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Critiche Cinema, Teatro, Spettacolo a gogò!

La Cantata dei Pastori, un successo Internazionale che merita una casa

in Gabriella Chiarappa Blog/La Cultura/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
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La Cantata dei Pastori di Peppe Barra al Teatro Politeama di Napoli

Articolo di Gabriella Chiarappa
Articolo di Gabriella Chiarappa

La Cantata dei Pastori… Grande emozione e grandi applausi per la conclusione dello spettacolo classico di Natale al Teatro Politeama di Napoli, andato in scena dal 14 dicembre 2017 al 6 gennaio 2018. Uno degli spettacoli più caratteristici della tradizione popolare napoletana. Scritta nel 1698 da Andrea Perrucci, “La Cantata” è stata sempre rappresentata e rielaborata nel tempo, descrive senza dubbio il testo teatrale più longevo della tradizione del teatro barocco napoletano.

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Da quarant’anni il grande maestro Peppe Barra  porta in scena quest’opera da lui definita “Il Presepe in movimento” rendendola ogni anno piu’ emozionante e coinvolgente. La storia racconta  delle avversità di Giuseppe e Maria per giungere a Betlemme e gli ostacoli che incontrano per arrivare alla grotta della Natività, accompagnati in questo lungo viaggio da due ladroni che ritroviamo nella figure di Razzullo, scrivano reclutato per il censimento e Sarchiapone,  barbiere pazzo.

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Un successo che conferma la capacità di entrare in grande sinergia con la tradizione e l’attualità, un’ ironia ed una semplicità nel linguaggio che appartiene al popolo che in primis si sente parte integrante di uno spettacolo che anima e scalda i cuori di tutti. Un interpretazione unica con artisti di calibro che ha visto lo stesso regista Peppe Barra, protagonista nel ruolo di Razzullo, la stupefacente Rosalia Porcaro nel ruolo di Sarchiapone, la talentuosa Maria Letizia Gorga nel ruolo di (Zingara/Gabriello), Patrizio Trampetti (Diavolo Oste/Cidono), Marco Bonadei (Demonio), Enrico Vicinanza (Ruscellio), Francesco Viglietti (Armenzio), Andrea Carotenuto (Giuseppe), Chiara Di Girolamo (Maria Vergine) e il piccolo Giuseppe De Rosa (Benino).

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Le musiche sono di Lino Cannavacciuolo e Roberto De Simone. Le scene sono di Tonino Di Ronza , i costumi di Annalisa Giacci, le coreografie di Erminia Sticchi, Assistenti della Regia Francesco Esposito e Gennaro Monti assistenti alla Scenografia Emanuela Ferrara e Lucio Valerio, assistente ai Costumi Antonietta Rendina. Un’opera che ogni anno rischia di non avere una casa a Napoli e che in realtà merita di essere protetta, perché “La Cantata” è un monumento e rappresenta un pezzo di grande storia napoletana, che merita di avere una dimora fissa e non occasionale, considerando che rappresenta un opera d’importanza mondiale e che ogni anno è vista da piu’ di 10 mila persone.

Un invito a tutti  #DateUnaCasaAllaCantata


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“Lady Oscar” trionfa al teatro Orione a Roma

in Gabriella Chiarappa Blog/La Cultura/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
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Lady Oscar un classico rivisitato per grandi e piccini a Roma

Articolo di Gabriella Chiarappa
Articolo di Gabriella Chiarappa

Lady Oscar… Il personaggio che ha fatto sognare grandi e piccini, riscuote un grande successo per la prima del musical “Lady Oscar” – François Versailles Rock Drama,  ha debuttato  al teatro Orione, lo scorso  Venerdi’ 29 dicembre, aprendo anche la rassegna Mindie ideata e pensata con l’obiettivo di presentare al pubblico i migliori spettacoli indipendenti di teatro musicale sul territorio nazionale.

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La rassegna teatrale nasce da un’idea di Marco Spatuzzi e Andrea Palotto, autori di alcuni tra i più apprezzati e applauditi spettacoli teatrali delle ultime stagioni. Un pubblico commosso ed attento si è entusiasmato con la versione musical di uno dei cartoni animati più amati degli ultimi quarant’anni. Lady Oscar è un Rock Drama interamente italiano, intrepido e coinvolgente, narra la storia di una giovane nobile allevata come un uomo da un rigido e inflessibile generale francese che riuscirà a farla nominare, ancora giovanissima, capo delle guardie reali. Una ricostruzione attenta quella di Andrea Palotto, che abilmente reinterpreta la storia dell’eroina francese, riuscendo a cogliere  i punti essenziali dei fatti storici e dei caratteri peculiari dei protagonisti.

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Un percorso che ritrae i momenti e i temi sociali del periodo in modo sottile e talvolta ironico, come i giochi di potere, la disuguaglianza, la povertà e la voglia di riscatto di un popolo oppresso. Temi  assolutamente veri protagonisti dell’intera vicenda.

Una buona interpretazione dei  sei personaggi principali: Chiara Famiglietti è Lady Oscar, Cristian Ruiz veste i panni dell’austero papà il Generale De Jarjayes, Giorgio Adamo è Andrè, amico fidato e sul finale suo amato compagno, Massimiliano Micheli interpreta un Robespierre originale e travolgente, Cristina Noci è Marie, forte e ironica nonna di Andrè, Igino Massei è il Duca d’Orleans che nel musical, il portatore dei pettegolezzi di corte. reinterpreta la storia dell’eroina francese, riuscendo a cogliere abilmente i punti essenziali dei fatti storici e dei caratteri peculiari dei protagonisti.

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Un ammaliante interpretazione che sceglie di raccontare e far emergere il malessere del popolo attraverso le parole de “L’Ami du Peuple” il giornale satirico di Marat, che con le sue critiche ironizzava una nobiltà decisamente disinteressata (qui immaginato come un teatro di burattini), non sono mancate le scene d’armi curate con grande maestria dal pluri campione del mondo a squadre di Spada, Stefano Pantano.

Uno spettacolo da non perdere per far rivivere le emozioni di un personaggio immaginario intramontabile. Musiche dal vivo, direzione e programmazione tastiere, Federico Zylka , chitarra Stefano Candidda, basso, Andrea Scordia, percussioni, Tiziano Cofanelli, ufficio stampa, Madia Mauro, fotografia di scena, Chiara Calabrò.


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Invito a teatro con “Empanada, scultore di me stessa”

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Un articolo di Pamela Crusco

Il titolo di questo spettacolo è “Empanada scultore di me stessa” e non c’è un errore di battitura!

“Empanada, scultore di me stessa”, il dramma che sarà al Teatro Testaccio dal 5 al 7 Gennaio affronta il tema dell’identità sessuale e lo farà attraverso l’uso della Maschera della Commedia dell’Arte.
La maschera è un oggetto ambiguo e legato fortemente all’ambiente teatrale fin dalle tragedie della Grecia antica.
Allora essa aveva molteplici funzioni, come la capacità tecnica di amplificare la voce dell’attore, o quella di permettere agli interpreti di poter recitare la parte di più personaggi durante lo stesso spettacolo e così anche nascondere dietro un ruolo femminile il volto di un attore uomo.
“Empanada scultore di me stessa” affronta anche quest’ultimo tema: la presenza della donna in teatro. Fino all’avvento della Commedia dell’Arte, infatti, il mestiere di attore era negato alle donne ed erano interpreti uomini (spesso quelli più esili) a calarsi nei panni dei personaggi femminili.
La maschera, in questo caso, rappresenta soprattutto il rapporto tra ciò che ognuno di noi ha dentro e ciò che invece mostra al di fuori.
Come sentenziava Shakespeare “Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti. “ Tematica poi riaffrontata nel ‘900 da Pirandello ne “Il fu Mattia Pascal” che, nell’evidenziare il contrasto tra la realtà e l’illusione, sottolinea come quest’ultima diventi alla fine tanto penosa da spingerci ad una ribellione che ci fa stracciare la maschera che ci siamo imposti di indossare.
Una scelta di transizione sessuale obbliga necessariamente a stracciare quella maschera e ad affrontare una revisione del rapporto con la società e la realtà che ci circonda.
Nel titolo dell’opera troviamo una metafora culinaria: il nostro corpo non è un involucro vuoto ma contiene dentro di sé l’essenza, proprio come un’empanada e, dopo tutto… il protagonista è uno scultore argentino!
A rappresentare il dramma c’è anche un corpo nudo che apre lo spettacolo in una posa scultorea,  come un moderno Lacoonte.

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Empanada, scultore di me stessa

 

In scena vedremo Luca Gabos (nei panni di Fernando Chorizo) e Valentina Puccini, diretti da Gabriele Guarino che è anche l’autore del testo. Ma forse la protagonista principale dello spettacolo sarà proprio la Maschera, anch’essa in scena, nella creazione del mascheraio Stefano Perocco di Meduna.

Con: Luca Gabos
E la partecipazione di Valentina Puccini
Testo e regia: Gabriele Guarino
Maschere: Stefano Perocco di Meduna
Scene E Costumi: La Bottega dei Comici
Grafica: Giuseppe Maggiore
Dal 5 al 7 gennaio 2018
alle ore 21.00, domenica alle ore 18.00
Una produzione La Bottega dei Comici
al Teatro Testaccio via Romolo Gessi 8, Roma

La compagnia offre una promozione natalizia per acquistare due biglietti al costo di 15,00 € scrivendo a labottegadeicomici@gmail.com


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L’unica cosa possibile… è non perdere questo spettacolo!

in La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
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Un articolo di Pamela Crusco

L’unica cosa possibile sarà al Teatro Studio Uno di Roma

Dal 4 al 7 Gennaio 2018 il teatro Studio Uno ospiterà la messinscena dello spettacolo “L’unica cosa possibile” diretto da Francesco Prudente e Giulia Aleandri.
I protagonisti della storia sono tre: Anna, Barbara e Julian, ma in scena vedremo soltanto due attrici Iris Basilicata e Eleonora Gusmano.

