Il Futuro? Solidale…

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Gabriella Chiarappa

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Filippo Manelli . Lions Clubs International l’endocrinologo medico tra passato e futuro Lions Clubs International

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FILIPPO MANELLI

Professore Filippo Manelli l’endocrinologo medico oggi  traccia un bivio tra ciò che è stato e ciò che si appresta ad essere con la nuova annata lionistica. Ci sarebbero molte cose da dire e un resoconto dettagliato da darvi, ma credo che in questo momento la cosa più importante sia ricordare ciò che più conta del nostro essere Lions. Prima di ogni riflessione, grazie per essere stati uniti in questo periodo e avere operato insieme. Ognuno di noi pensa, agisce e si confronta. Ogni tanto i pareri divergono e talvolta i toni si elevano al di sopra dei temi. Non dovrebbe essere così, ma può succedere. L’importante è non dimenticare l’aspetto più importante che ci porta ad essere qui. Lions Clubs International ha un motto, “We Serve”. A me però piace pensare

che servire sia, nel suo significato più profondo, un principio. Il principio è l’inizio su cui si basa un sistema. Il nostro è quello associativo, è un sistema in cui il fondamento è fare del bene. Noi, insieme, serviamo. È l’elemento da non dimenticare mai, è il presupposto e punto di partenza di ogni nostra scelta, il faro che ci guida e dirimere qualsiasi dubbio, quando ne abbiamo. Ogni nostra decisione che è fedele al principio del servizio lo rafforza e lo sostiene, lo difende e tutela. Le regole costruite attorno al principio del “We Serve” sono state fatte per

proteggerlo, non per metterlo in discussione o peggio ancora mortificarlo. Il primo servizio che ciascuno di noi ha il dovere morale di compiere è proprio di rispettare il servire ed è quello che ho sempre voluto portare avanti, esortando tutti a farlo. Non a caso il guidoncino e l’annuario di quest’annata citano “We Serve – sempre”. Mi verrebbe da aggiungere “sempre e comunque”, perché non c’è cosa che possa distogliere la mia attenzione (e sono certo anche di quella di tutti noi, che facciamo parte di questa associazione) dal servizio verso gli altri. Le regole cambiano nel tempo, i principi no. Le regole ci servono per capire i principi quando ancora non li conosciamo, quando non ne abbiamo ancora coscienza, come succede a un bambino che sta crescendo e maturando. Sappiamo bene che ci sono norme diverse nelle diverse parti del mondo. Per contro, il servizio non cambia. L’umanità si è evoluta grazie a scelte a volte

coraggiose. Siate sempre coraggiosi, non abbiate paura di cambiare e rispettate sempre il principio della nostra associazione, che ci rende unici e preziosi in ogni dove. Siate il cambiamento che vorreste vedere negli altri e nel mondo intero.

La nostra essenza è il “We Serve”, seguendo la strada dello “stare bene, fare bene e farlo bene”. Quel che facciamo per gli altri giova a noi e resta per l’eternità. Il resto, come succede per una regola, prima o poi passa o viene superato. “We Serve” resta, sempre.

La squadra di Volley Asd di Milano decisamente impeccabile garantisce il manager Marco Liani Anas

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Il territorio metropolitano milanese, con la realizzazione della Tangenziale Est (A51) seppur a metà degli anni Settanta, riesce a dotarsi di un sistema viabilistico all’avanguardia, predisposto per la percorrenza veloce, capace di collegare complessivamente tutte le cinque tratte autostradali convergenti sulla città di Milano. Nei piani dei Progettisti, la Tangenziale Est di Milano è quindi il naturale proseguimento della Tangenziale Ovest, creando – insieme alle altre autostrade (A4, A1, A8/A9) – un nuovo sistema stradale ortogonale che verrà potenziato ed esteso ulteriormente a partire dagli anni Novanta. La realizzazione della Tangenziale Est è stata complessa a causa dell’elevata urbanizzazione del territorio attraversato, dei conseguenti vincoli posti dai vari Piani regolatori comunali e in parte dal tracciato. Sono, infatti, state necessarie notevoli opere di attraversamenti stradali e ferroviari, realizzati spesso senza interrompere la funzionalità dei collegamenti preesistenti.

Nell’Ottobre del 1971 è aperto al traffico il primo tratto della Tangenziale Est di Milano: il manufatto principale della nuova arteria viaria è il viadotto dei Parchi, un’opera imponente che si sviluppa in sopraelevata da viale Forlanini per oltre 3 km. Il viadotto dei Parchi è tra i più lunghi della Lombardia. Esso è stato costruito tra il 1968 e il 1973 circa e successivamente negli anni Novanta sono stati eseguiti i lavori di ampliamento a tre corsie per senso di marcia allargando il viadotto stesso dalla parte interna. La struttura è stata concepita come una serie, praticamente indefinita, di telai zoppi appoggiati l’un l’altro attraverso una sella di appoggio di tipo Gerber. Gli apparecchi di appoggio, che di fatto materializzano il punto di momento nullo, sono in gomma neoprene. Il viadotto nella parte sottostante, in prossimità del giunto trasversale, ha manifestato nel tempo fenomeni di corrosione. Mentre le pile sono realizzate in c.a. ordinario, l’impalcato è precompresso sia longitudinalmente che trasversalmente e caratterizzato da una notevole concentrazione di ferri di armatura.

La manutenzione del viadotto dei parchi

Si è deciso di effettuare un intervento “tecnologicamente avanzato” che potesse sopperire alla difficoltà concreta di eseguire interventi di manutenzione rutinaria. In tale ottica, la Società Milano Serravalle-Milano Tangenziali – da sempre attenta all’equilibrio tra la necessaria manutenzione e il minor disagio alla circolazione autostradale – dopo numerose analisi e prove ha deciso di intervenire nella parte sottostante il giunto realizzando la cosiddetta “protezione catodica galvanica”. La corretta progettazione, realizzata sulla base di un’attenta indagine delle cause del degrado, l’utilizzo di materiali di primissima qualità e tecnologicamente testati, rappresentano elementi irrinunciabili in un contesto infrastrutturale di elevato utilizzo.

La diagnosi del degrado

L’obiettivo principale dell’indagine è stato quello di evidenziare fino a che punto la corrosione, partendo dai giunti di dilatazione, si sia estesa alle barre di rinforzo e se abbia aggredito i sistemi di ancoraggio delle barre di precompressione. Per fare ciò si scelto di utilizzare la tecnica della mappatura, un’indagine di tipo non distruttivo che attraverso l’acquisizione dei dati del potenziale elettrico delle armature (espressi in millivolt), consente di localizzare possibili aree di corrosione.

Nel caso specifico, è stata mappata una superficie totale di 1.500 m2 al fine di determinare il livello e l’estensione della corrosione in prossimità dei giunti di dilatazione, sia sulla parte originaria del manufatto risalente agli anni Settanta sia sulla parte dell’allargamento degli anni Novanta, oltre che sui coronamenti esterni. A seguito della mappatura, ai fini della verifica dei dati ottenuti, sono state eseguite analisi distruttive su campioni di calcestruzzo prelevati nelle aree oggetto di indagine e sono stati verificati i livelli di carbonatazione e il contenuto dei cloruri.

La superficie esaminata corrisponde a circa il 10% di quella totale del manufatto e può essere ritenuta un campione rappresentativo per l’intera struttura. A seguito delle misure in campo, attraverso l’aiuto di un software, è possibile riprodurre su diagrammi a colori la distribuzione delle aree in corrosione, permettendo quindi la loro localizzazione in modo puntuale. Grazie al costo contenuto di tale tecnica d’analisi e dai risultati prodotti, il metodo è ritenuto molto utile allo scopo di monitorare grandi costruzioni esistenti. Una lettura periodica delle stesse misure si tradurrà in un quadro chiaro e storico del processo di corrosione.

Un’estate a pieno ritmo con “Ballo Ballo” di Barbara Francesca Ovieni

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Barbara Francesca Ovieni fa centro con “Ballo Ballo”, la celebre hit portata al successo nel 1982 da Raffaella Carrà, un brano rivisitato nel sound, negli arrangiamenti, pronto a diventare il tormentone di questa calda estate.

