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F1 Gran Premio di Singapore: un Pasticciaccio, ma non è colpa di Verstappen!!

in Alberto Marolda Blog/Dirette Tv/F1 Sport/Super evidenza by
raikkonen - verstappen - vettel

F1… 1,2,3 Pronti Via!! Centro metri e Vettel fuori con Hamilton in testa, non poteva andare peggio la partenza del Gp di Singapore…

F1 …ma per favore, che non si dica che è stata colpa di Verstappen, ci piace molto Raikkonen, ma questa volta i due ferraristi l’hanno incastrato!!!

Un Servizio di Alberto Marolda
Un Servizio di Alberto Marolda

F1 La gara poi continua ma ormai non c’è più scampo, è un’altra cavalcata di Hamilton verso la vittoria e, diciamo noi, verso il Campionato!

Diretta e commento…

Per il resto è una gara da comprimari, Hulkenberg alla ricerca del primo podio in carriera dopo 129 GP senza mai esserci riuscito nemmeno per caso, Sainz e Perez in accanito duello, poi Ocon, Stroll, bello anche ad esempio il duello di Palmer e Vandoorne intorno al 30° giro…

Il trentottesimo giro vede Hamilton in grande vantaggio, a divertirsi a rivaleggiare con Ricciardo sui giri veloci con la tecnica di alternanza veloce – gestione, uno a testa con la Red Bull, quando di colpo Ericsson carambola contro il muro in testa coda, e via, riparte per l’ennesima volta la Safety Car, che però, alla ripresa vede la situazione restare la stessa di prima…

Hamilton è solo… 23 giri alla fine non cambieranno nulla… solo giri più veloci in rivalità fra Hamilton e Ricciardo… grande noia…

Interessante però il duello Sainz – Perez, dietro Bottas, della serie piccoli bambini crescono tirandosi spintonate…

Ah… Bottas? Boh… Non pervenuto, si è trovato in mano il terzo posto quasi senza fare nulla, salvo poi, dai e dai, approfittando del deterioramento delle gomme di Ricciardo avvicinarlo sempre di più… siamo ai quattro minuti dalla fine…

Tre minuti dalla fine… Bottas si sveglia finalmente dal torpore e decide di tentarci su Ricciardo… due secondi fra i due… ma a Ricciardo l’hanno detto? Hamilton, nel frattempo si chiede se ci siano ormai altri piloti sul circuito… corre da solo…

Sono le 16,05… bah, 06 perché si sbagliano nel conteggio, ma minuto o altro minuto, Hamilton VINCE!!!

PECCATO… poteva essere una bella serata Ferrari, è stata una triste giornata invece… forse qualcuno dovrebbe capire meglio cosa è veramente accaduto senza dare la colpa al ragazzino…

Una appassionata nota per lo sfortunato Alonzo, che dopo una partenza fantastica, nella prima curva in terza posizione, viene speronato da Kimi e Verstappen ormai senza controllo dopo l’incidente… risultato tre giri lenti con l’auto danneggiata e poi il triste ritiro… state sicuri però, il “vecchio” Fernando Alonso “is still alive”!!!

Ah, post scriptum, a rivederlo, il filotto Vettel – Raikkonen – Verstappen, a rivederlo al rallentatore meglio, sembra quasi una manovra preparata dalle due Ferrari per chiudere la Red Bull, e trovarsi alla prima curva loro due, primo e secondo, con Verstappen arrabbiato e sconfitto terzo… non sarà cosi, si parla di decimi di secondo e sfido chiunque, ma l’impressione dalle immagini rallentate, è quella… forse qualcuno sta spingendo troppo psicologicamente sui due piloti ferraristi… Maurizio Arrivabene? Marchionne? Chissà…

Ora cosa fate? Andiamo a giocare a Biliardo, và… è più divertente fare filotto…

Alla prossima!

