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Critiche Cinema, Teatro, Spettacolo a gogò!

Chi m’ha visto, al cinema questa settimana… noi sì che l’abbiamo visto!

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Un articolo di Pamela Crusco

“Chi m’ha visto?” Si chiede Giuseppe Fiorello, – In molti!-  rispondiamo noi, visto il successo che il film sta ottenendo al Box Office!!


Questa settimana vi parliamo di un film tutto di casa nostra: Chi m’ha visto e non è per patriottismo ma, dopo le tante produzioni internazionali, avevamo proprio bisogno di spingervi alla risata con una commedia italiana.
Vi assicuriamo che si ride davvero!
E’ la storia di Martino Piccione ( Giuseppe Fiorello) un talentuosissimo chitarrista che lavora per molti artisti italiani. Il talento di Martino però non sembra essere riconosciuto né all’interno dell’ambiente musicale, che non gli rende i giusti meriti, né tra i suoi concittadini che considerano il suo lavoro un divertimento.
Terminato il tour con Jovanotti e senza un nuovo contratto, Martino è costretto a tornare a Ginosa dove ritroverà l’anziana madre, la ex fidanzata e il suo amico di sempre Peppino (Pierfrancesco Favino).
La situazione non è delle migliori, nessuno cerca collaborazioni, la ex Laura (Oriana Celentano) non vuole più saperne di lui, gli abitanti della città lo considerano un sognatore nullafacente, la madre Natuzza (Mariolina De Fano) è troppo presa dai programmi televisivi per comprendere le amarezze del figlio. E proprio uno di questi programmi televisivi ispirerà un piano infallibile a Martino: sparire! Egli stesso in un momento di sfogo sentenzia: “So trent’anni che faccio il chitarrista… e chi m’ha visto ?
Sparire è l’unico modo per attirare l’attenzione e con l’aiuto dell’inseparabile Peppino (che di cognome fa Quaglia), si nasconde in un vecchio casale abbandonato fuori città e attende che il mondo si accorga della sua assenza.
La trama, di per sé non troppo complessa, offre parecchi spunti all’espressività comica dei due protagonisti, di Favino in particolar modo.

Stiamo parlando di uno degli attori più apprezzati dal pubblico italiano e dalla critica, tanto da aver partecipato a numerosissime pellicole statunitensi. Eppure Favino dà il suo meglio proprio quando esprime la genuinità tipica della nostra cultura.
È un perfetto caratterista, soprattutto quando si parla di imitare un dialetto che non gli appartiene: lo abbiamo sentito nell’emiliano in “Da zero a dieci”, in “El Alamein” recitava in un perfetto accento veneto, in “Cosa voglio di più” è un calabrese trapiantato a Milano, in “Figli delle stelle” imita l’accento marchigiano,  in “Romanzo di una strage” interpreta il milanese Pinelli, e in questo ultimo film Chi m’ha visto gioca quasi in casa visto che entrambi i suoi genitori sono pugliesi.
Il film offre anche uno spaccato di panorami mozzafiato, la casa del nonno Totonno è un cumulo di pietre grezze, in uno scenario roccioso in cui essa stessa si fonde e trova la sua massima espressione nella scena in cui Martino si esibisce in un assolo in bilico su un precipizio ( Che ricorda vagamente le atmosfere di Jesus Christ Superstar).
La protagonista femminile è Sally (Mariela Garriga) una prostituta sudamericana che prova a riscattare se stessa, cercando il proprio posto nel mondo… la stessa cosa che cerca di fare Martino.
Il piano dei due amici sembra funzionare:  non soltanto lo scomparso finisce in tv, ma alcuni tra i più importanti artisti italiani lanciano degli accorati appelli (Jovanotti, Elisa, Gianni Morandi, Giorgia, Albertino, e tanti altri tra cui anche Fiorello Senior), la conduttrice del famoso programma televisivo “Scomparsi” ( Sabrina Impacciatore) si interessa alla vicenda del chitarrista e il manager Tony Pettinato ( Dino Abbrescia) che oramai si era defilato, alla notizia dell’aumento vertiginoso delle vendite dei dischi di Martino, ritorna sui propri passi, ma soprattutto Don Julio (Maurizio Lombardi) finalmente riesce ad esibirsi in una chiesa piena di gente!


Dagli ingredienti non manca neppure quella tipicità tutta meridionale: la madre che si preoccupa che il figlio mangi, gli amici del bar che in continuazione chiedono “ Quando sei arrivato? E quando te ne vai?” e l’immancabile “ E tu… a chi appartieni??”
Il regista è Alessandro Pondi che di meridionale non ha niente.
Martino è un rocker anche se poi la canzone che più lo rappresenta è questa:

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

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Blade Runner 2049… il sequel “replicherà” la fortuna del precedente?

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Blade Runner 2049

Blade Runner 2049 è ancora nelle sale cinematografiche e sta dividendo il pubblico dei nostalgici da quello più giovane!

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Blade Runner 2049 è il sequel perfetto! Era attesissimo: la risposta dell’arte
cinematografica moderna, del terzo millennio, alla fantascienza anni 80, tanto che in un multisala romano nel primo week-end successivo all’uscita si è garantito il sold- out!

L’atmosfera è la stessa del Blade Runner con Rutger Hauer, a parte qualche scena di più ampio respiro.
Avevamo lasciato la storia al 2019, quando Rick Deckard fugge insieme a Rachael ( Sean Young) e di loro non si sa più nulla…. Che fine hanno fatto i due? Sembra che il cacciatore abbia un piano ben preciso in mente quando trae in salvo la bella replicante, eppure la scena finale del director’s cut è quella del solito origami a forma di unicorno che Gaff si diverte a modellare. Che il collega di Deckard sia la figura chiave?
Gaff lo ritroveremo anche in questo Blade Runner 2049, come figura di raccordo tra i due momenti tanto lontani nel tempo.
L’agente K ( Ryan Gosling) è un replicante di nuova generazione, impiegato come Blade Runner per dare la caccia agli ultimi replicanti ribelli creati dalla vecchia Tyrell Corporation, i Nexus 8.
Questo gruppo di androidi costituisce un’evoluzione dalla serie di replicanti Nexus 6 di cui facevano parte Roy Batty, Leon e Pris, poiché non hanno un’aspettativa di vita limitata a quattro anni, ma possono vivere a lungo come gli esseri umani.
I Nexus 8 sono una minaccia per la stabilità dello Stato perché rappresentano la categoria di replicanti maggiormente inclini alla ribellione, e sono gli stessi che nel 2022 hanno causato il black out di cui si parla spesso nel film. Uno dei Nexus 8 che viene ucciso da K è Sapper Morton interpretato da Dave Bautista il wrestler che in Guardiani della Galassia ha interpretato Drax il distruttore.
Bastano pochi minuti di apparizione di questo personaggio perché si possa iniziare da lui un viaggio che porterà lo spettatore a dover risolvere una serie di misteri che intrecciano le trame dei due film.
Il mistero con cui Ridley Scott ci aveva lasciato era questo: Rick Deckard è un replicante?
Proviamo ad analizzare i fatti: in Blade Runner abbiamo un Deckard coraggioso, determinato, ma di certo privo della forza bruta che appartiene agli androidi creati in laboratorio; se fosse un replicante apparterrebbe ad una specie molto più simile ai Nexus 8 piuttosto che ai Nexus 6 che giravano nel 2019, tanto più che ce lo ritroviamo, invecchiato, nel 2049!
Sono passati ben trent’anni dai fatti del primo episodio, la Tyrell è stata bandita, la creazione dei replicanti è stata interrotta dopo il black out ma ha avuto una ripresa grazie a Neander Wallace. Si tratta di un personaggio ambiguo di cui sappiamo ben poco ( se non che l’attore che lo interpreta, Jared Leto,  rende grandissima giustizia ai suoi quarantasei anni!) Wallace crea nuovi replicanti ma non sembra soddisfatto del proprio lavoro poiché la produzione in laboratorio è ben più limitata rispetto ad una riproduzione naturale.  Il secondo quesito che vi proponiamo è dunque questo: i replicanti possono procreare?
La domanda è strettamente legata alla prima e la risposta non tarda ad arrivare dal film stesso: i replicanti possono riprodursi, Rachael lo ha fatto! Che cosa ha messo al mondo Raechel? Un replicante, un umano?
Lei non sembra avere gli stessi limiti dei Nexus 6, che sia dunque un prototipo di Nexus 8? O magari un 7, visto che di questi non si parla né nel primo film né in questo secondo.
Dopo tutto Tyrell aveva parlato di Rachael come di un esperimento, qualcosa di diverso dagli altri “lavori in pelle” e Wallace che ha ereditato il lavoro del suo predecessore dirà al vecchio Deckard che lui e la sua compagna sono stati un esperimento, che il loro incontro non fu casuale.
Le star di questa pellicola non possono che essere Ryan Gosling e Harrison Ford.
Il primo incarna bene la figura di un essere a metà tra l’esperimento scientifico e il carattere umano del suo essere. Il film, d’altronde, ci spinge ad una riflessione sulla condizione umana poiché i replicanti che non possono vivere la stessa vita di un umano vero sono ancor più attaccati ad essa… “ più umano dell’umano”.

