Il Futuro? Solidale…

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Lucilla Corioni

Lucilla Corioni has 37 articles published.

Flavio Oreglio incanta il pubblico di Zelig tornando da cantautore

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FLAVIO OREGLIO-COLORE 3“Anima popolare” di Flavio Oreglio riempie lo storico teatro.

Gradito il debutto di Flavio Oreglio & Staffora Bluzer con il nuovo progetto discografico firmato Long Digital Playing

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Non poteva essere che una sorpresa, il ritorno discografico di Flavio Oreglio (cantautore, attore e scrittore umorista, show-man). Flavio Oreglio: ad alcuni ( i più distratti…) può suonare un brand poco noto, forse antico, certo – per i nostri tempi così veloci e sfuggenti – lontano. Invece Oreglio, quello che “fu” (ma che tutto sommato con altre vesti e nuovi mezzi “è”) il poeta catartico lanciato dalla casa editrice Mondadori e dalla trasmissione targata mediaset Zelig, è qui. Non ci hai mai lasciati. Ha semplicemente scelto, dato il suo carattere serioso e molto impegnato, di volgere il suo sguardo verso altenative meno mediatiche ma più di spessore, come accadde all’inizio della sua carriera. Cabaret? Una bella parola, certo. Ma Oreglio chiarisce subito e sempre: “Cabaret non è comicità, abbandono alla risata grassa e populismo accattivante per conquistare il popolo bue. Cabaret è storia, tragitti, è una modalità, un linguaggio, un luogo reale e immaginario, è cultura. Cabaret è anche canzone d’autore”. Nello spettacolo, presentato con leggerezza e intensità venerdì 15 febbraio al Teatro Zelig (sfida o consapevolezza?), ci sono tutti gli elementi per ritrovare quello che avevamo imparato a conoscere come personaggio televisivo (o icona da Festival vari…)  in una veste quasi (forse?) definitiva o comunque “definita”. Mille facce, tante belle canzoni (a volte diverse tra loro), ci restituiscono un Flavio Oreglio – ormai sessantenne – pieno. Pieno di contenuti, forza energia. E’ merito del trentennale  (trent’anni di carriera appena conclusi attraverso percorsi, incontri, libri e cd antologici… un esubero di bellezze, insomma!) o forse del contratto nuovo (discografico) firmato con l’amico-produttore (ora editore) Luca Bonaffini che, in occasione del suo rilancio, gli ha offerto la sua neonata casa discografica milanese (LONG DIGITAL PLAYING SRLS) per “ripartire da… 30?

Luca Bonaffini, cantautore e compositore, che l’estate scorsa ha ritirato insieme a lui il Premio alla Carriera “SPAZIO d’AUTORE 2018”, ha sposato il suo nuovo progetto musicale che s’intitola “Anima Popolare” e ha deciso di produrlo.

Ecco. Oreglio, catartico per effetto mediatico e artista come “verità assoluta”, è pronto. E la serata di debutto, di presentazione dell’album, anche grazie agli STAFFORA BLUZER, è stata straordinaria: perché si può ridere ( o sorridre) restando esseri pensanti. Alla faccia di Sanremo che, a quanto pare, per fare notizia ha bisogno di vomitare rabbia e (perdonateci) malsana mediocrità. Bentornato Oreglio. A te e alla tua “anima popolare”…

 

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Oggi 31 gennaio esce “Sognando Bologna” di Riccardo Bassi.

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Riccardo Bassi 720 x 379

Riccardo BassiNel giorno del suo compleanno, Riccardo Bassi ci presenta la sua nuova fatica.

“Sognando Bologna”, un romanzo dalle tinte gialle e risvolti noir.

Un Articolo di Lucilla Corioni
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due anni di silenzio e due romanzi “rosa” (l’amore sempre in prima linea), ecco il rientro narrativo di Riccardo Bassi, scrittore e imprenditore milanese.

Questa volta il colore è il giallo. Un po’ come i gialli Mondadori che, nelle giornate di relax e di pausa, accompagnavano le giornate dei nostri papà e delle nostre mamme.

Sabato 23 febbraio, presso il Cinema Teatro Oratorio di Pantigliate (MI) alle 20 e 45, sarà lui in persona a raccontarcelo e a presentarlo affiancato dal fedele Luca Bonaffini (cantautore e regista teatrale) e in compagnia di importanti ospiti.

“Sognando Bologna” (questo il titolo dell’opera terza di Riccardo Bassi, atto finale di una trilogia letteraria ben confezionata da Gilgamesh Edizioni) è un titolo romantico e gentile ma un po’ “traditore”.

Tradisce, non le aspettative del lettore (anzi tutt’altro!), ma soprattutto sorprende. Perché Bologna, teatro immaginato dallo scrittore per descrivere fatti e fattacci di ordinaria criminalità e di straordinaria complessità, è sempre lì da piazza Maggiore ai colli ad accompagnarci lungo il viaggio scritto e i suoi personaggi.

E proprio quella Bologna è ritratta in uno scatto d’autore che Samuele Carboni, figlio del Luca cantautore, ha regalato a Riccardo Bassi come copertina.

Insomma, un terzo lavoro di Serie A che consacra il nostro Riccardo Bassi “scrittore eclettico e sincero”.

 

Durante la serata del 23 febbraio interverranno: Dario Bellini (editore), Paolo Baldoni (cantautore), Henry Zaffa (attore), Mago Eta Beta (attore) e don Claudio Burgio autore del libro “Non esistono ragazzi cattivi” è presidente dell’Associazione “Kayrós”. Inoltre sarà presente come Guest Star il cantautore Mimmo Cavallo al quale verrà consegnata la “scultura in vetro del maestro Raffaele Darra” come vincitore della 4°edizione de “La settima nota” (premio per arte, musica e letteratura indetto da LC COMUNICAZIONE e LDP EDIZIONI MUSICALI).

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A breve in uscita “Novecento”, il nuovo album del Trio Schau.

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Uscirà a marzo “Novecento”, il secondo album del Trio Schau.

“Le fille aux cheveux de lin”, Claude Debussy, è il video ufficiale che ne anticipa l’uscita.

Un Articolo di Lucilla Corioni
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Nel 1909 Claude Debussy iniziava a scrivere il preludio “La fille aux cheveux de lin” ritornando ad un linguaggio semplice rispetto agli ultimi anni della sua vita compositiva. La suggestiva immagine evocata dal titolo rimanda alla poesia di Charles Marie René Leconte de Lisle, un canto scozzese tratto dall’opera “Poèmes antiques”. Esattamente 110 anni dopo, il Trio Schau ha deciso di rendere omaggio ad una delle opere pianistiche più conosciute del compositore francese. Il video è anticipatore del loro secondo progetto discografico, in uscita nel mese di marzo. Il titolo del cd sarà “Novecento” (il riferimento è alla musica da film, filo conduttore e leitmotiv del loro percorso musicale, sfociato nella pubblicazione del primo album “Movie soundtrack” e ripreso anche in questo secondo lavoro in studio). Al suo interno saranno presenti musiche di Claude Debussy, Heitor Villa Lobos, Astor  Piazzolla, Mario Castelnuovo-Tedesco, Nino Rota ed Ennio Morricone.

Il Trio Schau, composto da Pier Filippo Barbano al flauto, Edoardo Lega al clarinetto e clarinetto basso e Tommaso Lega alla chitarra, esordisce su Radio Popolare in occasione di una serata dedicata al bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi.
Il trio si distingue per la particolarità della formazione, proponendo un repertorio che spazia tra i diversi generi musicali: dalle Sonate di Bach, per flauto e basso continuo, ai tanghi di Piazzolla, dai Preludi per pianoforte di Debussy alle musiche da film di Rachel Portman e Nicola Piovani.
Ha tenuto concerti presso riconosciute istituzioni milanesi (Palazzo Cusani, la Scuola Militare Teuliè, la Fondazione Riccardo Catella, Villa Finzi, l’Università Popolare), al Teatro Blu di Milano, alla chiesa di Sant’Antonio in Moncalvo (AT), a Stampa in Svizzera, all’auditorium di Merate (LC) per la rassegna “Merate Musica” e alla Villa Visconti d’Aragona di Sesto San Giovanni (MI) per le manifestazioni “A Qualcuno piace Sesto”, “Les Sarabandistes” e la 5° Edizione del premio “La Torretta”, alla “XVI Settimana Chitarristica Italiana” presso la città di Martinengo (BG), a Palazzo Soragna e alla Casa della Musica di Parma.
Ha ottenuto premi e riconoscimenti partecipando a vari concorsi nazionali ed internazionali: Premio del pubblico alla 2° edizione della “Selezione internazionale giovani concertisti di chitarra classica formazioni cameristiche” di Domodossola, 1° Premio al “39° Concorso nazionale di chitarra” di Vicoforte, 1° Premio al corso di perfezionamento musicale “Musica e natura” di Vicosoprano, 1° Premio al “Concorso chitarristico internazionale omaggio a Niccolò Paganini” di Parma, 1° Premio al “3° Concorso musicale nazionale chitarra e musica da camera” di Cassano Magnago, 1° Premio al “6° Concorso chitarristico internazionale città di Favria”, 1° Premio alla seconda edizione del concorso “Valle dei Laghi International Guitar Competition & Festival” di Calavino. 
Nel Maggio del 2016 pubblica il suo primo cd dal titolo “Movie Soundtrack”, un viaggio musicale attraverso alcune fra le più celebri colonne sonore, con le musiche di Rachel Portman, Hans Zimmer, John Williams, Astor Piazzola, J. S. Bach, Carlos Gardel e Nicola Piovani.

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                      Ti piace ciò che facciamo? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante per noi. Per favore, valorizza il nostro lavoro, i nostri sforzi per te, l’energia che ognuno di noi ti dedica, aiutaci. Per questo, se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE! Un Euro, che ci vuole?





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Rossella Spinosa – Cineconcerto “Le sette probabilità” .

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720 x 379 Rossella Spinosa copia

Rossella Spinosa-Cartellone-5C-1-001-1-768x1065Rossella Spinosa-Il 18 gennaio 2019 alle ore 21:00 allo Spazio Frida di Milano.

Con la proiezione dell’omonima pellicola muta di Buster Keaton.

 

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Terzo appuntamento stagionale della rassegna CLASSICAMENTE: il prossimo 18 gennaio 2019, lo Spazio Frida di Milano ospiterà il cineconcerto “Le Sette probabilità” con la proiezione dell’omonima pellicola muta di Buster Keaton (1925) e l’accompagnamento musicale di Rossella Spinosa, con musiche da lei stessa eseguite al pianoforte. Un evento da non perdere per la bellezza e l’originalità del programma.

Nel film, il protagonista apprende di essere costretto a sposarsi entro poche ore per non lasciarsi sfuggire un’ingente eredità. Dopo essere stato respinto da ben sette ragazze, comincia a far proposte di matrimonio a chiunque porti una gonna, compreso un manichino e uno scozzese col kilt. Tutto si risolverà in extremis, naturalmente. Keaton, con la velocità del montaggio, esaspera la struttura “a inseguimento” e si scatena in gag sempre più apocalittiche.

Rossella Spinosa si diploma giovanissima in pianoforte, clavicembalo, composizione e, negli stessi anni, si laurea con lode e plauso accademico in legge e, altresì, sempre col massimo dei voti, in Musicologia – Discipline Storiche, Critiche e Analitiche della Musica. Master cum laude all’Accademia Pianistica di Imola, e perfezionamento per la composizione alla Scuola di Musica di Fiesole, con Diploma di Merito e Borsa di Studio Emma Contestabile presso l’Accademia Chigiana di Siena completano la sua fase di formazione. Suona in alcune delle sale più importanti italiane ed estere come Sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, Carnegie Hall di New York, Italian Bunka Kaikan di Tokyo ecc., collaborando con compositori di prestigio (tra i quali, Paolo Castaldi, Luis De Pablo, Ivan Fedele, Giacomo Manzoni, Bernhard Lang, Misato Mochizuchi, Luis Bacalov, ecc.) ed eseguendo molte opere nuove a lei stessa dedicate. Affianca all’attività solistica quella di musica da camera, in particolare in Duo Pianistico e nel NEW MADE Ensemble (specializzato nel repertorio contemporaneo) nonchè di solista e solista con orchestra. Suona in duo dal 2009 con il Premio Oscar, Luis Bacalov. Scrive opere da camera, per orchestra, per la lirica ed il teatro, commissionate ed eseguite da orchestre italiane e straniere (Kyev Camerata, Orchestra I Pomeriggi Musicali, Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, Seoul Orchestra, Orchestra da Camera di Lugano…). Compone le musiche per il cinema muto (ad oggi oltre 80 titoli cinematografici), per cineteche, teatri e orchestre. Suoi lavori sono editi dalla casa editrice Suvini Zerboni. Incide per Stradivarius, Amadeus, Bookstore Teatro alla Scala; la sua ultima pubblicazione discografica per Tactus, dedicata alle opere pianistiche di Giacinto Scelsi ha recentemente ricevuto 5 Stelle dalla Rivista Amadeus.

