compagna virtuale di K, figura sulla quale il protagonista riverserà tutti i propri sentimenti umani ( ricordiamo che per definizione i Nexus 6 non erano progettati per provare emozioni, nessun replicante nel 2019 era in grado di provare sentimenti… a parte Rachael).
Robin Wright è Madame Joshi, il superiore dell’agente K, che mostra nei suoi confronti un interesse particolare.
Sylvia Hoeks è il braccio di Wallace, una replicante, probabilmente la prediletta del creatore, che prova attaccamento verso di lui.

 

Spiacevole il finale, probabilmente troppo sbrigativo rispetto alla durata di tutto il film. La speranza è che un finale poco autoconclusivo lasci spazio all’idea di un possibile terzo capitolo. Che ne dici Denis Villeneuve?

 

Vale la pena vedere il film, sia se siete dei nostalgici dell’epoca sia se siete dei giovincelli che hanno visto il film soltanto dopo che questo è divenuto espressione di un genere e di una generazione che si è posta domande sul ruolo dell’umanità nel mondo.

 

Vi lascio con il solito contenuto musicale, e se volete sapere quale sia il nesso con Blade Runner 2049, non vi resta che andare a vederlo!

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Blade Runner… dal 2019 al 2049!

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
Blade runner 1 e 2
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Blade Runner 2049 sta per uscire proprio oggi 5 Ottobre nelle sale italiane…

facciamo il punto della situazione e ripercorriamo la storia di questo capolavoro che ha segnato una generazione e quelle a venire!

Eravamo rimasti al Blade Runner di Ridley Scott, film cult dei primi anni 80 che vedeva come protagonista Harrison Ford l’attore che in quegli anni stava cavalcando l’onda del successo, dopo aver interpretato il pilota Ian Solo in Guerre Stellari e l’archeologo Indiana Jones ne I predatori dell’arca perduta.
Blade Runner, tratto dal romanzo del 1968 di Philip K. Dick “Do androids dream of electric sheep?,  racconta un futuro distopico ambientato nell’anno 2019 a Los Angeles (il romanzo nel 1992).

La Tyrell Corporation è un’azienda che crea per il governo i cosiddetti “replicanti” degli androidi del tutto simili agli umani che posseggono però caratteristiche fisiche  e intellettuali superiori al modello. Questi androidi, che hanno un’esistenza della durata limitata di quattro anni, vengono impiegati per lavori di forza nelle colonie extramondo. La tematica principale del film ruota intorno al timore, sovente espresso nelle opere cinematografiche di quegli anni, nei confronti di una tecnologia che si ribella al creatore. Il robot è un mostro di Frankenstein che vuole ribaltare il suo status di schiavo e divenire padrone.
Rick Deckard è un cacciatore di taglie che in passato aveva fatto parte dei Blade Runner, un’unità speciale che si occupa del “ritiro” dei replicanti che si ribellano al sistema. L’intento dei sei replicanti fuggiti dalla colonia è quello di raggiungere la Tyrell per ottenere una revisione genetica che possa permettere loro di vivere più a lungo.
I primi due androidi muoiono accidentalmente folgorati in un campo di alta tensione, Leon (Brion James) che ha tentato di intrufolarsi alla Tyrell candidandosi per un impiego, viene sottoposto al test di riconoscimento dei replicanti ma riesce a fuggire uccidendo l’agente Holden (Morgan Paull), Zhora (Joanna Cassidy) viene identificata e poi uccisa da Deckard, Leon che ha assistito alla scena tenterà di vendicare la morte della compagna uccidendo Deckard ma verrà fermato dalla mano di Rachael.

Nel frattempo Deckard scopre che Rachael, la segretaria della Tyrell è anch’ella un’ignara replicante e decide di proteggere la donna di cui poi, naturalmente, si innamorerà!

Gli unici due replicanti rimasti in vita, Pris e Roy Batty decidono di portare avanti la loro missione, arrivando fino al Dr. Tyrell, il quale rifiutandosi di trovare una soluzione che possa prolungare la vita dei due, verrà ucciso cruentemente da Roy.

