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Lucilla Corioni

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L’ITALIA AL TEMPO DEL VINILE è il nuovo spettacolo di Luca Bonaffini

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Vinile 3

VinileL’ITALIA AL TEMPO DEL VINILE-canzoni e racconti di Luca Bonaffini, con Francesca De Mori e Roberto Padovan.

L’evento è organizzato dal Comune di Mantova in collaborazione con Accademia Teatrale Campogalliani e Long Digital Playing Srls Edizioni Musicali.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Sabato 6 luglio alle 21.15, presso il Cortile di Palazzo d’Arco a Mantova, si terrà il debutto del nuovo spettacolo musicale “L’Italia al tempo del vinile” di Luca Bonaffini – cantautore e scrittore – che, giunto alla terza opera letteraria (2017) e al tredicesimo album (2018), torna alla regia teatrale.

“L’ITALIA AL TEMPO DEL VINILE” – questo il titolo esplicativo dello show concept dell’autore mantovano – è un concerto vero e proprio (affidato alle generose corde vocali di Francesca De Mori, milanese, e al pianoforte di Roberto Padovan, torinese) che riscopre Bonaffini nel ruolo che egli stesso ha confessato da sempre, pare piacergli di più: quello di “regista in scena” e “narra-attore con chitarra alla mano”.

La nascita del vinile, dei 33 giri e dei 45, l’esplosione del fenomeno “disco” nell’industria italiana e mondiale nel secondo dopoguerra e soprattutto una cascata di canzoni che, definite “leggere” oppure popolari e d’autore, hanno abitato le case, le librerie, le piazze e gli stadi di diverse generazioni.

Modugno, Paoli, Bindi, poi De Gregori, Dalla, Bennato e tanti altri.

Ecco una traccia di quello che accadrà la sera del 6 luglio a Mantova: immaginiamoci di essere in un grande salotto, dopo cena, a casa di amici, e che due di loro suonino il pianoforte e la chitarra. In mezzo, al centro del dialogo musicale, una ragazza – ben più che intonata semplicemente ma piuttosto assai virtuosa – che inizia a seguirli con vocalizzi, gorgheggi e infine… “note”. Si ritorna là, negli anni Cinquanta e poi si sale verso di noi, tra boom economico e austerity, sognando l’America di Bob Dylan, l’Inghilterra dei Beatles e l’Europa dei chansonnier francesi e spagnoli. Nessuna base, nessuna cover, nessun tributo nostalgico.

La parola, anzi le parole, d’ordine sono: no vintage. “La Storia – dice Bonaffini – è la colonna sociale delle arti e la musica leggera del Novecento è arte popular che, grazie ai cantautori, alle rock e beat band, al genere musical e alla cinematografia, ha riempito le emozioni di tutte le classi sociali del Secolo scorso”.

 

Info prenotazioni:

biglietteria@teatro-campogalliani.it

Tel. +39 0376 325363

Costo del biglietto:

Euro 10

300 x 263 - FIRMA 1 copia 2

 


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Mark Baldwin Harris e i MERCANTINFIERA fanno il Bis a Corte Franca

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Mark Baldwin Harris

Mark Baldwin HarrisDopo il grande successo ottenuto a Brescia, i Mercantinfiera con Mark Baldwin Harris arrivano a Corte Franca (Bs)

Con la partecipazione di Mark Baldwin Harris.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Dopo il grande successo ottenuto lo scorso aprile a Brescia, con un teatro sold out con due settimane di anticipo, i MERCANTINFIERA 2.0 insieme al Maestro Mark Baldwin Harris concedono il bis, proprio per poter accontentare anche tutti coloro che purtroppo non hanno trovato posto e non hanno potuto godere di una serata davvero emozionante e coinvolgente. Lo spettacolo proposto avrà delle novità rispetto a quello del 6 aprile al Teatro Santa Giulia, con alcune integrazioni che saranno senz’altro apprezzate dal pubblico.

 

 

20 ANNI SENZA/CON FABER – Gran concerto in omaggio al grande FABRIZIO DE ANDRE’

 In occasione del 20° anniversario dalla scomparsa del grande Fabrizio De André, i Mercantinfiera (gruppo musicale veronese, attivo nel panorama musicale da più di vent’anni) propongono uno spettacolo incentrato su alcuni brani tratti dal vasto repertorio di Fabrizio De Andrè. Quel “senza/con” che trovate nel titolo dello spettacolo, prodotto da EVENTIMACRAME’ di Gianluca Serioli, non è un errore, bensì la testimonianza che Fabrizio De André, nonostante sia prematuramente scomparso vent’anni fa, è sempre con noi, con le sue canzoni, con il suo modo di pensare e la sua filosofia di vita, ma soprattutto con le rappresentazioni di band artisticamente qualificate e di qualità come lo sono i MERCANTINFIERA 2.0

Si tratta di una attenta selezione di canzoni che parte dagli esordi (con “La città vecchia”) e finisce con alcuni lavori dell’ultimo album (“Anime Salve”), passando ovviamente attraverso il live realizzato da Fabrizio De Andrè con la PFM.

Gli arrangiamenti, riproposti nel modo più fedele possibile a quelli originali, rappresentano uno dei tratti distintivi del gruppo. A tre anni dall’abbandono dello storico cantante dei Mercantinfiera, è entrato nel gruppo Ninè Ingiulla. Dotato di una voce incredibilmente simile a quella dell’artista genovese, avvocato per professione ed artista per passione, grande conoscitore dei testi di Fabrizio De André e Dante Alighieri, lo scorso 7 febbraio Niné Ingiulla è stato ospite sul red carpet del Festival di Sanremo proprio per un omaggio a Faber

La serata del 14 GIUGNO sarà speciale in quanto vedrà la straordinaria partecipazione del Maestro Mark Baldwin Harris, musicista di Fabrizio De André per molti anni e arrangiatore di diversi suoi capolavori.

Ninè Ingiulla

Nato a Biancavilla (Catania) nel 1985, nutre fin da tenera età una grande passione per il canto e per la canzone d’autore italiana. Parallelamente agli studi scolastici, approfondisce lo studio delle opere letterarie classiche e medioevali, in particolare della Divina Commedia di Dante Alighieri, di cui ha imparato a recitare a memoria numerosissimi canti. È diplomato al liceo classico Arnaldo da Brescia, laureato presso l’Università degli Studi di Brescia, e diplomato alla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Oggi è anche uno stimato avvocato. Dal 1995 al 2000 ha preso lezioni private di chitarra classica e acustica. Dopo aver suonato e cantato da solista in numerose feste private, teatri e locali pubblici, nel 2007 scrive il suo spettacolo: “ Dante e De Andrè – IL SOGNO: INFERNO”. Poi successivamente ìdea la rappresentazione dedicata alla cantica del Purgatorio, intitolato “Dante e De Andrè – Dove l’umano spirito si purga e di salir al ciel diventa degno.” Egli è, inoltre, autore dello spettacolo “ Voci da Spoon River.” Ad oggi si esibisce anche in numerose interpretazioni di pezzi inediti (di cui è autore –arrangiatore e paroliere) e tributi ai grandi della musica leggera italiana e internazionale, lavorando con numerosi musicisti, tra cui alcuni dei professionisti che collaborarono con Fabrizio De Andrè sino alla sua morte. Dal 2013 è iniziata una proficua collaborazione col maestro di violino DANILO ARTALE, versatile polistrumentista (pianoforte, mandolino, ukulele), che ha lavorato a sua volta con giganti della musica mondiale come ENNIO MORRICONE, NICOLA PIOVANI. Con l’amico Danilo Artale, Ninè ha formato un gruppo cui ha dato il nome di “SOGNO NUMERO 2“. Oggi Ninè collabora su alcuni progetti teatral – musicali con vari artisti di fama nazionale ed internazionale, come il noto attore Michele RiondinoDal 2007 ad oggi, NINE’ presenta con continuità le seguenti proposte artistiche: 1 DANTE E DE ANDRÉ – IL SOGNO. INFERNO “ Dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi ” – spettacolo teatral-musicale sull’Inferno di Dante; 2) DANTE E DE ANDRÈ “Dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno” – spettacolo teatral-musicale sul Purgatorio di Dante; 3) VOCI DA SPOON RIVER – omaggio a Fabrizio de Andrè; 4) “Tributo a Fabrizio De André” insieme alla nuova rinomata band denominata “Mercantinfiera2.0”; 5) Concerti o tributi con un vasto repertorio di cover italiane e internazionali, riarrangiate in chiave acustica. Ad oggi Ninè si è esibito, con grande e costante consenso di pubblico, dal nord al sud Italia, spiccando la sua presenza a Roma, ospite di RaiUno, al Festival di Sanremo, in Vaticano in occasione del rinomato “Premio Sciacca”, sempre nella Capitale italiana nel prestigioso Teatro Sala Umberto, a Firenze al Teatro “Le Laudi”, a Brescia in sedi quali l’Università degli Studi di Brescia. Altri palcoscenici importanti sono altresì il Teatro “Verdi” di Fiorenzuola D’Arda, Villa Mazzotti (in occasione dell’importante rassegna annuale della Microeditoria); numerosi anche i suoi spettacoli per le scuole medie e superiori e per le Università di tutta Italia.

Mark Baldwin Harris

Mark Baldwin Harris è nato in Connecticut (Stati Uniti) da una famiglia di musicisti non professionisti, si avvicina alla musica attraverso lo studio del pianoforte classico. Più tardi si cimenterà nei più vari generi musicali, dalla “new music” contemporanea al rock e al jazz, dando prova di grande eclettismo.

Nell’estate del 1967 si trasferisce insieme alla famiglia in Italia, dove lavora nell’ambito della musica leggera, continuando parallelamente il suo percorso di sperimentazione. Dal 1974 al 1975 ha fatto parte dei Napoli Centrale.

Ha collaborato tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Edoardo Bennato, Tony Esposito,Antonella Ruggiero, Laura Pausini, Sergio Caputo, Eros Ramazzotti, Giorgio Gaber, Skiantos, Massimo Riva, Mia Martini, Enzo Jannacci, Pino Daniele, Roberto Vecchioni, Claudio Chieffo, Eugenio Finardi e Renato Zero.

Sua è la voce del brano Ave Maria, in lingua sarda, presente nel disco Fabrizio De Andrè del 1981, suonata anche in occasione del funerale del cantautore genovese.

Si è impegnato anche nella didattica. Nel campo della musica pop è da ricordare il successo che ha lanciato gli Articolo31: Oi Maria (Maria Maria). Ha inoltre accompagnato musicisti stranieri come Al Jarreau, Dee Dee Bridgewater,  Randy Crawford e altri.

È stato direttore musicale della produzione milanese di Grease con Lorella Cuccarini

 

Prevendite on line

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BAR SPORT – via Seradina – CORTE FRANCA

Caffé Letterario Eden – piazza Garibaldi – ISEO
Lalibreria Battioni – via Duomo – ISEO
Edicola Piantoni – viale Repubblica – ISEO
Edicola cartoleria LILLI – via Sebino – PROVAGLIO D’ISEO

Ricevitoria/Tabaccheria Non solo fumo – via De Gasperi – PROVAGLIO D’ISEO  

Libreria Tarantola (Vivaticket) – via F.lli Porcellaga – BRESCIA

Pierre2000 – via Da Vinci – REZZATO

Costo biglietti:

Primo settore numerato: 20 euro

Secondo settore non numerato: 15 euro

Sconto Soci EventiMacramè 5 euro

info@eventimacrame.it    infoline tel. 3460902200  

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Ernesto Bassignano e il MESTIERE DI VIVERE, il suo nuovo album

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IL MESTIERE DI VIVERE di Ernesto Bassignano,nove brani, nove capitoli della stessa “Resistenza”. Un percorso fatto di sguardi rivolti al passato, ma con un’analisi lucida e spietata del presente e del futuro.

Un disco intenso e diretto, sia dal punto di vista testuale e musicale, che segna una nuova partenza per il cantautore romano/piemontese.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Si tratta di “Il mestiere di vivere” (Helikonia) di Ernesto Bassignano, un artista che è un vero e proprio monumento della canzone d’autore e di impegno civile in Italia.

Questo nuovo lavoro discografico è un percorso fatto sì di sguardi rivolti al passato, ma con un’analisi lucida e spesso spietata del presente e del futuro. Nove tracce in tutto per raccontare e raccontarsi.

“Il mestiere di vivere”, nono album dell’ormai lunga carriera di “Bax”, è un’opera ispirata che ha visto al lavoro, nella direzione artistica e nella produzione, una squadra di giovani musicisti capitanata da Stefano Ciuffi Edoardo Petretti.

Come già fu vent’anni fa con l’album “La luna e i falò” e quaranta con “Moby Dick”, Bassignano si cimenta ancora una volta col suo grande corregionale Cesare Pavese. Lo fa per territorialità, concettualità e ammirazione, ma ancor di più perché ne riconosce l’inquietudine.

La difficoltà di confrontarsi, alla sua non più tenera età, con le improvvise novità politiche e culturali, gli impazzimenti di un mondo preda della tecnologia e della freddezza nei rapporti, molto più che con la storia, la cultura e la solidarietà umana, spingono l’autore a guardare anche oltre, ad un futuro che appare molto difficile. Però, a differenza del suo grande corregionale Cesare, “perduto nella pioggia” delle sue Langhe, Ernesto lotta, resiste e tenta, se non di vincere, almeno di restare a galla.

Questo album rappresenta un sontuoso passo avanti espressivo e musicale nella sua carriera: alla chitarra, al piano e al violoncello si aggiungono, senza forzare e in maniera delicata e pastello, i colori del contrabbasso, della batteria e dei fiati, per dare alle composizioni un vestito tanto ricco quanto agile e diretto. Si va dai brani intimisti e riflessivi a quelli divertiti e ironici, ci si fa trasportare all’epoca del Derby di Milano e poi dai giochi da “Giullare verticale” di un istrionico David Riondino; e alla fine arriva un omaggio molto intenso che richiama gli epici anni del Cantacronache con “Un paese vuol dire”, che rivisita con un altro andamento il brano omonimo, una perla di Mario Pogliotti.

“Il mestiere di vivere”, nel suo complesso, appare un lungo e intenso recital, un vero e proprio concept-album coerente ed esaustivo, per dissertare e dibattere in modo poetico e attuale sull’odierno nostro male di vivere. E sopravvivere.

