Il Futuro? Solidale…

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Il lavoro di Pamela Crusco

A Steady Rain – Pioggia dentro, inonda gli spazi dell’Eliseo Off

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a steady rain
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Un articolo di Pamela Crusco

A Steady Rain – Pioggia dentro

dal 17 Novembre al Teatro Eliseo, lo spettacolo diretto ed interpretato da Davide Paganini e Matteo Taranto.

A Steady Rain è l’opera in un unico atto scritta per Broadway, pur non essendo un musical, da Keith Huff (tra gli autori di House of Cards ) e interpretata da Daniel Craig (Il James Bond ancora in carica) e Hugh Jackman (Wolverine degli X-Men).
Lo spettacolo ha inspirato la produzione della serie televisiva statunitense True Detective.
La versione Italiana A Steady Rain – Pioggia dentro è interpretata da Davide Paganini e Matteo Taranto.
Paganini, attore di cinema, teatro e televisione, lo abbiamo visto sul grande schermo in Romanzo di una strage diretto da Marco Tullio Giordana, nelle fiction Nero Wolfe e Fuoco amico e in teatro come protagonista di Coast of Utopia diretto dallo stesso Giordana.
Taranto, assiduo interprete di Fiction televisive come Il bello delle donne, Distretto di Polizia, Il Commissario Montalbano e molte altre, ha partecipato a moltissime produzioni teatrali sia come interprete che come regista. Ha instaurato un sodalizio artistico con Alessandro Gassman da cui è stato diretto al cinema in Razzabastarda  (2013) ed a teatro in La parola ai giurati e Roman e il suo cucciolo, lo ricordiamo anche per la sua partecipazione a Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek.

Un Trailer della versione americana

A Steady Rain ha avuto un grandissimo successo sia di critica che di pubblico nella sua messinscena statunitense. L’accoglienza è stata favorevole grazie alla trama noir e al tipo di rappresentazione che sfrutta la tecnica dello storytelling cioè il reacconto della vicenda da parte dei due protagonisti.
Joey e Denny sono due agenti di polizia che non sono solo colleghi ma sono legati da una lunga e profonda amicizia di vecchia data. I due commettono un errore legato ad un caso di omicidi seriali che stanno seguendo, per questo motivo finiscono di fronte alla Commissione per gli Affari Interni dove vengono interrogati sull’accaduto.
I due raccontano versioni in contrasto tra di loro, e nel dipanarsi delle discordanti narrazioni emergeranno i conflitti di questi due uomini e il loro rapporto con la verità.
La terza protagonista è la pioggia stessa, così come i due attori ce la presentano: “Un personaggio aggiunto, potremmo dire, catartico, una pioggia purificatrice necessaria per lavare via lo sporco delle vite dei protagonisti e permettere loro di affrontare un nuovo inizio.”
Gli spettacoli sono in seconda serata e sfruttano gli spazi dell’Eliseo Off, i luoghi “altri” del teatro, quei luoghi che non sono adibiti alla messinscena tradizionale, come il foyer e le gallerie.
Di seguito tutte le informazioni necessarie per tenere d’occhio le date:

 

Teatro Eliseo Eliseo Off – Foyer II balconata
Dal 17 novembre all’11 dicembre 2017
Spettacoli dal venerdì al lunedì
Novembre 17-18-19-20 e 24-25-26-27
Dicembre 1-2-3-4 e 8-9-10-11
Orario ingresso spettacolo venerdì e sabato 22.30 – domenica e lunedì 20.00

 

Biglietteria tel. 06.83510216
Giorni e orari:
lunedì ore 13 – 19, da martedì a sabato ore 10.00 – 19.00, domenica ore 10 – 17
Via Nazionale 183 – 00184 Roma
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e
www.vivaticket.it
Call center Vivaticket: 892234

Prezzi € 7


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Thor: Ragnarok, la fine di Asgard è così vicina?

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
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Un articolo di Pamela Crusco

Thor: Ragnarok una pellicola che parla di supereroi o una commedia?

Qualunque sia la risposta, il film, da poco nelle sale sta già riscuotendo un successo mondiale!