Una serie di eventi che vedranno dapprima l’uccisione di Pris da parte di Deckard e il successivo desiderio di vendetta di Roy Batty, saranno un susseguirsi di scene d’azione che ci porteranno diritti ad una delle scene più famose della storia del cinema, il monologo di Roy:

Il film è un noir in tutto e per tutto: il buio fa da padrone, la violenza non viene risparmiata, e durante tutto il processo narrativo aleggia una sorta di mistero intorno al protagonista. Deckard infatti fa uno strano sogno in cui vede un unicorno, lo stesso che in almeno altri due momenti del film ritroveremo sotto forma di origami. Il dubbio che Ridley Scott ha voluto insinuare e che per ben 35 anni è rimasto irrisolto è questo:
Il Blade Runner Rick Deckard è un replicante?

Da oggi nei cinema il sequel Blade Runner 2049 prodotto dallo stesso Ridley Scott e diretto da Denis Villeneuve

Troveremo nuovamente Harrison Ford negli stessi panni che vestì nel 1982, al suo fianco una nuova leva dei Blade Runner Ryan Gosling, un nuovo “creatore” Jared Leto erede del dottor Tyrell e Robin Wright nei panni del tenente Joshi

E se proprio i buchi temporali non vi piacciono, potete colmare questi trent’anni di vuoto (35 per le date di uscita dei due film, 30 per il tempo della narrazione ) con un corto firmato Shinichiro Watanabe autore di Cowboy Bebop

Il film è nelle sale da oggi e i pronostici sono molto favorevoli, a noi non resta che andarlo a vedere!!

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Madre! Un ruolo insolito per Jennifer Lawrence e Javier Bardem

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
Copertina madre

Madre ! …il nuovo film di Darren Aronofsky, è stato un vero e proprio flop al botteghino… E’ stata solo l’accoglienza dalla Critica?

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Madre ! è il trionfo dell’assurdo: è la storia di un uomo ( Javier Bardem), uno scrittore in crisi che va a vivere nella sua vecchia casa d’infanzia insieme alla ben più giovane moglie (Jennifer Lawrence). La Sposa, con grande impegno, rimette a nuovo l’intera dimora, che è, fra l’altro, tutta da rifare dopo un incendio. Un flusso appassionato che si svolge in attesa che il suo sposo ritrovi l’ispirazione perduta, e di poter raggiungere un sano idillio familiare, che in quella stessa casa la vorrebbe vedere moglie, e madre.
Tutto carino e semplice? No, c’è una stanza… vi pareva che non ci fosse una stanza chiusa… un luogo oscuro in cui lo scrittore custodisce un grande cristallo prezioso, ed in cui non vuole che si entri in sua assenza… MAI…
L’assurdo inizia quando alla porta della grande casa bussa un uomo (Ed Harris) in cerca di un albergo: lo scrittore lo invita dapprima a restare per qualche chiacchiera, poi per la notte, senza chiedere il consenso della giovane moglie che inizia a diventare preda di uno stato d’ansia e di allucinazioni.
Tra i due uomini si instaura un rapporto strano, di devozione reciproca, da cui la donna viene esclusa; la situazione peggiora quando arriverà un secondo ospite: la moglie dell’uomo (Michelle Pfeiffer).

Inizialmente la donna sembra voler cercare di instaurare con la ragazza un rapporto confidenziale che ben presto si trasformerà in una fastidiosa ingerenza. Ella inizierà ad insinuare dei tarli riguardanti la vita di coppia dei due, sottolineando come  il desiderio di essere madre della ragazza sia di fatto ignorato dal marito troppo preoccupato per suo lavoro.

Madre Locandina
La locandina del Film…

Fino a questo punto il film avanza cauto nella trama, lasciando che lo spettatore possa analizzare con calma i fatti, fare ipotesi e di certo lasciarsi condurre attraverso l’inquietudine che l’atmosfera riesce a creare. Nonostante le riprese tremolanti, con telecamera in spalla, in un continuo inseguimento dei protagonisti mentre si muovono nella casa, la pellicola, grazie anche all’aspetto algido e seducente della Pfeiffer, ottiene l’effetto sperato.
Da qui in poi però tutto degenera: una catena di eventi nefasti, incomprensibili e cruenti trasforma quello che poteva essere un interessante thriller psicologico in un puro film horror splatter, anche mal raccontato.