L'unica cosa possibile
L’unica cosa possibile ph. Eugenio Smith

Iris Basilicata è diplomata in Recitazione e aiuto regia presso l’Accademia Internazionale di Teatro di Roma, si è laureata in “Informazione, editoria e giornalismo” con una tesi sul teatro in carcere di cui si è poi occupata come attrice e conducendo vari laboratori nell’ambito del teatro sociale.
Eleonora Gusmano si diploma alla scuola di Teatro Sergio Tofano di Torino, è protagonista del film “L’Ultima Notte” girato nel carcere di Torino, milita in numerose compagnie fino a quando ne fonda una propria Focus_2, il suo primo lavoro da regista “ Un capitano, duecentomila chili sulle spalle” è semifinalista al Premio Scenario.

Ne L’unica cosa possibile il pubblico sarà il destinatario di un racconto, spesso confuso, dove passato, presente e futuro si mescolano tra loro attraverso le voci delle due protagoniste.
Sono due figure di donna tormentata che dipende sempre da qualcosa di altro rispetto a se stessa.
Le scene sono emotivamente cariche di espressività e si fondano sulla rievocazione di una vicenda segnante e traumatica.
Ci aspettiamo che  L’unica cosa possibile possa creare una solida empatia tra le due attrici in scena e il pubblico, grazie ad uno spazio scenico – quello del teatro Studio Uno –  ristretto e posto allo stesso livello dei posti in platea; grazie una scenografia scarna e soprattutto grazie alla maestria con la quale le due protagoniste accompagnano gli spettatori attraverso il dipanarsi di un racconto non ben definito.

Non ci resta che attendere il 4 Gennaio, data del debutto, e ricordare a tutti i nostri lettori che il teatro, soprattutto quello indipendente è una risorsa culturale che deve essere sostenuta.

Di seguito tutte le info necessarie:

 

L’unica cosa possibile
Diretto da Francesco Prudente e Giulia Aleandri
con Iris Basilicata e Eleonora Gusmano
musiche Temporeale

Teatro Studio Uno (Sala Teatro)
Via Carlo della Rocca 6, 00177 Roma
Dal 4 al 7 Gennaio (giov. – sab. ore 21:00/ dom. ore 18:00)
Ingresso 12 Euro (ingresso riservato ai soci)
tessera associativa gratuita
Evento FB: L’unica cosa possibile

L'unica cosa possibile
Eleonora Gusmano e Iris Basilicata ph. Eugenio Smith

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A steady rain – Pioggia dentro Roberta Nardi intervista Davide Paganini e Matteo Taranto

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Un articolo di Pamela Crusco

Ultime repliche per A steady rain – Pioggia dentro al teatro Eliseo

Si sta per concludere la serie di repliche di A Steady Rain – Pioggia dentro, lo spettacolo che Davide PaganiniMatteo Taranto stanno portando in scena al Teatro Eliseo di Roma.

Vi proponiamo l’intervista di Roberta Nardi ai due attori.

Di A Steady rain – Pioggia dentro vi avevamo già parlato prima del suo debutto romano (potete trovare qui il nostro articolo), noi siamo andati a vederlo e siamo rimasti piacevolmente sorpresi.

La scenografia è praticamente nulla: uno sfondo nero e due sole sedie sulle quali sederanno Joey e Denny.

Ci avevano anticipato, Matteo e Davide, che avremmo assistito ad uno spettacolo che più che il teatro, ci avrebbe ricordato il cinema. Infatti la scena da poliziesco anni ’80 è corredata da un abbigliamento inequivocabile e da dialoghi tipici degli adattamenti italiani delle serie tv statunitensi.

Certamente il testo fa la sua parte, il racconto che incalza e aggiunge un tassello dopo l’altro alla storia, obbliga lo spettatore ad ascoltare voracemente ogni singola parola.

Dobbiamo però ammettere che la prova dei due protagonisti è stata impeccabile: sono in scena per almeno un paio di ore, e dominano un flusso imponente di parole senza mai perdere né la concentrazione né la spontaneità con cui si esprimono.

All’interno dello spazio ristretto dell’Eliseo Off il contatto con gli attori è quasi palpabile e il pubblico entra a far parte della scena assumendo con diritto il ruolo di chi ascolta, lo storytelling poi è tanto efficace ed evocativo da accompagnare l’immaginazione a rivivere davvero ciò che Joey e Denny raccontano.

Lo spettacolo è l’adattamento dell’originale A steady rain che, grazie a due attori come Hugh Jackman e Daniel Craig ha fatto impazzire Broadway.

Non tentiamo neppure di fare parallelismi (tanto abbiamo rinunciato all’idea di capire chi dei due  attori americani è Joey e chi Denny), ma se nell’originale Craig e Jackman hanno dovuto portare in teatro uno stile di recitazione tipico del cinema, Davide Paganini e Matteo Taranto hanno dovuto fare uno sforzo ulteriore e accordarsi al modo di recitare d’oltreoceano.

Noi abbiamo apprezzato moltissimo lo spettacolo, e vi consigliamo di approfittare delle ultime repliche che vedranno A Steady Rain – Pioggia dentro all’Eliseo fino all’11 Dicembre e di rimanere sintonizzati per essere aggiornati riguardo gli spostamenti del tour.

Alla fine dell’intervista di Roberta Nardi, Davide Paganini e Matteo Taranto ci parlano dei loro prossimi progetti.


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Il domani tra di noi è un film da… salvare?

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Un articolo di Pamela Crusco

È un film debole, sorretto soltanto dalla presenza di due attori navigati?

Anche se la Winslet dovrebbe aver chiuso i conti con la navigazione… oppure no?

Il domani tra di noi è un film d’azione, drammatico e sentimentale.
Parla di un uomo e una donna (c’è anche un cane a dirla tutta) che devono sopravvivere su una montagna innevata, in pieno inverno, e senza cibo. Entrambi hanno urgenza di rientrare a Denver: Alex (Kate Winslet), una giornalista che ha appena concluso un reportage deve arrivare in tempo per sposarsi, Ben (Idris Elba) è un neurochirurgo di origini inglesi che per il giorno successivo ha un intervento programmato. I due decidono di dividere la spesa per il noleggio di un piccolo aeroplano privato e ingaggiano Walter (Beau Bridges) il pilota che li accompagnerà. L’uomo, che ha portato con sé anche il suo labrador, viene colto da un ictus e l’aereo precipita sulle montagne.

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Il domani tra di noi: troppo politically correct per La Repubblica, troppo melenso per La Stampa… quanto siamo d’accordo?

Sulla prima questione potremmo cavalcare l’onda del dibattito sulle cosiddette “quote etniche” che a quanto pare obbligherebbero le produzioni hollywoodiane a tenere conto della multietnicità della popolazione statunitense e includere nei casting attori afroamericani e latinoamericani.

Davvero vogliamo credere che Idris Elba sia stato scelto per il colore della sua pelle? Stiamo parlando di un affascinante e bravissimo attore, conosciuto sul grande schermo per aver interpretato Heimdall nei film della Marvel, premiato nel 2016 con il premio Screen Actors Guild Awards  come miglior attore non protagonista per Beasts of no name. Aggiungiamo poi che prima della scelta definitiva erano stati proposti come possibili interpreti Michael Fassbender e Charlie Hunnam. Non possiamo di certo non sottolineare, però, che il regista del film è il palestinese Hany Abu-Assad famoso per Paradise Now film incentrato sulla questione israelo-palestinese che nel 2006 ha ottenuto una candidatura al premio Oscar come miglior film straniero.

Sull’altra questione, sollevata da La Stampa, riguardo l’eccessiva “melassa” de Il domani tra di noi ci permettiamo nuovamente di dissentire: è chiaro fin da subito che il tema principale della pellicola è l’universale e umano istinto di sopravvivenza.

Ben e Alex subiscono una regressione e le loro necessità primarie regrediscono a loro volta: hanno la necessità di non morire di freddo, di non morire di fame, di non morire precipitando da una rupe o sbranati da un animale selvatico e hanno come unico sostegno l’una la presenza dell’altro e viceversa… quello che accade tra i due, durante la permanenza sui monti e anche dopo il loro ritorno alla vita reale è quanto di più verosimile possa offrirci una storia come questa.

Diciamola tutta: questa pellicola non potrebbe essere definita come un’eccellente opera cinematografica, i protagonisti durante tutto il film affrontano diverse e prevedibilissime prove di sopravvivenza che spezzano la visione trasformandola in una mera sequenza di accadimenti.

Neppure le panoramiche sulle valli innevate riescono ad addolcire i passaggi tra una scena e l’altra e il film non poteva che portarsi a casa dei risultati decisamente scarsi, sia per quanto riguarda la critica che per l’incasso.

La composizione delle musiche è stata affidata a Ramin Djawadi, lo stesso autore dell’apprezzatissima colonna sonora di Games of Thrones.

Se già nel passaggio tra il romanzo (The mountain between us di Charles Martin) e il film si era apportata una modifica sui nomi dei due protagonisti, che originariamente si chiamavano Ashley Knox e Ben Payne, l’adattamento italiano ha stravolto anche il titolo.

Quello originale del film è lo stesso dell’opera letteraria: The mountain between us (in francese La montagne entre nous, in spagnolo La montaña entre nosotros, in portoghese Depois da quela montanha).

In italiano il romanzo diventa Le parole tra di noi mentre il film Il domani tra di noi.

Non ce ne vorrà Kate Winslet che ha già sentito storpiare il titolo di un altro film del quale è stata protagonista The eternal sunshine of the spotless mind che in Italia è diventato un misero Se mi lasci ti cancello.

L’attrice inglese (che ne Il domani tra di noi nasconde il proprio accento e anzi sottolinea come invece sia riconoscibile quello del coprotagonista) è all’apice della sua carriera, durante la quale ha collezionato numerosi successi tra cui sette nomination agli Oscar aggiudicandosi nel 2009 il riconoscimento come miglior attrice protagonista per The Reader, ha poi vinto quattro Golden globe, tre BAFTA, tre Screen Actors Guild Awards un Emmy Awards e un Premio César alla carriera.