Dalle ore 20,00 sarà servito il consueto aperitivo di benvenuto offerto da Isolamusicaingioco. A causa del numero limitato di posti, si consiglia la prenotazione. La serata inizia dalle ore 20:00 con l’abituale aperitivo.

SPAZIO FRIDA via Antonio Pollaiuolo, 3, 20159 Milano

ORE 20:00 APERITIVO

ORE 21:00 CONCERTO

Per prenotazioni: 3382133121

La rassegna CLASSICAMENTE con Rossella Spinosa:

Rossella Spinosa alla rassegna concertistica CLASSICAMENTE è giunta con successo alla sua IV edizione. Anche quest’anno, il cartellone prevede un’offerta variegata di ascolti musicali dal vivo che interessano soprattutto la musica Classica, ritenuta erroneamente alla portata di pochi adepti. La stagione musicale mette in condizione di assoluto piacere e fruibilità qualsiasi tipo di ascoltatore, proprio perché tenta di accorciare il più possibile le distanze che intercorrono fra questo genere e il pubblico attraverso un’accorta programmazione. Dopo Rossella Spinosa, allo Spazio Frida si alterneranno così solisti e gruppi da camera, diversi nel genere e nell’organico strumentale ma tutti di alto profilo artistico-professionale e di prestigio internazionale. Come ogni anno, l’Associazione Isolamusicaingioco, ente promotore della rassegna, affida inoltre l’apertura dei concerti a giovani talenti provenienti da Conservatori, Accademie Musicali, Scuole Civiche e Licei Musicali mediante degli Open Concert, preceduti a loro volta da un aperitivo.

L’associazione ISOLAMUSICAINGIOCO:

L’associazione Isolamusicaingioco è attiva a Milano in zona Isola fin dal 2004, anno della sua fondazione a cura di Claudia Mazzei, musicista napoletana diplomata in Pianoforte, Direzione di coro Composizione e appassionata divulgatrice della musica in tutte le sue forme. La musica è considerata da Mazzei e dalla collega Angela Ignacchiti un mezzo espressivo della personalità di ognuno, al di fuori dei severi schemi accademici o incasellata in stili o generi rigidamente fissati. Ne deriva che le attività dell’Associazione si rivolgono ad un pubblico vasto e puntano a diffondere l’amore per la musica e la sua conoscenza ad ogni livello, sia amatoriale che professionale.

In quest’ottica, Isolamusicaingioco organizza corsi, concerti e altre manifestazioni (concorsi, spettacoli teatro-musicali, progetti per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie ecc.)

In particolare, sul fronte educativo si propone di avvicinare bambini da 0 anni, ragazzi e adulti allo studio della musica attraverso gli approcci didattici più recenti ed efficaci che uniscono l’educazione musicale a momenti ludici di svago (metodo Orff, Dalcroze, Yamaha, MLT di E.E.Gordon ecc.).

Vi è inoltre una marcata attenzione per particolari situazioni, come i corsi musicali per l’accompagnamento al parto per future mamme o l’avvicinamento alla musica da parte di chi, per età o condizione economica, si sente escluso dal circuito dell’apprendimento musicale.

 


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Flavio Oreglio ricomincia da Zelig con la sua “Anima popolare”

in Lucilla Corioni Blog by

Flavio Oreglio e gli Staffora Bluzer. -ORIGINALE 1 jpgFlavio Oreglio e Staffora Bluzer giovedì’ 15 e venerdì 16 febbraio, nello storico locale milanese, due serate di spettacolo del cantautore “catartico” con un nuovo progetto discografico.

Sarà un grande ritorno sulle scene, Flavio Oreglio ricomincia dalla musica..

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Dopo il “trentennale lungo” (parafrasando “Il Secolo Breve” di Hobsbawm), nel quale ha raccontato e riproposto tutto il suo percorso artistico dal 1985 al 2015 con pubblicazioni editoriali e discografiche, spettacoli, incontri, Flavio Oreglio – attore, umorista e scrittore – riparte dalla musica e da Milano, per riappropriarsi definitivamente della sua storia e della sua natura “cantautorale” come fu agli esordi.

Cantautore assolutamente – dichiara lo stesso Flavio – nell’accezione storica in cui si colloca il cabaret della Milano del dopoguerra”.

Due serate, giovedì 15 e venerdì 16 febbraio 2019, utilizzando quel luogo magico che fu – a cavallo dei due millenni – il laboratorio creativo e la vetrina mediatica che lo traghettarono al grande pubblico come l‟indimenticabile “poeta catartico” (ovvero il Teatro Zelig di Milano), per presentare in prima nazionale “Anima Popolare” (Edito e prodotto da Long Digital Playing Edizioni Musicali, casa discografica milanese di recente nascita costituita da Luca Bonaffini) e distribuito da Ducale Music. Il suo nuovo progetto discografico e live è stato interamente realizzato con il gruppo Staffora Bluzer. Novità assoluta ed interessante: A fianco di Anima Popolare sarà possibile riscoprire alcuni degli ultimi progetti editoriali/musicali e audiovisivi “storici” e antologici del Flavio Oreglio scrittore e canta-attore grazie al “back catalogue” proposto dalla partnership LDP-DUCALE.

Flavio Oreglio e “Staffora Bluzer”

Anima popolare

di e con Flavio Oreglio

Stefano Faravelli (piffero, flauti, cornamuse, voci)

Matteo Burrone (fisarmonica, voce)

Daniele Bicego (cornamuse, sax soprano, cornetta, bouzouki, voce)

“La musica popolare è custode della cultura

e della tradizione di un popolo,

tanto da rappresentarne l’anima”

Con lo spettacolo “Anima popolare‟, Flavio Oreglio riscopre la vitalità della musica e delle tradizioni popolari, inserite in un contesto narrativo attuale e divertente. Il sound folk degli Staffora Bluzer crea il tessuto sonoro sul quale s’innestano parole che raccontano storie popolari, giocano tra satira e divertissement, riscoprendo a tratti la poesia dei momenti quotidiani e perpetuando quella “via ludica all‟impegno” cui Oreglio ci ha abituati da trent’anni a questa parte.

L’ascolto di alcune delle più significative canzoni della tradizione popolare degli ultimi centocinquant’anni ci fa riscoprire la loro straordinaria attualità, la “classicità” della stessa tradizione musicale ha sicuramente ancora molto da dire.

Musica paradossalmente senza tempo ma che ha un tempo così preciso che se lo perdi – come direbbe Enzo Jannacci – ti devi ritirare, ed è talmente al passo coi tempi che ti costringe a stare a tempo coi passi. Non poteva mancare un tributo alla Scuola Milanese (Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Walter Valdi, Nanni Svampa, i Gufi), importantissimo punto di riferimento per la tradizione del cabaret italiano, quella scuola che ha dato il via in pianta stabile all’affermarsi del genere nel nostro paese. Una performance da assaporare col sorriso sulle labbra.

 

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Mariano Brustio ricorda che “Era una giornata di sole”. Il suo nuovo racconto

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Mariano Brustio 720 x 370

cover Mariano BrustioMariano Brustio ci racconta che “Era una giornata di sole”.Il suo nuovo romanzo

Tra Genova e il Canada, il lungo racconto di viaggio e di speranza scritto da Mariano Brustio.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Qualche anno fa in gita su un lago nel novarese, mi sono tornate in mente storie che temevo si fossero assopite o nascoste fra i risvolti dei pensieri e delle incombenze più urgenti. E con mia sorpresa mi sono ritrovato a ricordare quello che alcuni amici mi avevano raccontato, fra un whiskey ed un altro, ed immagini di una terra quasi sconosciuta sovrapposte ad una città che ho amato e che amo: Genova. E così fra un carruggio e l’altro mi sono divertito a ricamare i ricordi di parole e immagini intessute di sole lettere e vocaboli. E a qualche lettore complice era pure piaciuto questo mio tentativo. Ma non mi sembrava ancora abbastanza. E come per quelle raccolte di canzoni che svelano fra le tante già ascoltate un solo unico inedito, o fra quei libri di immagini già viste migliaia di volte, ma che fanno riaffiorare una foto perduta, ho rimesso mano al racconto e gli ho dato una forma compiuta, ho restituito alla mia memoria la forma di una storia precisa. Questo mio romanzo, arricchito di altri sei anni di ricordi, non è la fine del racconto, ma l’inizio di un viaggio al battesimo di un mare spero per una volta compiacente”.

(Mariano Brustio)

Il romanzo di Mariano Brustio è incentrato sulle vicende dello sventurato marinaio Eugenio e della sua compagna Susanne, orfana dei genitori svizzeri, cresciuta in un sanatorio immaginario della riviera ligure ed allevata poi presso una facoltosa famiglia genovese. Racconto particolarmente focalizzato sulla statura psicologica dei personaggi e sull’alone poetico che li avvolge. Racchiude in sé più vicende di vita, amore e amicizia. L’ambiente marinaresco, i paesaggi del Québec, le avventure di Jacques e Mireille fanno da contorno al racconto che spazia degli anni ‘60, sino ai primi anni ’80, spaziando per luoghi tutti reali, dai laghi del novarese alla Svizzera, da Genova al Canada, ed approdando in un paese immaginario lungo la costa canadese. Questi luoghi fanno da sfondo all’umanità dei personaggi, intorno ai quali s’intrecciano altre storie di protagonisti all’apparenza marginali, ma che sul piano del racconto sostengono le vicende di Eugenio e Susanne e del loro figliolo Jacques, divenendo efficaci testimoni dei protagonisti e dell’intera storia narrata. Un romanzo delicato, piacevole da leggere e appassionante sino alle ultime righe. Il finale potrebbe lasciare leggermente l’amaro in bocca, ma nello stesso tempo consegna un messaggio d’ottimismo e speranza, con quell’ultimo accento sulla ‘giornata di sole’ che è anche icona dell’opera.

Mariano Brustio, classe 1959, ha collaborato alla stesura dei volumi su Fabrizio De André “E poi il futuro” – Mondadori 2001, “Belin, sei sicuro?” – Giunti 2003, come coautore al libro “Volammo Davvero” – Fondazione De André – Bur 2007 e per diversi mesi ha lavorato fianco a fianco a Fernanda Pivano durante la preparazione del volume “The Beat Goes On” – Mondadori. Storico socio fondatore della omonima Fondazione, ha curato decine di mostre itineranti su Fabrizio De André e la sua opera, dal 2000 ad oggi, spesso con il regista Pepi Morgia. Ha pubblicato suoi scritti e collaborato alla realizzazione del CD “Ed avevamo gli occhi troppo belli” ed al DVD “Ma la divisa di un altro colore” per la “editrice A”, con la quale tuttora collabora pubblicando articoli sulla rivista mensile “A”. Ha collaborato alla pubblicazione di un dossier relativo al cantautore francese Georges Brassens (A rivista n. 371) e ad un dossier relativo alle condizioni del Mar Mediterraneo (A rivista n.373). Ha collaborato alla realizzazione del DVD Fabrizio De André in Concerto – edito dalla Fondazione Fabrizio De André – BMG-Ricordi 2004 curandone la dettagliata discografia ufficiale. Nel 2016 ha pubblicato un suo racconto sul volume Fondazione “Nelle ferite del Tempo” (Photocity 2016), pro terremotati. Ha recensito racconti e romanzi di vari autori, non solo in ambito musicale e ne ha curato la presentazione pubblica in Italia. Vive e lavora accanto al lago Maggiore.

Andiamo ad incontrare l’autore:

Chi è Mariano Brustio?