C’è spesso la presenza di un cuore sanguinolento che batte o che qualcuno tiene in mano come fosse uno straccio e non possiamo che pensare al sogno che racconta Dante:

[…]
quando m’apparve Amor subitamente,
cui essenza membrar mi dà orrore.
Allegro mi sembrava Amor tenendo
meo core in mano, e ne le braccia avea
madonna involta in un drappo dormendo.
Poi la svegliava, e d’esto core ardendo
lei paventosa umilmente pascea:
appresso gir lo ne vedea piangendo.

A parte la digressione letteraria che Madre! mi ha ispirato, poco rimane nella seconda parte, tanto che sembra che tutto il lavoro svolto dai personaggi di Michelle Pfeiffer e Ed Harris venga vanificato da un finale sbrigativo, che si occupa soltanto di sottolineare la crudeltà delle scene.
Il regista Darren Aronofsky, legato sentimentalmente alla Lawrence, è lo stesso de Il cigno nero e Noah.
Madre! Apre le porte a molteplici interpretazioni, quello che è certo è che si tratta di un’allegoria, che rimanda quindi a un qualcosa di altro: forse è una citazione biblica, forse ad una panoramica sul ruolo della donna all’interno della società…
Non vogliamo fornire risposte a tali quesiti, anche perché non ne abbiamo, vi lasciamo piuttosto esplorare il mondo di Aronofsky che nel 2011 diresse il videoclip di Lou Reed & dei Metallica

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Valerian e la città dei mille pianeti… al cinema!

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Valerian e la città dei mille pianeti
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Valerian è il titolo del film; Valerian è anche il nome del protagonista. Un po’ come nei poemi epici, dove l’eroe dà il nome a tutta l’opera.

Lo scorrere del film – che pecca della solita, indicibile lentezza delle pellicole francesi- viene in parte risollevato dall’ironia della sceneggiatura (il punto forte di Luc Besson). Dopo tutto pare che i nostri cugini d’oltralpe non siano avvezzi alla coerenza, hanno inventato due cose fondamentali nella vita dell’essere umano: il cinema e il bidet, ma hanno dimenticato come si usano entrambi! Per fortuna il discorso non vale per il regista di Nikita e Léon.

La storia è basata sul fumetto francese di fantascienza Valérian et Laureline ideato da Pierre Christin e Jean-Claude Mézières.
L’inizio del film, sulle note di Space Oddity racconta i secoli di espansione di Alpha, “la citta dei mille pianeti” dove ora convivono specie diverse e tutte geneticamente classificate. Poi veniamo catapultati altrove, in una specie di Arcadia, abitata da esseri viventi dall’aspetto magro e longilineo che vivono in perfetta armonia con la natura, in un ciclo vitale continuo di dare e avere e che basano la comunicazione e gli scambi sul contatto fisico.

Non abbiamo solo una città Alpha signori, c’è anche un maschio alpha: il maggiore Valerian!  Un collezionista accanito di donne, che addirittura le inserisce in una playlist dettagliata con tanto di fotografia e descrizione. L’interprete, Dan DeHaan, nei suoi irriconoscibilissimi trentun anni – considerando l’aspetto da adolescente- esprime perfettamente l’evoluzione di un personaggio in bilico tra verità e bugia.
Laureline (interpretata da Cara Delevingne), invece, rende grande giustizia al genere femminile: è un ottimo pilota, è sarcastica, fiera, molto corteggiata e non ultimo… crede nel vero amore. È lei che il più delle volte toglie dai guai il maggiore. Lui dal canto suo non perde tempo, non sopporta il rifiuto e in un gioco di seduzione al quale è l’unico a dare credito, tenta di ottenere i favori della bella.
Abbiamo Clive Owen che interpreta il comandante Filitt, un piccolo ruolo per Herbie Hankock, un altro anche per Rutger Hauer ( indimenticabile in Blade Runner e Ladyhawke), un cameo per Ethan Hawke (devo ammettere che la vista di questo attore ha sortito su di me lo stesso effetto di piacevole sorpresa che hanno suggerito le prime note di David Bowie). Un piccolo ruolo anche per la bellissima Rihanna che interpreta Bubble, un essere che appartiene ad una specie informe e che compie il suo ingresso in scena dedicando a Valerian uno spettacolo di trasformismo per poi diventare la sua coscienza etica.

Valerian e la città dai mille pianeti ci invita a riflettere:

Gli uomini sono davvero tutti stronzi e bugiardi, o ne esiste qualcuno che pensa davvero ciò che dice?

Vi lascio alle note di Space Oddity

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