Kate è contraria alle forzature da parte delle produzioni cinematografiche sulla questione della perdita di peso. Ora non vogliamo dire che siano condivisibili scelte estreme come quelle di Christian Bale o Matthew McConaughey che oscillano da un fisico atletico a uno grasso, passando dalla magrezza estrema, ma è certo che dopo qualche settimana di stenti ci saremmo aspettati di vedere una Alex più esile e un Ben meno aitante.

In conclusione: di sentimentale c’è poco, il necessario potremmo dire; di azione drammatica ce n’è moltissima, ma non sempre ben sviluppata purtroppo.

E visto che nel film si parla dell’accento inglese di Ben, vi lascio questa canzone

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

Viva i Cinema

indipendenti !!!


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A Steady Rain – Pioggia dentro, inonda gli spazi dell’Eliseo Off

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Un articolo di Pamela Crusco

A Steady Rain – Pioggia dentro

dal 17 Novembre al Teatro Eliseo, lo spettacolo diretto ed interpretato da Davide Paganini e Matteo Taranto.

A Steady Rain è l’opera in un unico atto scritta per Broadway, pur non essendo un musical, da Keith Huff (tra gli autori di House of Cards ) e interpretata da Daniel Craig (Il James Bond ancora in carica) e Hugh Jackman (Wolverine degli X-Men).
Lo spettacolo ha inspirato la produzione della serie televisiva statunitense True Detective.
La versione Italiana A Steady Rain – Pioggia dentro è interpretata da Davide Paganini e Matteo Taranto.
Paganini, attore di cinema, teatro e televisione, lo abbiamo visto sul grande schermo in Romanzo di una strage diretto da Marco Tullio Giordana, nelle fiction Nero Wolfe e Fuoco amico e in teatro come protagonista di Coast of Utopia diretto dallo stesso Giordana.
Taranto, assiduo interprete di Fiction televisive come Il bello delle donne, Distretto di Polizia, Il Commissario Montalbano e molte altre, ha partecipato a moltissime produzioni teatrali sia come interprete che come regista. Ha instaurato un sodalizio artistico con Alessandro Gassman da cui è stato diretto al cinema in Razzabastarda  (2013) ed a teatro in La parola ai giurati e Roman e il suo cucciolo, lo ricordiamo anche per la sua partecipazione a Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek.

Un Trailer della versione americana

A Steady Rain ha avuto un grandissimo successo sia di critica che di pubblico nella sua messinscena statunitense. L’accoglienza è stata favorevole grazie alla trama noir e al tipo di rappresentazione che sfrutta la tecnica dello storytelling cioè il reacconto della vicenda da parte dei due protagonisti.
Joey e Denny sono due agenti di polizia che non sono solo colleghi ma sono legati da una lunga e profonda amicizia di vecchia data. I due commettono un errore legato ad un caso di omicidi seriali che stanno seguendo, per questo motivo finiscono di fronte alla Commissione per gli Affari Interni dove vengono interrogati sull’accaduto.
I due raccontano versioni in contrasto tra di loro, e nel dipanarsi delle discordanti narrazioni emergeranno i conflitti di questi due uomini e il loro rapporto con la verità.
La terza protagonista è la pioggia stessa, così come i due attori ce la presentano: “Un personaggio aggiunto, potremmo dire, catartico, una pioggia purificatrice necessaria per lavare via lo sporco delle vite dei protagonisti e permettere loro di affrontare un nuovo inizio.”
Gli spettacoli sono in seconda serata e sfruttano gli spazi dell’Eliseo Off, i luoghi “altri” del teatro, quei luoghi che non sono adibiti alla messinscena tradizionale, come il foyer e le gallerie.
Di seguito tutte le informazioni necessarie per tenere d’occhio le date:

 

Teatro Eliseo Eliseo Off – Foyer II balconata
Dal 17 novembre all’11 dicembre 2017
Spettacoli dal venerdì al lunedì
Novembre 17-18-19-20 e 24-25-26-27
Dicembre 1-2-3-4 e 8-9-10-11
Orario ingresso spettacolo venerdì e sabato 22.30 – domenica e lunedì 20.00

 

Biglietteria tel. 06.83510216
Giorni e orari:
lunedì ore 13 – 19, da martedì a sabato ore 10.00 – 19.00, domenica ore 10 – 17
Via Nazionale 183 – 00184 Roma
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e
www.vivaticket.it
Call center Vivaticket: 892234

Prezzi € 7


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Thor: Ragnarok, la fine di Asgard è così vicina?

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Un articolo di Pamela Crusco

Thor: Ragnarok una pellicola che parla di supereroi o una commedia?

Qualunque sia la risposta, il film, da poco nelle sale sta già riscuotendo un successo mondiale!

Siamo al terzo film dedicato a Thor il dio nordico del tuono, e al diciassettesimo se consideriamo tutto l’universo cinematografico della Marvel.
La prima cosa che salta all’occhio è di certo l’impronta comica che i produttori hanno voluto dare a quest’ultimo prodotto.
Tutta colpa ( o merito) dello zampino del regista neozelandese Taika Waititi, comico di professione, al suo primo blockbuster statunitense.
Thor: Ragnarok, a soli due giorni dall’uscita negli U.S.A. ha incassato oltre 120 milioni di dollari, e oltre 300 milioni nel resto del mondo e il gradimento sembra aumentare trovando concordi il pubblico e la critica.
Anche l’azzardo nel trasformare in commedia il solito comicsmovie non ha lasciato indifferenti gli spettatori che hanno apprezzato la scelta. La pellicola poi vanta la presenza di attori navigati e di piccole comparsate in camei di star hollywoodiane.
Stan Lee appare brevemente, come in quasi tutti i film della Marvel, e questa volta interpreta il ruolo di un anziano e sadico barbiere che deturpa la chioma bionda del protagonista.
Quasi all’inizio del film, Loki, nei panni di Odino, sta assistendo alla rappresentazione di una tragedia che mette in scena la storia della famiglia reale di Asgard: Luke Hemsworth è l’attore che veste i panni di Thor, Sam Neill quelli di Odino e Matt Damon quelli di Loki.
Appare, in un video registrato, Natasha Romanoff (Scarlett Johansson), e lo stesso Waititi vestirà i panni sia di Korg il gladiatore che di Surtur il demone.
La trama è semplice, ma non ve la sveliamo proprio tutta!
Thor (Chris Hemsworth) dopo aver scoperto dove si trova Odino (Anthony Hopkins) grazie all’intervento del Dottor Strange (Benedict Cumberbatch) deve lottare per evitare Ragnarok, la fine di Asgard, ma è minacciato da Hela (Cate Blanchett), dea della morte. Il padre sta per morire, l’ambiguo fratello Loki (Tom Hiddleston) sfoggia la sua solita altalenante malvagità.
Sempre più accentuata la bipolarità di Hulk/Bruce Banner ( Mark Ruffalo) che per la maggior parte del tempo vediamo nella versione “gigante verde” (che di gigantesco e verde ha proprio tutto… come ci fa notare lo stesso Thor).
Oltre all’antagonista Hela e al suo aiutante asgardiano Skurge (Karl Urban), abbiamo un altro cattivo: il Gran Maestro (Jeff Goldblum) di Sakaar, il pianeta sul quale finisce Thor e dove verrà catturato dalla Valchiria (Tessa Thompson)… per una volta abbiamo una protagonista femminile cazzuta e senza fronzoli.
Il braccio destro è Heimdall (Idris Elba che del vichingo ha davvero poco) il guardiano del Bifrost, il ponte che collega Asgard agli altri otto mondi.
Il film nei suoi centotrenta minuti scorre gradevolmente, sia grazie alle risate che ci strappano le battute dei protagonisti ( e neppure i puristi del genere avranno da ridire su questo, visto che la Marvel non è neofita in fatto di ironia), sia grazie alla musica dei Led Zeppelin che accompagna le scene delle azioni più concitate ( Immigrant song è il grido dei Vichinghi).
Altra nota gradevole, assolutamente da non sottovalutare, sono le scene cariche di pathos in cui Thor soffre a causa delle ferite provocategli da Hulk….

Thor: Ragnarok
Thor: Ragnarok

 

Se vi interessa approfondire il personaggio di Thor, potete dare un’occhiata alla storia del pantheon norreno mentre ascoltate Immigrant song

 

 

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

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Chi m’ha visto, al cinema questa settimana… noi sì che l’abbiamo visto!

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

“Chi m’ha visto?” Si chiede Giuseppe Fiorello, – In molti!-  rispondiamo noi, visto il successo che il film sta ottenendo al Box Office!!


Questa settimana vi parliamo di un film tutto di casa nostra: Chi m’ha visto e non è per patriottismo ma, dopo le tante produzioni internazionali, avevamo proprio bisogno di spingervi alla risata con una commedia italiana.
Vi assicuriamo che si ride davvero!
E’ la storia di Martino Piccione ( Giuseppe Fiorello) un talentuosissimo chitarrista che lavora per molti artisti italiani. Il talento di Martino però non sembra essere riconosciuto né all’interno dell’ambiente musicale, che non gli rende i giusti meriti, né tra i suoi concittadini che considerano il suo lavoro un divertimento.
Terminato il tour con Jovanotti e senza un nuovo contratto, Martino è costretto a tornare a Ginosa dove ritroverà l’anziana madre, la ex fidanzata e il suo amico di sempre Peppino (Pierfrancesco Favino).
La situazione non è delle migliori, nessuno cerca collaborazioni, la ex Laura (Oriana Celentano) non vuole più saperne di lui, gli abitanti della città lo considerano un sognatore nullafacente, la madre Natuzza (Mariolina De Fano) è troppo presa dai programmi televisivi per comprendere le amarezze del figlio. E proprio uno di questi programmi televisivi ispirerà un piano infallibile a Martino: sparire! Egli stesso in un momento di sfogo sentenzia: “So trent’anni che faccio il chitarrista… e chi m’ha visto ?
Sparire è l’unico modo per attirare l’attenzione e con l’aiuto dell’inseparabile Peppino (che di cognome fa Quaglia), si nasconde in un vecchio casale abbandonato fuori città e attende che il mondo si accorga della sua assenza.
La trama, di per sé non troppo complessa, offre parecchi spunti all’espressività comica dei due protagonisti, di Favino in particolar modo.

