Il Futuro? Solidale…

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Anna Lamonaca

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Barbara Eramo, una storia da raccontare… Intervista e video…

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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Barbara Eramo, cantante, artista, raccontiamola…

Abbiamo incontrato l’ammaliante cantante in occasione del prossimo evento che la vedrà ospite  di Cafè Loti  presso l’Auditorium Parco della musica di Roma il 18 gennaio…

Viso luminoso, occhi trasparenti, una storia da raccontare, la musica è la sua vita, il linguaggio preferito che lei usa per interagire col mondo o per prenderne le distanze, quando serve. Tutto questo è Barbara Eramo, cantante tarantina dalla carriera ricca di soddisfazioni, successi e nuovi progetti work in progress, la talentuosa interprete ed autrice si racconta al nostro giornale in una interessante intervista:

Partiamo dalle origini e facciamo un excursus nella tua carriera, quando hai capito che nella tua vita avresti fatto la cantante?  “Diciamo che è stata una conseguenza naturale dovuta al fatto che ho cominciato ad esibirmi in pubblico a 15 anni e non ho mai piu smesso. A 19  anni mi sono trasferita a Roma (sono pugliese della provincia di Taranto Ginosa Marina) per iscrivermi all’università, ma era chiaro per me ed in fondo anche per i miei genitori che si trattava di un alibi: andavo a Roma per concretizzare questa passione e quindi ad un certo punto , guardandomi indietro ho potuto constatare che si, avevo fatto una scelta di vita.”

Negli anni ’90 con Passavanti  vinci il premio della critica nella sezione giovani del Festival di Sanremo, in seguito esce l’album “Oro e Ruggine” vuoi parlarci di queste esperienze?

“Farne un sunto è difficile, ma ha sicuramente creato un evento consistente nella mia vita professionale. E’ indubbio che la mia vita musicale e forse non solo, si divide in “prima” e “dopo” Sanremo. Penso di non aver mai vissuto per così tanti giorni di seguito un’emozione così forte, misto di felicità e terrore. Bellissimo ricordo ed anche un po’ doloroso non posso negarlo, ma di un dolore ormai quieto in qualche modo risolto, compensato dalle tante esperienze bellissime e palchi vissuti in seguito che hanno stemperato la delusione di quel sogno rimasto sospeso.”


Hai collaborato con Bacalov nel brano “L’amore promesso” colonna sonora del film “Milonga”; sei interprete ed autrice di colonne sonore per il cinema e la televisione ed hai cantato anche in quella del film “Tale of Tales” di Garrone, certo si può dire che sei sicuramente un’artista eclettica oltre ad interpretare sei autrice e collabori con musicisti, quali di questi ruoli preferisci?  “Indubbiamente il mio strumento è la voce  quindi amo farne uso in qualunque veste musicale, per comporre mi accompagno con diversi strumenti – piano, chitarra, ukulele o sovrapposizioni vocali, ma a volte sono sufficienti anche solo una passeggiata nella natura ed il vento, dipende dal momento e dall’ispirazione comunque mi  piace comporre o poter collaborare alla scrittura non solo essere interprete.”

Nel 2008 è uscito il tuo album solista “In Trasparenza” perché questo titolo? “ Ho scelto questo titolo perché mi mostravo  intimamente scegliendo di cantare quei brani, quelle melodie e quei testi. Non ho prestato ascolto, dal punto di vista delle intenzioni discografiche , alle hit radiofoniche o discorsi di questo tipo…seguivo ciò che mi piaceva davvero, come è sempre stato del resto e come desidero che sia sempre.”

Nel 2010 è uscito il tuo Cd “Oriental Night Fever” realizzato insieme al musicista produttore francese Hector Zazou e a Stefano Saletti. Raccontaci di questo progetto …

“Hector Zazou è stato uno dei musicisti più importanti al quale devo infinitamente per la mia formazione musicale. L’ho conosciuto quasi per caso a Parigi, grazie alla mediazione di un amico. Volevo ascoltasse la mia musica perché amavo il modo in cui lavorava sul suono il suo disco “Les chansons des mers Froid” mi ha letteralmente folgorato ed ospita artisti come Bjork, Laurie Anderson, ha lavorato con David Sylvian, Ruky Sakamoto per me era una specie di leggenda vivente. Dopo tre anni mi ha proposto di fare questo disco insieme ed immagina la mia felicità. Purtroppo durante la lavorazione è venuto a mancare e forse solo dopo mi sono resa ancor più conto dell’immensa fortuna che ho avuto ad aver lavorato con lui. Lo penso spesso e credo che anche grazie a lui ho preso il coraggio in seguito di realizzare il mio disco “Emily”.

Uno dei tuoi più recenti progetti è “Emily”, un concept album di tue composizioni su  poesie di Emily Dickinson come nasce  e perché hai scelto proprio questa poetessa?

La fascinazione è stata leggerla e cantarla immediatamente, è di una musicalità sconvolgente. Una scrittura non immediata la sua, ma se aggiri il filtro della ragione ti arriva dritta in pancia. Questo mi ha colpito: il senso mistico della natura intrisa al tempo stesso di umanità e viceversa, questa esplosione di vita ed inoltre la sua assoluta contemporaneità, il suo linguaggio immaginifico ma mai melenso. E’ stato ancora più sconvolgente quando poi, leggendo la sua biografia, ho scoperto che viveva come una reclusa dentro casa. Sembrava famelica di vita, ma la viveva solo dentro di sé. Ho in comune con lei questo modo intimo, privato, di vivere in disparte le passioni; anche un certo senso di inadeguatezza al mondo e l’idea di costruirsene uno “tutto per sé” grazie all’immaginazione tuttavia non potrei mai rinunciare all’esplorazione del reale, per lo meno per come sinora mi conosco”.

Hai collaborato con tanti artisti, ma è difficile schierarsi da solista nel panorama musicale italiano? “Si , sempre più. I talent certo non aiutano, è la famigerata fabbrica delle illusioni. Molti giovani, anche dotati, spesso sono costretti a rivolgersi a questi programmi per cercare una propria collocazione nel mondo della musica, ma questi format vanno a discapito dell’arte e della sua funzione fondamentale che dovrebbe essere quella di elevare l’anima dall’ordinario. Siamo diventati tutti dei prodotti da scaffale per questo mi sono rivolta ad un circuito diverso, indipendente. E’ faticoso, ma mi permette di scegliere quello che voglio cantare e questo è impagabile e non c’è fama che tenga.”

Mescoli molte sonorità e stili come mai questa mescolanza? “Per mantenere vivo l’amore per questo lavoro. La mia indole musicale mi porta ad avere un approccio essenzialmente emotivo, curioso ed esplorativo – ed aggiungo poco ortodosso. Il mio modo di immergermi nella musica è totalmente esperienziale, non accademico. E’ così che ho formato la mia personalità musicale. Sono passata attraverso varie passioni dall’adolescenza ad oggi, grazie ad artisti che mi hanno illuminato: per questa ragione non amo chiudermi stilisticamente perché ho sperimentato molto spesso la bellezza della folgorazione che nulla toglie alle precedenti, anzi! Ogni volta scopro possibilità espressive diverse che aggiungono ed espandono l’ispirazione. Di fondo c’è una sorta d’inquietudine, un non accontentarsi o adagiarsi troppo… Mantenere vivo l’amore per la musica appunto.”