“IL MESTIERE DI VIVERE” traccia dopo traccia (guida all’ascolto)

1- AMIAMOCI DI PIÙ

Il primo di nove capitoli d’una stessa resistenza. Quella di un anziano poeta civile che tenta di opporsi a tempi inquinati, cinici, veloci, fasulli , furbetti, disimpegnati. L’autore sogna di poter essere ancora protagonista della rivolta dei cuori semplici, di quei sessantottardi illusi, un po’ artisti e un po’ politici, che volevano cambiare il mondo e oggi, battuti ma mai domi, cercano nuovi slogan, nuove parole d’ordine, nuovi appelli non a volare ma a restare coi piedi a terra e la mente reattiva e aperta all’amore. 

2- COMMESSO VIAGGIATORE

Parla di un sognatore, anonimo poeta, perso in un’anonima città. Un pittore della domenica che resiste al caos e allo smog dipingendo piante tropicali e grandi avventure, con la fantasia di chi riesce a fare di quattro gerani sul poggiolo una giungla inestricabile e di uno squarcio di cielo fra i tetti una via lattea luminosissima.

3 – GLI OCCHI DI MIO FIGLIO

Si sente un po’ di commozione in questo brano “voce e chitarra”, rivolto al figlio di Ernesto e a tutti i suoi coetanei: un popolo intero di abbandonati da una società che li ha dotati di tecnologia ma non di cultura e amore per se stessi, per la storia del proprio Paese, per il coraggio di lottare come i propri padri e i propri nonni. Un popolo di ragazzi che guarda l’orizzonte con gli occhi vuoti, resiste non sa come e si siede sul baratro giocando a chi rischia di più con un’insicurezza camuffata da coraggio.

4 – IL MESTIERE DI VIVERE

La canzone che dà il titolo all’album è un bilancio, un ripasso di decenni con i conti che non tornano. Un trovarsi, guardandosi allo specchio, comunque sempre uguale. Giullare e militante, poeta triste e anche naturalmente clown, pronto a parare delusioni e frustrazioni con una risata e un po’ di amici complici, paragonando esperienze con un filo di nostalgia. Però senza strafare con l’“amarcord”, per non rischiare di fare il brontolone vecchio che si piange addosso ricordando un’epoca rivoluzionaria finita male.

5- IL GIULLARE VERTICALE

Un brano anomalo, un divertissement di Bax, musicato questa volta dai suoi complici Petretti e Ciuffi su stilemi a metà strada tra jazz e musica d’avanguardia. Chi lo recita è un illustre attore, regista e scrittore, fiorentino pungente e sarcastico, quell’artista a tutto tondo che è David Riondino, frequentatore assiduo d’ogni kermesse d’autore che si rispetti e vecchio sodale di Bassignano. Il risultato è davvero straordinario sia per le note ardite che per la verve.

6 – LA VITA L’E’ QUELA CHE L’È

La sesta resistenza è l’omaggio sentito, comico e un filo sguaiato agli scapigliati protagonisti di quel mitico “Derby club” meneghino. Il periodo del dopoguerra con Fo, Nebbia, Carpi e Strehler produsse Cochi e Renato, ma soprattutto il genio del dottor Enzo Jannacci, musicista sghembo e provocatorio cui dobbiamo tutti moltissimo. Un ricordo straziante del mondo cabarettistico italiano, altro illustre scomparso.

7 – QUELLA NOTTE CHE

Dedicata ai terremotati di Lazio, Umbria e Marche, è quasi una ninna-nanna fatta di speranza in una ricostruzione fisica umana e culturale per una terra piagata che ogni volta si ricompone, si rinnova, prova a curare ferite indicibili. La resistenza di gente straordinaria che non molla i propri campanili, le opere d’arte, le tradizioni antiche e rurali che sono patrimonio fondamentale d’una nazione.

8 – GLI ARTISTI

Un brano cupo, che tenta con difficoltà di rappresentare il mondo di quegli artisti un po’ “maledetti” la cui arte è quasi impossibile descrivere, comprendere, appunto rappresentare. Se non con una serie di immagini e di colori e impressioni: gli inafferrabili, chiusi nel proprio mondo e perennemente convinti di essere incompresi, rabbiosi, inavvicinabili.

9 – UN PAESE VUOL DIRE

Ed ecco la traccia finale: un altro commosso omaggio, attraverso le parole e i pensieri dell’autore de “La luna e i falò”. Qui non c’è solo l’amata terra piemontese, ma un Paese intero che resiste , resiste, canta ogni anno da decenni “bella “ciao”… e poi però crolla sotto i colpi spietati d’un secolarismo fatto di malastampa, malativù, di balle colossali, di verità nascoste e straziate, di inciuci infiniti che lo allontanano sempre di più dalle radici contadine, dalla forza della ricostruzione, da Domenico Modugno: un Paese che gridava “volare” e ci credeva. Un Paese che non conosce e non vuole ricordare la sua fiera e bella lunga storia, per consegnarsi mani e piedi alla sottocultura d’un progresso fatto di niente.

ERNESTO BASSIGNANO, IL RAGAZZO CON LA CHITARRA

 Il ritratto di Ernesto Bassignano, che si trova sulla retrocopertina del disco, è di Riccardo Mannelli. La foto di copertina e quelle del booklet sono dell’archivio dell’Istituto storico della Resistenza di Cuneo)

Ernesto Bassignano è un vero e proprio monumento della canzone d’autore e di impegno civile in Italia. Uno che di storie ne ha da raccontare: dal gruppo di Teatro Politico di Strada con Gian Maria Volontè al Folkstudio (era uno dei “quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla” insieme ad Antonello Venditti, Francesco De Gregori e Giorgio Lo Cascio), dall’attività di produttore discografico durante la quale ha scoperto e lanciato Sergio Caputo, Grazie De Michele e vari altri a quella di critico musicale per Paese Sera e Gr1, sino alla conduzione su Radio Rai del mitico “Ho perso il trend”.

Il suo debutto come cantautore solista avviene con un Ep pubblicato proprio dal Partito Comunista, e quindi distribuito fuori da quelli che sono i normali canali della promozione discografica.

Nel 1973 firma con la Ariston, che a luglio pubblica il suo primo album, “Ma…”: si tratta di un disco dal forte contenuto politico e militante; sono presenti tre delle quattro canzoni dell’Ep, e cioè “Compagno dove vai”, “Veniamo da lontano” (che Bassignano presentava già al Fokstudio), e “Compagni compagni”.

Per il secondo album, nel 1975, passa alla Rca: “Moby Dick”, prodotto da Rino Gaetano, contiene una canzone dedicata al cantautore cileno Víctor Jara (ucciso durante il golpe dell’11 settembre), mentre la title track è un duro attacco alla Democrazia Cristiana.

Dal 1980 inizia la carriera radiofonica, conducendo molti programmi in Rai, e quella di critico musicale presso Paese Sera.

Non abbandona però l’attività di cantautore, continuando ad incidere album come “D’Essai”, “Bassingher” e “La luna e i falò”; in quest’ultimo torna a collaborare con De Gregori, che suona l’armonica a bocca nel brano “Stelle da rubare”, già pubblicato due anni prima su 45 giri.

Dal 1990 è autore per Umberto Bindi. L’ultimo album dell’artista ligure, “Di Coraggio non si muore”, prodotto da Renato Zero per la Fonopoli, contiene quattro brani di Bassignano.

Dal 1999 al 2011, è l’anima, insieme al giornalista sportivo Ezio Luzzi, della fortunatissima trasmissione di satira sociale di RadioUno “Ho perso il trend”.

Gli altri album successivi sono “Trend & Trend” (2007, CNI); “Aldilà del mare” (2009 Rai Trade); “Vita che torni” (2014 Joe&Joe) e “Il grande Bax” (2016, Egea Music) che segna un’inversione di marcia: supera le orchestrazioni eccessive e veste i suoi testi di arrangiamenti semplici ed espressivi, riportando la sua musica alla “giovinezza scapigliata”, ai tempi del Folkstudio.

 

 

Ufficio Stampa  LC Comunicazione tel. 333 7695979

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E’ uscito Ugly Man – The Gino Vannelli Song Book!

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Ugly Man-The Gino Vannelli Book è il primo tributo italiano a Gino Vannelli.

Realizzato dalla Mon Real Sound Band che prende  il nome della città di Gino.

 

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Andrea “Satomi” Bertorelli, co-ideatore del progetto con Matteo Rubini, ci presenta con simpatici aneddoti il progetto discografico che vuol far riscoprire i brani del cantante italo/canadese, autore di brani che vanno dal Soul-Funk al Pop sinfonico fino al Jazz, dal 1973, data di pubblicazione del primo album, ad oggi.

Ugly Man è composto da 14 tracce cantate più una recitata dall’attore Gabriele Greco. Tra gli ospiti Mario Biondi interpreta “If I Should Lose This Love”, mentre tra i musicisti ed interpreti ci sono Giovanni Amato, Pierluigi Bisogno, Michele Bianchi, Guido Guidoboni, Stefano Pulga, Gigi De Rienzo, Stevie Biondi, Sagi Rei, Moris Predella, Lorenzo “Lollo” Campani, Alessandra Ferrari, Daniela Galli,Elisa Aramonte, Marina Santelli e Renata Tosi.

I titoli delle tracce sono i seguenti:

01. Something Tells Me ft. Daniela Galli

02. If I Should Lose This Love ft. Mario Biondi

03. The River Must Flow ft. Sagi Rei

04. Keep On Walking ft. Renata Tosi

05. Hurts To Be In Love ft. Stevie Biondi

06. Young Lover ft. Andrea “Satomi” Bertorelli

07. Storm At Sunup ft. Zerosospiro

08. Appaloosa ft. Marina Santelli & L’Arcano

09. These Are The Days ft. Eva ‘Avecolli’ Collicelli

10. Powerful People ft. Lollo Campani

11. One Night With You ft. Elisa Aramonte

12. Wild Horses ft. Mon Real Sound

13. Jo Jo ft. Moris Pradella

14. Black Cars ft. Matteo Rubini

15. Ugly Man ft. Gabriele Greco

Andrea “Satomi” Bertorelli, parmigiano, compositore, tastierista, da molti anni collaboratore e co-autore di alcuni brani di Mario Biondi


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Ad un anno dalla nascita LONG DIGITAL PLAYING si rinnova

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Long Digital Playng

LongdigitalplayingAd un anno esatto dalla sua fondazione LONG DIGITAL PLAYING annuncia qualche novità.

La musica uccide la morte dichiara Luca Bonaffini, infatti LDP gode di ottima salute.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Poco più di un anno fa nasceva – in pieno centro a Milano-  Long Digital Playing Srls, la nuova casa editrice musicale fondata da Luca Bonaffini (cantautore e scrittore).

Un primo bilancio, stilato dal fondatore (anche Amministratore Unico), indica semaforo verde: si procede, si va avanti. Tra settembre e dicembre vedranno la luce nuove produzioni, nuove collaborazioni e nuovi artisti.

Mentre è ancora allo studio dei consulenti e dei promoter l’apertura di una linea di musica colta (una sorta di Long Digital Playing Classic), è quasi certa l’acquisizione del vecchio catalogo discografico digitale di C7 ART&MUSIC Srl (che comprende 11 pubblicazioni), la label company per la quale lo stesso Bonaffini ha ricoperto il ruolo di Presidente nel 2016-2017, che svilupperà la linea di musica “popular” (folk, rock, jazz, d’autore ecc.).

Tra gli artisti “storici” popular di punta della stagione autunnale, rivedremo FLAVIO OREGLIO (con la seconda parte di ANIMA POPOLARE) e PIETRO NOBILE (eccellenza internazionale della chitarra) con un nuovo album, mentre lo stesso Bonaffini entrerà in studio di registrazione per preparare il suo quattordicesimo CD, previsto per il 2019.

Ma c’è qualche novità relativa ai ruoli dei collaboratori: Lucilla Corioni, già ufficio stampa esterno di Luca Bonaffini con il marchio LC COMUNICAZIONE dal 2014, dal 2 maggio entra a far parte dell’organico di LDP con il ruolo di ” Responsabile operativa del coordinamento delle attività e delle relazioni pubbliche”, mentre Roberto Padovan (consulente artistico per l’etichetta) diventa “Responsabile di produzione e dei progetti musicali”. Luca Bonaffini, che resta Amministratore Unico, non rivestirà il ruolo di Direttore Artistico, lasciando a musicisti e tecnici la possibilità di realizzare autonomamente master e repertori. La musica uccide la morte, cita lo slogan e motto dell’azienda. E infatti, LDP gode di ottima salute.

 

 

Responsabile operativa del coordinamento delle attività e delle relazioni pubbliche LC Comunicazione tel.  +39333 7695979

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Andrea Benelli al Piano City Milano 2019

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Andrea Benelli 3

Andrea Benelli 5Sarà il Parco dell’Esagono di Peschiera Borromeo a fare da cornice al concerto di Andrea Benelli.

Il musicista cremasco si esibirà al Piano City Milano 2019.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Ecco che si rinnova a Milano la manifestazione Piano City, che riempie la città  di concerti in ogni luogo, ogni angolo della città. Parteciperà a  questa meravigliosa e importante manifestazione del 2019 il musicista Andrea Benelli che si esibirà domenica 19 maggio alle ore 21 in una location carica di magia, il Parco dell’Esagono via Pablo Neruda a Peschiera Borromeo.

Durante questa prestigiosa serata, Andrea Benelli presenterà molti brani di sua composizione come: “ Jardin d’amour, Hurricane, Prince Butterfly, Obsession,  Le vent des larmes, Dragonfly, Eclissi d’amore , Iron Man, L’infinito, Iron Woman, L’insostenibile leggerezza dell’essere , Impressum, Elegia Napoletana, Beto, Promenade, 2049 Caos Cosmico, Pulce 6180. Il musicista cremasco talentuso e musicalmente definito “esuberante” o addirittura “tracimante”, invita  tutti gli appassionati ad andarlo a sentire, promettendo che nessuno rimarrà deluso.