Stiamo parlando di uno degli attori più apprezzati dal pubblico italiano e dalla critica, tanto da aver partecipato a numerosissime pellicole statunitensi. Eppure Favino dà il suo meglio proprio quando esprime la genuinità tipica della nostra cultura.
È un perfetto caratterista, soprattutto quando si parla di imitare un dialetto che non gli appartiene: lo abbiamo sentito nell’emiliano in “Da zero a dieci”, in “El Alamein” recitava in un perfetto accento veneto, in “Cosa voglio di più” è un calabrese trapiantato a Milano, in “Figli delle stelle” imita l’accento marchigiano,  in “Romanzo di una strage” interpreta il milanese Pinelli, e in questo ultimo film Chi m’ha visto gioca quasi in casa visto che entrambi i suoi genitori sono pugliesi.
Il film offre anche uno spaccato di panorami mozzafiato, la casa del nonno Totonno è un cumulo di pietre grezze, in uno scenario roccioso in cui essa stessa si fonde e trova la sua massima espressione nella scena in cui Martino si esibisce in un assolo in bilico su un precipizio ( Che ricorda vagamente le atmosfere di Jesus Christ Superstar).
La protagonista femminile è Sally (Mariela Garriga) una prostituta sudamericana che prova a riscattare se stessa, cercando il proprio posto nel mondo… la stessa cosa che cerca di fare Martino.
Il piano dei due amici sembra funzionare:  non soltanto lo scomparso finisce in tv, ma alcuni tra i più importanti artisti italiani lanciano degli accorati appelli (Jovanotti, Elisa, Gianni Morandi, Giorgia, Albertino, e tanti altri tra cui anche Fiorello Senior), la conduttrice del famoso programma televisivo “Scomparsi” ( Sabrina Impacciatore) si interessa alla vicenda del chitarrista e il manager Tony Pettinato ( Dino Abbrescia) che oramai si era defilato, alla notizia dell’aumento vertiginoso delle vendite dei dischi di Martino, ritorna sui propri passi, ma soprattutto Don Julio (Maurizio Lombardi) finalmente riesce ad esibirsi in una chiesa piena di gente!


Dagli ingredienti non manca neppure quella tipicità tutta meridionale: la madre che si preoccupa che il figlio mangi, gli amici del bar che in continuazione chiedono “ Quando sei arrivato? E quando te ne vai?” e l’immancabile “ E tu… a chi appartieni??”
Il regista è Alessandro Pondi che di meridionale non ha niente.
Martino è un rocker anche se poi la canzone che più lo rappresenta è questa:

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Blade Runner 2049… il sequel “replicherà” la fortuna del precedente?

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Blade Runner 2049

Blade Runner 2049 è ancora nelle sale cinematografiche e sta dividendo il pubblico dei nostalgici da quello più giovane!

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Blade Runner 2049 è il sequel perfetto! Era attesissimo: la risposta dell’arte
cinematografica moderna, del terzo millennio, alla fantascienza anni 80, tanto che in un multisala romano nel primo week-end successivo all’uscita si è garantito il sold- out!

L’atmosfera è la stessa del Blade Runner con Rutger Hauer, a parte qualche scena di più ampio respiro.
Avevamo lasciato la storia al 2019, quando Rick Deckard fugge insieme a Rachael ( Sean Young) e di loro non si sa più nulla…. Che fine hanno fatto i due? Sembra che il cacciatore abbia un piano ben preciso in mente quando trae in salvo la bella replicante, eppure la scena finale del director’s cut è quella del solito origami a forma di unicorno che Gaff si diverte a modellare. Che il collega di Deckard sia la figura chiave?
Gaff lo ritroveremo anche in questo Blade Runner 2049, come figura di raccordo tra i due momenti tanto lontani nel tempo.
L’agente K ( Ryan Gosling) è un replicante di nuova generazione, impiegato come Blade Runner per dare la caccia agli ultimi replicanti ribelli creati dalla vecchia Tyrell Corporation, i Nexus 8.
Questo gruppo di androidi costituisce un’evoluzione dalla serie di replicanti Nexus 6 di cui facevano parte Roy Batty, Leon e Pris, poiché non hanno un’aspettativa di vita limitata a quattro anni, ma possono vivere a lungo come gli esseri umani.
I Nexus 8 sono una minaccia per la stabilità dello Stato perché rappresentano la categoria di replicanti maggiormente inclini alla ribellione, e sono gli stessi che nel 2022 hanno causato il black out di cui si parla spesso nel film. Uno dei Nexus 8 che viene ucciso da K è Sapper Morton interpretato da Dave Bautista il wrestler che in Guardiani della Galassia ha interpretato Drax il distruttore.
Bastano pochi minuti di apparizione di questo personaggio perché si possa iniziare da lui un viaggio che porterà lo spettatore a dover risolvere una serie di misteri che intrecciano le trame dei due film.
Il mistero con cui Ridley Scott ci aveva lasciato era questo: Rick Deckard è un replicante?
Proviamo ad analizzare i fatti: in Blade Runner abbiamo un Deckard coraggioso, determinato, ma di certo privo della forza bruta che appartiene agli androidi creati in laboratorio; se fosse un replicante apparterrebbe ad una specie molto più simile ai Nexus 8 piuttosto che ai Nexus 6 che giravano nel 2019, tanto più che ce lo ritroviamo, invecchiato, nel 2049!
Sono passati ben trent’anni dai fatti del primo episodio, la Tyrell è stata bandita, la creazione dei replicanti è stata interrotta dopo il black out ma ha avuto una ripresa grazie a Neander Wallace. Si tratta di un personaggio ambiguo di cui sappiamo ben poco ( se non che l’attore che lo interpreta, Jared Leto,  rende grandissima giustizia ai suoi quarantasei anni!) Wallace crea nuovi replicanti ma non sembra soddisfatto del proprio lavoro poiché la produzione in laboratorio è ben più limitata rispetto ad una riproduzione naturale.  Il secondo quesito che vi proponiamo è dunque questo: i replicanti possono procreare?
La domanda è strettamente legata alla prima e la risposta non tarda ad arrivare dal film stesso: i replicanti possono riprodursi, Rachael lo ha fatto! Che cosa ha messo al mondo Raechel? Un replicante, un umano?
Lei non sembra avere gli stessi limiti dei Nexus 6, che sia dunque un prototipo di Nexus 8? O magari un 7, visto che di questi non si parla né nel primo film né in questo secondo.
Dopo tutto Tyrell aveva parlato di Rachael come di un esperimento, qualcosa di diverso dagli altri “lavori in pelle” e Wallace che ha ereditato il lavoro del suo predecessore dirà al vecchio Deckard che lui e la sua compagna sono stati un esperimento, che il loro incontro non fu casuale.
Le star di questa pellicola non possono che essere Ryan Gosling e Harrison Ford.
Il primo incarna bene la figura di un essere a metà tra l’esperimento scientifico e il carattere umano del suo essere. Il film, d’altronde, ci spinge ad una riflessione sulla condizione umana poiché i replicanti che non possono vivere la stessa vita di un umano vero sono ancor più attaccati ad essa… “ più umano dell’umano”.

Harrison Ford sta chiudendo i più grandi capitoli del cinema mondiale, dando così un’ ultima e considerevole lustratina al proprio curriculum attoriale, da Guerre Stellari fino a Blade Runner 2049 chissà che non possa chiudere in bellezza con un sequel di Indiana Jones.

 

Nel cast anche Ana De Armas che interpreta Joi, la compagna virtuale di K, figura sulla quale il protagonista riverserà tutti i propri sentimenti umani ( ricordiamo che per definizione i Nexus 6 non erano progettati per provare emozioni, nessun replicante nel 2019 era in grado di provare sentimenti… a parte Rachael).
Robin Wright è Madame Joshi, il superiore dell’agente K, che mostra nei suoi confronti un interesse particolare.
Sylvia Hoeks è il braccio di Wallace, una replicante, probabilmente la prediletta del creatore, che prova attaccamento verso di lui.

 

Spiacevole il finale, probabilmente troppo sbrigativo rispetto alla durata di tutto il film. La speranza è che un finale poco autoconclusivo lasci spazio all’idea di un possibile terzo capitolo. Che ne dici Denis Villeneuve?

 

Vale la pena vedere il film, sia se siete dei nostalgici dell’epoca sia se siete dei giovincelli che hanno visto il film soltanto dopo che questo è divenuto espressione di un genere e di una generazione che si è posta domande sul ruolo dell’umanità nel mondo.

 

Vi lascio con il solito contenuto musicale, e se volete sapere quale sia il nesso con Blade Runner 2049, non vi resta che andare a vederlo!

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Blade Runner… dal 2019 al 2049!

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Blade runner 1 e 2
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Blade Runner 2049 sta per uscire proprio oggi 5 Ottobre nelle sale italiane…

facciamo il punto della situazione e ripercorriamo la storia di questo capolavoro che ha segnato una generazione e quelle a venire!

Eravamo rimasti al Blade Runner di Ridley Scott, film cult dei primi anni 80 che vedeva come protagonista Harrison Ford l’attore che in quegli anni stava cavalcando l’onda del successo, dopo aver interpretato il pilota Ian Solo in Guerre Stellari e l’archeologo Indiana Jones ne I predatori dell’arca perduta.
Blade Runner, tratto dal romanzo del 1968 di Philip K. Dick “Do androids dream of electric sheep?,  racconta un futuro distopico ambientato nell’anno 2019 a Los Angeles (il romanzo nel 1992).