 Quali sono i tuoi progetti per il futuro?Parliamo dei prossimi appuntamenti …

“Sto raccogliendo le idee per il prossimo disco, è tutto ancora embrionale, ma comincio ad intravedere la luce. Proseguo l’attività concertistica – il 18 gennaio sarò ospite del Cafè Loti all’Auditorium parco della Musica di Roma, il 9 febbraio sarò con la mia band in concerto a “Na Cosetta” a Roma zona Pigneto, a marzo saremo a Padova e Lago di Garda ed a giugno all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi ospite del pianista jazz Nico Morelli –  inoltre voglio continuare a portare la mia musica all’estero perché trovo molti stimoli umani e creativi grazie ai viaggi. Unire queste due passioni, musica e viaggi, mi fa dire grazie alla vita ogni volta.”

Barbara Eramo...


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“Ajere e Dimane” è l’album di esordio di Maria Boccia

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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

“Ajere e Dimane” è l’album di esordio della bella e brava cantante Maria Boccia che è stato presentato recentemente a San Giorgio a Cremano, sul palco con l’autrice, anche Mauro Spenillo e il rapper napoletano Tueff. In occasione del lancio del disco l’abbiamo intervistata per voi:

Maria da poco è stato presentato al pubblico “Ajere e Dimane”, il tuo nuovo album per la Zeus Record, come nasce questo progetto? “L’album nasce dall’amore che ho da sempre per la musica e da un team di persone straordinarie che hanno voluto crederci”.

“Ajere e dimane” porta anche la firma del grande Sal Da Vinci, il disco vanta inoltre la collaborazione con altri nomi importanti della musica partenopea come Mauro Spenillo, Bruno Lanza, il duo Mr Hide, Leonardo Barbareschi e Tueff, ma è la tua voce a rendere speciale questo lavoro, quando nascono questi connubi artistici? “Credo che oltre alla voce sia fondamentale il rapporto umano; i sentimenti, qualsiasi essi siano e in qualunque ambito si manifestino, sono il motore, la base su cui costruire tutto. Solo allora si crea la magia, il connubio perfetto”.

Maria, tu sei la tipica bellezza napoletana: occhi scuri, capelli lunghi, un corpo ed un viso molto espressivi, ti ha aiutato nel lavoro di cantante avere anche un bell’aspetto? “Non lo so, però credo che avere un bell’aspetto non guasti.”

Certo, la tua musicalità è particolare, ma ci sono tanti cantanti, solo pochi però emergono a livello nazionale, il cammino è difficile, ma per te sembra già arrivato il successo. Come gestisci il tuo rapporto col pubblico? “Conduco una vita semplicissima e con il pubblico mi relaziono in modo diretto e spontaneo senza costruzioni. Parlare di successo mi pare eccessivo: il cammino è ancora lungo difficile, e ci sono dei momenti in cui vorresti mollare ma poi l’amore e la passione vincono su tutto.”

L’album contiene 5 brani inediti quali sono? “I titoli dei 5 inediti sono: Ajere e Dimane (che è anche il titolo dell’album), Mai, Addore ‘e cafè, ‘E Canzone e infine Je sto cu’ ttè.”

Sei nata a San Giorgio a Cremano, paese che ha dato i natali a Massimo Troisi, quanto della tua terra porti in giro nelle tournée?  “Tanto, ecco perché per i testi uso sia l’italiano che il napoletano, perché le mie radici non si perdano di vista. Sono orgogliosa di essere cittadina di San Giorgio a Cremano, una città che amo tanto, ed è proprio per questo che ho voluto presentare il mio lavoro discografico a villa Bruno dove c’è uno spazio permanente dedicato al grande Massimo Troisi.”

Il tuo è un album poliritmico in cui italiano e napoletano si fondono in un sound che richiama il miglior pop: dal classico al rap, senza mai accantonare la sua radice più profonda, tutta partenopea. Come mai questa fusione di generi? “Mi sono voluta mettere alla prova, in modo particolare con il la cover del brano “E mò e mò” che è stato rivisitato in versione rap. Mi piace dare un’impronta originale alle mie canzoni.”

Quanto è importante nella tua vita la musica? “È stata sempre importante, sin da bambina. Cantavo appena sveglia, sotto la doccia, per strada… Cantare mi fa sentire bene, e mi piacerebbe se facesse star bene anche chi mi ascolta.”

Quando hai deciso che avresti fatto la cantante e quali sono i tuoi punti di riferimento? “In realtà non l’ho mai deciso, tutto è avvenuto in modo spontaneo, la musica l’ho ritrovata sempre nel mio percorso di vita.”

A quale dei pezzi contenuti nell’ album ti senti più legata e perché? “Sono legata a tutte le canzoni dell’ album perché in ognuna è racchiusa un’emozione diversa. Rappresentano l’amore in varie sfaccettature, da quello per la musica a l’amore di una coppia, a quello per la propria città.”

“Mai” è un brano particolare, qual è la sua tematica? “Mai è un pezzo molto forte, è quell’amore che pensi sia per tutta la vita e invece si trasforma in abitudine. Si realizza così l’amara consapevolezza che quel futuro che avresti voluto non è mai arrivato.”

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? “Innanzitutto il futuro è basato sulla promozione di “Ajere e Dimane” che mi assorbe come una spugna, ma sto già pensando al prossimo album. Le idee cominciano a venir fuori perché la musica non sta mai ferma.”

E noi staremo fermi ad aspettarla passivamente? Assolutamente NO, saremo la sua ombra, restate sintonizzati!


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EffPlume una vita tra Burlesque e trasformismo…

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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Jessica Frascarelli in arte è “EffPlume”… è  fotomodella freelance, alternative Pinup, Performer ed insegnante di Burlesque…

Si definisce “portatrice sana di curve ed ironia”, affascinante, sensuale, sorridente, c’introduce nel mondo del Burlesque con un’intervista al nostro giornale in cui ci descrive la sua vita tra Pinup ,Burlesque e fotografia:

Chi è EffPlume? “Mi piace definire Effplume come l’alter-ego di Jessica. Non è la Jessica reale che arrossisce per qualsiasi cosa, ma quella parte di lei che amerà sempre giocare con la fantasia e con i travestimenti. Effplume esiste solo sul palcoscenico ed è una diva un po’ burlona, sensuale e vagamente sbadata. Le cadono sempre i vestiti di dosso! Ops!”