Un segno di rinascita, di ripresa e tanta voglia di ballare, per un Italia che è tornata a vivere dopo l’emergenza Covid. “Ballo Ballo” riprende uno storico importante del nostro Paese, attribuito all’ icona di tutti i tempi, la grande Raffaella Carrà, colei che esportò nel mondo un’ideale di italianità che ancora persiste. “Ballo ballo” è stata la terza sigla italiana del celebre varietà del sabato sera Fantastico e come tutti i brani della Carrà, il successo esplose in tutto il mondo.

Una scelta decisamente azzeccata quella della bellissima Barbara Francesca Ovieni, conduttrice televisiva, volto popolare dei social, il brano sta iniziando a spopolare su tutte le più importanti piattaforme musicali. Da Spotify ad Amazon, da ITunes a Google Music, da Nokia Music Store a Orange Sfr, e tante altre.

Il tutto nasce per caso, all’inizio per divertimento visto che Barbara, al di là della suo fascino e del suo background professionale è anche molto intuitiva ed autoironica.

Un progetto musicale che si avvale della complicità e il sostegno dei suoi più cari amici Dj Roberto Onofri e Paolo D’Amico (con cui la Ovieni lavora da tempo per vari progetti tv).  Un team costituito da esperti e da strutture professionali tra cui: la Casa Discografica JB Production di Giuliano Di Benedetto e la Sala di Incisione Rover Studio di Bruno Milioni e Angelo De Luca.

Il videoclip di Barbara Francesca Ovieni è stato girato tra le ville lussureggianti, yacht, Ferrari Testa Rossa, tra la località di Alassio e Santa Margherita Ligure, in Liguria, il tutto per dare un segno di ripresa e grande energia positiva.

A questo punto per questa calda estate 2020, non vi rimane che ascoltare e ballare a ritmo di “Ballo Ballo” di Barbara Francesca Ovieni.

 

Gabriella Chiarappa

Giordano con” Vieni e Rimani“ il primo singolo su tutte le piattaforme

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Da Venerdì 31 LuglioGiordano Orchi in arte “Giordano, in radio, negli store e sulle piattaforme con Vieni e Rimani” un brano dalle sonorità reggae pop, scritta dallo stesso, con l’arrangiamento del musicista Luciano Zanoni. Un brano autoprodotto che vuole segnare un grande inizio, “Vieni e Rimani” è un brano diretto e seducente, che fa danzare, trasporta e contamina chi lo ascolta.

Lui stesso dichiara:-“No full out, ma in modo “rilassato”. Tutto del brano mette in luce la carnalita’ e l’emotività di certi incontri, seppur effimeri, e l’amore libero da preconcetti-“. 

Un brano che racchiude le sensazioni più varie, e che annuncia per l’artista, un grande esordio nel mondo della musica, sia come autore che come interprete. Supportato dal musicista Zanoni, noto per aver collaborato con artisti di calibro come: Fiorella Mannoia, Noemi, Gemelli Diversi, Fiordaliso e altri. Un passo   importante per Giordano un’ondata di entusiasmo musicale che gli permette di estendere la sua artisticità.  Al centro della sua arte la passione per la musica, la danza come primo amore e la scrittura.  Alla sola età di nove anni calcava i più importanti teatri nazionali con la Commedia Musicale “E meno male che c’è Maria “di Garinei e Giovannini, tratta dal celebre film ” Mrs Doubtfire “, protagonista al fianco di Enrico Montesano e Barbara D’ Urso. Oltre ad aver collezionato successi come danzatore in vari tv show e per il Cirque du Soleil, Giordano diventa anche protagonista di Musical Internazionali, nella veste di Erode in ” Jesus Christ Superstar ” e Tyrone in ” Fame “. Nel suo percorso professionale in continua ascesa, molte delle sue creazioni testimoniano la sua grande abilità come coreografo: la sigla per il programma di Italia 1 “Vecchi Bastardi” condotto da Paolo Ruffini, le coreografie per Musical come “Siddhartha The Musical“ in collaborazione con Broadway Asia Co. e “Sanremo Musical” prodotto dall’Ariston di Sanremo.

Un fiume in piena Giordano, che non smette di sorprendere e di coinvolgere con la sua energia assertiva, che oggi si firma con il suo primo singolo “Vieni e Rimani”.

Non ci resta che ascoltare.

 

Press Office
Gabriella Chiarappa

Credits: Angelo Vignola Ph.

Ritorna sabato 4 luglio il Caffè di Raiuno con Pino Strabioli e Roberta Ammendola

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Sarà l’inedita coppia Pino Strabioli e Roberta Ammendola ad inaugurare il weekend estivo di Rai Uno con un appuntamento all’insegna della cultura. Ad unirli, oltre alla classe e alla gentilezza, la passione per il teatro. Pino Strabioli è regista teatrale, attore e conduttore televisivo, Roberta Ammendola conduttrice e giornalista di settore. Il caffè di Rai Uno darà ai telespettatori un buongiorno tutto nuovo, sia per la collocazione in palinsesto che per la durata e i contenuti.

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Sabato 4 luglio e le per le successive tre puntate, l’appuntamento con Pino Strabioli e Roberta Ammendola sarà di un’ora, dalle 8.30 alle 9.30. Da fine luglio lo spazio raddoppierà la sua durata, con una prima parte dalle 7.00 alle 8.00 per riprendere, dopo il telegiornale, dalle 8.30 alle 9.30, fino al 4 settembre.
Il programma tratterà il mondo della cultura a 360 °: teatro, musica, cinema, spettacoli, eventi e iniziative di grandi e piccole realtà italiane. Tutte le storie parleranno di un’Italia che, nonostante le grandi difficoltà, prova ripartire puntando sulla cultura e sulla sua bellezza.
Numerosi gli ospiti in studio e i collegamenti dall’esterno. Ci saranno i protagonisti di “ieri e oggi”, grazie alla preziosa collaborazione con le teche Rai. Si parlerà dei festival in programma, dei concerti e degli spettacoli in partenza, dei teatri che si sono riorganizzati con coraggio e dei grandi artisti che ritornano nelle grandi piazze. Spazio anche ai libri e all’arte. “Un regalo è stata per me la possibilità di lavorare e raccontare, insieme ad un uomo di straordinaria sensibilità, simpatia e professionalità, un’Italia che con fatica prova a rimettere in piedi spettacoli dal vivo, set cinematografici, grandi eventi, dando spazio anche a piccole, sofferenti e coraggiose realtà locali”, dichiara Roberta Ammendola. “Un gioco di squadra con chi in questo progetto ha creduto. Un viaggio attraverso l’immenso patrimonio audio visivo della Rai, volti e storie che abbiamo imparato a conoscere, giornalisticamente parlando in questo lungo lockdown. Per Noi rappresenta una grande sfida e opportunità.

Ufficio stampa

Madia Mauro – Gabriella Chiarappa

Un atto di chiarezza: i nostri simboli e le denominazioni del nostro Movimento

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Lo scorso 25 aprile è stata ufficialmente comunicata la necessità di un Cambiamento con la nomina di un nuovo Presidente e la ricollocazione corretta del Movimento nel rispetto dei suoi principi statutari e della Sua “Mission ab origine” che ha implicato una scelta dovuta nel rispetto delle Regole, del Dialogo e della Democrazia nella quale ogni Azione non deve essere il risultato dell’arbitrio o degli interessi di uno solo o di pochi. La necessità del predetto cambiamento ha determinato l’espulsione di uno dei nostri membri S.A. a causa dell’insanabile divergenza della linea intrapresa dallo stesso rispetto a quella statutaria del Movimento, e della violazione dei principi di lealtà, correttezza e trasparenza nei confronti di tutti i membri aderenti ai Circoli che tanto impegno hanno profuso per la nascita di questa iniziativa politica, aggravata poi dal persistere di azioni non condivise ed in contrasto con l’identità e l’idea politica che ha fatto nascere il movimento snaturandolo dalle sue stesse finalità.