Harrison Ford sta chiudendo i più grandi capitoli del cinema mondiale, dando così un’ ultima e considerevole lustratina al proprio curriculum attoriale, da Guerre Stellari fino a Blade Runner 2049 chissà che non possa chiudere in bellezza con un sequel di Indiana Jones.

 

Nel cast anche Ana De Armas che interpreta Joi, la compagna virtuale di K, figura sulla quale il protagonista riverserà tutti i propri sentimenti umani ( ricordiamo che per definizione i Nexus 6 non erano progettati per provare emozioni, nessun replicante nel 2019 era in grado di provare sentimenti… a parte Rachael).
Robin Wright è Madame Joshi, il superiore dell’agente K, che mostra nei suoi confronti un interesse particolare.
Sylvia Hoeks è il braccio di Wallace, una replicante, probabilmente la prediletta del creatore, che prova attaccamento verso di lui.

 

Spiacevole il finale, probabilmente troppo sbrigativo rispetto alla durata di tutto il film. La speranza è che un finale poco autoconclusivo lasci spazio all’idea di un possibile terzo capitolo. Che ne dici Denis Villeneuve?

 

Vale la pena vedere il film, sia se siete dei nostalgici dell’epoca sia se siete dei giovincelli che hanno visto il film soltanto dopo che questo è divenuto espressione di un genere e di una generazione che si è posta domande sul ruolo dell’umanità nel mondo.

 

Vi lascio con il solito contenuto musicale, e se volete sapere quale sia il nesso con Blade Runner 2049, non vi resta che andare a vederlo!

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

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Blade Runner… dal 2019 al 2049!

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Blade runner 1 e 2
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Un articolo di Pamela Crusco

Blade Runner 2049 sta per uscire proprio oggi 5 Ottobre nelle sale italiane…

facciamo il punto della situazione e ripercorriamo la storia di questo capolavoro che ha segnato una generazione e quelle a venire!

Eravamo rimasti al Blade Runner di Ridley Scott, film cult dei primi anni 80 che vedeva come protagonista Harrison Ford l’attore che in quegli anni stava cavalcando l’onda del successo, dopo aver interpretato il pilota Ian Solo in Guerre Stellari e l’archeologo Indiana Jones ne I predatori dell’arca perduta.
Blade Runner, tratto dal romanzo del 1968 di Philip K. Dick “Do androids dream of electric sheep?,  racconta un futuro distopico ambientato nell’anno 2019 a Los Angeles (il romanzo nel 1992).

La Tyrell Corporation è un’azienda che crea per il governo i cosiddetti “replicanti” degli androidi del tutto simili agli umani che posseggono però caratteristiche fisiche  e intellettuali superiori al modello. Questi androidi, che hanno un’esistenza della durata limitata di quattro anni, vengono impiegati per lavori di forza nelle colonie extramondo. La tematica principale del film ruota intorno al timore, sovente espresso nelle opere cinematografiche di quegli anni, nei confronti di una tecnologia che si ribella al creatore. Il robot è un mostro di Frankenstein che vuole ribaltare il suo status di schiavo e divenire padrone.
Rick Deckard è un cacciatore di taglie che in passato aveva fatto parte dei Blade Runner, un’unità speciale che si occupa del “ritiro” dei replicanti che si ribellano al sistema. L’intento dei sei replicanti fuggiti dalla colonia è quello di raggiungere la Tyrell per ottenere una revisione genetica che possa permettere loro di vivere più a lungo.
I primi due androidi muoiono accidentalmente folgorati in un campo di alta tensione, Leon (Brion James) che ha tentato di intrufolarsi alla Tyrell candidandosi per un impiego, viene sottoposto al test di riconoscimento dei replicanti ma riesce a fuggire uccidendo l’agente Holden (Morgan Paull), Zhora (Joanna Cassidy) viene identificata e poi uccisa da Deckard, Leon che ha assistito alla scena tenterà di vendicare la morte della compagna uccidendo Deckard ma verrà fermato dalla mano di Rachael.

Nel frattempo Deckard scopre che Rachael, la segretaria della Tyrell è anch’ella un’ignara replicante e decide di proteggere la donna di cui poi, naturalmente, si innamorerà!

Gli unici due replicanti rimasti in vita, Pris e Roy Batty decidono di portare avanti la loro missione, arrivando fino al Dr. Tyrell, il quale rifiutandosi di trovare una soluzione che possa prolungare la vita dei due, verrà ucciso cruentemente da Roy.

Una serie di eventi che vedranno dapprima l’uccisione di Pris da parte di Deckard e il successivo desiderio di vendetta di Roy Batty, saranno un susseguirsi di scene d’azione che ci porteranno diritti ad una delle scene più famose della storia del cinema, il monologo di Roy:

Il film è un noir in tutto e per tutto: il buio fa da padrone, la violenza non viene risparmiata, e durante tutto il processo narrativo aleggia una sorta di mistero intorno al protagonista. Deckard infatti fa uno strano sogno in cui vede un unicorno, lo stesso che in almeno altri due momenti del film ritroveremo sotto forma di origami. Il dubbio che Ridley Scott ha voluto insinuare e che per ben 35 anni è rimasto irrisolto è questo:
Il Blade Runner Rick Deckard è un replicante?

Da oggi nei cinema il sequel Blade Runner 2049 prodotto dallo stesso Ridley Scott e diretto da Denis Villeneuve

Troveremo nuovamente Harrison Ford negli stessi panni che vestì nel 1982, al suo fianco una nuova leva dei Blade Runner Ryan Gosling, un nuovo “creatore” Jared Leto erede del dottor Tyrell e Robin Wright nei panni del tenente Joshi

E se proprio i buchi temporali non vi piacciono, potete colmare questi trent’anni di vuoto (35 per le date di uscita dei due film, 30 per il tempo della narrazione ) con un corto firmato Shinichiro Watanabe autore di Cowboy Bebop

Il film è nelle sale da oggi e i pronostici sono molto favorevoli, a noi non resta che andarlo a vedere!!

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Madre! Un ruolo insolito per Jennifer Lawrence e Javier Bardem

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Copertina madre

Madre ! …il nuovo film di Darren Aronofsky, è stato un vero e proprio flop al botteghino… E’ stata solo l’accoglienza dalla Critica?

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Madre ! è il trionfo dell’assurdo: è la storia di un uomo ( Javier Bardem), uno scrittore in crisi che va a vivere nella sua vecchia casa d’infanzia insieme alla ben più giovane moglie (Jennifer Lawrence). La Sposa, con grande impegno, rimette a nuovo l’intera dimora, che è, fra l’altro, tutta da rifare dopo un incendio. Un flusso appassionato che si svolge in attesa che il suo sposo ritrovi l’ispirazione perduta, e di poter raggiungere un sano idillio familiare, che in quella stessa casa la vorrebbe vedere moglie, e madre.
Tutto carino e semplice? No, c’è una stanza… vi pareva che non ci fosse una stanza chiusa… un luogo oscuro in cui lo scrittore custodisce un grande cristallo prezioso, ed in cui non vuole che si entri in sua assenza… MAI…
L’assurdo inizia quando alla porta della grande casa bussa un uomo (Ed Harris) in cerca di un albergo: lo scrittore lo invita dapprima a restare per qualche chiacchiera, poi per la notte, senza chiedere il consenso della giovane moglie che inizia a diventare preda di uno stato d’ansia e di allucinazioni.
Tra i due uomini si instaura un rapporto strano, di devozione reciproca, da cui la donna viene esclusa; la situazione peggiora quando arriverà un secondo ospite: la moglie dell’uomo (Michelle Pfeiffer).

Inizialmente la donna sembra voler cercare di instaurare con la ragazza un rapporto confidenziale che ben presto si trasformerà in una fastidiosa ingerenza. Ella inizierà ad insinuare dei tarli riguardanti la vita di coppia dei due, sottolineando come  il desiderio di essere madre della ragazza sia di fatto ignorato dal marito troppo preoccupato per suo lavoro.