Quando ti sei appassionata al vintage?  “Amo fin da piccola i vecchi film e le fotografie in bianco e nero di un tempo e studio da sempre le dive di tutto il ‘900 che erano così incredibilmente sensuali e allo stesso tempo rilassate, spontanee, donne veraci e passionali anche se coperte di diamanti, come Marylin Monroe.”

E al trasformismo? “Il trasformismo è qualcosa che ho scoperto con il teatro, adoro interpretare i personaggi più lontani dalla mia personalità perché richiedono uno sforzo maggiore e mi procurano una certa soddisfazione! Anche la costumistica è un mio tormento viscerale. Studio e realizzo i miei costumi con attenzione in base all’epoca e al loro significato intrinseco. Ogni indumento ha un particolare utilizzo e nel Burlesque la cosa più affascinante è puntare l’attenzione ai dettagli e alle parti del corpo che in genere nascondiamo o non utilizziamo nelle loro molteplici sfaccettature.”

Come ti sei avvicinata al teatro? “Anche questa è una passione che mi porta indietro di molti anni con la memoria, quando alle elementari interpretai Cenerentola in un piccolo musical organizzato dalla scuola. Se dovessi ancora oggi descrivervi l’emozione più forte mai provata, quella è il brivido che sale lungo la schiena quando ti trovi sotto le luci del teatro, interpreti il tuo pezzo e puoi sentire la presenza fisica e tangibile dello spettatore a pochi passi da te.”

E al Burlesque? “Approdo nel magico mondo del Burlesque nella maniera più naturale, frequentando un corso per beginners. Avevo già all’attivo studi e ricerche sull’argomento quindi partivo abbastanza preparata, ma il Burlesque, come ogni forma d’arte, non si studia passivamente, lo si deve adattare alla propria pelle, alla propria persona. La pratica è davvero fondamentale per crescere artisticamente e soprattutto nella consapevolezza della femminilità individuale.”

Cos’è per te la femminilità? “La femminilità è l’insieme di gesti, pensieri, gusti e passioni di cui è dotata per natura ogni “Donna”, in un’unica parola è la sua personalità individuale, socialmente accettata solo in privato, la femminilità è una prerogativa di cui secondo me non dovremmo mai rinunciare per vergogna. La parola chiave legata alla femminilità è Eleganza, se queste due parole vanno a braccetto non c’è pudore che possa frenare una donna nell’essere se stessa in qualsiasi occasione.”

Sappiamo che insegni alle donne come padroneggiare le arti della seduzione nella vita di tutti i giorni con un corso di Teasing, vuoi raccontarci quest’esperienza? “Se esibirsi è un’emozione grandiosa, coinvolgere in quest’arte anche altre donne è superlativo. Condividere con loro quello che ho imparato in questi anni e vederlo assorbito nei loro movimenti è motivo di grande orgoglio. Nel mio corso ci sono donne completamente diverse tra loro per stile, età e forma fisica, ma ognuna di loro ha trovato un modo appropriato e unico di esprimersi attraverso il Burlesque. Mi piace descrivere le lezioni come un percorso durante il quale ognuna farà conoscenza con il proprio alter-ego, basta allungargli la mano e abbracciarlo. Ciascuna scopre che tipo di donna le piace essere, una diva classica oppure un personaggio alternativo: il burlesque è proprio per tutte.”

tiziano-costaLe donne moderne a tuo avviso sanno sedurre? “La seduzione è una capacità intrinseca, chi crede di non averla é solo per eccessivo pudore, semplicemente non lascia libera quella parte di sé. Al contrario, c’è chi abusa di questa capacità ed esagera. Credo che la seduzione sia come un funambolo, una forza che viaggia sul filo del rasoio; va usata con parsimonia e gestita con intelligenza altrimenti diventa controproducente.”

Tu come seduci? “Mi piace utilizzare il sorriso come strumento di seduzione, l’ironia ed un pizzico di timidezza completano il mio personaggio ideale, la pin-up. Il sorriso ci rende più belle istantaneamente, è il miglior Make-up e non costa nulla, ed è per questo che non rinuncio mai al rossetto rosso: mette in risalto il sorriso e lo amplifica. Inoltre, qualsiasi gesto se accompagnato da un sorriso risulterà molto più gradevole.”

Pensi che farai la performer per sempre? “Lo spero, anzi sono convinta che crescendo negli anni acquisirò una forma di sensualità più matura e sempre più consapevole. Le performer da cui traggo maggiore ispirazione sono quelle più agée, mi immagino nel mio massimo splendore tra i 30 e i 40 anni.”

Parlaci dei tuoi progetti futuri… “Al momento mi sto concentrando sui corsi, vorrei aprire diverse classi nelle città più importanti partendo dalla mia terra d’origine, l’Umbria.  Quello che desidero è diffondere la mentalità che sta sotto la scintillante esteriorità del burlesque, è diventata la mia filosofia di vita e vorrei poterla condividere correttamente. Burlesque non significa solo calcare un palcoscenico ed esibirsi davanti agli altri, ma soprattutto impregnarsi di glamour e viverlo con disinvoltura nella vita di tutti i giorni.”

Il tuo sogno nel cassetto? “C’è un sogno, non così remoto, che è quello di realizzare una mia linea di lingerie, costumi e accessori per lo spettacolo. Sono alle prese con la ricerca di stilisti e artigiani nel settore della moda; lo stile e la personalità dei miei collaboratori sono fondamentali per creare qualcosa di unico, ci vuole spirito di iniziativa, infinita creatività e un certo gusto per il vintage, ma rivisitato in chiave moderna.”

Vi è piaciuta questa intervista? Restate sintonizzati sulle nostre colonne, continueremo a seguire EffPlume… Ah, volete bearvi gli occhi? Godetevi la Gallery…

I Credits ai Fotografi per le foto, nella Gallery che pubblichiamo domani…


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Rita Lynch star del Burlesque internazionale si racconta…

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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Intervistiamo Rita Lynch… La seduzione nel Burlesque, è davvero qualcosa di misterioso…

Rita Lynch, è modella, Burlesque, performer e cantante, è bella, è seducente, ha uno sguardo che ammalia, sofisticata, nel suo aspetto di pin-up anni ’50, l’abbiamo intervistata per voi in occasione dello spettacolo “Swingtime” che si è svolto recentemente a Stoccarda al Friedrichsbau Varieté. Pelle diafana, capelli corvino, labbra rosso vermiglio, racconta i segreti del suo lavoro fatto di palchi e pailette, ma emerge anche la sua personalità e le mille sfaccettature del suo carattere in un misto di eleganza, dolcezza e seduzione:

Rita, raccontaci di “Swingtime” lo spettacolo che ha debuttato a Stoccarda: “Lo spettacolo ha debuttato ufficialmente il 4 novembre al Friedrichsbau Varieté. Come si evince dal titolo, lo swing è il perno di tutto lo show, anche se rivisitato in chiave moderna: la live music si mescola ai pezzi electroswing delle esibizioni dei singoli artisti. È uno spettacolo molto ricco: siamo in totale 14 artisti per due ore di show che spazia dalla magia alla giocoleria, dal Burlesque a all’acrobatica, ed è tutto incastrato alla perfezione. Io sono un po’ la costante dello show: il mio personaggio intrattiene il pubblico dall’inizio alla fine cantando, ballando e interagendo con la band.  Venite a vedere il nostro localaccio swing, non ve ne pentirete!”