La Tyrell Corporation è un’azienda che crea per il governo i cosiddetti “replicanti” degli androidi del tutto simili agli umani che posseggono però caratteristiche fisiche  e intellettuali superiori al modello. Questi androidi, che hanno un’esistenza della durata limitata di quattro anni, vengono impiegati per lavori di forza nelle colonie extramondo. La tematica principale del film ruota intorno al timore, sovente espresso nelle opere cinematografiche di quegli anni, nei confronti di una tecnologia che si ribella al creatore. Il robot è un mostro di Frankenstein che vuole ribaltare il suo status di schiavo e divenire padrone.
Rick Deckard è un cacciatore di taglie che in passato aveva fatto parte dei Blade Runner, un’unità speciale che si occupa del “ritiro” dei replicanti che si ribellano al sistema. L’intento dei sei replicanti fuggiti dalla colonia è quello di raggiungere la Tyrell per ottenere una revisione genetica che possa permettere loro di vivere più a lungo.
I primi due androidi muoiono accidentalmente folgorati in un campo di alta tensione, Leon (Brion James) che ha tentato di intrufolarsi alla Tyrell candidandosi per un impiego, viene sottoposto al test di riconoscimento dei replicanti ma riesce a fuggire uccidendo l’agente Holden (Morgan Paull), Zhora (Joanna Cassidy) viene identificata e poi uccisa da Deckard, Leon che ha assistito alla scena tenterà di vendicare la morte della compagna uccidendo Deckard ma verrà fermato dalla mano di Rachael.

Nel frattempo Deckard scopre che Rachael, la segretaria della Tyrell è anch’ella un’ignara replicante e decide di proteggere la donna di cui poi, naturalmente, si innamorerà!

Gli unici due replicanti rimasti in vita, Pris e Roy Batty decidono di portare avanti la loro missione, arrivando fino al Dr. Tyrell, il quale rifiutandosi di trovare una soluzione che possa prolungare la vita dei due, verrà ucciso cruentemente da Roy.

Una serie di eventi che vedranno dapprima l’uccisione di Pris da parte di Deckard e il successivo desiderio di vendetta di Roy Batty, saranno un susseguirsi di scene d’azione che ci porteranno diritti ad una delle scene più famose della storia del cinema, il monologo di Roy:

Il film è un noir in tutto e per tutto: il buio fa da padrone, la violenza non viene risparmiata, e durante tutto il processo narrativo aleggia una sorta di mistero intorno al protagonista. Deckard infatti fa uno strano sogno in cui vede un unicorno, lo stesso che in almeno altri due momenti del film ritroveremo sotto forma di origami. Il dubbio che Ridley Scott ha voluto insinuare e che per ben 35 anni è rimasto irrisolto è questo:
Il Blade Runner Rick Deckard è un replicante?

Da oggi nei cinema il sequel Blade Runner 2049 prodotto dallo stesso Ridley Scott e diretto da Denis Villeneuve

Troveremo nuovamente Harrison Ford negli stessi panni che vestì nel 1982, al suo fianco una nuova leva dei Blade Runner Ryan Gosling, un nuovo “creatore” Jared Leto erede del dottor Tyrell e Robin Wright nei panni del tenente Joshi

E se proprio i buchi temporali non vi piacciono, potete colmare questi trent’anni di vuoto (35 per le date di uscita dei due film, 30 per il tempo della narrazione ) con un corto firmato Shinichiro Watanabe autore di Cowboy Bebop

Il film è nelle sale da oggi e i pronostici sono molto favorevoli, a noi non resta che andarlo a vedere!!

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Madre! Un ruolo insolito per Jennifer Lawrence e Javier Bardem

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Copertina madre

Madre ! …il nuovo film di Darren Aronofsky, è stato un vero e proprio flop al botteghino… E’ stata solo l’accoglienza dalla Critica?

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Madre ! è il trionfo dell’assurdo: è la storia di un uomo ( Javier Bardem), uno scrittore in crisi che va a vivere nella sua vecchia casa d’infanzia insieme alla ben più giovane moglie (Jennifer Lawrence). La Sposa, con grande impegno, rimette a nuovo l’intera dimora, che è, fra l’altro, tutta da rifare dopo un incendio. Un flusso appassionato che si svolge in attesa che il suo sposo ritrovi l’ispirazione perduta, e di poter raggiungere un sano idillio familiare, che in quella stessa casa la vorrebbe vedere moglie, e madre.
Tutto carino e semplice? No, c’è una stanza… vi pareva che non ci fosse una stanza chiusa… un luogo oscuro in cui lo scrittore custodisce un grande cristallo prezioso, ed in cui non vuole che si entri in sua assenza… MAI…
L’assurdo inizia quando alla porta della grande casa bussa un uomo (Ed Harris) in cerca di un albergo: lo scrittore lo invita dapprima a restare per qualche chiacchiera, poi per la notte, senza chiedere il consenso della giovane moglie che inizia a diventare preda di uno stato d’ansia e di allucinazioni.
Tra i due uomini si instaura un rapporto strano, di devozione reciproca, da cui la donna viene esclusa; la situazione peggiora quando arriverà un secondo ospite: la moglie dell’uomo (Michelle Pfeiffer).

Inizialmente la donna sembra voler cercare di instaurare con la ragazza un rapporto confidenziale che ben presto si trasformerà in una fastidiosa ingerenza. Ella inizierà ad insinuare dei tarli riguardanti la vita di coppia dei due, sottolineando come  il desiderio di essere madre della ragazza sia di fatto ignorato dal marito troppo preoccupato per suo lavoro.

Madre Locandina
La locandina del Film…

Fino a questo punto il film avanza cauto nella trama, lasciando che lo spettatore possa analizzare con calma i fatti, fare ipotesi e di certo lasciarsi condurre attraverso l’inquietudine che l’atmosfera riesce a creare. Nonostante le riprese tremolanti, con telecamera in spalla, in un continuo inseguimento dei protagonisti mentre si muovono nella casa, la pellicola, grazie anche all’aspetto algido e seducente della Pfeiffer, ottiene l’effetto sperato.
Da qui in poi però tutto degenera: una catena di eventi nefasti, incomprensibili e cruenti trasforma quello che poteva essere un interessante thriller psicologico in un puro film horror splatter, anche mal raccontato.

C’è spesso la presenza di un cuore sanguinolento che batte o che qualcuno tiene in mano come fosse uno straccio e non possiamo che pensare al sogno che racconta Dante:

[…]
quando m’apparve Amor subitamente,
cui essenza membrar mi dà orrore.
Allegro mi sembrava Amor tenendo
meo core in mano, e ne le braccia avea
madonna involta in un drappo dormendo.
Poi la svegliava, e d’esto core ardendo
lei paventosa umilmente pascea:
appresso gir lo ne vedea piangendo.

A parte la digressione letteraria che Madre! mi ha ispirato, poco rimane nella seconda parte, tanto che sembra che tutto il lavoro svolto dai personaggi di Michelle Pfeiffer e Ed Harris venga vanificato da un finale sbrigativo, che si occupa soltanto di sottolineare la crudeltà delle scene.
Il regista Darren Aronofsky, legato sentimentalmente alla Lawrence, è lo stesso de Il cigno nero e Noah.
Madre! Apre le porte a molteplici interpretazioni, quello che è certo è che si tratta di un’allegoria, che rimanda quindi a un qualcosa di altro: forse è una citazione biblica, forse ad una panoramica sul ruolo della donna all’interno della società…
Non vogliamo fornire risposte a tali quesiti, anche perché non ne abbiamo, vi lasciamo piuttosto esplorare il mondo di Aronofsky che nel 2011 diresse il videoclip di Lou Reed & dei Metallica

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Valerian e la città dei mille pianeti… al cinema!

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Valerian e la città dei mille pianeti
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Un articolo di Pamela Crusco

Valerian è il titolo del film; Valerian è anche il nome del protagonista. Un po’ come nei poemi epici, dove l’eroe dà il nome a tutta l’opera.

Lo scorrere del film – che pecca della solita, indicibile lentezza delle pellicole francesi- viene in parte risollevato dall’ironia della sceneggiatura (il punto forte di Luc Besson). Dopo tutto pare che i nostri cugini d’oltralpe non siano avvezzi alla coerenza, hanno inventato due cose fondamentali nella vita dell’essere umano: il cinema e il bidet, ma hanno dimenticato come si usano entrambi! Per fortuna il discorso non vale per il regista di Nikita e Léon.

La storia è basata sul fumetto francese di fantascienza Valérian et Laureline ideato da Pierre Christin e Jean-Claude Mézières.
L’inizio del film, sulle note di Space Oddity racconta i secoli di espansione di Alpha, “la citta dei mille pianeti” dove ora convivono specie diverse e tutte geneticamente classificate. Poi veniamo catapultati altrove, in una specie di Arcadia, abitata da esseri viventi dall’aspetto magro e longilineo che vivono in perfetta armonia con la natura, in un ciclo vitale continuo di dare e avere e che basano la comunicazione e gli scambi sul contatto fisico.

Non abbiamo solo una città Alpha signori, c’è anche un maschio alpha: il maggiore Valerian!  Un collezionista accanito di donne, che addirittura le inserisce in una playlist dettagliata con tanto di fotografia e descrizione. L’interprete, Dan DeHaan, nei suoi irriconoscibilissimi trentun anni – considerando l’aspetto da adolescente- esprime perfettamente l’evoluzione di un personaggio in bilico tra verità e bugia.
Laureline (interpretata da Cara Delevingne), invece, rende grande giustizia al genere femminile: è un ottimo pilota, è sarcastica, fiera, molto corteggiata e non ultimo… crede nel vero amore. È lei che il più delle volte toglie dai guai il maggiore. Lui dal canto suo non perde tempo, non sopporta il rifiuto e in un gioco di seduzione al quale è l’unico a dare credito, tenta di ottenere i favori della bella.
Abbiamo Clive Owen che interpreta il comandante Filitt, un piccolo ruolo per Herbie Hankock, un altro anche per Rutger Hauer ( indimenticabile in Blade Runner e Ladyhawke), un cameo per Ethan Hawke (devo ammettere che la vista di questo attore ha sortito su di me lo stesso effetto di piacevole sorpresa che hanno suggerito le prime note di David Bowie). Un piccolo ruolo anche per la bellissima Rihanna che interpreta Bubble, un essere che appartiene ad una specie informe e che compie il suo ingresso in scena dedicando a Valerian uno spettacolo di trasformismo per poi diventare la sua coscienza etica.