Madre Locandina
La locandina del Film…

Fino a questo punto il film avanza cauto nella trama, lasciando che lo spettatore possa analizzare con calma i fatti, fare ipotesi e di certo lasciarsi condurre attraverso l’inquietudine che l’atmosfera riesce a creare. Nonostante le riprese tremolanti, con telecamera in spalla, in un continuo inseguimento dei protagonisti mentre si muovono nella casa, la pellicola, grazie anche all’aspetto algido e seducente della Pfeiffer, ottiene l’effetto sperato.
Da qui in poi però tutto degenera: una catena di eventi nefasti, incomprensibili e cruenti trasforma quello che poteva essere un interessante thriller psicologico in un puro film horror splatter, anche mal raccontato.

C’è spesso la presenza di un cuore sanguinolento che batte o che qualcuno tiene in mano come fosse uno straccio e non possiamo che pensare al sogno che racconta Dante:

[…]
quando m’apparve Amor subitamente,
cui essenza membrar mi dà orrore.
Allegro mi sembrava Amor tenendo
meo core in mano, e ne le braccia avea
madonna involta in un drappo dormendo.
Poi la svegliava, e d’esto core ardendo
lei paventosa umilmente pascea:
appresso gir lo ne vedea piangendo.

A parte la digressione letteraria che Madre! mi ha ispirato, poco rimane nella seconda parte, tanto che sembra che tutto il lavoro svolto dai personaggi di Michelle Pfeiffer e Ed Harris venga vanificato da un finale sbrigativo, che si occupa soltanto di sottolineare la crudeltà delle scene.
Il regista Darren Aronofsky, legato sentimentalmente alla Lawrence, è lo stesso de Il cigno nero e Noah.
Madre! Apre le porte a molteplici interpretazioni, quello che è certo è che si tratta di un’allegoria, che rimanda quindi a un qualcosa di altro: forse è una citazione biblica, forse ad una panoramica sul ruolo della donna all’interno della società…
Non vogliamo fornire risposte a tali quesiti, anche perché non ne abbiamo, vi lasciamo piuttosto esplorare il mondo di Aronofsky che nel 2011 diresse il videoclip di Lou Reed & dei Metallica

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Valerian e la città dei mille pianeti… al cinema!

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Valerian e la città dei mille pianeti
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Un articolo di Pamela Crusco

Valerian è il titolo del film; Valerian è anche il nome del protagonista. Un po’ come nei poemi epici, dove l’eroe dà il nome a tutta l’opera.

Lo scorrere del film – che pecca della solita, indicibile lentezza delle pellicole francesi- viene in parte risollevato dall’ironia della sceneggiatura (il punto forte di Luc Besson). Dopo tutto pare che i nostri cugini d’oltralpe non siano avvezzi alla coerenza, hanno inventato due cose fondamentali nella vita dell’essere umano: il cinema e il bidet, ma hanno dimenticato come si usano entrambi! Per fortuna il discorso non vale per il regista di Nikita e Léon.

La storia è basata sul fumetto francese di fantascienza Valérian et Laureline ideato da Pierre Christin e Jean-Claude Mézières.
L’inizio del film, sulle note di Space Oddity racconta i secoli di espansione di Alpha, “la citta dei mille pianeti” dove ora convivono specie diverse e tutte geneticamente classificate. Poi veniamo catapultati altrove, in una specie di Arcadia, abitata da esseri viventi dall’aspetto magro e longilineo che vivono in perfetta armonia con la natura, in un ciclo vitale continuo di dare e avere e che basano la comunicazione e gli scambi sul contatto fisico.

Non abbiamo solo una città Alpha signori, c’è anche un maschio alpha: il maggiore Valerian!  Un collezionista accanito di donne, che addirittura le inserisce in una playlist dettagliata con tanto di fotografia e descrizione. L’interprete, Dan DeHaan, nei suoi irriconoscibilissimi trentun anni – considerando l’aspetto da adolescente- esprime perfettamente l’evoluzione di un personaggio in bilico tra verità e bugia.
Laureline (interpretata da Cara Delevingne), invece, rende grande giustizia al genere femminile: è un ottimo pilota, è sarcastica, fiera, molto corteggiata e non ultimo… crede nel vero amore. È lei che il più delle volte toglie dai guai il maggiore. Lui dal canto suo non perde tempo, non sopporta il rifiuto e in un gioco di seduzione al quale è l’unico a dare credito, tenta di ottenere i favori della bella.
Abbiamo Clive Owen che interpreta il comandante Filitt, un piccolo ruolo per Herbie Hankock, un altro anche per Rutger Hauer ( indimenticabile in Blade Runner e Ladyhawke), un cameo per Ethan Hawke (devo ammettere che la vista di questo attore ha sortito su di me lo stesso effetto di piacevole sorpresa che hanno suggerito le prime note di David Bowie). Un piccolo ruolo anche per la bellissima Rihanna che interpreta Bubble, un essere che appartiene ad una specie informe e che compie il suo ingresso in scena dedicando a Valerian uno spettacolo di trasformismo per poi diventare la sua coscienza etica.

Valerian e la città dai mille pianeti ci invita a riflettere:

Gli uomini sono davvero tutti stronzi e bugiardi, o ne esiste qualcuno che pensa davvero ciò che dice?

Vi lascio alle note di Space Oddity

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Roma: Romics XXII Edizione dal 5 all’8 Ottobre – Nuova Fiera di Roma

in Barbara Marolda Blog/Eventi/Pepsi e Popcorn Blog by
Roma-Romics-XXII-Edizione-Nuova-Fiera-Di-Roma-IoGiornalistaTv

Quando? Da Giovedì 5 Ottobre a Domenica 8 Ottobre 2017
Dove? Nuova Fiera di Roma, Via Portuense, 1645/647, 00148 Roma RM

Il Romics, rassegna internazionale su fumetto, animazione, games, cinema ed entertainment che si tiene due volte l’anno presso la Nuova Fiera di Roma, torna dal 5 all’8 ottobre con la sua ventiduesima edizione. Si tratterà com’è tradizione di quattro giorni di un programma ricchissimo, con oltre cento presentazioni, incontri ed eventi in otto location in contemporanea. Cinque padiglioni per immergersi in tutti i mondi della creatività dal fumetto al cinema, e per trovare le novità, le grandi case editrici, le fumetterie, i collezionisti, i videogiochi, i gadget e incontrare moltissimi autori ed editori. Non potremmo riassumere le tantissime iniziative della manifestazione in questo articolo, per cui vi rimandiamo, dopo la lettura, alla consultazione del programma ufficiale su www.romics.it.

Romics d’Oro di quest’anno, artisti ai quali sono anche dedicate alcune mostre, sono: Paolo Eleuteri Serpieri (autore di Druuna e direttore artistico della Scuola Internazionale di Comics di Roma); Ben Morris e Kevin Jenkins dell’Industrial Light & Magic (Oscar per gli effetti visivi e direttore degli effetti speciali il primo, direttore artistico degli effetti visivi il secondo, con contributi anche agli ultimi Star Wars); Shawn Martinbrough, fumettista americano che ha lavorato per DC e Marvel, ora autore dei disegni di Thief of Thieves della Skybound.
Il Romics quest’anno è sempre più musicale, con un evento d’eccezione: il Talk show con Francesco Gabbani, comunicatore e performer. Una imperdibile occasione per approfondire le sue fonti di ispirazione, il patrimonio della cultura orientale e i segreti del suo personale mix.

Nuovi Talenti avrà la sua abituale funzione di luogo di incontro, con uno spazio dedicato ad autori, editor, esperti e professionisti del settore per conoscere talenti emegenti. All’interno vi sarà la consueta Area Pro, dove sarà possibile presentare i propri lavori, che verrà affiancata dalla sempre più attesa Self Area, con postazioni messe a disposizione di giovani illustratori per disegnare davanti a importanti editor.
Saranno lanciati vari concorsi: la seconda edizione del Concorso Nazionale “I linguaggi dell’immaginario per la scuola“, realizzato col Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Altri due importanti concorsi sono dedicati agli illustratori, grande occasione di visibilità: L’avventura di scrivere“, in collaborazione con Io Scrittore del Gruppo editoriale Mauri Spagnol, e “Illustrazione da collezione“, realizzato in collaborazione con Poste Italiane Filatelia, dedicato questa volta ai Beatles, a 50 anni dalla pubblicazione del disco di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

Una tavola rotonda sarà dedicata al tema dei migranti, “Disegni migranti – L’immigrazione e l’emigrazione raccontate dal fumetto.” Tornerà al Romics anche il tradizionale incontro con gli street artists del momento, legati alle più importanti e sensibili tematiche.

Numerose sono le case editrici che hanno aderito al programma Romics Narrativa, presentando le loro ultime novità e i personaggi più amati della narrativa young adult. Sul fronte editoriale, sarà presentato anche “Raccontare a Fumetti” (Dino Audino Editore) di Stefano Santarelli a cura della Scuola Romana dei Fumetti.