Mariano Brustio è un autore curioso. Certo mi piacerebbe essere considerato uno scrittore. Lo scrittore è colui che per professione scrive libri, che siano romanzi, saggi, non ha importanza. In Italia non credo vi siano più di 50 scrittori che possano vantarsi della professione. Ci sono giornalisti che pubbblicano articoli e saggi, qualcuno anche romanzi, io precauzionalmente mi considero un autore. La scrittura non mi dà il pane. La curiosità invece è un ingrediente che mi appartiene da sempre. E non la confondo con il pettegolezzo, come a volte qualcuno o tanti fanno. Essere curiosi ti porta a scoprire mondi che non ti appartenevano. Ti porta a conoscere quel filo che unisce le storie, ti posta a conoscere certi autori che ti erano sconosciuti, a volte anche solo leggendo gli autori di una canzone o le dediche e le citazioni nelle prime pagine di un romanzo. Tempo fa scrivevo che in questo modo sono arrivato a scoprire gli autori della beat generation, ero poco più che un bambino, e in anni più recenti ho scoperto autori come Leonard Cohen e Georges Brassens, e attraverso quel fil rouge che unisce le esperienze e le vite di persone che non si sarebbero mai incontrate, ho conosciuto un amico che mi regalato il privilegio della sua prefazione al mio racconto. Giancarlo De Cataldo, e non è cosa da poco.

Le sue esperienze e il suo impegno nel mondo dell’arte e della cultura sono di importante rilievo.

Quando si è avvicinato a questo mondo, e quando si è sentito così attratto specialmente dalla musica d’autore…quella vera?

Devo necessariamente partire da lontano. Da ragazzo mi infilavo di nascosto nello studio di mio padre e cercavo fra i suoi dischi solo quelli che erano accompagnati, nell’altra parte della libreria, dagli spartiti o dai libretti. E spesso finivo per ascoltare le sinfonie di Beethoven seguendo le partiture dell’orchestra. Conosco a memoria ogni attacco dell’Inno alla Gioia eseguito da Toscanini. O i concerti Branderburghesi di Bach o il clavicemabalo ben temperato. É così che imparato a suonare il suo pianoforte, di nascosto da lui, musicista, che temeva glielo scordassi. Con il passare degli anni e con la radio spesso accesa, ogni tanto mi sorprendevo a canticchiare certe melodie che ti rimanevano nelle orecchie, ma soprattutto a cercare di ricordare le parole e i versi di certe canzoni. E fra le rime che non recitavano cuore-amore, c’era un certo Fabrizio, molto raramente alla radio, che sapeva conciliare musica e parole. E come dicevo prima da lì sono stato fulminato, uno po’ come diceva Leonard Cohen “passando sotto l’arco di Elvira” parlando di Garcia Lorca, sono stato fulminato dicevo dalla dissacrazione di un certo Brassens che veramente non le mandava dire a nessuno. E ricordo le difficoltà nella ricerca dei dischi o dei libri. Mi ha aiutato l’eta un poco più matura quando varcando il confine sono arrivato in Francia dove mi si è aperto un mondo. Con tutto questo voglio dire che la musica deve essere un’occasione. Per innamorarti delle melodie, per ballare sul ritmo o dentro una sinfonia, ma deve essere per me un punto di partenza. Per aprire nuove strade, per osservare le cose da un punto di vista diverso, in qualche caso per unire, avete presente “We Are The World”, ecco in questo senso oppure, per rimanere in casa nostra, la parata di musicisti al Carlo Felice di Genova nel 2000 per Fabrizio De Andrè, ecco in quel caso la musica è stato solo un pretesto. E ho voluto trasferire anche nel mio romanzo la musica, intesa in questo senso, come se fosse un punto di partenza che esce allo scoperto solo nella seconda parte, per opera di una ragazzina che imbraccia la chitarra e canta Suzanne (complice Leonard Cohen in questo caso come mi ha scritto Giancarlo De Cataldo, per la magnifa ossessione che ci unisce) la musica dicevo, non poteva non punzecchiarci e starne lontano Era il posto e il momento giusto. E parlando un po’ di quello che ho scitto vorrei dire che la musica non doveva prendersi l’intero racconto e relegare le emozioni da altre parti. Ma del resto e qui mi contraddico, se non ci fosse stata la musica non ci sarebbe stato un romanzo, pieno di racconti che mi sono stati donati, così a gratis, anche da quei musicisti amici che avevano una classe ed una fantasia creativa unica, ma soprattutto quella curiosità che manca a tanti e che ho voluto far mia attraverso il mezzo della parola. Se un autore, un musicista, uno scrittore non ti sa suscitare almeno la stessa curiosità che lo ha spinto a scrivere la sua opera, temo a mio giudizio che serva a poco. Nel mio romanzo non so se ci sono tutti gli insegnamenti di questi artisti, ma almeno ci ho provato. Quando Fernanda Pivano tanti anni fa ha letto qualche pagina di questo racconto, peraltro era solo un abbozzo elementare nella trama e nell’esposizione, ha preso il telefono e ha cominciato a chiamare qualche suo amico editore. Mi ha scritto una pagina intera per il mio racconto, ma non ho voluto approfittare della sua assenza e metterla in cima al romanzo. Il rispetto per questa straordinaria persona che mi ha insegnato davvero tante cose, ha avuto la meglio e ho preferito conservare quelle parole solo per me stesso. Se qualcuno più curioso degli altri ne volesse leggere qualche riga, potrei anche condividerlo. 

Ci racconti un episodio particolare vissuto con il grande Fabrizio De Andrè.

Più che un episodio in particolare, un insegnamento dettato dalla sua straordinaria grandezza e semplicità.

Eravamo dietro le quinte di un teatro, non ricordo se a Novara o a Biella, comunque non lontano da casa mia, in Piemonte. Era il 1992 o 1993, durante il Tour in Teatro, e io avevo il privilegio di andare ogni tanto a sbirciare le prove. Il primo tempo era dedicato alle Donne ed il secondo tempo agli Uomini. Io ero appunto dietro le quinte e seguivo una per una le sue canzoni, peraltro quelle anche di Brassens e poi di Leonard Cohen. Ad un certo punto Fabrizio incomincia a raccontare delle traduzioni da Leonard Cohen, dopo aver eseguito Nancy e Giovanna d’Arco. E io mi aspettavo Suzanne. Niente. Aspetto la fine del concerto mentre rientravamo in camerino e gli chiedo il perchè della omissione della canzone, lui si siede mi appoggia la mano sulla spalla e mi dice: “E belin Mariano a te piace Suzanne, a quell’altro Carlo Martello e io sto qui due settimane”. Lo incalzo: “ ma scusa, hai fatto due versioni di Suzanne, una più rifinita dell’altra, hai detto più volte che è la canzone più bella di Leonard Cohen e non la canti?”. “A beh è vero, ma ricordati bene, quando hai una bella canzone e fai una raccolta o un best off in un CD o un concerto come questo, devi sempre riservarti la possibilità di farne uno in futuro, magari lasciando fuori canzoni apparentemente maggiori rispetto a quelle dell’album…” lo interrompo e dico: “E beh ma Suzanne è la canzone forse più bella e sicuramete la più conosciuta di Leonard Cohen, e poi se non ci fossi stato tu che hai fatto conoscere Leonard Cohen in Italia…”, “e beh si hai ragione Mariano è vero, belin ci penso, magari la proviamo, ti dirò se facciamo in tempo per il prossimo concerto”. 

Ecco, sarà un ricordo poco significativo, ma lui che si ricrede e mi dà ragione, dimostra la grandezza dell’artista, la semplicità con la quale spiega certe cose, ma soprattutto il suo immenso senso dell’umiltà e la necessità di accettare, chiamiamole a volte critiche o consigli. Credo che i grandi siano disposti a farlo molto più di tanti artisti che durano un’estate o poco più.

Il suo impegno nella Fondazione De Andrè

Credo di ricordare che una fra le prime esperienze sia stata con la allora “Associazione Fabrizio De Andrè” nel modenese, anno 2000 o 2001. Mi avevano chiamato Pepi Morgia e Vincenzo Mollica. Si era sparsa la voce fra gli addetti ai lavori che avevo delle cose interessanti di e su Fabrizio, cose uniche. E mi hanno permesso di esporre qualche vinile ed altro fra i manoscritti di Fabrizio, per far comprendere, io credevo, l’immensa opera di ricerca che stava fra i risvolti dei testi nelle canzoni di Fabrizio. Salvo scoprire poi che l’attenzione del pubblico andava quasi solo alle immagini; avete presente la differenza fra Media Caldo e Media Freddo, la definizione di Marshall Mc Luhan? Ecco la semplifico così, è meno faticoso guardare un’immagine che leggere o scoprire l’origine di un testo. Mi ricordo che in qualche occasione avevo esposto alcune pagine tratte da un libro di leggende indiane, dei nativi del Canada: “The Contest between Coyote e Spider Woman”. Mi chiederai che c’entra. É la leggenda da cui Fabrizio ha tratto l’incipit della canzone “Se ti tagliassero a pezzetti”. Mi spiego meglio. Una leggenda commentata verso per verso da cui Fabrizio trasse una strofa. Una sola. E chissà quanti altri libri aveva letto per comporre solo quella strofa. Ti faccio un altro esempio. La sua canzone “Smisurata Preghiera”, non è tratta solamente da una raccolta di versi e poesie di Alvaro Mutis, dalla Summa di Maqrol per intendersi, ma da almeno 9 romanzi e altrettante poesie dove fra le pagine trovi due parole o un verso da cui Fabrizio ha tratto il suo testo. Puoi esporre in mostra tutto quello che vuoi o che hai avuto la fortuna di condividere da questi Artisti, grazie alle ricerche fatte o dai ricordi dei suggerimenti di Fabrizio stesso, ma stai sicuro che avranno sempre meno importanza di una foto ben colorata. E di queste mostre ne ho fatte circa sessanta in giro per l’Italia, da Palermo ad Aosta appunto, con l’auto sempre stracarica, ma purtroppo con poche soddisfazioni di questo genere. É ben vero che il suo mandolino barocco–genovese attraeva più pubblico rispetto ad un suo libro chiosato e sottolineato, o che il pubblico ti chiedeva il manifesto con la sua foto, ma lo sconforto ti resta, eccome se ti resta. Sono stati stampati decine e decine di libri in questi vent’anni, ed ognuno tira Fabrizio per la giacchetta per avallare le proprie tesi, titoloni con Fabrizio De Andrè scritto in maiuscolo, o sue frasi estrapolate da un contesto particolare per sostenere questa o quella tesi. Cosa voglio dire: quando con la Associazione e poi con la Fondazione abbiamo allestito queste mostre, l’intento era, almeno da parte mia, avallato naturalmente dalla Fondazione, quello di far conoscere cosa c’era dietro un lavoro di ricerca e di cesello di un Artista con la A maiuscola. Ricerca, attenzione alle sillabe e non solo alle parole, curiosità, meticolosità, incazzature e tutto quello che ci vuoi aggiungere. Esporre un vinile con una canzone che Fabrizio decise di cambiare o eliminare dal successivo LP dovrebbe far chiedere allo spettatore la ragione di quella scelta. E magari darsi da fare per comprenderla. Purtroppo il risultato è stato l’opposto. Un’altra volta mi è capitato di esporre un 45 giri, il promo di Spoon River per capirsi, che conteneva “Un Matto” e “Un giudice”.  Ho messo ben in evidenza che sulla copertina si parlava di un successivo LP che avrebbe compreso “Dieci canzoni, dieci modi di vivere di dieci essere umani”. Ebbene, l’LP uscito qualche settimana dopo conteneva solo nove di queste dieci canzoni. Ed avevo fatto, ricordo, un cartello con una domanda ben diretta: “Sapete che fine ha fatto la decima canzone ormai persa ?”. Nessuna risposta. Ovvero volevo punzecchiare il pubblico nella propria bramosia di avere ed ottenere tutto quello che Fabrizio, L’Artista Fabrizio intendo, aveva magari scartato per una delle sue (ignote) ragioni. Fallimento totale nella indifferenza più totale. La curiosità non aveva fatto effetto. 

