Il Futuro? Solidale…

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Rai: Disinformazione di Partito, Vicaretti mon Amour

in Alberto Marolda Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
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Vicaretti, Rai, Arsenico e vecchi Merletti, Disinformazione, vecchie abitudini da Lobby

Una Nota del Direttore Alberto Marolda
Una nota di Alberto Marolda

Ma, esattamente, fatemi capire… il collega Vicaretti di RaiNews, nella sua perenne campagna elettorale a favore del PD con stipendio a carico della collettività, ha capito bene che il candidato del Centro Sinistra in Sardegna, il 43 enne signor Zedda, Sindaco di Cagliari, riconfermato a larga maggioranza dopo il primo mandato col 60%, è un uomo di terra di Sardegna, Vendoliano, nato e cresciuto nel SEL di Vendola? Zedda è un uomo che, a suo tempo, a 35 anni, ha ridicolizzato l’ufficiale Candidato del PD, il Senatore Cabras, per diventare un pilastro di SEL, combattendo regolarmente la nomenclatura Piddina romana… etcetc… basterebbe guardare la wiki su questo, ma anche note proprio di RaiNews, ed allora perché? Perché Vicaretti continua a cantare vittoria del PD intervistandone i grandi Notabili, ROSSI incluso? Contorno di colleghi compiacenti incluso? Che dite, avrà problemi di udito? Gli occhiali li ha già, gli compriamo una confezione di Cotton Fioc?
Vicaretti, ma hai veramente capito cosa significa fare il giornalista conduttore di una trasmissione di commento politico in prime time su una televisione pubblica statale? Un pochetto meno di sfacciataggine ed ipocrisia, porterebbe ad una migliore figura professionale… ma io sono vecchio e non conto nulla, per carità…


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Diciotti, M5s e Salvini? Parliamone ancora… senza Tav però…

in Alberto Marolda Blog/La Politica/Movimento Cinque Stelle/Ultimi Pubblicati by
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Diciotti, Di Maio, Salvini e la base dei 5 stelle in equilibrio instabile su una sottile lama di rasoio… TAV compresa…

Una Nota del Direttore Alberto Marolda
Un articolo di Alberto Marolda

Dunque… Che rompano i gabbasisi quelli della folta opposizione, quelli del Renzusconi redivivo, ci sta, era prevedibile, direi inevitabile, ma che i malumori vengano dall’interno, no, questo non me l’aspettavo, pensavo proprio che le regole di ingaggio fossero ormai chiare per tutti, alla guerra si va come alla guerra, e questa, E’ una guerra.
Prendiamo come esempio la Diciotti, cosi ci chiariamo le idee sul comportamento sia della base grillina che di tutta la gerarchia cantante.
Cos’è la Diciotti innanzitutto? Un trappolone, un vero e proprio trappolone, solo così si può definire l’iter che è culminato con la votazione che ha richiamato più di 52000 elettori grillini (me incluso) ad esprimersi sulla piattaforma Rousseau. Il quesito era questo: “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?” Due le possibili risposte: “Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere” oppure “No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere“. La scelta di lasciare confinati sulla nave della Marina militare gli immigrati, quindi, fu, o no, una scelta di politica nazionale, svolta in maniera collegiale? Una tagliola affilata e pronta a tagliare la testa di Di Maio e company, oppure, ed in alternativa, quella di Matteo Salvini, favorendo con tutta evidenza l’inutile papocchio all’opposizione… Berlusconi e Renzi avrebbero ringraziato capochino a terra… Ed invece? Ed invece nulla, ormai è storia affermata, hanno vinto i “salviniani”, 60 a 40, ed il ministro leghista è salvo. Tutto bene? No, assolutamente no, perché i “perdenti” non hanno accettato di aver perso, e minacciano diaspore e fughe per la tangente, i vincenti l’hanno fatto ma molti di loro, sotto sotto, non ne erano convinti, l’opposizione spara a palle incatenate contro l’inciucio grillino, reo di scambio Salvini TAV Reddito di Cittadinanza e chissà quale altro complotto demoplutogiudaico… insomma, pare proprio che questa votazione abbia scontentato tutti, ma è vero?

Partiamo dal quesito, non era chiaro? Induceva in errore? Non mi pare, io l’ho letto in un attimo e l’ho capito subito, dare la colpa alla domanda ed alle risposte, significa davvero dare del cerebroleso al grillino medio, e se così fosse, allora, si capirebbero tante altre cose nel Movimento, ma siccome io non credo che l’Italiano medio sia un imbecille, un certo tasso di ignoranza, si, ma imbecille no, non credo assolutamente che esista chi abbia votato alla cieca o abbia potuto sbagliare per come era posto il quesito… capito Nugnes, Fico e Grillo?

Dopo di che, sarebbe stata davvero una decisione collegiale presa negli interessi dello Stato? Beh, è vero che siamo di memoria corta, ma la Diciotti non è proprio cosi vecchia come storiella, non credo che ci sia qualcuno che non ricordi che in quei giorni non si parlava di null’altro. Quindi, se non si fosse trattato di una decisione corale su un argomento così crossmediatico, risulterebbe davvero strano al punto da voltare il quesito genere: “Potete mai pensare che Salvini sia cosi libero di fare quello che gli pare al Governo, senza che nessuno degli altri componenti lo abbia mai richiamato sulla Diciotti?”… No, dico, allora la prossima volta Salvini dichiarerà guerra alla Francia, e nessuno ne saprà nulla… maddai…

Ora parliamo della Guerra, e di come alla Guerra si vada vestiti, pronti e preparati come alla Guerra. Nel Movimento ci sono parecchie cose che non vanno, cose che mi fanno dubitare ed alzare la mano sin dalle sue fondamenta, Casaleggio e Grillo inclusi, ma questo non vuol dire che all’interno del Movimento non ci siano anche tante altre cose che invece funzionano bene. A partire proprio dalla Democrazia interna, di cui queste votazioni fanno parte, cosa che non trovi in nessun altro Partito, sia ben chiaro. Ne riparleremo, dobbiamo parlarne bene qui ed oltre, anzi, una delle cose che c’è nel Movimento è che se ne può parlare, non fosse altro che i Meetup, de minimis, esistono ancora. Vero, i vertici stanno levando loro potere ed efficacia, e questo è un problema da porre, ma ci sono, i Meetup esistono, e la gente non li frequenta per farsi una partita a carte come in qualche circolo del Pd ancora sopravvissuto, ma per parlare e fare politica attiva. Queste però sono considerazioni e discussioni interne, all’esterno, invece, deve esservi chiaro che c’è una GUERRA vera che non è solo fra i due partner al Governo, Lega e M5s, o fra la Compagine di Governo e la molto nutrita Opposizione, destra e sinistra unite in amorevole inganno, ma è la Madre delle Battaglie contro tutte le enormi Lobby che hanno governato il Paese negli ultimi 40 anni.

Questo se solo volessimo fermarci al Paese, ma sappiamo bene che le Lobby ormai sono assolutamente scevre da qualsiasi connotazione nazionale, ed infatti la Guerra si svolge anche nel Continente, dove tra l’altro ci possiamo gettare dentro anche la competizione fra gli Stati Sovrani che in Europa, sembra ovvio dirlo, non si è mai sopita… Tutte le considerazioni sugli interessi della Francia e di Macron nel Nord e centro Ovest Africa, ad esempio, sono comprovate da fatti e da intercettazioni, inutile parlarne qui e non serve essere complottisti.

Per cui? Signori, questa, come detto, è una Guerra, e la Guerra si combatte per vincerla, sennò è meglio rinunziare subito, ed io non credo lo si debba fare perché è in ballo il futuro della Nazione. Questa è la mia definitiva motivazione per aver votato SI…

Oppure NO… aspetta com’era? Un attimo che mi rileggo l’articolo…

Fermi… Non si scherza su questo, nonostante la copertina della nostra nuova artista, Ania Shi, lo possa suggerire… Non si scherza, io ho votato SI perchè voglio salvare il Paese, e combattere la Guerra che è in atto, per vincerla, dopo di che, i tanti problemi dell’M5s li discutiamo e risolviamo, non vi preoccupate, iniziamo a parlare di TAV, e del Referendum relativo? Chiamparino e le Madamine, lo volete? Anche io, ma lo facciamo fare a tutta l’Italia però, OK?

E’ cosa buona e giusta!!!

La vignetta di copertina è di Aina Shi,


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Flavio Oreglio incanta il pubblico di Zelig tornando da cantautore

in Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
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FLAVIO OREGLIO-COLORE 3“Anima popolare” di Flavio Oreglio riempie lo storico teatro.

Gradito il debutto di Flavio Oreglio & Staffora Bluzer con il nuovo progetto discografico firmato Long Digital Playing

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Non poteva essere che una sorpresa, il ritorno discografico di Flavio Oreglio (cantautore, attore e scrittore umorista, show-man). Flavio Oreglio: ad alcuni ( i più distratti…) può suonare un brand poco noto, forse antico, certo – per i nostri tempi così veloci e sfuggenti – lontano. Invece Oreglio, quello che “fu” (ma che tutto sommato con altre vesti e nuovi mezzi “è”) il poeta catartico lanciato dalla casa editrice Mondadori e dalla trasmissione targata mediaset Zelig, è qui. Non ci hai mai lasciati. Ha semplicemente scelto, dato il suo carattere serioso e molto impegnato, di volgere il suo sguardo verso altenative meno mediatiche ma più di spessore, come accadde all’inizio della sua carriera. Cabaret? Una bella parola, certo. Ma Oreglio chiarisce subito e sempre: “Cabaret non è comicità, abbandono alla risata grassa e populismo accattivante per conquistare il popolo bue. Cabaret è storia, tragitti, è una modalità, un linguaggio, un luogo reale e immaginario, è cultura. Cabaret è anche canzone d’autore”. Nello spettacolo, presentato con leggerezza e intensità venerdì 15 febbraio al Teatro Zelig (sfida o consapevolezza?), ci sono tutti gli elementi per ritrovare quello che avevamo imparato a conoscere come personaggio televisivo (o icona da Festival vari…)  in una veste quasi (forse?) definitiva o comunque “definita”. Mille facce, tante belle canzoni (a volte diverse tra loro), ci restituiscono un Flavio Oreglio – ormai sessantenne – pieno. Pieno di contenuti, forza energia. E’ merito del trentennale  (trent’anni di carriera appena conclusi attraverso percorsi, incontri, libri e cd antologici… un esubero di bellezze, insomma!) o forse del contratto nuovo (discografico) firmato con l’amico-produttore (ora editore) Luca Bonaffini che, in occasione del suo rilancio, gli ha offerto la sua neonata casa discografica milanese (LONG DIGITAL PLAYING SRLS) per “ripartire da… 30?

Luca Bonaffini, cantautore e compositore, che l’estate scorsa ha ritirato insieme a lui il Premio alla Carriera “SPAZIO d’AUTORE 2018”, ha sposato il suo nuovo progetto musicale che s’intitola “Anima Popolare” e ha deciso di produrlo.

Ecco. Oreglio, catartico per effetto mediatico e artista come “verità assoluta”, è pronto. E la serata di debutto, di presentazione dell’album, anche grazie agli STAFFORA BLUZER, è stata straordinaria: perché si può ridere ( o sorridre) restando esseri pensanti. Alla faccia di Sanremo che, a quanto pare, per fare notizia ha bisogno di vomitare rabbia e (perdonateci) malsana mediocrità. Bentornato Oreglio. A te e alla tua “anima popolare”…

 

Ufficio Stampa  LC Comunicazione tel. 333 7695979

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Migranti, Macron, Sea-Watch…. De Bello Gallico?

in Alberto Marolda Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
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Macron rifiuta i migranti della Sea Watch, la notizia è di ieri e quindi la vogliamo prendere con il dovuto beneficio d’inventario e controllo, ma…

Una Nota del Direttore Alberto Marolda
Un articolo di Alberto Marolda

Macron è alla caccia di nuove rotorsioni facili? E’ anche lui ormai nel pieno di una campagna elettorale senza esclusione di colpi? In questo caso non proprio ma anche, perché pochi minuti dopo la prima comunicazione dal Viminale è arrivata dalla stessa fonte, una nuova comunicazione a parziale rettifica… la Francia accoglie solo persone alla ricerca di Protezione Umanitaria, non Migranti Economici.
Polemica sgonfiata? Non proprio, anche perché il successivo beccarsi fra Salvini e l’omologo francese, Castaner, “Ti convoco, non mi faccio convocare, come ti permetti…”, in aggiunta all’annuncio dell’Ambasciatore Olandese, Joep Wijnands, che domani, i tecnici del loro Ministero delle Infrastrutture, si recheranno a Catania per una propria ispezione tecnica sulla Sea Watch. Ricordiamo che la nave della ONG è attualmente in fermo amministrativo per violazioni delle norme in materia di sicurezza della navigazione e di tutela dell’ambiente marino… Ora si muovono, prima no, ora per andare in Sicilia pronti per fare polemiche sull’operato della Guardia Costiera Italiana, invece si… scommettiamo?