La sezione Movie Village dedicata al cinema torna al Romics con la celebrazione dei migliori film dell’autunno, e si coglie l’ccasione per dedicare uno spazio ai titoli di ottobre e novembre tratti da grandi romanzi, come IT e L’uomo di Neve. Ci sarà anche un Focus sugli effetti speciali con il Premio Oscar Ben Morris e l’Art Director di Star Wars Kevin Jenkins.

La Regione Lazio sarà sempre attraverso uno spazio dedicato all’innovazione e alla creatività, Comics Meeting & Lab, punto d’incontro che unisce artisti, operatori e giovani emergenti in un rapporto dialogico volto a innescare processi innovativi. Il Comics Meeting&Lab ospita un ricco panel di workshop, conferenze e meet&greet.

La grande Gara Cosplay prevederà le selezioni internazionali dei Cosplayer che andranno a rappresentare l’Italia all’amatissimo World Cosplay Summit – Giappone, all’International Yamato Cosplay Cup – Brasile e all’Eurocosplay – MCM di Londra. Cosplayer Life, il nuovo social network dedicato al mondo del cosplay sarà presentato in quest’edizione del Romics. Sarà una piattaforma rivolta a tutti gli appassionati del mondo cosplay, a coloro che ne hanno fatto una professione o che lo praticano per hobby.

Si espande ancora il mondo dei Games con numerose postazioni gioco, al Pala Games nel Padiglione 6. Avranno luogo le fasi finali del campionato italiano di League of Legends, Lega Prima – Romics, organizzato in collaborazione con GEC, Giochi Elettronici Competitivi. Gli appassionati di The Legend of Zelda avranno di fronte a loro un l’appuntamento di venerdì, per sfidarsi in un torneo organizzato da Romics. In palio copie del volume The Legend of Zelda: l’arte di una leggenda, appena pubblicato da Magazzini Salani in occasione dell’anniversario.

Un nostro servizio su una passata edizione…

Vale la pena di ricordare che, mentre i più grandi potranno immergersi nell’atmosfera del Romics, nell’Area Kids & Junior i più piccoli avranno a disposizione tre ampie aree nel Padiglione 5.


Costo?

 

– Biglietto giornaliero: VivaTicket, € 12.00 + COMMISIONI

  • Nota: Passaggio diretto ai tornelli senza passare per le casse
  • Ingressi :NORD / SUD / EST

– Abbonamento Full 4 Giorni: VivaTicket€ 26.00 + COMMISSIONI

  • Nota: Passaggio diretto ai tornelli senza passare per le casse
  • Ingressi :NORD / SUD / EST

NB:

– BIGLIETTO SALTA FILA: STAMPA IL BIGLIETTO DA CASA E RECATI DIRETTAMENTE AI TORNELLI. 

– I BIGLIETTI NON SONO NOMINATIVI (IL NOMINATIVO RIPORTATO SUL BIGLIETTO FA RIFERIMENTO A CHI EFFETTUA IL PAGAMENTO).

– IL BIGLIETTO È VALIDO PER UNA SOLA ENTRATA GIORNALIERA. UNA VOLTA ENTRATI IN FIERA NON SARÀ POSSIBILE USCIRE E RIENTRARE CON LO STESSO TAGLIANDO.

– IL BIGLIETTO ONLINE GIORNALIERO HA TARIFFA UNICA E PUO’ ESSERE UTILIZZATO IN QUALSIASI GIORNO DELLA MANIFESTAZIONE.

– I BIGLIETTI SONO ILLIMITATI.


Come raggiungerci?

  • AUTO: Dal GRA (Grande Raccordo Anulare) uscita 30 in direzione Fiumicino e poi seguire le indicazioni segnaletiche per Fiera Roma.
  • AEREO: Dall’aeroporto di Roma Fiumicino i collegamenti sono garantiti con Fiera Roma dal treno FR 1 fermata Fiera di Roma (Tariffa 8 euro), dal taxi e dagli autobus Cotral.
  • TRENO: La stazione di Fiera di Roma è servita da un servizio metropolitano sulla linea FL1 Orte/Fara Sabina – Roma – Fiumicino Aeroporto.

Dal lunedì al venerdì la stazione Fiera di Roma è collegata con Roma con 132 treni, il sabato con 92 treni e i festivi con 73 treni. La frequenza dei treni nei giorni feriali è ogni 15’, dalle ore 20 diventa di circa 30’. Il tempo di percorrenza tra Fiera di Roma e Roma Ostiense è di 23 minuti, tra Fiera di Roma e Roma Tiburtina è di 40 minuti.

Per maggiori informazioni www.rfi.it – www.trenitalia.com

  • TAXI: L’indirizzo per l’INGRESSO EST è Via A.G. Eiffel (traversa Via Portuense), per l’INGRESSO NORD è Via Portuense 1645-1647.

Tempo stimato dal centro città (Piazza Venezia): 40 minuti.
Tempo stimato dall’Aeroporto di Fiumicino: 10 minuti.

    • BUS: Linea Atac – linea 808 per Fiera Roma; Da Fiumicino linea Cotral W0001.

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Roma: Sarah-Jane Morris & Antonio Forcione, Compared to What – Auditorium Parco della Musica

in Barbara Marolda Blog/Eventi/In Evidenza/La Musica/Pepsi e Popcorn Blog by
Sarah-Jane Morris & Antonio Forcione

Quando? Domenica 8 Ottobre 2017
Dove? Auditorium Parco della Musica, Sala Petrassi, Viale Pietro de Coubertin 30 – 00196 Roma
Ore? 21:00

Sarah-Jane Morris e Antonio Forcione presentano al pubblico l’album nato dal loro sodalizio artistico ‘Compared to What’. Si tratta di una collaborazione vincente tra due dei musicisti più originali e talentuosi della scena musicale internazionale. Ambedue sono stati paragonati a molti geni della storia della musica: Sarah dal punto di vista vocale a Janis Joplin e Tom Waits, Antonio a Jimi Hendrix e Django Reinhardt. Unendo le loro energie e i loro grandi talenti daranno al pubblico la possibilità di conoscerli in una dimensione nuova. Il sodalizio artistico raggiunge picchi di grande bellezza musicale grazie al particolare virtuosismo di Antonio con la chitarra e alla leggendaria voce di Sarah-Jane, ora più finemente persuasiva che mai, dalla estensione e potenza immutate.
‘Compared to What’ è il risultato di una fruttuosa e variegata collaborazione nella stesura dei brani che affrontano temi che spaziano da attuali questioni sociali a canzoni dall’emotività travolgente, includendo le hit più note del recente passato di Sarah-Jane e nuovi brani in cui Antonio aggiunge la sua cifra artistica. Arricchiscono l’album anche un tocco di ironia, canzoni d’amore ed alcune cover memorabili, in particolare quelle di Stevie Wonder e Bob Dylan.


Costo?

Biglietti: Platea 20.00€

Biglietteria: 892.101

Biglietteria online: TicketOne


Come raggiungerci?

L’Auditorium Parco della Musica, situato nel quartiere Flaminio, al Villaggio Olimpico è facilmente raggiungibile con i seguenti mezzi pubblici:

– Autobus:

  • 910 Capolinea Termini/Piazza Mancini;
  • 53 Capolinea Piazza Mancini/Largo Chigi;
  • 982 Capolinea V.le XVII Olimpiade / Stazione Quattro Venti;
  • 168 Capolinea L.go Maresciallo Diaz / Stazione Tiburtina.

– Tram:

  •  2 Capolinea P.le Flaminio/P.zza Mancini.

– Metropolitana:

  • Metro A fermata Flaminio poi Tram 2;
  • Ferrovia Roma-Nord fermata Piazza Euclide.

– Auto

  •  G.R.A uscita Flaminio Saxa Rubra, direzione Corso di Francia;
  •  Lungotevere Flaminio/Viale Tiziano altezza Palazzetto dello Sport.

Presso l’Auditorium Parco della Musica c’è ampia possibilità di parcheggio, con posti riservati ai diversamente abili.


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Conspiracy Code: un libro, un film

in Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
Conspiracy code
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Di Conspiracy Code, il suo nuovo libro, ce ne parla Il regista Mario Cosentino sabato 16 Settembre a Parco Leonardo

Appuntamento con il mistero per i nostri lettori venerdì 15, sabato 16 e domenica 17 settembre presso gli stand di Esoterika 2017, la decima edizione del Festival dell’esoterismo che si terrà a Parco Leonardo a Fiumicino.