Siamo al terzo film dedicato a Thor il dio nordico del tuono, e al diciassettesimo se consideriamo tutto l’universo cinematografico della Marvel.
La prima cosa che salta all’occhio è di certo l’impronta comica che i produttori hanno voluto dare a quest’ultimo prodotto.
Tutta colpa ( o merito) dello zampino del regista neozelandese Taika Waititi, comico di professione, al suo primo blockbuster statunitense.
Thor: Ragnarok, a soli due giorni dall’uscita negli U.S.A. ha incassato oltre 120 milioni di dollari, e oltre 300 milioni nel resto del mondo e il gradimento sembra aumentare trovando concordi il pubblico e la critica.
Anche l’azzardo nel trasformare in commedia il solito comicsmovie non ha lasciato indifferenti gli spettatori che hanno apprezzato la scelta. La pellicola poi vanta la presenza di attori navigati e di piccole comparsate in camei di star hollywoodiane.
Stan Lee appare brevemente, come in quasi tutti i film della Marvel, e questa volta interpreta il ruolo di un anziano e sadico barbiere che deturpa la chioma bionda del protagonista.
Quasi all’inizio del film, Loki, nei panni di Odino, sta assistendo alla rappresentazione di una tragedia che mette in scena la storia della famiglia reale di Asgard: Luke Hemsworth è l’attore che veste i panni di Thor, Sam Neill quelli di Odino e Matt Damon quelli di Loki.
Appare, in un video registrato, Natasha Romanoff (Scarlett Johansson), e lo stesso Waititi vestirà i panni sia di Korg il gladiatore che di Surtur il demone.
La trama è semplice, ma non ve la sveliamo proprio tutta!
Thor (Chris Hemsworth) dopo aver scoperto dove si trova Odino (Anthony Hopkins) grazie all’intervento del Dottor Strange (Benedict Cumberbatch) deve lottare per evitare Ragnarok, la fine di Asgard, ma è minacciato da Hela (Cate Blanchett), dea della morte. Il padre sta per morire, l’ambiguo fratello Loki (Tom Hiddleston) sfoggia la sua solita altalenante malvagità.
Sempre più accentuata la bipolarità di Hulk/Bruce Banner ( Mark Ruffalo) che per la maggior parte del tempo vediamo nella versione “gigante verde” (che di gigantesco e verde ha proprio tutto… come ci fa notare lo stesso Thor).
Oltre all’antagonista Hela e al suo aiutante asgardiano Skurge (Karl Urban), abbiamo un altro cattivo: il Gran Maestro (Jeff Goldblum) di Sakaar, il pianeta sul quale finisce Thor e dove verrà catturato dalla Valchiria (Tessa Thompson)… per una volta abbiamo una protagonista femminile cazzuta e senza fronzoli.
Il braccio destro è Heimdall (Idris Elba che del vichingo ha davvero poco) il guardiano del Bifrost, il ponte che collega Asgard agli altri otto mondi.
Il film nei suoi centotrenta minuti scorre gradevolmente, sia grazie alle risate che ci strappano le battute dei protagonisti ( e neppure i puristi del genere avranno da ridire su questo, visto che la Marvel non è neofita in fatto di ironia), sia grazie alla musica dei Led Zeppelin che accompagna le scene delle azioni più concitate ( Immigrant song è il grido dei Vichinghi).
Altra nota gradevole, assolutamente da non sottovalutare, sono le scene cariche di pathos in cui Thor soffre a causa delle ferite provocategli da Hulk….

Thor: Ragnarok
Thor: Ragnarok

 

Se vi interessa approfondire il personaggio di Thor, potete dare un’occhiata alla storia del pantheon norreno mentre ascoltate Immigrant song

 

 

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

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Invertiamo la Rotta: Povia e Amato in tour

in Eventi/Il Sociale/Pamela Crusco Blog/Ultimi Pubblicati by
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Un articolo di Pamela Crusco

“Invertiamo la Rotta” il tour di Povia e Amato si divide tra critiche e applausi: la verità sta nel mezzo?