Polemica sgonfiata? Non credo, domani ne vedremo delle belle, restate sintonizzati…

La vignetta di copertina è di Aina Shi, una new entry per il nostro gruppo? Un’ottima aggiunta direi, dato il debutto… speriamo bene…


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Oggi 31 gennaio esce “Sognando Bologna” di Riccardo Bassi.

in La Musica/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Riccardo Bassi 720 x 379

Riccardo BassiNel giorno del suo compleanno, Riccardo Bassi ci presenta la sua nuova fatica.

“Sognando Bologna”, un romanzo dalle tinte gialle e risvolti noir.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

due anni di silenzio e due romanzi “rosa” (l’amore sempre in prima linea), ecco il rientro narrativo di Riccardo Bassi, scrittore e imprenditore milanese.

Questa volta il colore è il giallo. Un po’ come i gialli Mondadori che, nelle giornate di relax e di pausa, accompagnavano le giornate dei nostri papà e delle nostre mamme.

Sabato 23 febbraio, presso il Cinema Teatro Oratorio di Pantigliate (MI) alle 20 e 45, sarà lui in persona a raccontarcelo e a presentarlo affiancato dal fedele Luca Bonaffini (cantautore e regista teatrale) e in compagnia di importanti ospiti.

“Sognando Bologna” (questo il titolo dell’opera terza di Riccardo Bassi, atto finale di una trilogia letteraria ben confezionata da Gilgamesh Edizioni) è un titolo romantico e gentile ma un po’ “traditore”.

Tradisce, non le aspettative del lettore (anzi tutt’altro!), ma soprattutto sorprende. Perché Bologna, teatro immaginato dallo scrittore per descrivere fatti e fattacci di ordinaria criminalità e di straordinaria complessità, è sempre lì da piazza Maggiore ai colli ad accompagnarci lungo il viaggio scritto e i suoi personaggi.

E proprio quella Bologna è ritratta in uno scatto d’autore che Samuele Carboni, figlio del Luca cantautore, ha regalato a Riccardo Bassi come copertina.

Insomma, un terzo lavoro di Serie A che consacra il nostro Riccardo Bassi “scrittore eclettico e sincero”.

 

Durante la serata del 23 febbraio interverranno: Dario Bellini (editore), Paolo Baldoni (cantautore), Henry Zaffa (attore), Mago Eta Beta (attore) e don Claudio Burgio autore del libro “Non esistono ragazzi cattivi” è presidente dell’Associazione “Kayrós”. Inoltre sarà presente come Guest Star il cantautore Mimmo Cavallo al quale verrà consegnata la “scultura in vetro del maestro Raffaele Darra” come vincitore della 4°edizione de “La settima nota” (premio per arte, musica e letteratura indetto da LC COMUNICAZIONE e LDP EDIZIONI MUSICALI).

Ufficio Stampa e responsabile di pubbliche relazioni:

LC Comunicazione tel. 333 7695979

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Il Pd, CasaPound, M5S e la memoria corta degli Elettori

in Alberto Marolda Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
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CasaPound deve lasciare il palazzo occupato nel 2003, ed il PD romano vuole mettere il cappello su una decisione della Consiliatura a 5 Stelle

Una Nota del Direttore Alberto Marolda
Un articolo di Alberto Marolda

CasaPound, PD, ed il Movimento 5 Stelle… CasaPound dovrebbe lasciare il Palazzo occupato abusivamente, ed allora? Perché ne parliamo? Questa è la notizia che da due giorni occupa alcune colonne dei giornaloni, soprattutto quelli romani, ma fosse solo questo, il problema è che occupa molti post dei social più accreditati, perdendo alla fine la sua natura per diventare solo oggetto di sporco combattimento politico.

Ma fra chi veramente?
E’ dal 2003 che CasaPound occupa abusivamente quello stabile, e nemmeno tanto abusivamente poi visto che Alemanno glielo concesse in uso (questo non va scordato, dov’era il PD allora?), e solo oggi si arriva seriamente a porre in discussione la loro permanenza in loco, e lo si fa grazie a una Consiliatura Grillina… E’ agli atti, sta accadendo con la Raggi Sindaco, non è successo con Walter Veltroni, che ha occupato la poltrona di Sindaco dal 2001 al 2008, con Mario Morcone che è stato Commissario Straordinario per qualche mese durante il 2008, con Gianni Alemanno, dal 2008 al 2013, anzi, e nemmeno con Ignazio Marino dal 2013 al 2015, o tantomeno con Tronca, Commissario Straordinario di nuovo, dal novembre del 2015 al giugno del 2016… No, accade ora con la Raggi alla massima carica romana, ed il PD che cosa fa? Oggi che si trova alla misera opposizione, dopo aver occupato per due volte negli ultimi anni la massima scrivania, vuole metterci il cappello? Perché non lo ha fatto prima? Merito del PD? Pulizia fatta dal PD? Grazie al PD, come si legge sulla bacheca Facebook di Francesco Cro, vi cito a caso uno fra i molti, nemmeno tanto occulti, comunicatori del PD? Uno che approfittando della memoria corta degli Elettori, fa campagna continua sui Social, a favore di un Partito Ectoplasma, raccontando una realtà che si immagina solo lui… o Renzi… uno che la racconta persino sul suo Blog sulla Huffington Post (basta essere del Pd per trovarci posto), dove si definisce, cito: “Esperto di comunicazione Politica, Blogger, Segretario dell’Associazione “Il Popolo del Si” la cui mission e’ proseguire quel riformismo interrotto con l’esito referendario del 4 Dicembre”… avanti, c’è posto per tutti fra i perdenti, una carica non si è mai negata a nessuno…

E poi… Come? Ho letto bene? Riformismo interrotto? Il PD e Renzi hanno perso malamente, ma non l’hanno ancora capito? Cro, l’ha capito?

Ma che somma ipocrisia, che enorme buffonata, il PD ancora non ha capito perché ha perso le elezioni? Il giorno in cui l’outsider Raggi, la “ragazzetta sconosciuta”, ha battuto tutti ed ha vinto, gli elettori hanno mandato a dire al PD, che 15 anni di mangiapane a tradimento del Popolo a favore delle grandi lobby di potere della capitale dovevano finire!!! Ma il Pd l’ha capito? Pare di no leggendo la bacheca del signor Cro, dove, per aver osato rispondere al post propagandistico, mi son sentito attaccare e tacciare di essere “fuori di testa”… vabbeh, partendo dal fatto che se dire la verità significa esserlo, sono ben fiero di esserlo, vorrei ricordare al caro signor Cro ed ai suoi affezionati sostenitori, che il PD romano è arrivato alle elezioni della Raggi, in uno stato di commissariamento (2014-2017) per lo scandalo di Mafia Capitale che lo aveva travolto, dopo lunghi anni di complicità con i Disonesti ed i Corruttori… non solo, ma anche dopo aver auto silurato il proprio Sindaco Marino nel 2015, ed essersi auto fatto causa (militanti PD contro l’Orfini commissario inviato da Renzi) ed averla poi persino persa. Basta? No perché il PD non voleva a tal punto Roma, che contro la Raggi schierò, sicuramente perdente, un simpatico personaggio di secondo piano, quel “buon” Giachetti qualificato come outsider prima di tutto dal PD stesso.
Che buffonata quindi cercare di indossare il cappello dei vincenti, oggi!!! Ipocrisia pura!!! Va detto si che, ribatterà Cro, la mozione votata era del Pd oppositivo, ma va detto anche che il Pd ectoplasma si è solo prestato ad un gioco interno al Governo  Nazionale svolto sul locale romano…

Parliamoci chiaro, uno dei grandi protettori di Casa Pound è Alemanno, che ancora oggi scalpita nel Centro Destra, e la manovra dell’M5s romano, non può che far parte degli scontri nazionali, vista la reazione odierna di Salvini, in cui lo sgombero viene spostato a data da destinarsi... e quindi il Pd ectoplasma? Essere Pistola non significa essere chi tira il Grilletto, capito Cro? Dovete fare ben altro…

Ah, per carità, che non passi un messaggio sbagliato con questo articolo, un’idea non ha colore politico ma è, semplicemente, buona o cattiva. Riportare la legalità è una buona idea, e l’Occupazione era, ed è abusiva, forse sarebbe il caso che, CasaPound, visto che vuole fare il Partito Politico nazionale, se ne vada da solo facendo risparmiare i soldi relativi ai contribuenti. Poi parleremo delle 18 famiglie occupanti, quelle devono avere gli stessi diritti degli altri occupanti, senza colore politico che tenga…

P.S.: il Signor Cro è fra i miei “amici” su Facebook, che dite, mi leverà l’amicizia?


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A breve in uscita “Novecento”, il nuovo album del Trio Schau.

in La Musica/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by

Uscirà a marzo “Novecento”, il secondo album del Trio Schau.

“Le fille aux cheveux de lin”, Claude Debussy, è il video ufficiale che ne anticipa l’uscita.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

 

Nel 1909 Claude Debussy iniziava a scrivere il preludio “La fille aux cheveux de lin” ritornando ad un linguaggio semplice rispetto agli ultimi anni della sua vita compositiva. La suggestiva immagine evocata dal titolo rimanda alla poesia di Charles Marie René Leconte de Lisle, un canto scozzese tratto dall’opera “Poèmes antiques”. Esattamente 110 anni dopo, il Trio Schau ha deciso di rendere omaggio ad una delle opere pianistiche più conosciute del compositore francese. Il video è anticipatore del loro secondo progetto discografico, in uscita nel mese di marzo. Il titolo del cd sarà “Novecento” (il riferimento è alla musica da film, filo conduttore e leitmotiv del loro percorso musicale, sfociato nella pubblicazione del primo album “Movie soundtrack” e ripreso anche in questo secondo lavoro in studio). Al suo interno saranno presenti musiche di Claude Debussy, Heitor Villa Lobos, Astor  Piazzolla, Mario Castelnuovo-Tedesco, Nino Rota ed Ennio Morricone.

Il Trio Schau, composto da Pier Filippo Barbano al flauto, Edoardo Lega al clarinetto e clarinetto basso e Tommaso Lega alla chitarra, esordisce su Radio Popolare in occasione di una serata dedicata al bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi.
Il trio si distingue per la particolarità della formazione, proponendo un repertorio che spazia tra i diversi generi musicali: dalle Sonate di Bach, per flauto e basso continuo, ai tanghi di Piazzolla, dai Preludi per pianoforte di Debussy alle musiche da film di Rachel Portman e Nicola Piovani.
Ha tenuto concerti presso riconosciute istituzioni milanesi (Palazzo Cusani, la Scuola Militare Teuliè, la Fondazione Riccardo Catella, Villa Finzi, l’Università Popolare), al Teatro Blu di Milano, alla chiesa di Sant’Antonio in Moncalvo (AT), a Stampa in Svizzera, all’auditorium di Merate (LC) per la rassegna “Merate Musica” e alla Villa Visconti d’Aragona di Sesto San Giovanni (MI) per le manifestazioni “A Qualcuno piace Sesto”, “Les Sarabandistes” e la 5° Edizione del premio “La Torretta”, alla “XVI Settimana Chitarristica Italiana” presso la città di Martinengo (BG), a Palazzo Soragna e alla Casa della Musica di Parma.
Ha ottenuto premi e riconoscimenti partecipando a vari concorsi nazionali ed internazionali: Premio del pubblico alla 2° edizione della “Selezione internazionale giovani concertisti di chitarra classica formazioni cameristiche” di Domodossola, 1° Premio al “39° Concorso nazionale di chitarra” di Vicoforte, 1° Premio al corso di perfezionamento musicale “Musica e natura” di Vicosoprano, 1° Premio al “Concorso chitarristico internazionale omaggio a Niccolò Paganini” di Parma, 1° Premio al “3° Concorso musicale nazionale chitarra e musica da camera” di Cassano Magnago, 1° Premio al “6° Concorso chitarristico internazionale città di Favria”, 1° Premio alla seconda edizione del concorso “Valle dei Laghi International Guitar Competition & Festival” di Calavino. 
Nel Maggio del 2016 pubblica il suo primo cd dal titolo “Movie Soundtrack”, un viaggio musicale attraverso alcune fra le più celebri colonne sonore, con le musiche di Rachel Portman, Hans Zimmer, John Williams, Astor Piazzola, J. S. Bach, Carlos Gardel e Nicola Piovani.

