Il Futuro? Solidale…

Author

Anna Lamonaca

Anna Lamonaca has 15 articles published.

Fabrizio Moro in “Vinile” per il decennale di “Pensa”

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura/La Musica by
Fabrizio Moro (720 x 379)

In gara al festival di Sanremo, festeggia con un vinile i 10 anni dall’uscita di “Pensa”

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Pensa è ad oggi l’album più venduto di Fabrizio Moro, quello più amato, dedicato alle vittime della mafia, vincitore del Festival di Sanremo 2007, del Premio Mia Martini della Critica e del Premio Radio & Stampa. Il brano venne supportato da un videoclip diretto da Marco Risi con la partecipazione di Rita Borsellino e molti degli attori del film Mery per sempre che lo stesso Risi aveva diretto nel 1989. Con la versione video di Pensa si aggiudica il Premio Roma Videoclip 2007. Sempre nel 2007 e per questo album a Fabrizio Moro viene assegnato, per il valore Musical-Letterario, il Premio Lunezia. Fabrizio nel 2007 partecipa anche al Festivalbar e apre le date del tour di Vasco Rossi.


Per celebrare i anni dall’uscita dell’album di Fabrizio Moro (2007/2017), già disco di platino sia come album che come singolo omonimo, per la prima volta viene stampata (con all’interno anche la riedizione del CD) un’edizione speciale in vinile a 180 grammi, rimasterizzato ad hoc per questo supporto sempre più rivalutato dagli amanti della musica. L’uscita LP+CD e quella solo CD è stata il 3 febbraio. Grande esclusiva per la versione LP+CD in preorder dal 27 gennaio sul sito www.musicfirst.it: le prime 200 copie sono autografate di pugno dall’Artista.


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!

Usa il Tasto:

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tuned! Qui si continua a ravanare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale.

Applausi per Luca Napolitano a Casa Sanremo 2017

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura/La Musica/Uncategorized by
Luca_Napolitano_Casa_Sanremo2017 (720 x 379)

Grande successo per lo showcase tenuto a Casa Sanremo

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Ha riscosso successo lo showcase che Luca Napolitano ha tenuto a Casa Sanremo, l’hospitality del Festival sita al Palafiori, nella serata di martedì 7 febbraio. Il cantante ha coinvolto il pubblico nella sua intima e singolare perfomance esibendosi, accompagnato dalla sua chitarra, in un medley di due brani: il suo ultimo singolo “Ci Whatsappiamo” e il primo successo “Forse forse”, per poi concludere con una personale e commovente interpretazione del brano “Vedrai vedrai” di Luigi Tenco, omaggio al grande artista scomparso a Sanremo nel 1967.

Alla fine dell’esibizione, Luca ha ringraziato i presenti, l’organizzazione di Casa Sanremo, ha inviato il suo personale in bocca al lupo a Carlo Conti e Maria De Filippi, ha salutato i fan, concedendosi alle domande della stampa.
Il cantante si tratterrà nella città ligure per seguire da vicino il Festival della canzone italiana e prendere parte a varie trasmissioni televisive e radiofoniche.


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!

Usa il Tasto:

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tuned! Qui si continua a ravanare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale.

Gianni Marino presenta Salutami Mario e si racconta

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by
2-Gianni-Marino (720 x 379)

Attore, regista di corti, cabarettista, originario di San Giorgio a Cremano: lo intervistiamo

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Tra i suoi sketch più conosciuti, nati dalla sua genialità troviamo personaggi come “Gennaro Macleod l’Highlander napoletano”, “Ken il fidanzato di Barbie”, il “Toy Boy gigolò” accompagnatore di donne di una certa età, e lo strepitoso “Calciatore ambito”.
In occasione della presentazione di un suo nuovo cortometraggio-commedia sentimentale “Salutami Mario” lo abbiamo intervistato per voi…

Gianni Marino è un personaggio particolare, fuori dagli schemi prestabiliti, non si definisce né regista, né comico, ma una persona che respira arte che senza  ne morirebbe, nel vero senso della parola, si definisce un artista umilmente parlando, ma non c’è una definizione, non vuole essere etichettato, non è né comico, né regista, nel senso che un progetto è suo se l’ha nel cuore e se l’ha voluto lui”.

Parliamo di Salutami Mario:  “Amo il mondo cinematografico, faccio il comico, ma sogno il cinema, quando posso produco cortometraggi. Salutami Mario è il mio nuovo lavoro, una commedia sentimentale sotto forma di cortometraggio in cui io sono attore, regista e sceneggiatore, ho tratto ispirazione per questa commedia dal rapporto di coppia, nei tempi moderni è difficile fidarsi dell’altro. La trama è semplice, si tratta di una storia d’amore e di gelosia tra Luca, giovane imprenditore e Laura una professoressa che andrà a lavorare fuori Napoli. Un amore fatto di difficoltà di coppia generate dalla lontananza  e ci sarà un colpo di scena finale. Nel cast a recitare con me, Martina Amato ed Andrea Aiuto. Sono molto fiero di questo mio corto che presenterò a molti festival.”

Uno dei tuoi corti molto premiato è Irregularity:

“Irregularity” con la regia di Kader Alassane un regista che ha vinto il Leone d’ oro al festival di Venezia un po’ di anni fa; interprete femminile Maria Rosaria Virgili, la tematica trattata è lo sfruttamento sul lavoro”.

Sei sempre interprete dei tuoi corti?

“I corti sono quasi tutti scritti ed interpretati da me; con essi ho partecipato a vari concorsi ed ho vinto un paio di premi, tra cui nel 2013 il Drago d’oro”.

Per quanto riguarda i tuoi personaggi presentati in Tv. Quando hai scoperto di avere una certa vena comica?

“E’stato tutto un crescendo, fin da piccolo ero molto timido e poi grazie ad un’esperienza televisiva alla Rai, un amico del palazzo m’invitò,  iniziai a fare un po’ di teatro. Ho sempre avuto una passione per la comicità, scrivevo, scrivevo, ma non provavo mai nulla, non sapevo nemmeno se funzionasse, mi trovai a fare un provino al “Tam- Il tempio del Cabaret” e poi studiando, provando, iniziai a proporre al pubblico alcuni personaggi che sono nati da una maturazione ed uno studio approfondito. Spesso gli amici mi chiamano e mi chiedono:”Portati a mio cugino è un tipo simpatico”, ma per fare comicità vera non serve solo la simpatia, senza studio, non si può fare niente.”

Da dove trai ispirazione per i tuoi sketch?

Più che trarre ispirazione, solitamente propongo molti personaggi al pubblico, però poi bisogna capire qual è quello che più mi si addice ed è nelle mie corde; negli anni su Sky portai Ken il fidanzato di Barbie e fu un successo, poi proposi Macleod l’Highlander napoletano perché io sono fan sfegatato del film, ho inventato poi il personaggio del “Toy Boy” cioè il gigolò per anziane perché credo che sia una realtà cruda e vera nel mondo d’oggi, è una moda che spopola soprattutto tra signore ricche di una certa età, ci ironizzo in maniera surreale ed infine il calciatore ambito”.locandina-gianni-marino-logo-nuovo-made-in-sud-1-buonissima-778x1024 (300 x 395)

Gianni ti rifai a stereotipi del nostro mondo presi di mira non solo per farci ridere, ma quasi sempre per farci riflettere su tematiche molto importanti in chiave comica e ironica. A quale dei tuoi personaggi ti senti più legato?