Classifica finale del GP di Singapore:

Hamilton

Ricciardo, a 4 secondi

Bottas, ad 8 secondi

Sainz

Perez

Palmer

Vandoorne

GrosJean

Ocon

Libia, l’Ordine delle Cose, un Film, la Realtà, Bond o Montalbano de noantri?

in Alberto Marolda Blog/Il Cinema/Pepsi e Popcorn Blog/Super evidenza by
ordine-delle-cose

L’Ordine delle Cose… E’ in questi giorni in proiezione il discusso Film di Segre sulla Libia, sul Sistema Migranti, Lager Hot Spot, e Guardia Costiera Libica, ed è già polemica, forte polemica…

…della serie, noi Italiani vogliamo i risultati, ma poi vogliamo davvero sapere come si ottengono?

Un Servizio di Alberto Marolda
Un Servizio di Alberto Marolda

L’Ordine delle Cose è attuale nel suo racconto, e venato di politica sin nel profondo, è, fra l’altro, appena uscito nelle sale, e già fa discutere parecchio di se, potevamo quindi non andare a vederlo? Poi, una volta fatto, da dove partire per raccontarvi qualcosa sui nostri 007 e sulle loro attività in Libia?
Mmmmm…
Da qui… Dunque seguitemi e ditemi… È più cattivo il funanbolico e fascinoso James Bond che, in una sparatoria più o meno alla pari, ne fa fuori 6 o 7, o è più cattivo un agente segreto funzionario da giacca, cravatta, ed occhiali scuri, Corrado Rinaldi, che dà un ordine che farà ammazzare sicuramente qualcuno, e che poi però, subito dopo, se ne va tranquillamente a mangiare nella sua bella casetta, con la sua bella mogliettina, e con i suoi bravi figlioletti? Ah scordavo, una casa da ricchi ovviamente… quindi dicevamo, chi è il più cattivo?

Ragionateci e poi mi dite…

Perché in fondo è da questo che dobbiamo partire, che devo partire se vi voglio raccontare, e darvi qualche idea, un parere, uno spunto, per decidere se andare a vedere “L’Ordine delle Cose” di Andrea Segre

Allora, da dove partiamo nella nostra analisi? Partiamo sicuramente dal grande pregio di questo film, quello di essere un vero e proprio “Movie just-in-time”, perché i risultati di cui il film parla stanno avvenendo proprio in questi giorni, manco si fossero messi d’accordo sull’uscita del film. È attuale infatti la diminuzione del flusso dei migranti in arrivo dalla Libia, un drastico calo di cui Segre, il regista, sembra proprio volerci spiegare un suo possibile perché.

Non vi preoccupate, non è un film di cronaca giornalistica genere Ilaria Alpi, non vi spunterà la collega Gabanelli di sorpresa a piazzarvi il microfono dai sedili posteriori, qui la fiction c’è, anche se intesa appunto a farvi capire lo stato, l’Ordine delle Cose.

Ricapitoliamo vi faccio un veloce riassunto della situazione in Libia in questo momento… Giusto ad uso dei più distratti… Se vi fosse per caso sfuggito, abbiamo buttato giù Gheddafi, ormai sei anni fa, con la solita pretesa occidentale di imporre la democrazia dall’alto, con l’unico risultato di aver sostituito ad un solo potere, sicuramente scellerato, decine di più o meno piccoli poteri tribali, altrettanto scellerati, che vogliono comandare in accesa competizione fra loro… accesa perché ancora oggi, è meglio girare col Kalashnikov a Tripoli e dintorni, sicuramente più saggio.
Per questo, se una Tribù gestisce quelli che noi chiamiamo elegantemente “Hot Spot“, e che invece sono degli ignobili e zozzi Lager Campi di Concentramento di disperati in fuga verso il Mito Europa, e la Tribù concorrente gestisce la Guardia Costiera, che dovrebbe fermare le barche dei Trafficanti, sequestrarle e riportare i disperati nei Campi della Tribù di cui sopra, che cosa può accadere?

Accade che su 45 segnalazioni della nostra Marina alla Guardia Costiera Libica, su movimenti di barche di Trafficanti, i Tripolini non intervengano mai, sempre con scuse di varia tipologia. Amaro? Inaudito? Inaccettabile? Eppure è quello che accade regolarmente, è per questo infatti che i Migranti arrivano da noi, nessuno li vuole fermare una volta che hanno pagato sottobanco “fifty-fifty” ai Trafficanti, ed alla Tribù che gestisce gli Hot Spot, tutti i soldi necessari per il trasbordo… e perché la Guardia Costiera, i Tripolini, dovrebbero sporcarsi le mani, fare fatica, per riportare indietro la carne da macello ai loro nemici, quelli dell’altra Tribù che non gli paga la Tangente? Per fargli un favore? Perché il cerchio ricominci con gli stessi attori?