Rimaniamo sgomenti nell’apprendere, da numerose segnalazioni e da alcuni comunicati stampa di recente pubblicazione, che è stato fatto un uso indebito del nome e del simbolo del movimento, ma ancora più grave è constatare che sono state assunte iniziative politiche collegate e/o collegabili per immagini e contenuti ai Circoli della Lega dei Meridionali, senza legittimazione alcuna ed in violazione di tutti quei principi statutari ed etici che dovrebbero ispirare ogni buona azione politica al servizio della Comunità.

Si evidenzia ancora che alcuni consiglieri comunali, già espulsi dalle loro formazioni politiche di appartenenza, hanno assecondato tale condotta a danno dei nostri Circoli e dei loro elettori tradendone la fiducia: quali garanzie possano essere offerte alla nostra collettività per il Buon Governo da coloro che una volta eletti sono i primi a violare le Regole?

Per un atto di chiarezza dovuto e di sussunzione di responsabilità, ribadiamo che i Circoli fanno capo solo ed esclusivamente al Presidente Tiziana Demma, ogni altra assunzione della predetta carica allo stato è illegittima e priva di ogni fondamento così come tutte le nomine recenti di coordinatori locali individuati in Sicilia e Calabria sono nulle e illegittime.

I segni distintivi e le denominazioni usati nel tempo dal movimento o dai movimenti in esso confluiti o che in esso confluiranno, anche se non utilizzati o modificati o sostituiti, sono di proprietà esclusiva dei Circoli della Lega dei Meridionali.

Ringraziamo coloro che hanno già segnalato e vorranno segnalarci ogni ulteriore uso abusivo e illegittimo dei nostri simboli e delle denominazioni del nostro Movimento. Aperti a tutti coloro che vorranno unirsi alla nostra Missione condividendo la nostra linea di pensiero nel rispetto dei principi etici e delle regole e chiudiamo le porte a chiunque abbia smesso di farlo, liberi di agire, ma fuori dai nostri Simboli.

Tiziana Demma
Presidente dei Circoli della Lega dei Meridionali

Pensare in grande, Eccellenze internazionali ai tempi della didattica on-line

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Pasquale Lettieri, Letizia Bonelli, Paola Zanoni

Grande attesa per il ciclo di workshop organizzati per impreziosire i corsi di Storia della moda e Storia del costume tenuti dal prof. Pasquale Lettieri all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, la storica istituzione di alta formazione artistica, diretta dalla prof.ssa Maria Daniela Maisano. Dopo gli stilisti Gianni Molaro e Pierre Prandini, è la volta del fashion designer Enzo Miccio, del make up artist Pablo Ardizzone, della fashion manager Gabriella Chiarappa, dell’attrice hollywoodiana Isabelle Adriani,dell’opinionista Ambra Lombardo. Interverranno inoltre il famoso chirurgo estetico Dvora Ancona, l’attrice Eva Henger, la presidente dell’Academy of Art and Image Paola Zanoni, l’esperto di marketing e comunicazione Luigi Iocca, l’influencer Taylor Mega e Daniela Javarone, regina dei salotti culturali milanesi. “L’Accademia di Belle arti di Reggio Calabria, evidenzia la direttrice Maria Daniela Maisano, è un modello di didattica di eccellenza”.

Gabriella Chiarappa, Daniela Javarone e Pasquale Lettieri  Pasquale Lettieri, Isabelle Adriani

E continua “Ogni cosa che ruota intorno alla moda del nostro tempo, nome collettivo che denomina tutto ciò che viene dalla grande tradizione e tutto ciò che è stato seminato da un secolo di eresie, sperimentazioni, nomadismi, costituisce il sistema della moda, come complesso entro cui le tendenze trovano una loro legittimazione, nel senso che vengono riconosciute come tali e quindi immesse in un circuito di valorizzazione e di scambio che le porta a diventare dei beni, con un valore possesso e un valore di scambio, immateriale l’uno, che porta ad una soddisfazione sensoriale, materiale, assolutamente materiale, l’altro, che porta ad una borsa di apprezzamenti e di oscillazioni, come qualsiasi altra merce”.
La prof.ssa Giuseppina D’Errico, coordinatore della Scuola di progettazione della moda, successo di iscritti e volano dell’istituzione calabrese sottolinea “ La moda gode di uno statuto speciale, che la porta ad una sorta di singolarità, nel sistema delle arti, intendendo, non già una situazione speciale riguardante il mercato degli abiti e degli accessori, ma un modo di funzionare del capitalismo maturo, che è costretto ad operare in spazi pieni, saturi, per cui può trovare entrate solo con il rendere necessarie tutte le sostituzioni che servono per assorbire le nuove produzioni”.

“L’attenzione deve essere rivolta, sempre, evidenzia il prof. Lettieri, ai soggetti e alle strutture della moda e non già per un doveroso ossequio alla dialettica di sovrastrutture e strutture, quanto per comprendere le dinamiche incessanti che fanno continuamente smottare le posizioni acquisite e fanno emergere nuovi protagonisti e contendenti.
Sottovalutare la complessità e la contaminazione, potrebbe significare consegnarsi ad una estenuata filosofia della storia, ad una intelligenza degli accadimenti che non c’è e non ci può essere, perché la moda, il suo mercato, il suo sistema, non vanno da nessuna parte, concedendosi fasi di sviluppo e di contrazione che sono più fenomeniche che reali”.

Manuel Gallo
Giornalista

Moderno, Postmoderno, Contemporaneo. Eccellenze internazionali all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria

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Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria
Corso di laurea di Progettazione della moda
Lectio Magistralis di Storia del costume
Ch.mo prof. Pasquale Lettieri
Aula virtuale
22/05/2020
Ore 14.00
“L’arte della complessità”
di Luigi Caramiello, Sociologo, Università degli Studi di Napoli Federico II
Ore 16.00
“Incipit Habitus
Florentia Roma Mediolanum”
di Francesco Gallo Mazzeo, Storico dell’arte

Marco Campus: lo stile delle grandi dive

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Marco Campus è un fashion designer di 23 anni, originario di Sassari, un giovane talento che non si è mai arreso, per seguire il suo grande sogno quello di diventare un fashion designer a tutti gli effetti. Nonostante la difficoltà in questo settore non ha mai smesso di esternare la sua creatività e la sua grande passione, due elementi fondamentali per chi vuole perseguire un cammino nel mondo del fashion. L’amore incondizionato per la moda nasce per Marco da bambino, un’arte che ha ereditato dalla nonna paterna e che ha espresso a pieno ritmo nel andare degli anni, grazie al fatto di essere cresciuto in un ambiente sartoriale. Il suo percorso creativo nel passare del tempo ha trovato il giusto supporto attraverso la conoscenza di Antonella Fini, stilista conterranea che ha creduto da sempre nelle sue capacità e nella sua determinazione. Le sue fonti d’ispirazione possono essere varie, l’importante è dare libero sfogo alla fantasia, fondamentale per Lui la ricerca del dettaglio, che esprime più volte con l’inserimento di pizzi e bottoni gioiello.   Dietro ogni sua creazione si nasconde un lavoro di grande abilità e studio approfondito sul tema della collezione.

Il giovane designer adora viaggiare nel tempo, ispirandosi alle grandi dive di hollywood, come: Marilyn Monroe, Jacqueline Kennedy Onassis, Katherine Hepburn.

Donne diverse tra loro ma accomunate da uno stesso destino, quello di icone senza tempo con il pedigree del fascino eterno.

Loro sono fonti di ispirazione per Il giovane designer, semplicemente perché il loro fascino le ha rese immortali, ed ancor oggi sono icone di stile a cui far riferimento, magnifiche donne che continuano a farci sognare indipendentemente da mode e tendenze, motivo per cui sono punti di riferimento e muse ispiratrici per lo stilista.

Marco nel suo lavoro cerca sempre di identificare la tendenza, lo stile del momento e il trend della stagione. Uno stilista che ha come principale obiettivo, quello di creare abiti che non vogliono essere identificati ad un preciso momento storico, ma in realtà vogliono rispecchiare la femminilità di donna che non ha tempo, ne età, ma solo un ineguagliabile eleganza.  

G.L.