“Highlander è il primo personaggio che ho realizzato e che propongo tutt’ora nei miei spettacoli live, credo che sia il pezzo più forte e più bello dello spettacolo, è sempre surreale e popolare allo stesso tempo”.

Qual è il tuo rapporto con il pubblico?

“Nei miei live il rapporto con gli spettatori è sempre alquanto giocoso e nonostante a volte sia eccessivamente confidenziale, le persone capiscono che è per scherzo, un rapporto tranquillo, ma focoso allo stesso tempo”.

Made in sud?

E’ per me una grande famiglia formata da brave persone che lavorano da anni insieme e con affiatamento”.

I comici in realtà sono tristi, nascondono una tristezza di fondo è vero?

Io non sono Dr Jekyll e Mr Hyde, sono una macchina quando lavoro, nel mio privato  sono un po’ riservato, ma non sono una persona triste”.


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!

Usa il Tasto:

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tuned! Qui si continua a ravanare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale.

Andrea Benelli, la musica è la mia vita…

in Anna Lamonaca Blog/La Musica by
cover-benelli tagl
Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Io Giornalista Tv intervista il pianista e compositore Andrea Benelli che dopo una carriera ricca di soddisfazioni e un’esperienza alla Scala di Milano ha realizzato il suo primo ambizioso progetto musicale l’Album intitolato “Tiamoforte”…

 Andrea Benelli è emozionale, diretto, semplice e complicato allo stesso modo; si definisce come uno che pensa molto, a volte troppo; è istintivo, a volte troppo, dolce e romantico, forte ed energico allo stesso modo; preciso e ordinato, a volte troppo; meticoloso e sempre alla ricerca della perfezione, introduce se stesso e il suo mondo musicale in una profonda intervista:

A quanti anni ti sei avvicinato alla musica? “I miei genitori hanno sempre ascoltato musica; mia madre in particolare prediligeva la musica lirica. Entrambi cantavano. Sin da piccolo ho avuto modo di ascoltare le più grandi opere ed esecuzioni. I primi passi li ho fatti all’età di 4 anni; i nonni mi avevano regalato una pianola e suonavo ad orecchio. All’ età di sei anni iniziai a studiare con il maestro Francesco Manenti che mi prese sotto la sua ala protettrice e mi diede le basi tecniche/musicali al pianoforte e poi all’organo fino all’età di 14 anni. Un grande compositore al quale devo tantissimo. Mi piacerebbe fosse qui per avere un suo parere. Anche se credo fermamente che da lassù in qualche modo mi abbia aiutato a muovere le mani in questi brani”.

Quando hai compreso che essa era diventata parte fondamentale della tua vita? “Il rapporto con la musica è stato sempre molto particolare. È come se fosse stata sempre lei a ricordarmi di essere importante per me. Nei momenti di sfiducia, quando ho dovuto scegliere tra il calcio e la musica, quando volevo abbandonarla per fare tutt’altro lavoro, alla fine mi ha richiamato sempre a lei. Ho capito solo da qualche anno che la musica per me è tutto, è il mio mezzo di comunicazione per gli altri, è il mio donarmi agli altri”.

Dopo un lungo percorso di studi, hai iniziato la collaborazione col Teatro della Scala in cui hai lavorato con i più grandi direttori c’è qualche ricordo in particolare che vuoi raccontarci?  “Ho tantissimi bei ricordi degli 8 anni trascorsi al Teatro alla Scala. Le tournée in tutto il mondo, le esecuzioni di Petruska di Stravinskij in Teatro, la dolcezza e l’espressività che riusciva ad incarnare con le sue mani il maestro Georges Prêtre, venuto a mancare da poco. Vi racconto un aneddoto che oggi ricordo con il sorriso, ma allora, vi posso assicurare, è stato imbarazzante, perché son stato ripreso dal Maestro Riccardo Chailly durante una prova. Ero così incantato, concentrato, curioso nel sentire il suono dell’orchestra, l’esecuzione dei miei colleghi che sempre ad altissimo livello esprimevano la musica, la figura di questo direttore che indirizzava il suo volere con le mani, con il corpo che ho perso completamente la mia entrata al pianoforte. Il Maestro si ferma, mi guarda, io lo stavo guardando, e mi dice: “non c’è il pianoforte?” Io volevo sprofondare!!! Da lì ho imparato a gestire l’attenzione nell’ascolto della bellezza del suono che i miei colleghi insieme al direttore creavano con l’attenzione a quello che avrei dovuto suonare io per una fusione tutti insieme”.

Hai collaborato fino al 2013 con l’Orchestra, la Filarmonica e i Cameristi del Teatro alla Scala in qualità di organista, pianista e clavicembalista, tra tutti questi strumenti quale preferisci? “Da piccolo sono sempre stato incantato dall’organo. È stato uno dei giorni più belli della mia infanzia, quando il mio primo maestro durante la lezione al pianoforte, mi ha portato nell’altra stanza dove c’era l’organo, mi ha fatto sedere e ha cominciato a darmi le prime lezioni tecniche organistiche. Il clavicembalo invece non è mai stato il mio prediletto, anche se ha contribuito notevolmente alla mia crescita musicale. Ho preso il diploma sperimentale e ho eseguito brani oltre che al clavicembalo anche al fortepiano e al clavicordo eseguendo con i Cameristi del Teatro alla Scala molti concerti in Italia e tournée all’estero. E per ultimo c’è il pianoforte. Lo strumento che ho utilizzato di più per tutti questi 30 anni di musica. Ho accompagnato strumentisti, cantanti, con la musica da camera, sinfonica e lirica. Ho fatto esibizioni con musica pop, musica da film e tanto altro. É lo strumento che più adoro, lo ammetto, è il mio preferito. Con lui ho la possibilità di trasmettere in maniera diretta l’espressività che mi appartiene”.

Quando hai deciso d’intraprendere il nuovo percorso musicale come pianista solista? Come mai questa decisione? “Sin da piccolo ho sempre avuto la predisposizione a voler essere protagonista, fa parte del mio carattere. Gli spettacoli a scuola, nello sport, nell’animazione, negli eventi che organizzavo all’oratorio. Con la musica è successa la stessa cosa. Avevo l’esigenza di far qualcosa di mio ed è successo circa 4 anni fa”.

“Tiamoforte”, Musica, energia per la vita, è il coronamento di un intenso lavoro artistico durato due anni. Vuoi parlarcene? “Tiamoforte è la mia più grande soddisfazione. È stato l’esame più difficile che abbia mai dovuto affrontare: ha messo a dura prova la mia tenacia, la mia forza, le ansie e le angosce. Con questo lavoro ho risposto a tutte le volte che la musica mi chiamava. E devo ringraziare Giovanna Caravaggio mio mentore e mia guida, una grande amica divenuta anche il mio produttore e la mia famiglia per avermi sostenuto.”

Perché questo titolo? “Il titolo è venuto una sera durante la riunione con Giovanna Caravaggio e il mio ufficio stampa Mauro Caldera. Volevamo trovare un titolo con la parola pianoforte e io volevo che venisse aggiunta la parola amore, perché nell’album racconto spesso questo valore importante nella vita di ognuno di noi. Tra un giocare con le parole e un altro ho trovato “Tiamoforte” ed è piaciuto tantissimo.”

L’album contiene 13 tracce strumentali che esplorano le infinite emozioni che ad oggi hanno accompagnato la tua vita perché questa scelta? “Perché la mia vita mi ha trasmesso tanto, perché ho vissuto a 360 gradi tutte le emozioni positive e negative che mi ha dato.”