Andate ragazzi, andate pure verso l’Italia, noi restiamo in porto, lavorare stanca…

Questa è più o meno la situazione che si trova davanti il nostro 007, Corrado Rinaldi, appena viene depositato nel bollente pentolone Libico, a malapena gestito dall’affaticato Ambasciatore Luigi, l’attore Giuseppe Battiston. Sua la frase che dovrebbe farvi capire, sin da subito, l’andazzo del Film, “Questo non è il solito paese sfigato dell’Africa, qui, il Potere è una cosa seria, ed è Tribale…”

Ed allora il nostro Agente che farà, avendo alle spalle anche i soldi dell’Europa, tanti, ed il Diktat secco del Ministro: “…Rinaldi, lì c’è il rubinetto che regola il flusso e lei lo deve e lo può chiudere, non c’è più tempo, noi siamo il paese che salva le vite umane ma non possiamo continuare a far entrare tutti… “…

Già, che farà, o ha fatto, visto che gli sbarchi sono già diminuiti e la Guardia Costiera Libica ora interviene? Beh, si sa che gli italiani sono pratici, badano al sodo, e sopratutto sono Montalbano e non Bond, per cui il buon Rinaldi, facendo sua la frase del Capo della Guardia Costiera Libica, “…sembra un grande videogioco a guardarlo sui monitor… ed a noi piace giocare, sopratutto se si VINCE qualcosa…”, ed usando i soldoni europei, i risultati li ha portati a casa… i Diritti Umani non troppo però, basterebbe guardare le foto che stanno girando in questi giorni dei Lager Libici, ma a voi tutti, questo, davvero interessa? Le risposte me la darete dopo aver visto il Film, quando mi direte se preferite il Rinaldi/Montalbano o il più classico Bond, il che implica anche i risultati, i morti, e la cena con i figli, vostri o suoi… ma, in fondo, a chi davvero interessa?

P.s.: …e a chi interesserà veramente che quanto predetto al Ministro dal buon Rinaldi riguardo alla fretta nel concludere, si stia già avverando in tutte le città rivierasche libiche?

No, domani è un altro giorno, poi ci penseremo… Ops, ma questo non era un altro film?

Vuoi scaricare il Pampleth del Film con interviste ed altri interessanti goodies?

Clikka qui per aprire il Pamphlet de “L’Ordine delle Cose


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Rinaldi e Terranova visitano il Lager Hot Spot

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

Viva i Cinema

indipendenti !!!

RENATO ZERO …VSKJI: il volto rinnovato della ZEROFOLLIA

in Eventi/La Musica/Super evidenza by
renato-zero-Zerowskji

Si conclude al Teatro Greco di Taormina lo spettacolare tour di Renato Zero…

Il nostro caro, abituale, “trasformista per vocazione” che, solo per amore, vestirà i panni di un insolito Capostazione termina la sua calda Estate nella Terra di Cronos…

Zerowskji – solo per amore” è l’ultimo progetto live di Renato Zero che il 7 ed il 9 Settembre prossimi sarà portato sul palco del Teatro Greco di Taormina, dopo le date di Roma, Lajatico e Verona.

un articolo di Erika Piscitelli
Un articolo di Erica Piscitelli

Zerowskji… Non si tratta di un concerto, non può essere definito musical e probabilmente la definizione di opera teatrale risulterebbe comunque limitativa. Zerowskji è una scommessa (vinta) tra Renato e Zero e tra Zero e il suo fedele pubblico; è l’occasione di rimettersi in gioco dopo cinquanta anni di carriera, è lo strumento per regalare vesti inedite a quei contenuti e a quei pensieri che da sempre sottendono alla produzione discografica di Renato.