Ma l’effetto opposto invece è stato anni dopo con la pubblicazione in un’occasione di un ventennale di un disco in genovese di tutto quello che a Fabrizio non era a suo tempo piaciuto abbastanza e lo aveva cambiato o modificato nella versione finale del suo disco del momento. Ma allora, mi chiedo, il rispetto dove è finito? Una volta durante un convegno cui partecipavo, Antonio Ricci pubblicamente disse che mai avrebbe voluto vedere i santini con il volto di Fabrizio stampato sulle medagliette o sulle magliette. Ebbene, mi dispiace per entrambi, per lui e per me, ma li hanno pure stampati, e ci sono luoghi di culto molto ben frequentati dove comprarli. Se la curiosità si deve spingere solo al possesso di quella foto o a quel disco dove viene pubblicata la versione diversa della canzone ecc. ecc. forse non abbiamo capito granché di quello che l’Artista ha voluto trasmetterci. E quelli che si vantano oggi di andare in direzione ostinata e contraria, non si sono accorti che stanno andano tutti insieme nella stessa direzione.

Dori mi ha sempre definito un ipercritico, il Talebano n°1 fra i suoi amici, ma rendiamoci contro aprendo bene gli occhi che purtroppo le cose non sono troppo diverse da come le ho descritte. Ben vengano le centinaia di libri su Fabrizio, ma se manca la curiosità per andare oltre, allora la diffusione anche della conoscenza della società, guardata da un punto di vista diverso, è miseramente fallita. 

Vuole spiegarci da dove è venuta l’esigenza di scrivere questo racconto, forse la voglia di inviare un messaggio ben preciso?

No, per niente. Non voglio mandare messaggi. Non è nel mio stile, non desidero portare il lettore ad amare o condannare un personaggio. Desidero solo descrivere certe situazioni, certi accadimenti da un punto di vista diverso rispetto alla maggioranza di coloro che sciverebbero e supporterebbero a spada tratta la propria opinione. Io voglio mostrare appunto un punto di vista diverso in modo che il lettore si faccia una propria opinione. Questo lo ha colto molto bene Giancarlo De Cataldo che nella sua prefazione ha scitto testualemente: “un autore che crede nella compassione e si astiene da ogni frettoloso giudizio morale: perché, come dice Chepi, la sposa indiana di un rude boscaiolo del Québec, “Grande Spirito, preservami dal giudicare un uomo prima di aver percorso un miglio nei suoi mocassini”.

Pensa che un libro o una canzone possano cambiare qualcosa dentro l’anima delle persone?

Spero che un libro, uno dopo l’altro almeno, possano cambiare sia le cose che l’anima. E infatti in Italia si legge ben poco. Credo sia l’augurio di ognuno che si accinge a scervellarsi per descrivere una storia compiuta. Anche se lo sforzo è immane ed i risultati spesso sono poco soddisfacenti, rimane il tentativo fatto di averci provato. Fabrizio per esempio ha sempre cantato degli ultimi, dei poveracci, degli sfortunati, eppure i barconi e le navi piene di questi poveracci vagano per il Mediterraneo senza trovare un porto aperto. E poi certi nostri politici votati dalla maggioranza si dichiarano amanti delle sue canzoni. I casi sono due: o noi che ci crediamo brave persone, accoglienti, simpatiche, disponibili e amorevoli siamo persone finte, e siamo la maggioranza, oppure non abbiamo capito davvero niente andando a scegliere i nostri rappresentati politici fra coloro che fanno esattamente l’opposto di quello che dichiarano di aver imparato dalla cultura, dai libri e dalla vita. Basta aprire un social media e rabbrividire per certe dichiarazioni.

Cosa significa per lei scrivere.

Significa semplicemente testimoniare le esperienze vissute, condirle nel mio caso della fantasia, rivivere al meglio certi momenti rimanendo libero di portare la storia verso una direzione più confacente. Insomma dar libero sfogo a quello che si sente, intendo dire il sentire come uno dei sensi, il provare una sensazione che dia libero sfogo ad una emozione e tentare di regalare questa emozione al lettore. Qualcuno meglio di me una volta diceva che scriveva per una incontebile riaffiorare della memoria. In certi momenti mi è accaduta la stessa cosa, riprendendo i racconti di tanti amici genovesi e non e trasferirli in un racconto tutto mio. Poi nessuno si accorge che i racconti sono storie pseudo-vere, non hai un nome famoso, le major dell’editoria ti snobbano perchè nessuno rischierebbe le proprie “palanche” su un perfetto sconosciuto, e queste storie vere narrate da questi amici-artisti rimangono privilegio per pochi, ingabbiate nelle pagine. 

Mi pare di comprendere che Genova, il sole, e il suo mare siano tre elementi che ama molto.

Cosa rappresentano per lei questi tre elementi?

In particolare, cos’ha Genova secondo il suo punto di vista di così magico?

Permettetemi di fare una digressione e di spiegarmi meglio, almeno per il lavoro che a Genova ho dovuto fare e ricercare. 

In questi anni per conto della Fondazione ho fatto un lavoro di ricerca per comprendere la lunga storia della editoria musicale e delle stampe dei vinili di Fabrizio De Andrè. É stata ripresa da Guido Harari in un libro intitolato “E poi il futuro”, poi da Riccardo Bertoncelli in “Belin sei sicuro”, ma soprattutto nel DVD edito dalla Fondazione De Andrè con il famoso concerto del Brancaccio di Roma, divenendo la discografia ufficiale a cui tanti si sono poi “ispirati”, diciamo così. E tralascio le decine di pubblicazioni successive apocrife e non. La storia del disco, ce la raccontava il fratello di Beppe Grillo, è complessa e complicata, almeno per De Andrè. Arrivo alla città. Genova è la patria indiscussa del mondo cantautorale e si parla di un progetto che dovrebbe dare alla città l’imprimatur e finalmente un vero museo per tutti questi artisti, per non permettere che la disattenta memoria ne cancelli l’immensa opera di cui possiamo oggi godere i frutti. E valorizzare meglio di come si faccia ora, la storia della cultura musicale è quello che tutti ci aspettiamo. Genova è la città che accanto ad una nota cioccolateria conserva ancora quel soffitto viola cantato da Gino Paoli, oggi forse ridipinto, ma è lì e nessuno potrà traslocarlo. Genova è il posto in cui torno sempre volentieri a respirare anche gli odori del porto e in cui un giorno una signorina francese si innamorò di un capitano di Marina, ma questo se volete lo leggerete nel mio romanzo. Genova è stata la città in cui sono nate case discografiche, nel tempo fallite e poi risorte, ma anche e purtroppo album falsi apparsi come meteore e poi spariti solo dopo accennate denunce imminenti, insomma, un bel pasticcio dentro il nostro mondo sempre più assetato e dissennato. Genova aveva due stemmi: uno scudo con una croce rossa al centro e due grifoni con la coda bassa ai lati ed anni dopo lo stemma alzò la coda ai grifoni. Quello stesso stemma venduto chissà per quale esatto motivo alla città di Londra. Andate a stupirvi in Piazza De Ferrari ad osservare il vecchio stemma sul basamento dei lampioni. Ed anche qui i meno attenti e curiosi cadranno dalle nuvole. Genova saprà discernere fra i veri cultori delle arti e i meno onesti. 

Genova è una città ferita. Oggi più che mai. È considerata il centro storico più grande d’Europa, fatto di carruggi con opere d’arte e bassorilevi che non si vedono in nessun altro posto al mondo. Genova ha una percentuale di motocicli quasi come quella di Bangkok. Adesso è tagliata in due letteralmente, dopo il 14 agosto del 2018. E ha bisogno di aiuto, di sostegno, di gente capace che pulisca il corso dei fiumi e dei torrenti e non si stupisca che quando piove la città sia allagata. Nel mio racconto scrivo questo: “Eugenio il Capitano poteva vedere la sua Genova e la schiuma del suo mare messa lì a proteggerla, con quella costa che gli fa da orlo cucito a mano, imperfetta, fatta di tante piccole insenature e baie dove è facile trovare rifugio, ma è difficile poter approdare. Fatta di monti che a due passi dalla riva ti proteggono dallo straniero, fatta di odori forti e di sapori della terra e di fiori, variopinte pennellate a guardia dei gerani sui balconi e delle persiane semiaperte.” Ecco mi piacerebbe vederla di nuovo così, per innamorarmi di nuovo di questa città calpestata e usata dai meno attenti e da tante persone scaltre che prediligono le “palanche” alla bellezza ed alla cultura che Genova ci può offrire. Ai più curiosi si intende. 

Quando gli scrittori escono con un libro nuovo, in genere hanno già iniziato a scrivere il prossimo.

E’ così anche per lei?

Assolutamente sì, è la storia riaffiorata da chissà quale quaderno del Capitano Jacques Traverso e di sua moglie Mireille Boucher, comandante di fregata della Royal Navy Canadese. E chi sono mi chiederete? Siate curiosi, leggete “era una giornata sole” e capirete.

Dove si può trovare il libro:

 

Mariano Brustio contatti:

mariano.brustio@live.it

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004432902517


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A breve in uscita “Il mio popolo devo lasciar”, il nuovo singolo di Stella Bassani.

in Lucilla Corioni Blog by

“Il mio popolo devo lasciar” di Stella Bassani esce domenica 27 gennaio 2019.

Ritorna Stella Bassani, dopo il grande successo di “I giardini di Israel” (uscito nel 2013) e un lungo tour durato sei anni attraverso l’Italia e la Svizzera.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

La canzone, ispirata ad un canto della tradizione ebraica, ha un testo in lingua originale con alcune frasi in italiano e tratta il tema dell’immigrazione, dell’esilio e della fuga dalla propria terra, l’abbandono delle case, degli amici e degli affetti.

La musica è una ballata semplice e melodica raccontata da un arrangiamento disco/etno/pop che – attraverso il tormentone “il mio popolo devo lasciar, la mia terra il mio cielo, il mio mar, per ignote contrade dovrò vagar, il mio popolo devo lasciar…”, alternato a parole in ebraico, a contaminazioni folcloriche, a voci sospese e angeliche – entra nel cuore e immediatamente nella testa di chi l’ascolta per la prima volta. Uscirà ufficialmente in occasione della Giornata della Memoria 2019, domenica 27 gennaio. La canzone è stata elaborata da un canto popolare tradizionale ebraico da Cesare Galli, che fu nonno di Stella Bassani e direttore d’orchestra oltre che compositore, autore e polistrumentista. Durante i suoi concerti, Stella l’ha spesso proposta in versione acustica e a canone, con un gioco di successione e alternanza di voci, coinvolgendo anche i bambini.Nel 2018, Paolo Pasotti (compositore e musicista) e Stefano Morselli (già arrangiatore dell’album di Stella “I Giardini di Israel”) hanno ripreso la canzone, realizzandola con sonorità contemporanee e anche un po’ vintage (disco stile anni ’80), per renderla accessibile ad un pubblico maggiore e meno di nicchia. Stella Bassani, è nata a Mantova nel 1970, da famiglia ebraica. È stata testimonial di numerose iniziative a tema (Giornate della Memoria, Giornate Europee della Cultura Ebraica), concerti e reading musicali, tra i quali lo spettacolo “Ricordi di un ragazzo ebreo”, ispirato al libro del padre Italo “Tanzbah” (uscito nel 1989) nel quale raccontò la sua esperienza di fuga durante la Seconda Guerra Mondiale, schivando l’arresto e la deportazione. Ha al suo attivo un’intensa attività dal vivo e un album “I GIARDINI DI ISRAEL”, ristampato in edizione speciale in occasione della ricorrenza del 25° anniversario della Caduta del Muro di Berlino nel 2014 con il titolo “TRA PACE E MEMORIA”, che ha ricevuto grandissimi consensi di critica e pubblico.

https://www.facebook.com/stellare.bassani.5

https://www.facebook.com/Tra-pace-e-memoria-234852760030701/

http://www.culturaebraica.roma.it/w/event/concerto-i-giardini-di-israel/

https://www.youtube.com/watch?v=EO7WOd1CBGc&frags=pl%2Cwn

https://youtu.be/_fdzRcky-7k

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“Bambolina” il nuovo singolo dei DRB da oggi su tutti i digital store!

in Lucilla Corioni Blog by

Tornano i DRB con un nuovo singolo

Da oggi è possibile scaricare “Bambolina” la nuova fatica dei DRB.

 

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

DRB è il nome del gruppo, che nasce da “DemisRockBand”, e  prende il nome del suo Leader Demis Facchinetti.

Lo scopo di DRB è quello di trasmettere e raccontare l’amore in tutte le sue forme è sfaccettature.