Valerian e la città dai mille pianeti ci invita a riflettere:

Gli uomini sono davvero tutti stronzi e bugiardi, o ne esiste qualcuno che pensa davvero ciò che dice?

Vi lascio alle note di Space Oddity

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Roma: Romics XXII Edizione dal 5 all’8 Ottobre – Nuova Fiera di Roma

in Barbara Marolda Blog/Eventi/Pepsi e Popcorn Blog by
Roma-Romics-XXII-Edizione-Nuova-Fiera-Di-Roma-IoGiornalistaTv

Quando? Da Giovedì 5 Ottobre a Domenica 8 Ottobre 2017
Dove? Nuova Fiera di Roma, Via Portuense, 1645/647, 00148 Roma RM

Il Romics, rassegna internazionale su fumetto, animazione, games, cinema ed entertainment che si tiene due volte l’anno presso la Nuova Fiera di Roma, torna dal 5 all’8 ottobre con la sua ventiduesima edizione. Si tratterà com’è tradizione di quattro giorni di un programma ricchissimo, con oltre cento presentazioni, incontri ed eventi in otto location in contemporanea. Cinque padiglioni per immergersi in tutti i mondi della creatività dal fumetto al cinema, e per trovare le novità, le grandi case editrici, le fumetterie, i collezionisti, i videogiochi, i gadget e incontrare moltissimi autori ed editori. Non potremmo riassumere le tantissime iniziative della manifestazione in questo articolo, per cui vi rimandiamo, dopo la lettura, alla consultazione del programma ufficiale su www.romics.it.

Romics d’Oro di quest’anno, artisti ai quali sono anche dedicate alcune mostre, sono: Paolo Eleuteri Serpieri (autore di Druuna e direttore artistico della Scuola Internazionale di Comics di Roma); Ben Morris e Kevin Jenkins dell’Industrial Light & Magic (Oscar per gli effetti visivi e direttore degli effetti speciali il primo, direttore artistico degli effetti visivi il secondo, con contributi anche agli ultimi Star Wars); Shawn Martinbrough, fumettista americano che ha lavorato per DC e Marvel, ora autore dei disegni di Thief of Thieves della Skybound.
Il Romics quest’anno è sempre più musicale, con un evento d’eccezione: il Talk show con Francesco Gabbani, comunicatore e performer. Una imperdibile occasione per approfondire le sue fonti di ispirazione, il patrimonio della cultura orientale e i segreti del suo personale mix.

Nuovi Talenti avrà la sua abituale funzione di luogo di incontro, con uno spazio dedicato ad autori, editor, esperti e professionisti del settore per conoscere talenti emegenti. All’interno vi sarà la consueta Area Pro, dove sarà possibile presentare i propri lavori, che verrà affiancata dalla sempre più attesa Self Area, con postazioni messe a disposizione di giovani illustratori per disegnare davanti a importanti editor.
Saranno lanciati vari concorsi: la seconda edizione del Concorso Nazionale “I linguaggi dell’immaginario per la scuola“, realizzato col Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Altri due importanti concorsi sono dedicati agli illustratori, grande occasione di visibilità: L’avventura di scrivere“, in collaborazione con Io Scrittore del Gruppo editoriale Mauri Spagnol, e “Illustrazione da collezione“, realizzato in collaborazione con Poste Italiane Filatelia, dedicato questa volta ai Beatles, a 50 anni dalla pubblicazione del disco di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

Una tavola rotonda sarà dedicata al tema dei migranti, “Disegni migranti – L’immigrazione e l’emigrazione raccontate dal fumetto.” Tornerà al Romics anche il tradizionale incontro con gli street artists del momento, legati alle più importanti e sensibili tematiche.

Numerose sono le case editrici che hanno aderito al programma Romics Narrativa, presentando le loro ultime novità e i personaggi più amati della narrativa young adult. Sul fronte editoriale, sarà presentato anche “Raccontare a Fumetti” (Dino Audino Editore) di Stefano Santarelli a cura della Scuola Romana dei Fumetti.

La sezione Movie Village dedicata al cinema torna al Romics con la celebrazione dei migliori film dell’autunno, e si coglie l’ccasione per dedicare uno spazio ai titoli di ottobre e novembre tratti da grandi romanzi, come IT e L’uomo di Neve. Ci sarà anche un Focus sugli effetti speciali con il Premio Oscar Ben Morris e l’Art Director di Star Wars Kevin Jenkins.

La Regione Lazio sarà sempre attraverso uno spazio dedicato all’innovazione e alla creatività, Comics Meeting & Lab, punto d’incontro che unisce artisti, operatori e giovani emergenti in un rapporto dialogico volto a innescare processi innovativi. Il Comics Meeting&Lab ospita un ricco panel di workshop, conferenze e meet&greet.

La grande Gara Cosplay prevederà le selezioni internazionali dei Cosplayer che andranno a rappresentare l’Italia all’amatissimo World Cosplay Summit – Giappone, all’International Yamato Cosplay Cup – Brasile e all’Eurocosplay – MCM di Londra. Cosplayer Life, il nuovo social network dedicato al mondo del cosplay sarà presentato in quest’edizione del Romics. Sarà una piattaforma rivolta a tutti gli appassionati del mondo cosplay, a coloro che ne hanno fatto una professione o che lo praticano per hobby.

Si espande ancora il mondo dei Games con numerose postazioni gioco, al Pala Games nel Padiglione 6. Avranno luogo le fasi finali del campionato italiano di League of Legends, Lega Prima – Romics, organizzato in collaborazione con GEC, Giochi Elettronici Competitivi. Gli appassionati di The Legend of Zelda avranno di fronte a loro un l’appuntamento di venerdì, per sfidarsi in un torneo organizzato da Romics. In palio copie del volume The Legend of Zelda: l’arte di una leggenda, appena pubblicato da Magazzini Salani in occasione dell’anniversario.

Un nostro servizio su una passata edizione…

Vale la pena di ricordare che, mentre i più grandi potranno immergersi nell’atmosfera del Romics, nell’Area Kids & Junior i più piccoli avranno a disposizione tre ampie aree nel Padiglione 5.


Costo?

 

– Biglietto giornaliero: VivaTicket, € 12.00 + COMMISIONI

  • Nota: Passaggio diretto ai tornelli senza passare per le casse
  • Ingressi :NORD / SUD / EST

– Abbonamento Full 4 Giorni: VivaTicket€ 26.00 + COMMISSIONI

  • Nota: Passaggio diretto ai tornelli senza passare per le casse
  • Ingressi :NORD / SUD / EST

NB:

– BIGLIETTO SALTA FILA: STAMPA IL BIGLIETTO DA CASA E RECATI DIRETTAMENTE AI TORNELLI. 

– I BIGLIETTI NON SONO NOMINATIVI (IL NOMINATIVO RIPORTATO SUL BIGLIETTO FA RIFERIMENTO A CHI EFFETTUA IL PAGAMENTO).

– IL BIGLIETTO È VALIDO PER UNA SOLA ENTRATA GIORNALIERA. UNA VOLTA ENTRATI IN FIERA NON SARÀ POSSIBILE USCIRE E RIENTRARE CON LO STESSO TAGLIANDO.

– IL BIGLIETTO ONLINE GIORNALIERO HA TARIFFA UNICA E PUO’ ESSERE UTILIZZATO IN QUALSIASI GIORNO DELLA MANIFESTAZIONE.

– I BIGLIETTI SONO ILLIMITATI.


Come raggiungerci?

  • AUTO: Dal GRA (Grande Raccordo Anulare) uscita 30 in direzione Fiumicino e poi seguire le indicazioni segnaletiche per Fiera Roma.
  • AEREO: Dall’aeroporto di Roma Fiumicino i collegamenti sono garantiti con Fiera Roma dal treno FR 1 fermata Fiera di Roma (Tariffa 8 euro), dal taxi e dagli autobus Cotral.
  • TRENO: La stazione di Fiera di Roma è servita da un servizio metropolitano sulla linea FL1 Orte/Fara Sabina – Roma – Fiumicino Aeroporto.

Dal lunedì al venerdì la stazione Fiera di Roma è collegata con Roma con 132 treni, il sabato con 92 treni e i festivi con 73 treni. La frequenza dei treni nei giorni feriali è ogni 15’, dalle ore 20 diventa di circa 30’. Il tempo di percorrenza tra Fiera di Roma e Roma Ostiense è di 23 minuti, tra Fiera di Roma e Roma Tiburtina è di 40 minuti.

Per maggiori informazioni www.rfi.it – www.trenitalia.com

  • TAXI: L’indirizzo per l’INGRESSO EST è Via A.G. Eiffel (traversa Via Portuense), per l’INGRESSO NORD è Via Portuense 1645-1647.

Tempo stimato dal centro città (Piazza Venezia): 40 minuti.
Tempo stimato dall’Aeroporto di Fiumicino: 10 minuti.

    • BUS: Linea Atac – linea 808 per Fiera Roma; Da Fiumicino linea Cotral W0001.