In una stazione dei treni, oltre il tempo e lo spazio, c’è un capostazione – Zerowskji – che lavora instancabilmente per garantire che il flusso della vita prosegua lungo i binari dell’essere, malgrado le reticenze degli uomini, intrappolati dalle dorate reti dell’apparenza, della lussuria e dell’avidità che essi stessi hanno contribuito a tessere.

Tra binari bui e treni mancati, accanto a Adamo e Eva in qualità di rappresentati del genere umano, unitamente a NN, il giovane uomo abbandonato in fasce dai genitori in un vagone dismesso, si muovono Tempo, Amore, Odio, Vita e Morte, alla ricerca dei loro ruoli, smarriti nel vortice di superficialità e inedia che ingoia l’essenza stessa dell’umanità.

Il compito di Zerowsky, allora, è quello di riportare luce tra le ombre dell’esistenza, conducendo ogni personaggio sulla soglia della propria essenza, consentendo loro di ricostruire gli equilibri perduti affinchè il disegno della vita, possa ritrovare i suoi stessi contorni: così Tempo svestirà i panni del nemico delle possibilità, diventando piuttosto il baluardo delle opportunità, Amore ritroverà la forza di bastare a sé stesso, arginando la spudoratezza di Odio, Morte si spoglierà dei suoi abiti lugubri e riscoprirà la sua attitudine ad essere naturale e dolce prosecuzione della Vita e non negazione della stessa; NN, infine, verrà condotto sulla soglia della sua felicità, riscoprendo dentro se stesso la forza della speranza e la consolazione di comprendere che la sua solitudine è soltanto lo strumento per affermare la propria meravigliosa unicità.

Un progetto incredibilmente ampio, dunque, che con innegabile delicatezza conduce lo spettatore a riproporsi gli eterni interrogativi sul significato della vita e della sua effimera mutevolezza. Al termine dello spettacolo (della durata di circa tre ore) difficilmente si saranno trovate risposte, ma di certo sarà stato donato al pubblico un momento di profonda riflessione e, magari, uno stimolo a cercare ogni giorno un motivo per abbracciare il cambiamento quale fonte inesauribile di crescita e bellezza.

Chi scrive ha avuto la fortuna di assistere allo spettacolo già tre volte e, unitamente al fatto che vanta una ”militanza” di 14 anni nell’universo zerofolle, osa invitare i sorcini di Renato ad affacciarsi all’uscio di questa nuova esperienza con la mente aperta e sgombra da mendaci aspettative: c’è uno Zero diverso su quel palco. Non nuovo, in quanto i temi trattati nel corso dell’opera sono già ampiamente presenti nella sua produzione musicale, ma indubbiamente rinnovato. Mancano i grandi classici, mancano le canzoni da cantare a squarciagola con il microfono rivolto verso la platea, mancano anche gli ampi dialoghi tra una canzone e l’altra; non ci saranno cambi d’abito, in omaggio alla più genuina tradizione teatrale che vuole l’abito come segno di caratterizzazione del personaggio, non ci sarà spazio per l’improvvisazione, poiché c’è un’opera da portare a termine, che pretende il rispetto dei tempi e dei ruoli degli attori.

Eppure su quel palco ci sarà un Renato genuino, autentico, forte della sua innata capacità di veicolare la sua personalità attraverso ogni articolazione dell’arte; ci sarà un artista coraggioso, che dopo 50 anni di militanza ancora assapora il gusto della libertà di cambiare direzione alla sua musica, affidandola a un’orchestra (quella della Franciacorta) e a un coro di stimabili, giovani professionisti di talento; ci sarà un uomo consapevole delle proprie emozioni al punto da decidere di affidare il seme delle stesse agli spettatori, invitandoli a dubitare, sconcertarsi, stupirsi per poi rendersi conto che, in fondo, sono stati soltanto e nuovamente catturati dalla zero follia.

Dunque in bocca al lupo Zero… in bocca al lupo Renato: la Sicilia intera, senza scordare il bel palcoscenico di Taormina, aspettano il loro appassionato Capostazione!

Fotografia di copertina di Barbara Rea, grazie!!

Quando? Domani sera!!!


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Micaela Piccoli: quando la chirurgia è donna

in Il Sociale/Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog/Super evidenza by
Micaela Piccoli: quando la chirurgia è donna

È Primario, è conosciuta e stimata in tutto il mondo. È un’eccellenza, eppure i bastoni tra le ruote non le mancano.