Mario Dice lancia un appello con: #weworkalltogether

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#WEWORKALLTOGETHER

E’ nei momenti difficili come quello che stiamo vivendo adesso,
Che l’unione che fa davvero la forza e la differenza.
Ne è convinto Mario Dice, che lancia l’appello
#weworkalltogether: un progetto che vede coinvolte le persone
con cui ha condiviso momenti belli e che lo seguono dai suoi inizi.
Designer, stylist, giornalisti, attori, cantanti, artisti, personaggi
dello spettacolo…tutti coloro che conoscono e amano Mario e la
sua filosofia: in poche parole, gli amici.
“Il medico di famiglia è una persona che fin da piccoli segue
Passo dopo passo ognuno di noi: ci insegnano a fidarci di lui, lo
Chiamiamo quando non ci sentiamo bene e abbiamo bisogno delle
Sue cure.” afferma lo stilista “Ora è il nostro turno: siamo noi ora
Che dobbiamo stare vicini a medici e infermieri, ma anche ai
Loro cari, diventando noi la loro grande famiglia. Aiutiamo chi ci
Aiuta!”
Gli amici di Mario riceveranno una t-shirt a testa che dovranno
personalizzare con una frase, un disegno o semplicemente una
firma dando vita ad una capsule di pezzi unici grazie alla creatività
Di chi vorrà rispondere all’appello di Mario.
Nel rispetto della tradizione e della sartorialità italiana che da
Sempre contraddistingue il brand, Mario ha affidato la produzione
Delle t-shirt a un piccolo laboratorio in Lombardia: mai come ora è
Importante sostenerci a vicenda.
Ogni t-shirt verrà successivamente messa all’asta sulla piattaforma
Charity Stars www.charitystars.com nella giornata di Martedì 21
Maggio: il ricavato verrà devoluto totalmente al fondo istituito
dalla Protezione Civile per le famiglie degli operatori sanitari che
Hanno perso la vita nella lotta al Coronavirus.

Lavoriamo uniti per rinascere: #weworkalltogether!
www.mariodice.com
IG@mariodiceofficial

Press Office – Giorgio Innocenti & C.
Maria Chiara Arona
chiara@giorgioinnocenti.com

Come prendersi cura della nostra pelle.

in Gabriella Chiarappa Blog/Ultimi Pubblicati by
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Quello che c’è di più profondo nell’essere umano è la pelle

prendiamocene cura, ed è per questo che oggi con la dott.ssa Leonida Monti affronteremo il problema acne e come preservare la pelle, mantenendola sana e giovane.  E voi amate prendervi cura della vostra pelle?

Dottoressa Monti parlando di acne ci può spiegare quando e come si manifesta?

  • In adolescenza:

Nelle donne in questo periodo abbiamo una più alta percentuale di testosterone che si converte in diidrotestosterone ed è quest’ultimo metabolita ad esserne la causa.

  • Per l’ovaio policistico:

chi ne soffre sa a cosa mi sto riferendo, la causa qui dell’acne è sempre l’eccesso di testosterone ed estrogeni e la resistenza insulinica.

  • Infine poco prima o durante la fase mestruale del ciclo:

ci sentiamo più gonfie, e con la pelle del corpo e del viso più impura, questo sempre per colpa di un eccesso estrogenico non bilanciato dal progesterone e dal piccolo picco di testosterone che si ha proprio nella fine della fase luteale e inizio ciclo mestruale.

Con l’alimentazione e l’integrazione possiamo trovare dei rimedi?

In primis calibriamo i carboidrati e i latticini poiché stimolano l‘insulina che a sua volta va ad inibire le proteine leganti gli ormoni sessuali dette SHBG, e come risultato avremo più testosterone libero in circolo che ci causerà l’acne.

Introduciamo grassi buoni come olio di cocco, olio di oliva, olio di semi di lino, olio di canapa, olio di avocado, che sono in grado di abbassare il nostro stato d’ infiammazione che si può riflettere nella pelle.

Abbondiamo di semi di zucca, ostriche, zenzero, cardo, legumi decorticati per lo più ceci e lenticchie, che contengono zinco e un deficit di zinco peggiora l’acne.

DRENARE è la parola d’ordine per aiutare il fegato e reni a smaltire le tossine e disattivare l’eccesso di ormoni, quindi via libera ad estratti, verdura cruda, tisane al tarassaco e malva e linfa di betulla.

Prediligiamo alimenti biologici, meno ricchi di ormoni sintetici e sostanze inquinanti.

Per l’integrazione quali prodotti consiglia?

-Integratore di = ” D-chiroinositolo”, utile in caso di acne accompagnata da iper androgenismo.

Se si è in sovrappeso con insulino-resistenza allora si può usare una combinazione tra

d-chiroinositolo e mio-inositolo.

-Integratore contenente = ginepro, rosmarino, olmo, in macerato glicerico, utili per l’eliminazione delle tossine della pelle.

-Olio di Bardana = per uso topico o in capsule ad azione antibiotica, cicatrizzante e anti rossore.

-Tisane all’ortica.

Come possiamo proteggere la salute della nostra pelle in generale?

Attraverso l‘alimentazione, la composizione delle creme e l’integrazione, tre elementi fondamentali.

Per avere una pelle sempre giovane e splendente, quali sono i cibi da evitare e quali da consumare?

Dobbiamo fare attenzione ad un eccesso di carboidrati raffinati, poiché l`iperglicemia genera un processo chiamato glicazione la quale produce delle sostanze dette AGES che vanno ad attaccarsi alle cellule inducendo stress ossidativo e infiammazione del tessuto, inoltre vanno a denaturare ossia distruggere proteine essenziali per l `integrità della pelle come il collagene, l `acido ialuronico e l `elastina, ed ecco che la nostra pelle invecchierà più precocemente divenendo meno elastica con formazione di rughe.

-Non abusare di alcool poiché ricco di zuccheri.

-Non fare diete troppo povere di grassi e per lunghi periodi, i grassi mantengono l’elasticità e la morbidezza della pelle.

-Mangiate frutta e verdura variegata di ogni colore, ma per la pelle prediligetela dei colori viola e arancioni.

-Mantenete un’adeguata idratazione, sia con acqua che con estratti, poiché un corpo scarsamente idratato crea una pelle meno tonica, con maggiore cedimento.

Gli integratori quali caratteristiche devono avere?

(INTEGRAZIONE ORALE)

-Una supplementazione di vitamina C aiuta nella produzione di collagene, questa vitamina va abbinata con l’acido alfa lipoico che oltre alle sue tante proprietà ha anche quella di tenere a bada l`iperglicemia che abbiamo visto essere una causa di invecchiamento e combatte lo stress ossidativo che degenera la salute cellulare.

-Resveratrolo: ha un potentissimo effetto anti infiammatorio, anti ossidativo e anti glicazione e quindi anti invecchiamento.

Le creme quali requisiti devono avere?

(CREME ANTI INVECCHIAMENTO)

Cercate di trovare creme contenenti ingredienti come: resveratrolo, vitamina E, vitamina C e carnosina che sono ottimi alleati nel combattere lo stress ossidativo e sono anti glicazione.

Poi abbiamo ancora acido ialuronico, elastica e collagene: componenti essenziali della nostra pelle, ma sono da abbinare ad almeno 1 dei 4 ingredienti appena sopra elencati.

Irina Bogdanova: un legame di vita tra moda e musica

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Irina Bogdanova come e quando nasce la Sua passione per la moda?

I.:  In realtà sono da sempre legata al mondo dell’arte, la mia passione per la moda, nasce con me. Suono il pianoforte da quando avevo 5 anni, anche se il mio amore per i profili musicali, si è esteso anche ad altri campi, compreso la moda.   La musica classica è poesia e sinergicamente si fonde nel magico mondo della moda. La moda mi ha sempre incuriosita ed appassionata, ecco perché quando mi sono trasferita a Milano 3 anni fa, ho scelto d’intraprendere il percorso da stilista.  Inoltre Milano per me, era un sogno, la capitale della moda, un susseguirsi di novità legate al mondo fashion, da allora partecipo a diversi eventi, come membro di giuria, come modella, ecc. Un vestito da sera è la mia uniforme di lavoro. Così è nata la mia idea di creare una mia linea di abiti, per una donna che non passa mai inosservata, sia che vada al lavoro che ad un party di Gala.