“Il video vuole rappresentare l’amore di due ragazzi che sognano di avere una grande storia d’amore, non sempre però le cose vanno come uno le sogna,  l’amore è la parte fondamentale di ciò che facciamo e per questo singolo abbiamo deciso di girare le riprese nei luoghi della nostra adolescenza musicale per trasmettere la passione che noi ci mettiamo nei confronti della musica”

I DRB sono un gruppo rock italiano che nasce con l ’esigenza e la  voglia di EMOZIONARE ED EMOZIONARSI con la musica. Ed è proprio nella musica, diretta e incisiva, e negli ARRANGIAMENTI SEMPLICI E ESSENZIALI, che la band manifesta la  sua personalità.

Il progetto prende forma nel 2006 da un’ idea di Demis Facchinetti , da cui il nome Demis Rock Band poi trasformato in DRB , e dal successivo incontro con il chitarrista Luca Marchetti . I due musicisti trovano da subito una perfetta intesa musicale e ancora oggi sono i principali autori dei brani del gruppo. Le loro canzoni affrontano molti temi, ma quello che prevale sicuramente è L’ AMORE, NELLE SUE VARIE FORME, COME MOTORE DELLA VITA.

La formazione originale ha subìto poi vari cambiamenti  fino  ad arrivare a quella attuale e definitiva che vede, in  ordine di  ingresso nel gruppo, Marco Masserdotti alla batteria, Raoul Galbardi al basso e Cristian Cappellini alla seconda chitarra.

Sono molte le esperienze fatte dai musicisti del gruppo nel corso degli anni: da aperture di concerti importanti come  quelli  di  Enrico Ruggeri, Valerio Scanu e Gatto Panceri, ad esibizioni live in palchi di tutto il nord Italia , passando da seminari e studi in varie scuole e vari generi musicali ( jazz, fusion, indie rock e pop), fino ad  arrivare al  terzo posto nel Talent Show Italia’ s got talent su canale 5 .

Nel 2007 i DRB pubblicano i l loro primo video ufficiale “ La notte è utile”.

Da quell’ anno INIZIA UN’ AVVENTURA piena di concerti ed eventi.

Dopo un periodo di pausa di qualche anno la Band torna nel 2017 , per festeggiare il decimo anniversario, tornando a suonare per i locali più importanti del nord Italia.

Nel  2018  la  svolta discografica con  l ’uscita dei  singoli   “ Amami” ,  “ Bambolina”e dei relativi videoclip.


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Rudy Zecca approda con LA VALIGIA DEGLI ARTISTI su Lombardia Sat

in Lucilla Corioni Blog by
Rudy Zecca la valigia degli artisti 720 x 379

RUDY ZECCA -ELEONORA CASSANDRA ESPAGORudy Zecca porta la sua trasmissione su Lombardia Sat, canale 908 di Sky.

Nuova visibilità mediatica per la trasmissione partita da RTB NETWORK.

“LA VALIGIA DEGLI ARTISTI” nasce da un’idea di Rudy Zecca il 24 dicembre del 2015 su RTB – NETWORK ovvero Tele Brescia canale 72 del digitale terrestre, dal lunedì al venerdì. Un programma che dedica 25 minuti ad ogni artista, di qualunque genere di arte. Attraverso la collaborazione del grande Mimmo Catullè, Rudy Zecca riesce ad ospitare nella sua trasmissione personaggi di grande livello artistico del monto della musica e della televisione come Anselmo Genovese ( autore per testi di Mina, Ornella Vanoni, Julio Iglesias, Ivan Cattaneo, Mario Lavezzi, Gian Pieretti, Delirium ed altri).

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

LA VALIGIA DEGLI ARTISTI” dopo la registrazione di oltre 400 puntate ha fatto il suo passo importante, è approdata su SKY canale 908 di LOMBARDIA SAT, e sarà trasmessa dal lunedì al venerdì dalle ore 12,30 alle 13. Un bel traguardo, che le  permetterà di essere in rete Nazionale e Internazionale, offrendo agli artisti maggiore visibilità mediatica.

Note d’Autore

Marco Zecca, in arte Rudy Zecca è nato a Melzo il 24/12/1971 dove vive tutt’ora. Rudy respira aria d’arte da sempre, il padre gli ha trasmesso la passione del canto che lui continua a coltivare. Ama la musica degli anni 70/80, quella che gli ha lasciato un segno indelebile. Già da ragazzo si appassiona alla chitarra, e in particolare al basso elettrico iniziando a scrivere canzoni che rispecchiano la sua personalità musicale. Rudy Zecca è  oramai un autore di canzoni da molti anni con alle spalle trent’anni di serate di intrattenimento musicale in Italia e all’estero, interpretando anche brani famosi della discografia italiana.

Nel 1990 scrisse la canzone “Sogno tribale” per l’Accademia della canzone di Sanremo che arrivò in finale.


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Flavio Oreglio firma con LDP – Long Digital Playing di Luca Bonaffini

in Lucilla Corioni Blog/Uncategorized by

Flavio Oreglio e Luca Bonaffini riprendono fili di antichi discorsi.

Flavio Oreglio riparta dal progetto “Anima Popolare”.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Era nell’aria da qualche mese ormai e, finalmente, l’accordo è stato siglato.

Flavio Oreglio, cantautore da sempre, ha scelto Long Digital Playing Srls Edizioni Musicali per ripartire “da sé stesso” come musicista, autore di testi e interprete. Tre album in tre anni, una bella sfida con il progetto “Anima popolare” (brano scritto con Luca Bonaffini nel 2008), una sorta – appunto – di trilogia cantautorale tra tradizione folk e ballata d’autore. Il primo lavoro uscirà a metà febbraio, suonato dagli Staffora Bluzer, musicisti straordinari che accompagneranno Flavio Oreglio lungo questo nuovo viaggio discografico e musicale. Luca Bonaffini, amministratore unico della neonata startup milanese, ha dichiarato che entro la fine dell’anno intende anche acquisire l’intero catalogo delle edizioni musicali di Catartica Srl (la società editoriale di Flavio Oreglio) che comprende oltre quaranta brani di autori e compositori italiani..
La storia artistica di Oreglio-chansonnier è anomala, posizionata scomodamente (parlando di mercato) tra il marketing mediatico del boom “catartico” – che lo vide protagonista tra la fine del ‘900 e i primi anni del nuovo millennio – e il suo essere da sempre “portatore sano di cabaret” (nell’accezione storica). Esordiente al Premio Rino Gaetano durante la seconda metà degli anni ’80, si caratterizzò da subito per le eccellenti capacità vocali e compositive che, coniugate ad una modalità simile al Teatro Canzone, ne restituirono un personaggio decisamente inconsueto all’interno del genere cantautorale. Successivamente, approdato al teatro comico e alla trasmissione Zelig (Canale 5), grazie al Momento Catartico divenne assai popolare nel mondo dello spettacolo. Flavio Oreglio, nonostante le metamorfosi e l’ostinata ricerca di una logica non sempre comprensibile al grande pubblico, oggi è, e resta, ciò che era: un cantautore anni ’70, come formazione, che – come molti ex giovani della seconda generazione cantautorale – ha continuato a scrivere, produrre dischi e a suonare dal vivo con coerenza. “Anima popolare” è tutto questo. Il nuovo percorso discografico sul quale tracciare la sintesi degli oltre trent’anni di carriera e nuove impronte musicali/tradizionali/d’autore, mai trascurando il sorriso.

 

Ufficio stampa e Relazioni pubbliche a cura di LC Comunicazione tel. 3337695979

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Il Trio Zambrini, Micheli, Zirilli in concerto presso La Fabbrica del Vapore.

in Lucilla Corioni Blog by

LA FABBRICA DEL VAPOREConcerto presso “La fabbrica del vapore”di Milano.

Il Trio Zambrini, Micheli, Zirilli saranno mercoledì 28 novembre 2018, alle ore 21 in concerto, nell’ambito della rassegna “Fabbrica di note”.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

I l concerto si terrà presso “La Fabbrica del Vapore” di Milano.                                                                                                                              Le collaborazioni in varia forma tra i componenti del trio Zambrini (pianoforte), Micheli (contrabbasso) e Zirilli (batteria) risalgono fino agli esordi degli anni 90, per quanto riguarda Zambrini, con Zirilli nel quintetto torinese di Giorgio Licalzi, e più avanti nel gruppo del chitarrista brasiliano Roberto Taufic, sempre a Torino. Micheli e Zirilli hanno collaborato negli anni in una serie di trii e quartetti di grande prestigio, fino alla più recente collaborazione con il saxofonista Pietro Tonolo, sfociata lo scorso anno in un quartetto di cui lo stesso Zambrini ha fatto parte.

Marco Micheli ed Enzo Zirilli sono da molti anni tra i più richiesti, efficaci e creativi strumentisti del jazz italiano: la lista infinita delle loro collaborazioni comprende personaggi del calibro di Dado Moroni Enrico Pieranunzi, Chet Baker, Lee Konitz, Kenny Wheeler, Franco D’andrea, Mitchel Forman, Tony Scott, Bobo Stenson, Gianluigi Trovesi, Phil Woods, Bill Elgart, Marilyn Mazur, Miroslav Vitous, Norma Winstone, George Garzone, Daniel Humair, Jimmy Owens, Franco Ambrosetti, Enrico Rava, John Taylor, Cedar Walton, Lew Tabackin, Dave Liebman e molti altri.

Zambrini ha svolto la sua attività a cavallo tra la dimensione di autore di brani originali e apprezzati, condivisi e ripresi da molti colleghi jazzisti, (Lee Konitz, Rita Marcotulli, Stefano Bollani, Eliot Zigmund tra gli altri), e una dimensione più definitamente pianistica, che sviluppa nel tempo attraverso collaborazioni con musicisti di grande livello, proprio come Micheli e Zirilli, ma anche Ron Horton, Pietro Tonolo, Mahnu Roche, Jesper Bodilsen, Tiziana Ghiglioni, Hamid Drake, Maria Pia De Vito, Paolino Dalla Porta, Robeto Gatto e Martin Andersen.

Assieme, sulla scorta di molteplici esperienze condivise ed affinità ormai sperimentate e rodate nel tempo, proporranno presso “La Fabbrica del Vapore” di Milano, alcuni brani originali di Zambrini ed alcuni standard della tradizione jazzistica, con particolare “focus” sulle composizioni dei grandi strumentisti degli anni 60-70.

LA RASSEGNA “FABBRICA DI NOTE”

Obiettivo dell’Associazione Isolamusicaingioco, attiva in zona Isola dal 2004, è divulgare la musica in tutte le sue espressioni e diffondere la sua conoscenza ad un pubblico vasto e variegato sia per età che per competenze e conoscenze musicali.

Isolamusicaingioco, nel 2017, ha vinto il bando triennale per la gestione di un lotto all’interno della ‘Fabbrica del Vapore’ e il suo intento è far ‘risuonare’ di musica la Fabbrica, sia con i corsi musicali per tutte le età, sia con i concerti per bambini e per adulti.

In particolare, il mercoledì sera la “La Fabbrica del Vapore” diventerà “Fabbrica di note”, proponendo musica dal vivo scelta tra i vari generi musicali, dal jazz alla classica, in un contesto in cui le note e le melodie spaziano in un panorama a 360° nella musica e la Fabbrica diventa un luogo dove ascoltare o creare musica, insieme a nomi conosciuti dello scenario musicale contemporaneo o a nuove proposte e giovani di talento.

In questo quadro e con questi obiettivi, l’associazione propone fino a dicembre una rassegna di tre concerti in ambito jazz, che permettono di esplorare tutte le varianti di questo splendido e prolifico genere musicale.

L’ultimo concerto è previsto per il 12 dicembre con il Duo Panetta.

INFORMAZIONI UTILI

THE ARTLAND, FABBRICA DEL VAPORE, RASSEGNA FABBRICA DI NOTE (Via Giulio Cesare Procaccini, 4, 20154 Milano)

IL TRIO ZAMBRINI, MICHELI, ZIRILLI IN CONCERTO, ore 21:00, l’ingresso ha un costo di euro 10.


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Guido Guglielminetti produce “La baia degli angeli”, un brano del compositore Franco Vietti

in Lucilla Corioni Blog by

Bellatrix è il progetto di Franco Vietti autore di “La baia degli angeli” prodotto da Guido Guglielminetti

Un racconto di vita e di immagini che riprende la storia di un padre e una figlia.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Il brano di questo video è di Franco Vietti., ed è stato prodotto dal grande Guido Guglielminetti. Chi è questo compositore? Cerchiamo di conoscerlo un po’.