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Classe ’67, è un Primario relativamente giovane secondo lo standard della sanità italiana. Per la precisione, è Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale, d’Urgenza e Nuove Tecnologie dell’Ospedale Civile Sant’Agostino Estense (OCSAE) di Baggiovara, Modena. La prima donna in Italia a ricoprire un incarico di tale importanza.
La sua è una delle U. O. di chirurgia più grandi e importanti d’Italia; giusto per citare qualche numero: 44 posti letto, 15 sedute operatorie a settimana di cui il circa il 40% condotto con tecniche mininvasive e robotiche, per un totale di oltre 2000 interventi l’anno. Dirige un’équipe di 15 chirurghi di cui altre due donne, entrambe con un ruolo rilevante, non relegate quindi alla classica chirurgia di superficie che in genere viene destinata (loro malgrado) alle donne: la dottoressa Fouzia Mecheri è responsabile di Chirurgia Mininvasiva Bariatrica, mentre la dottoressa Barbara Mullineris è la responsabile di Endocrinochirurgia nonché istruttrice ATLS (Advanced Trauma Life Support).
Lei è Micaela Piccoli, modenese d’adozione, cresciuta professionalmente sotto la guida del professor Gianluigi Melotti, uno dei pionieri della chirurgia laparoscopica in Italia.
Ha sempre sognato di fare il chirurgo, e ha concentrato ogni sforzo sul raggiungimento del suo obiettivo. Ha studiato in Italia e all’estero dove è conosciuta e stimata, ha ricoperto cariche via via più importanti tirandosi addosso molti consensi ma anche “qualche” malumore. L’abbiamo intervistata per conoscere l’altro lato del successo, come chirurgo e come donna.

– Dottoressa Piccoli, rompiamo gli indugi con la prima domanda d’obbligo: com’è fare il Primario? Cosa vuol dire per una donna ricoprire una carica così importante in un settore storicamente (oggi ancora troppo) maschilista?

MP: Un compito senz’altro non facile, come per un uomo. Oggi il primario non deve solo sapere operare, ma deve essere anche un vero e proprio manager in grado di gestire risorse economiche e soprattutto umane. Una donna può essere un buon manager? Penso proprio di si! La donna è pragmatica, mette al primo posto la visione strategica, va dritta al risultato, grazie alla tenacia e a una buona dose d’intuito. Una donna Primario riesce probabilmente meglio di un uomo a favorire la collaborazione e i rapporti umani mantenendo un minimo di sana competitività. In un certo senso cerchiamo di individuare in tutti le qualità da far emergere, motiviamo, incoraggiamo, rendiamo l’ambiente di lavoro piacevole e stimolante. L’obiettivo è indirizzare e inserire. Che la cosa funzioni lo testimoniano gli ottimi risultati che stiamo ottenendo, il ritorno professionale è alto grazie a un efficace (e sereno) lavoro di squadra.

Micaela Piccoli
Micaela Piccoli

In Italia ci sono soltanto 7 primari donna in Chirurgia Generale di cui 5 sono di U. O. Complesse di Senologia, campo già più tipicamente femminile. La sua è una chirurgia laparoscopica mininvasiva, che comporta migliori risultati in tempi postoperatori di gran lunga ridotti rispetto alla chirurgia “aperta” tradizionale. Micaela Piccoli, tra le varie, è stata il primo chirurgo italiano a eseguire un intervento di tiroidectomia robotica transascellare: in soldoni, è l’asportazione della tiroide attraverso un’incisione sotto l’ascella, in modo da non lasciare cicatrici antiestetiche sul collo; il tutto eseguito con l’ausilio del robot, il fantascientifico Da Vinci, che si manovra attraverso un visore ottico 3D ad alta risoluzione e due joystick; quasi come un videogame, che però comporta un lungo e accurato training. Non solo: grazie all’esperienza sulla tiroide, la sua equipe vanta i primi 15 casi al mondo di resezione robotica transascellare di diverticolo dell’esofago cervicale: sempre in soldoni, si tratta di un’estroflessione della parete dell’esofago a livello cervicale. Un bel palmarès, non c’è che dire, ma non è finita: la Piccoli forma chirurghi italiani e stranieri. È anche Direttore della Scuola Nazionale ACOI (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) di chirurgia laparoscopica e mini-invasiva e pertanto ogni anno ospita presso il suo reparto circa 120 chirurghi provenienti non solo da tutta Italia ma anche da tutto il resto del mondo per istruirli alla videolaparochirurgia e alla robotica. Quando non va di persona a istruire sul posto chi non ha le possibilità di spostarsi.