    

G.:  Nelle Sue creazioni si evidenzia la passione per la semplicità e i tagli trasversali, a cosa si è ispirata in questo caso?

I.: Ho voluto orientarmi sulla comodità. Il Mondo sta cambiando velocemente, e le donne oggi hanno bisogno di essere glamour ma anche comode.  Penso sempre alle donne manager o in carriera: credo che una donna possa sentirsi bella la mattina e chic la sera pur indossando lo stesso vestito.

G.: Lo stilista a cui si ispira?

Ho tanti punti di riferimento a riguardo, tra i quali: Valentino e Versace, anche se in modo particolare adoro Denis Simatchev, uno stilista Russo.

G.: A cosa si ispira per creare una collezione? 

I.: La vita è in continuo cambiamento, quindi in primis è importante ricordare questo aspetto, dopo di che l’ispirazione può venire da qualsiasi cosa, può provenire dalla creatività… da un’immagine da un episodio quotidiano e da tante altre cose.

Il fatto che sia una musicista mi permette inoltre di percepire i mutamenti con una sensibilità ed un intuito privilegiato, per questo mi ritengo fortunata.

G.: La donna di Irina com’è realmente?

I.: E’ decisamente una donna forte, molto sexy ed impegnata, una donna in carriera, intesa non nel senso primitivo della parola, ma nel senso dinamico della vita.

G.: Si sente sempre più parlare delle influencer, la Sua opinione a riguardo?

I.: Gli influencer cambiano ogni giorno, quindi che dire, non credo che ci sia nulla di attendibile, inoltre penso che tale figura non possa durare nel tempo.

G.: Cosa significa per Lei avere stile?

I.: Sono le principali caratteristiche della propria personalità, che gli altri possono individuare, lo stile va oltre l’apparenza.

G.: I Suoi impegni attuali?

I.: La nuova collezione Primavera-Estate 2020

G.: Progetti futuri?

I.:  L’uscita del mio Nuovo Album: CD della musica russa – di Rachmaninoff.

La patata dolce: tra nuovo e vecchio continente; tra cucina e arredamento

in Gabriella Chiarappa Blog/Ultimi Pubblicati by
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La patata dolce è uno degli alimenti più consumati al mondo, mangiata dall’uomo da 8000 anni.
La provenienza di questo alimento è nelle aree tropicali americane (sud america), da qui il suo nome. Il colore della buccia può variare dal rosso-aranciato, al marrone al bianco mentre la parte interna può essere gialla, arancione e anche violacea. Dovuto alla ricchezza in carotenoidi, sostanze dal potere antiossidante, il suo colore più comune, però, è l’arancione. Gli esperti hanno valutato l’elevata concentrazione di sostante nutrienti soprattutto nella buccia di queste radici tuberose.

Sotto il nome di patate dolci, patata americana o batata si nasconde la specie botanica della Ipomea batatas, una radice tuberosa dal sapore dolce.

Patata e Patata americana/dolce appartengono a due famiglie completamente diverse, condividono solo il nome e la forma, invece le consistenze sono quasi simili.

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Grazie al suo bagaglio di vitamine e fibre è riuscita ,tramite l’associazione americana Center of Science in the Public Interest (CSPI), di primeggiare in una classifica di qualche anno fa sui vegetali più salutari.

 

Un diabetico può mangiare le patate dolci?

Nella buccia è presente una sostanza denominata Cajapo che riduce il colesterolo e la glicemia
E’ ormai noto che le patate americane hanno un indice glicemico basso dovuto ai carboidrati complessi che prima di scomporsi in glucosio, ed entrare nel sistema cardiocircolatorio, subiscono una lenta trasformazione, evitando picchi glicemici.

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Molto utile per il nostro organismo, soprattutto per il gran contenuto di fibre che la rende utile in caso di stipsi, mentre la presenza di vitamina A, B6 e C oltre che di sali minerali come magnesio, potassio, calcio, manganese e fosforo la rendono un ottimo integratore naturale. Infatti alcuni studiosi del settore ritengono che con la patata dolce, fortificata di vitamina A, si potrebbe intervenire in modo positivo, o contribuire nella fame nel mondo.

Il 95% delle coltivazioni di questo alimento provengono dai paesi in via di sviluppo.
Importata in altri continenti come l’Europa e Asia, infatti la nostra nazione contribuisce alla coltivazione, tanto che viene coltivata sia in Veneto che in Puglia, così da essere inserita nell’apposito elenco della Gazzetta Ufficiale.

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Leggende sulla provenienza

Ci sono testimonianze che attestano la presenza di fossili scoperti in India, analizzati di recente che indicano che la patata dolce in realtà è originaria dell’Asia, quindi nativa non nel Nuovo ma, ebbene sì, del buon Vecchio Continente.
Lo studio che suscita la curiosità scoperta è stato pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas) da un gruppo di ricercatori coordinati da David Dilcher dell’Università dell’Indiana, che recentemente ha identificato foglie fossili come appartenenti a piante della stessa famiglia di cui fa parte la patata dolce.
Quindi la domande che ci sorge ovvia è patata americana o patata indiana?

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E il suo regno non è solo nel piatto, ma anche sul balcone. Alcune varietà selezionate come Ipomea batatas ‘Blakie’, ‘Marguerite’, o ‘Tricolor’, infatti, sono splendide piante ornamentali, dove possono impreziosire vasi e fioriere con la bellezza delle loro foglie. Usate quindi molto spesso come decori casalinghi.

A cura di
Manuel Gallo

Famiglia intelligente, spesa intelligente

in Gabriella Chiarappa Blog/Ultimi Pubblicati by
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Siamo tutti al corrente della situazione che stiamo affrontando in questo periodo, essendo costretti a rimanere nelle nostre abitazioni e cercando di uscire il meno possibile, solo per necessità, come ad esempio la spesa.

Argomentiamo proprio di quest’ultima.

La spesa, non una semplice spesa, ma una Spesa Intelligente.

Essendo una delle poche possibilità che si vengono concesse, sfruttiamo al meglio.

Una spesa intelligente, non è una scorta di grandi quantità di tutto quello che ci viene esposto al supermercato, o dei prodotti che prendiamo abitualmente, ma una spesa strutturata in modo da poter, risparmiare, mangiare in salute, divertirsi nel cucinare, cosi da poter anche sperimentare in cucina.

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Negli articoli precedenti, sono stati presi in oggetto prodotti alimentari, tra spezie e ortaggi, particolari o semplicemente comuni, che ci hanno aperto gli occhi, ma cerchiamo di spalancarli!

 

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Al posto di acquistare prodotti, come pane, pizze surgelate, merendine, brioche, si potrebbe agire in maniera differenze, piu efficace ed efficiente.

Come?

Acquistando prodotti basilari:

  1. Farina
  2. Lievito
  3. Sale
  4. Lievito per dolci
  5. Uova

Questi sono i prodotti più comuni, che devono essere acquistati in scorte, poiché non hanno un costo elevato e sono primari.

 

Young mother and son in kitchen making cookies.

Infatti si è vista nei primi giorni, una carenza di questi prodotti, abbastanza elevata, cosi da mandare in crisi molte aziende nazionali, non essendo pronte ad un emergenza di questo genere, da metterci in grave pericolo tutti!

Per rassicurarci, molte aziende si sono messe all’opera per poterci consentire di comperare, senza paranoie, ciò che ogni cittadino ha bisogno.

 

In una spesa intelligente, devono essere presenti, soprattutto, prodotti a lunga scadenza in modo da non dover uscire di casa ogni qualvolta finisca un solo prodotti, quindi, il consiglio è acquistare anche surrogati, es.: la margarina, composta da olii vegetali, quando viene utilizzato tutto il burro.

 

 

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Una spesa intelligente, serve soprattutto per unire una famiglia composta da cittadini di diverse età, da adulti e bambini o anziani, unendoli prima davanti a un piano cottura nella preparazione dell’alimento, poi seduti al tavolo consapevoli che stanno mangiando un prodotto fatto, puramente, in casa!