Cosa si prova a partire dalla provincia italiana, precisamente da Fondi e ad arrivare poi sui grandi palcoscenici internazionali? “La provincia molto spesso, purtroppo, non offre granché. Il mio paese, anche se non proprio piccolissimo, non faceva eccezione: non c’era un teatro, il cinema era uno e aveva solo una sala (è così ancora oggi), in centro c’era una sala videogiochi, ma non era il mio genere. Quindi le alternative erano due: andare dalle suore oppure seguire i corsi extra scolastici. Dopo aver capito che la prima opzione non faceva decisamente per me, ho optato per la seconda. Ho iniziato a seguire dei corsi di teatro a scuola, alle medie e ho continuato poi al liceo.  La verità? L’America, il Giappone, la Germania, non sono tanto diverse da quei palchi rivestiti di moquette che mi facevano tremare le gambe quando avevo 14 anni. Le gambe mi tremano ancora oggi prima di entrare in scena, in qualunque parte del mondo e qualunque cosa io debba fare. Si chiama emozione e la si prova quando si ama ciò che si fa”.

Il Burlesque è ormai considerata una vera e propria arte, vuoi raccontarci qualche episodio degli esordi e cosa rappresenta oggi per te? “Credo di aver sentito per la prima volta la parola “Burlesque” una 15ina di anni fa. Avevo visto una fotografia meravigliosa di una ragazza bellissima in una coppa di champagne su una rivista, lei si chiamava Dita Von Teese e al suo nome era associata la parola Burlesque. Io vengo dal paese di cui sopra: badate bene, sono felice di essere cresciuta lì per vari motivi, ma mi restava difficile documentarmi sul Burlesque in biblioteca. Non avevo ancora il computer, sembra strano, ma la mia famiglia ci ha messo un po’ ad accettare la tecnologia così andai a casa di un’amica e con un meraviglioso modem 56k riuscii a scoprire cosa fosse il Burlesque. Più dell’atto in sé, ero affascinata dalle atmosfere, dai costumi: mi sembrava un film.  Oggi sono cambiate diverse cose, come è giusto che sia. Tutto si evolve e anche il Burlesque è diverso da quella coppa di champagne che vidi sulla quella rivista, o quantomeno ha nuove sfumature. Ecco, a me piacciono le sfumature ma, per quanto mi riguarda, sono rimasta fedele alla prima idea che mi feci: per me è come essere in un film. Un corto, una storia da raccontare in pochi minuti che non deve per forza sedurre, può divertire, può far ridere, shockare e perché no, anche far piangere. In fondo si è su un palco e quando sei su un palco non puoi far altro che recitare.”

Chi è Rita Lynch? Come nasce il tuo personaggio? “Ho iniziato facendo la modella, ma anche se con 15 kg in meno di ora, ero ancora troppo “in carne” per gli standard del settore. Ho quindi sfruttato il mio fisico e il mio viso un po’ vintage per ciò che rientrava più nelle mie corde: il pin-up modelling. Dalle pin-up al Burlesque il passo fu breve: ormai 6 anni fa sostenni un provino per questo nuovo format di Sky1 “Lady Burlesque”.  Rita Lynch come performer è nata lì, ma ciò che sono come artista lo devo a questi ultimi 6 anni, lo devo all’Accademia di recitazione, alla mia insegnante di canto, ai miei maestri di danza e alle persone che mi hanno spinto a migliorarmi, soprattutto a quelle che mi dicevano che non avevo la stoffa. Decisamente, preferisco le paillettes.”

La seduzione è qualcosa di misterioso, quando hai capito che del Burlesque potevi farne un lavoro? “Dici benissimo, la seduzione è qualcosa di estremamente misterioso, ma semplicemente perché ognuno di noi è diverso e la mente umana recepisce segnali non sempre allo stesso modo, fortunatamente.  Io credo che ormai, al giorno d’oggi, il Burlesque, più che una questione di seduzione sia una forma di espressione vera e propria. Marina Abramovic sta seduta in silenzio davanti a degli estranei per 12 ore, perché per il Burlesque dovrebbe essere diverso? Per me è recitare: recito danzando, recito usando solo il mio corpo senza parole. Sfatiamo il mito che “Burlesque è togliersi calze e guanti”, vi prego, non se ne può più.”


Che rapporto hai con la seduzione e la bellezza? “Io sono un’ex “bruttina”. I miei amici più cari spesso, scherzando, mi dicono che dovrei fare dei post motivazionali con le mie foto del prima e del dopo. In realtà non ho fatto altro che imparare a conoscermi. Penso che da questo derivi anche il rapporto che si ha con gli altri e, di conseguenza, anche la questione “seduzione”: quando stai bene con te stesso, gli altri se ne accorgono e ne vengono affascinati. Non bisogna fare nulla, basta un sorriso”.

Spesso si sente parlare di violenza sulle donne, usare il proprio corpo per accendere gli animi, può essere frainteso e sembrare un’incitazione alla violenza, ad un rapporto aggressivo e prevaricatorio con l’altro sesso? Com’è la condizione della donna nel mondo dello spettacolo e soprattutto nel tuo ambiente? “Credo che in questo discorso la faccia da padrone il pregiudizio, purtroppo, nutrito da molti, troppi show fatti male e senza criterio alcuno. Una rondine non fa primavera? Una guêpière non fa Burlesque.  Mi sono molte volte trovata a scontrarmi anche in prima persona con l’associazione d’idee “Burlesque=promiscuità” e mi ha fatto tanto ridere perché in tv esistono programmi come “Temptation Island”, programmi in cui la Donna è ancora considerata quasi un soprammobile.  Nel Burlesque, quello che esalta la personalità e non solo la femminilità, quello che non è solo “guarda quanto sono sexy mentre mi sfilo una calza”, non troverete donne soprammobile, ma meravigliose artiste che lavorano sodo per costruirsi una credibilità.”

Rita Lynch Photo Gallery
Rita Lynch Photo Gallery

Hai un’icona di stile, qualcuno a cui t’ispiri? “La mia principale ispirazione è il cinema. Ho sempre amato le grandi dive del passato, una su tutte Marlene Dietrich: mi affascina molto la sua forte personalità. Una donna dalla vita turbolenta che non ha mai perso il suo stile e la sua classe.”

Cosa non deve mai mancare nella tua borsetta? “Le mie borsette non sono quasi mai “ette”: sono una di quelle persone che si porta dietro tutto il necessario “nell’evenienza che”. Ma una cosa immancabile è la mia pochette beauty: rossetto, mascara, specchietto e colonia.”