Franco Vietti ha all’attivo moltissimi concerti in Italia e all’estero. Ha iniziato a suonare come batterista in diversi gruppi di Aosta, tra tutti gli Estrema, storico gruppo jazz/fusion del panorama musicale valdostano. Nel periodo universitario bolognese ha suonato in diversi gruppi musicali di Bologna, in particolare con gli Arctic Circle, con i quali ha registrato un disco in Inghilterra, nel Lincolnshire, sotto la produzione artistica di Will Ried DicK, successivamente inserito nella compilation “Italian Rock Invasion”. Gli anni bolognesi sono stati particolarmente importanti per la sua formazione musicale e per avvicinarlo alla musica italiana, grazie anche alla collaborazione con Roberto Guarino (già con Samuele Bersani e Stadio) e all’ingresso nell’entourage di Lucio Dalla. Ha concluso la sua esperienza live di batterista insieme a Davie Mancini band con diversi mini tour nel nord Italia.

Bellatrix…ci parli di questo progetto.

Bellatrix non è un gruppo, ma un progetto musicale, che cerca di abbinare musica, parole e immagini per descrivere emozioni forti e raccontare storie che richiedono una certa disponibilità all’ascolto, in un periodo in cui tutto finisce in due secondi nel tritacarne e viene sostituito immediatamente con un altro prodotto. Io scrivo canzoni ispirandomi, ovviamente con le dovute proporzioni, alla musica d’autore italiana e sperando che prima o poi ci si renda conto che la velocità, l’evanescenza e le regole di mercato in cui siamo immersi non sono l’unica direzione da seguire.

Come ha scelto questo bellissimo titolo “La baia degli angeli”, e perchè?

“La baia degli angeli” è un luogo che esiste veramente. Si trova sulla costa del sud della Francia e mi ha sempre affascinato poiché ha molto a che fare con Saint Exupéry, l’autore della Piccolo Principe. Un giorno, uscì con il suo aereo da ricognizione e andando al largo della Baia degli angeli non fece più ritorno. Chissà cosa ha visto in quel viaggio, chissà cosa avrebbe voluto dire e a chi. La storia di questo scrittore, un grande sognatore e un adulto con gli occhi di un ragazzo, mi ha ispirato questo pezzo. Mi sono immaginato un dialogo tra un padre e una figlia e il testo è venuto fuori di botto: un fiore e una barca, la forza e la debolezza, l’incertezza del percorso che dobbiamo seguire e la voglia di affetti veri e forse, qualche rimpianto di non essere così vicini ora. Ma le immagini, in chiusura del video sulle ultime note della canzone, suggeriscono un finale molto positivo e di grande speranza.

Dove è stato realizzato il video, e chi le ha dato questa idea?

Il video lo abbiamo girato tra la Liguria e la Valle d’Aosta. Le location le abbiamo scelte io e il regista del video, Alessadro Stevanon, un professionista di grande talento ed esperienza. Abbiamo girato sulla spiaggia del Malpasso, alla Baia dei Saraceni di Finale Ligure e al passo del Gran San Bernardo in Valle d’Aosta. Sono luoghi che danno molta profondità e hanno offerto una grande possibilità di valorizzare ciò che la canzone racconta.

Lei ha vissuto in passato un’esperienza da musicista che l’ha portata a suonare anche in gruppi non di poco conto e in giro per l’Europa. Poi ha fatto una scelta diversa.Ora è riaffiorato l’istinto di artista che c’era da sempre il lei?

Io non sono un artista. Io scrivo solo canzoni e non le canto. In passato ho suonato molto e la musica è sempre stata una grande passione che ho ereditato da mio padre e la storia ci accomuna. Lui era un bravo compositore (in altri tempi ha scritto parecchio e un suo pezzo è inserito anche nella colonna sonora del Film di Fellini “La strada”) però ha fatto il medico tutta la vita. Io ho deciso di fare un altro percorso professionale che con la musica non c’entra nulla, ma la musica mi è rimasta dentro, sempre.

Quando nasce la sua collaborazione con il grande Guido Guglielminetti?

Conosco Guido Guglielminetti da tantissimi anni e mi onoro della sua amicizia. L’ho sempre stimato e non solo per il fatto che ha fatto una carriera eccezionale e ha lavorato con i più grandi artisti  italiani (Lucio Battisti, Mia Martini, Ivano Fossati, Loredana Berté, Umberto Tozzi, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, solo per citarne alcuni) ma perché è un musicista molto intelligente che riesce a capire sempre quale sia la nota giusta da mettere, non cento, solo una, ma quella giusta. Poi, in studio, quando si registra, è un gran testone, ma ci sta… Un paio di anni fa l’ho contattato per fargli ascoltare alcune canzoni che volevo registrare; gli sono piaciute ed eccoci qui. Io però non canto, ho un  timbro di voce che non mi piace affatto e, dunque, a ciascuno il suo mestiere. Per “La baia degli angeli” ho chiesto a un mio carissimo amico, Simone Nadalin, di dare la voce al pezzo. E’ un cantante di grande carattere con una lunga esperienza in diversi gruppi della musica indipendente italiana. Sono contento che abbia accettato e sono molto soddisfatto dell’intezione che ha dato al brano.

Intende ricominciare e riprendere in mano i sogni lasciati nel cassetto, oppure questa è solo una piccola parentesi?

I sogni non si abbandonano mai, a volte si possono comprimere o trascurare, ma se fanno parte di una passione che è dentro di te prima o poi tornano. Poi, è altrettanto vero che i sogni di oggi sono molto diversi da quelli di ieri, perché in ogni cosa che si fa ritengo sia necessario mantenere il giusto grado di consapevolezza. Di certo, non è una parentesi, ho scritto molte canzoni e cerco di propormi come autore.

A chi è dedicato questo brano?

La canzone è dedicata alle mie figlie e credo che dal testo si capisca molto bene.


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Luca Bonaffini ripresenta “La notte in cui spuntò la luna dal monte” al Teatro Pax

in Eventi/La Musica/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Luca Bonaffini 720 x 379

Luca Bonaffini -MANIFESTOLuca Bonaffini a Provaglio d’Iseo per ricordare il collega e amico Pierangelo Bertoli

Una serata di canzoni scritte insieme, che Bonaffini dedica al suo amico e maestro.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Quasi trent’anni fa, nel febbraio del 1991, Pierangelo Bertoli (a sorpresa e contro ogni previsione) strappò l’applauso più lungo della storia del Festival di Sanremo. Tanti già lo conoscevano per i suoi successi radiofonici, molti lo amavano e lo stimavano per le sue canzoni impegnate e di spessore.

Ma fu proprio grazie a “Spunta la luna dal monte”, scritta e cantata coi i Tazenda (band sarda), che il cantautore italiano divenne simbolo della canzone civile e popolare al tempo stesso, sfidando la diversa abilità che lo aveva costretto ad una carrozzina fin dall’età di undici mesi, a causa della poliomielite.

Ma come nacque questa canzone? Qual è il segreto che si cela dietro il successo di un antieroe mediatico, ma così amato dalla gente?

Luca Bonaffini, suo collaboratore storico (che proprio in quegli anni era suo braccio destro, chitarrista e co-autore) ha svelato in un libro (La notte in cui spuntò la luna dal monte, 2013) come prese forma in una notte quella canzone, perché Bonaffini era lì con lui.

Il 30 dicembre 2015 il giornalista Giancarlo Governi ha dedicato al cantautore emiliano una trasmissione su RAI TRE, dove – grazie al ricordo di Fiorella Mannoia, Nek, Ligabue e Luca Bonaffini – è stato straordinario comprendere la storia di questo personaggio straordinario.

LA NOTTE IN CUI SPUNTO’ LA LUNA DAL MONTE – SPETTACOLO:

Le canzoni e la storia di Pierangelo Bertoli raccontate da Luca Bonaffini

Allora ecco un tour, fatto di canzoni scritte insieme e di grandi successi, che il cantautore italiano Luca Bonaffini dedica a Bertoli, suo amico e maestro.

Come dimenticare “A muso duro”, “Pescatore”, “Eppure soffia”, “Chiama piano” e tante altre?

Luca Bonaffini, con una band essenziale (alla “Bertoli” … potremmo dire) sfida il tempo e le piazze, rievocando senza toni nostalgici, quegli anni 70,80 e 90 che hanno visto le canzoni di Pierangelo Bertoli suonare e risuonare ovunque, e che oggi – per contenuti e argomenti – ci appaiono attuali più che mai.

Perché il vento, quello della buona musica e della vita, soffia ancora.

E quella luna, di lucida speranza, spunta ogni notte.

Chi è Luca Bonaffini (fonte wikipedia)                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Cantautore, scrittore e regista teatrale, Luca Bonaffini è nato a Mantova nel 1962. Si è affermato intorno alla fine degli anni 80 come collaboratore fisso di Pierangelo Bertoli, firmando per lui molti brani in album di successo, tra le quali “Chiama piano”, all’interno dei quali compare anche come cantante, armonicista e chitarrista acustico. Altre canzoni sue sono state interpretate anche da Patrizia Bulgari, Flavio Oreglio, Sergio Sgrilli, Fabio Concato, Nek, Bermuda Acoustic Trio, Claudio Lolli e ha scritto testi teatrali insieme a Dario Gay ed Enrico Ruggeri. Ha pubblicato come cantautore undici album aventi un unico filo conduttore, affrontando tematiche impegnate e sociali; ha vinto il premio Rino Gaetano (1988) “targa critica giornalistica” e il Premio Quipo (1999) al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza (miglior progetto multimediale); ha partecipato al Festival del Teatro Canzone – Premio Giorgio Gaber (2005) e due volte al Premio Tenco (edizioni 2008 e 2012); è stato nel 2000, insieme all’attore e scrittore Flavio Oreglio, ideatore del “Festival della canzone umoristica” Musicomedians e curatore di rassegne dedicate alla musica d’autore e al teatro canzone. Nel 2013 ha debuttato come scrittore con il libro ” La notte in cui spuntò la luna dal monte” (edito da PresentArtSì), ispirato al suo incontro con Pierangelo Bertoli. Nel 2015 lo scrittore Mario Bonanno ha pubblicato un libro-intervista intitolato “La protesta e l’amore. Conversazioni con Luca Bonaffini” (edito da Gilgamesh), in occasione dei suoi trent’anni di carriera. Nel 2018 ha pubblicato il suo tredicesimo album solista, intitolato “IL cavaliere degli asini volanti”. Inoltre, Pierangelo Bertoli ha cantato insieme a Bonaffini nell’album BLEZ (1993, Sugar Music) e in oltre 150 concerti tra il 1990 e il 1993. Luca Bonaffini, nel 2014, ha partecipato al Premio Pierangelo Bertoli come ospite, presentando la canzone “Maddalena” (del 1984) in una versione personalizzata, tratta dal suo tributo “SETTE VOLTE BERTOLI” (Delta italiana, 2014).

 

Venerdì 9 novembre 2018 – Teatro Pax, Provaglio d’Iseo (BS)

Special guest: ALBERTO BERTOLI

Ufficio Stampa LC Comunicazione tel.333 7695979

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Luca Bonaffini regala al pubblico un anteprima del suo 13° album.

in Lucilla Corioni Blog by

Uscito a mezzanotte il teaser del nuovo lavoro di Luca Bonaffini

“Il Cavaliere degli asini volanti”, un album curioso e sincero.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Dalla mezzanotte del 9 settembre, è possibile visualizzare il teaser de “Il Cavaliere degli Asini Volanti” di Luca Bonaffini, tredicesimo progetto discografico del cantautore mantovano.

Scrittore e autore teatrale, in attività dal 1985 come compositore di canzoni per altri, celebra i trent’anni di carriera solistica con questo cd-concept (“Astrologia” che uscì nel dicembre ’88) interamente dedicato all’Uomo e all’Universo. 

Il teaser (una sorta di promo-trailer del cd) è stato realizzato dal creative director di Long Digital Playing Srls Daniele Massimi che, con Giuseppe Bellobuono, si occupa di comunicazione grafica e multimediale e di progettazione editoriale.

Sette brani, come le ultime quattro opere musicali di Luca Bonaffini (Nessuno è scomparso, Sette volte Bertoli, Sette volte Bonaffini), rappresentano la sua griffe identitaria da diversi anni che affida alla metafora numerologica, il significato sottile della quotidianità, dato che i giorni sono sette e scandiscono in maniera sintetica l’inizio e la fine dei cicli comuni.