All’interno del Festival, con l’allestimento di trecento stand dedicati al tema dell’esoterismo, che prevede un’affluenza enorme di spettatori e la presenza di ospiti illustri, vi segnaliamo, tra le altre cose, la presentazione, nel pomeriggio di sabato alle ore 18:00, del libro e film Conspiracy Code dello scrittore e regista Mario Cosentino.

Non conosciamo bene la trama della pellicola visto che non è ancora stata resa nota dai produttori, possiamo solo dirvi che si tratta di un thriller sul tema del complotto, del controllo segreto dell’intera società, delle organizzazioni segrete massoniche e della criminalità organizzata.

A pensarci le tematiche di questo libro/film sono un po’ la summa di alcuni degli argomenti che abbiamo trattato negli ultimi mesi, a partire dalle teorie complottiste di Gianluigi Paragone e GangBank (sul fronte “Matteo Renzi” Paragone e Cosentino si trovano sulla stessa lunghezza d’onda), passando per Mafia Capitale, fino alla recensione della pellicola d’oltre oceano Nerve.

Gli attori sono dei semi- professionisti che costituiscono una squadra messa insieme dallo stesso Cosentino, e a questo proposito è doveroso segnalare anche che durante tutta la giornata di sabato, fino alle ore 17:00 prima dell’inizio della conferenza dedicata al libro, la produzione sarà impegnata in un casting per ruoli, comparse e figurazioni.
Nel nostro comunicato stampa troverete tutte le informazioni a riguardo

E se tutto quello che abbiamo detto su Conspiracy Code non vi avesse già abbastanza incuriosito, vi lasciamo con l’inquietante trailer di un film che nulla ha da invidiare alle costose produzioni a stelle e strisce.


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Libia, l’Ordine delle Cose, un Film, la Realtà, Bond o Montalbano de noantri?

in Alberto Marolda Blog/Il Cinema/Pepsi e Popcorn Blog/Super evidenza by
ordine-delle-cose

L’Ordine delle Cose… E’ in questi giorni in proiezione il discusso Film di Segre sulla Libia, sul Sistema Migranti, Lager Hot Spot, e Guardia Costiera Libica, ed è già polemica, forte polemica…

…della serie, noi Italiani vogliamo i risultati, ma poi vogliamo davvero sapere come si ottengono?

Un Servizio di Alberto Marolda
Un Servizio di Alberto Marolda

L’Ordine delle Cose è attuale nel suo racconto, e venato di politica sin nel profondo, è, fra l’altro, appena uscito nelle sale, e già fa discutere parecchio di se, potevamo quindi non andare a vederlo? Poi, una volta fatto, da dove partire per raccontarvi qualcosa sui nostri 007 e sulle loro attività in Libia?
Mmmmm…
Da qui… Dunque seguitemi e ditemi… È più cattivo il funanbolico e fascinoso James Bond che, in una sparatoria più o meno alla pari, ne fa fuori 6 o 7, o è più cattivo un agente segreto funzionario da giacca, cravatta, ed occhiali scuri, Corrado Rinaldi, che dà un ordine che farà ammazzare sicuramente qualcuno, e che poi però, subito dopo, se ne va tranquillamente a mangiare nella sua bella casetta, con la sua bella mogliettina, e con i suoi bravi figlioletti? Ah scordavo, una casa da ricchi ovviamente… quindi dicevamo, chi è il più cattivo?

Ragionateci e poi mi dite…

Perché in fondo è da questo che dobbiamo partire, che devo partire se vi voglio raccontare, e darvi qualche idea, un parere, uno spunto, per decidere se andare a vedere “L’Ordine delle Cose” di Andrea Segre

Allora, da dove partiamo nella nostra analisi? Partiamo sicuramente dal grande pregio di questo film, quello di essere un vero e proprio “Movie just-in-time”, perché i risultati di cui il film parla stanno avvenendo proprio in questi giorni, manco si fossero messi d’accordo sull’uscita del film. È attuale infatti la diminuzione del flusso dei migranti in arrivo dalla Libia, un drastico calo di cui Segre, il regista, sembra proprio volerci spiegare un suo possibile perché.

Non vi preoccupate, non è un film di cronaca giornalistica genere Ilaria Alpi, non vi spunterà la collega Gabanelli di sorpresa a piazzarvi il microfono dai sedili posteriori, qui la fiction c’è, anche se intesa appunto a farvi capire lo stato, l’Ordine delle Cose.

Ricapitoliamo vi faccio un veloce riassunto della situazione in Libia in questo momento… Giusto ad uso dei più distratti… Se vi fosse per caso sfuggito, abbiamo buttato giù Gheddafi, ormai sei anni fa, con la solita pretesa occidentale di imporre la democrazia dall’alto, con l’unico risultato di aver sostituito ad un solo potere, sicuramente scellerato, decine di più o meno piccoli poteri tribali, altrettanto scellerati, che vogliono comandare in accesa competizione fra loro… accesa perché ancora oggi, è meglio girare col Kalashnikov a Tripoli e dintorni, sicuramente più saggio.
Per questo, se una Tribù gestisce quelli che noi chiamiamo elegantemente “Hot Spot“, e che invece sono degli ignobili e zozzi Lager Campi di Concentramento di disperati in fuga verso il Mito Europa, e la Tribù concorrente gestisce la Guardia Costiera, che dovrebbe fermare le barche dei Trafficanti, sequestrarle e riportare i disperati nei Campi della Tribù di cui sopra, che cosa può accadere?

Accade che su 45 segnalazioni della nostra Marina alla Guardia Costiera Libica, su movimenti di barche di Trafficanti, i Tripolini non intervengano mai, sempre con scuse di varia tipologia. Amaro? Inaudito? Inaccettabile? Eppure è quello che accade regolarmente, è per questo infatti che i Migranti arrivano da noi, nessuno li vuole fermare una volta che hanno pagato sottobanco “fifty-fifty” ai Trafficanti, ed alla Tribù che gestisce gli Hot Spot, tutti i soldi necessari per il trasbordo… e perché la Guardia Costiera, i Tripolini, dovrebbero sporcarsi le mani, fare fatica, per riportare indietro la carne da macello ai loro nemici, quelli dell’altra Tribù che non gli paga la Tangente? Per fargli un favore? Perché il cerchio ricominci con gli stessi attori?

Andate ragazzi, andate pure verso l’Italia, noi restiamo in porto, lavorare stanca…

Questa è più o meno la situazione che si trova davanti il nostro 007, Corrado Rinaldi, appena viene depositato nel bollente pentolone Libico, a malapena gestito dall’affaticato Ambasciatore Luigi, l’attore Giuseppe Battiston. Sua la frase che dovrebbe farvi capire, sin da subito, l’andazzo del Film, “Questo non è il solito paese sfigato dell’Africa, qui, il Potere è una cosa seria, ed è Tribale…”

Ed allora il nostro Agente che farà, avendo alle spalle anche i soldi dell’Europa, tanti, ed il Diktat secco del Ministro: “…Rinaldi, lì c’è il rubinetto che regola il flusso e lei lo deve e lo può chiudere, non c’è più tempo, noi siamo il paese che salva le vite umane ma non possiamo continuare a far entrare tutti… “…

Già, che farà, o ha fatto, visto che gli sbarchi sono già diminuiti e la Guardia Costiera Libica ora interviene? Beh, si sa che gli italiani sono pratici, badano al sodo, e sopratutto sono Montalbano e non Bond, per cui il buon Rinaldi, facendo sua la frase del Capo della Guardia Costiera Libica, “…sembra un grande videogioco a guardarlo sui monitor… ed a noi piace giocare, sopratutto se si VINCE qualcosa…”, ed usando i soldoni europei, i risultati li ha portati a casa… i Diritti Umani non troppo però, basterebbe guardare le foto che stanno girando in questi giorni dei Lager Libici, ma a voi tutti, questo, davvero interessa? Le risposte me la darete dopo aver visto il Film, quando mi direte se preferite il Rinaldi/Montalbano o il più classico Bond, il che implica anche i risultati, i morti, e la cena con i figli, vostri o suoi… ma, in fondo, a chi davvero interessa?

P.s.: …e a chi interesserà veramente che quanto predetto al Ministro dal buon Rinaldi riguardo alla fretta nel concludere, si stia già avverando in tutte le città rivierasche libiche?

No, domani è un altro giorno, poi ci penseremo… Ops, ma questo non era un altro film?

Vuoi scaricare il Pampleth del Film con interviste ed altri interessanti goodies?

Clikka qui per aprire il Pamphlet de “L’Ordine delle Cose


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Rinaldi e Terranova visitano il Lager Hot Spot

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

Viva i Cinema

indipendenti !!!

The Rocky Horror Picture Show a Villa Pamphili

in Il Cinema/La Cultura/La Musica/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
rocky horror
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

The Rocky Horror Picture Show in scena il 29 giugno alle ore 18:00 al teatro Scuderie Villino Corsini con ingresso libero.