Come prepari i tuoi spettacoli? “Io scrivo. Tutto. Come si fa a teatro. Dallo storyboard alla coreografia, al costume, al settaggio luci compreso di minutaggio. Sembra maniacale, ma è un lavoro come un altro e va fatto con serietà”.

Dita Von Theese, regina del Burlesque internazionale ha affermato in una sua recente intervista: “E’ ridicolo pensare che la sensualità o il successo di una donna dipendano dall’età”, pensi che rifletta la sua età che avanza, o concordi con la grande performer? “La sensualità, il successo, sono cose che si conquistano giorno dopo giorno. C’è chi ci arriva prima e chi invece ha bisogno di più tempo, tutto dipende dal singolo individuo.”

Sei molto giovane, come ti vedi quindi fra 20 -30 anni? Continuerai il tuo lavoro sul palco? “Sono principalmente un’attrice: ho studiato e continuo a studiare per stare su un palco. Naturalmente il futuro non si può conoscere, quindi posso solo augurarmi di compiere le scelte giuste”.

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Quali sono, perciò, i tuoi progetti per il futuro? “Il mio futuro è molto prossimo: a febbraio tornerò in Giappone con “Belladonna”, una commedia musicale all’italiana ideata da me e Gigi D’Errico. Dopo il debutto a Nagoya dello scorso Febbraio, questa volta saremo ad Osaka pronti a soddisfare la voglia di italianità del pubblico giapponese. Per tutto il resto, spero di aver stimolato la vostra voglia di seguire le mie avventure.”

 


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Valentina Stella: Amo Napoli… E’ la mia terra

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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

In questi giorni Valentina Stella una delle più belle voci nel panorama musicale della canzone napoletana ha compiuto gli anni, in occasione di questa ricorrenza abbiamo deciso di riproporvi una sua intervista:

Valentina si racconta ed emerge forte l’immagine di una donna di grande umanità e carattere formatasi in una grande famiglia di artisti, figlia d’arte, definita da Domenico Rea “Testimonianza del peso delle angherie che subì per secoli la gente dei bassi”.

 

Sei figlia d’arte, quanto è stato importante nella tua vita la musica?

La musica è stata un qualcosa di povero e zingaresco, i primi ricordi che ho da bambina sono legati a mio padre Ernesto Iorio noto come il principe della “Posteggia”, cantare per i tavoli era un qualcosa determinato dal bisogno e dalla necessità economica.

Sedicesima di 20 figli cominci a cantare fin da bambina, quanto ha inciso su di te la tua famiglia?
L’ho vissuta come un’esperienza di vita perchè mi ha dato la capacità di trasformare tutte le cose anche le più dolorose in belle, non è facile vivere in una famiglia numerosa, quando sono nata, mio fratello più grande aveva già 40 anni, tra di noi c’erano anni di differenza, lui era per me come un padre.

In casa tutti avevano la passione per il canto?
La passione per la musica era grande, oggi non tutti se ne occupano, la mia è una famiglia di pizzaioli, ho solo una sorella che fa teatro, Alessandra Iorio, la passione per il canto è insita nel popolo napoletano, siamo vulcanici figli del Vesuvio.

Quando hai deciso che nella tua vita avresti fatto la cantante e quali erano i tuoi punti di riferimento?
E’ venuto tutto da sè, da piccola un punto di riferimento era mio padre, una voce da usignolo tipo Carlo Buti, come cantanti femminili amavo Ria Rosa, Mirna Doris e Angela Luce anche se i giornalisti agli inizi mi paragonavano a Donnarumma e Mignonette che non avevo mai ascoltato fino a quando mio padre mi regalò i dischi.

Sei stata scoperta da Pier Francesco Pingitore, raccontaci dei tuoi inizi. Pingitore registrava “Cocco”, io ero a Piazza Dante per lavoro al Leon D’Oro, mentre cantavo dall’altra parte del ristorante c’erano Tullio De Piscopo e il regista che mi sentirono, quando mi chiamarono io ero un po’ diffidente, invece grazie a loro sono diventata ospite fissa al Bagaglino e Show Girl al salone Margherita.


Con “Novecento Napoletano”sei passata dai teatri Napoletani ed italiani a quelli Americani, Argentini e Giapponesi, è facile confrontarsi con ascoltatori diversi?
E’ un pubblico che non ti aspetti, di colti che amano la musica napoletana, qui a Napoli spesso ci si distacca dalla melodia tradizionale snaturando l’originalità del nostro linguaggio avvicinandosi al pop americano.

Sei una rappresentante del popolo napoletano nel mondo, quanto di Napoli c’è in te e quale messaggio vuoi trasmettere agli ascoltatori?
Il nostro panorama è colorato di tradizioni uniche, spesso lo sciupiamo. Amo la mia città, è la mia terra. Voglio portare per il mondo una tradizione di cose antiche che partano da Salvatore di Giacomo e arrivano a Viviani, sono dentro di noi da secoli.

Sono tanti i pezzi che hanno fatto grande la tua carriera a quale di essi ti senti più legata?
“Mente e cuore” degli esordi e “Comme faccio senza e te?” la nuova canzone nata dalla collaborazione con Gigi Finizio con cui ho voluto fortemente cantare.

Il tuo rapporto con il successo?
Il mio lavoro, è un neo, approfondisco, studio, non sono molto attaccata al personaggio, sono una persona riservata, dopo una interpretazione divento Immacolata Iorio. Valentina Stella senza Immacolata non sarebbe ciò che è, la mia forza nasce da lei, l’importante è non credere mai di essere arrivati, cercare di prendere sempre consiglio dagli altri, quelli che hanno più esperienza di te.

Quale è il tuo ultimo pensiero prima di andare a dormire?
Tra le preghiere c’è sempre una per mio padre, odio-amore abbiamo sofferto e mi è stato vicino, nei miei pensieri riguardo alla mia vita, con un occhio al passato che mi ha fatto quella che sono.

Vi è piaciuta questa intervista? Restate sintonizzati sulle nostre colonne continueremo a seguire Valentina…


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Andrea Zorzi il grande sportivo a teatro con “La leggenda del Pallavolista Volante”

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by
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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Intervista ad Andrea Zorzi, una delle migliori Leggende viventi della Pallavolo italiana…

La leggenda del pallavolista volante” è lo spettacolo teatrale di Andrea Zorzi realizzato insieme a Beatrice Visibelli con la regia di Nicola Zavagli che sta andando in scena in molti teatri italiani. Lo sportivo – attore sale sul palcoscenico del teatro che si trasfigura magicamente in un campo da gioco e racconta la sua autobiografia, quella di un fuoriclasse la cui vicenda personale s’intreccia con la storia di un Paese. Abbiamo intervistato per voi Andrea un atleta dell’Italia dei fenomeni, oggi un giornalista, un pallavolista che ha conquistato tante vittorie: 2 volte campione del mondo (1990- 94) e 3 volte campione europeo (1989-93-95) ha partecipato a 3 Olimpiadi (Seoul, Barcellona ed Atlanta) conquistando la medaglia d’argento ad Atlanta nel 1996. Con i club ha vinto: 2 scudetti (1990 – 94), 2 Coppe Italia, 4 Coppe delle Coppe, 3 Supercoppe Europee, 3 Campionati Mondiali, 1 Coppa Campioni.