– Formazione sul campo ma anche a distanza: tutoring e proctoring di chirurgia laparoscopica e robotica mininvasiva in tutto il mondo, dalla Cina alla Palestina; addirittura collegamenti in streaming con i paesi più disagiati: lei mi sembra in controtendenza con alcuni dei cosiddetti “maestri” che mi risultano essere abbastanza gelosi del loro sapere e del loro livello di specializzazione, quindi tendenti a non lasciar mai decollare chi gli sta a fianco…

MP: Be’, io non condivido l’interesse a tenere sotto chiave tutto quello che abbiamo imparato, sarebbe solo uno spreco di forze, intelletto e sacrifici. Com’è stato fatto con me, io faccio con i miei allievi e collaboratori, e vederli decollare è solo motivo di grande orgoglio. Anche il collegamento in streaming con ospedali di frontiera, tipo quello di Hebron, tanto per citarne uno di paese disagiato, potrebbe in apparenza non avere un senso e invece ce l’ha: è vero, probabilmente loro non riusciranno mai ad avere un robot ma almeno non si sentiranno messi da parte dal futuro. Partecipare comunque alle evoluzioni scientifiche delle tecniche chirurgiche è come farne parte, ed è di certo meglio di niente.

Ascoltandola, la prossima domanda (per dirla alla Antonio Lubrano) nasce spontanea:

– Ha mai avuto difficoltà a far digerire ai suoi colleghi uomini la sua autorità e a far rispettare le sue decisioni?

MP: No, perché non ho mai mirato all’autorità ma solo all’autorevolezza conquistata passo dopo passo, essendo cresciuta tra e con loro. E poi c’è sempre spazio per il confronto: non perdo mai di vista l’obiettivo principale che è il benessere del paziente, quindi se qualcuno è in grado di dimostrare che la sua idea è più efficace della mia non ho problemi ad adottare la strategia suggerita.

Nota dolente: bastoni tra le ruote. Essere il successore del professor Melotti l’ha trasformata in un personaggio troppo ingombrante, difficile da “gestire”, quindi qualcuno s’è messo di buzzo buono per farla fuori. Ma per chiarezza vi riepilogo un po’ la sua storia: dopo un anno e mezzo in cui ha ricoperto la carica di direttore facente funzione (FF), nel luglio 2016 (unica donna contro 7 uomini) vince il concorso a primario con un ampio divario di punteggio; tuttavia il Direttore Generale della USL di Modena ne sospende la nomina motivandone la causa con l’unificazione dell’azienda ospedaliera con il Policlinico e mettendo finanche in dubbio la persistenza del posto messo a bando, quindi passa la palla al Direttore Generale della nuova Azienda Ospedaliera Universitaria. La diatriba vede la fine solo nel gennaio 2017 quando la Piccoli finalmente ottiene la meritata nomina di Direttore della sua U.O.

– Dottoressa Piccoli, lei come la vede, la situazione della sanità italiana oggi?

MP: Non voglio rilasciare inutili commenti sulla mia “storia” personale, probabilmente simile a molte altre, in varie fasi di carriera. Alla fine, comunque, il merito ha trionfato: questa è l’unica cosa che conta. Per quanto riguarda la situazione della sanità italiana non posso che definirla complicata e preoccupante. Tagli lineari, non sempre fatti solo sul superfluo, minore attenzione all’innovazione tecnologica, rallentamento del cambio generazionale, chi va in pensione non viene sostituito, organici ridotti e chirurghi allo stremo delle forze sottoposti a turni di lavoro allucinanti. Ecco, si pensi a una donna costretta a tali ritmi: che vita familiare potrebbe mai avere?