Insomma, ragioniamo in maniera alternativa, cosi da ammazzare, la noia, anche su questo aspetto, facendoci travolgere dalla fantasia.

 

A cura di
Manuel Gallo

Cistite, come curarla con l’alimentazione: ne parliamo con la dott.ssa Leonida Monti

in Gabriella Chiarappa Blog/Il Cibo/Ultimi Pubblicati by
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In quali casi parliamo di cistite? 

Quando il problema interessa in modo particolare la vescica, si parla di cistite, che è un ‘infiammazione della vescica urinaria, spesso si ricorre all’ abuso di antibiotici che innescano a loro volta la candida e subentrano quindi altri problemi, che portano all’ instaurarsi di un circolo vizioso da cui è difficile uscirne fuori.

Mantenere in equilibrio il ph è fondamentale, Lei cosa consiglia? 

Nella cistite è importante che il ph delle urine e degli altri fluidi corporei sia in equilibrio, consiglio quindi di assumere dei minerali sotto forma di citrati come magnesio e potassio citrato e calare il consumo di caffè, sale, salumi, latticini poiché sono alimenti acidificanti del ph.

Come integrazione, oltre che i sali minerali citrati, cosa suggerisce?  

-Succo di mirtillo ricavato in questo modo, prendete dei mirtilli freschi o surgelati, aggiungete 1 cucchiaino di miele di MANUKA, poiché utile per le infezioni da Escherichia Coli, il principale patogeno che causa la cistite.

Lo trovate anche sottoforma di integratore, ma al vostro posto assumerei i mirtilli in entrambi i modi per 

Un’ azione più potenziata.

 

Cistite, come curarla con l’alimentazione: ne parliamo con la dott.ssa Leonida Monti

 

L’acqua è un rimedio naturale contro la cistite, ma qualsiasi?

Consiglio di assumere acqua con ph alcalino, esempio marca Maniva, se non la trovate, usate un’acqua a basso residuo fisso.

-Assumere anche nei periodi in cui non si manifesta la cistite, il D-mannosio, usato anche in prevenzione, ve lo fate preparare dalla farmacia puro.  Questa sostanza si lega ai pili dei batteri nocivi impendendo che questi si attacchino alla mucosa della vescica generando un’infezione.

In caso di cistite è importante mantenere una flora batterica intestinale sana, poiché l’intestino è molto collegato con la vescia e gli organi genitali e se abbiamo uno squilibrio tra batteri buoni e batteri nocivi, questi ultimi possono migrare nella vescica e causare infezioni.

Quali abitudini alimentari e funzionali ci possono venire in contro?

-Assumere una giusta quota di fibre sia da verdura che da frutta, legumi e cereali, poiché dalle fibre i batteri utili per la nostra salute ne ricavano acidi grassi a corta catena che sono essenziali per il benessere del nostro intestino e se un intestino è sano, i nostri amici batteri lavoreranno al meglio per noi e produrranno sempre più batteriocine, ossia un genere di proteine che impediranno la colonizzazione da parte dei batteri nemici del nostro intestino e della nostra vescica.

-Utilizzare alimenti fermentati, almeno 1 cucchiaio al giorno per iniziare, esempi sono il kefir di latte o di acqua, l’ aceto di mele non pastorizzato, the kombucha, crauti e le verdure in generale che si possono rendere fermentate cosi come la frutta, la procedura di fermentazione è molto semplice da trovare su Google . 

-Non abusare di cibi acidificanti, sopra elencati.

-Integrare con dei probiotici e prebiotici.

– Inserire nel quotidiano il brodo di ossa ricco di collagene, utilissimo per prevenire infiammazioni intestinali che si potrebbero manifestare nella vescica.

-Usare spezie sfiammanti come la curcuma, lo zenzero, mentre l’origano viene molto usato in caso di candida.

La cistite può essere dovuta allo stress? 

Quando siete stressati, le difese immunitarie possono calare e di conseguenza si è più soggetti ad infezioni, per cui in questo caso è utile integrare con sostanze quali: zinco, selenio, vitamina D, beta-glucani che sono di supporto al sistema immunitario e l’ashwagandha un forte adattogeno, ossia permette al corpo di far fronte allo stress, senza dimenticar l’integrazione con il d -mannosio usata anche come prevenzione.

Writer
Gabriella Chiarappa

Il blocco metabolico, cos’è e come evitarlo

in Gabriella Chiarappa Blog/Il Cibo/Ultimi Pubblicati by
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Ne parliamo con la dott.ssa Leonida Monti
Dott.ssa Monti Quando si parla di metabolismo lento o blocco metabolico?  

Il blocco metabolico è un evento a cui tutti andiamo incontro e lo possiamo riscontrare in diversi scenari, faccio qualche esempio: 

– in una persona che svolge una dieta ipocalorica protratta per lungo tempo …

-in una persona che salta i pasti e mangia male o troppo poco nei pasti successivi.

-in una persona sedentaria che svolge una dieta normocalorica.

Quali sono le cause effettive che lo provocano, ce ne può parlare nei dettagli? 

Negli uomini ad esempio che seguono un regime ipocalorico per troppo tempo possono vedere abbassati i livelli di testosterone, igf1, aumentare i livelli di cortisolo e prolattina , la quale sappiamo porta ad un calo degli ormoni sessuali e quindi si avrà più stanchezza , calo della libido , e minore ossidazione dei grassi . 

-Nelle donne non si ha un quadro molto diverso, tuttavia sono più sensibili alle variazioni ormonali, soprattutto della leptina ed ormoni tiroidei , mi spiego meglio : 

La leptina è un ormone secreto soprattutto dal tessuto adiposo, quando applichiamo una dieta ipocalorica per lungo tempo , questo ormone già dopo 48/72 ore ,segnala all’ ipotalamo che le riserve di grasso stanno diminuendo  e che quindi bisogna aumentare l’ introito calorico ( infatti il soggetto in questione inizierà a sentire più fame  ) e abbassare il dispendio energetico, andando quindi ad abbassare l’ attività tiroidea , e quindi si avrà un calo dell’ ossidazione dei grassi .

Le donne devono stare maggiormente attente a causa delle variazioni ormonali? 

Perché sempre la leptina, che segnala come detto all’ ipotalamo che si sta perdendo grasso va anche ad agire sull’ ormone GNRH. Quindi cosa accade? che il GNRH inizia a a calare la sua pulsatilità nello stimolare altri due ormoni ipofisari l’ FSH e LH , e tutto ciò si traduce in  un calo degli ormoni sessuali , quindi calo della libido , calo dell’ empatia, e per finire blocco del ciclo mestruale.

Quali sono le altre cause che possono causare un blocco metabolico?

1)  Lo stress: dovuto ad eventi esterni, peggio ancora se abbinato ad uno scarso nutrimento del corpo , parlo di nutrimento poiché chi è stressato spesso salta i pasti  e ha bassi livelli di serotonina e quando si ritrova a mangiare non si alimenta con cibi nutritivi ma con cibi poco salutari e a questo c’è un perché !

 Quando si è stressati si produce più cortisolo del normale il quale è un ormone iperglicemizzante ossia che innalza la glicemia, ma  se in eccesso può farci sentire quel senso di non fame che ci porta a saltare i pasti, ma subito dopo si avrà un’ ipoglicemia compensatoria grazie all’ ormone insulina che riabbassa la glicemia, a questo punto  saremo attratti per lo più da carboidrati e cibo spazzatura poiché questi alimenti riportano stabili i livelli di glicemia, abbassano  i livelli cortisolo e a stimolano  la serotonina , quindi appena ingeriti vi sentirete anche più rilassati .

Ora immaginiamo che questo gioco tra cortisolo e insulina accade  più volte nella giornata e per molto tempo perché avete una vita frenetica, il risultato sarà  che continuerete  a non avere una regolarità dei pasti, a prediligere  alimenti sbagliati  e non nutritivi , le vostre ghiandole surrenali che producono cortisolo pian piano si stancheranno di produrne tanto e vi inizierete  voi stessi  a sentire poco energici, inoltre potrà peggiorarvi l’ insulina resistenza e si arriverà   quindi  al blocco metabolico .