La leggenda del pallavolista volante è uno spettacolo davvero unico nel suo genere: “Questo spettacolo è speciale, è teatro di narrazione a due voci che in genere s’identifica con una recita statica fatta di situazioni semplici, invece grazie alla natura del soggetto che è la pallavolo, uno sport di movimento; prevede da parte mia e di Beatrice Visibelli mia compagna di viaggio sul palcoscenico molto movimento come una sorta di coreografia.”

Come nasce l’idea dello spettacolo? “La genesi è casuale. Nicola Zavagli è autore, scrittore e regista dello spettacolo, è il marito di Beatrice, 2 carissimi amici con cui trascorro le vacanze. Essi avendo una compagnia teatrale, erano alla ricerca d’ispirazione, l’idea di raccontare una storia di sport e pallavolo sembrava interessante e chiesero la mia disponibilità ed io accettai volentieri anche se ero alla mia1°esperienza. Iniziammo a lavorare su quello che volevamo raccontare, una lunga intervista dalla quale Nicola trasse un copione interessante e quindi si decise di mettere in scena uno spettacolo in cui il palcoscenico si trasforma in un luogo legato allo sport, ma il palcoscenico è anche il paese in cui sono nato, le piazze che ho visitato ed il palazzetto dello sport”.

E’ un racconto biografico dal quale tutto un periodo importante della storia d’Italia viene esposto, il costume, i personaggi della sua infanzia, i paesaggi d’Italia vero? “Nicola è riuscito in 80 minuti a sintetizzare una grande storia. Si parte dagli anni ‘60 in cui sono nato, si racconta un’Italia diversa da quella attuale, dei miei genitori, di un’Italia che andava in vacanza con la macchina e faceva il campeggio e da filo logico c’è una storia sportiva, la storia di una squadra che ha vinto molto ed ha anche perso tornei molto importanti. Lo sport diventa lo spunto per parlare di tanti altri argomenti”.

E’ stato difficile passare dal palcoscenico dello sport a quello del teatro? “A volte l’incoscienza fa fare qualcosa che tu non immagini, quando all’inizio Nicola mi ha detto di partire con questo progetto non sapevo cosa significasse, mi sono trovato in una realtà bella ed affascinante che ha avuto grande successo perché abbiamo replicato oltre 100 volte è una bella sensazione, ho avuto la fortuna di avere grandi maestri: Beatrice e Nicola che mi hanno aiutato”.

Oltre ad essere un grande sportivo è conosciuto per le sue doti di comunicatore, quanto contano nell’essere attore? “Certo parlare è utile, il linguaggio teatrale però non è quello giornalistico, in questi anni ho cercato di essere efficace nel giornalismo, nel dire la mia opinione su vari argomenti però a teatro è diverso, c’è un copione strutturato che deve restare spontaneo, è un’esperienza molto bella e questo ha accelerato il passaggio da atleta a giornalista ad attore, certo sono molto felice, ma ti confermo che l’ho fatto perché non sapevo a cosa andavo incontro”.

Bisogna mettersi sempre in gioco, ci racconti del progetto del Campionato Europeo Veterans: “Vorrei tanto essere ancora atleta, ma a 51 anni, non si può, sono giornalista, faccio l’attore, sono 2 identità che si sposano con tranquillità, per quanto riguarda i Veterans o dei Masters, la Federazione Europea di pallavolo ha organizzato i campionati europei over 40, ci siamo ritrovati con i miei cari amici qualche anno dopo a giocare a pallavolo, una buona pallavolo che è riuscita a vincere gli europei, la cosa interessante era poter godere della vicinanza, dello stare insieme”.

La pallavolo è uno sport di squadra, quanto è importante avere una squadra per vincere nella vita? “Credo che qualche volta si esagera dicendo che lo sport è maestro di vita, può esserlo a certe condizioni: passare tanto tempo con gli amici, faticare insieme, sudare, litigare, far la pace, impegnarsi insieme è una grande esperienza, in questo la pallavolo è l’unico sport di squadra che per regolamento ti obbliga a passare la palla, il compagno non è mai un ostacolo, i pallavolisti crescono sapendo che è importante contare sulla squadra per vincere.”

Una vita da sportivo spinge alla disciplina, i giovani d’oggi non la amano è d’accordo? “La disciplina è importante, ma se è fine a se stessa è solo un’imposizione, avere la capacità di restare concentrati, di non distrarsi, di andare avanti anche quando sei stanco ed affaticato è un grande valore in ogni campo, importante è trovare un equilibrio, adesso c’è il rischio di un eccesso di distrazione per i giovani”.

Come vede oggi lo sport in Italia ed in particolare la pallavolo? “Lo sport è cambiato, i mass media, gli interessi economici sono più importanti rispetto al passato,ma già negli anni ‘90 lo sport stava iniziando questo processo, il mondo cambia velocemente, adesso viviamo nella virtualità, dalla tv ai social ai video game, facciamo fatica a distinguere che la nostra vita è fatta di contatti con le persone, di parole e a volte ci perdiamo nel cyber spazio ed è pericoloso. Lo sport ha il ruolo di tirarci fuori, non puoi fare sport virtuale, è un aggancio alla realtà, ma lo sport non è la panacea di tutti i mali ed ha cose belle e brutte”.

Quale è stata la sua più grande emozione e quale la sua più grande delusione in carriera? “Il momento più bello sono state le vittorie ottenute nell’ 89 e nel 90 con l’ Europeo ed il Mondiale non solo per importanza, ma perché era la 1° grande sorpresa, un sogno che si realizzava. Delusioni sono state le 2 sconfitte olimpiche, è più difficile accettare la sconfitta di Barcellona del ‘92 si uscì nei quarti di finale rispetto al ‘96 ad Atlanta in cui si perse in finale, ad Atlanta si giocò una buona Olimpiade.”

Quando è nata la passione per la pallavolo?”Da ragazzo ero troppo alto, i miei amici e mi prendevano in giro, un professore mi consigliò di dedicarmi allo sport ed inizia i a giocare a pallavolo perché era vicino casa. Fu una casualità. Ciò mi ha ha permesso di crescere, fare bellissimi viaggi, conoscere tante belle persone.”

Bisogna sempre reinventarsi? “L’unica cosa certa nella nostra vita è il cambiamento, è una cosa che accade tutti i giorni, qualche volta è impercettibile e non lo noti altre volte sono grandi cambiamenti, l’unica cosa certa è che domani non sarà come oggi. E’ strano che siamo così preoccupati del cambiamento l’unica idea è provare ad affrontarlo con coraggio e passione, una parola abusata nel mondo moderno è qualcosa di piacevole, ma essa è pathos, dolore, sofferenza, impegno, sudore, la passione è necessaria, se è hobby perde il suo obbiettivo”.