 

 

 

 

 

 

 

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Nuovo Tour dei Negramaro: i Concerti, le Date del Tour “Amore che torni”

in Eventi/La Musica/Pepsi e Popcorn Blog/Roberta Scardi Blog/Ultimi Pubblicati by
Tour Negramaro Date

Pronto il nuovo Tour dei Negramaro, due considerazioni e le date dei Concerti

Un Articolo di Roberta Scardi
Un Articolo di Roberta Scardi

Il Tour… Motori in riscaldamento per i Negramaro, pronti a partire con il TourAmore che torni” il 14 febbraio all’RDS Stadium di Rimini, tappa zero del tour che era stato rinviato a causa dalle condizioni di salute del chitarrista del gruppo Lele, colpito da un’emorragia celebrale nell’ottobre 2017 ma fortunatamente ripresosi, e pronto ad accompagnare gli altri componenti della band nella nuova avventura live.

Con il nome di un vitigno della loro terra d’origine – il Salento – i Negramaro sono inizialmente Giuliano Sangiorgi (frontman nonché principale autore dei brani), Emanuele Spedicato (chitarre), Ermanno Carlà (basso), cui si aggiungono poi Danilo Tasco (batteria), Andrea Mariano (pianoforte, programmer ed editor) e Andrea De Rocco (campionatore), tutti nati e cresciuti in provincia di Lecce.

La band inizia a muovere i primi passi nel giro alternativo della provincia di Lecce riempiendo sempre più i locali in cui si esibiscono dal vivo. È del 2003 il primo album, “Negramaro”, cui segue, nel 2004, “000577” (la cifra corrisponde al numero merceologico del vino “Negramaro”), ma la conferma arriva con “Mentre Tutto Scorre” (2005): con il singolo omonimo il gruppo si aggiudica il “Premio della Critica Radio & TV” alla “55esima edizione del Festival di Sanremo”, primo di una lunga serie di riconoscimenti, tra cui il “Festivalbar 2005”, il Premio “Lunezia Poesia del Rock” 2006 per il valore Musical-Letterario dell’ album “Mentre tutto scorre” e l’”Mtv Europe Awards” come Best Italian Act.

Nel 2007 l’album “La finestra” apre ai Negramaro le porte del San Siro, facendo di loro la prima band italiana a varcare le soglie del celebre stadio. Seguono “Casa 69” (il nome della casa in cui i ragazzi si ritirano quando devono), nel 2010, la prima raccolta di successi dei primi dieci anni di carriera “Una storia semplice”, nel 2012, e La rivoluzione sta arrivando, nel 2015.

Una crisi porta il gruppo a sciogliersi e Giuliano a trasferirsi momentaneamente a New York. Una volta tornato in Italia Giuliano si reca dal chitarrista Andrea Mariano per fargli ascoltare alcuni nuovi brani. Andrea si commuove e gli svela che diventerà papà di una bambina. A lei il gruppo dedica “Sole”, contenuta nell’album del 2017 “Amore che torni”, frutto della riunione.

Molteplici le collaborazioni con altri musicisti e interpreti da parte di Giuliano, che scrive brani per Mina, Celentano, Jovanotti, Pausini, Bocelli, Vecchioni, Mannoia Malika Ayane e Dolores O’Riordan (per citarne alcuni), e duetta con Elisa, Baglioni, Planet Funk e molti altri.

Nel 2012 Si cimenta anche come scrittore con il romanzo “lo spacciatore di carne”.

Forte è il legame della band con il cinema: il singolo “Mentre tutto scorre” diventa la title track del film “La Febbre” di Alessandro D’Alatri; Silvio Muccino dirige il videoclip di “Estate”; l’attrice Valeria Solarino interpreta “Solo3min”; Dario Baldi co-dirige insieme a Giuliano il singolo “L’immenso” e Giovanni Veronesi firma il videoclip di “Meraviglioso”, title track del film Italians, con Carlo Verdone e Riccardo Scamarcio.

 Le canzoni dirette e appassionate in cui si fondono rock, pop ed elettronica, permettono alla band salentina di diventare in pochi anni il più importante gruppo italiano, mettendo d’accordo sia il pubblico radiofonico che la critica, grazie a un sound personale ed elaborato, di respiro internazionale, che si ispira, soprattutto nei primi lavori, a gruppi come Blur, Radiohead e Muse, senza rinunciare al gusto per la melodia italiana e alle raffinatezze cantautorali nei testi di Giuliano.


Dopo lo straordinario successo negli stadi italiani quest’estate, la nuova tournée della bandAmore Che Torni Tour Indoor 2018”, prodotta e organizzata da Live Nation Italia, fa tappa nei principali palasport italiani (16 febbraio · Mantova, Palabam; 20 febbraio · Padova, Kioene Arena; 21 febbraio · Conegliano, Zoppas Arena; 23 febbraio · Torino, Pala Alpitour; 24 febbraio · Bologna, Unipol Arena; 27 febbraio · Milano, Mediolanum; 2 marzo · Firenze, Mandela; 3 marzo · Firenze, Mandela; 5 marzo · Roma, Palalottomatica; 6 marzo · Roma, Palalottomatica; 8 marzo · Caserta, Pala Decò; 9 marzo · Caserta, Palamaggiò; 11 marzo · Eboli, Palasele; 13 marzo · Bari; 14 marzo · Bari; 17 marzo ·  Reggio Calabria, Palacalafiore; 19 marzo · Acireale, Pal’Art Hotel) Noi di “Iogiornalista” ci godremo il concerto del 9 marzo a Caserta. E voi quale tappa avete scelto?

Per info e prenotazioni dei biglietti clicca qui

Photo copertina by Pietro Pappalardo (scelta su Internet fra le più gettonate)

tour negramaro le date
tour negramaro le date

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La Massoneria ed il Giacobinismo, una doverosa Revisione

in Insorgenza Blog/La Politica/Patrizia Stabile Blog/Ultimi Pubblicati by
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La Massoneria ed il Giacobinismo  dietro tutte le grandi trasformazioni della nostra Storia

Un articolo di Patrizia Stabile
Un articolo di Patrizia Stabile

Servirebbe il revisionismo storico anche per riscrivere il decennio post rivoluzione francese,  1789-1799, (giustizia sommaria, beni confiscati, ruberie di stato, chiese distrutte e incendiate, ostie e reliquie profanate, preti imprigionati e massacrati, suore stuprate e uccise, credenti umiliati e trucidati, in nome degli “immortali” principi di Libertè, Egalitè, Fraternitè senza dimenticare il genocidio della Vandea ) per poter comprendere come le spinte giacobine e massoniche abbiano influenzato gli avvenimenti storici successivi e come continuino a condizionare quelli presenti. Il giacobinismo nato dalla volontà di strateghi “illuminati” è in  realtà il risultato di un complotto massonico fondato apparentemente sul culto della Patria, ma che, di fatto, spingeva su ideologie come quella del progresso, dell’uguaglianza astratta e dell’individualismo sfociate in una vera e propria dittatura di un’élite che, modernamente, viene chiamata “Nuovo Ordine Mondiale”.

Il giacobinismo ( “Societè des amis de la Constitution”, “Società degli amici della Costituzione”) nacque quindi a Parigi nel 1789 nell’ex convento domenicano di San Giacomo ( di qui il nome) . Finto apportatore di ideali di libertà, fraternità ed uguaglianza ha avuto un gran numero di seguaci in Italia che ricordiamo, per mano di Napoleone (il vero ideatore del vessillo italiano tricolore), si concretizzò nella costituzione delle 4 Repubbliche Sorelle  ( Cispadana, Cisalpina, Romana e Partenopea) assoggettate completa-mente all’esercito francese, che assorbiva terre e denaro da inviare in Francia per risanarne i debiti.

Si assiste, così,come ci ricorda  Benedetto Croce in “Storia del Regno di Napoli”  ad un radicale cambiamento: dall’attività massonica speculativa si va verso l’attività politica con la trasformazione delle Logge in centri di aggregazione dei Giacobini: «…gli ingegni napoletani… sul cadere del Settecento, primi in Italia, cioè fin dal 1792, … si misero in corrispondenza con le società patriottiche francesi, e i più giovani e ardenti riformarono le loro Logge massoniche in club giacobini…»

Ricordiamo brevemente di come quindi, preparato il terreno,  le truppe francesi entrano a Napoli e istituiscono ( con la complicità “illuminata” della borghesia e dei nobili napoletani),  la Repubblica Napoletana, conosciuta anche come Repubblica Partenopea. Nata per l’idealismo di pochi borghesi e nobili fintamente  illuminati ma nella realtà meschini traditori dei Borbone e di tutto il popolo e lontana dai bisogni di quest’ultimo, resiste solo pochi mesi, infatti, il  13 giugno del 1799, grazie alla rivolta che partì dalla Calabria guidata dal Cardinale Ruffo e dai lazzari napoletani (cautamente appoggiati idealmente anche da Ugo Foscolo, nei suoi “Commentari” ) cessò questa nuova e poco amata forma costituzionale che cercò di soppiantare con l’inganno la monarchia dei Borbone. I repubblicani giacobini si resero colpevoli anche dell’uccisione di  60mila sudditi napoletani , vittime mai  ricordate da Istituzioni sorde  impegnate invece a commemorare  le  122 impiccagioni a Napoli, che si susseguirono ininterrottamente da giugno a settembre,più altre centinaia nel resto del Regno, di traditori tra i quali la nobile Pimentel De Fonseca, Francesco Caracciolo, Domenico Cirillo, “vittime” della giustificata ritorsione dei Borbone ( peraltro realmente addolorati anche dal vile tradimento di quelli che consideravano fedeli amici).

Una nota folkloristica e religiosa: Sant’Antonio prese, in quel frangente e solo per un breve periodo (dal 1799 al 1814), il posto di San Gennaro come Patrono nel cuore dei Napoletani accusato di essere “nu Sant Giacubino” in quanto “consentì” il miracolo della liquefazione del sangue anche dinanzi al nemico francese.

Quanto incise invece il giacobinismo  durante le fasi del Risorgimento e dopo?

Secondo gli accordi scaturiti dal Congresso di Vienna del 1814  si ripristinò l’Antico Regime cancellando di fatto tutte le conseguenze della Rivoluzione francese e del regime napoleonico, “la Lombardia e l’antica Repubblica di Venezia divennero province dell’Impero asburgico, mentre il Granducato di Toscana e i ducati di Parma e Modena vennero assegnati ai membri della dinastia asburgica. Lo Stato pontificio con le Legazioni fu restituito a papa Pio VII, che rientrò a Roma fra le ovazioni dei popoli della penisola. Nel Mezzogiorno il Regno di Napoli e Sicilia ritornò Ferdinando IV, che assunse il nome di Ferdinando I, re delle Due Sicilie. Sia il Papa, che addirittura concesse all’Austria di mantenere una guarnigione a Ferrara, sia i sovrani dei ducati della Toscana e di Napoli confidavano nella protezione austriaca. Solo il Piemonte, ingranditosi con la Liguria, restò autonomo dalla influenza austriaca, con la solita funzione di  Stato Cuscinetto tra la Francia e l’Austria.”

Questa Restaurazione però per colpa anche di pesanti restrizioni imposte dalle vecchie Monarchie non spense le fiammelle repubblicane di un giacobinismo mai sopito  che invece, come ricorda Antonio Gramsci dalle sue bellissime lettere dal carcere, fu un modo tutto borghese di fare politica, “sinonimo di politico settario ed elitario in senso deteriore” che introdusse una forte spinta laicista, anticattolica e  totalitaria e che innescò, per colpa di quelle ideologie malate,  l’insana regola di ordire  complotti e strategie subdole per il raggiungimento ad ogni costo del Nuovo Ordine Mondiale. Oggi come allora che in quel contesto storico avevano lo scopo di  “liberare” l’Italia dai vecchi Stati feudali e dalla Chiesa cattolica. E così in un apparente stravolgimento di alleanze ed amicizie, con la complicità della massoneria inglese e la neutralità di quella francese, l’Italia fu unita. E sappiamo come. La stessa  Massoneria internazionale dirigerà successivamente tanti altri eventi con un’abilissima regia: gli scontri che porteranno alle guerre mondiali e la conseguente sconfitta dei grandi nazionalismi italiano, tedesco e giapponese, e alla conseguente divisione del mondo in due blocchi, decisi, a Yalta nel 1945, da Roosevelt, Churchill e Stalin. I due mondialismi materialisti di un’ipotetica Repubblica Universale si spartivano così il pianeta: da una parte il “capitalismo liberaldemocratico, agnostico e tollerante”, dall’altro il “comunismo ateo e totalitario”. Ci sono sempre i “fratelli massonici” dietro le libertà dei figli dei fiori sessantottini così come la diffusione dell’LSD,una strategia mirata della CIA deliberatamente voluta per creare incapacità di pensiero critico .