Andrea Benelli ha iniziato gli studi di pianoforte all’età di sei anni, con il Maestro Francesco Manenti.
Si è diplomato presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano: nell’anno 2000 in organo (con il massimo dei voti e la lode) con la Professoressa Ivana Valotti, nell’anno 2002 in pianoforte (con il massimo dei voti) con il Maestro Pietro Soraci e nell’anno 2003 in clavicembalo (sempre con ottimi risultati) con la Professoressa Mariolina Porrà.
Dal 2002 al 2004 ha frequentato il corso per Professori d’Orchestra presso il Teatro alla Scala di Milano; inoltre dal 2004 al 2006 ha frequentato il Corso per Maestri Collaboratori presso il Teatro alla Scala di Milano.
Nel 2005 è risultato idoneo al concorso, presieduto dal Maestro Riccardo Muti, indetto dal Teatro alla Scala, in qualità di organista.
Ha partecipato alla produzione del “Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, al Teatro alla Scala durante la stagione 2005/2006, come Maestro al fortepiano e preparatore della Compagnia di Canto.
Nella primavera del 2006, in qualità di assistente musicale, preparatore e suggeritore ha partecipato alla produzione dell’opera Kälte di Salvatore Sciarrino in prima mondiale assoluta presso il Festival Internazionale di Schwetzingen in Germania, nel 2007 all’Opera di Parigi e nel 2008 al Teatro di Ginevra.
Ha diretto, nel settembre 2006, l’opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini al Teatro di Pegognaga, Mantova.
Nell’ottobre dello stesso anno ha diretto un concerto per la lotta contro i tumori all’Auditorium Bruno Manenti a Crema.
Nell’agosto 2009 ha diretto la Norma e il Trovatore con l’Orchestra Tartini di Latina durante l’ottavo Festival di Casamari.
Ha collaborato fino al 2013 con l’Orchestra, la Filarmonica e i Cameristi del Teatro alla Scala in qualità di organista, pianista e clavicembalista sotto la guida dei più grandi direttori del mondo.
Nello stesso anno ha intrapreso un nuovo percorso musicale come pianista solista, proponendo brani tratti da molti generi musicali, per coinvolgere il pubblico in un vortice musicale a 360 gradi.
Nella metà del 2014 ha iniziato a comporre brani per pianoforte solo.
Nell’ottobre del 2015 ha registrato i suoi inediti nella prestigiosa Concert Hall Fazioli a Sacile. Il 13 dicembre 2016 è uscito il suo 1°Album “TIAMOFORTE”. 


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Gli ASINI VOLANTI diventano un videoclip.

in Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Luca Bonaffini l

Luca Bonaffini copertina- esatta jpgA maggio le riprese della prima video-track tratta da IL CAVALIERE DEGLI ASINI VOLANTI di Luca Bonaffini.

Effettuato il primo sopralluogo del giovane regista Giacomo Bottarelli su possibili set.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

da Long Digital Playing con la supervisione del cantautore mantovano, la regia sarà affidata al giovanissimo Giacomo Bottarelli e protagonista sarà il rapper emergente (chiamarlo rapper è un po’ riduttivo) Frankie Bröni, scelto da Luca Bonaffini e da Bottarelli come attore principale.

Sia brano che Storyboard sono ancora in via di definizione ma, nel frattempo, la “videoclip commission” di LDP ha effettuato il primo sopralluogo su possibili set.

 Ma facciamo un passo indietro: dal 2007 a oggi, sono trascorsi oltre dieci anni e Luca Bonaffini, cantautore dalla penna eclettica, è tornato con un album di inediti. Dopo essersi riprodotto e riproposto con singoli sparsi qua e là, raccolte e antologie, tributi a Pierangelo Bertoli, romanzi, autobiografie e regie teatrali, finalmente l’artista mantovano si è ripreso un piccolo spazio all’interno del mercato musicale (e discografico) italiano.

Con “IL CAVALIERE DEGLI ASINI VOLANTI”, Luca Bonaffini prende letteralmente il volo verso nuove mete, sperimentandosi in testi intrisi di romanticismo e di estetica letteraria (ricordiamo che oltre ad essere un musicista Bonaffini è scrittore e autore di testi teatrali), bene accoppiati con musiche geniali, composte da Roberto Padovan – anche co-produttore e arrangiatore dell’album.

Chiariamo subito: il concept non è semplice e immediato, ma molto ricco di emozioni. È un percorso a due binari (il primo terreno, il secondo mistico) che attraversa il Pianeta Terra per traghettare l’Uomo – prigioniero delle umane, appunto, fragilità – verso l’Universo. Amore e bellezza sono alcuni degli argomenti trattati nel breve ma intenso viaggio redatto dal Bonaffini dreamwriter formato CD.

La fonte di ispirazione, chiarisce l’artista, è stato un vecchio cd che avevo in archivio, di musica reiki scritta da Padovan. Inizialmente temevo un po’ troppo l’associazione alla new age e ai viaggi onirici di Franco Battiato (magari…!). Poi, lungo la strada, ho scoperto che stava nascendo una vera e propria canzone per ogni Chakra, senza citare mai esplicitamente alcuna disciplina. Insomma, alla fine è nato un album di canzoni pure e semplici fatte di bio-suoni e di tanto sentimento. Il Cuore, come cita “Il frutice e la grande fionda”, in lingua giapponese è “il mio cuore (watashi no kokoro)”. Spunta lo spettro della distruzione delle guerre, dietro “la grande onda di Kanagawa” di Hokusai e la capacità visionaria, quasi a tinte Fantasy, di chi si sente un asino volante. Un asino – ribadisce Luca – non un cavaliere. Il cavaliere non sono io, non siamo noi a dover salvare gli asinelli: saranno loro a portarci verso la salvezza, la felicità.

Sette tracce forti e intense per “Il cavaliere degli asini volanti” che, tra elettro-pop d’autore e influenze etno-age, ci racconta il nostro tempo in essere e a venire e la sacralità dei nostri valori fondamentali di sempre.

 

Ufficio Stampa a cura di LC Comunicazione tel. 333 7695979

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L’AMORE “SOGNATO” in due libri raccontato dalla penna di Roberto Baldini

in Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Roberto Baldini 720 x 379jpg

Roberto Baldini 2Roberto Baldini ci spiega come trovare l’uomo o la donna dei sogni.                  Due guide pratiche, elenco di pregi e difetti. Sta a noi fare la scelta

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Roberto Baldini – Il sogno di chiunque? Avere al proprio fianco l’uomo o la donna dei sogni.

Facile a dirsi. Il rischio? Trovare una persona così differente da come la sognavamo che… beh, lo sapete, no? Servirebbe una sorta di guida per evitare le fregature… e qualcuno l’ha scritta.

Anzi, le ha scritte: una per le donne e una per gli uomini. Perché si deve camminare insieme. Sempre.

 

 Libro n° 1

 La guida definitiva per scoprire l’uomo dei sogni – Roberto Baldini

 Cercare l’uomo dei sogni… Bello, alto, muscoloso.

Pieno di soldi, affascinante, sincero, fedele. Amorevole, passionale, sempre pronto a consolare.

Caratteristiche facili da trovare. In molti uomini. Purtroppo è quasi impossibile trovarle in un unico uomo.

Bisognerebbe prendere carta e penna e annotare pregi e difetti di ognuno.

Ci vorrebbe una guida, qualcosa che li “catalogasse” in base alla caratteristica predominante.

Questa è la parte facile.

La difficile? Quella spetta a voi, perché dovrete scegliere.

Una scelta che potrà portarvi l’uomo dei sogni. E, speriamo di no, qualche incubo…

Link per l’acquisto: https://www.delosstore.it/ebook/52381/la-guida-definitiva-per-trovare-il-tuo-uomo-dei-sogni-evitan/

Libro n°2

La guida definitiva per trovare la tua donna dei sogni – Roberto Baldini

La donna, l’altra metà del cielo.

Una figura celestiale, un sorriso che illumina la stanza, carezze dolci e proibite che sono il sale delle nostre giornate e della nostra vita. Però…

A volte, dietro un bel sorriso, potrebbe celarsi una delusione. Come fare, quindi, a distinguere queste mine vaganti?

Semplice: basta scrivere una guida che racchiuda i vari tipi di donna, ricordandone le caratteristiche salienti per poi ponderare bene la propria scelta. Perché, è vero, basta un secondo per trovare la donna dei sogni.

Occhio però che quei sogni non si rivelino inquietanti…

Link per l’acquisto: https://www.delosstore.it/ebook/52382/la-guida-definitiva-per-trovare-la-tua-donna-dei-sogni-evita/

Roberto Baldini nasce in un piccolo paese del mantovano qualche decina d’anni fa, da dove si è immerso pian piano nel magico mondo della letteratura. Ha sempre lavorato a contatto con le persone e si è confrontato con realtà differenti, arrivando a conoscere a fondo il genere maschile e quello femminile.

E questo lo ha spinto a mettere nero su bianco le esperienze che lo hanno aiutato a crescere, oltre a tutto ciò che ha scoperto sulle varie sfaccettature delle persone.

Con Delos Digital ha pubblicato il racconto Unforgettable Rain (come Hunter H. Gilmour) e il romanzo La ragazza della canzone.

 


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Andrea Scanzi con SALVIMAIO a Breno il 16 maggio.

in Eventi/La Cultura/Lucilla Corioni Blog/Teatro/Ultimi Pubblicati by
Andrea Scanzi x iogiornalista

Andrea Scanzi 2Andrea Scanzi porta SALVAMAIO a Breno.

SALVIMAIO è uno spettacolo che cerca didecriptare una situazione politica complicatissima.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Dopo il grande successo di RENZUSCONI, arriva per la prima volta con un’unica data in Brescia e provincia, SALVIMAIO, il nuovo spettacolo di e con Andrea Scanzi.

Cos’è questa “Terza Repubblica” di cui tanto si parla dopo il 4 marzo?

Esiste o è solo propaganda?

Di Maio e Salvini sono destinati a stare insieme? Che fine ha fatto la sinistra?

Sono alcune delle domande che Andrea Scanzi, col consueto stile ironico e corrosivo, si pone in questo nuovo Salvimaio, la cui tesi è chiara: il populismo che caratterizza la (reale?) Terza Repubblica è una sorta di reazione al fastidio, al dolore, alla disillusione provocati dai professionisti della politica.

Dal gattopardismo 2.0 di Renzusconi al cambiamento (autentico?) di Salvimaio, lo scenario politico italiano è del tutto inedito.

Le due parti sembrano per ora tollerarsi serenamente, di fronte a un’opposizione che non si oppone, un’informazione spesso rancorosa, e gli intellettuali che con Renzi stavano zitti e ora giocano ai ribelli.

Con l’ausilio di musiche e video, Scanzi racconta tutto questo con ironia e partecipazione, senza smettere mai di inseguire uno scatto in avanti.

Il libro omonimo SALVAMAIO (della collana di libri Paper First) sarà disponibile per gli spettatori in ogni data del tour. A fine spettacolo l’autore effettuerà il firmacopie.

https://www.youtube.com/watch?v=Fp0-GFlGbNg&t=89s

 Dall’inciucio al populismo

Terza Repubblica o dilettanti allo sbaraglio?

SALVIMAIO è uno spettacolo che cerca di decriptare una situazione politica complicatissima  dove non si sa minimamente chi siano le persone di cui fidarsi e chi siano le persone che ci deludono profondamente . SALVIMAIO è un concentrato di 100 minuti di ironia, perché si ride, ci si arrabbia (per non usare altre parole più forti), ma alla fine lasensazione dominante che pervade lo spettatore, ma pure il sottoscritto, è quella dello smarrimento. SALVIMAIO secondo me è lo spettacolo che amplifica e racconta appieno questo senso di incapacità di “appartenere” che caratterizza l’italiano di oggi. Non sappiamo più chi sia la  persona meritevole della nostra fiducia e della nostra stima.  Siamo persone che nella maggioranza dei casi dicono IO e non dicono NOI, non perché siamo narcisi, o almeno non solo, ma perché non riusciamo a sognare  insieme al sogno degli altri. Credo che la cifra dello spettacolo sia proprio questa : le persone vengono a sentirmi col disperato bisogno di avere qualcuno che gli spiega quello che sta succedendo, maancora di più hanno voglia di venire per sentirsi meno soli. E se quando finisce lo spettacolo si sentono appena  un po’ meno soli, è una bella vittoria per quello che sta sul palco, cioè il sottoscritto . (ANDREA SCANZI)

Note d’autore

Nato ad Arezzo il 6 maggio 1974. Si è laureato in Lettere, Università degli Studi di Siena con sede ad Arezzo, con una tesi sui cantautori della prima generazione: anno 2000, il titolo era “Amici fragili”. Fa il giornalista dal 1997. Ha cominciato nel Mucchio Selvaggio, dopo alcuni articoli nella fanzine universitaria Zonedombra curata dall’amico Gianluca Dejan Gori. Negli anni ha scritto per Il Manifesto, Il Riformista, L’Espresso, Rigore, MicroMega, Hard Gras (pubblicazione olandese), Linea Bianca, Tennis Magazine, Grazia, Donna Moderna, etc.

Dal 2005 al 2011 ha firmato su La Stampa. si occupava principalmente di cultura e spettacoli, ma tra il 2009 e il 2011 ha fatto anche l’inviato per il motomondiale. Da settembre 2011 è definitivamente passato al Fatto Quotidiano, che a dire il vero lo aveva cercato anche prima della sua nascita, per l’esattezza nell’aprile del 2009: inizialmente rifiutò e non se lo perdonò mai.

Si occupa di quasi tutto, e pare sia un difetto: cultura e spettacoli, sport, politica, costume, sociale, enogastronomia e (ove possibile) sadomaso. E’, tra le altre cose, sommelier degustatore ufficiale (AIS) e assaggiatore di formaggi (ONAF). E’ anche vegetariano, quasi vegano. Fa parte della giuria del Premio Tenco e Premio Bertoli. E’ direttore artistico del Premio Pigro dedicato a Ivan Graziani.