Come nascono i tuoi brani? “Alcuni nascono dalla mia immaginazione: mi catapulto in un posto e immagino; altri nascono pensando alle mie esperienze e scrivo quello che ho provato; in altri compongo una melodia dolce perché in quel momento sono triste e ho bisogno di coccolarmi; in altri l’esatto opposto e scrivo brani drammatici; altri ancora nascono semplicemente dopo ore al pianoforte ad improvvisare.”

In questo campo hai ricevuto grandi soddisfazioni, ma c’è stato qualche momento in cui hai perso fiducia? “Se non succede non saremmo esseri umani. Credo sia normale avere momenti in cui si perda la fiducia in quello che si fa, in quello che si vorrebbe fare. La vita ti da grandi soddisfazioni, ma forse ti da più porte sbattute in faccia.”

Cos’è la musica per te? “Per me la musica è tutto, lo posso dire con grande sincerità; è l’unica cosa che conta in questo momento. Per lei amo e ho amato, soffro, faccio sacrifici, sono dolce e premuroso, ho studiato molto, moltissimo e studierò sempre, le devo molto, le devo tutto, tutta la mia vita. “

Parlaci dei prossimi progetti per il futuro: “Il progetto è di portare live questo album. Girare l’Italia, l’Europa, il Mondo con Tiamoforte. Non poco ambizioso, ma non sarebbe un mio progetto se non fosse così!!! (Risata). Sono ottimista e so che riuscirò nell’intento perché nel mio staff, oltre a Giovanna Caravaggio di cui ho già parlato prima, c’è Mauro Caldera il mio ufficio stampa una persona fantastica, competente e disponibile e Filippo Broglia (il mio promoter radio/tv) per 15 anni direttore a Radio Italia, una persona che sa il fatto suo, tutto d’un pezzo sa cosa dire e cosa fare, nel momento giusto e nel modo giusto.  Non può che essere una vittoria. Viva la musica!”

unnamed (1) (400 x 266)


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!

Vuoi usare un Bonifico? Chiedici l’IBAN con una Mail.

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tune!! Qui si continua a ravanare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale …

Mario Pirovano la mia vita con Dario e Franca

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by
8056585074_29bb0bd406_h

Incontrare Dario Fo, come cambiare la propria vita a 33 anni…

Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

E’ una sera del 1983 in Inghilterra, Mario Pirovano, semplice operaio di 33 anni, va a teatro ed in scena  c’è “Mistero Buffo”, uno spettacolo che gli cambierà la vita. A seguire un incontro, quello col premio Nobel Dario Fo e sua moglie Franca Rame che Mario non scorderà mai. Il giovane Pirovano per la prima volta prova l’emozione del teatro, i brividi che l’attore con la sua affabulazione provoca nel pubblico dal palcoscenico, il boato delle risate, gli applausi a scena aperta, ma è solo dopo, nel camerino, che avviene la magia, la proposta di collaborare ed entrare a far parte attiva e stabile della compagnia. E’ un’amicizia che nasce e che porterà  Mario a lasciare il proprio lavoro, a dedicarsi a tempo pieno al teatro come allievo diretto, traduttore e testimone di Dario Fo in Italia e nel mondo. L’attore si racconta al nostro giornale in una straordinaria e profonda intervista …

Si può dire sicuramente che gli incontri cambiano la vita, leggendo la sua biografia, lei si era trasferito infatti a Londra per fare tutt’altro lavoro. L’incontro con Dario Fo e Franca Rame ha davvero cambiato il suo destino? “L’incontro con Dario ha cambiato totalmente la mia vita. Lavoravo in Inghilterra in un’agenzia di viaggi, ed andai a teatro a vedere “Mistero Buffo”, quest’opera mi sconvolse letteralmente, avevo 33 anni, non conoscevo nulla del teatro, ne rimasi incantato. La mia esperienza personale  e questo meraviglioso incontro, sono la dimostrazione che la vita può cambiare in qualsiasi momento, a patto però che tu sia pronto e disponibile al cambiamento. Quando sei chiuso, costruito nella tua quotidianità, allora non hai vie di scampo ed è per questo che suggerisco spesso ai ragazzi, durante i miei corsi, di lasciare sempre una piccola porticina aperta sui sogni, non bisogna mai essere completamente sepolti dalla quotidianità.”

Il teatro è stato sempre una delle sue passioni? “No, assolutamente, ero convinto che il teatro fosse una delle cose più noiose della vita, non ero mai stato ad assistere ad uno spettacolo. Quel giorno andai a vedere Dario, era solo una curiosità perché avevo sentito parlare di lui e di Franca. Sono nato a Milano ed ho iniziato a lavorare molto piccolo, a 14 anni avevo già il libretto di lavoro, ma dei Fo se ne parlava già, sapevo che avevano lottato per i diritti dei lavoratori, per cui essendo figlio di contadini ed operaio io stesso, non ero tanto interessato allo spettacolo, ma alla loro politica. L’occasione era importante per dimostrare loro la solidarietà e la stima di noi connazionali, con altri amici italiani decisi di andarlo a salutare ed omaggiare”.

Cosa ha provato quindi guardando Mistero Buffo? “Guardando lo spettacolo ho iniziato a ridere dall’inizio alla fine. Dopo la rappresentazione siamo andati a salutarli nel camerino, Franca ci chiese di ritornare nei giorni successivi. Il giorno dopo ero già lì ed è stato così per tutto il mese in cui sono stati a Londra per seminari, workshop e spettacoli. Io conoscevo l’inglese ed ho fatto da traduttore per loro quando necessario. Nel loro piccolo gruppo di 4 persone non c’era nessuno che parlasse inglese, ricordiamo che erano i primi momenti in cui il teatro italiano usciva all’estero, così mi misi subito a disposizione. Da quel momento nacque un amore che poi è durato tutta la vita.”

Ha subito iniziato la collaborazione? “Quando partirono, Franca mi chiese se volessi andare con loro a lavorare in Italia. Sembrava una boutade, una cosa da simpatia, invece per la successiva  tournèe Franca mi ritelefonò e mi propose di entrare stabilmente nella loro compagnia”.

Si può dire che è stato un vero e proprio tuffo nel vuoto? “Premetto che avevo un lavoro bellissimo, guadagnavo bene, gli amici non mi mancavano, vivevo nel centro di Londra, in una casa di tre piani, non avevo bisogno di nulla. E’ stato un tuffo nel vuoto perché avevo già 33 anni, ma fui talmente incuriosito da loro e dal teatro che il salto fu immediato.”

Il suo Mentore  ha spesso affermato, “…è vietato calpestare i sogni…”, quanto oggi, a suo avviso, sono rimaste vere queste parole?

“Io mi ricordo benissimo che da ragazzo sognavo ad occhi aperti, molte volte mi capitava nel periodo della giovinezza di rimanere imbambolato a guardare il cielo. Sono stato sempre un sognatore, i sogni non vanno mai calpestati,  bisogna conservare quell’angolino, quello spazio dentro di noi, una porticina aperta sul sogno”.

Mi dia una sua personale definizione dell’essere “attore” … “Per me essere attore equivale ad avere la possibilità di poter incontrare centinaia di persone ogni volta, di essere sempre nuovo pur mantenendo me stesso, provando una gioia infinita ogni volta che salgo sul palcoscenico. Far divertire la gente, sentire il boato delle risate, gli applausi a scena aperta è una gioia immensa, avere la possibilità di poter raccontare queste storie antiche, alcune addirittura antichissime,  riuscendo ad entrare nel cervello delle persone, è una felicità enorme.”