Ci sono sempre loro  nell’ 1989 quando il comunismo crollava e gli Usa, burattini dei sionisti, veri deus ex machina dell’umanità,  diventavano i padroni del mondo tanto che Bush nel 1991 affermò che si era giunti all’alba di un “nuovo ordine mondiale”. Ed  infatti aveva ragione: siamo giunti quasi alla deriva di una società multietnica e multiculturale che annullerà tutte le culture e le fedi a cominciare dall’Europa, disarmata intellettualmente e in crisi d’identità,   interessata dall’invasione di immigrati provenienti dall’Est, dall’Africa, dall’America Latina e dall’Asia, la maggior parte dei quali di fede musulmana “incompatibile con gli ordinamenti civili occidentali che crea incomprensioni e problemi di convivenza, ma che  ai progressisti,ai custodi del politically correct e proprietari dei mezzi di comunicazione( che condizionano le menti di improbabili radical-chic o di semplice gente generosa che non ragiona se non con il cuore), la cosa sembra non importare.

John Foster Dulles, presidente della Fondazione Rockefeller tristemente preannunciava, in piena Seconda guerra mondiale: «Un Governo mondiale, la limitazione immediata delle sovranità nazionali, il controllo internazionale di tutti gli eserciti e di tutte le marine, un sistema monetario unico, la libertà di immigrazione nel mondo intero». E la Chiesa che avrebbe potuto essere l’ultimo baluardo di difesa se  non si adeguerà a queste strategie mostruose non sarà che una pedina già fortemente compromessa dal di dentro, “corrotta moralmente ed in balia di scandali sessuali, battaglie per la soppressione  della veste talare, matrimonio dei preti, revisione dei dogmi in funzione del progresso universale, sconvolgimento della liturgia, l’Eucarestia ridotta a un semplice simbolo della comunione universale ed il vecchio Papato ed il vecchio sacerdozio abdicanti di fronte ai preti dell’avvenire”.

Di certo esisterà una massoneria buona ma con questi presupposti io quando mi troverò al cospetto di simboli giacobini di sicuro cambierò strada. Numerosi e “striscianti” e che veicolano messaggi subliminali soprattutto quando è l’arte il mezzo: berretti frigi,alberi della libertà, la livella che alludeva all’uguaglianza, i fasci consolari dell’autorità romana, il caduceo simbolo della pace conquistata grazie all’abbattimento delle tirannie, la piramide e l’occhio onniveggente, la squadra ed il compasso, l’archipendolo o la cornucopia.

Brutte storie.  Alla fine non ci resta che aggrapparci a tutti i valori allora demonizzati e banditi dal NWO (Nuovo Ordine Mondiale): attacchiamoci alla famiglia e ai suoi valori, rispettiamo il nostro passato, riscopriamo le nostre tradizioni,il cibo,gli usi e i costumi della nostra Terra, ancora una volta fondamentali per non perdere l’ identità che siamo riusciti a conservare accogliendo tutti i popoli che hanno avuto bisogno di noi. Ma soprattutto coltiviamo amore.


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Rossella Spinosa – Cineconcerto “Le sette probabilità” .

in Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
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Rossella Spinosa-Cartellone-5C-1-001-1-768x1065Rossella Spinosa-Il 18 gennaio 2019 alle ore 21:00 allo Spazio Frida di Milano.

Con la proiezione dell’omonima pellicola muta di Buster Keaton.

 

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Terzo appuntamento stagionale della rassegna CLASSICAMENTE: il prossimo 18 gennaio 2019, lo Spazio Frida di Milano ospiterà il cineconcerto “Le Sette probabilità” con la proiezione dell’omonima pellicola muta di Buster Keaton (1925) e l’accompagnamento musicale di Rossella Spinosa, con musiche da lei stessa eseguite al pianoforte. Un evento da non perdere per la bellezza e l’originalità del programma.

Nel film, il protagonista apprende di essere costretto a sposarsi entro poche ore per non lasciarsi sfuggire un’ingente eredità. Dopo essere stato respinto da ben sette ragazze, comincia a far proposte di matrimonio a chiunque porti una gonna, compreso un manichino e uno scozzese col kilt. Tutto si risolverà in extremis, naturalmente. Keaton, con la velocità del montaggio, esaspera la struttura “a inseguimento” e si scatena in gag sempre più apocalittiche.

Rossella Spinosa si diploma giovanissima in pianoforte, clavicembalo, composizione e, negli stessi anni, si laurea con lode e plauso accademico in legge e, altresì, sempre col massimo dei voti, in Musicologia – Discipline Storiche, Critiche e Analitiche della Musica. Master cum laude all’Accademia Pianistica di Imola, e perfezionamento per la composizione alla Scuola di Musica di Fiesole, con Diploma di Merito e Borsa di Studio Emma Contestabile presso l’Accademia Chigiana di Siena completano la sua fase di formazione. Suona in alcune delle sale più importanti italiane ed estere come Sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, Carnegie Hall di New York, Italian Bunka Kaikan di Tokyo ecc., collaborando con compositori di prestigio (tra i quali, Paolo Castaldi, Luis De Pablo, Ivan Fedele, Giacomo Manzoni, Bernhard Lang, Misato Mochizuchi, Luis Bacalov, ecc.) ed eseguendo molte opere nuove a lei stessa dedicate. Affianca all’attività solistica quella di musica da camera, in particolare in Duo Pianistico e nel NEW MADE Ensemble (specializzato nel repertorio contemporaneo) nonchè di solista e solista con orchestra. Suona in duo dal 2009 con il Premio Oscar, Luis Bacalov. Scrive opere da camera, per orchestra, per la lirica ed il teatro, commissionate ed eseguite da orchestre italiane e straniere (Kyev Camerata, Orchestra I Pomeriggi Musicali, Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, Seoul Orchestra, Orchestra da Camera di Lugano…). Compone le musiche per il cinema muto (ad oggi oltre 80 titoli cinematografici), per cineteche, teatri e orchestre. Suoi lavori sono editi dalla casa editrice Suvini Zerboni. Incide per Stradivarius, Amadeus, Bookstore Teatro alla Scala; la sua ultima pubblicazione discografica per Tactus, dedicata alle opere pianistiche di Giacinto Scelsi ha recentemente ricevuto 5 Stelle dalla Rivista Amadeus.

Dalle ore 20,00 sarà servito il consueto aperitivo di benvenuto offerto da Isolamusicaingioco. A causa del numero limitato di posti, si consiglia la prenotazione. La serata inizia dalle ore 20:00 con l’abituale aperitivo.

SPAZIO FRIDA via Antonio Pollaiuolo, 3, 20159 Milano

ORE 20:00 APERITIVO

ORE 21:00 CONCERTO

Per prenotazioni: 3382133121

La rassegna CLASSICAMENTE con Rossella Spinosa:

Rossella Spinosa alla rassegna concertistica CLASSICAMENTE è giunta con successo alla sua IV edizione. Anche quest’anno, il cartellone prevede un’offerta variegata di ascolti musicali dal vivo che interessano soprattutto la musica Classica, ritenuta erroneamente alla portata di pochi adepti. La stagione musicale mette in condizione di assoluto piacere e fruibilità qualsiasi tipo di ascoltatore, proprio perché tenta di accorciare il più possibile le distanze che intercorrono fra questo genere e il pubblico attraverso un’accorta programmazione. Dopo Rossella Spinosa, allo Spazio Frida si alterneranno così solisti e gruppi da camera, diversi nel genere e nell’organico strumentale ma tutti di alto profilo artistico-professionale e di prestigio internazionale. Come ogni anno, l’Associazione Isolamusicaingioco, ente promotore della rassegna, affida inoltre l’apertura dei concerti a giovani talenti provenienti da Conservatori, Accademie Musicali, Scuole Civiche e Licei Musicali mediante degli Open Concert, preceduti a loro volta da un aperitivo.

L’associazione ISOLAMUSICAINGIOCO:

L’associazione Isolamusicaingioco è attiva a Milano in zona Isola fin dal 2004, anno della sua fondazione a cura di Claudia Mazzei, musicista napoletana diplomata in Pianoforte, Direzione di coro Composizione e appassionata divulgatrice della musica in tutte le sue forme. La musica è considerata da Mazzei e dalla collega Angela Ignacchiti un mezzo espressivo della personalità di ognuno, al di fuori dei severi schemi accademici o incasellata in stili o generi rigidamente fissati. Ne deriva che le attività dell’Associazione si rivolgono ad un pubblico vasto e puntano a diffondere l’amore per la musica e la sua conoscenza ad ogni livello, sia amatoriale che professionale.

In quest’ottica, Isolamusicaingioco organizza corsi, concerti e altre manifestazioni (concorsi, spettacoli teatro-musicali, progetti per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie ecc.)

In particolare, sul fronte educativo si propone di avvicinare bambini da 0 anni, ragazzi e adulti allo studio della musica attraverso gli approcci didattici più recenti ed efficaci che uniscono l’educazione musicale a momenti ludici di svago (metodo Orff, Dalcroze, Yamaha, MLT di E.E.Gordon ecc.).

Vi è inoltre una marcata attenzione per particolari situazioni, come i corsi musicali per l’accompagnamento al parto per future mamme o l’avvicinamento alla musica da parte di chi, per età o condizione economica, si sente escluso dal circuito dell’apprendimento musicale.

 


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Chi sa… che cos’è la felicità?

in Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Teatro/Ultimi Pubblicati by
felicità
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Che cos’è la felicità? Per noi la felicità è andare a teatro

Ma Che cos’è la felicità? è anche il titolo dello spettacolo teatrale scritto e diretto da Rosaria della Ragione e interpretato da Elisa Licciardi.

Il debutto è stato il 21 Dicembre al teatro Manhattan di Roma, fin da subito un grande successo anche per le successive repliche del 22 e del 23. Il 2 Gennaio anche gli spettatori campani hanno potuto assistere alla messinscena presso Monte di Procida, in provincia di Napoli.

“Che cos’è la felicità?” nasce dal sodalizio di due giovanissime amiche 28 anni Rosaria e 26 Elisa, che si interrogano su uno dei più grandi misteri della vita.

La collaborazione tra Rosaria ed Elisa nasce dopo anni di amicizia, un’amicizia nata durante un laboratorio di canto nella sezione maschile del carcere romano di Rebibbia, al quale hanno preso parte come volontarie.
Mi sono chiesta tante volte se si è più impauriti dalla felicità o dall’infelicità

… Afferma Rosaria della Ragione, e sottolinea come questo spettacolo non abbia l’intento di trovare una morale, ma quello di accompagnare lo spettatore verso la propria personale definizione di felicità.

Shultz, il papà dei Peanuts, avrebbe risposto che la felicità è un cucciolo caldo, quale sarà invece la risposta degli spettatori che assisteranno all’ultima replica della pièce sabato 12 Gennaio?

Ci avvertono autrice e interprete : “ Arrivate con un’idea ben precisa di cosa sia la felicità:  ve la smonteremo sicuramente. Scherziamo! Arrivate carichi ché abbiamo bisogno del vostro sostegno e della vostra fiducia

felicità

Non aggiungiamo altro, vi consigliamo però di non perdere la replica del 12 Gennaio e di seguito tutte le informazioni utili per assistere allo spettacolo:

Che cos’è la felicità?  Di Rosaria della Ragione con Elisa Licciardi

Sabato 12 Gennaio 2019

Roma, Teatro Manhattan

Via del Boschetto 58

Raggiungibile con metro A fermata Repubblica

Al solito, per lasciarci con un brano musicale non possiamo dimenticare come per i Beatles la felicità non sia un cucciolo ma una pistola calda…


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Roma, Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand Teatro Eliseo

in Barbara Marolda Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Teatro/Ultimi Pubblicati by
Roma, Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand Teatro Eliseo

Quando? Da Martedì 30 Ottobre a Domenica 25 Novembre 2018

Dove? Teatro Eliseo, Via Nazionale 183, 00184 Roma RM

  • Martedì, Giovedì, Venerdì e Sabato ore 20.00
  • Mercoledì e Domenica ore 17.00
  • Sabato 3 Novembre doppio spettacolo ore 16.00 e ore 20.00

con

Linda Gennari

Duilio Paciello

Thomas Trabacchi

Duccio Camerini

Massimo De Lorenzo

e con (o.a.) Valeria Angelozzi, Federica Fabiani, Alessandro Federico, Raffaele Gangale, Federico Le Pera, Gerardo Maffei, Matteo Palazzo, Carlo Ragone, Alberto Torquati.

e gli allievi e le allieve del corso di Recitazione della Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté

Marilena Anniballi, Francesca Antonini, Marco Cicalese, Lia Grieco, Marlon Joubert,
Michele Valerio Legrottaglie, Romana Maggiora Vergano, Gelsomina Pascucci, Federica Torchetti

Scene Matteo Soltanto

Costumi Silvia Bisconti

Luci Pietro Sperduti

Musiche originali Arturo Annecchino

Assistente ai movimenti di scena e maestro d’armi Alberto Bellandi

Vocal Coach: Elisabetta Mazzullo

Adattamento e regia Nicoletta Robello Bracciforti
Produzione Teatro Eliseo

Eccezionale figura, a metà fra storia e mito

Cyrano de Bergerac che apre la stagione del Centenario del Teatro Eliseo è una commedia in versi martelliani in due atti e divisa in cinque quadri. Scritta nel 1897 da Edmond Rostand, protetto di Sarah Bernhardt, uomo ricco e illuminato di cui ricorrono quest’anno i cento anni dalla morte, è la storia di un fenomenale spadaccino, spirito libero e poeta che porta nel bel mezzo della faccia un naso che “di almeno un quarto d’ora sempre lo precede”. La figura di Cyrano è entrata di diritto nell’immaginario popolare tanto che le sue vicende sono state tradotte, adattate e interpretate innumerevoli volte.