Il suo primo libro, edito da Limina (di cui è stato anche editor tra il 2001 e il 2003), è stata l’ipervenduta autobiografia di Roberto Baggio “Una porta nel cielo/Il sogno dopo”: ne curò i testi con Enrico Mattesini. Poi ne sono arrivati altri. Due di questi, “Elogio dell’invecchiamento” e “Non è tempo per noi”, sono stati più volte ristampati e per questo figurano rispettivamente negli Oscar Mondadori e nella collana BUR Bestsellers Rizzoli. E’ stato tra i primi in Italia a credere nella letteratura sportiva, a raccontare il percorso politico di Beppe Grillo e a fotografare il renzismo.

Dal 2011 gira l’Italia portando i suoi spettacoli teatrali, prima su Giorgio Gaber e poi su Fabrizio De André. Una sua foto al Signor G, scattata con una reflex Pentax MX nel settembre 1991 all’Anfiteatro di Fiesole, è divenuta uno degli scatti più celebri di Gaber, usato per copertine di dischi e libri. 

Spesso lo vedete in tivù. Tra i primi a portarsi sul piccolo schermo, Umberto Nigri (Victory, La7, 2009), Geppi Cucciari (G-Day) e Antonello Piroso (Ma anche no). In alcune occasioni ha recitato (va be’) per Maccio Capatonda. Ha due labrador nere, protagoniste del libro “I cani lo sanno” (Feltrinelli). Ha anche un ego che fa provincia, ma questo si sa.

Una delle frasi a cui è più legato è di Edmondo Berselli, suo amico e maestro. L’ha scritta nel libro “Liù” (2009): “A proposito di allievi, avevo nominato mio discepolo, almeno a titolo morale, anche Andrea Scanzi, il boy di Arezzo, autore fra altre robette gaberiane e beppegrilliste di un eccitante e spiritoso Elogio dell’invecchiamento, dedicato alla cultura del vino, ma ormai è troppo cresciuto e affermato, e quindi allievo un corno, al massimo lo elegg compagno di merende”.

Il 23 aprile, per Rizzoli, è uscito il suo primo romanzo, “La vita è un ballo fuori tempo”, giunto rapidamente alla sesta edizione.

Il 13 settembre è stato il “padrino” della maratona di Alba dedicata a Beppe Fenoglio, davanti a sua figlia Margherita e alla sua città, ed è stato come chiudere un altro piccolo grande cerchio. Nella stagione 2014/15, oltre a continuare la sua attività di osservatore politico (principalmente a Otto e mezzo su La7), è stato uno degli ospiti fissi del Processo del Lunedìsu RaiTre. Sempre lunedì firma Ten Talking Points sul sito del Fatto, rubrica satirica sulla serie A. Ancora sul sito del Fatto, ogni martedì esce sul cartaceo la sua rubrica Identikit e poi, alle ore 18, cura la rubrica Fuoricampo (all’interno dello speciale online Insider). Da settembre ad aprile 2015/16, ogni mercoledì mattina dalle 7.50 alle 8, ha commentato i fatti del giorno su Radio Capital.

Il 23 gennaio 2016, sempre con Giulio Casale, ha esordito a Fiorenzuola con il suo nuovo spettacolo Il sogno di un’Italiaquarta opera teatrale da lui scritta, interpretata e regolarmente depositata alla SIAE, dopo Gaber se fosse Gaber, Le cattive strade e Fuochi sulla collina. Il 6 maggio, giorno del suo compleanno, ha messo in scena a Modena – ancora con Giulio Casale – il suo quinto spettacolo, Quel gran genio del mio amico – Le canzoni di Edmondo Berselli.
A metà luglio è partito Futbol, il programma che ha condotto in seconda serata su La7. Sette puntate, dal 12 luglio al 23 agosto.

Il 12 settembre ha debuttato a Modena il suo sesto spettacolo teatrale, Eroi – Dieci storie emblematiche di sport.

Da ottobre 2016 ha preso la direzione artistica dellArezzo Passioni Festival.

Il 3 novembre è uscito il suo secondo romanzo, ancora per Rizzoli: I migliori di noi.
A fine aprile 2017 è stato l’unico italiano a intervistare, anche in video, Roger Waters. E lì tutto si è compiuto.

Il 30 novembre 2017 è uscito il saggio Renzusconi, per Paper First, con prefazione di Marco Travaglio.

Nel 2018 ha condotto per Nove The Match e, con Luca Sommi, conduce Accordi e disaccordi

Nel 2018 sono usciti Con i piedi ben piantati sulle nuvole (Rizzoli) e Salvimaio (Paper First, libro e spettacolo)

Informazioni e biglietti

Posto unico in poltrona non numerata: 25 euro 

Prevendite on line su 

www.eventimacrame.itwww.vivaticket.it

Punti vendita:

Caffè Letterario Eden – piazza Garibaldi – ISEO

Lalibreria Battioni – via Duomo – ISEO

Edicola cartoleria LILLI – via Sebino – PROVAGLIO D’ISEO

Ricevitoria/Tabaccheria Non solo fumo – via De Gasperi – PROVAGLIO D’ISEO

Libreria Tarantola (Vivaticket) – via F.lli Porcellaga – BRESCIA Pierre2000 – via Da Vinci – REZZATO

Bar Sport – via Seradina – CORTE FRANCA

ANCHE PRESSO IL TEATRO GIARDINO DI BRENO

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In collaborazione con Long Digital Playing srls Edizioni Musicali

Esce il 4 aprile “High ‘N’ Low”, l’ultimo lavoro del Gruppo PNP.

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Gruppo PNP - FOTO. 720 X 379 jpg

Gruppo PNPGruppo PNP (Parodi, Narbona, Padovan) e il loro HIGH ‘N’ LOW,un disco concepito per il vinile.

Prodotto e pubblicato da Long Digital Playing Edizioni Musicali.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Gruppo PNP (ironicamente evocativo del Gruppo TNT di Max Bunker – vedi Alan Ford) è l’acronimo dei tre musicisti Parodi, Narbona, Padovan.

Questi tre “ragazzi” – con serietà e passione – trasportano gli appassionati e i simpatizzanti del genere tra passato e futuro, dai quartieri della New Orleans degli anni Venti fino alla sperimentazione contemporanea.

Le sonorità, tipiche e riconoscibili del classico trio jazz-blues con l’Hammond, ripropongono standard jazz, ricreando le atmosfere dei grandi Jimmy Smith, Wes Montgomery e di altre eccellenze della popular music.

Il repertorio è composto da brani di D. Robillard, W. Montgomery, E. Cherry, B. Bacharach, J. Smith, B. Timmons più alcuni originali inediti. L’album, volutamente registrato in presa diretta, mira a mantenere l’impagabile immediatezza e spontaneità che scaturisce dall’improvvisazione, ovvero “il sugo del jazz”. HIGH’N’LOW è un “disco” concepito per il vinile, un 33 giri formato CD dove nulla è dato per scontato dove l’interpretazione “libera” focalizza al meglio il fraseggio e il timbro del trio, dando vita a brani improntati sulla raffinatezza, il garbo e la sensibilità. HIGH’N’LOW rivela la grande capacità seduttiva del jazz.

 

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20 anni senza Faber.

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Faber 720 x 379

Faber -Faber, un concerto in ricordo del grande cantautore.

Vent’anni senza di lui.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

 Uno spettacolo con la partecipazione straordinaria del Maestro Mark Baldwin Harris. I Mercantinfiera 2.0 (gruppo musicale veronese, attivo ne panorama musicale da più di vent’anni) propongono uno spettacolo incentrato su alcuni brani tratti dal vasto repertorio di Fabrizio de Andrè . Si tratta di una attenta selezione di canzoni che parte dagli esordi con “La città vecchia” e finisce con alcuni lavori dell’ultimo album  “Anime Salve”, passando ovviamente attraverso il live realizzato da De Andrè con la PFM. Gli arrangiamenti, riproposti nel modo più fedele possibile a quelli originali, rappresentano uno dei tratti distintivi del gruppo. A due anni dall’abbandono dello storico cantante dei Mercantinfiera, è entrato nel gruppo Ninè lngiulla. Avvocato per professione ed artista per passione, che il 7 febbraio scorso è stato ospite al Festival di Sanremo proprio per ricordare il ventesimo della scomparsa di Faber. Tale ricorrenza verrà ricordata anche da EventiMacramé, con una serata speciale, nella cornice del Teatro Santa Giulia di Brescia, con la straordinaria partecipazione del Maestro Mark Baldwin Harris, musicista di Fabrizio De André per molti anni e arrangiatore di diversi suoi capolavori. Collaboratore di artisti quali Edoardo Bennato, Tony Esposito, Antonella Ruggiero, Laura Pausini, Sergio Caputo, Eros Ramazzotti, Giorgio Gaber, Skiantos, Massimo Riva, Mia Martini, Enzo Jannacci, Pino Daniele, Roberto Vecchioni, Eugenio Finardi e Renato Zero.

comunicato stampa 6 aprile Faber

Ninè Ingiulla è nato a Biancavilla (Catania) nel 1985, nutre fin da tenera età una grande passione per il canto e per la canzone d’autore italiana. Parallelamente agli studi scolastici, approfondisce lo studio delle opere letterarie classiche e medioevali, in particolare della Divina Commedia di Dante Alighieri, di cui ha imparato a recitare a memoria numerosissimi canti. È diplomato al liceo classico Arnaldo da Brescia, laureato presso l’Università degli Studi di Brescia, e diplomato alla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Oggi è anche uno stimato avvocato.

Dal 1995 al 2000 ha preso lezioni private di chitarra classica e acustica. Dopo aver suonato e cantato da solista in numerose feste private, teatri e locali pubblici, nel 2007 scrive il suo spettacolo: “ Dante e De AndrèIL SOGNO: INFERNO”. Poi successivamente ìdea la rappresentazione dedicata alla cantica del Purgatorio, intitolato “Dante e De Andrè – Dove l’umano spirito si purga e di salir al ciel diventa degno.” Egli è, inoltre, autore dello spettacolo “ Voci da Spoon River.” Ad oggi si esibisce anche in numerose interpretazioni di pezzi inediti (di cui è autore –arrangiatore e paroliere) e tributi ai grandi della musica leggera italiana e internazionale, lavorando con numerosi musicisti, tra cui Giorgio Cordini, già chitarrista di Fabrizio De André dal 1991 al 1998, anno della morte del cantautore genovese.

Dal 2013 è iniziata una proficua collaborazione col maestro di violino DANILO ARTALE, versatile polistrumentista (pianoforte, mandolino, ukulele), che collabora a sua volta con giganti della musica mondiale come ENNIO MORRICONE, NICOLA PIOVANI. Con l’amico Danilo Artale, Ninè ha formato un gruppo cui ha dato il nome di “SOGNO NUMERO 2“.

Mark Harris, nato in Connecticut (Stati Uniti) da una famiglia di musicisti non professionisti, si avvicina alla musica attraverso lo studio del pianoforte classico. Più tardi si cimenterà nei più vari generi musicali, dalla “new music” contemporanea al rock e al jazz, dando prova di grande eclettismo.

Nell’estate del 1967 si trasferisce insieme alla famiglia in Italia, dove lavora nell’ambito della musica leggera, continuando parallelamente il suo percorso di sperimentazione. Dal 1974 al 1975 ha fatto parte dei Napoli Centrale.

Ha collaborato tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Edoardo Bennato, Tony Esposito,Antonella Ruggiero, Laura Pausini, Sergio Caputo, Eros Ramazzotti, Giorgio Gaber, Skiantos, Massimo Riva, Mia Martini, Enzo Jannacci, Pino Daniele, Roberto Vecchioni, Claudio Chieffo, Eugenio Finardi e Renato Zero.

Sua è la voce del brano Ave Maria, in lingua sarda, presente nel disco Fabrizio De Andrè del 1981, suonata anche in occasione del funerale del cantautore genovese.

Si è impegnato anche nella didattica. Nel campo della musica pop è da ricordare il successo che ha lanciato gli Articolo31: Oi Maria (Maria Maria). Ha inoltre accompagnato musicisti stranieri come Al Jarreau, Dee Dee Bridgewater,  Randy Crawford e altri.

È stato direttore musicale della produzione milanese di Grease con Lorella Cuccarini

 

Prevendite on line

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Caffé Letterario Eden – piazza garibaldi – ISEO Lalibreria Battioni – via  Duomo – ISEO

Edicola Cartoleria LILLI – via Sebino – PROVAGLIO Ricevitoria Non solo Fumo – via De Gasperi – PROVAGLIO Bar Sport – via Seradina – CORTE FRANCA

Libreria Tarantola – via Porcellaga – BRESCIA Pierre 2000 – via Da Vinci – REZZATO

  Platea numerata:  20 euro   –   Galleria:   15 euro

                                                                                                                                         

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Intervista a Riccardo Bassi scrittore.

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Riccardo Bassi scrittore 720 x 379.- 2jpeg

RICCARDO BASSI“Sognando Bologna” è l’ultimo Romanzo di Riccardo Bassi, in questi giorni in libreria.

E’ un romanzo tra tinte gialle e risvolti noire, edito da Gilgamesh Editrice.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

 

Dopo due anni di silenzio e due romanzi “rosa” (l’amore sempre in prima linea), ecco il rientro narrativo di Riccardo Bassi, scrittore e imprenditore milanese.

Questa volta il colore è il giallo. Un po’ come i gialli Mondadori che, nelle giornate di relax e di pausa, accompagnavano le giornate dei nostri papà e delle nostre mamme. Io ho voluto saperne di più, ed ho quindi voluto incontrare Riccardo Bassi per farci raccontare di questa sua nuova opera.

 

Buongiorno Riccardo Bassi, grazie di concederci questa intervista

Buongiorno a voi, sono io che vi ringrazio.                                                                                                                                               

Da poco è uscito il tuo terzo romanzo “Sognando Bologna”. Ti ha dato soddisfazione questa nuova opera?

Si… In questi giorni stanno arrivando i primi riscontri.

La settimana scorsa mi è capitato addirittura – nei social oppure in rete – di leggere delle citazioni provenienti dai miei libri. Curioso.

Credi ti spingerà a continuare a scrivere?

Mi piace molto scrivere, più scrivo e più vorrei scrivere… un circolo vizioso dal quale faccio, con tanto piacere e altrettanta fatica, ad uscirne…

Sicuramente l’intento è quello di dare continuità ai miei appunti di vita quotidiana.

Descrivimi il tuo libro, e se è vero che scrivere è esprimere ciò che si ha dentro, vorrei sapere quando e perché hai sognato Bologna.