Vi è piaciuto? Continua nella prossima puntata…


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!

Usa il Tasto:

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tune!! Qui si continua a scavare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale …

Continua il viaggio nel centro del Mistero Buffo con Mario Pirovano…

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by
mario-pirovano
Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Continua la nostra Intervista con Mario Pirovano… Dario Fo è li che ci guarda…

Presto andrà in scena con Mistero Buffo perché proprio quest’opera? “Sono circa 20 anni che porto Mistero Buffo in tutto il mondo, è stata la prima opera a cui ho assistito, me ne sono innamorato ed adesso ancor più. Dario ci ha lasciato, ma secondo me è ancora da qualche parte a farmi ridere, certo Dario è morto, il suo corpo fisico se ne è andato e molti teatri vogliono dedicargli un tributo, ma io sono già anni che porto in giro questo spettacolo”.
E’ stato lo stesso Fo a raccogliere per anni documenti di teatro popolare di varie regioni italiane ed a ricostruirli in uno spettacolo omogeneo, in cui le capacità mimiche dell’attore sono il mezzo principale dell’espressione teatrale. Quanto studio c’è dietro a Mistero Buffo? “Dario ha fatto uno studio su Mistero Buffo che è durato quarant’anni, non un giorno, non ha smesso mai. Oggi si potrebbero fare quasi 20 ore di Mistero Buffo è un meccanismo di comicità perfetta. Alcune storie sono medievali, altre risalgono al III secolo dopo Cristo, sono dei meccanismi dentro la nostra cultura e basta arrivarci con parole, concetti e frasi che escono dalla nostra memoria primordiale, i meccanismi comici sono gli stessi è cambiato un po’ il linguaggio che ha cercato di addolcire rendendolo un po’ più attuale, pur mantenendone intatta la struttura comica riunita alla gestualità.”
Mario, lei reinterpreta i testi di Fo con assoluta fedeltà, riuscendo però a far emergere la sua personale carica espressiva, come s’immerge in un testo? “Quando recito un testo la gente sente che lo spettacolo è mio, è vero è di Dario, ma è anche mio, il dramma di questi spettacoli è che se tu cerchi troppo di essere simile all’originale sbagli, vieni subito criticato, per cui bisogna avere una personale carica espressiva. Questo testo è talmente potente che i suoi meccanismi di scrittura non si possono sciogliere”.
Perché, quindi, in un epoca come la nostra in cui tutto sembra sfiorarci senza lasciare il segno, l’opera di Fo, riesce ancora ad essere tanto presente? “Si, certamente, il teatro di Dario è per tutti, è attualissimo, si è diffusa la falsa convinzione che sia un teatro troppo impegnato e difficile, ma è semplicemente un grande storytelling. Ho conosciuto persone che si occupano di teatro, organizzatori culturali che mi hanno detto che è complicato, ma non lo è, è moderno e comprensibile, guardi me, io non ero mai stato a teatro e non lo amavo ed invece… io sono l’esempio più lampante di quanto esso sia facile e chiaro.”
Cosa è necessario per fare “Teatro”, un Teatro o “Teatro” è “Ovunque”? “Dunque, gli spettacoli teatrali di Dario, soprattutto “Mistero Buffo”, si possono rappresentare ovunque. In una chiesa sconsacrata o consacrata che sia, in un aia, una pubblica piazza ovviamente con le opportune condizioni, c’è sempre bisogno di una pedana, di un palco. Il teatro di Fo può davvero essere recitato ovunque.”
Dario Fo come i giullari medievali, uomini che giravano di corte in corte diffondendo un tipo di cultura semplice, “homini ludens” uomini giuocanti che sorridevano della vita, lei si ritiene un “homo ludens”? “Io mi ritengo una persona giocante e felice, sono di mia natura una persona a cui piace sorridere, scherzare, sono sempre disponibile ad ascoltare e sentire”.
Cosa consiglia ad un giovane che vuole avvicinarsi al teatro? “Ad un giovane che vuole avvicinarsi al teatro consiglio sempre di entrare a far parte di una compagnia teatrale al più presto possibile, fare qualsiasi ruolo, l’importante è che si respiri il teatro dall’interno che si abbia a che fare direttamente con l’esperienza. Pensi che io per iniziare a recitare ci ho messo 9 anni.”
Si emoziona ancora quando recita?  “L’emozione è un elemento necessario per l’attore, essere troppo freddi e professionali non serve, il pubblico è attento anche se non è mai stato a teatro, sente subito cosa accade sul palcoscenico dal primo momento in cui l’attore entra. E’ un fatto incredibile. L’emozione è una giusta dose, serve ed è importante, non bisogna farsi prendere da essa, ma dosarla.”
E’ difficile spiegare Mario Pirovano con una definizione, lei è attore, interprete, traduttore, in quale di queste anime si rispecchia di più? “Traduco da tempo i testi di Dario tra cui uno spettacolo che non era mai stato tradotto, che molti non volevano trasporre perché affermavano che non avrebbe funzionato teatralmente. Hanno preso una cantonata micidiale perché ha avuto una grandissima fama essendo incentrato sulla vita di San Francesco, “Lu santu jullare Francesco” e l’abbiamo portato in tutto il mondo.”
Nel suo percorso artistico alterna piazze italiane a prestigiosi teatri all’estero, passando con facilità dai dialetti padani, all’italiano, allo spagnolo, all’inglese. Sono oltre 20 anni che porta il teatro di Dario Fo in Italia ed in Europa. Che differenza c’è tra i vari pubblici con cui viene in contatto? “Il pubblico è sempre diverso, per esempio i britannici sono molto difficili da conquistare, ma quando li rendi partecipi sono un pubblico eccezionale. Bisogna sollecitare le parti comiche ed umoristiche del loro essere, non si concedono tanto facilmente, quando sei sul palco sei sempre in tensione e recitare nella loro lingua non è semplice, sono molto attenti alla lingua, ci tengono. Sono riuscito a fare la traduzione di “Francesco” in un modo così straordinario che addirittura una casa editrice inglese ha voluto pubblicarne il testo”.
Quali sono i suoi prossimi progetti, vuole parlarcene? “Continuo a girare con “Mistero Buffo” mentre con i prossimi spettacoli sarò a Lecco e Chiavenna in Nord Italia, poi sono stato invitato al Carnevale di Fano sempre con “Mistero Buffo”, a Cesenatico che è la seconda casa di Dario Fo e Franca Rame dove vivevano fin da quando avevano trent’anni, poi in tournèe in Asia, a Singapore, in Malesia. Vorrei poi organizzare una mostra di quadri di Dario, ho tante cose da fare. Vuole sapere qual è unico cruccio così chiudiamo? E’non riuscire a venire al sud…Ma la vita è lunga…”


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!