La trama è nota: un cavaliere, un guascone, valoroso e fragile al tempo stesso, innamorato senza poterlo rivelare di sua cugina Rossana, a sua volta stregata dalla bellezza di Cristiano, avvenente ma privo della raffinatezza che gli è indispensabile per conquistare la raffinatissima dama, propone al giovane rivale un piano per far innamorare la fanciulla.

Tutti ricorderanno il patto mefistofelico che Cyrano propone a Cristiano: insieme, uno la bellezza, l’altro il genio, potranno raggiungere l’inarrivabile Rossana, per diversi motivi lontanissima da entrambi, lontana come la luna, ma accessibile se i due uomini uniscono le forze.

Cyrano de Bergerac è un inno al teatro, alla poesia, alla cultura che può essere rivoluzionaria. Il suo protagonista è un poeta che combatte i giganti, “orgoglioso del suo esercito di commedianti”. Cyrano si spinge verso il cielo, come se davvero la meta fosse un pianeta nuovo, luminoso, governato dalla leggerezza delle parole e del canto.

Tuttavia non tutti sanno che questo personaggio leggendario è ispirato alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac, uno dei più eclettici scrittori del Seicento francese e precursore della letteratura fantascientifica. I suoi romanzi sono metafora di viaggi meravigliosi, realistici e visionari, verso la Luna e il Sole. E un viaggio fantastico dentro la propria anima è quello che compiono i due protagonisti della commedia che, da rivali, si scoprono amici, alla ricerca di quella bellezza che pare essere il tema portante del racconto.

Cyrano è uno dei personaggi più amati del teatro: brutto ma bello nel suo essere temerario, paga di persona per ogni atto di coraggiosa intransigenza; è straordinariamente moderno, un simbolo di coerenza e di libertà che ancora oggi continua a sorprenderci. Le caratteristiche di questa figura eccezionale, a metà fra storia e mito, fanno peraltro sì che il testo abbia la peculiare caratteristica di attraversare i generi e pur restando una delle storie più intense e commoventi che siano mai state scritte si concede momenti di autentica forza politica. Il desiderio morale e filosofico di esprimere coraggio e passione in ogni azione della propria vita è un atto profondamente politico che ci incatena al destino di Cyrano tanto da uscirne rinnovati, purificati.

Note di regia

Per mettere in scena il Cyrano abbiamo giocato con il Teatro Eliseo. Abbiamo denudato e ‘sbotolato’ il palcoscenico, fatto vibrare le sue pareti irregolari istallandoci una quadreria, abbiamo giocato con i cambi a vista, di spazi e di ruoli, e fatto di tante corde teatrali un albero. Abbiamo chiesto a un nutrito numero di ottimi attori di giocare con i versi incantati che Rostand ha scritto e aspettato che la magia si compisse.

Il meccanismo del gioco teatrale è alla base stessa del Cyrano: la finzione nella quale si avventurano Cristiano e Cyrano per conquistare Rossana ha il sapore di una interpretazione e il bel viso di Cristiano non è che la maschera dietro alla quale si nasconde l’animo del poeta, proprio come accade nella recitazione. E come nel teatro, le parole scritte da Cyrano per conto di Cristiano, esprimono l’infinito potere di seduzione che poesia e bellezza hanno sul cuore degli uomini. L’arte insomma ha una funzione molto concreta e il palcoscenico del teatro è il luogo per celebrarla. La libertà di Cyrano, la sua scelta radicale di rivelare la verità, seduce, irrita e non lascia indifferenti.

Ed è qui che il tema dell’autore si sviluppa in un modo meraviglioso e inaspettato: nel Seicento visionario che Rostand descrive, ambientato ai tempi di Richelieu, tutto è capovolto. I nobili ne abitano il fondo mentre il poeta è al vertice dell’umanità, è la creatura luminosa che ognuno vorrebbe essere o accanto alla quale ognuno vorrebbe vivere.

Ecco perché non poteva esserci un testo più giusto del Cyrano di Rostand per festeggiare il Centenario di un teatro tanto simbolico per l’Italia come il Teatro Eliseo. Perché parla del senso dell’arte e, per farlo, imbastisce uno splendente gioco per attori.

È a causa di questo bel paradosso che l’intreccio esplode con tanta efficacia, tanto da essere ricordato come una delle storie d’amore romantico più celebri del mondo, anche se appunto ciò che preme all’autore è di raccontare l’amore solo superficialmente. Quello che emerge, più di ogni altra cosa, è la parola perfetta, la sua forza di persuasione, che seduce più di ogni bellezza, fa volare Rossana e spinge gli uomini a voler raggiungere la luna, con mezzi meccanici o slanci fantastici. Perché la fantascienza, di cui Cyrano de Bergerac è riconosciuto precursore, non è che una visione del mondo, un’immagine che spinge il mondo a cambiare sul serio, che lo trasforma. Le parole, dice Rostand, sono potenti e creatrici, ed è bene averlo sempre presente.

Nicoletta Robello Bracciforti

Il mio Cyrano

Cyrano de Bergerac è un’opera teatrale rivoluzionaria. Il protagonista incarna gli ideali della modernità, gli stessi dogmi di libertà e uguaglianza proclamati dalla Rivoluzione francese e ancor prima dai padri fondatori degli Stati Uniti d’America.

Il monologo del secondo atto ‘No grazie!’ è di una attualità assoluta; ai vizi provenienti dalla mancanza di dignità – l’assoggettamento al potere, il servilismo alle convenzioni e alla politica, la consuetudine alla raccomandazione, il timore della sconfitta – Cyrano contrappone la dignità del lavoro, il diritto al lavoro per scelta e non per profitto, dichiarando di voler solo cantare, sognare, sereno, gaio, libero e indipendente, con voce possente e occhio sicuro. Rostand affida alle parole del suo protagonista concetti che sono i pilastri di quello che dovrebbe essere il rapporto tra il singolo e il mondo: la dignità dell’uomo e la libertà delle idee.

Ma Cyrano non è un anarchico, è un militare, è un guascone al servizio del Re. Vive all’interno delle regole e pur sfidando De Guiche, lo affronta non a duello ma a parole. Ed è la parola stessa che innesca il meccanismo di redenzione, di riscatto per l’uomo di Richelieu che alla fine sceglierà di combattere al suo fianco.

Quella di Rostand è una riflessione amara sulla vita. Cyrano stesso è un eroe perdente che muore senza la spada in mano e senza poter guardare il suo nemico in faccia. È un uomo normale che tende verso l’alto nonostante il suo naso, la sua bruttezza, la sua ‘claudicanza psicologica’. Che cerca di non concentrarsi solo sulla parte peggiore di sé. Rostand scrive con un’ironia meravigliosa la vita avventurosa di questo cavaliere sconfitto, acrobata della parola e funambolo del verso che si batte per affermare la profonda libertà della poesia e che tanto ci ricorda il Don Chisciotte in lotta contro il suo destino.

Una drammaturgia straordinaria che racconta la Storia di tutte le storie d’amore. Quando Cyrano descrive con le sue parole le emozioni suscitate da un bacio, la sua capacità poetica di dare forma ai versi è sorprendente, quasi shakespeariana. Assistere a quest’opera è come una meravigliosa seduta di psicanalisi, una rielaborazione emotiva che passa attraverso la parola. Cyrano è uno spettacolo di altissima emotività, è la poesia contro la semplificazione. Ed è bello aver scelto i versi martelliani perché è come una grande opera lirica senza orchestra, e per mantenere la musicalità dei versi bisogna sentire la musica dentro.

Luca Barbareschi


Personaggi e interpreti:

  • Luca Barbareschi Cyrano
  • Linda Gennari Rossana
  • Duilio Paciello Cristiano
  • Thomas Trabacchi De Guiche
  • Duccio Camerini Regueneau
  • Massimo De Lorenzo Le Bret
  • Valeria Angelozzi Lisa/Bellarosa/Suor Marta
  • Gerardo Maffei Cuigy/Cappuccino/Cadetto
  • Federica Fabiani Governante/Madre Margherita/Spettatore/Presidentessa Aubry
  • Raffaele Gangale De Valvert/Guardia/Poeta/Cadetto
  • Alessandro Federico Ligniere/Cadetto
  • Federico Le Pera Marchese/Cadetto
  • Matteo Palazzo Jodelet/Poeta/Cadetto
  • Carlo Ragone Montfleury/Carbone di Castelgeloso
  • Alberto Torquati Borghese/Rosticciere/Cadetto

Allievi del corso di Recitazione della Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté:

  • Marlon Joubert Cavaliere/Rosticciere/Cadetto/Spettatore /Il Seccatore
  • Valerio Legrottaglie Secondo Marchese/Poeta/Sentinella
  • Marco Cicalese Servo/Spettatore/Apprendista/Un uomo/Cadetto
  • Gelsomina Pascucci Preziosa/Spettatrice/Cameriera/Una giornalista/Suor Clara
  • Francesca Antonini Preziosa/Prima attrice/Spettatrice/Donna/Suora
  • Lia Grieco Vivandiera/Spettatrice/Cameriera/Qualcuno/Suora
  • Marilena Anniballi Fioraia/Spettatrice/Cameriera/Una donna/Suora
  • Federica Torchetti Paggio/Spettatrice/Suora
  • Romana Maggiora Attrice giovane/Voce dai palchetti/ Donna/Suora

Info e costi?

Biglietteria: Lun 13-19 / Mar – Sab 10-19 / Dom 10-16

  • Telefono: +39 06 83510216
  • Email: biglietteria@teatroeliseo.com
  • Sito: Teatro Eliseo

Costo del biglietto: da 15 a 35€ – Acquista il biglietto


Come raggiungerci?

  • AUTOSTRADA: Uscita autostrada A24, centro città
  • BUS: 70 | 170 | 71 | 60 | 64 | 40 | H | 117 – Fermate: Nazionale-Palazzo delle Esposizioni, Nazionale – Quirinale, Via Milano
  • METRO A: Repubblica
  • METRO B: Cavour

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L’Allieva 2 in prima serata su Rai1 da giovedì 25 ottobre

in Rosaria della Ragione Blog/Ultimi Pubblicati by
Allieva 2 Rai Fiction

Rai Fiction presenta Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale in L’Allieva 2 …

La morte e il crimine sono il pane quotidiano in un’ambiente paradossale come quello di un Istituto di Medicina Legale.

Dopo una lunga e trepidante attesa da parte di numerosi fan, la fiction “L’allieva 2” torna in prima serata su Rai1 il 25 ottobre 2018. Dopo un grande successo registrato nella prima stagione, la coppia formata da Lino Guanciale e Alessandra Mastronardi si riunisce nella fiction, coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy. In questa stagione la bella Alice è alle prese con un nuovo anno di specializzazione in medicina legale. Vedremo una ragazza molto più matura e sicura di sé, convinta di ciò che vuole dalla vita, ha maggiori consapevolezze ma non ha certamente perso l’abitudine di combinare guai sul lavoro e in amore. Il Dottor Claudio Conforti, suo mentore, fa di tutto per renderle la vita in Istituto alquanto movimentata. I due sono molto attratti l’uno dall’altra ma il loro rapporto è altalenante a causa della loro diversità e soprattutto da idee diametralmente opposte sull’amore. A complicare le cose è l’affascinante Sergio Einardi, il nuovo PM, interpretato da Giorgio Marchesi. Come se non bastasse, ad alimentare la “sindrome da cuore in sospeso” della protagonista ci pensa la sua vecchia fiamma Arthur, interpretato da Dario Aita, che decide di tornare a vivere a Roma. Sulla scena del crimine sarà sempre presente il Vice Questore Calligaris (Michele di Mauro), affiancato dall’agente Visone (Fabrizio Coniglio). In questa seconda stagione non potevano mancare il fratello di Alice, Marco, interpretato da Pierpaolo Spollon e la saggia ed esuberante nonna Amalia (Marzia Ubaldi), sempre pronta ad ascoltarla e darle buoni consigli.