Bologna è la mia seconda città, l’isola che c’è ma che io mi immagino come un piccolo Paradiso delle Arti e della Cultura.

L’ho sempre sognata, tanto più che uno dei miei cantautori preferiti è Luca Carboni che, guarda caso, è bolognese.

Mentre buttavo delle idee qua e là, appunti sparsi e disordinati, è passata alla radio “Piazza Grande” di Dalla. Ho iniziato a girare con la testa tra le Torri e i colli bolognesi, fino a Piazza Maggiore dove, nella mia fantasia, ho incontrato Carboni e Dalla. 

Lì, ho ideato il set, sul quale – in un battibaleno – è scivolato tutto il resto.

Come hai scelto i personaggi del tuo ultimo libro, prendi spunto da persone realmente conosciute?

Quando scrivo, tutto si confonde. La realtà supera l’immaginazione finché la fantasia diventa nuova verità.

I personaggi dei miei racconti sono fumettistici, disegnati come degli eroi di strada, dal volto quotidiano, ma al tempo stesso portatori di esperienze profonde e di cicatrici indelebili.

Nonostante io abbia sempre fatto l’imprenditore, ho sempre avuto una sensibilità importante verso i più deboli. Forse in una vita precedente ero uno di loro…

Qualcuno ha detto che il piacere nello scrivere, è tutto concentrato nella preparazione, una specie di “Aspettando Godot”, sei d’accordo?

Beckett non ha tenuto conto del Digital Factor!

Oggi si vola, non si cammina.

L’attesa sarebbe il top, aspettare qualcosa che non arriva mai oppure in fondo come premio.

Ma la velocità ci frega – per citare Nuvolari – in curva e noi, se non sappiamo sintetizzare e prenderci le cose, rischiamo di scomparire.

Ci vorrebbe qualche Smartphone in meno e qualche App. meno perfetta.

Effettivamente mi sembra strano quando il mio PC è in stand By e scrivo su dei tovagliolini di carta…

Quanto pensi possa essere importante la scrittura, e perchè? (Immagina di spiegarlo ad un giovane)

Viviamo in una società che dà poche certezze e molti dubbi, forse bisognerebbe fermarsi a riflettere.

Scrivere aiuta molto a liberare la mente e leggere crea quel circolo d’aria che sta tra la realtà e l’immaginazione.

Apro “Sognando Bologna” e leggo: “……..Il mare” come mai ti riferisci al mare in quanto in grado di regalarti un abbraccio, quando è risaputo che Riccardo Bassi ama la montagna? 

Amo molto la natura, mi aiuta a rilassarmi e a cercare un equilibrio interiore per poter affrontare meglio la vita…

Vado in montagna da quando sono nato e ho avuto la fortuna di vivere anche negli Stati Uniti (esattamente nel Texas a Houston) dove mio papà, imprenditore, aveva una fabbrica.

Spesso io, lui e mio fratello Stefano, ci rifugiavamo nella casa al Mare (Galveston TX): non ho mai dimenticato la voce melodiosa e inquietante delle onde dell’Oceano.

E poi come canta il grande Gaetano Curreri (Leader del gruppo musicale Gli Stadio) “Perché quelli come noi hanno voglia di sognare e io dal passo del Pordoi chiudo gli occhi e vedo il mare”!


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Solo artiste donne per la rassegna milanese “Fabbrica di note in rosa”

in La Musica/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Fabbrica di Note in Rosa 720 x 379

Fabbrica di note. 660 x 330Tre eventi che premiano la genialità artistica al femminile, chiamata “Fabbrica di note in rosa”.

Una rassegna dedicata alle attività creative di artiste donne: letterarie, poetiche, pittoriche e non solo.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

La musica dal vivo, di cui Isolamusicaingioco è promotrice da anni, sarà presente e accompagnerà ogni serata. Sul palco dello Spazio TAL si esibiranno jazz band composte da musiciste o in cui la band leader è una donna. Isolamusicaingioco desidera, con questa iniziativa, far conoscere il ricco e fecondo panorama artistico femminile lombardo e milanese, in cui tante talentuose artiste creano opere di pregio, non sempre seguite o valorizzate al meglio. Spesso le artiste hanno dovuto conciliare una vita familiare e professionale con la propria indole artistica, che non sempre ha trovato i giusti canali per venire allo scoperto ed esprimersi al meglio. Inoltre, ancora oggi, in molte iniziative culturali, musicali e artistiche, la presenza femminile è spesso una minoranza (si pensi, per esempio, ai jazz festival). Con queste motivazioni, e conoscendo il ricco mondo artistico femminile, Isolamusicaingico ha voluto strutturare le tre serate in due momenti: la prima parte della serata è dedicata alla presentazione di un libro o di un’attività artistica, la seconda parte vede l’esibizione di band al femminile, o con la leader donna.

Nell’evento “Fabbrica di note in rosa” si esibiranno:La scrittrice Primula Galantucci, che presenterà la sua opera prima, fresca di stampa: “Accade tutto in un attimo”, romanzo autobiografico struggente, pieno di emozioni, colpi di scena e speranza.

La poliedrica artista Nicoletta Magnani, che oltre ad essere una nota pittrice, presenterà, con un monologo recitato, la sua opera prima letteraria:”Biannario”, una raccolta di prose liriche dal carattere diaristico-epistolare.

La creativa Maura Bozzali, biologa, ricercatrice, chef, che nel suo blog:”Rata Tuja”, affronta tematiche inerenti la nutrizione e presenta le ricette vegane da lei create. Verrà a parlarci, come biologa e come chef, del suo blog e degli effetti che ha sulla nostra salute la nostra alimentazione.

L’accompagnamento musicale di ogni serata sarà affidato a musiciste milanesi molto conosciute ed apprezzate nel mondo musicale.

Deborah Falanga (voce) e Rosella Cazzaniga (chitarra) formano un duo molto affiatato, il cui repertorio spazia tra vari generi musicali, offrendo uno spettacolo dove, oltre alla loro bravura come musiciste, si apprezza un gusto e un’ironia molto piacevole.

Irene Natale è una giovane musicista, pianista e cantante jazz, formatasi alla Civica di Milano e al Conservatorio di Milano. Presenta un repertorio ‘al femminile’ che prevede brani di famose cantanti e compositrici, e brani come cantautrice, accompagnata dal batterista Giacomo De Bona.

Désirée Niero, cantante milanese, insieme al chitarrista Dario Napoli, presenta un repertorio di brani manouche francesi e brani jazz americani, evidenziando gli influssi e le contaminazioni tra i due generi jazz al di qua e al di là dell’Atlantico.

I tre eventi in rassegna si terranno presso lo Spazio TAL un venerdì al mese, da marzo a maggio: il 22 marzo, il 5 aprile e il 17 maggio, dalle ore 20 alle 23 circa. Dalle 20 alle 21,30 vi sarà la presentazione di un libro o di un’attività artistica, dalle 21,30 alle 23 vi sarà un concerto.

Il 22 marzo nella prima parte della serata Primula Galantucci presenterà il suo libro ‘Accade tutto in un attimo’ e a seguire vi sarà lo spettacolo musicale di Irene Natale.

Il 5 aprile si parlerà di nutrizione e di cucina naturale con la biologa/chef Maura Bozzali (in arte Rata Tuja) che presenterà il suo blog e le sue ‘artistiche’ ricette, mentre la parte musicale sarà affidata alla cantante Désirée Niero in trio.

Il 17 maggio la pittrice/scrittrice Nicoletta Magnani presenterà il suo libro ‘Biannario’ con un monologo recitato e vi sarà anche una mostra della sua produzione artistica. Lo spettacolo musicale sarà proposto da Deborah Falanga e Rosella Cazzaniga.

Tre serate ricche di proposte culturali e musicali ‘al femminile’.

Obiettivo dell’Associazione Isolamusicaingioco, attiva in zona Isola dal 2004, è divulgare la musica in tutte le sue espressioni e diffondere la sua conoscenza ad un pubblico vasto e variegato, sia per età, che per competenze e conoscenza musicale.

Isolamusicaingioco, nel 2017, ha vinto il bando triennale per la gestione di un lotto all’interno della ‘Fabbrica del Vapore’ ed il suo intento è di far ‘risuonare’ di musica questo ex polo industriale recuperato, sia con i corsi musicali per tutte le età, sia con i concerti per bambini e per adulti.

In particolare, un venerdì al mese, la Fabbrica del vapore diventerà “Fabbrica di note in rosa”, rassegna che prevede un connubio tra arte in senso ampio e musica, in un contesto in cui la Fabbrica diventa un luogo dove fruire cultura ed ascoltare brani insieme ad artiste e musiciste dello scenario contemporaneo milanese e lombardo.

INFORMAZIONI UTILI

SPAZIO TAL – THE ARTLAND, FABBRICA DEL VAPORE, RASSEGNA FABBRICA DI NOTE IN ROSA (Via Giulio Cesare Procaccini, 4, 20154 Milano).


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Mimmo Cavallo, il cantautore “identitario” riceve il Premio “La settima nota 2019”

in La Musica/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Foto di Giancarlo Carnieli 2019

Mimmo Cavallo x sitoMimmo Cavallo riceve il premio alla carriera durante la serata di presentazione del nuovo libro di Riccardo Bassi, un giallo-rosa sulla scenografia di Bologna.  

Grande partecipazione alla quarta edizione della Convention arti per la musica.

 

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

“LA SETTIMA NOTA”, incontro con le arti, le musiche e le parole che dal 2015 premia interpreti, autori e compositori storici della musica italiana e internazionale, si è svolta Pantigliate (MI) sabato 23 febbraio, all’interno della suggestiva scenografia del Teatro Oratoriale.

Sono intervenuti Don Claudio della Comunità Kairos, l’attore Henry Zaffa e il Mago Eta Beta, per celebrare i due eventi che quest’anno hanno avuto un ruolo centrale nel contesto della convention: quello di Riccardo Bassi (che ha presentato il suo terzo libro “Sognando Bologna” edito da Gilgamesh) e quello di Mimmo Cavallo (che ha ricevuto la tradizionale scultura in vetro realizzata dall’artista mantovano Raffaele Darra, opera che ritrae l’artista premiato e i marchi promotori della manifestazione. Luca Bonaffini, ideatore e promotore principale del Premio La settima nota, ha condotto la serata con energia e scioltezza, intervistando Dario Bellini (editore di Gilgamesh) e Riccardo Bassi e Mimmo Cavallo che, con generosità e calore, ha suonato per quasi un’ora canzoni scritte per Zucchero, Mia Martini, Fiorella Mannoia. Mimmo Cavallo ha quindi chiuso il suo intervento, prima di ricevere la scultura di Darra consegnatagli da Lucilla Corioni (manager di LC COMUNICAZIONE) con lo special guest di 6 giovanissimi musicisti (4 fiati, percussioni, tastiere) con gli evergreen “Uh Mammà” e “Siamo meridionali”. La serata si è conclusa con un omaggio di Luca Bonaffini a Lucio Dalla, cantando “Piazza Grande”, mentre a sorpresa sono saliti sul palco Riccardo Bassi e Mimmo Cavallo condividendo il celebre brano del collega bolognese.

L’evento è stato prodotto da Long Digital Playing Srls Edizioni Musicali in collaborazione con LC COMUNICAZIONE.

Appuntamento alla prossima scultura, dunque, con altri grandi artisti e amici dell’arte.

Foto della premiazione di Giancarlo Carnieli 2019

 

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Flavio Oreglio incanta il pubblico di Zelig tornando da cantautore

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flavio Oreglio 720 x 379

FLAVIO OREGLIO-COLORE 3“Anima popolare” di Flavio Oreglio riempie lo storico teatro.

Gradito il debutto di Flavio Oreglio & Staffora Bluzer con il nuovo progetto discografico firmato Long Digital Playing

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Non poteva essere che una sorpresa, il ritorno discografico di Flavio Oreglio (cantautore, attore e scrittore umorista, show-man). Flavio Oreglio: ad alcuni ( i più distratti…) può suonare un brand poco noto, forse antico, certo – per i nostri tempi così veloci e sfuggenti – lontano. Invece Oreglio, quello che “fu” (ma che tutto sommato con altre vesti e nuovi mezzi “è”) il poeta catartico lanciato dalla casa editrice Mondadori e dalla trasmissione targata mediaset Zelig, è qui. Non ci hai mai lasciati. Ha semplicemente scelto, dato il suo carattere serioso e molto impegnato, di volgere il suo sguardo verso altenative meno mediatiche ma più di spessore, come accadde all’inizio della sua carriera. Cabaret? Una bella parola, certo. Ma Oreglio chiarisce subito e sempre: “Cabaret non è comicità, abbandono alla risata grassa e populismo accattivante per conquistare il popolo bue. Cabaret è storia, tragitti, è una modalità, un linguaggio, un luogo reale e immaginario, è cultura. Cabaret è anche canzone d’autore”. Nello spettacolo, presentato con leggerezza e intensità venerdì 15 febbraio al Teatro Zelig (sfida o consapevolezza?), ci sono tutti gli elementi per ritrovare quello che avevamo imparato a conoscere come personaggio televisivo (o icona da Festival vari…)  in una veste quasi (forse?) definitiva o comunque “definita”. Mille facce, tante belle canzoni (a volte diverse tra loro), ci restituiscono un Flavio Oreglio – ormai sessantenne – pieno. Pieno di contenuti, forza energia. E’ merito del trentennale  (trent’anni di carriera appena conclusi attraverso percorsi, incontri, libri e cd antologici… un esubero di bellezze, insomma!) o forse del contratto nuovo (discografico) firmato con l’amico-produttore (ora editore) Luca Bonaffini che, in occasione del suo rilancio, gli ha offerto la sua neonata casa discografica milanese (LONG DIGITAL PLAYING SRLS) per “ripartire da… 30?

Luca Bonaffini, cantautore e compositore, che l’estate scorsa ha ritirato insieme a lui il Premio alla Carriera “SPAZIO d’AUTORE 2018”, ha sposato il suo nuovo progetto musicale che s’intitola “Anima Popolare” e ha deciso di produrlo.