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Roma: Sarah-Jane Morris & Antonio Forcione, Compared to What – Auditorium Parco della Musica

in Barbara Marolda Blog/Eventi/In Evidenza/La Musica/Pepsi e Popcorn Blog by
Sarah-Jane Morris & Antonio Forcione

Quando? Domenica 8 Ottobre 2017
Dove? Auditorium Parco della Musica, Sala Petrassi, Viale Pietro de Coubertin 30 – 00196 Roma
Ore? 21:00

Sarah-Jane Morris e Antonio Forcione presentano al pubblico l’album nato dal loro sodalizio artistico ‘Compared to What’. Si tratta di una collaborazione vincente tra due dei musicisti più originali e talentuosi della scena musicale internazionale. Ambedue sono stati paragonati a molti geni della storia della musica: Sarah dal punto di vista vocale a Janis Joplin e Tom Waits, Antonio a Jimi Hendrix e Django Reinhardt. Unendo le loro energie e i loro grandi talenti daranno al pubblico la possibilità di conoscerli in una dimensione nuova. Il sodalizio artistico raggiunge picchi di grande bellezza musicale grazie al particolare virtuosismo di Antonio con la chitarra e alla leggendaria voce di Sarah-Jane, ora più finemente persuasiva che mai, dalla estensione e potenza immutate.
‘Compared to What’ è il risultato di una fruttuosa e variegata collaborazione nella stesura dei brani che affrontano temi che spaziano da attuali questioni sociali a canzoni dall’emotività travolgente, includendo le hit più note del recente passato di Sarah-Jane e nuovi brani in cui Antonio aggiunge la sua cifra artistica. Arricchiscono l’album anche un tocco di ironia, canzoni d’amore ed alcune cover memorabili, in particolare quelle di Stevie Wonder e Bob Dylan.


Costo?

Biglietti: Platea 20.00€

Biglietteria: 892.101

Biglietteria online: TicketOne


Come raggiungerci?

L’Auditorium Parco della Musica, situato nel quartiere Flaminio, al Villaggio Olimpico è facilmente raggiungibile con i seguenti mezzi pubblici:

– Autobus:

  • 910 Capolinea Termini/Piazza Mancini;
  • 53 Capolinea Piazza Mancini/Largo Chigi;
  • 982 Capolinea V.le XVII Olimpiade / Stazione Quattro Venti;
  • 168 Capolinea L.go Maresciallo Diaz / Stazione Tiburtina.

– Tram:

  •  2 Capolinea P.le Flaminio/P.zza Mancini.

– Metropolitana:

  • Metro A fermata Flaminio poi Tram 2;
  • Ferrovia Roma-Nord fermata Piazza Euclide.

– Auto

  •  G.R.A uscita Flaminio Saxa Rubra, direzione Corso di Francia;
  •  Lungotevere Flaminio/Viale Tiziano altezza Palazzetto dello Sport.

Presso l’Auditorium Parco della Musica c’è ampia possibilità di parcheggio, con posti riservati ai diversamente abili.


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Conspiracy Code: un libro, un film

in Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
Conspiracy code
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Di Conspiracy Code, il suo nuovo libro, ce ne parla Il regista Mario Cosentino sabato 16 Settembre a Parco Leonardo

Appuntamento con il mistero per i nostri lettori venerdì 15, sabato 16 e domenica 17 settembre presso gli stand di Esoterika 2017, la decima edizione del Festival dell’esoterismo che si terrà a Parco Leonardo a Fiumicino.

All’interno del Festival, con l’allestimento di trecento stand dedicati al tema dell’esoterismo, che prevede un’affluenza enorme di spettatori e la presenza di ospiti illustri, vi segnaliamo, tra le altre cose, la presentazione, nel pomeriggio di sabato alle ore 18:00, del libro e film Conspiracy Code dello scrittore e regista Mario Cosentino.

Non conosciamo bene la trama della pellicola visto che non è ancora stata resa nota dai produttori, possiamo solo dirvi che si tratta di un thriller sul tema del complotto, del controllo segreto dell’intera società, delle organizzazioni segrete massoniche e della criminalità organizzata.

A pensarci le tematiche di questo libro/film sono un po’ la summa di alcuni degli argomenti che abbiamo trattato negli ultimi mesi, a partire dalle teorie complottiste di Gianluigi Paragone e GangBank (sul fronte “Matteo Renzi” Paragone e Cosentino si trovano sulla stessa lunghezza d’onda), passando per Mafia Capitale, fino alla recensione della pellicola d’oltre oceano Nerve.

Gli attori sono dei semi- professionisti che costituiscono una squadra messa insieme dallo stesso Cosentino, e a questo proposito è doveroso segnalare anche che durante tutta la giornata di sabato, fino alle ore 17:00 prima dell’inizio della conferenza dedicata al libro, la produzione sarà impegnata in un casting per ruoli, comparse e figurazioni.
Nel nostro comunicato stampa troverete tutte le informazioni a riguardo

E se tutto quello che abbiamo detto su Conspiracy Code non vi avesse già abbastanza incuriosito, vi lasciamo con l’inquietante trailer di un film che nulla ha da invidiare alle costose produzioni a stelle e strisce.


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Libia, l’Ordine delle Cose, un Film, la Realtà, Bond o Montalbano de noantri?

in Alberto Marolda Blog/Il Cinema/Pepsi e Popcorn Blog/Super evidenza by
ordine-delle-cose

L’Ordine delle Cose… E’ in questi giorni in proiezione il discusso Film di Segre sulla Libia, sul Sistema Migranti, Lager Hot Spot, e Guardia Costiera Libica, ed è già polemica, forte polemica…

…della serie, noi Italiani vogliamo i risultati, ma poi vogliamo davvero sapere come si ottengono?

Un Servizio di Alberto Marolda
Un Servizio di Alberto Marolda

L’Ordine delle Cose è attuale nel suo racconto, e venato di politica sin nel profondo, è, fra l’altro, appena uscito nelle sale, e già fa discutere parecchio di se, potevamo quindi non andare a vederlo? Poi, una volta fatto, da dove partire per raccontarvi qualcosa sui nostri 007 e sulle loro attività in Libia?
Mmmmm…
Da qui… Dunque seguitemi e ditemi… È più cattivo il funanbolico e fascinoso James Bond che, in una sparatoria più o meno alla pari, ne fa fuori 6 o 7, o è più cattivo un agente segreto funzionario da giacca, cravatta, ed occhiali scuri, Corrado Rinaldi, che dà un ordine che farà ammazzare sicuramente qualcuno, e che poi però, subito dopo, se ne va tranquillamente a mangiare nella sua bella casetta, con la sua bella mogliettina, e con i suoi bravi figlioletti? Ah scordavo, una casa da ricchi ovviamente… quindi dicevamo, chi è il più cattivo?

Ragionateci e poi mi dite…

Perché in fondo è da questo che dobbiamo partire, che devo partire se vi voglio raccontare, e darvi qualche idea, un parere, uno spunto, per decidere se andare a vedere “L’Ordine delle Cose” di Andrea Segre

Allora, da dove partiamo nella nostra analisi? Partiamo sicuramente dal grande pregio di questo film, quello di essere un vero e proprio “Movie just-in-time”, perché i risultati di cui il film parla stanno avvenendo proprio in questi giorni, manco si fossero messi d’accordo sull’uscita del film. È attuale infatti la diminuzione del flusso dei migranti in arrivo dalla Libia, un drastico calo di cui Segre, il regista, sembra proprio volerci spiegare un suo possibile perché.

Non vi preoccupate, non è un film di cronaca giornalistica genere Ilaria Alpi, non vi spunterà la collega Gabanelli di sorpresa a piazzarvi il microfono dai sedili posteriori, qui la fiction c’è, anche se intesa appunto a farvi capire lo stato, l’Ordine delle Cose.

Ricapitoliamo vi faccio un veloce riassunto della situazione in Libia in questo momento… Giusto ad uso dei più distratti… Se vi fosse per caso sfuggito, abbiamo buttato giù Gheddafi, ormai sei anni fa, con la solita pretesa occidentale di imporre la democrazia dall’alto, con l’unico risultato di aver sostituito ad un solo potere, sicuramente scellerato, decine di più o meno piccoli poteri tribali, altrettanto scellerati, che vogliono comandare in accesa competizione fra loro… accesa perché ancora oggi, è meglio girare col Kalashnikov a Tripoli e dintorni, sicuramente più saggio.
Per questo, se una Tribù gestisce quelli che noi chiamiamo elegantemente “Hot Spot“, e che invece sono degli ignobili e zozzi Lager Campi di Concentramento di disperati in fuga verso il Mito Europa, e la Tribù concorrente gestisce la Guardia Costiera, che dovrebbe fermare le barche dei Trafficanti, sequestrarle e riportare i disperati nei Campi della Tribù di cui sopra, che cosa può accadere?

Accade che su 45 segnalazioni della nostra Marina alla Guardia Costiera Libica, su movimenti di barche di Trafficanti, i Tripolini non intervengano mai, sempre con scuse di varia tipologia. Amaro? Inaudito? Inaccettabile? Eppure è quello che accade regolarmente, è per questo infatti che i Migranti arrivano da noi, nessuno li vuole fermare una volta che hanno pagato sottobanco “fifty-fifty” ai Trafficanti, ed alla Tribù che gestisce gli Hot Spot, tutti i soldi necessari per il trasbordo… e perché la Guardia Costiera, i Tripolini, dovrebbero sporcarsi le mani, fare fatica, per riportare indietro la carne da macello ai loro nemici, quelli dell’altra Tribù che non gli paga la Tangente? Per fargli un favore? Perché il cerchio ricominci con gli stessi attori?