La serie è scritta da Peter Exacoustos, Fabrizia Midulla, Cecilia Calvi, Valerio D’Annunzio, con la collaborazione di Alessia Gazzola che, anche in questa seconda stagione, sarà protagonista di un cameo nella prima puntata.

Un articolo di Rosaria Della Ragione
Un articolo di Rosaria Della Ragione

“Prendere in consegna il seguito di una serie di successo non è mai una partita facile. Abbiamo cercato di condire la vicenda con una buona dose di umorismo, adatto a smussare gli angoli del carattere, a volte spigoloso, di entrambi i protagonisti…”  Fabrizio Costa


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Palermo: il Massimo in un Teatro

in La Cultura/La Musica/Ultimi Pubblicati by
Teatro Palermo Facciata illuminata

Teatro: Una stagione Lirica con i fiocchi al Massimo di Palermo

Un Articolo di Emiliano Esposito
Un articolo di Emiliano Esposito

Un grande Teatro!!! Dopo tanta attesa, è stata resa nota la stagione 2018/2019 del teatro Massimo di Palermo, uno delle quattordici fondazioni liriche italiane: una stagione ricca (come da molti anni ormai) che consolida l’operosità e la professionalità di un teatro che rende orgogliosa la Sicilia e l’Italia nel mondo. In barba a chi asserisce che la lirica sia in coma farmacologico se non, addirittura, estinta, il Massimo (insieme alle altre 13 Fondazioni liriche in Italia che attraverso canali social, dirette web e flashmob, danno segni di ripresa e voglia di fare incredibili) è testimone di una ripresa e di un interesse da parte del pubblico sempre crescente verso l’opera lirica, forma d’arte tra le più amate nel mondo e della quale l’Italia è creatrice.

Il grande teatro palermitano, uno dei più grandi d’Europa, si appresta a chiudere la stagione 2017/2018, caratterizzata da titoli operistici come il Guillaume Tell di Gioachino Rossini, I puritani di Vincenzo Bellini, L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, da balletti come Don Chisciotte di Ludwig Minkus e ad aprire la stagione prossima il 19 gennaio 2019 con la Turandot di Giacomo Puccini, che sarà solo l’inizio di un anno che si preannuncia spettacolare. Accanto all’opera pucciniana, troveranno spazio opere di repertorio come Pagliacci, La traviata e Il barbiere di Siviglia e vi saranno anche Winter Journey, prima assoluta di Ludovico Einaudi con la regia di Roberto Andò e il testo dello scrittore irlandese Colm Tòibìn (Booker Prize), il musical My Fair Lady, mai eseguito al teatro Massimo e alcune opere che lo saranno per la prima volta come Il ritorno di Ulisse in patria di Claudio Monteverdi, La favorite di Donizetti (mai eseguita a Palermo nella versione francese), Idomeneo di Mozart (presente in stagione solo nel 1983 al Politeama) e Das Paradies und die Peri (Il paradiso e le Peri) di Schumann.

In cartellone grandissimi interpreti e giovani artisti emergenti tra i più interessanti della scena internazionale (Sonia Ganassi, Lisette Oropesa, Carmela Remigio, Pierluigi Pizzi, Emanuela Buratto, Martin Muehle, Daniel Oren). Anche per quanto riguarda la danza e il Corpo di Ballo del Teatro Massimo di Palermo proseguirà la strada intrapresa con successo nelle ultime stagioni presentando sia due spettacoli dedicati a coreografi del recente passato e del presente come Angelin Preljocai, il collettivo Kor’sia, Micha van Hoecke e Carmen Suite di Alberto Alonso con Svetlana Zakharova, che un grande classico del balletto ottocentesco (Lo schiaccianoci natalizio con Jacopo Tissi nel ruolo del titolo), proseguendo il percorso intrapreso di eccezionale versatilità. Si conferma quindi la scelta di valorizzare il Corpo di ballo della Fondazione che negli ultimi anni ha ottenuto grandi successi e importanti risultati. Scelta, quella del Massimo, che va in controtendenza con il panorama lirico italiano che ha visto, nel corso del tempo, la chiusura di alcuni fra le più blasonate compagini tersicoree.

Ricchissima anche la stagione sinfonica del teatro palermitano che vedrà abbracciare un repertorio eterogeneo che spazierà dalla musica barocca (La santa Rosalia di Bonaventura Aliotti) al Jazz. Da segnalare i tre concerti dedicati a Johannes Brahms, che in pochi giorni permetteranno di ascoltare alcune delle opere più significative del compositore, compreso il Requiem tedesco diretto dal direttore musicale Gabriele Ferro.

Nella prossima stagione torneranno in cartellone anche i recital di sei grandissimi nomi della scena lirica internazionale: Mariella Devia, Nicola Alaimo, Jessica Pratt, Ian Bostridge, Anne Sofie von Otter e Waltraud Meier.

IoGiornalista ha deciso di non poter perdere l’occasione di andare a vedere uno spettacolo in una cornice splendida come quella del Teatro Massimo di Palermo e, per l’occasione, assisterà all’ultima parte della stagione tuttora in corso. Ci faremo prendere per mano e accompagnare nella Mantova del XVI secolo, quella governata dal Duca circondato dai suoi cortigiani. Quella in cui il buffone di corte maledice ogni giorno in cui è costretto a far ridere il suo giovane padrone, pensando alla moglie morta di parto e a proteggere la figlia Gilda dalle insidie di probabili seduttori. La Mantova di Sparafucile, sicario professionista che mette a disposizione la sua professionalità per spegnere definitivamente le vite dei nemici dei propri clienti. La Mantova in cui il placido fiume Mincio scorre, accogliendo nelle sue acque il pesante fardello che Rigoletto è pronto ad immergervi.

Per la Biglietteria cliccate qui…


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Sulla mia pelle racconta gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by

In questi giorni sono in corso le audizioni dei testimoni del caso Cucchi

Testo alternativo Un articolo di Pamela Crusco

…coincidente è anche l’uscita del film nelle sale italiane e sulla piattaforma di Netflix

Stefano Cucchi venne arrestato il 15 Ottobre 2009 perché trovato in possesso di sostanze stupefacenti quali hashish (ventun grammi) e cocaina (tre dosi) oltre che di una pasticca di Rivotril (farmaco per il trattamento dell’epilessia) che in certa misura può dare effetti psicotropi.

La notte tra il 15 e il 16 Ottobre, Stefano Cucchi subì  un crudele pestaggio da parte dei militari dell’Arma che quella notte si occuparono del suo arresto.

Venne poi accompagnato in una cella della caserma Casilina, qui il ragazzo dolorante e bisognoso della terapia farmacologica per la sua epilessia, rifiutò l’intervento dell’ambulanza intimorito dall’idea di mostrare i segni delle percosse.

Il mattino seguente si tenne la prima udienza, durante la quale si dichiarò “innocente per quanto riguarda lo spaccio e colpevole per quanto riguarda la detenzione”, venne dichiarato colpevole e venne fissata una seconda udienza per il mese successivo.

Stefano non parlò del pestaggio né al carabiniere che lo tenne in custodia la notte dell’arresto, né al giudice che lo condannò, né alle guardie penitenziarie che pure domandarono le cause di quei segni.

La vita di Stefano Cucchi, però, di lì a poco sarebbe finita: aveva dolori ed ecchimosi alla schiena e sugli occhi, era in evidente stato di denutrizione e aveva difficoltà nel deambulare.

Cucchi

Te com’è che stai conciato così?
So cascato da ‘e scale.
Quando ‘a smetteremo de raccontà sempre sta stronzata de’ scale?
Quando ‘e scale smetteranno de menacce.

Venne messa agli atti la dichiarazione del detenuto “caduta dalle scale”.

Trasferito in cella le sue condizioni peggiorarono di giorno in giorno, venne trasportato al Fatebenefratelli dove venne visitato e poi trasferito al Pertini.

Durante i cinque giorni di ricovero di Stefano Cucchi la famiglia cercò più volte di ottenere il permesso per visitare il ragazzo ma questa possibilità venne loro negata.

Il 22 Ottobre del 2009 Stefano Cucchi muore in una cella dell’ospedale Sandro Pertini di Roma a soli trentun anni, le cause del decesso vennero considerate incerte. Il primo processo venne intentato nei confronti del personale sanitario, reo di una scarsa assistenza nei confronti del malato.

Solo nel 2015 la Procura di Roma aprì un nuovo fascicolo, stavolta a carico degli agenti dell’Arma che avevano arrestato il Cucchi la notte del 15 Ottobre 2009, a seguito di testimonianze da parte dei detenuti, delle guardie carcerarie e del personale medico: l’inchiesta Cucchi bis.

Il film, diretto da Alessio Cremonini ripercorre l’ultima settimana di vita di Stefano, dall’arresto alla morte, e ricostruisce fedelmente tutti gli avvenimenti così come sono stati narrati dai testimoni.

La pellicola è stata presentata alla settantacinquesima edizione del Festival del Cinema di Venezia in apertura della sezione Orizzonti.

Nel ruolo di Stefano Cucchi, un bravissimo Alessandro Borghi e in quello della sorella Ilaria, Jasmine Trinca. Avevamo già visto questi due attori insieme in Fortunata, film diretto da Sergio Castellitto nel 2017. Degna di nota anche l’interpretazione di Max Tortora nel ruolo di Giovanni Cucchi, padre di Stefano.

La prima domanda che mi sono posta, da cinefila e da romana, riguarda la questione dell’adattamento.

Sulla mia Pelle è un racconto dettagliato, reale, di un avvenimento concentrato negli ultimi giorni di vita di un ragazzo. Questo spaccato di neorealismo viene proposto su una piattaforma internazionale come quella di Netflix, e sappiamo bene quanto sia caro lo scotto che si paga nel dover adattare il linguaggio filmico.

Ancor più difficile deve essere l’adattamento  di dialoghi costruiti su un linguaggio comune, non tipicamente cinematografico. Una scena disperata, come quella delle grida inascoltate di Stefano che chiede le sue medicine e poi torna a sedersi su una branda fredda e mormora sconsolato “l’anima de li mortacci vostra” tradotta non può avere la stessa forza dell’originale.

Il film è pacato, non mostra gratuitamente la violenza, ma solo i suoi segni; rispetta la memoria di Stefano e, al tempo stesso, lancia ponderate accuse a tutti i protagonisti di quella settimana.

Il marcio non sta solo nei militari che picchiano Stefano Cucchi, ma anche in coloro i quali abbassano gli occhi e fanno finta di non vedere: nel giudice che nulla domanda, nelle guardie carcerarie che si preoccupano solo di non essere coinvolte, nel personale sanitario che non mostra moti di pietà nei confronti del giovane.

Stefano Cucchi prima di essere un paziente, un malato denutrito, bisognoso di cure, prima di essere una vita da salvare è un detenuto. E come tale viene trattato.

La macchina della giustizia non dovrebbe avere ingranaggi inceppati così da assicurare l’equità delle pene. Il carcere  e la privazione della libertà costituiscono già da soli la giusta punizione ad ogni reato, nelle modalità e nei tempi indicati dai magistrati.

Potremmo dire che ognuno ha il suo compito in questa macchina e deve limitarsi a svolgere quello. Se questa semplicissima norma fosse rispettata oggi non dovremmo discutere sulla morte di Stefano Cucchi o di Federico Aldovrandi o degli altri 171 detenuti deceduti solo nel 2009 per cause incerte.

L’abuso di potere  uno dei tanti punti discussi nel dibattito riguardante l’abolizione della legge del 14 luglio 2017 sul reato di tortura.

Volendo concludere questo articolo, al solito, con un contenuto musicale non posso che fare menzione del verso di De André che spesso viene accostato al nome di Stefano Cucchi “Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte

Ma il brano che voglio proporre io e che meglio affronta il tema dell’abuso di potere è questo


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Magnetic Festival: la miniera diventa teatro

in Eventi/La Musica/Teatro/Ultimi Pubblicati by
Teatro: la Miniera del Ginevro

Teatro: Lavorare in miniera può essere piacevole

Un Articolo di Emiliano Esposito
Un articolo di Emiliano Esposito

Nell’accezione comune andare a lavorare in miniera significa spaccarsi la schiena con un lavoro fisicamente e psicologicamente devastante. Pensare di svegliarsi la mattina con il dovere di andare nelle profondità della terra a spaccare pietre, scavare, respirare gas e rischiare di morire ogni minuto per mancanza di ossigeno, per una frana, per una fuga di gas deve essere un’esperienza allucinante. Ma andare a lavorare in miniera, può essere una delle esperienze più incredibili e belle che si possa fare nella vita, soprattutto se l’andare in miniera non significa scavare ma cantare.