Ecco. Oreglio, catartico per effetto mediatico e artista come “verità assoluta”, è pronto. E la serata di debutto, di presentazione dell’album, anche grazie agli STAFFORA BLUZER, è stata straordinaria: perché si può ridere ( o sorridre) restando esseri pensanti. Alla faccia di Sanremo che, a quanto pare, per fare notizia ha bisogno di vomitare rabbia e (perdonateci) malsana mediocrità. Bentornato Oreglio. A te e alla tua “anima popolare”…

 

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Oggi 31 gennaio esce “Sognando Bologna” di Riccardo Bassi.

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Riccardo Bassi 720 x 379

Riccardo BassiNel giorno del suo compleanno, Riccardo Bassi ci presenta la sua nuova fatica.

“Sognando Bologna”, un romanzo dalle tinte gialle e risvolti noir.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

due anni di silenzio e due romanzi “rosa” (l’amore sempre in prima linea), ecco il rientro narrativo di Riccardo Bassi, scrittore e imprenditore milanese.

Questa volta il colore è il giallo. Un po’ come i gialli Mondadori che, nelle giornate di relax e di pausa, accompagnavano le giornate dei nostri papà e delle nostre mamme.

Sabato 23 febbraio, presso il Cinema Teatro Oratorio di Pantigliate (MI) alle 20 e 45, sarà lui in persona a raccontarcelo e a presentarlo affiancato dal fedele Luca Bonaffini (cantautore e regista teatrale) e in compagnia di importanti ospiti.

“Sognando Bologna” (questo il titolo dell’opera terza di Riccardo Bassi, atto finale di una trilogia letteraria ben confezionata da Gilgamesh Edizioni) è un titolo romantico e gentile ma un po’ “traditore”.

Tradisce, non le aspettative del lettore (anzi tutt’altro!), ma soprattutto sorprende. Perché Bologna, teatro immaginato dallo scrittore per descrivere fatti e fattacci di ordinaria criminalità e di straordinaria complessità, è sempre lì da piazza Maggiore ai colli ad accompagnarci lungo il viaggio scritto e i suoi personaggi.

E proprio quella Bologna è ritratta in uno scatto d’autore che Samuele Carboni, figlio del Luca cantautore, ha regalato a Riccardo Bassi come copertina.

Insomma, un terzo lavoro di Serie A che consacra il nostro Riccardo Bassi “scrittore eclettico e sincero”.

 

Durante la serata del 23 febbraio interverranno: Dario Bellini (editore), Paolo Baldoni (cantautore), Henry Zaffa (attore), Mago Eta Beta (attore) e don Claudio Burgio autore del libro “Non esistono ragazzi cattivi” è presidente dell’Associazione “Kayrós”. Inoltre sarà presente come Guest Star il cantautore Mimmo Cavallo al quale verrà consegnata la “scultura in vetro del maestro Raffaele Darra” come vincitore della 4°edizione de “La settima nota” (premio per arte, musica e letteratura indetto da LC COMUNICAZIONE e LDP EDIZIONI MUSICALI).

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A breve in uscita “Novecento”, il nuovo album del Trio Schau.

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Uscirà a marzo “Novecento”, il secondo album del Trio Schau.

“Le fille aux cheveux de lin”, Claude Debussy, è il video ufficiale che ne anticipa l’uscita.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

 

Nel 1909 Claude Debussy iniziava a scrivere il preludio “La fille aux cheveux de lin” ritornando ad un linguaggio semplice rispetto agli ultimi anni della sua vita compositiva. La suggestiva immagine evocata dal titolo rimanda alla poesia di Charles Marie René Leconte de Lisle, un canto scozzese tratto dall’opera “Poèmes antiques”. Esattamente 110 anni dopo, il Trio Schau ha deciso di rendere omaggio ad una delle opere pianistiche più conosciute del compositore francese. Il video è anticipatore del loro secondo progetto discografico, in uscita nel mese di marzo. Il titolo del cd sarà “Novecento” (il riferimento è alla musica da film, filo conduttore e leitmotiv del loro percorso musicale, sfociato nella pubblicazione del primo album “Movie soundtrack” e ripreso anche in questo secondo lavoro in studio). Al suo interno saranno presenti musiche di Claude Debussy, Heitor Villa Lobos, Astor  Piazzolla, Mario Castelnuovo-Tedesco, Nino Rota ed Ennio Morricone.

Il Trio Schau, composto da Pier Filippo Barbano al flauto, Edoardo Lega al clarinetto e clarinetto basso e Tommaso Lega alla chitarra, esordisce su Radio Popolare in occasione di una serata dedicata al bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi.
Il trio si distingue per la particolarità della formazione, proponendo un repertorio che spazia tra i diversi generi musicali: dalle Sonate di Bach, per flauto e basso continuo, ai tanghi di Piazzolla, dai Preludi per pianoforte di Debussy alle musiche da film di Rachel Portman e Nicola Piovani.
Ha tenuto concerti presso riconosciute istituzioni milanesi (Palazzo Cusani, la Scuola Militare Teuliè, la Fondazione Riccardo Catella, Villa Finzi, l’Università Popolare), al Teatro Blu di Milano, alla chiesa di Sant’Antonio in Moncalvo (AT), a Stampa in Svizzera, all’auditorium di Merate (LC) per la rassegna “Merate Musica” e alla Villa Visconti d’Aragona di Sesto San Giovanni (MI) per le manifestazioni “A Qualcuno piace Sesto”, “Les Sarabandistes” e la 5° Edizione del premio “La Torretta”, alla “XVI Settimana Chitarristica Italiana” presso la città di Martinengo (BG), a Palazzo Soragna e alla Casa della Musica di Parma.
Ha ottenuto premi e riconoscimenti partecipando a vari concorsi nazionali ed internazionali: Premio del pubblico alla 2° edizione della “Selezione internazionale giovani concertisti di chitarra classica formazioni cameristiche” di Domodossola, 1° Premio al “39° Concorso nazionale di chitarra” di Vicoforte, 1° Premio al corso di perfezionamento musicale “Musica e natura” di Vicosoprano, 1° Premio al “Concorso chitarristico internazionale omaggio a Niccolò Paganini” di Parma, 1° Premio al “3° Concorso musicale nazionale chitarra e musica da camera” di Cassano Magnago, 1° Premio al “6° Concorso chitarristico internazionale città di Favria”, 1° Premio alla seconda edizione del concorso “Valle dei Laghi International Guitar Competition & Festival” di Calavino. 
Nel Maggio del 2016 pubblica il suo primo cd dal titolo “Movie Soundtrack”, un viaggio musicale attraverso alcune fra le più celebri colonne sonore, con le musiche di Rachel Portman, Hans Zimmer, John Williams, Astor Piazzola, J. S. Bach, Carlos Gardel e Nicola Piovani.

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                      Ti piace ciò che facciamo? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante per noi. Per favore, valorizza il nostro lavoro, i nostri sforzi per te, l’energia che ognuno di noi ti dedica, aiutaci. Per questo, se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE! Un Euro, che ci vuole?





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Rossella Spinosa – Cineconcerto “Le sette probabilità” .

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720 x 379 Rossella Spinosa copia

Rossella Spinosa-Cartellone-5C-1-001-1-768x1065Rossella Spinosa-Il 18 gennaio 2019 alle ore 21:00 allo Spazio Frida di Milano.

Con la proiezione dell’omonima pellicola muta di Buster Keaton.

 

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Terzo appuntamento stagionale della rassegna CLASSICAMENTE: il prossimo 18 gennaio 2019, lo Spazio Frida di Milano ospiterà il cineconcerto “Le Sette probabilità” con la proiezione dell’omonima pellicola muta di Buster Keaton (1925) e l’accompagnamento musicale di Rossella Spinosa, con musiche da lei stessa eseguite al pianoforte. Un evento da non perdere per la bellezza e l’originalità del programma.

Nel film, il protagonista apprende di essere costretto a sposarsi entro poche ore per non lasciarsi sfuggire un’ingente eredità. Dopo essere stato respinto da ben sette ragazze, comincia a far proposte di matrimonio a chiunque porti una gonna, compreso un manichino e uno scozzese col kilt. Tutto si risolverà in extremis, naturalmente. Keaton, con la velocità del montaggio, esaspera la struttura “a inseguimento” e si scatena in gag sempre più apocalittiche.

Rossella Spinosa si diploma giovanissima in pianoforte, clavicembalo, composizione e, negli stessi anni, si laurea con lode e plauso accademico in legge e, altresì, sempre col massimo dei voti, in Musicologia – Discipline Storiche, Critiche e Analitiche della Musica. Master cum laude all’Accademia Pianistica di Imola, e perfezionamento per la composizione alla Scuola di Musica di Fiesole, con Diploma di Merito e Borsa di Studio Emma Contestabile presso l’Accademia Chigiana di Siena completano la sua fase di formazione. Suona in alcune delle sale più importanti italiane ed estere come Sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, Carnegie Hall di New York, Italian Bunka Kaikan di Tokyo ecc., collaborando con compositori di prestigio (tra i quali, Paolo Castaldi, Luis De Pablo, Ivan Fedele, Giacomo Manzoni, Bernhard Lang, Misato Mochizuchi, Luis Bacalov, ecc.) ed eseguendo molte opere nuove a lei stessa dedicate. Affianca all’attività solistica quella di musica da camera, in particolare in Duo Pianistico e nel NEW MADE Ensemble (specializzato nel repertorio contemporaneo) nonchè di solista e solista con orchestra. Suona in duo dal 2009 con il Premio Oscar, Luis Bacalov. Scrive opere da camera, per orchestra, per la lirica ed il teatro, commissionate ed eseguite da orchestre italiane e straniere (Kyev Camerata, Orchestra I Pomeriggi Musicali, Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, Seoul Orchestra, Orchestra da Camera di Lugano…). Compone le musiche per il cinema muto (ad oggi oltre 80 titoli cinematografici), per cineteche, teatri e orchestre. Suoi lavori sono editi dalla casa editrice Suvini Zerboni. Incide per Stradivarius, Amadeus, Bookstore Teatro alla Scala; la sua ultima pubblicazione discografica per Tactus, dedicata alle opere pianistiche di Giacinto Scelsi ha recentemente ricevuto 5 Stelle dalla Rivista Amadeus.

Dalle ore 20,00 sarà servito il consueto aperitivo di benvenuto offerto da Isolamusicaingioco. A causa del numero limitato di posti, si consiglia la prenotazione. La serata inizia dalle ore 20:00 con l’abituale aperitivo.

SPAZIO FRIDA via Antonio Pollaiuolo, 3, 20159 Milano

ORE 20:00 APERITIVO

ORE 21:00 CONCERTO

Per prenotazioni: 3382133121

La rassegna CLASSICAMENTE con Rossella Spinosa:

Rossella Spinosa alla rassegna concertistica CLASSICAMENTE è giunta con successo alla sua IV edizione. Anche quest’anno, il cartellone prevede un’offerta variegata di ascolti musicali dal vivo che interessano soprattutto la musica Classica, ritenuta erroneamente alla portata di pochi adepti. La stagione musicale mette in condizione di assoluto piacere e fruibilità qualsiasi tipo di ascoltatore, proprio perché tenta di accorciare il più possibile le distanze che intercorrono fra questo genere e il pubblico attraverso un’accorta programmazione. Dopo Rossella Spinosa, allo Spazio Frida si alterneranno così solisti e gruppi da camera, diversi nel genere e nell’organico strumentale ma tutti di alto profilo artistico-professionale e di prestigio internazionale. Come ogni anno, l’Associazione Isolamusicaingioco, ente promotore della rassegna, affida inoltre l’apertura dei concerti a giovani talenti provenienti da Conservatori, Accademie Musicali, Scuole Civiche e Licei Musicali mediante degli Open Concert, preceduti a loro volta da un aperitivo.

L’associazione ISOLAMUSICAINGIOCO:

L’associazione Isolamusicaingioco è attiva a Milano in zona Isola fin dal 2004, anno della sua fondazione a cura di Claudia Mazzei, musicista napoletana diplomata in Pianoforte, Direzione di coro Composizione e appassionata divulgatrice della musica in tutte le sue forme. La musica è considerata da Mazzei e dalla collega Angela Ignacchiti un mezzo espressivo della personalità di ognuno, al di fuori dei severi schemi accademici o incasellata in stili o generi rigidamente fissati. Ne deriva che le attività dell’Associazione si rivolgono ad un pubblico vasto e puntano a diffondere l’amore per la musica e la sua conoscenza ad ogni livello, sia amatoriale che professionale.

In quest’ottica, Isolamusicaingioco organizza corsi, concerti e altre manifestazioni (concorsi, spettacoli teatro-musicali, progetti per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie ecc.)

In particolare, sul fronte educativo si propone di avvicinare bambini da 0 anni, ragazzi e adulti allo studio della musica attraverso gli approcci didattici più recenti ed efficaci che uniscono l’educazione musicale a momenti ludici di svago (metodo Orff, Dalcroze, Yamaha, MLT di E.E.Gordon ecc.).

Vi è inoltre una marcata attenzione per particolari situazioni, come i corsi musicali per l’accompagnamento al parto per future mamme o l’avvicinamento alla musica da parte di chi, per età o condizione economica, si sente escluso dal circuito dell’apprendimento musicale.

 


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Flavio Oreglio ricomincia da Zelig con la sua “Anima popolare”

in Lucilla Corioni Blog by

Flavio Oreglio e gli Staffora Bluzer. -ORIGINALE 1 jpgFlavio Oreglio e Staffora Bluzer giovedì’ 15 e venerdì 16 febbraio, nello storico locale milanese, due serate di spettacolo del cantautore “catartico” con un nuovo progetto discografico.

Sarà un grande ritorno sulle scene, Flavio Oreglio ricomincia dalla musica..

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Dopo il “trentennale lungo” (parafrasando “Il Secolo Breve” di Hobsbawm), nel quale ha raccontato e riproposto tutto il suo percorso artistico dal 1985 al 2015 con pubblicazioni editoriali e discografiche, spettacoli, incontri, Flavio Oreglio – attore, umorista e scrittore – riparte dalla musica e da Milano, per riappropriarsi definitivamente della sua storia e della sua natura “cantautorale” come fu agli esordi.

Cantautore assolutamente – dichiara lo stesso Flavio – nell’accezione storica in cui si colloca il cabaret della Milano del dopoguerra”.