Problemi. L’unificazione col Policlinico ha fatto sì che l’U. O. di Chirurgia Generale diretta dalla Piccoli stia subendo una riorganizzazione che prevede forti cambiamenti…

– È come se la sua nomina fosse stata accolta da un tifone: come sta gestendo tutto questo?

MP: Le riorganizzazioni a seguito delle unificazioni sono sempre complesse, ma il consenso si ottiene solo se tutto è fatto rispettando e valorizzando le professionalità, analizzando volumi di attività e gli esiti. Purtroppo, a volte, entrano in gioco dinamiche complesse non sempre facilmente comprensibili tra mondo universitario, ospedaliero e altro che rendono il cammino arduo. Io non mi oppongo al cambiamento, mi aspetto solo che sia teso al miglioramento e non all’appiattimento. Questa non è una pretesa ma una reale necessità; del resto andiamo avanti con tutta l’energia e la passione che ci ha spinti a scegliere questo lavoro e questa vita, sperando in tempi migliori.

È vero, la sua scelta professionale ha un prezzo. E anche abbastanza caro per certi versi. Infatti la dottoressa Piccoli ha rinunciato a una quota della famiglia per la carriera. Ha un marito molto paziente che rasenta la santità, un gatto ma niente figli. Più che rinunciato diciamo che ha perso quel treno perché, se l’avesse preso allora, probabilmente sarebbe stata messa da parte e scavalcata. Una scelta obbligata, costretta dall’andazzo che vede sempre la donna in una posizione di sudditanza, dove basta una gravidanza per venire retrocesse al Via. Le chiediamo di parlarci di persona di quest’aspetto meno entusiasmante dell’essere al top.

MP: Per una donna chirurgo, decidere se e quando di avere un figlio è un dramma. Col senno di poi, consiglio a tutte le mie specializzande di fare un figlio subito in modo da essere alla pari quando entreranno nel mondo del lavoro. E comunque è difficile gestirne più di uno, ovviamente se sei intenzionata a seguire un certo tipo di carriera. Nei primi anni dell’ACOI, quando avevo contribuito a realizzare una Commissione delle Donne Chirurgo, ho cercato di capire se le leggi che ci tutelano durante la gravidanza potevano essere modificate: veniamo allontanate dalla sala operatoria pur mantenendo il posto di lavoro ma, per un chirurgo, restare mesi senza operare è un danno enorme. Considerato che oggi le tecniche anestesiologiche sono cambiate, non si usa più gas anestetico ma si fa tutto per via endovenosa, i rischi per una gestante sono di gran lunga ridotti. Per quanto mi riguarda, lo ammetto: se avessi avuto la possibilità di restare in sala operatoria in gravidanza, probabilmente un figlio lo avrei fatto. Ma avendo in mente e nel cuore un certo tipo di carriera, mi sono resa conto che sarebbe stato un elemento frenante. Poi ti accorgi che il tempo è passato più in fretta di quello che pensavi… e alla fine non lo fai più. Mio marito, è vero, è un santo, (sorride). È un ingegnere elettronico, capace più di me di differenziare vita lavorativa e vita personale; io faccio fatica ad essere qualcosa di più di un chirurgo, lui riesce ad essere molto di più di un ingegnere. Mi ha accompagnato durante tutti questi anni sostenendomi e sopportandomi, in tutti i modi possibili. È la mia roccia ferma, la mia casa.

Da donna e profonda ammiratrice di una tale dedizione che solo se sei motivata da grande passione puoi reggere in questo Bel Paese, ringrazio la dottoressa Micaela Piccoli per il tempo che ci ha concesso e le faccio un grande in bocca al lupo. Penso che un bel metalupo a fianco (questa è per gli appassionati de Il Trono di Spade) le farebbe molto comodo.
E chiudo con un’ultima domanda.

– Dottoressa, ma… Chirurgo o Chirurga?

MP: Beh: Direttore o Direttrice? Primario o Primaria? Capo o Capa? Rispondo alla Obama: Yes I can be a surgeon!

Simonetta Santamaria, è scrittrice, giornalista, motociclista, batterista e svariati altri “ista”; ama i gatti, i viaggi avventurosi e Stephen King (ma lui non lo sa).
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net
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