E’ quello che mi capita di fare da qualche anno a questa parte, d’estate, sull’Isola d’Elba e precisamente a Capoliveri nella Miniera del Ginevro.

Quella del Ginevro è l’unica miniera sotterranea dell’Isola d’Elba ed è il giacimento di magnetite più grande d’Europa. Nei primi anni del ‘900 le indagini sul territorio confermano la presenza di “lenti” di magnetite molto compatta dando inizio ai primi lavori a cielo aperto negli anni ’30, quando i minatori scavano brevi tratti di gallerie ad 81, 54, 30 e 6 mt sopra il livello del mare, per esplorare la grandezza e la ricchezza del giacimento e scoprono che il deposito si estende ben sotto il livello del mare. Così intorno al 1960 si comincia a scavare il cuore più profondo della miniera, la discenderia, più di 350 gradini sottratti alla durezza della roccia, per raggiungere -24 e -54 metri sotto il livello del mare e avviare così l’avventura sotterranea.
La roccia durissima e compatta del Ginevro si affronta con martelli perforatori ad aria compressa e tonnellate di dinamite, conquistando un metro al giorno di strada, in compagnia di buio, rumore e polvere.

Un’impresa titanica e davvero efficiente che, lavorando a pieno ritmo, può portare in superficie 100 Tonnellate di minerale all’ora. Eppure nel 1981 la miniera elbana chiude, causa la concorrenza dei paesi in via di sviluppo, e le tonnellate di Magnetite rimaste quaggiù diventano riserva nazionale strategica; la galleria del Ginevro è lo scrigno di un tesoro sotterraneo che, le carte dicono, si può un giorno aprire di nuovo.

La miniera, invece, non ha più aperto i battenti per l’estrazione della magnetite. Ora è un museo che chiunque, accompagnato dai minatori stessi, può visitare per rendersi conto di come fosse il lavoro e la vita dei minatori.

Dal 2015, la Miniera del Ginevro è diventata la splendida cornice e palcoscenico naturale del Magnetic Festival, rassegna dedicata all’arte musicale in ogni sua espressione: operetta, opera lirica, musica classica e barocca. Organizzato dall’Associazione Culturale MaggyArt di Capoliveri e patrocinato dal Comune di Capoliveri, ha inaugurato un’inedita programmazione artistica coniugando un alto livello di offerta culturale alla scoperta delle bellezze dell’Isola d’Elba.

Cantare su un palcoscenico di sì rara bellezza, circondato dal mare e dal profumo della macchia mediterranea non ha prezzo.

Per arrivarci, bisogna percorrere una strada a strapiombo sul mare lunga qualche km, un percorso che ti fa stare con il naso schiacciato sul vetro del finestrino per godere appieno ogni momento di quel viaggio, ogni goccia di quel mare blu da togliere il fiato, ogni albero, ogni barca, ogni raggio di sole. Vorresti che quel viaggio non finisse mai, che quella strada arrivasse direttamente nel mare. Invece no. La strada finisce, e arriva alla Miniera del Ginevro, che ti accoglie con il colore caratteristico del ferro, con le baracche nelle quali dormivano i minatori, con i camion che caricavano la terra, i carrelli che trasportavano il minerale, le lampade appese ai muri. E inizi ad immaginare come doveva essere dura 40, 50, 60 anni fa lavorare li. La strada appena percorsa ora è asfaltata ma fino allo scorso anno era ancora sterrata. Ma c’è differenza nel percorrerla con un mezzo di oggi e con un mezzo di decine di anni fa, con gli ammortizzatori che lasciavano il tempo che trovavano. E inizi a figurarti le testate che i minatori dovevano dare al tettuccio del camion che li trasportava.

Il nostro pullman rallenta e inizia a percorrere l’ultima discesa, quella che ci porta alla platea vera e propria che ospiterà il pubblico partecipante allo spettacolo. Il palcoscenico sembra un signore seduto al centro della cava. Tutto intorno è roccia che avvolge e protegge la scena, il retropalco e la platea stessa. Ci si guarda intorno e ci si sente piccoli. Alle spalle del palcoscenico, sulla sommità della roccia un albero di ginepro, quasi fosse uno spettatore curioso di assistere allo spettacolo senza pagare il biglietto. Giochi di luci spettacolari esaltano l’ambiente circostante, facendoci quasi credere di essere in un luogo fuori dallo spazio e dal tempo.

Fare parte di un’operazione così bella quanto complessa mi rende orgoglioso: al di là della resa artistica di cui non scriverò per conflitto di interessi, mi interessa farvi partecipi di come sia encomiabile l’idea di riqualificare e valorizzare un luogo che, per tutti, è sinonimo di lavoro durissimo, fatica e dolore. Dal 2015, su quel palcoscenico, hanno preso vita alcune delle opere più popolari di tutto il panorama lirico mondiale: Rigoletto, Aida, Il trovatore, Madama Butterfly, Tosca, Il barbiere di Siviglia, Carmen, La vedova allegra, La traviata, Don Giovanni e ancora se ne vedranno nella prossima edizione, quella dell’estate 2019.

Ogni sera centinaia di spettatori gremiscono lo spazio dedicato al pubblico, occupando tutte le sedie disponibili anzi, costringendo l’organizzazione all’aggiunta di alcune sedie per soddisfare la richiesta. Questo riempie di soddisfazione me e i miei colleghi, orgogliosi sulle assi di quel palcoscenico tenendo a fatica gli occhi sul direttore d’orchestra che, invece, vorrebbero continuamente spaziare sulla splendida cornice che ci circonda. Qualcuno pensa che l’opera lirica sia morta. Invece l’opera lirica è viva e contribuisce a dare vita nuova a luoghi così lontani (fino ad ora) dalla musica, abituata a vivere nei teatri lirici ad essa dedicati.

Il prossimo anno, se ne avete voglia, venite a godervi una vacanza sull’Isola d’Elba: godetevi il suo mare, il suo cibo, i suoi abitanti, le sue strutture.

A fine giornata, poi, venite a rilassarvi in miniera!

Roma: Romics XXIV edizione, Fumetto, Animazione, Games e tanto altro

in Barbara Marolda Blog/Eventi/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
romics-XXIV-edizione-festival-del-fumetto-games-film

Quando? Da Giovedì 4 a Domenica 7 Ottobre 2018

Dove? Fiera di Roma, Via Portuense, 1645, Roma, 00148, Italia


ROMICS XXIV edizione è la grande rassegna internazionale sul fumetto, l’animazione, cinema e i games, organizzata dalla Fiera di Roma e da ISI.Urb. 4 giorni di kermesse ininterrotta con eventi, incontri e spettacoli. Il fumetto protagonista dell’Officina del Fumetto, l’appuntamento per gli addetti ai lavori e per il pubblico per fare il punto sullo stato del fumetto italiano e internazionale, i grandi successi del cinema e della serialità presentati nel Pala Movie che dà corpo, voce e anima ai grandi colossal cinematografici ispirati a fumetti e romanzi, all’animazione e ai videogames; Il Festival è caratterizzato da un programma culturale di livello internazionale, con prestigiosi ospiti, mostre, anteprime, eventi speciali, incontri con i responsabili dei più rilevanti festival internazionali, buyer e operatori del settore. A Romics puoi trovare stand delle case editrici, fumetterie, collezionisti, merchandising, videogames, giochi di ruolo e molto molto altro. Conferenze, tavole rotonde, incontri sul tema e con gli autori: sul fumetto, l’animazione, il rapporto con i nuovi media, il gioco, il videogioco, le interazioni con la fantascienza e il fantasy; inoltre offre l’opportunità di seguire lezioni sul fumetto e l’animazione, aperte a tutti.
Tra i Grandi Eventi: la gara cosplay più attesa dell’anno, organizzata in collaborazione con il World Cosplay Summit di Nagoya, con l’Eurocosplay di Londra,  la Yamato Cup Cosplay International;  il Romics Kids & Junior, per i più piccoli, con laboratori di fumetto, educational game, giochi creativi e d’ingegno. Il Concorso Romics dei libri a fumetti, il concorso Romics – I Castelli Animati – Tutto digitale gli eventi speciali, grandi mostre. Romics è tutto questo e molto altro ancora per un programma sempre ricchissimo, con oltre 200.000 visitatori ad ogni edizione.


Costo e info?

La XXIV edizione del Festival si svolgerà dal 4 al 7 Ottobre 2018 dalle ore 10.00 alle 20.00. Le biglietterie saranno aperte dalle ore 10.00 alle ore 19.00 nei giorni di manifestazione.

Biglietteria Online 

Abbonamento Full 4 Giorni: € 26,00 + commissioni. VivaTicket

  • Valido per 1 ingresso al giorno dal 4 al 7 Ottobre;
  • Nota: Passaggio diretto ai tornelli senza passare per le casse;
  • Ingressi: NORD, SUD, EST.

Biglietto Ordinario Feriale: € 10,00 + commissioni. VivaTicket

  • Valido Giovedi 4 o Venerdì 5 Ottobre;
  • Nota: Passaggio diretto ai tornelli senza passare per le casse;
  • Ingressi: NORD, SUD, EST.

Biglietto Ordinario Week-end: € 12,00 + commissioni. VivaTicket

  • Valido Sabato 6 o Domenica Ottobre;
  • Nota: Passaggio diretto ai tornelli senza passare per le casse;
  • Ingressi: NORD, SUD, EST.

NB: Biglietto salta fila: stampa il biglietto da casa e recati direttamente ai tornelli. I biglietti non sono nominativi (il nominativo riportato sul biglietto fa riferimento a chi effettua il pagamento); Il biglietto è valido per una sola entrata giornaliera, una volta entrati in fiera non sarà possibile uscire e rientrare con lo stesso tagliando; I biglietti sono illimitati.

Biglietteria Ordinaria 

  • Giovedì 4 Ottobre: € 10,00
  • Venerdì 5 Ottobre: € 10,00
  • Sabato 6 Ottobre: € 12,00
  • Domenica 7 Ottobre: € 12,00

NB: I biglietti sono acquistabili esclusivamente presso la biglietteria di Fiera di Roma il giorno di visita della manifestazione (ES. Il Giovedì non potrò acquistare il biglietto per il Sabato); Il biglietto è valido per una sola entrata giornaliera, una volta entrati in fiera non sarà possibile uscire e rientrare con lo stesso tagliando; I biglietti sono illimitati.


Come raggiungerci?

  • AUTO: Dal GRA (Grande Raccordo Anulare) uscita 30 in direzione Fiumicino e poi seguire le indicazioni segnaletiche per Fiera Roma.
  • AEREO: Dall’aeroporto di Roma Fiumicino i collegamenti sono garantiti con Fiera Roma dal treno FR 1 fermata Fiera di Roma (Tariffa 8 euro), dal taxi e dagli autobus Cotral.
  • TRENO: La stazione di Fiera di Roma è servita da un servizio metropolitano sulla linea FL1 Orte/Fara Sabina – Roma – Fiumicino Aeroporto.

Dal lunedì al venerdì la stazione Fiera di Roma è collegata con Roma con 132 treni, il sabato con 92 treni e i festivi con 73 treni. La frequenza dei treni nei giorni feriali è ogni 15’, dalle ore 20 diventa di circa 30’. Il tempo di percorrenza tra Fiera di Roma e Roma Ostiense è di 23 minuti, tra Fiera di Roma e Roma Tiburtina è di 40 minuti.

Per maggiori informazioni www.rfi.it – www.trenitalia.com

  • TAXI: L’indirizzo per l’INGRESSO EST è Via A.G. Eiffel (traversa Via Portuense), per l’INGRESSO NORD è Via Portuense 1645-1647.

Tempo stimato dal centro città (Piazza Venezia): 40 minuti.
Tempo stimato dall’Aeroporto di Fiumicino: 10 minuti.

  • BUS: Linea Atac – linea 808 per Fiera Roma; Da Fiumicino linea Cotral W0001.