E se la vostra auto avesse un guasto al motore nel bel mezzo di un bosco, sotto uno spaventoso temporale, a chi chiedereste aiuto?

Un eterogeneo gruppo di cantanti/ attori metterà in scena uno dei musical più trasgressivi della storia il Rocky Horror Picture Show.
Vi immergerete in un luogo ameno poiché il teatro si trova all’interno di Villa Pamphili; ma assisterete ad uno spettacolo che ha davvero poco a che vedere con l’atmosfera bucolica che si respira tutto intorno.
Entrando da via di San Pancrazio e percorrendo, all’interno della villa, via 3 Giugno si arriva alla costruzione del teatro.
La messinscena si ispira al film del 1975 con Tim Curry, Susan Sarandon e Richard O’Brien e vedrà come protagonisti gli allievi che hanno partecipato ai corsi di musical che da anni Cecilia Amici gestisce presso la Scuola Popolare di musica Donna Olimpia spesso coadiuvata da Carmine Ginnetti Quintiliano e David Petrosino

Nel ruolo di Frank ‘n’ Furter vedremo Maria Carolina Luzzo, in quello di Riff Raff Anita Marconi; il ruolo dei due coniugi Brad e Janet sarà affidato a Davide Marcelli e Linda La Veglia, Magenta e Columbia saranno interpretate rispettivamente da Lorena Alferoni e Giulia Ammazzalamorte; Alba Ciacco interpreterà Betty che all’inizio della pellicola sposa Ralph, interpretato da Gennaro Catapano, lo stesso attore che poi interpreterà Rocky, il frutto delle sperimentazioni di Frank; doppio ruolo anche per Letizia Troise che vedremo sia nei panni di Eddie che in quelli del dr. Scott.

Noi siamo andati ad intervistare Cecilia e ci siamo fatti raccontare non solo come sarà questo spettacolo ma anche come si svolge il suo laboratorio di Musical che già da dopo le vacanze estive ripartirà con un nuovo progetto.

Nella nostra intervista avete un assaggio dello spettacolo grazie a qualche scena rubata durante le prove, ma l’atmosfera un po’ tetra che respirerete durante la visione del Rocky Horror non possiamo raccontarvela, e quindi invitandovi ad andarlo a vedere vi lasciamo con una delle scene più famose del film!

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Transformers – L’ultimo Cavaliere… o forse no?

in Il Cinema/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
transformers 5
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Transformers, siamo al quinto capitolo, e ci chiediamo se questo film segnerà la fine della saga.

 

Il cinema in solitaria è una scoperta segnante nella vita: quando vai a vedere un film con qualcuno a volte si rischia di relegare la proiezione al marginale ruolo di sfondo; quando sei sola con le immagini l’esperienza cinematografica ha tutto un altro sapore, ci sei solo tu è il film che stai guardando e in qualche modo ne diventi parte.
Se scegli di farti accompagnare devi considerare due punti fondamentali:
1) non è detto che tu possa scegliere cosa andare a vedere
2) nel momento in cui ti siedi già sai che, in caso il film non ti piaccia, non potrai alzarti e andartene via.
Il caso peggiore, e naturalmente è il mio caso, si presenta quando il tuo accompagnatore è un uomo.
Vietati i film d’amore: sono da femminuccia.
Vietati gli horror: loro sono maschi alpha, non possono rischiare di farsi vedere nel panico.
Vietati i polpettoni d’autore: non puoi mica farli annoiare.
E allora ti ritrovi in una sala piena di ragazzini urlanti, tutti eccitati per l’uscita di niente meno che Transformers 5,  il quinto capitolo dei film ispirati ai giocattoli Hasbro.
Senza sacrificio non può esserci vittoria” (per citare il film)
Ho confidato nel mio spirito critico e nell’idea che film del genere siano studiati per coinvolgere lo spettatore sin dalla prima scena.
Transformers – l’ultimo cavaliere non è niente di tutto ciò.

Il film inizia come un fantasy medievale ispirato al ciclo bretone, con tanto di Cavalieri della tavola rotonda e Mago Merlino. A parte trasformazioni lampo dei robot in bolidi rombanti con effetti speciali ben sviluppati, al film in sé resta ben poco. Si fa una gran fatica a seguire la trama, a capire chi è contro chi, chi sono i buoni e chi i cattivi.
I due protagonisti sono Mark Wahlberg che già nel precedente film interpretava Cade Yeager e Laura Haddock che aveva interpretato Meredith Quill in Guardiani della Galassia I e II e che qui troviamo nel ruolo di Viviane Wembley. Il regista è quello degli altri quattro, Michael Bay, e una new entry  di spicco è Anthony Hopkins.
Simpatico l’omaggio che il film dedica a Star Wars presentando i due robot Sqweeks  e Cogman come citazioni di R2-D2 e C-3PO ( quest’ultimo parallelo è esplicitato in una battuta del film).
Un’ altra somiglianza, sembrerebbe da doversi ricercare nella storia de Il codice da Vinci sia per quanto riguarda lo svolgimento delle indagini da parte dei due protagonisti, sia per quanto riguarda la figura di “ultimo discendente” di Viviane.
La durata eccessiva del film ( due ore e mezza), i passaggi a volte troppo concitati e la mancanza di chiarezza nella trama, uccidono quello che poteva essere un tentativo interessante di mettere insieme elementi che già hanno catturato il cuore degli spettatori, è l’occasione sprecata di Michael Bay.
In conclusione: le intenzioni erano buone, i risultati decisamente meno.

E se nel film abbiamo un Mark Whalberg intenzionato a mettere in guardia la figlia dal frequentare batteristi e DJ, nella sua carriera da cantante ha addirittura dedicato questa canzone ai DJ! 😉

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Africabar, il teatro racconta le migrazioni.

in Eventi/Il Sociale/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
Africabar scena
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Stasera al Teatro Argentina la prima di Africabar, uno spettacolo di Riccardo Vannuccini che vede tra i protagonisti attori provenienti da centri di accoglienza per rifugiati e insieme ai due spettacoli precedenti Sabbia e Respiro forma la Trilogia del Deserto che tratta l’argomento delle migrazioni forzate.
Noi abbiamo avuto il privilegio di assistere in anteprima ad alcune scene e di intervistare il regista e uno degli attori, Cedric Musau Kasongo.

“La fantasia dello spettatore è libera di giocare e di combinare le scene, le musiche, i corpi. La nostra azione scenica si conclude nel suo stesso apparire, non c’è rimando a nessun supremo, fosse il testo letterario o il comune sentire. Non assisterete dunque ad alcuna recita drammatica non ci sono racconti o personaggi dove ogni attore fa finta di essere qualcun altro. Africabar non è uno spettacolo ordinato ma disordinato, non c’è nessun messaggio, nessun filo conduttore”

Si tratta di uno spettacolo non tradizionale, che punta sull’emozione da trasmettere al pubblico.
La platea è sempre coinvolta a partire da una delle scene iniziali che sfiora la metateatralità e durante lo svolgimento dello spettacolo che vede gli attori rivolgersi spesso allo spettatore.
Si intrecciano lunghi discorsi in lingue diverse perché la multinazionalità e il multilinguismo sono uno dei punti fondamentali del lavoro della compagnia.
Lars Rohm è tedesco, Anna Carlier francese, in italiano recitano invece Alba Bartoli, Maria Sandrelli e Eva Grieco (che abbiamo appena visto al cinema con Sole cuore amore di Daniele Vicari) e lo stesso Vannuccini.
In questa Torre di Babele, il pubblico, però, non si sente mai smarrito: è sempre accompagnato dagli attori di scena in scena e anzi, si sente coinvolto in quello che accade.
Vi lasciamo all’intervista e vi ricordiamo che lo spettacolo sarà in scena all’Argentina fino a sabato 24.

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Nerve: tu vuoi essere uno spettatore o un giocatore?

in Il Cinema/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
copertina nerve
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Nerve è uno di quei film che può lasciare il segno in una generazione di adolescenti.
Non è altro che una pellicola per ragazzini nati nell’era della cibernetica (raccontata molto male, tra l’altro), che vedono ovunque il complotto; la maldestra descrizione di uno scenario cyber fantasy figlio di esempi di racconti distopici come Hunger games o Divergent.
Gli elementi chiave e ricorrenti nel genere sono: il dove ( la città), il quando ( un’intera notte, il buio è un elemento essenziale), il come ( attraverso la rete).
La realizzazione lascia un po’ a desiderare ma la tematica è interessante; si combatte contro un nemico invisibile perché l’umanità stessa è nemica dell’umanità.