Usa il Tasto:

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tune!! Qui si continua a scavare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale …

Barbara Eramo, una storia da raccontare… Intervista e video…

in Anna Lamonaca Blog/La Musica/Pianeta Donna by
barbara_eramo tag
Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Barbara Eramo, cantante, artista, raccontiamola…

Abbiamo incontrato l’ammaliante cantante in occasione del prossimo evento che la vedrà ospite  di Cafè Loti  presso l’Auditorium Parco della musica di Roma il 18 gennaio…

Viso luminoso, occhi trasparenti, una storia da raccontare, la musica è la sua vita, il linguaggio preferito che lei usa per interagire col mondo o per prenderne le distanze, quando serve. Tutto questo è Barbara Eramo, cantante tarantina dalla carriera ricca di soddisfazioni, successi e nuovi progetti work in progress, la talentuosa interprete ed autrice si racconta al nostro giornale in una interessante intervista:

Partiamo dalle origini e facciamo un excursus nella tua carriera, quando hai capito che nella tua vita avresti fatto la cantante?  “Diciamo che è stata una conseguenza naturale dovuta al fatto che ho cominciato ad esibirmi in pubblico a 15 anni e non ho mai piu smesso. A 19  anni mi sono trasferita a Roma (sono pugliese della provincia di Taranto Ginosa Marina) per iscrivermi all’università, ma era chiaro per me ed in fondo anche per i miei genitori che si trattava di un alibi: andavo a Roma per concretizzare questa passione e quindi ad un certo punto , guardandomi indietro ho potuto constatare che si, avevo fatto una scelta di vita.”

Negli anni ’90 con Passavanti  vinci il premio della critica nella sezione giovani del Festival di Sanremo, in seguito esce l’album “Oro e Ruggine” vuoi parlarci di queste esperienze?

“Farne un sunto è difficile, ma ha sicuramente creato un evento consistente nella mia vita professionale. E’ indubbio che la mia vita musicale e forse non solo, si divide in “prima” e “dopo” Sanremo. Penso di non aver mai vissuto per così tanti giorni di seguito un’emozione così forte, misto di felicità e terrore. Bellissimo ricordo ed anche un po’ doloroso non posso negarlo, ma di un dolore ormai quieto in qualche modo risolto, compensato dalle tante esperienze bellissime e palchi vissuti in seguito che hanno stemperato la delusione di quel sogno rimasto sospeso.”


Hai collaborato con Bacalov nel brano “L’amore promesso” colonna sonora del film “Milonga”; sei interprete ed autrice di colonne sonore per il cinema e la televisione ed hai cantato anche in quella del film “Tale of Tales” di Garrone, certo si può dire che sei sicuramente un’artista eclettica oltre ad interpretare sei autrice e collabori con musicisti, quali di questi ruoli preferisci?  “Indubbiamente il mio strumento è la voce  quindi amo farne uso in qualunque veste musicale, per comporre mi accompagno con diversi strumenti – piano, chitarra, ukulele o sovrapposizioni vocali, ma a volte sono sufficienti anche solo una passeggiata nella natura ed il vento, dipende dal momento e dall’ispirazione comunque mi  piace comporre o poter collaborare alla scrittura non solo essere interprete.”

Nel 2008 è uscito il tuo album solista “In Trasparenza” perché questo titolo? “ Ho scelto questo titolo perché mi mostravo  intimamente scegliendo di cantare quei brani, quelle melodie e quei testi. Non ho prestato ascolto, dal punto di vista delle intenzioni discografiche , alle hit radiofoniche o discorsi di questo tipo…seguivo ciò che mi piaceva davvero, come è sempre stato del resto e come desidero che sia sempre.”

Nel 2010 è uscito il tuo Cd “Oriental Night Fever” realizzato insieme al musicista produttore francese Hector Zazou e a Stefano Saletti. Raccontaci di questo progetto …

“Hector Zazou è stato uno dei musicisti più importanti al quale devo infinitamente per la mia formazione musicale. L’ho conosciuto quasi per caso a Parigi, grazie alla mediazione di un amico. Volevo ascoltasse la mia musica perché amavo il modo in cui lavorava sul suono il suo disco “Les chansons des mers Froid” mi ha letteralmente folgorato ed ospita artisti come Bjork, Laurie Anderson, ha lavorato con David Sylvian, Ruky Sakamoto per me era una specie di leggenda vivente. Dopo tre anni mi ha proposto di fare questo disco insieme ed immagina la mia felicità. Purtroppo durante la lavorazione è venuto a mancare e forse solo dopo mi sono resa ancor più conto dell’immensa fortuna che ho avuto ad aver lavorato con lui. Lo penso spesso e credo che anche grazie a lui ho preso il coraggio in seguito di realizzare il mio disco “Emily”.

Uno dei tuoi più recenti progetti è “Emily”, un concept album di tue composizioni su  poesie di Emily Dickinson come nasce  e perché hai scelto proprio questa poetessa?

La fascinazione è stata leggerla e cantarla immediatamente, è di una musicalità sconvolgente. Una scrittura non immediata la sua, ma se aggiri il filtro della ragione ti arriva dritta in pancia. Questo mi ha colpito: il senso mistico della natura intrisa al tempo stesso di umanità e viceversa, questa esplosione di vita ed inoltre la sua assoluta contemporaneità, il suo linguaggio immaginifico ma mai melenso. E’ stato ancora più sconvolgente quando poi, leggendo la sua biografia, ho scoperto che viveva come una reclusa dentro casa. Sembrava famelica di vita, ma la viveva solo dentro di sé. Ho in comune con lei questo modo intimo, privato, di vivere in disparte le passioni; anche un certo senso di inadeguatezza al mondo e l’idea di costruirsene uno “tutto per sé” grazie all’immaginazione tuttavia non potrei mai rinunciare all’esplorazione del reale, per lo meno per come sinora mi conosco”.

Hai collaborato con tanti artisti, ma è difficile schierarsi da solista nel panorama musicale italiano? “Si , sempre più. I talent certo non aiutano, è la famigerata fabbrica delle illusioni. Molti giovani, anche dotati, spesso sono costretti a rivolgersi a questi programmi per cercare una propria collocazione nel mondo della musica, ma questi format vanno a discapito dell’arte e della sua funzione fondamentale che dovrebbe essere quella di elevare l’anima dall’ordinario. Siamo diventati tutti dei prodotti da scaffale per questo mi sono rivolta ad un circuito diverso, indipendente. E’ faticoso, ma mi permette di scegliere quello che voglio cantare e questo è impagabile e non c’è fama che tenga.”

Mescoli molte sonorità e stili come mai questa mescolanza? “Per mantenere vivo l’amore per questo lavoro. La mia indole musicale mi porta ad avere un approccio essenzialmente emotivo, curioso ed esplorativo – ed aggiungo poco ortodosso. Il mio modo di immergermi nella musica è totalmente esperienziale, non accademico. E’ così che ho formato la mia personalità musicale. Sono passata attraverso varie passioni dall’adolescenza ad oggi, grazie ad artisti che mi hanno illuminato: per questa ragione non amo chiudermi stilisticamente perché ho sperimentato molto spesso la bellezza della folgorazione che nulla toglie alle precedenti, anzi! Ogni volta scopro possibilità espressive diverse che aggiungono ed espandono l’ispirazione. Di fondo c’è una sorta d’inquietudine, un non accontentarsi o adagiarsi troppo… Mantenere vivo l’amore per la musica appunto.”


 Quali sono i tuoi progetti per il futuro?Parliamo dei prossimi appuntamenti …

“Sto raccogliendo le idee per il prossimo disco, è tutto ancora embrionale, ma comincio ad intravedere la luce. Proseguo l’attività concertistica – il 18 gennaio sarò ospite del Cafè Loti all’Auditorium parco della Musica di Roma, il 9 febbraio sarò con la mia band in concerto a “Na Cosetta” a Roma zona Pigneto, a marzo saremo a Padova e Lago di Garda ed a giugno all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi ospite del pianista jazz Nico Morelli –  inoltre voglio continuare a portare la mia musica all’estero perché trovo molti stimoli umani e creativi grazie ai viaggi. Unire queste due passioni, musica e viaggi, mi fa dire grazie alla vita ogni volta.”