Andate ragazzi, andate pure verso l’Italia, noi restiamo in porto, lavorare stanca…

Questa è più o meno la situazione che si trova davanti il nostro 007, Corrado Rinaldi, appena viene depositato nel bollente pentolone Libico, a malapena gestito dall’affaticato Ambasciatore Luigi, l’attore Giuseppe Battiston. Sua la frase che dovrebbe farvi capire, sin da subito, l’andazzo del Film, “Questo non è il solito paese sfigato dell’Africa, qui, il Potere è una cosa seria, ed è Tribale…”

Ed allora il nostro Agente che farà, avendo alle spalle anche i soldi dell’Europa, tanti, ed il Diktat secco del Ministro: “…Rinaldi, lì c’è il rubinetto che regola il flusso e lei lo deve e lo può chiudere, non c’è più tempo, noi siamo il paese che salva le vite umane ma non possiamo continuare a far entrare tutti… “…

Già, che farà, o ha fatto, visto che gli sbarchi sono già diminuiti e la Guardia Costiera Libica ora interviene? Beh, si sa che gli italiani sono pratici, badano al sodo, e sopratutto sono Montalbano e non Bond, per cui il buon Rinaldi, facendo sua la frase del Capo della Guardia Costiera Libica, “…sembra un grande videogioco a guardarlo sui monitor… ed a noi piace giocare, sopratutto se si VINCE qualcosa…”, ed usando i soldoni europei, i risultati li ha portati a casa… i Diritti Umani non troppo però, basterebbe guardare le foto che stanno girando in questi giorni dei Lager Libici, ma a voi tutti, questo, davvero interessa? Le risposte me la darete dopo aver visto il Film, quando mi direte se preferite il Rinaldi/Montalbano o il più classico Bond, il che implica anche i risultati, i morti, e la cena con i figli, vostri o suoi… ma, in fondo, a chi davvero interessa?

P.s.: …e a chi interesserà veramente che quanto predetto al Ministro dal buon Rinaldi riguardo alla fretta nel concludere, si stia già avverando in tutte le città rivierasche libiche?

No, domani è un altro giorno, poi ci penseremo… Ops, ma questo non era un altro film?

Vuoi scaricare il Pampleth del Film con interviste ed altri interessanti goodies?

Clikka qui per aprire il Pamphlet de “L’Ordine delle Cose


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Rinaldi e Terranova visitano il Lager Hot Spot

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

Viva i Cinema

indipendenti !!!

The Rocky Horror Picture Show a Villa Pamphili

in Il Cinema/La Cultura/La Musica/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
rocky horror
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

The Rocky Horror Picture Show in scena il 29 giugno alle ore 18:00 al teatro Scuderie Villino Corsini con ingresso libero.

E se la vostra auto avesse un guasto al motore nel bel mezzo di un bosco, sotto uno spaventoso temporale, a chi chiedereste aiuto?

Un eterogeneo gruppo di cantanti/ attori metterà in scena uno dei musical più trasgressivi della storia il Rocky Horror Picture Show.
Vi immergerete in un luogo ameno poiché il teatro si trova all’interno di Villa Pamphili; ma assisterete ad uno spettacolo che ha davvero poco a che vedere con l’atmosfera bucolica che si respira tutto intorno.
Entrando da via di San Pancrazio e percorrendo, all’interno della villa, via 3 Giugno si arriva alla costruzione del teatro.
La messinscena si ispira al film del 1975 con Tim Curry, Susan Sarandon e Richard O’Brien e vedrà come protagonisti gli allievi che hanno partecipato ai corsi di musical che da anni Cecilia Amici gestisce presso la Scuola Popolare di musica Donna Olimpia spesso coadiuvata da Carmine Ginnetti Quintiliano e David Petrosino

Nel ruolo di Frank ‘n’ Furter vedremo Maria Carolina Luzzo, in quello di Riff Raff Anita Marconi; il ruolo dei due coniugi Brad e Janet sarà affidato a Davide Marcelli e Linda La Veglia, Magenta e Columbia saranno interpretate rispettivamente da Lorena Alferoni e Giulia Ammazzalamorte; Alba Ciacco interpreterà Betty che all’inizio della pellicola sposa Ralph, interpretato da Gennaro Catapano, lo stesso attore che poi interpreterà Rocky, il frutto delle sperimentazioni di Frank; doppio ruolo anche per Letizia Troise che vedremo sia nei panni di Eddie che in quelli del dr. Scott.

Noi siamo andati ad intervistare Cecilia e ci siamo fatti raccontare non solo come sarà questo spettacolo ma anche come si svolge il suo laboratorio di Musical che già da dopo le vacanze estive ripartirà con un nuovo progetto.

Nella nostra intervista avete un assaggio dello spettacolo grazie a qualche scena rubata durante le prove, ma l’atmosfera un po’ tetra che respirerete durante la visione del Rocky Horror non possiamo raccontarvela, e quindi invitandovi ad andarlo a vedere vi lasciamo con una delle scene più famose del film!

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Transformers – L’ultimo Cavaliere… o forse no?

in Il Cinema/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
transformers 5
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Transformers, siamo al quinto capitolo, e ci chiediamo se questo film segnerà la fine della saga.

 

Il cinema in solitaria è una scoperta segnante nella vita: quando vai a vedere un film con qualcuno a volte si rischia di relegare la proiezione al marginale ruolo di sfondo; quando sei sola con le immagini l’esperienza cinematografica ha tutto un altro sapore, ci sei solo tu è il film che stai guardando e in qualche modo ne diventi parte.
Se scegli di farti accompagnare devi considerare due punti fondamentali:
1) non è detto che tu possa scegliere cosa andare a vedere
2) nel momento in cui ti siedi già sai che, in caso il film non ti piaccia, non potrai alzarti e andartene via.
Il caso peggiore, e naturalmente è il mio caso, si presenta quando il tuo accompagnatore è un uomo.
Vietati i film d’amore: sono da femminuccia.
Vietati gli horror: loro sono maschi alpha, non possono rischiare di farsi vedere nel panico.
Vietati i polpettoni d’autore: non puoi mica farli annoiare.
E allora ti ritrovi in una sala piena di ragazzini urlanti, tutti eccitati per l’uscita di niente meno che Transformers 5,  il quinto capitolo dei film ispirati ai giocattoli Hasbro.
Senza sacrificio non può esserci vittoria” (per citare il film)
Ho confidato nel mio spirito critico e nell’idea che film del genere siano studiati per coinvolgere lo spettatore sin dalla prima scena.
Transformers – l’ultimo cavaliere non è niente di tutto ciò.

Il film inizia come un fantasy medievale ispirato al ciclo bretone, con tanto di Cavalieri della tavola rotonda e Mago Merlino. A parte trasformazioni lampo dei robot in bolidi rombanti con effetti speciali ben sviluppati, al film in sé resta ben poco. Si fa una gran fatica a seguire la trama, a capire chi è contro chi, chi sono i buoni e chi i cattivi.
I due protagonisti sono Mark Wahlberg che già nel precedente film interpretava Cade Yeager e Laura Haddock che aveva interpretato Meredith Quill in Guardiani della Galassia I e II e che qui troviamo nel ruolo di Viviane Wembley. Il regista è quello degli altri quattro, Michael Bay, e una new entry  di spicco è Anthony Hopkins.
Simpatico l’omaggio che il film dedica a Star Wars presentando i due robot Sqweeks  e Cogman come citazioni di R2-D2 e C-3PO ( quest’ultimo parallelo è esplicitato in una battuta del film).
Un’ altra somiglianza, sembrerebbe da doversi ricercare nella storia de Il codice da Vinci sia per quanto riguarda lo svolgimento delle indagini da parte dei due protagonisti, sia per quanto riguarda la figura di “ultimo discendente” di Viviane.
La durata eccessiva del film ( due ore e mezza), i passaggi a volte troppo concitati e la mancanza di chiarezza nella trama, uccidono quello che poteva essere un tentativo interessante di mettere insieme elementi che già hanno catturato il cuore degli spettatori, è l’occasione sprecata di Michael Bay.
In conclusione: le intenzioni erano buone, i risultati decisamente meno.

E se nel film abbiamo un Mark Whalberg intenzionato a mettere in guardia la figlia dal frequentare batteristi e DJ, nella sua carriera da cantante ha addirittura dedicato questa canzone ai DJ! 😉

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Africabar, il teatro racconta le migrazioni.

in Eventi/Il Sociale/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
Africabar scena
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Stasera al Teatro Argentina la prima di Africabar, uno spettacolo di Riccardo Vannuccini che vede tra i protagonisti attori provenienti da centri di accoglienza per rifugiati e insieme ai due spettacoli precedenti Sabbia e Respiro forma la Trilogia del Deserto che tratta l’argomento delle migrazioni forzate.
Noi abbiamo avuto il privilegio di assistere in anteprima ad alcune scene e di intervistare il regista e uno degli attori, Cedric Musau Kasongo.

“La fantasia dello spettatore è libera di giocare e di combinare le scene, le musiche, i corpi. La nostra azione scenica si conclude nel suo stesso apparire, non c’è rimando a nessun supremo, fosse il testo letterario o il comune sentire. Non assisterete dunque ad alcuna recita drammatica non ci sono racconti o personaggi dove ogni attore fa finta di essere qualcun altro. Africabar non è uno spettacolo ordinato ma disordinato, non c’è nessun messaggio, nessun filo conduttore”

Si tratta di uno spettacolo non tradizionale, che punta sull’emozione da trasmettere al pubblico.
La platea è sempre coinvolta a partire da una delle scene iniziali che sfiora la metateatralità e durante lo svolgimento dello spettacolo che vede gli attori rivolgersi spesso allo spettatore.
Si intrecciano lunghi discorsi in lingue diverse perché la multinazionalità e il multilinguismo sono uno dei punti fondamentali del lavoro della compagnia.
Lars Rohm è tedesco, Anna Carlier francese, in italiano recitano invece Alba Bartoli, Maria Sandrelli e Eva Grieco (che abbiamo appena visto al cinema con Sole cuore amore di Daniele Vicari) e lo stesso Vannuccini.
In questa Torre di Babele, il pubblico, però, non si sente mai smarrito: è sempre accompagnato dagli attori di scena in scena e anzi, si sente coinvolto in quello che accade.
Vi lasciamo all’intervista e vi ricordiamo che lo spettacolo sarà in scena all’Argentina fino a sabato 24.

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