La tensione ad ogni modo si fa sentire, sia nelle numerose scene dall’alto in cui c’è sempre qualcuno che da un momento all’altro potrebbe cadere nel vuoto, sia nella prigionia claustrofobica che il gioco stesso impone ai giocatori e agli spettatori. D’altronde i registi sono gli stessi di  Paranormal Activity 3 e Paranormal Activity 4.
La protagonista femminile Vee è interpretata da Emma Roberts, il nome forse può già dirvi qualcosa, poiché la zia della nostra giocatrice non è altro che la più famosa Julia Roberts.
Il protagonista maschile Ian , in quanto a parentele di spicco nulla ha da invidiare alla sua collega, Dave Franco infatti è il fratello minore di James Franco; al primo sorriso è subito evidente la somiglianza.
Il cattivone invece è un rapper, Machine Gun Kelly che aveva già lavorato con i due registi in Viral.
Nerve è la metafora di una società che ci spinge ad essere come lei vuole, una società che, nascosta dietro ad uno schermo e ad una falsa identità, non si fa scrupoli a metterci gli uni contro gli altri.
Nerve non può che farci pensare all’indagine sulla Blue Whale, il macabro gioco fatto di prove imposte ai partecipanti da una società invisibile che detta le regole. Gioco che una volta iniziato deve proseguire secondo regola poiché il rischio è quello che gli ideatori possano controllare la vita dei giocatori.
Nerve si muove come un virus all’interno di computer, telefoni cellulari e supporti elettronici ma in maniera altrettanto virale si è radicato anche tra le persone corrompendo anche i vertici della società stessa.
Solo con un grosso lavoro di educazione si può permettere ai partecipanti di comprendere che tutti siamo colpevoli.

Come di consueto non poteva mancare una piccola curiosità e… per rimanere in tema, da veri e propri watcher diamo una sbirciatina al backstage

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La Gangbank di Gianluigi Paragone

in Il Sociale/La Cultura/La Politica/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
gangbank copertina
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Sabato 10 Giugno al Mitreo di Roma siamo andati ad ascoltare Gianluigi Paragone che ha presentato Gangbank.
Il nostro è stato un esperimento sociale: ci siamo fatti accompagnare da un amico, Massimo, che ha rappresentato per noi il “popolo”.
Nel suo libro Gangbank Paragone ci parla di come il sistema finanziario riesca a governare tutta la nostra economia perché sfrutta la nostra inconsapevolezza.
Siamo tutti pronti ad offrire i nostri dati, a far conoscere le nostre abitudini e tutti noi non siamo altro che l’oggetto del loro tornaconto, le vittime della gangbank.
Il sistema si basa sull’indebitamento della popolazione, sulla tecnologia nemica e sulla modernità che soppianta la cultura.
Gangbank traccia uno spaccato della situazione economico-politica della società odierna e denuncia l’illegalità e l’ingiustizia che la governano.

Di fatto il tentativo dello stesso Paragone non ha ottenuto i giusti risultati; il suo pubblico, sabato, era costituito da quelle poche persone interessate all’argomento, studenti di economia, di giurisprudenza, ex dipendenti di banca, una fetta di popolazione che già conosce le problematiche di cui si è parlato. E infatti le domande finali sono state pertinenti e mirate.

D. “ La soluzione per questo è uscire dall’euro? E’ possibile uscire dall’euro o ci sono possibilità di fare politiche economiche più espansive in Europa?”

G.P.: Il dibattito alternativo adesso è “uscire dall’euro?” e ovviamente  tutti pensano, quando parli di uscire dall’euro, che i soggetti politici che stanno parlando di questa opzione siano Salvini da una parte e Grillo dall’altra. Io nel libro non ho citato nell’uno nell’altro, cito invece premi Nobel e un sociologo importante come Luciano Gallino, che è un sociologo che dovrebbe appartenere come autore e come uomo di pensiero al mondo della sinistra che ha scritto un libro che si intitola “Come uscire dall’euro ma rimanere nell’Unione Europea”.
Un altro professore, il professor Guarino che è stato primo professore ordinario di diritto pubblico alla Sapienza di Roma, europeista convinto negli anni della prima repubblica, ha scritto un libro dal titolo “Non chiamatelo euro “ perché l’euro è una moneta che è entrata nelle istituzioni dei vari paesi in maniera del tutto illegale. E non l’ha detto un euro-contrario, Guarino ha spiegato tecnicamente perché quella moneta è stata adottata violando e forzando la legge.
Io non penso che il dibattito possa essere inquadrato come “l’ultimo che esce spegne la luce”.
Penso che il tema debba essere visto sotto un altro punto di vista ed è la sfida che io lancio a chi sostiene che l’euro sia intoccabile, e allora dico: se voi volete l’euro come moneta dovete fare due passi in avanti.
1) Omologazione e omogeneizzazione delle politiche fiscali
2) Omogeneizzazione del debito pubblico, ci deve essere un debito pubblico continentale e non il debito pubblico dei singoli paesi perché non capisco perché dobbiamo avere la stessa moneta e poi tu devi fare il professorino col dito puntato sui bilanci dei singoli paesi. Ma se si portasse a Bruxelles una proposta del genere la Merkel direbbe “grazie è stato un piacere” e se ne andrebbe. Il problema è che queste due opzioni non saranno praticate. È inoltre difficile che un’opzione del genere ve la possa concretizzare un signore che si chiama Juncker, il quale quando era a capo del granducato del Lussemburgo attirava le multinazionali con un daunting fiscale, cioè una concorrenza sleale fiscale. C’erano anche delle imprese italiane che hanno aderito a questo suo appello quindi Juncker ha ben poco da dare dimostrazioni e lezioni ad altri.
Aggiungo anche che c’è un paese come l’Irlanda che fa di tutto per regalare incentivi fiscali alle multinazionali. Non so se lo sapete ma Facebook è un soggetto bancario, ha in mano una licenza bancaria, opera come soggetto finanziario, perché l’Irlanda gli ha dato una licenza finanziaria e io penso che da qui a poco ce lo ritroveremo come soggetto di gestione del risparmio privato.

D: Perché tu ce l’hai con la Germania? L’Italia ha creato il proprio debito pubblico con le baby pensioni, per colpa di un partito che è stato quaranta anni al potere

G.P.: Accetto la sfida e mi metto sull’impopolarità e ti chiedo: con le baby pensioni hanno creato povertà o ricchezza?  Se io Stato, ti metto in mano dei soldi, in termini monetari, ho creato ricchezza o povertà?
D: Ma è inaccettabile…
G.P.: è inaccettabile moralmente, è una legge che moralmente fa schifo ma in termini di PIL ha generato ricchezza! Ti faccio un altro esempio: La Grecia, questa schifosissima Grecia che ha dato addirittura a tutti la possibilità di andare in pensione quasi all’età delle baby pensioni, secondo te in termini monetari ha fatto bene o ha fatto male al popolo greco? Ha fatto bene! E ti spiego perché…
D: No perché ha creato diseguaglianza, adesso noi dobbiamo andare in pensione a settanta anni perché gli altri ci sono andati a trentacinque e l’INPS non ha più i soldi per pagarli. E te ne dirò un’altra: perché l’INPS riesce comunque a pagare le pensioni? Perché ci sono quelli che hanno versato meno di venti anni di contributi e quei poveracci non prendono niente dall’INPS e con tutti quei contributi a fondo perduto l’INPS paga le pensioni, non so per quanto tempo, per quelli che ancora ne godono. E’ giusto che uno a trentacinque anni prenda la pensione e quelli che con diciannove anni di contributi non prendano niente perché non sono arrivati a venti anni?
G.P.: Non è giusto in termini morali, ma lo è in termini di PIL, il PIL è la ricchezza.
D: La redistribuzione però deve essere orizzontale, non può essere totalmente verticale.
G.P.: In termini monetari… questo è esattamente il discorso che ha consentito ai liberisti e agli Oscar Giannino di raccontarci la favola che il mercato è meglio del pubblico.
D: Non ho mai detto questo, però il pubblico è diventato privato dei gruppi e delle lobby e non siamo stati in grado di smontarli.
G.P.: Se ciò che tu dici è schifosamente immorale, sappi che quello che stanno facendo i mercati e che sta facendo il privato, con la stessa dinamica, sta proponendo un danno che è decisamente maggiore su scala globale. Ecco perché non accetto il discorso che fai tu perché io calcolo tutto in termini di PIL. In termini monetari la Grecia con le pensioni anticipate ha fatto crescere l’economia.
D: E infatti si è vista la Grecia come è andata…
G.P.: La Grecia stava benissimo…
D: Le Olimpiadi l’hanno distrutta.
G.P.: L’indebitamento.
D: Certo…
G.P.: Sai qual è il debito pubblico del Giappone? E’ decisamente oltre quello che possiamo immaginare, ma chi è il titolare del debito del Giappone? Il Giappone stesso!
D: Eh lo so, in Italia il debito pubblico non è nostro, anzi pare che la metà sia cinese. Ma non mi venire a dire che la colpa è della Germania, è colpa dell’Italia!
G.P.: Solo perché sei entrata nell’ Europa da stracciona!
D: Ma la forza contrattuale dell’Italia qual è? Basta vedere le quote latte… Ma non mi dire che è colpa della Germania, è colpa del governo dell’Italia di allora. La Germania si fa giustamente gli affari suoi.
G.P.: Quando Giuliano Amato era candidato alla presidenza della Repubblica italiana, sai che cosa faceva in quello stesso momento? Era consulente di Deutsche Bank! Come ho detto ha il numero di derivati più alti al mondo ma al momento Mario Draghi non può permettersi di fare guerra alla Germania.