Barbara Eramo...


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!

Usa il Tasto:

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tune!! Qui si continua a scavare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale …

“Ajere e Dimane” è l’album di esordio di Maria Boccia

in Anna Lamonaca Blog/La Musica/Pianeta Donna by
cover-iogio
Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

“Ajere e Dimane” è l’album di esordio della bella e brava cantante Maria Boccia che è stato presentato recentemente a San Giorgio a Cremano, sul palco con l’autrice, anche Mauro Spenillo e il rapper napoletano Tueff. In occasione del lancio del disco l’abbiamo intervistata per voi:

Maria da poco è stato presentato al pubblico “Ajere e Dimane”, il tuo nuovo album per la Zeus Record, come nasce questo progetto? “L’album nasce dall’amore che ho da sempre per la musica e da un team di persone straordinarie che hanno voluto crederci”.

“Ajere e dimane” porta anche la firma del grande Sal Da Vinci, il disco vanta inoltre la collaborazione con altri nomi importanti della musica partenopea come Mauro Spenillo, Bruno Lanza, il duo Mr Hide, Leonardo Barbareschi e Tueff, ma è la tua voce a rendere speciale questo lavoro, quando nascono questi connubi artistici? “Credo che oltre alla voce sia fondamentale il rapporto umano; i sentimenti, qualsiasi essi siano e in qualunque ambito si manifestino, sono il motore, la base su cui costruire tutto. Solo allora si crea la magia, il connubio perfetto”.

Maria, tu sei la tipica bellezza napoletana: occhi scuri, capelli lunghi, un corpo ed un viso molto espressivi, ti ha aiutato nel lavoro di cantante avere anche un bell’aspetto? “Non lo so, però credo che avere un bell’aspetto non guasti.”

Certo, la tua musicalità è particolare, ma ci sono tanti cantanti, solo pochi però emergono a livello nazionale, il cammino è difficile, ma per te sembra già arrivato il successo. Come gestisci il tuo rapporto col pubblico? “Conduco una vita semplicissima e con il pubblico mi relaziono in modo diretto e spontaneo senza costruzioni. Parlare di successo mi pare eccessivo: il cammino è ancora lungo difficile, e ci sono dei momenti in cui vorresti mollare ma poi l’amore e la passione vincono su tutto.”

L’album contiene 5 brani inediti quali sono? “I titoli dei 5 inediti sono: Ajere e Dimane (che è anche il titolo dell’album), Mai, Addore ‘e cafè, ‘E Canzone e infine Je sto cu’ ttè.”

Sei nata a San Giorgio a Cremano, paese che ha dato i natali a Massimo Troisi, quanto della tua terra porti in giro nelle tournée?  “Tanto, ecco perché per i testi uso sia l’italiano che il napoletano, perché le mie radici non si perdano di vista. Sono orgogliosa di essere cittadina di San Giorgio a Cremano, una città che amo tanto, ed è proprio per questo che ho voluto presentare il mio lavoro discografico a villa Bruno dove c’è uno spazio permanente dedicato al grande Massimo Troisi.”

Il tuo è un album poliritmico in cui italiano e napoletano si fondono in un sound che richiama il miglior pop: dal classico al rap, senza mai accantonare la sua radice più profonda, tutta partenopea. Come mai questa fusione di generi? “Mi sono voluta mettere alla prova, in modo particolare con il la cover del brano “E mò e mò” che è stato rivisitato in versione rap. Mi piace dare un’impronta originale alle mie canzoni.”

Quanto è importante nella tua vita la musica? “È stata sempre importante, sin da bambina. Cantavo appena sveglia, sotto la doccia, per strada… Cantare mi fa sentire bene, e mi piacerebbe se facesse star bene anche chi mi ascolta.”

Quando hai deciso che avresti fatto la cantante e quali sono i tuoi punti di riferimento? “In realtà non l’ho mai deciso, tutto è avvenuto in modo spontaneo, la musica l’ho ritrovata sempre nel mio percorso di vita.”

A quale dei pezzi contenuti nell’ album ti senti più legata e perché? “Sono legata a tutte le canzoni dell’ album perché in ognuna è racchiusa un’emozione diversa. Rappresentano l’amore in varie sfaccettature, da quello per la musica a l’amore di una coppia, a quello per la propria città.”

“Mai” è un brano particolare, qual è la sua tematica? “Mai è un pezzo molto forte, è quell’amore che pensi sia per tutta la vita e invece si trasforma in abitudine. Si realizza così l’amara consapevolezza che quel futuro che avresti voluto non è mai arrivato.”

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? “Innanzitutto il futuro è basato sulla promozione di “Ajere e Dimane” che mi assorbe come una spugna, ma sto già pensando al prossimo album. Le idee cominciano a venir fuori perché la musica non sta mai ferma.”

E noi staremo fermi ad aspettarla passivamente? Assolutamente NO, saremo la sua ombra, restate sintonizzati!


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!

Vuoi usare un Bonifico? Chiedici l’IBAN con una Mail.

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tune!! Qui si continua a ravanare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale …

EffPlume una vita tra Burlesque e trasformismo…

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura/Pianeta Donna by
jessica-frascarelli-2
Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Jessica Frascarelli in arte è “EffPlume”… è  fotomodella freelance, alternative Pinup, Performer ed insegnante di Burlesque…

Si definisce “portatrice sana di curve ed ironia”, affascinante, sensuale, sorridente, c’introduce nel mondo del Burlesque con un’intervista al nostro giornale in cui ci descrive la sua vita tra Pinup ,Burlesque e fotografia:

Chi è EffPlume? “Mi piace definire Effplume come l’alter-ego di Jessica. Non è la Jessica reale che arrossisce per qualsiasi cosa, ma quella parte di lei che amerà sempre giocare con la fantasia e con i travestimenti. Effplume esiste solo sul palcoscenico ed è una diva un po’ burlona, sensuale e vagamente sbadata. Le cadono sempre i vestiti di dosso! Ops!”

Quando ti sei appassionata al vintage?  “Amo fin da piccola i vecchi film e le fotografie in bianco e nero di un tempo e studio da sempre le dive di tutto il ‘900 che erano così incredibilmente sensuali e allo stesso tempo rilassate, spontanee, donne veraci e passionali anche se coperte di diamanti, come Marylin Monroe.”

E al trasformismo? “Il trasformismo è qualcosa che ho scoperto con il teatro, adoro interpretare i personaggi più lontani dalla mia personalità perché richiedono uno sforzo maggiore e mi procurano una certa soddisfazione! Anche la costumistica è un mio tormento viscerale. Studio e realizzo i miei costumi con attenzione in base all’epoca e al loro significato intrinseco. Ogni indumento ha un particolare utilizzo e nel Burlesque la cosa più affascinante è puntare l’attenzione ai dettagli e alle parti del corpo che in genere nascondiamo o non utilizziamo nelle loro molteplici sfaccettature.”

Come ti sei avvicinata al teatro? “Anche questa è una passione che mi porta indietro di molti anni con la memoria, quando alle elementari interpretai Cenerentola in un piccolo musical organizzato dalla scuola. Se dovessi ancora oggi descrivervi l’emozione più forte mai provata, quella è il brivido che sale lungo la schiena quando ti trovi sotto le luci del teatro, interpreti il tuo pezzo e puoi sentire la presenza fisica e tangibile dello spettatore a pochi passi da te.”