Cosa c’è nel suo futuro? “Abbiamo debuttato con un nuovo spettacolo sulle antiche Olimpiadi, un viaggio nel tempo, passando da Atene, Sparta ad Olimpia. Un lavoro completamente diverso, non racconto la mia storia, ma racconto una storia che è di tutti, questo è il mio nuovo progetto per il futuro che andrà in scena in tutta Italia e continuerò a collaborare con Sky come giornalista”.


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Seguimi nel buio, il nuovo libro di Simonetta Santamaria

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by
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La grande Signora del Thriller Partenopeo, si racconta in una bella intervista al nostro giornale in occasione dell’ uscita del suo nuovo libro “Seguimi nel buio”:

Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Simonetta da dove trai humus per le tue storie? “Da qualsiasi cosa. La mia forma mentis mi consente di prendere spunto dalla quotidianità, da dettagli comuni che in un soggetto normale non lascerebbero traccia, ma si sa, gli scrittori sono personaggi particolari; alcuni un po’ di più.”

 Intervistiamola…

Hai scritto romanzi di successo, i lettori restano affascinati dai tuoi personaggi, se ne affezionano, ma vengono anche turbati dalle tue storie spesso sconvolgenti. C’è qualcosa di autobiografico?

C’è sempre una componente autobiografica nelle mie storie, mi serve per poterci metter quel “sentire” intenso e verosimile che voglio trasmettere ai lettori. Ci sono sprazzi di me in ogni personaggio dal momento in cui mi pongo la domanda “che farebbe?” Se non conosci qualcuno non puoi rispondere, l’unica è farlo somigliare e te; in tal modo non potrai sfuggire alla verità, ed è quella che i lettori percepiscono ed apprezzano, perché ci si possono ritrovare.”

Tra i tuoi personaggi vi sono figure che attirano l’attenzione per la loro apparente perfezione, salvo poi nascondere spesso qualcosa d’oscuro. Il male si nasconde nelle persone più integerrime anche nella realtà?

I miei personaggi rispecchiano l’uomo comune. Hanno sentimenti reali, amano ed odiano, hanno fame e sete. Sono umani e pertanto fallibili, dotati di debolezze, non percepiscono il loro lato oscuro finché la vita non li mette alla prova ed è quello che accade a ognuno di noi. Io sono una fervente sostenitrice del dualismo umano. Nessuno è solo buono o solo cattivo. Bene e Male sono 2 facce di una stessa moneta, moneta che la vita lancia in aria continuamente: tutto dipende da che lato cade.”

 

“Seguimi nel buio” è un  thriller psicologico molto potente, vuoi parlarcene? “Sono contenta che tu lo definisca “potente” perché, come per il precedente “Io Vi Vedo”, anche questo è stato un romanzo tutt’altro che facile da scrivere. È la storia di Valerio e Luce, un ragazzino autistico ed una psicopatica assassina senza alcuna possibilità di comunicazione che tuttavia riescono ad entrare in contatto e ad interagire. Come? E qui viene il bello della storia.”

Mi ha incuriosito una frase: “Siete così presi dalla vostra piccola, inscatolata realtà che non vi accorgete dell’universo psichico che pulsa attorno a voi. È la Rete. Cos’è Insanet? “Eccolo qua, il bello. Insanet. È la sincrasi di Insane (folle, squilibrato) e Net (rete, intesa come network), e rappresenta una sorta di rete neurale attraverso la quale le persone affette da patologie intellettive e cerebrali riescono a comunicare: autismo, Alzheimer, coma profondo, tutti stati preclusi ai cosiddetti “normali” ed è così che Valerio e Luce iniziano la loro storia, in bilico tra il tenero ed il perfido. Ai lettori scoprire come.”

 

Valerio è autistico: quanto è difficile entrare nel mondo psicologico di un autistico e descriverlo?

“Come ho detto, è stato un romanzo molto impegnativo. Entrare nel mondo dell’autismo mi ha costretta ad affrontare il problema da diverse prospettive. Ho letto e studiato tanta roba, interpellato specialisti, figurato scenari a me ignoti. Mi sono calata nel personaggio di Valerio dopo averlo delineato fin nei minimi dettagli; un bambino con cui entrare in empatia, per cui provare tenerezza, su cui scatenare il mio istinto materno. Sono rimasta spesso chiusa nel mio studio in silenzio, ad oscillare, nella speranza di entrare in lui. Lo stesso ho fatto con Luce, che tra devianze e psicosi possiede degli umani sentimenti di donna e madre mancata. Gli atteggiamenti psicotici di quando si interfaccia con lo psicologo clinico che la segue, sono studiati nei minimi dettagli secondo alcune trascrizioni che sono riuscita a reperire.”

La neuropsichiatra infantile Christina Kindermann, grazie alla sua pazienza e competenza è l’incarnazione del bene, è colei che capisce che qualcosa non va. Dove hai tratto ispirazione per questo personaggio?“Non so bene. Sapevo solo che per trattare certi casi ci vuole una grande esperienza, ma anche un certo tipo di carattere. Una sera ho visto un film in cui c’era Katy Bates, in una veste molto diversa da quella a cui ci hanno abituato i vari Misery non deve morire e Dolores Clayborne. Aveva un volto bello, tranquillizzante, con i capelli brizzolati corti. Ho pensato ecco, quella è la mia Christina, il resto l’ha fatto da sola.”

 

Nei tuoi libri racconti il lato noir della realtà, secondo te perché i lettori sono così attratti dal male? “Non so se i lettori siano davvero attratti dal male, e se lo sono probabilmente è per esorcizzarlo visto che è attorno a noi nel quotidiano: basta vedere un telegiornale o aprire un giornale. Credo però che i lettori, gli appassionati del genere soprattutto, vogliano una bella storia, originale che li sappia tenere inchiodati alla pagina.”

 

Il libro ha partecipato al torneo letterario “IoScrittore”: vuoi parlarci di questa esperienza? Come possono i lettori aiutarti? “IoScrittore è stato il mezzo con cui questo romanzo ha visto la luce. Dopo Io Vi Vedo la Tre60 mi ha comunicato l’intenzione di virare su cose più commerciali quindi mi sono ritrovata con un romanzo finito e nessun editore. “Basta thriller” me lo sono sentito ripetere tante volte. Così mi sono posta la fatidica domanda: potrebbe essere vero, magari i lettori sono stufi, magari sono io che non funziono, quindi, quale test migliore di un torneo in cui nessuno sa chi sei, devi essere giudicato da altrettanti scrittori (peraltro notoriamente spietati con i colleghi) e passare due round di selezioni oltre il vaglio iniziale. Come possono aiutarmi i lettori? Leggendolo e facendolo leggere. In editoria parlano i numeri e i download contano. Non è vero che “basta thriller”, i lettori ci sono e sono affamati, ma gli editori preferiscono importare scrittori stranieri facendoli passare per il fenomeno del momento; in quanto a noi, vogliono trasformarci in cloni. Io combatto da sempre in favore degli scrittori italiani, ma senza il supporto dei lettori possiamo dimostrare ben poco.”