L’album uscirà, grazie al progetto di crowdfunding ideato con il suo staff e Ulule.it, il 25 settembre prossimo, a tiratura limitata e autografata.

Un numero non superiore alle 300 copie, tutte omaggio, per coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione e per gli addetti ai lavori veramente interessati che lo desiderano “possedere” come oggetto da collezione nella propria disco-libreria della memoria e del futuro.

“L’album – ha dichiarato il cantautore – sarà invendibile per un po’, introvabile e non scaricabile. Il commercio di questo prodotto ha già avuto il suo corso, nel senso che, grazie a coloro che lo hanno prenotato e finanziato, conta lo stesso numero di vendite che io e i miei consulenti avremmo previsto in caso di commercializzazione e distribuzione. Non è un modo per punire il pubblico, ma il giusto atteggiamento nei confronti di chi vuole fidarsi, affidarsi e fidelizzarsi. Chi ha comprato a scatola chiusa, è stato coraggioso tanto quanto chi, come me, lo ha realizzato

Bonaffini, che è solito sovvertire le logiche e le regole con le sue imprevedibili modalità strategiche, ha infine concluso: “ Non mi interessa se gli addetti vorranno considerarlo o recensirlo, credo nel libero arbitrio. Ma mi fa piacere che lo abbiano, lo possiedano anche chiuso e cellophanato, perché mi interessa appartenere al loro patrimonio emozionale, stare lì, insieme a loro ed esserci. Come un asinello, fedele amico degli uomini e delle donne, anche quando non sono né cavalieri né cavallerizze”.

L’album sarà distribuito privatamente il giorno 25 a Milano presso la sala riunioni dell’etichetta discografica,  allo staff e agli amici. Il pubblico, per una volta, dovrà aspettare ancora un po’.

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IL “Tempo” di Roberto Binetti e Pacho Rossi

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“Tempo” di Roberto Binetti e Pacho è un viaggio tra il suono acustico delle tastiere e i colori delle percussioni. 

Roberto Binetti e Pacho Rossi, due mondi musicali che si fondono per un nuovo progetto.

Un Articolo di Lucilla Corioni
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“Tempo” di Roberto Binetti e Pacho Rossi è un album davvero innovativo, io lo definirei “molto avanti”. Ascoltandolo viene davvero difficile riuscire a definirlo come genere musicale. Si potrebbe dire che rappresenti la dimostrazione di quanto due opposti si possano fondere ed amalgamarsi, creando una musica ed atmosfera di magia. Il video mette in risalto quanto possa arricchire l’intergrazione di due diversità visive e musicali, che, riportate sotto forma di cultura, tutto ciò possa accadere anche nella nostra società, tra popoli di diversa nazionalità come stile di vita. L’integrazione di culture diverse, colorite o classiche… solamente diverse, così diverse che non sembrerebbero poter stare insieme invece ci sorprendono per la bellezza, per l’arricchimento che ne trae ognuna delle parti.

La musica di Roberto Binetti e Pacho Rossi è una Suite per pianoforti e percussioni, ma non solo….è anche musica elettronica. E così par di poter dire che il vecchio e il nuovo, il classico e l’estroverso, il nero e tutti i colori del mondo, se pur usati per creare qualcosa di fantastico allora, ben vengano le diversità.
La musica è questo meraviglioso strumento che unisce tutti i popoli del mondo, la musica si legge in tutte le lingue. “Tempo” è un meraviglioso sogno, un viaggio di mille colori, ma con le stesse sfumature. In questo album il bianco e nero delle tastiere di Roberto Binetti in contrasto al multicolore degli strumenti e bizzarri oggetti che Pacho Rossi suona insieme alla batteria vogliono dirci: “Prendi il tuo Tempo. Sperimenta ed immergiti, ma soprattutto vivi”. 
18 tracce che invitano l’ascoltatore a lasciarsi trasportare in un bellissimo viaggio facendolo riappropriare del proprio tempo.
 

Roberto Binetti è pianista, compositore, improvvisatore, ha suonato in diverse produzioni televisive RAI e Mediaset, collaborando con i Maestri Peppe Vessicchio, Pippo Caruso e Valeriano Chiaravalle, ha partecipato a progetti discografici e live di musica d’autore, pop e jazz, suonando con artisti come Gloria Gaynor, Rossana Casale, Alex Baroni, Fausto Leali e molti altri. Compone musiche  per teatro, tra cui l’ultimo spettacolo teatrale di Ale & Franz. Nel 2015 ha pubblicato per Egea Music il cd “Universo Fantasia”, un progetto per pianoforte di musiche originali, per il quale si esibisce in concerti e festival. Svolge attività di turnista con diverse band per concerti live e registrazioni discografiche e dal 2005 collabora con  il Coro Ensemble Vocale Ambrosiano Onlus per registrazioni, concerti e manifestazioni culturali a scopo benefico, in Italia e all’estero, curando tra l’altro la registrazione degli ultimi 4 cd, di cui ha composto brani originali.

www.robertobinetti.it

https://www.facebook.com/robertobinetti.it/?ref=aymt_homepage_panel

https://www.youtube.com/results?search_query=roberto+binetti

Ale Pacho Rossi, multi percussionista, studia percussioni e batteria con Candelo Cabezas, Naco, Tiziano Tononi, Enrico Lucchini. Ha suonato con i maggiori artisti pop, rock e jazz italiani ed esteri tra cui Elio e le Storie Tese, Morgan, Rossana Casale, Karma, Ladri di biciclette, Enzo Jannacci, James Taylor, Jaimoe Johanson, Jenny Sheinman, Nels Cline, Ike Willis. Ha lavorato in RAI, insegna percussioni in NAM Bovisa, suona in diverse band e collabora con diversi musicisti in  concerti live e registrazioni discografiche.

https://www.facebook.com/pachofull/

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Federico De Caroli punta sul nuovo cd “Isole Invisibili”

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Federico De Caroli 720 x 379

federico de caroli 1Prodotto da Dodicilune Federico De Caroli ci presenta le sue Isole Invisibili.

Un disco che spazia dal minimalismo al neoromanticismo.

Un Articolo di Lucilla Corioni
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tutto tondo (compositore e scrittore), Federico De Caroli, in arte Deca, è nato a Savona nel 1964.

Pianista di formazione classica, dalla metà degli anni ’80 si è accostato al suono elettronico e sperimentale ed ha seguito un suo personale percorso di ricerca e produzione, pur continuando a coltivare parallelamente ambiti più tradizionali, per esempio la musica per il teatro e per la televisione (RAI). Ha realizzato brani per importanti trasmissioni televisive, quali Voyager e TG2 Dossier.

Da sempre prevalentemente indipendente, è autore di una dozzina di dischi di musica strumentale ambient ed elettronica; si esibisce nelle più importanti rassegne nazionali del genere e collabora a svariati progetti multidisciplinari in qualità di elaboratore di suoni e compositore.

Tra il 1986 e il 1990 lavora in alcuni studi di registrazione come produttore del suono e arrangiatore.

Dal 2009 al 2011 è direttore artistico dell’Antico Teatro Sacco di Savona.

Nel 2017 pubblica per la prima volta un album di solo pianoforte, tornando allo strumento delle sue vocazioni originare e proponendo atmosfere minimaliste e intimistiche. Per la promozione del disco dà vita a una serie di esibizioni dal vivo in location non convenzionali, come librerie (quali la Feltrinelli del Duomo di Milano) e gallerie d’arte.

Federico De Caroli ha inoltre stretto un sodalizio artistico con la celebre scultrice Rabarama.

Critiche e recensioni positive sono comparse su importanti magazine di settore e non solo, tra cui Onda Rock, Critica Impura, Distorsioni, La Stampa e Super Eva. 

Per informazioni più complete ed esaustive sull’autore, comprese la discografia, la videografia, i premi e i riconoscimenti, si rimanda alla pagina di Wikipedia a lui dedicata:

https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_De_Caroli

LA MUSICA DI DE CAROLI:

La caratterizzazione di un musicista di nota fama è impresa ardua; tuttavia si tenterà di farlo in maniera chiara e succinta.

Per quanto notevolmente differente nel linguaggio e nella concezione dai metodi elaborati prima, l’ultimo album di DecaIsole invisibili, costituisce una sorta di compendio di tutti i percorsi di ricerca precedenti, strutturato in ordine progressivo di difficoltà, intesa come ricchezza espressiva.

Il disco si caratterizza per atmosfere introspettive e un approccio compositivo che spazia dal minimalismo al neoromanticismo, con alcuni brani spiccatamente frutto di improvvisazioni.

Un’icona della prerogativa De Caroliana, tuttavia, è il non chiudere le porte, lasciando aperta sempre la via della possibilità, in un atto di perpetuo rinnovamento personale che nel tempo ha permesso una creazione artistica non univoca. Contestualmente, quindi, Deca ha tenuto vivo il suo legame con il pubblico fidelizzato al filone elettronico pubblicando su vinile la ristampa di un suo vecchio demo del 1988, dal titolo MASS; un LP che contiene dieci tracce di sonorità analogiche e ritmi martellanti, disegnati su uno sfondo postatomico di cui la copertina del disco medesimo è fortemente indicativa.

Nelle parole dell’autore è palpabile quell’entusiasmo che qualcuno potrebbe definire come sacro fuoco dell’arte e che non va mai scemando: “Non vedo l’ora di scoprire cosa mi aspetta domani”, un’icastica apertura al futuro.


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Giulia Galliani e il suo ultimo cd SONG FOR JONI

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Giulia Galliani 720 x 379

Giulia Galliani 3Song For Joni di Giulia Galliani è un album ispirato a Joni Mitchell.

Il disco è prodotto da Dodicilune.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

” Il silenzio che segue agli accordi non ha nulla dei silenzi comuni; è un silenzio attento, è un silenzio vivente. Tante cose inaspettate si mormorano in noi grazie a quel silenzio, e non si sa mai cosa stia per dirci una musica che finisce” (M. Jourcenar).

Il disco, prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, è sorto dall’ispirazione della trentenne cantante toscana Giulia Galliani, la quale ha tentato attraverso esso di ripercorre e sviluppare la vicinanza alla cantautrice canadese Joni Mitchell, in particolare per quanto riguarda la musica jazz. La sua rilettura, infatti, enfatizza il significato intrinseco dei testi, attraverso la libertà propria del linguaggio jazzistico.

Ispirata da sempre da un romanticismo sofferto e per quanto lucido, Joni Mitchell costituisce la quintessenza della scuola cantautorale al femminile; le sue testimonianze sul dolore e sulla vana ricerca della felicità sono state noblitate meravigliosamente nei suoi testi, i quali sprigionano un’armonia e una bellezza di stampo confessionale. In questi termini, magistrale l’interpretazione della Galliani, che riesce a rendere onore ad un’icona storica della musica jazz e folk su scala mondiale.

Song for Joni” contiene nove brani della Mitchell (“Blue”, “Woodstock”, “The Jungle Line”, “Song

to a Seagull”, “A Case of You”, “Black Crow”, “Shadows and Light”, “My Old Man”, “All I Want” e “Goodbye Pork Pie Hat” di Charles Mingus, riletti ed eseguiti da Giulia Galliani (voce), Matteo Addabbo (pianoforte, organo Hammond), Andrea Mucciarelli (chitarra), Giovanni Benvenuti (sax), Marco Benedetti (basso e contrabbasso) e Andrea Beninati (batteria, percussioni, violoncello). Ospiti in alcuni brani le voci di Camilla Battaglia, Sara Battaglini, Luca Latini e Olivia Rovai e le corde di Katia Moling, Rachele Odescalchi e Samuele Sapienza con l’arrangiamento di Giovanni Mancini.