E al Burlesque? “Approdo nel magico mondo del Burlesque nella maniera più naturale, frequentando un corso per beginners. Avevo già all’attivo studi e ricerche sull’argomento quindi partivo abbastanza preparata, ma il Burlesque, come ogni forma d’arte, non si studia passivamente, lo si deve adattare alla propria pelle, alla propria persona. La pratica è davvero fondamentale per crescere artisticamente e soprattutto nella consapevolezza della femminilità individuale.”

Cos’è per te la femminilità? “La femminilità è l’insieme di gesti, pensieri, gusti e passioni di cui è dotata per natura ogni “Donna”, in un’unica parola è la sua personalità individuale, socialmente accettata solo in privato, la femminilità è una prerogativa di cui secondo me non dovremmo mai rinunciare per vergogna. La parola chiave legata alla femminilità è Eleganza, se queste due parole vanno a braccetto non c’è pudore che possa frenare una donna nell’essere se stessa in qualsiasi occasione.”

Sappiamo che insegni alle donne come padroneggiare le arti della seduzione nella vita di tutti i giorni con un corso di Teasing, vuoi raccontarci quest’esperienza? “Se esibirsi è un’emozione grandiosa, coinvolgere in quest’arte anche altre donne è superlativo. Condividere con loro quello che ho imparato in questi anni e vederlo assorbito nei loro movimenti è motivo di grande orgoglio. Nel mio corso ci sono donne completamente diverse tra loro per stile, età e forma fisica, ma ognuna di loro ha trovato un modo appropriato e unico di esprimersi attraverso il Burlesque. Mi piace descrivere le lezioni come un percorso durante il quale ognuna farà conoscenza con il proprio alter-ego, basta allungargli la mano e abbracciarlo. Ciascuna scopre che tipo di donna le piace essere, una diva classica oppure un personaggio alternativo: il burlesque è proprio per tutte.”

tiziano-costaLe donne moderne a tuo avviso sanno sedurre? “La seduzione è una capacità intrinseca, chi crede di non averla é solo per eccessivo pudore, semplicemente non lascia libera quella parte di sé. Al contrario, c’è chi abusa di questa capacità ed esagera. Credo che la seduzione sia come un funambolo, una forza che viaggia sul filo del rasoio; va usata con parsimonia e gestita con intelligenza altrimenti diventa controproducente.”

Tu come seduci? “Mi piace utilizzare il sorriso come strumento di seduzione, l’ironia ed un pizzico di timidezza completano il mio personaggio ideale, la pin-up. Il sorriso ci rende più belle istantaneamente, è il miglior Make-up e non costa nulla, ed è per questo che non rinuncio mai al rossetto rosso: mette in risalto il sorriso e lo amplifica. Inoltre, qualsiasi gesto se accompagnato da un sorriso risulterà molto più gradevole.”

Pensi che farai la performer per sempre? “Lo spero, anzi sono convinta che crescendo negli anni acquisirò una forma di sensualità più matura e sempre più consapevole. Le performer da cui traggo maggiore ispirazione sono quelle più agée, mi immagino nel mio massimo splendore tra i 30 e i 40 anni.”

Parlaci dei tuoi progetti futuri… “Al momento mi sto concentrando sui corsi, vorrei aprire diverse classi nelle città più importanti partendo dalla mia terra d’origine, l’Umbria.  Quello che desidero è diffondere la mentalità che sta sotto la scintillante esteriorità del burlesque, è diventata la mia filosofia di vita e vorrei poterla condividere correttamente. Burlesque non significa solo calcare un palcoscenico ed esibirsi davanti agli altri, ma soprattutto impregnarsi di glamour e viverlo con disinvoltura nella vita di tutti i giorni.”

Il tuo sogno nel cassetto? “C’è un sogno, non così remoto, che è quello di realizzare una mia linea di lingerie, costumi e accessori per lo spettacolo. Sono alle prese con la ricerca di stilisti e artigiani nel settore della moda; lo stile e la personalità dei miei collaboratori sono fondamentali per creare qualcosa di unico, ci vuole spirito di iniziativa, infinita creatività e un certo gusto per il vintage, ma rivisitato in chiave moderna.”

Vi è piaciuta questa intervista? Restate sintonizzati sulle nostre colonne, continueremo a seguire EffPlume… Ah, volete bearvi gli occhi? Godetevi la Gallery…

I Credits ai Fotografi per le foto, nella Gallery che pubblichiamo domani…


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!



Usa il Tasto:

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tune!! Qui si continua a ravanare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale …

Rita Lynch star del Burlesque internazionale si racconta…

in Anna Lamonaca Blog/L'Arte/Pianeta Donna by
rita-lynch burlesque
Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Intervistiamo Rita Lynch… La seduzione nel Burlesque, è davvero qualcosa di misterioso…

Rita Lynch, è modella, Burlesque, performer e cantante, è bella, è seducente, ha uno sguardo che ammalia, sofisticata, nel suo aspetto di pin-up anni ’50, l’abbiamo intervistata per voi in occasione dello spettacolo “Swingtime” che si è svolto recentemente a Stoccarda al Friedrichsbau Varieté. Pelle diafana, capelli corvino, labbra rosso vermiglio, racconta i segreti del suo lavoro fatto di palchi e pailette, ma emerge anche la sua personalità e le mille sfaccettature del suo carattere in un misto di eleganza, dolcezza e seduzione:

Rita, raccontaci di “Swingtime” lo spettacolo che ha debuttato a Stoccarda: “Lo spettacolo ha debuttato ufficialmente il 4 novembre al Friedrichsbau Varieté. Come si evince dal titolo, lo swing è il perno di tutto lo show, anche se rivisitato in chiave moderna: la live music si mescola ai pezzi electroswing delle esibizioni dei singoli artisti. È uno spettacolo molto ricco: siamo in totale 14 artisti per due ore di show che spazia dalla magia alla giocoleria, dal Burlesque a all’acrobatica, ed è tutto incastrato alla perfezione. Io sono un po’ la costante dello show: il mio personaggio intrattiene il pubblico dall’inizio alla fine cantando, ballando e interagendo con la band.  Venite a vedere il nostro localaccio swing, non ve ne pentirete!”

Cosa si prova a partire dalla provincia italiana, precisamente da Fondi e ad arrivare poi sui grandi palcoscenici internazionali? “La provincia molto spesso, purtroppo, non offre granché. Il mio paese, anche se non proprio piccolissimo, non faceva eccezione: non c’era un teatro, il cinema era uno e aveva solo una sala (è così ancora oggi), in centro c’era una sala videogiochi, ma non era il mio genere. Quindi le alternative erano due: andare dalle suore oppure seguire i corsi extra scolastici. Dopo aver capito che la prima opzione non faceva decisamente per me, ho optato per la seconda. Ho iniziato a seguire dei corsi di teatro a scuola, alle medie e ho continuato poi al liceo.  La verità? L’America, il Giappone, la Germania, non sono tanto diverse da quei palchi rivestiti di moquette che mi facevano tremare le gambe quando avevo 14 anni. Le gambe mi tremano ancora oggi prima di entrare in scena, in qualunque parte del mondo e qualunque cosa io debba fare. Si chiama emozione e la si prova quando si ama ciò che si fa”.