 

Nel prossimo futuro c’è un nuovo libro, vuoi anticiparci qualche cosa? “Nel mio futuro c’è sempre un libro, ma purtroppo, non dipende da me. Per fare un figlio non basta la madre e come fu per il tanto ambito premio Lovecraft di cui ebbi il pregio di vincere l’XI edizione, l’esperimento IoScrittore non avrà di certo un bis, quindi fatevi sentire. Che so, firmate la petizione “vogliamo la Santamaria in libreria”

 

Rispondi ad una domanda che non ti ho fatto… “Se ho mai provato a scrivere qualcosa di diverso dall’horror e il thriller? Un paio di volte, più per esigenze personali che per convinzione. Il genere è, per definirlo, esistenziale, ma non sono mai riuscita a completarli perché non ne sento l’anima, non sono abituata a rendere emozioni diverse al mio lettore, di quelle che gli offro sono certa, ma di queste…Mi sembra qualcosa di banale, inconsistente. Chissà, magari mi scopro brava a far piangere almeno quanto a mettere ansia…”

www.simonettasantamaria.net

 


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Francesco Moscuzza, il giovane atleta siracusano è campione del mondo di Calcio Balilla

in Anna Lamonaca Blog/Il Sociale by
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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

La Medaglia d’Oro per Francesco Moscuzza appena tornato dalla Germania con una grande vittoria mondiale nella specialità “Speedball” del Calcio Balilla.

L’unico italiano tra gli atleti partecipanti di tutto il mondo, in una competizione decisamente difficile per il numero di iscritti, e per la grande preparazione dei Giocatori. In occasione di questo agognato traguardo, lo abbiamo intervistato per voi…

Hai partecipato ai mondiali in Germania e sei tornato vincitore, raccontaci le emozioni che hai provato: “Per me è stato un traguardo che sognavo da tempo. Ho dedicato questo oro a tutte le persone che hanno creduto in me ed al mio sponsor Premierwin365 di cui è  presidente Fabio Lanzafame.”

Il giorno prima hai avuto una forte delusione per il tuo stop alla prova open, pensavi che saresti arrivato all’oro? “Sinceramente l’oro a singolo è un traguardo molto difficile  perché non facendo gare internazionali durante la stagione sportiva mi tocca giocare con i test di serie che sono i primi in classifica. Ho vinto le qualifiche in maniera facile. Nelle fasi finali ho beccato 3 incontri con giocatori veramente forti. Il 4° incontro è stato molto difficile infatti il giocatore con cui mi sono sfidato è arrivato secondo al mondiale.”

Come e quando hai iniziato a giocare e ad appassionarti al calciobalilla? “Ho iniziato all’età d 11 anni circa, il mio vicino di casa fu promosso a scuola e suo padre gli regalò un calcio balilla. Tutti i giorni andavo a giocare con lui.”

Pensavi che un giorno sarebbe stata la tua principale attività e di diventare uno dei più forti giocatori in Italia? “Sinceramente no, inizialmente era un passatempo poi nel 2006 grazie al mio maestro di calcio balilla Valerio Interlandi conobbi la Federazione Italiana Calcio Balilla e nel 2007 arrivò il primo podio con qualificazione per i campionati italiani.”

È stato difficile seguire questo tuo sogno? “E’ stato difficile perchè economicamente non potevo permettermelo e quindi partecipare alle gare era solo un sogno per me.”

Sei stato anche ad Italian’s got talent totalizzando grandi apprezzamenti, ci vuoi raccontare quell’esperienza? “Volevo iscrivermi a Guinnes Word Record, ma il programma era stato sospeso, quell’anno c’era l’annuncio di Italian’s got talent e per gioco m’iscrissi, dopo un paio d’ore mi contattarono e chiedendomi se fosse vero quello che avevo appena descritto nella mail e subito mi presero.”

Come ti alleni prima di partecipare ad una gara? “Di solito mi alleno con i miei ragazzi facendo video per vedere gli errori commessi, a volte metto dei pesi nei polsi per aumentare la velocità e la resistenza nel gioco”.

Che cosa consigli a chi vuole intraprendere la tua stessa carriera? “Questo sport porta via molto tempo e ci vogliono sacrifici, quello che consiglio  sempre: costanza e mai gettare la spugna.”

Francesco chi sei? Parlaci un po’ di te… “Sono nato a Siracusa, sono un ragazzo umile, cresciuto in una famiglia per bene, mio padre è venuto a mancare quando avevo solo 3 anni, mia madre da sola è riuscita a crescere 3 figli, me e le mie due sorelle con dei valori, da soli siamo riusciti a realizzarci.

Dopo questa bella vittoria che cosa c’è nel tuo futuro? “Un anno fa ho conosciuto il mio sponsor Fabio Lanzafame, presidente della premierwin365, lui ha creduto in me fino ad oggi. Il nostro non è solo un rapporto lavorativo, ma familiare, entrare a far parte della Premier Group è stato un onore, insieme stiamo per creare un avvenire sportivo per tutti i giocatori del mondo, vorremmo organizzare tornei internazionali con montepremi stellari”.


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Stelle Fiore decorazione natalizia con i tubi di carta

in Anna Lamonaca Blog/L'Arte by
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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Volete un’idea originale per decorare il salone delle vostre feste o l’albero di Natale?

Oggi andremo a realizzare delle stelle- fiore sbrilluccicose, un lavoretto creativo e di riciclo da fare anche con i più piccoli. Volete realizzarle? Seguite il nostro video tutorial:

Materiale occorrente:

Tubi di carta igienica
Porporina colorata sbrilluccicosa
Tempere colorate
Brillantini o perline
Colla a caldo
Pennelli
Colla vinilica
Nastrini di vario colore

Mettiamoci all’opera:

Schiacciate il rotolo di carta igienica, tagliatelo in striscioline sottili per creare i futuri petali, una volta fatta questa operazione, attaccate i vari petali l’uno all’ altro con la colla a caldo formando il fiore –stella.
Preparate in un vassoietto la tempera colorata del colore che più preferite e dipingete il fiore, attendete che si asciughi.
Preparate poi la porporina sbrilluccicosa su un vassoietto.
Con il pennello e la colla vinilica cospargete i petali di colla ed adagiateli da entrambi i lati nella porporina per dare l’effetto brillantinoso. Una volta fatto questo procedimento aspettate che si asciughi e aggiungete una pailette al centro o una perlina colorata e il nastrino per poterli appendere all’ albero.
I fiori-stella sono pronti per addobbare il vostro salone delle feste o l’albero di natale non ci resta che augurarvi…

Buon Natale Amici! Alla prossima puntata!


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