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Roma: The Musical Box, Auditorium Parco della Musica

in Barbara Marolda Blog/Eventi/La Musica/Ultimi Pubblicati by

Quando? Domenica 28 Ottobre 2018

Dove?  Auditorium Parco della Musica, Viale Pietro de Coubertin 30
00196 Roma

Orario? 21:00h


A GENESIS EXTRAVAGANZA

AN UNPRECEDENTED MUSICAL FEAST OF 1970-77 FAVORITES & RARITIES

The Musical Box, la band canadese famosa in tutto il mondo per la capacità di far rivivere le emozioni del repertorio e dei costumi dei Genesis, tornano in Italia con l’inedito show dal titolo “A Genesis Extravaganza”. Per la prima volta in assoluto, in 25 anni, la band fa un incredibile viaggio nei primi Genesis.

The Musical Box offrono la possibilità di rivivere la magia di un’esperienza unica con uno show spettacolare ed emozionante, le performance virtuosistiche, gli effetti speciali e gli strumenti vintage di grande valore degni di un museo. La band porterà sul palco le composizioni iconiche e le vere rarità del periodo 1970 – 1977, passando per Trespass, Nursery Cryme, Foxtrot, Selling England by the Pound, The Lamb Lies Down on Broadway, A Trick of the Tail e Wind&Wuthering.

The Musical Box sono l’unica tribute band ufficiale approvata e supportata dai Genesis e da Peter Gabriel, che ha riconosciuto la bravura della band che ha “ricreato, molto accuratamente, quello che hanno fatto i Genesis”. Lo confermano anche Steve Hackett e Phil Collins che in passato hanno anche condiviso il palco con The Musical Box: “Non riesco ad immaginare nessuna miglior tribute band – dichiara Steve Hackett – Non solo ricreano il suono, ma sono anche visivamente identici. Sembra che per loro niente sia difficile”.”Non sono solo una tribute band, – aggiunge Phil Collins – loro hanno preso un periodo storico e lo stanno riproducendo fedelmente nello stesso modo in cui qualcun’altro realizzerebbe una produzione teatrale”.

Ne avevamo già parlato in precedenza, siete curiosi? Ecco qui l’articolo: I Genesis, Classici della Musica Moderna? Musical Box, solo Cover Band?


Costo e info?

Platea   Intero 63,25
Prima Galleria   Intero 51,75
Seconda Galleria   Intero 46,00
Galleria Laterale 7   Intero 36,80
Prima Galleria con Balaustra Visibilita’ Ridotta   Intero 51,75
Seconda Galleria con Balaustra Visibilita’ Ridotta   Intero 46,00
Galleria Laterale 7 Balaustra Visibilita’ Ridotta   Intero 36,80
Gall Lat.7 Visibilita’ Ridotta   Intero 36,80
  • Biglietteria Online: TicketOne
  • Infoline tel. 0680241281
  • Biglietteria tel. 892101 (servizio a pagamento)
  • Contatti: info@mus icaperroma.it

La biglietteria è aperta tutti i giorni dalle ore 11 alle 20. Dopo le ore 20 per la vendita dei soli concerti serali e chiude mezz’ora dopo l’inizio dell’ultimo evento in programmazione. Analogamente, l’orario di apertura viene anticipato alle ore 10 per la vendita dei soli eventi programmati alle ore 11, ad esempio di Domenica.


Come raggiungerci?

L’ Auditorium Parco della Musica è a ROMA in viale Pietro de Coubertin, nei pressi del Palazzetto dello Sport di viale Tiziano.  Situato nel quartiere Flaminio, è facilmente raggiungibile con i seguenti mezzi pubblici:

  • Autobus:
    910 Capolinea Termini/Piazza Mancini
    53 Capolinea Piazza Mancini/Piazza San Silvestro
    982 Capolinea V.le XVII Olimpiade / Stazione Quattro Venti
    168 Capolinea L.go Maresciallo Diaz / Stazione Tiburtina
  • Tram:
    2 Capolinea P.le Flaminio/P.zza Mancini
  • Metropolitana:
    Metro A fermata Flaminio poi tram 2
    Ferrovia Roma-Nord, fermata Piazza Euclide
  • Auto:
    – Grande Raccordo Anulare
     uscita Flaminio Saxa Rubra, direzione Corso Francia
    – Lungotevere Flaminio/Viale Tiziano, altezza Palazzetto dello Sport

Presso l’Auditorium Parco della Musica c’è ampia possibilità di parcheggio, con posti riservati ai disabili. 

Le tre sale da concerto che compongono il Parco della Musica, galleggiano idealmente sul mare di vegetazione che si apre per accogliere l’anfiteatro (cavea), che, oltre ad essere “fuoco” urbanistico dell’intera area, costituisce anche la quarta sala da concerto all’aperto acusticamente e tecnicamente equivalente alle altre tre, capace di circa 3000 posti.

Ciascuna della tre sale da concerto coperte, una dedicata a Santa Cecilia, patrona dei musicisti, una al Maestro Giuseppe Sinopoli e una al Maestro Goffredo Petrassi, è stata concepita come un vero e proprio strumento musicale ed è caratterizzata da specifiche peculiarità acustiche. Oltre che architettonicamente funzionali, esse sono strutturalmente separate per facilitare l’isolamento acustico e ognuna è dotata di impianti di registrazione.


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Luca Bonaffini ripresenta “La notte in cui spuntò la luna dal monte” al Teatro Pax

in Eventi/La Musica/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Luca Bonaffini 720 x 379

Luca Bonaffini -MANIFESTOLuca Bonaffini a Provaglio d’Iseo per ricordare il collega e amico Pierangelo Bertoli

Una serata di canzoni scritte insieme, che Bonaffini dedica al suo amico e maestro.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Quasi trent’anni fa, nel febbraio del 1991, Pierangelo Bertoli (a sorpresa e contro ogni previsione) strappò l’applauso più lungo della storia del Festival di Sanremo. Tanti già lo conoscevano per i suoi successi radiofonici, molti lo amavano e lo stimavano per le sue canzoni impegnate e di spessore.

Ma fu proprio grazie a “Spunta la luna dal monte”, scritta e cantata coi i Tazenda (band sarda), che il cantautore italiano divenne simbolo della canzone civile e popolare al tempo stesso, sfidando la diversa abilità che lo aveva costretto ad una carrozzina fin dall’età di undici mesi, a causa della poliomielite.

Ma come nacque questa canzone? Qual è il segreto che si cela dietro il successo di un antieroe mediatico, ma così amato dalla gente?

Luca Bonaffini, suo collaboratore storico (che proprio in quegli anni era suo braccio destro, chitarrista e co-autore) ha svelato in un libro (La notte in cui spuntò la luna dal monte, 2013) come prese forma in una notte quella canzone, perché Bonaffini era lì con lui.

Il 30 dicembre 2015 il giornalista Giancarlo Governi ha dedicato al cantautore emiliano una trasmissione su RAI TRE, dove – grazie al ricordo di Fiorella Mannoia, Nek, Ligabue e Luca Bonaffini – è stato straordinario comprendere la storia di questo personaggio straordinario.

LA NOTTE IN CUI SPUNTO’ LA LUNA DAL MONTE – SPETTACOLO:

Le canzoni e la storia di Pierangelo Bertoli raccontate da Luca Bonaffini

Allora ecco un tour, fatto di canzoni scritte insieme e di grandi successi, che il cantautore italiano Luca Bonaffini dedica a Bertoli, suo amico e maestro.

Come dimenticare “A muso duro”, “Pescatore”, “Eppure soffia”, “Chiama piano” e tante altre?

Luca Bonaffini, con una band essenziale (alla “Bertoli” … potremmo dire) sfida il tempo e le piazze, rievocando senza toni nostalgici, quegli anni 70,80 e 90 che hanno visto le canzoni di Pierangelo Bertoli suonare e risuonare ovunque, e che oggi – per contenuti e argomenti – ci appaiono attuali più che mai.

Perché il vento, quello della buona musica e della vita, soffia ancora.

E quella luna, di lucida speranza, spunta ogni notte.

Chi è Luca Bonaffini (fonte wikipedia)                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Cantautore, scrittore e regista teatrale, Luca Bonaffini è nato a Mantova nel 1962. Si è affermato intorno alla fine degli anni 80 come collaboratore fisso di Pierangelo Bertoli, firmando per lui molti brani in album di successo, tra le quali “Chiama piano”, all’interno dei quali compare anche come cantante, armonicista e chitarrista acustico. Altre canzoni sue sono state interpretate anche da Patrizia Bulgari, Flavio Oreglio, Sergio Sgrilli, Fabio Concato, Nek, Bermuda Acoustic Trio, Claudio Lolli e ha scritto testi teatrali insieme a Dario Gay ed Enrico Ruggeri. Ha pubblicato come cantautore undici album aventi un unico filo conduttore, affrontando tematiche impegnate e sociali; ha vinto il premio Rino Gaetano (1988) “targa critica giornalistica” e il Premio Quipo (1999) al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza (miglior progetto multimediale); ha partecipato al Festival del Teatro Canzone – Premio Giorgio Gaber (2005) e due volte al Premio Tenco (edizioni 2008 e 2012); è stato nel 2000, insieme all’attore e scrittore Flavio Oreglio, ideatore del “Festival della canzone umoristica” Musicomedians e curatore di rassegne dedicate alla musica d’autore e al teatro canzone. Nel 2013 ha debuttato come scrittore con il libro ” La notte in cui spuntò la luna dal monte” (edito da PresentArtSì), ispirato al suo incontro con Pierangelo Bertoli. Nel 2015 lo scrittore Mario Bonanno ha pubblicato un libro-intervista intitolato “La protesta e l’amore. Conversazioni con Luca Bonaffini” (edito da Gilgamesh), in occasione dei suoi trent’anni di carriera. Nel 2018 ha pubblicato il suo tredicesimo album solista, intitolato “IL cavaliere degli asini volanti”. Inoltre, Pierangelo Bertoli ha cantato insieme a Bonaffini nell’album BLEZ (1993, Sugar Music) e in oltre 150 concerti tra il 1990 e il 1993. Luca Bonaffini, nel 2014, ha partecipato al Premio Pierangelo Bertoli come ospite, presentando la canzone “Maddalena” (del 1984) in una versione personalizzata, tratta dal suo tributo “SETTE VOLTE BERTOLI” (Delta italiana, 2014).

 

Venerdì 9 novembre 2018 – Teatro Pax, Provaglio d’Iseo (BS)

Special guest: ALBERTO BERTOLI

Ufficio Stampa LC Comunicazione tel.333 7695979

contatti.lccomunicazione@gmail.com

www.lccomunicazione.com

 


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La Città dei Matti, Follia e Teatro

in Il Sociale/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
Città dei matti

Quanto ci influenzano i pregiudizi riguardanti il disagio mentale?

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

La Città dei Matti ci conduce attraverso Shakespeare sino alla follia del reale

La Città dei Matti è un progetto presentato da King Kong Teatro con il contributo della Regione Lazio, che si svolgerà a Corviale da Giovedì 20 Settembre a Sabato 22.

Il quartiere ospita un centro psichiatrico diurno i cui utenti sono stati coinvolti nella serie di performance che si susseguiranno in tutti e tre i giorni in via Mazzacurati, presso il centro Polivalente Nicoletta Campanella, la biblioteca comunale Renato Nicolini e la stessa sede della residenza psichiatrica che si trova nel lato opposto della via.

Cittadeimatti

Di seguito il programma completo delle tre giornate:

Corviale – La città dei matti, è un progetto che prevede azioni di teatro sul tema del FOOL nel quartiere di Corviale.

Per tre giorni si svolgeranno incontri di teatro integrato, letture sceniche e performance legate dal filo rosso della Follia a Teatro. Follia come passione, Follia come opposizione al dialogico a favore dell’immaginifico, follia come non sense, Follia come quella dei fools shakesperiani.

Giovedi 20 – Venerdì 21, sabato 22

ore 10-12 incontro di teatro integrato alla Comunità Terapeutica in Via Mazzacurati s.n.c.

Giovedì 20 – Venerdì 21

ore 16.30 letture sceniche sui fools shakesperiani alla biblioteca R. Nicolini in via Mazzacurati 76

Giovedì 20, venerdì 21, sabato 22

ore 18.00 performance NAUSICAA al Centro Polivalente via Mazzacurati 74

e ancora al Centro Polivalente in Via Mazzacurati 74 Performance serali:

giovedì 20

ore 21.00 performance teatro danza ORLANDO/ANGELICA

venerdì 21

ore 21.00 performance /dialogo LE MATTE

sabato 22

ore 16.30 lettura i fools shakesperiani

ore 21.00 performance teatro danza LOVE (IM)POSSIBLE

Ricordiamo che tutte le performance de “La Città dei Matti” sono a ingresso gratuito

per maggiori info scrivete a kingkongteatro@gmail.com

 

 

Come di consueto, vi lasciamo con una riflessione musicale


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