Il Burlesque è ormai considerata una vera e propria arte, vuoi raccontarci qualche episodio degli esordi e cosa rappresenta oggi per te? “Credo di aver sentito per la prima volta la parola “Burlesque” una 15ina di anni fa. Avevo visto una fotografia meravigliosa di una ragazza bellissima in una coppa di champagne su una rivista, lei si chiamava Dita Von Teese e al suo nome era associata la parola Burlesque. Io vengo dal paese di cui sopra: badate bene, sono felice di essere cresciuta lì per vari motivi, ma mi restava difficile documentarmi sul Burlesque in biblioteca. Non avevo ancora il computer, sembra strano, ma la mia famiglia ci ha messo un po’ ad accettare la tecnologia così andai a casa di un’amica e con un meraviglioso modem 56k riuscii a scoprire cosa fosse il Burlesque. Più dell’atto in sé, ero affascinata dalle atmosfere, dai costumi: mi sembrava un film.  Oggi sono cambiate diverse cose, come è giusto che sia. Tutto si evolve e anche il Burlesque è diverso da quella coppa di champagne che vidi sulla quella rivista, o quantomeno ha nuove sfumature. Ecco, a me piacciono le sfumature ma, per quanto mi riguarda, sono rimasta fedele alla prima idea che mi feci: per me è come essere in un film. Un corto, una storia da raccontare in pochi minuti che non deve per forza sedurre, può divertire, può far ridere, shockare e perché no, anche far piangere. In fondo si è su un palco e quando sei su un palco non puoi far altro che recitare.”

Chi è Rita Lynch? Come nasce il tuo personaggio? “Ho iniziato facendo la modella, ma anche se con 15 kg in meno di ora, ero ancora troppo “in carne” per gli standard del settore. Ho quindi sfruttato il mio fisico e il mio viso un po’ vintage per ciò che rientrava più nelle mie corde: il pin-up modelling. Dalle pin-up al Burlesque il passo fu breve: ormai 6 anni fa sostenni un provino per questo nuovo format di Sky1 “Lady Burlesque”.  Rita Lynch come performer è nata lì, ma ciò che sono come artista lo devo a questi ultimi 6 anni, lo devo all’Accademia di recitazione, alla mia insegnante di canto, ai miei maestri di danza e alle persone che mi hanno spinto a migliorarmi, soprattutto a quelle che mi dicevano che non avevo la stoffa. Decisamente, preferisco le paillettes.”

La seduzione è qualcosa di misterioso, quando hai capito che del Burlesque potevi farne un lavoro? “Dici benissimo, la seduzione è qualcosa di estremamente misterioso, ma semplicemente perché ognuno di noi è diverso e la mente umana recepisce segnali non sempre allo stesso modo, fortunatamente.  Io credo che ormai, al giorno d’oggi, il Burlesque, più che una questione di seduzione sia una forma di espressione vera e propria. Marina Abramovic sta seduta in silenzio davanti a degli estranei per 12 ore, perché per il Burlesque dovrebbe essere diverso? Per me è recitare: recito danzando, recito usando solo il mio corpo senza parole. Sfatiamo il mito che “Burlesque è togliersi calze e guanti”, vi prego, non se ne può più.”


Che rapporto hai con la seduzione e la bellezza? “Io sono un’ex “bruttina”. I miei amici più cari spesso, scherzando, mi dicono che dovrei fare dei post motivazionali con le mie foto del prima e del dopo. In realtà non ho fatto altro che imparare a conoscermi. Penso che da questo derivi anche il rapporto che si ha con gli altri e, di conseguenza, anche la questione “seduzione”: quando stai bene con te stesso, gli altri se ne accorgono e ne vengono affascinati. Non bisogna fare nulla, basta un sorriso”.

Spesso si sente parlare di violenza sulle donne, usare il proprio corpo per accendere gli animi, può essere frainteso e sembrare un’incitazione alla violenza, ad un rapporto aggressivo e prevaricatorio con l’altro sesso? Com’è la condizione della donna nel mondo dello spettacolo e soprattutto nel tuo ambiente? “Credo che in questo discorso la faccia da padrone il pregiudizio, purtroppo, nutrito da molti, troppi show fatti male e senza criterio alcuno. Una rondine non fa primavera? Una guêpière non fa Burlesque.  Mi sono molte volte trovata a scontrarmi anche in prima persona con l’associazione d’idee “Burlesque=promiscuità” e mi ha fatto tanto ridere perché in tv esistono programmi come “Temptation Island”, programmi in cui la Donna è ancora considerata quasi un soprammobile.  Nel Burlesque, quello che esalta la personalità e non solo la femminilità, quello che non è solo “guarda quanto sono sexy mentre mi sfilo una calza”, non troverete donne soprammobile, ma meravigliose artiste che lavorano sodo per costruirsi una credibilità.”

Rita Lynch Photo Gallery
Rita Lynch Photo Gallery

Hai un’icona di stile, qualcuno a cui t’ispiri? “La mia principale ispirazione è il cinema. Ho sempre amato le grandi dive del passato, una su tutte Marlene Dietrich: mi affascina molto la sua forte personalità. Una donna dalla vita turbolenta che non ha mai perso il suo stile e la sua classe.”

Cosa non deve mai mancare nella tua borsetta? “Le mie borsette non sono quasi mai “ette”: sono una di quelle persone che si porta dietro tutto il necessario “nell’evenienza che”. Ma una cosa immancabile è la mia pochette beauty: rossetto, mascara, specchietto e colonia.”

Come prepari i tuoi spettacoli? “Io scrivo. Tutto. Come si fa a teatro. Dallo storyboard alla coreografia, al costume, al settaggio luci compreso di minutaggio. Sembra maniacale, ma è un lavoro come un altro e va fatto con serietà”.

Dita Von Theese, regina del Burlesque internazionale ha affermato in una sua recente intervista: “E’ ridicolo pensare che la sensualità o il successo di una donna dipendano dall’età”, pensi che rifletta la sua età che avanza, o concordi con la grande performer? “La sensualità, il successo, sono cose che si conquistano giorno dopo giorno. C’è chi ci arriva prima e chi invece ha bisogno di più tempo, tutto dipende dal singolo individuo.”

Sei molto giovane, come ti vedi quindi fra 20 -30 anni? Continuerai il tuo lavoro sul palco? “Sono principalmente un’attrice: ho studiato e continuo a studiare per stare su un palco. Naturalmente il futuro non si può conoscere, quindi posso solo augurarmi di compiere le scelte giuste”.

rita
Quali sono, perciò, i tuoi progetti per il futuro? “Il mio futuro è molto prossimo: a febbraio tornerò in Giappone con “Belladonna”, una commedia musicale all’italiana ideata da me e Gigi D’Errico. Dopo il debutto a Nagoya dello scorso Febbraio, questa volta saremo ad Osaka pronti a soddisfare la voglia di italianità del pubblico giapponese. Per tutto il resto, spero di aver stimolato la vostra voglia di seguire le mie avventure.”

 


Ti è piaciuto? Noi non prendiamo finanziamenti di alcun tipo. Tu puoi aiutarci, perché anche un singolo Euro è importante. Se ti piace il nostro lavoro, facci una donazione, offrici anche solo un caffè, è semplice, GRAZIE!

Vuoi usare un Bonifico? Chiedici l’IBAN con una Mail.

Guarda la nostra classifica mondiale su: Review Iogiornalista.com on alexa.com Ti è piaciuto questo servizio? Vuoi esserci utile e farci sopravvivere? Pubblicizzalo sui tuoi Socials, Facebook ed altri, cliccando le icone più sotto in questa pagina… Grazie! Stay Tune!! Qui si continua a ravanare nel Bel Paese, nella sua Politica e nel suo Sociale …
Go to Top