Due serate, giovedì 15 e venerdì 16 febbraio 2019, utilizzando quel luogo magico che fu – a cavallo dei due millenni – il laboratorio creativo e la vetrina mediatica che lo traghettarono al grande pubblico come l‟indimenticabile “poeta catartico” (ovvero il Teatro Zelig di Milano), per presentare in prima nazionale “Anima Popolare” (Edito e prodotto da Long Digital Playing Edizioni Musicali, casa discografica milanese di recente nascita costituita da Luca Bonaffini) e distribuito da Ducale Music. Il suo nuovo progetto discografico e live è stato interamente realizzato con il gruppo Staffora Bluzer. Novità assoluta ed interessante: A fianco di Anima Popolare sarà possibile riscoprire alcuni degli ultimi progetti editoriali/musicali e audiovisivi “storici” e antologici del Flavio Oreglio scrittore e canta-attore grazie al “back catalogue” proposto dalla partnership LDP-DUCALE.

Flavio Oreglio e “Staffora Bluzer”

Anima popolare

di e con Flavio Oreglio

Stefano Faravelli (piffero, flauti, cornamuse, voci)

Matteo Burrone (fisarmonica, voce)

Daniele Bicego (cornamuse, sax soprano, cornetta, bouzouki, voce)

“La musica popolare è custode della cultura

e della tradizione di un popolo,

tanto da rappresentarne l’anima”

Con lo spettacolo “Anima popolare‟, Flavio Oreglio riscopre la vitalità della musica e delle tradizioni popolari, inserite in un contesto narrativo attuale e divertente. Il sound folk degli Staffora Bluzer crea il tessuto sonoro sul quale s’innestano parole che raccontano storie popolari, giocano tra satira e divertissement, riscoprendo a tratti la poesia dei momenti quotidiani e perpetuando quella “via ludica all‟impegno” cui Oreglio ci ha abituati da trent’anni a questa parte.

L’ascolto di alcune delle più significative canzoni della tradizione popolare degli ultimi centocinquant’anni ci fa riscoprire la loro straordinaria attualità, la “classicità” della stessa tradizione musicale ha sicuramente ancora molto da dire.

Musica paradossalmente senza tempo ma che ha un tempo così preciso che se lo perdi – come direbbe Enzo Jannacci – ti devi ritirare, ed è talmente al passo coi tempi che ti costringe a stare a tempo coi passi. Non poteva mancare un tributo alla Scuola Milanese (Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Walter Valdi, Nanni Svampa, i Gufi), importantissimo punto di riferimento per la tradizione del cabaret italiano, quella scuola che ha dato il via in pianta stabile all’affermarsi del genere nel nostro paese. Una performance da assaporare col sorriso sulle labbra.

 

Ufficio Relazioni Pubbliche

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Mariano Brustio ricorda che “Era una giornata di sole”. Il suo nuovo racconto

in Lucilla Corioni Blog/Uncategorized by
Mariano Brustio 720 x 370

cover Mariano BrustioMariano Brustio ci racconta che “Era una giornata di sole”.Il suo nuovo romanzo

Tra Genova e il Canada, il lungo racconto di viaggio e di speranza scritto da Mariano Brustio.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Qualche anno fa in gita su un lago nel novarese, mi sono tornate in mente storie che temevo si fossero assopite o nascoste fra i risvolti dei pensieri e delle incombenze più urgenti. E con mia sorpresa mi sono ritrovato a ricordare quello che alcuni amici mi avevano raccontato, fra un whiskey ed un altro, ed immagini di una terra quasi sconosciuta sovrapposte ad una città che ho amato e che amo: Genova. E così fra un carruggio e l’altro mi sono divertito a ricamare i ricordi di parole e immagini intessute di sole lettere e vocaboli. E a qualche lettore complice era pure piaciuto questo mio tentativo. Ma non mi sembrava ancora abbastanza. E come per quelle raccolte di canzoni che svelano fra le tante già ascoltate un solo unico inedito, o fra quei libri di immagini già viste migliaia di volte, ma che fanno riaffiorare una foto perduta, ho rimesso mano al racconto e gli ho dato una forma compiuta, ho restituito alla mia memoria la forma di una storia precisa. Questo mio romanzo, arricchito di altri sei anni di ricordi, non è la fine del racconto, ma l’inizio di un viaggio al battesimo di un mare spero per una volta compiacente”.

(Mariano Brustio)

Il romanzo di Mariano Brustio è incentrato sulle vicende dello sventurato marinaio Eugenio e della sua compagna Susanne, orfana dei genitori svizzeri, cresciuta in un sanatorio immaginario della riviera ligure ed allevata poi presso una facoltosa famiglia genovese. Racconto particolarmente focalizzato sulla statura psicologica dei personaggi e sull’alone poetico che li avvolge. Racchiude in sé più vicende di vita, amore e amicizia. L’ambiente marinaresco, i paesaggi del Québec, le avventure di Jacques e Mireille fanno da contorno al racconto che spazia degli anni ‘60, sino ai primi anni ’80, spaziando per luoghi tutti reali, dai laghi del novarese alla Svizzera, da Genova al Canada, ed approdando in un paese immaginario lungo la costa canadese. Questi luoghi fanno da sfondo all’umanità dei personaggi, intorno ai quali s’intrecciano altre storie di protagonisti all’apparenza marginali, ma che sul piano del racconto sostengono le vicende di Eugenio e Susanne e del loro figliolo Jacques, divenendo efficaci testimoni dei protagonisti e dell’intera storia narrata. Un romanzo delicato, piacevole da leggere e appassionante sino alle ultime righe. Il finale potrebbe lasciare leggermente l’amaro in bocca, ma nello stesso tempo consegna un messaggio d’ottimismo e speranza, con quell’ultimo accento sulla ‘giornata di sole’ che è anche icona dell’opera.

Mariano Brustio, classe 1959, ha collaborato alla stesura dei volumi su Fabrizio De André “E poi il futuro” – Mondadori 2001, “Belin, sei sicuro?” – Giunti 2003, come coautore al libro “Volammo Davvero” – Fondazione De André – Bur 2007 e per diversi mesi ha lavorato fianco a fianco a Fernanda Pivano durante la preparazione del volume “The Beat Goes On” – Mondadori. Storico socio fondatore della omonima Fondazione, ha curato decine di mostre itineranti su Fabrizio De André e la sua opera, dal 2000 ad oggi, spesso con il regista Pepi Morgia. Ha pubblicato suoi scritti e collaborato alla realizzazione del CD “Ed avevamo gli occhi troppo belli” ed al DVD “Ma la divisa di un altro colore” per la “editrice A”, con la quale tuttora collabora pubblicando articoli sulla rivista mensile “A”. Ha collaborato alla pubblicazione di un dossier relativo al cantautore francese Georges Brassens (A rivista n. 371) e ad un dossier relativo alle condizioni del Mar Mediterraneo (A rivista n.373). Ha collaborato alla realizzazione del DVD Fabrizio De André in Concerto – edito dalla Fondazione Fabrizio De André – BMG-Ricordi 2004 curandone la dettagliata discografia ufficiale. Nel 2016 ha pubblicato un suo racconto sul volume Fondazione “Nelle ferite del Tempo” (Photocity 2016), pro terremotati. Ha recensito racconti e romanzi di vari autori, non solo in ambito musicale e ne ha curato la presentazione pubblica in Italia. Vive e lavora accanto al lago Maggiore.

Andiamo ad incontrare l’autore:

Chi è Mariano Brustio?

Mariano Brustio è un autore curioso. Certo mi piacerebbe essere considerato uno scrittore. Lo scrittore è colui che per professione scrive libri, che siano romanzi, saggi, non ha importanza. In Italia non credo vi siano più di 50 scrittori che possano vantarsi della professione. Ci sono giornalisti che pubbblicano articoli e saggi, qualcuno anche romanzi, io precauzionalmente mi considero un autore. La scrittura non mi dà il pane. La curiosità invece è un ingrediente che mi appartiene da sempre. E non la confondo con il pettegolezzo, come a volte qualcuno o tanti fanno. Essere curiosi ti porta a scoprire mondi che non ti appartenevano. Ti porta a conoscere quel filo che unisce le storie, ti posta a conoscere certi autori che ti erano sconosciuti, a volte anche solo leggendo gli autori di una canzone o le dediche e le citazioni nelle prime pagine di un romanzo. Tempo fa scrivevo che in questo modo sono arrivato a scoprire gli autori della beat generation, ero poco più che un bambino, e in anni più recenti ho scoperto autori come Leonard Cohen e Georges Brassens, e attraverso quel fil rouge che unisce le esperienze e le vite di persone che non si sarebbero mai incontrate, ho conosciuto un amico che mi regalato il privilegio della sua prefazione al mio racconto. Giancarlo De Cataldo, e non è cosa da poco.

Le sue esperienze e il suo impegno nel mondo dell’arte e della cultura sono di importante rilievo.

Quando si è avvicinato a questo mondo, e quando si è sentito così attratto specialmente dalla musica d’autore…quella vera?

Devo necessariamente partire da lontano. Da ragazzo mi infilavo di nascosto nello studio di mio padre e cercavo fra i suoi dischi solo quelli che erano accompagnati, nell’altra parte della libreria, dagli spartiti o dai libretti. E spesso finivo per ascoltare le sinfonie di Beethoven seguendo le partiture dell’orchestra. Conosco a memoria ogni attacco dell’Inno alla Gioia eseguito da Toscanini. O i concerti Branderburghesi di Bach o il clavicemabalo ben temperato. É così che imparato a suonare il suo pianoforte, di nascosto da lui, musicista, che temeva glielo scordassi. Con il passare degli anni e con la radio spesso accesa, ogni tanto mi sorprendevo a canticchiare certe melodie che ti rimanevano nelle orecchie, ma soprattutto a cercare di ricordare le parole e i versi di certe canzoni. E fra le rime che non recitavano cuore-amore, c’era un certo Fabrizio, molto raramente alla radio, che sapeva conciliare musica e parole. E come dicevo prima da lì sono stato fulminato, uno po’ come diceva Leonard Cohen “passando sotto l’arco di Elvira” parlando di Garcia Lorca, sono stato fulminato dicevo dalla dissacrazione di un certo Brassens che veramente non le mandava dire a nessuno. E ricordo le difficoltà nella ricerca dei dischi o dei libri. Mi ha aiutato l’eta un poco più matura quando varcando il confine sono arrivato in Francia dove mi si è aperto un mondo. Con tutto questo voglio dire che la musica deve essere un’occasione. Per innamorarti delle melodie, per ballare sul ritmo o dentro una sinfonia, ma deve essere per me un punto di partenza. Per aprire nuove strade, per osservare le cose da un punto di vista diverso, in qualche caso per unire, avete presente “We Are The World”, ecco in questo senso oppure, per rimanere in casa nostra, la parata di musicisti al Carlo Felice di Genova nel 2000 per Fabrizio De Andrè, ecco in quel caso la musica è stato solo un pretesto. E ho voluto trasferire anche nel mio romanzo la musica, intesa in questo senso, come se fosse un punto di partenza che esce allo scoperto solo nella seconda parte, per opera di una ragazzina che imbraccia la chitarra e canta Suzanne (complice Leonard Cohen in questo caso come mi ha scritto Giancarlo De Cataldo, per la magnifa ossessione che ci unisce) la musica dicevo, non poteva non punzecchiarci e starne lontano Era il posto e il momento giusto. E parlando un po’ di quello che ho scitto vorrei dire che la musica non doveva prendersi l’intero racconto e relegare le emozioni da altre parti. Ma del resto e qui mi contraddico, se non ci fosse stata la musica non ci sarebbe stato un romanzo, pieno di racconti che mi sono stati donati, così a gratis, anche da quei musicisti amici che avevano una classe ed una fantasia creativa unica, ma soprattutto quella curiosità che manca a tanti e che ho voluto far mia attraverso il mezzo della parola. Se un autore, un musicista, uno scrittore non ti sa suscitare almeno la stessa curiosità che lo ha spinto a scrivere la sua opera, temo a mio giudizio che serva a poco. Nel mio romanzo non so se ci sono tutti gli insegnamenti di questi artisti, ma almeno ci ho provato. Quando Fernanda Pivano tanti anni fa ha letto qualche pagina di questo racconto, peraltro era solo un abbozzo elementare nella trama e nell’esposizione, ha preso il telefono e ha cominciato a chiamare qualche suo amico editore. Mi ha scritto una pagina intera per il mio racconto, ma non ho voluto approfittare della sua assenza e metterla in cima al romanzo. Il rispetto per questa straordinaria persona che mi ha insegnato davvero tante cose, ha avuto la meglio e ho preferito conservare quelle parole solo per me stesso. Se qualcuno più curioso degli altri ne volesse leggere qualche riga, potrei anche condividerlo. 

Ci racconti un episodio particolare vissuto con il grande Fabrizio De Andrè.

Più che un episodio in particolare, un insegnamento dettato dalla sua straordinaria grandezza e semplicità.

Eravamo dietro le quinte di un teatro, non ricordo se a Novara o a Biella, comunque non lontano da casa mia, in Piemonte. Era il 1992 o 1993, durante il Tour in Teatro, e io avevo il privilegio di andare ogni tanto a sbirciare le prove. Il primo tempo era dedicato alle Donne ed il secondo tempo agli Uomini. Io ero appunto dietro le quinte e seguivo una per una le sue canzoni, peraltro quelle anche di Brassens e poi di Leonard Cohen. Ad un certo punto Fabrizio incomincia a raccontare delle traduzioni da Leonard Cohen, dopo aver eseguito Nancy e Giovanna d’Arco. E io mi aspettavo Suzanne. Niente. Aspetto la fine del concerto mentre rientravamo in camerino e gli chiedo il perchè della omissione della canzone, lui si siede mi appoggia la mano sulla spalla e mi dice: “E belin Mariano a te piace Suzanne, a quell’altro Carlo Martello e io sto qui due settimane”. Lo incalzo: “ ma scusa, hai fatto due versioni di Suzanne, una più rifinita dell’altra, hai detto più volte che è la canzone più bella di Leonard Cohen e non la canti?”. “A beh è vero, ma ricordati bene, quando hai una bella canzone e fai una raccolta o un best off in un CD o un concerto come questo, devi sempre riservarti la possibilità di farne uno in futuro, magari lasciando fuori canzoni apparentemente maggiori rispetto a quelle dell’album…” lo interrompo e dico: “E beh ma Suzanne è la canzone forse più bella e sicuramete la più conosciuta di Leonard Cohen, e poi se non ci fossi stato tu che hai fatto conoscere Leonard Cohen in Italia…”, “e beh si hai ragione Mariano è vero, belin ci penso, magari la proviamo, ti dirò se facciamo in tempo per il prossimo concerto”. 