Dunque la colpa della Germania è che ha dettato le regole, ha imposto il debito pubblico alle altre nazioni europee quando la stessa aveva il suo debito di guerra e per la sua propria unificazione.

D.: Ultima domanda. Come ci salviamo?

G.P.: Se tu vuoi creare le condizioni di lavoro devi stimolare la spesa pubblica, grandi infrastrutture. Renzi non ha fatto questo. Che Renzi vada in Europa a dire “così non si fa” non serve a niente! Prepari una manovra di stabilità, fortemente espansiva e dici “cara Europa che vuoi fare? Mi vuoi sanzionare? La manovra di stabilità è questa, se ti va bene è così sennò mettimi pure nei meccanismi punitivi tanto ci siamo già per tre quarti dei Paesi in Europa. Perché non l’ha fatto?
D: Eh, non lo so, diccelo tu…
G.P.: Perché è un coglione!

Per chi se la fosse persa, eccovi l’intervista a Gianluigi Paragone prima della presentazione romana di Gangbank.

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Tremate… La Mummia è stata risvegliata!

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mummia
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

La commedia horror con Sofia Boutella e Tom Cruise vi aspetta nelle sale

Non stavo prendendo a cuor leggero l’idea di andare a vedere La Mummia,  e il motivo di tanta cautela era per lo più dovuto al fatto che coloro i quali lo avevano visto in anteprima lo descrivevano come un film horror.
Sono arrivata in sala con l’idea che dovevo aspettarmi qualcosa di profondamente diverso dalla vecchia trilogia de La Mummia con Brendan Fraser ( La Mummia, La Mummia – il ritorno e La Mummia – La tomba dell’ Imperatore Dragone ) in cui i momenti di tensione sono sempre resi più digeribili dall’ironia dei protagonisti.
L’aspettativa di vivere attimi di terrore era talmente viva che alla fine anche una fifona come me ne è rimasta delusa. Scriveva Edmund Burke: <Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in certo senso terribile, o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, è una fonte del sublime; ossia è ciò che produce la più forte emozione che l’animo sia capace di sentire>
Quello che voglio dire è che, alla fine, senza rendermene conto avevo il desiderio di avere paura. E invece niente… ho affrontato stoicamente, senza neppure un conato di vomito, apparizioni improvvise di morti ammazzati, scene scarsamente splatter e perfino il tipo poco raccomandabile seduto a due poltrone da me che trangugiava i suoi nachos con salsa al formaggio.


Il film è abbastanza godibile, peccato che Alex Kurtzman (già affermato autore di film di successo come The legend of Zorro, Transformers e Star Trek) abbia scelto per la parte del protagonista un attore come Tom Cruise ( a vostra scelta la pronuncia Crùis o Cruz, non siamo così fiscali) con il quale aveva lavorato in Mission: Impossible III.
Decisamente, la parte della mummia più che quella del ladro-eroe, sarebbe stata adatta alle sue capacità attoriali e alla sua forza espressiva; ma si sa, il caro Tom è affine alle tematiche dell’occulto data la sua affiliazione alla chiesa di Scientology.
Per non parlare dell’esaltazione della prestanza fisica di un ultra cinquantenne che a forza di botulino sugli zigomi si è visto ridurre gli occhi a due sottili fessure (come minimo mi aspetto di vederlo in un live action sui Pokémon nella parte di Brock) .
Altra nota negativa è di certo il velo opaco che ha gettato su quelle scene comiche che solo per merito di Jake Johnson ( Nick di New Girl ) sono rimaste saldamente in piedi.
Un plauso alla Mummia Sofia Boutella (anche lei proveniente dal mondo di Star Trek) perfettamente adatta nella parte sia dal punto di vista della performance che da quello dell’aspetto fisionomico.
Che dire poi di un Russel Crowe tanto ambiguo da essere stato strappato dalla letteratura inglese di genere fantastico…
Il film, naturalmente, è da vedere perché per fortuna il soggetto costruisce da sé la storia grazie anche agli spunti suggeriti dalla trilogia precedente e dall’originale La mummia del 1932 e perché, come ovvio, questa pellicola segna l’avvio di un remake di tutta la saga.

Neppure stavolta può mancare un extra curiosissimo 😉 : ricordate la nostra mummia Sofia Boutella trasformata in un Michael Jackson al femminile nel video di Hollywood Tonight singolo uscito nel 2011 dopo la morte del cantante?

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Wow… Wonder Woman is back!

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Wonder Woman copertina
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Wonder Woman, l’eroina sexy e fantastica ideata da William Moulton Marston, è arrivata al cinema

Ebbene sì: il quarto attacco sferrato dall’ universo DC contro una già ben avviata produzione Marvel non ha potuto che catturare nelle proprie spire il lato più spiccatamente nerd della mia personalità! La calamita non poteva che essere il nuovo Wonder Woman rise of the warrior.
Più di centoquaranta minuti di orgoglio femminista (non a caso la regista è Patty Jenkis la stessa di Monster)  naturalmente condito dalla mai celata speranza che il tutto possa, il più delle volte, risolversi in un’ appassionata storia d’amore tra i protagonisti.
(Lei, Gal Gadot già vista in Fast and Furious; lui Chris Pine il Capitano Kirk della più recente trilogia di Star Trek)
L’intero film, che inizia con un collegamento al precedente Batman vs Superman: dawn of justice, sfrutta l’espediente del flashback. Diana riceve in dono da Bruce Wayne una fotografia ( già apparsa per l’appunto nella succitata pellicola) che rappresenta la donna in mezzo a quattro figure maschili. Pochi istanti e da un claustrofobico ufficio parigino veniamo trasportati in uno scenario neoclassico degno anche del più accanito spettatore di Xena, principessa guerriera.
Temiscira è il luogo bucolico, lontano dalla corruzione degli esseri umani, protetto da uno scudo atmosferico invisibile (e difettoso) in cui le Amazzoni addestrano corpo e mente, e in cui non si vedono uomini da millenni. Praticamente un luogo in cui trovi la tavoletta del water sempre a posto e non devi ripetere le cose la seconda, terza, quarta volta.
La vita è ad uno stadio più primitivo, essenziale, lontano dai condizionamenti sociali, soprattutto quelli che regolano il rapporto uomo-donna, d’altronde se di uomini ne hai solo sentito parlare, quando ne incontri uno per la prima volta le formalità le lasci da parte.
Per tutta la durata della pellicola si è trasportati inevitabilmente in mondi cinematografici in netta antitesi tra loro: è un comic movie, certamente, ma anche un film di guerra e un racconto mitologico condito da topoi ricorrenti nella trasposizione dai fumetti.
Personaggi ben delineati: una Wonder Woman che evolve senza forzature durante tutta la proiezione e la creazione di una “ciurma” eterogenea, una scienziata pazza e non ultimo un “molto sopra la media” Steve Trevor che si concede un’ironica autocelebrazione.
Interessante in fine l’adattamento che non solo tiene ben conto di un buon sincronismo vocale, ma si preoccupa di rimaneggiare un paio di scene per sostituire a testi scritti in lingua originale altrettanti testi tradotti in italiano; l’unica stranezza è nel nome della protagonista che nel teaser è pronunciato all’americana (Daiana) mentre nel film alla latina (Diana).
Qualsiasi motivo spinga ad andare a vedere questo film, che sia la storia del personaggio, la fede al continuum narrativo che lo lega ai precedenti o il vestitino poco coprente della protagonista, le aspettative sono sufficientemente ripagate.

Non ci resta che attendere, a fine anno, l’uscita di Justice League per ritrovare la nostra eroina in compagnia di Batman e Superman.
Vuoi sapere di più sulla nostra eroina? Clicka qua…

Godetevi anche le scene migliori del film… 😉 alcune scene… che vi credevate, di cavarvela così? Vi tocca vederlo…

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