LA GENESI DEL PROGETTO DISCOGRAFICO:

«Il progetto nasce in occasione della mia Laurea in Canto Jazz al Conservatorio P. Mascagni di Livorno sotto la supervisione del maestro

Mauro Grossi. Avevo sempre desiderato analizzare i primi anni di carriera di Joni Mitchell per trovare nei suoi brani quel filo conduttore che l’aveva portata a collaborare con Pastorius e Mingus e ad avvicinarsi al mondo jazzistico», sottolinea Giulia Galliani. «Ho scelto alcuni brani che per melodia, armonia o anche retorica lirica e musicale rappresentassero qualcosa di più rispetto a canzoni folk. Cercando di esaltare queste caratteristiche “nascoste” ho tramutato la lettura analitica in una rilettura musicale, con un’impronta personale che enfatizza il significato intrinseco dei testi, attraverso la libertà propria del linguaggio jazzistico. Dopo la Laurea ho deciso di completare il progetto e registrare un disco formando il MAG Colle

ctive, perché la musica e gli arrangiamenti che erano nati in gruppo mi avevano sorpresa, meravigliata e convinta nonostante Joni Mitchell rimanga una cantante complessa sia vocalmente che per contenuti.».

NOTE D’AUTRICE:

Classe 1988, Giulia Galliani ha studiato presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali Pietro Mascagni di Livorno conseguendo la Laurea in Canto Jazz, seguendo lezioni e workshop con insegnanti di alto livello internazionale come Michele Hendricks, Joey Blake, Theo Bleckmann, Becca Stevens, Diana Torto, Titta Nesti, Maria Pia De Vito, Elisabetta Antonini, Tomasella Calvisi, Mya Fracassini, Dee Alexander e molti altri.

Dal 2008 ad oggi ha avuto esperienze in campo professionale come cantante solista e corista in ambito jazz, blues, soul, pop e rock, suonando con Francesco Petreni, Mauro Grossi, Giulio Visibelli, Daniele Mencarelli, Matteo Addabbo, Giulio Stracciati, Piero Bronzi, Luca Marianini, Andrea Scognamillo, Franco Fabbrini, Ettore Bonafè, Marcello Faneschi, Bibish Mola, Roberto Nannetti, Valter Poli, Nino Pellegrini, Diego Perugini, Stefano Negri, Mauro Porro, Sergio Corbini, Mariano Di Nunzio.

Fa parte della Natural Revolution Orchestra diretta da Fabio Morgera grazie al quale ha avuto la possibilità di suonare con Fabrizio Bosso, Walter Paoli, Piero Borri, Michele Papadia, Francesco Maccianti, Filippo Pedol, Dario Cecchini, Stefano Scalzi, Stefania Scarinzi, Riccardo Galardini, Guido Zorn, Luca Signorini, Renzo Cristiano Telloli, Claudio Giovagnoli, Andrea Melani. Partecipa inoltre alla New Border Ensamble diretta da Mirco Mariottini, con Giovanni Falzone, Paolo Corsi e Marco Baliani. Ha fatto parte del coro Jubilee Shouters diretto da Gianna Grazzini cantando con Titta Nesti, Daniela Soria, Franco Nesti, Piero Giosuè ecc. ed é stata corista nel tour italiano di Shana Morrison. Fa parte altresì parte del Novo Grupo Vocal diretto da Stefania Scarinzi specializzato in musica brasiliana.

Dal 2016 è leader del MAG Collective, progetto di stampo jazzistico che vede la partecipazione di Matteo Addabbo, Giovanni Benvenuti, Marco Benedetti, Andrea Mucciarelli ed Andrea Beninati.

Fa parte del trio “TIB – The in Between” con Franco Fabbrini e Andrea Scognamillo con il quale è coinvolta in una intensa attività concertistica per l’uscita del loro primo album.

Dal 2012 ha avuto l’occasione di cantare in molti festival europei in qualità di lead vocal cantando con il rapper Ice MC. Ha inciso nel 2014 il suo primo disco come lead vocal “The Never Ending Breakfast” con i Tuna Milk, sempre come lead ha inciso “Visioni in Musica” con Mirco Mariottini. Ha inoltre partecipato ad altri dischi come “New Birth” con La Natural Evolution Orchestra, “Farfavole” di Renzo Rubino, “L’Assalto” con i Passo Gigante, “We Are Back” con i Videodrome, “Ruins” dei T.h.o.m., “Bugiardi Nati” di Matteo Addabbo Organ Trio.

INFORMAZIONI E LINK UTILI:

L’etichetta Dodicilune è attiva dal 1996. Dispone di un catalogo di oltre 250 produzioni di artisti italiani e stranieri ed è distribuita in Italia e all’estero da IRD in circa 400 punti vendita tra negozi di dischi e store. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche on-line, ascoltati e scaricati su una cinquantina tra le maggiori piattaforme del mondo.

Dodicilune – Edizioni Discografiche & Musicali
Via Ferecide Siro 1/E – Lecce Tel: 0832.091231 – 324.9817045 info@dodiciluneshop.it

Info generali etichetta e catalogo generale sul sito Dodicilunewww.dodiciluneshop.it

Pagina disco GIULIA GALLIANI sul sito Dodicilune: https://www.dodiciluneshop.it/dettagli.asp?sid=58232804220180516231710&idp=260&categoria=

Link Spotifyhttps://open.spotify.com/album/1or9ChqfK8KBGuSRDFbTTd


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I Musicisti di Claudio Lolli – Ho visto anche degli zingari felici.

in Lucilla Corioni Blog by
Claudio Lolli 739 X 320

Claudio Lolli e Luca BonaffiniOmaggio al cantautore Claudio Lolli dai suoi musicisti.

Ospite d’eccezione Luca Bonaffini, che ricorda Claudio Lolli nei periodi della loro collaborazione.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

I MUSICISTI DI LOLLI, ovvero Paolo Capodacqua (voce e chitarra acustica), Roberto Soldati (chitarra elettrica), Danilo Tomasetta (sassofoni), sono stati gli abituali accompagnatori di Claudio Lolli e portano in giro le canzoni di Claudio anche senza di lui.

Il repertorio comprende alcuni brani storici (Viaggio, Donna di fiume, Michel, Borghesia, Io ti racconto, Aspettando Godot, Quando la morte avrà,ecc.), un lungo estratto dalla celebre suite degli Zingari Felici (l’introduzione strumentale, Agosto, Anna di Francia, Piazza bella piazza, La morte della mosca, Zingari-parte seconda) e alcuni brani del nuovo album IL GRANDE FREDDO, recente vincitore del premio Tenco 2017, album che tra l’altro si è avvalso proprio degli arrangiamenti e della direzione artistica di Danilo Tomasetta e Roberto Soldati. 

Dalle 20.30 la serata si aprirà con una conversazione socioculturale dagli anni 70 fino ai giorni nostri. 

Partecipano:

Sandro Scarso, operatore culturale e militante di Autonomia Operaia negli anni ’70 

Luca Bonaffini, musicista, scrittore e regista teatrale che ha collaborato con autori come Pierangelo Bertoli e Claudio Lolli.

Modera l’incontro Alessandro Scattolo di Radio Onda d’Urto.

Inizio live ore 22.00, nel cortile estivo del circolo Arci Dallò.

L’evento si svolgerà anche in caso di pioggia.

Evento ad offerta libera rivolto ai soci arci

Info per tesseramento su http://www.arcicastiglione.it/tesseramento/

Info sul circolo: www.arcicastiglione.it

 

Lucilla Corioni responsabile di Relazioni Pubbliche di LONG DIGITAL PLAYING

contatti.lccomunicazione@gmail.com

www.lccomunicazione.com


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Long Digital Playing è lieta di presentare IL CAVALIERE DEGLI ASINI VOLANTI di Luca Bonaffini

in Lucilla Corioni Blog by
Luca Bonaffini -IL CAVALIERE DEGLI ASINI VOLANTI 739 X 320

Luca Bonaffini 2018spaziod'autoreLuca Bonaffini in uscita con il suo tredicesimo album.

Un dreamwriter sospeso tra due millenni.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Lo aveva annunciato il 22 aprile scorso, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, e così è stato: Luca Bonaffini, cantautore e scrittore, approda al suo nuovo album che s’intitola “IL CAVALIERE DEGLI ASINI VOLANTI”.

Scritto a quattro mani con Roberto Padovan, compositore e arrangiatore di profonda sensibilità umana e artistica, il tredicesimo progetto discografico di Bonaffini è un album curioso e sincero, composto da sette tracce (ormai numero chiave della linea editoriale del cantautore mantovano) interamente realizzate col supporto dell’elettronica.

Musicalmente, il cd è ricchissimo di sonorità con tutte le frequenze piene; e, se da una parte gli arrangiamenti sono molto ricercati e spaziano da atmosfere elettro-age a mondi e culture internazionali e multi-etniche, dall’altra le melodie sono semplici, fresche e volutamente accattivanti.

I testi però sono la vera novità. Saranno state le esperienze di romanziere e di autore teatrale, o forse la maturità: ma qui – in questo “Cavaliere…” – Bonaffini esplode di metafore e giochi di parole, abbandonandosi ad un duello narrativo tra poesia e letteratura, mai dimenticandosi dell’emozione.

Anche gli argomenti dell’album sono inediti e particolari: sette dipinti, realizzati con tecniche differenti, di straordinaria umanità dove s’incrociano brandelli di Storia, sentimenti feriti, baci d’amore e pezzi di cielo.

La natura, la pace, la vita sono i protagonisti di questo Viaggio al Centro dell’Anima di Luca Bonaffini che, tolti i panni del cantautore di stampo tradizionale, indossa l’abito del dreamwriter, in sella ai suoi meravigliosi Asini Volanti.

“La missione – dice Luca – non è salvare il mondo: è salvare l’uomo e ritrovare i suoi centri perduti”

L’album uscirà il 25 settembre 2018, in occasione del World Dream Day (La Giornata Mondiale del Sogno) che Luca Bonaffini, come lui stesso ha dichiarato, trascorrerà a sognare e a progettare col suo staff di fidatissimi collaboratori, presso la sede milanese della sua neonata casa editrice musicale, appunto la Long Digital Playing.

Scheda dell’album

Titolo: Il Cavaliere degli Asini Volanti

Artista: Luca Bonaffini

Autori: Luca Bonaffini e Roberto Padovan

Produzione discografica: LDP Records

Edizioni Musicali: Long Digital Playing Srls

Data di uscita: 25 settembre 2018

Tracce:

1)      La radice

2)      Impulsi verticali

3)      La città delle fiere danzanti

4)      Il frutice e la grande fionda

5)      Il pianeta dei sussurri giganti

6)      Di mare, di terra, di fuoco, di cielo

7)      La montagna del bacio regnante

Note biografiche

 Nato a Mantova nel 1962, compositore di musiche e autore di testi per canzoni, Luca Bonaffini si è affermato intorno alla fine degli anni ‘80 come collaboratore fisso di Pierangelo Bertoli, firmando per lui molti brani in album di successo, tra le quali Chiama piano, all’interno dei quali compare anche come cantante, armonicista e chitarrista.

Altre canzoni sue sono state interpretate anche da Patrizia Bulgari, Flavio Oreglio, Sergio Sgrilli, Fabio Concato, Nek, Claudio Lolli e ha scritto testi teatrali insieme a Dario Gay ed Enrico Ruggeri.

Ha vinto il Premio Rino Gaetano Targa critica giornalistica nel 1988 e il Premio Quipo nel 1999, al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza (miglior progetto multimediale); ha partecipato al Festival del Teatro Canzone – Premio Giorgio Gaber (2005) e due volte al Premio Tenco (edizioni 2008 e 2012).

Nel 2013 ha debuttato come scrittore con il libro “La notte in cui spuntò la luna dal monte”, ispirato al suo incontro con Pierangelo Bertoli. Nel 2015 Mario Bonanno ha pubblicato un libro dedicato ai suoi trent’anni di “percorso”, intitolato “La protesta e l’amore. Conversazioni con Luca Bonaffini”. Nel 2017 ha pubblicato il suo terzo romanzo intitolato “Eterni secondi” e nel 2018 ha vinto il Premio alla Carriera “Spazio d’Autore” (San Gimignano)

Dal 1988 al 2018 ha pubblicato, come solista, 13 album affrontando spesso tematiche impegnate e sociali. Nel marzo 2018 ha fondato la Long Digital Playing Srls, casa editrice musicale e centro di consulenza discografica.

Appuntamenti di settembre 2018

–          Domenica 9 settembre, GUSSOLA (CR) – ASINO DAY, anteprima nazionale del nuovo album

          Martedì 25 settembre, MILANO – WORLD DREAM DAY, presso sede legale LDP. Meeting visionario con staff e amici della stampa.

 

Relazioni Pubbliche:

Lucilla Corioni di LC Comunicazione tel. 333 7695979

contatti.lccomunicazione@gmail.com

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