2) endometriosi: molto spesso tale patologia è dovuta ad un eccesso di estrogeni, e sappiamo che questi ormoni se in eccesso vanno a calare l’ attività tiroidea e a stimolare la sintesi di grasso .
3) ovaio policistico: è una patologia dove si ha sempre un disequilibrio ormonale di estrogeni e testosterone  e insulino resistenza ..
4) diabete..
5) menopausa ..

Cosa possiamo fare per tardare questo blocco metabolico? 

Ho usato il termine tardare, perché eliminarlo è impossibile, tutti arriviamo ad un punto in cui il corpo raggiunge uno stallo, ricordiamo inoltre che il nostro corpo ha una sua memoria, se siete sempre stati soggetti sovrappeso, il corpo conosce quella realtà e su di essa si è creato il proprio equilibrio, non che non sia possibile dimagrire tutt’altro, ma questi soggetti dovranno fare più attenzione a seguire esattamente un regime dietetico poiché sarà più facile per loro riprendere peso o incorrere in un blocco metabolico .

Quali strategie consiglia adottare?  

-innanzitutto importantissimo non saltare i pasti, colazione pranzo e cena ancora meglio sarebbe fare anche i due spuntini di metà mattina e metà pomeriggio, più mangiamo alimenti salutari e le giuste dosi, più abituiamo il nostro corpo e smaltire.

-La colazione non deve mai essere solo proteica, non assolutamente in questo momento, quindi inseriamo nel pasto un piccola quota di carboidrati a basso/ medio indice glicemico accompagnata da buone fonti di proteine e grassi salutari, un esempio? yogurt meglio se vegetale con semi di chia e muesli all’ avena o grano saraceno, ottimo sarebbe aggiungerci allo yogurt un misurino di proteine in polvere …..

-la parola chiave per tardare il blocco metabolico è CICLIZZARE i macronutrienti quindi i carboidrati, i grassi e le proteine oppure ciclizzare le calorie, tutto ciò applicato nell’ arco del mese o della settimana, questo verrà deciso dal vostro nutrizionista.

-Non escludere per lunghi periodi i carboidrati che devono essere sempre moderati e di giusta qualità, c’è un detto che dice” i grassi bruciano al fuoco dei carboidrati ” per via di diverse reazioni biochimiche complesse da spiegare qui, ma ricordate che i carboidrati sempre in modo ciclizzato devono essere inseriti …

-Praticare attività fisica poiché migliora l’insulino-resistenza anche solo 30 min al giorno, per ossidare i grassi l’ intensità deve essere moderata e protratta , quindi la cosa migliore sarebbe una camminata a passo veloce per 45 min , oppure per chi pratica attività fisica intensa il post workout dovrebbe essere composto da più grassi con proteine e pochi carboidrati, sempre se si vuole un dimagrimento, tuttavia in quest’ ultimo caso in cui ci troviamo davanti un soggetto molto sportivo le strategie sono davvero molte.

-prendere sostanze adattogene che aiutano a far fronte allo stress, ricordiamo che ognuno ha la sua soglia di stress, esempi sono la rodiola rosea , il ganoderma lucidum, la fosfatidilserina , la vitamina c , tutte sostanze che aiutano a tenere a bada il cortisolo .

Un’ altra sostanza che merita attenzione è la teanina, essa attraversa la barriera ematoencefalica incrementando i valori del GABA che promuove il rilassamento, inoltre favorisce il rilascio di dopamina ormone del benessere e dell’appagamento .

-Consumare il giusto apporto di fibra che aiuta a mantenere stabile la glicemia, e gli spuntini farli a prevalenza proteica.

-Bere il giusto quantitativo di acqua, un trucchetto è bere boli da 300 ml in un dato momento della giornata, poiché questo gesto stimola l’adrenalina che aiuta a sua volta a perdere peso .

Quale ricetta ci consiglia, per questa occasione? 

Oggi vi propongo questa ricetta, ossia panini all’ albume ottimi per i pranzi veloci o spuntini, senza buttarsi in snack poco salutari, li potete farcire come volete, mettere in un sacchetto e portarli ovunque voi siate.

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INGREDIENTI:
-Per fare 5 panini ho usato 6 albumi
-sale q.b
-30 gr di farina di riso o avena
-spezie quelle che desiderate 

PROCEDIMENTO:
Montate a neve gli albumi aggiungete poi sale, spezie e farina e continuate a montare per 3 / 4 minuti, dopodiché con un cucchiaio raccogliete l’ albume e lo ponete in una teglia, formando dei cerchi, ossia la forma di un panino.

Cuocete nel forno per 10 minuti a 200 gradi, dopodiché spegnete il forno e apritelo solo di poco, lasciate riposare gli albumi dentro per 2 minuti e poi tirateli fuori  

Il Melograno, uno dei 7 frutti della terra promessa

in Gabriella Chiarappa Blog/Ultimi Pubblicati by
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Il melograno, il cui nome deriva dal latino malum (mela) e granatum (con semi),l’altro nome del melograno che era malum punicum (mela punica, quindi proveniente dall’Africa settentrionale).

Il succo di melograno è un concentrato di sostanze antiossidanti che proteggono l’organismo dai danni alle cellule, dovuti allo stress ossidativo e da quelli provocati al sistema cardiovascolare da colesterolo e diabete.

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Benefici e proprietà naturali

Il melagrano è un frutto contenente dei semi chiamati anche chicchi, dai
quali si può ottenere il succo spremendoli meccanicamente, cosi da realizzare una miniera di vitamine A, complesso B, vit. C e di tannini dalle proprietà antiossidanti, astringenti, toniche e rinfrescanti, in grado di rallentare il processo ossidativo. In particolar modo l’acido ellagico, l’acido gallico, principi attivi che vantano proprietà antinfiammatorie, antiallergiche, vasoprotettrici e gastroprotettive, rallentano la digestione dell’amido contenuto negli alimenti come pane, pasta, patate, riducendo perciò l’assorbimento di glucosio e la sua conseguente liberazione nel sangue.

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I fattori che causano lo stress ossidativo e il conseguente aumento nel nostro corpo di molecole reattive, chiamate i radicali liberi, sono: l’esposizione a raggi UVA e UVB, all’inquinamento atmosferico, alle sostanze tossiche (come solventi, metalli pesanti, pesticidi, detergenti), la contaminazione delle acque, infezioni, un’alimentazione carente in minerali e vitamine e affaticamento psico-fisico eccessivo indeboliscono l’organismo e lo “invecchiano” prematuramente.
Quanto più frequenti sono queste manifestazioni, tanto più accelerato risulta l’invecchiamento dei tessuti della pelle (rughe, perdita di elasticità, macchie cutanee), degli occhi (cataratte, degenerazione maculare), del cervello (Alzheimer, degenerazione cerebrale), artrite e degenerazione muscolare, in quanto le cellule umane normali hanno un numero limitato di replicazione e alla fine entrano in uno stato di non-divisibilità, chiamato senilità ripetibile. In particolare, la degenerazione dei tessuti che compongono i vasi sanguigni può dare origine all’arteriosclerosi, un indurimento tissutale, o sclerosi, della parete arteriosa che compare con l’avanzare dell’età, come conseguenza dell’accumulo di tessuto connettivo fibroso a scapito della componente elastica. Una forma particolare di questo disturbo è l’aterosclerosi, caratterizzata da infiammazione cronica delle arterie di grande e medio calibro che si instaura a causa dei fattori di rischio cardiovascolare come fumo, ipercolesterolemia, diabete, ipertensione, obesità.

600 Chicci per fare un melograno
unnamedMolte credenze antiche richiamano il melograno come simbolo di invincibilità, come ad esempio i persiani.
Il melograno è simbolo di produttività e ricchezza perché contiene molti semi, all’incirca 600, per questo ha un’importanza sostanziosa nella religione ebraica. Considerato uno dei sette frutti della Terra Promessa, nella BIBBIA è citata molte volte. Il melagrana è stato assunto anche a rappresentare la santità per la tipica forma a corona del suo picciolo.

Il Melograno nella mitologia Greca e Romana.