Ecco, sarà un ricordo poco significativo, ma lui che si ricrede e mi dà ragione, dimostra la grandezza dell’artista, la semplicità con la quale spiega certe cose, ma soprattutto il suo immenso senso dell’umiltà e la necessità di accettare, chiamiamole a volte critiche o consigli. Credo che i grandi siano disposti a farlo molto più di tanti artisti che durano un’estate o poco più.

Il suo impegno nella Fondazione De Andrè

Credo di ricordare che una fra le prime esperienze sia stata con la allora “Associazione Fabrizio De Andrè” nel modenese, anno 2000 o 2001. Mi avevano chiamato Pepi Morgia e Vincenzo Mollica. Si era sparsa la voce fra gli addetti ai lavori che avevo delle cose interessanti di e su Fabrizio, cose uniche. E mi hanno permesso di esporre qualche vinile ed altro fra i manoscritti di Fabrizio, per far comprendere, io credevo, l’immensa opera di ricerca che stava fra i risvolti dei testi nelle canzoni di Fabrizio. Salvo scoprire poi che l’attenzione del pubblico andava quasi solo alle immagini; avete presente la differenza fra Media Caldo e Media Freddo, la definizione di Marshall Mc Luhan? Ecco la semplifico così, è meno faticoso guardare un’immagine che leggere o scoprire l’origine di un testo. Mi ricordo che in qualche occasione avevo esposto alcune pagine tratte da un libro di leggende indiane, dei nativi del Canada: “The Contest between Coyote e Spider Woman”. Mi chiederai che c’entra. É la leggenda da cui Fabrizio ha tratto l’incipit della canzone “Se ti tagliassero a pezzetti”. Mi spiego meglio. Una leggenda commentata verso per verso da cui Fabrizio trasse una strofa. Una sola. E chissà quanti altri libri aveva letto per comporre solo quella strofa. Ti faccio un altro esempio. La sua canzone “Smisurata Preghiera”, non è tratta solamente da una raccolta di versi e poesie di Alvaro Mutis, dalla Summa di Maqrol per intendersi, ma da almeno 9 romanzi e altrettante poesie dove fra le pagine trovi due parole o un verso da cui Fabrizio ha tratto il suo testo. Puoi esporre in mostra tutto quello che vuoi o che hai avuto la fortuna di condividere da questi Artisti, grazie alle ricerche fatte o dai ricordi dei suggerimenti di Fabrizio stesso, ma stai sicuro che avranno sempre meno importanza di una foto ben colorata. E di queste mostre ne ho fatte circa sessanta in giro per l’Italia, da Palermo ad Aosta appunto, con l’auto sempre stracarica, ma purtroppo con poche soddisfazioni di questo genere. É ben vero che il suo mandolino barocco–genovese attraeva più pubblico rispetto ad un suo libro chiosato e sottolineato, o che il pubblico ti chiedeva il manifesto con la sua foto, ma lo sconforto ti resta, eccome se ti resta. Sono stati stampati decine e decine di libri in questi vent’anni, ed ognuno tira Fabrizio per la giacchetta per avallare le proprie tesi, titoloni con Fabrizio De Andrè scritto in maiuscolo, o sue frasi estrapolate da un contesto particolare per sostenere questa o quella tesi. Cosa voglio dire: quando con la Associazione e poi con la Fondazione abbiamo allestito queste mostre, l’intento era, almeno da parte mia, avallato naturalmente dalla Fondazione, quello di far conoscere cosa c’era dietro un lavoro di ricerca e di cesello di un Artista con la A maiuscola. Ricerca, attenzione alle sillabe e non solo alle parole, curiosità, meticolosità, incazzature e tutto quello che ci vuoi aggiungere. Esporre un vinile con una canzone che Fabrizio decise di cambiare o eliminare dal successivo LP dovrebbe far chiedere allo spettatore la ragione di quella scelta. E magari darsi da fare per comprenderla. Purtroppo il risultato è stato l’opposto. Un’altra volta mi è capitato di esporre un 45 giri, il promo di Spoon River per capirsi, che conteneva “Un Matto” e “Un giudice”.  Ho messo ben in evidenza che sulla copertina si parlava di un successivo LP che avrebbe compreso “Dieci canzoni, dieci modi di vivere di dieci essere umani”. Ebbene, l’LP uscito qualche settimana dopo conteneva solo nove di queste dieci canzoni. Ed avevo fatto, ricordo, un cartello con una domanda ben diretta: “Sapete che fine ha fatto la decima canzone ormai persa ?”. Nessuna risposta. Ovvero volevo punzecchiare il pubblico nella propria bramosia di avere ed ottenere tutto quello che Fabrizio, L’Artista Fabrizio intendo, aveva magari scartato per una delle sue (ignote) ragioni. Fallimento totale nella indifferenza più totale. La curiosità non aveva fatto effetto. 

Ma l’effetto opposto invece è stato anni dopo con la pubblicazione in un’occasione di un ventennale di un disco in genovese di tutto quello che a Fabrizio non era a suo tempo piaciuto abbastanza e lo aveva cambiato o modificato nella versione finale del suo disco del momento. Ma allora, mi chiedo, il rispetto dove è finito? Una volta durante un convegno cui partecipavo, Antonio Ricci pubblicamente disse che mai avrebbe voluto vedere i santini con il volto di Fabrizio stampato sulle medagliette o sulle magliette. Ebbene, mi dispiace per entrambi, per lui e per me, ma li hanno pure stampati, e ci sono luoghi di culto molto ben frequentati dove comprarli. Se la curiosità si deve spingere solo al possesso di quella foto o a quel disco dove viene pubblicata la versione diversa della canzone ecc. ecc. forse non abbiamo capito granché di quello che l’Artista ha voluto trasmetterci. E quelli che si vantano oggi di andare in direzione ostinata e contraria, non si sono accorti che stanno andano tutti insieme nella stessa direzione.

Dori mi ha sempre definito un ipercritico, il Talebano n°1 fra i suoi amici, ma rendiamoci contro aprendo bene gli occhi che purtroppo le cose non sono troppo diverse da come le ho descritte. Ben vengano le centinaia di libri su Fabrizio, ma se manca la curiosità per andare oltre, allora la diffusione anche della conoscenza della società, guardata da un punto di vista diverso, è miseramente fallita. 

Vuole spiegarci da dove è venuta l’esigenza di scrivere questo racconto, forse la voglia di inviare un messaggio ben preciso?

No, per niente. Non voglio mandare messaggi. Non è nel mio stile, non desidero portare il lettore ad amare o condannare un personaggio. Desidero solo descrivere certe situazioni, certi accadimenti da un punto di vista diverso rispetto alla maggioranza di coloro che sciverebbero e supporterebbero a spada tratta la propria opinione. Io voglio mostrare appunto un punto di vista diverso in modo che il lettore si faccia una propria opinione. Questo lo ha colto molto bene Giancarlo De Cataldo che nella sua prefazione ha scitto testualemente: “un autore che crede nella compassione e si astiene da ogni frettoloso giudizio morale: perché, come dice Chepi, la sposa indiana di un rude boscaiolo del Québec, “Grande Spirito, preservami dal giudicare un uomo prima di aver percorso un miglio nei suoi mocassini”.

Pensa che un libro o una canzone possano cambiare qualcosa dentro l’anima delle persone?

Spero che un libro, uno dopo l’altro almeno, possano cambiare sia le cose che l’anima. E infatti in Italia si legge ben poco. Credo sia l’augurio di ognuno che si accinge a scervellarsi per descrivere una storia compiuta. Anche se lo sforzo è immane ed i risultati spesso sono poco soddisfacenti, rimane il tentativo fatto di averci provato. Fabrizio per esempio ha sempre cantato degli ultimi, dei poveracci, degli sfortunati, eppure i barconi e le navi piene di questi poveracci vagano per il Mediterraneo senza trovare un porto aperto. E poi certi nostri politici votati dalla maggioranza si dichiarano amanti delle sue canzoni. I casi sono due: o noi che ci crediamo brave persone, accoglienti, simpatiche, disponibili e amorevoli siamo persone finte, e siamo la maggioranza, oppure non abbiamo capito davvero niente andando a scegliere i nostri rappresentati politici fra coloro che fanno esattamente l’opposto di quello che dichiarano di aver imparato dalla cultura, dai libri e dalla vita. Basta aprire un social media e rabbrividire per certe dichiarazioni.

Cosa significa per lei scrivere.

Significa semplicemente testimoniare le esperienze vissute, condirle nel mio caso della fantasia, rivivere al meglio certi momenti rimanendo libero di portare la storia verso una direzione più confacente. Insomma dar libero sfogo a quello che si sente, intendo dire il sentire come uno dei sensi, il provare una sensazione che dia libero sfogo ad una emozione e tentare di regalare questa emozione al lettore. Qualcuno meglio di me una volta diceva che scriveva per una incontebile riaffiorare della memoria. In certi momenti mi è accaduta la stessa cosa, riprendendo i racconti di tanti amici genovesi e non e trasferirli in un racconto tutto mio. Poi nessuno si accorge che i racconti sono storie pseudo-vere, non hai un nome famoso, le major dell’editoria ti snobbano perchè nessuno rischierebbe le proprie “palanche” su un perfetto sconosciuto, e queste storie vere narrate da questi amici-artisti rimangono privilegio per pochi, ingabbiate nelle pagine. 

Mi pare di comprendere che Genova, il sole, e il suo mare siano tre elementi che ama molto.

Cosa rappresentano per lei questi tre elementi?

In particolare, cos’ha Genova secondo il suo punto di vista di così magico?

Permettetemi di fare una digressione e di spiegarmi meglio, almeno per il lavoro che a Genova ho dovuto fare e ricercare. 

In questi anni per conto della Fondazione ho fatto un lavoro di ricerca per comprendere la lunga storia della editoria musicale e delle stampe dei vinili di Fabrizio De Andrè. É stata ripresa da Guido Harari in un libro intitolato “E poi il futuro”, poi da Riccardo Bertoncelli in “Belin sei sicuro”, ma soprattutto nel DVD edito dalla Fondazione De Andrè con il famoso concerto del Brancaccio di Roma, divenendo la discografia ufficiale a cui tanti si sono poi “ispirati”, diciamo così. E tralascio le decine di pubblicazioni successive apocrife e non. La storia del disco, ce la raccontava il fratello di Beppe Grillo, è complessa e complicata, almeno per De Andrè. Arrivo alla città. Genova è la patria indiscussa del mondo cantautorale e si parla di un progetto che dovrebbe dare alla città l’imprimatur e finalmente un vero museo per tutti questi artisti, per non permettere che la disattenta memoria ne cancelli l’immensa opera di cui possiamo oggi godere i frutti. E valorizzare meglio di come si faccia ora, la storia della cultura musicale è quello che tutti ci aspettiamo. Genova è la città che accanto ad una nota cioccolateria conserva ancora quel soffitto viola cantato da Gino Paoli, oggi forse ridipinto, ma è lì e nessuno potrà traslocarlo. Genova è il posto in cui torno sempre volentieri a respirare anche gli odori del porto e in cui un giorno una signorina francese si innamorò di un capitano di Marina, ma questo se volete lo leggerete nel mio romanzo. Genova è stata la città in cui sono nate case discografiche, nel tempo fallite e poi risorte, ma anche e purtroppo album falsi apparsi come meteore e poi spariti solo dopo accennate denunce imminenti, insomma, un bel pasticcio dentro il nostro mondo sempre più assetato e dissennato. Genova aveva due stemmi: uno scudo con una croce rossa al centro e due grifoni con la coda bassa ai lati ed anni dopo lo stemma alzò la coda ai grifoni. Quello stesso stemma venduto chissà per quale esatto motivo alla città di Londra. Andate a stupirvi in Piazza De Ferrari ad osservare il vecchio stemma sul basamento dei lampioni. Ed anche qui i meno attenti e curiosi cadranno dalle nuvole. Genova saprà discernere fra i veri cultori delle arti e i meno onesti. 

Genova è una città ferita. Oggi più che mai. È considerata il centro storico più grande d’Europa, fatto di carruggi con opere d’arte e bassorilevi che non si vedono in nessun altro posto al mondo. Genova ha una percentuale di motocicli quasi come quella di Bangkok. Adesso è tagliata in due letteralmente, dopo il 14 agosto del 2018. E ha bisogno di aiuto, di sostegno, di gente capace che pulisca il corso dei fiumi e dei torrenti e non si stupisca che quando piove la città sia allagata. Nel mio racconto scrivo questo: “Eugenio il Capitano poteva vedere la sua Genova e la schiuma del suo mare messa lì a proteggerla, con quella costa che gli fa da orlo cucito a mano, imperfetta, fatta di tante piccole insenature e baie dove è facile trovare rifugio, ma è difficile poter approdare. Fatta di monti che a due passi dalla riva ti proteggono dallo straniero, fatta di odori forti e di sapori della terra e di fiori, variopinte pennellate a guardia dei gerani sui balconi e delle persiane semiaperte.” Ecco mi piacerebbe vederla di nuovo così, per innamorarmi di nuovo di questa città calpestata e usata dai meno attenti e da tante persone scaltre che prediligono le “palanche” alla bellezza ed alla cultura che Genova ci può offrire. Ai più curiosi si intende. 

Quando gli scrittori escono con un libro nuovo, in genere hanno già iniziato a scrivere il prossimo.

E’ così anche per lei?

Assolutamente sì, è la storia riaffiorata da chissà quale quaderno del Capitano Jacques Traverso e di sua moglie Mireille Boucher, comandante di fregata della Royal Navy Canadese. E chi sono mi chiederete? Siate curiosi, leggete “era una giornata sole” e capirete.

Dove si può trovare il libro:

 

Mariano Brustio contatti:

mariano.brustio@live.it

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004432902517


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