I suoi chicchi interni hanno richiamato la nascita e la fantasia nelle leggende e nei miti delle civiltà antiche, ispirandosi all’unione coniugale e alla fertilità, infatti, nell’antica Grecia era la pianta di sacra di Venere e Giunone, la dea protettrice dei matrimoni fecondi. All’epoca dell’Impero Romano, le spose sperando in un augurio di fecondità utilizzavano i rami dell’albero del melograno per intrecciare i capelli.


Simbologia Natalizia

Soprattutto in passato, nella notte di San Silvestro, regalare un melograno e consumarlo insieme alla famiglia era un simbolo di buon auspicio per il nuovo anno. Cosicché, in Italia, la maturazione avviene in autunno, ma è ottimo consumarlo nel periodo natalizio, poiché ha un lunga conservazione, garantendo i suoi sapori e benefici.

 

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ARTE E CULTURA

Anche, il pittore Sandro Botticelli, ebbe all’epoca un forte ispirazione dalla melagrana, cosi da realizzare un dipinto racchiudendo i vari concetti di miti e leggende.
La melagrana che la Madonna e il bambino tengono in mano rappresentano la fecondità, abbondanza e regalità (poiché è un frutto con la coroncina), nonché dotato di grani rossi che, simili a goccioline di sangue, prefigurano il sacrificio di Gesù; inoltre simboleggia l’unità della Chiesa, per i chicchi che stanno tutti uniti nel guscio.

Girl with a pomegranate, by William Bouguereau.

 

A cura di
Manuel Gallo

Confartigianato Imprese Moda – Lettera al Presidente del Consiglio Avv. Giuseppe Conte

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cs Presidente Fabio PIETRELLA a Presidente del Consiglio CONTE - CONFARTIGIANATO IMPRESE MODA -

Il sogno di Maria Gabriela: “voglio fare la modella”

in Gabriella Chiarappa Blog/Ultimi Pubblicati by
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Quante volte abbiamo visto nei giornali o nei cataloghi bambini che posano sorridenti per le campagne pubblicitarie dei marchi di moda formato mignon. Molte volte ci chiediamo, come vivono questa esperienza? Come dovrebbe essere vissuta?

Tutte domande lecite che coinvolgono il mondo dei bambini e quello dei genitori.

Come nel caso di Maria Gabriela una bambina di 8 anni, che aspira a diventare una modella da grande e che inizia il suo percorso vincendo il concorso di Miss Italia Baby. Al suo fianco fortunatamente troviamo una mamma che supporta la figlia, ma con molta serenità senza creare stereotipi esaltati.

Insomma un percorso decisamente più duro di quello che si può pensare, per le mamme equilibrate, considerando che nel mondo della moda bimbo, per l’Italia rappresenta un business da 2,7 miliardi di euro, non dimenticando che la bellezza è un punto di partenza e non un arrivo.  

Maria Gabriela la vediamo in alcuni scatti che la ritraggono nella sua semplicità, considerando che è italiana doc, anche se incarna perfettamente l’ideale di bellezza in stile “biondo californiano”, nonostante la giovanissima età.

Oggi Maria Gabriela è una bimba semplice è felice, vive tutto questo con grande serenità ed innocenza, caratteristiche fondamentali per una bambina di 8 anni.  Un futuro decisamente promettente, considerando che ha già vinto il titolo di Miss Italia baby. 

Edward Hopper Allusivo, erotico, malinconico

in Gabriella Chiarappa Blog/L'Arte/Ultimi Pubblicati by
Morning sun, 1952

È riduttivo parlare di cifra stilistica quando si tenta un approccio alle opere di Hopper. Di certo il suo tratto distintivo risiede nella capacità di raffigurare la solitudine, e di farlo a prescindere dal soggetto del quadro, che sia un essere umano, la natura o un panorama urbano. Hopper riesce a incastonare un momento. L’eccezionalità sta nella naturalezza con cui certi scenari vengono dipinti: Hopper non usa colori tetri, non disegna creature mostruose o visioni apocalittiche, rappresenta semplicemente la realtà e la sua banalità, eppure è proprio questo che inquieta. Non è vero che la grande arte americana, sia nata con l’Espressionismo astratto e poi con la Popart nel secondo dopoguerra e che prima ci fosse il vuoto assoluto o tutto al più un’arte provinciale e priva di alcun interesse.

Con la sua pittura Hopper testimonia dell’apertura americana alla sponda europea, in specie parigina, perché è stata Parigi la città egemone dell’arte fino agli anni Trenta del Novecento, mentre successivamente si è avvitata in una crisi di cui anche oggi non si vede la via d’uscita. I segni di una identità  americana, non influenzata dalla tempesta delle avanguardie, lontana  da teoremi ed estremismi, senza per questo poter essere considerata una forma attardata e manieristica, si colgono tutti in questo duplice Hopper, chiaro e solare, metafisico più che surreale, quando si dedica ai paesaggi visti da lontano, inseriti in una assoluta trasparenza dell’aria, denso e sensuale, erotico più che conturbante, quando dipinge nudi di un sapore che risente di Schiele e di Balthus, sebbene di una diversa fascinosità e allusività. C’è, dunque, un Hopper in pubblico, narratore di paesaggi dove tutto è sospeso in una atmosfera di attesa, in una scambievolezza tra soggetti e oggetti che connotano un vedutismo di grande respiro, allungato sui grandi orizzonti della frontiera americana, molto lontani, anche psicologicamente, dai complicati paesaggi europei, carichi di storia, di stile e di rovine che si sovrappongono tra di loro.

Hopper, con mente libera di suggestionismi stravaganti, descrive architetture geometrizzanti, senza vegetazioni scalpitanti e barocchismi impliciti. A guardare questi paesaggi si può descrivere una geografia fantastica, dove la verisimiglianza dei luoghi è interrotta solo dalla intelligente scelta dei punti di vista che, con i loro tagli, determinano l’essenzialità del quadro e il suo paradossale effetto di straniamento, che è fatto di colori e di linee che si affrontano creando effetti di grande giovinezza espressiva, anche nei dipinti di tarda età, in cui si avverte una superba volontà, che riequilibra gli effetti di una vista non più puntuale, ma è forse per questo che il suo vedutismo, col passare del tempo, diventa più prezioso. Acquisendo elementi  magrittiani allo stato puro, senza interpretazioni psicologiche fuorvianti.

L’Hopper in privato, è tutto consegnato alla segretezza del suo sguardo innocente, che segue le linee erotiche dei corpi con attrazione fatale, ma senza mai essere catturato dalla morbosità, cosa che oggi appare con maggiore evidenza, nel nostro contorto universo in cui sessuomania e sessuofobia si scontrano in una arena mediatica che coinvolge la realtà e la virtualità, in una contaminazione, che compromette il discernimento e alimenta tanti tipi di pruderie che niente hanno a che fare con l’arte. Tutta la pittura di Hopper, da quella più leggera a quella più pesante, fa ancora pronunciare la parola contemplazione, nel senso etimologico del termine, dato da una fortissima capacità di instaurare un dialogo, senza parole, fatto di scorrimenti linguistici che hanno fatto di lui un maestro, a cui non si può non fare riferimento ed anche il suo mercato se ne è giovato, arrivando a cifre di milioni di dollari. Si tratta di una bellissima pagina del Novecento, che ha seguito la linea della continuità, situando l’invenzione all’interno della sua poetica, che è l’espressione della sua personalità limpida, che non vuole dire semplice, ma capace di mettere ordine nei suoi sentimenti e nelle sue emozioni, capace di fare una vera psicanalisi di se  stesso, di guardarsi dentro e di guardare fuori, producendo un universo visivo a tutto tondo, come oggi sempre di meno accade; alcuni dicono che la nostra umanità si sta riducendo in termini mediatici, altri pensano che ci stiamo espandendo tanto, da uscire dall’umanesimo integrale, la cosa che è certa e che ci stiamo trasformando e con essa tutte le nostre percezioni, ma per fortuna siamo ancora in grado di stare con moderni, d’altra tempra, come Hopper.

 

Prof. Pasquale Lettieri
Critico d’arte

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