Invertiamo la Rotta” lo spettacolo/ conferenza tenuto dall’avvocato Gianfranco Amato e dal cantautore Giuseppe Povia è in tour nei prossimi mesi in tutta Italia. Il 15 Ottobre siamo stati ospiti della città di Latina, e non solo abbiamo assistito allo spettacolo ma abbiamo anche avuto modo di conoscere e intervistare i due protagonisti.
Povia, cantautore noto per le sue partecipazioni al festival di San Remo e per i numerosi successi radiofonici, nelle proprie canzoni ha spesso toccato temi delicati quali l’eutanasia e l’omosessualità per i quali è spesso stato oggetto di critiche da parte di una fetta di opinione pubblica.
Gianfranco Amato, sostenitore dei diritti della famiglia, legato all’organizzazione del Family Day e all’ambiente cattolico, scrittore, collabora attivamente con diverse testate giornalistiche.
Gli argomenti trattati ad Invertiamo la Rotta sono stati molti e tutti convergenti in qualche modo nell’idea che tutti noi siamo vittime di un controllo culturale delle coscienze.
Si è parlato della cosiddetta teoria gender, di transessualità, immigrazione, controllo economico, educazione infantile ed ogni tematica è sempre stata accompagnata da una canzone che tratta argomenti inerenti.
Alcune delle questioni che emergono appaiono tanto sconvolgenti da suscitare grande stupore negli spettatori che stanno seguendo le tappe di Invertiamo la Rotta, non mancano neppure critiche e aspre contestazioni.
A Latina l’accoglienza è stata calorosa e ha visto la presenza di giovani e anziani; in altre località italiane è capitato che siano stati cancellati degli appuntamenti, come quella del 23 Settembre a Trezzano sul Naviglio per la quale è intervenuta L’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).
Amato difende se stesso e Povia dalle accuse di omofobia e intolleranza che vengono loro mosse, sostenendo la veridicità e l’autorevolezza delle fonti che vengono citate.
Noi torneremo sull’argomento più avanti prendendoci del tempo per ragionare con voi su questi temi tanto delicati.
Nel frattempo guardate la nostra intervista e sentirete direttamente dalle voci di Povia e Amato un sunto di quanto potrete ascoltare andando a vederli.


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Chi m’ha visto, al cinema questa settimana… noi sì che l’abbiamo visto!

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Un articolo di Pamela Crusco

“Chi m’ha visto?” Si chiede Giuseppe Fiorello, – In molti!-  rispondiamo noi, visto il successo che il film sta ottenendo al Box Office!!


Questa settimana vi parliamo di un film tutto di casa nostra: Chi m’ha visto e non è per patriottismo ma, dopo le tante produzioni internazionali, avevamo proprio bisogno di spingervi alla risata con una commedia italiana.
Vi assicuriamo che si ride davvero!
E’ la storia di Martino Piccione ( Giuseppe Fiorello) un talentuosissimo chitarrista che lavora per molti artisti italiani. Il talento di Martino però non sembra essere riconosciuto né all’interno dell’ambiente musicale, che non gli rende i giusti meriti, né tra i suoi concittadini che considerano il suo lavoro un divertimento.
Terminato il tour con Jovanotti e senza un nuovo contratto, Martino è costretto a tornare a Ginosa dove ritroverà l’anziana madre, la ex fidanzata e il suo amico di sempre Peppino (Pierfrancesco Favino).
La situazione non è delle migliori, nessuno cerca collaborazioni, la ex Laura (Oriana Celentano) non vuole più saperne di lui, gli abitanti della città lo considerano un sognatore nullafacente, la madre Natuzza (Mariolina De Fano) è troppo presa dai programmi televisivi per comprendere le amarezze del figlio. E proprio uno di questi programmi televisivi ispirerà un piano infallibile a Martino: sparire! Egli stesso in un momento di sfogo sentenzia: “So trent’anni che faccio il chitarrista… e chi m’ha visto ?
Sparire è l’unico modo per attirare l’attenzione e con l’aiuto dell’inseparabile Peppino (che di cognome fa Quaglia), si nasconde in un vecchio casale abbandonato fuori città e attende che il mondo si accorga della sua assenza.
La trama, di per sé non troppo complessa, offre parecchi spunti all’espressività comica dei due protagonisti, di Favino in particolar modo.

Stiamo parlando di uno degli attori più apprezzati dal pubblico italiano e dalla critica, tanto da aver partecipato a numerosissime pellicole statunitensi. Eppure Favino dà il suo meglio proprio quando esprime la genuinità tipica della nostra cultura.
È un perfetto caratterista, soprattutto quando si parla di imitare un dialetto che non gli appartiene: lo abbiamo sentito nell’emiliano in “Da zero a dieci”, in “El Alamein” recitava in un perfetto accento veneto, in “Cosa voglio di più” è un calabrese trapiantato a Milano, in “Figli delle stelle” imita l’accento marchigiano,  in “Romanzo di una strage” interpreta il milanese Pinelli, e in questo ultimo film Chi m’ha visto gioca quasi in casa visto che entrambi i suoi genitori sono pugliesi.
Il film offre anche uno spaccato di panorami mozzafiato, la casa del nonno Totonno è un cumulo di pietre grezze, in uno scenario roccioso in cui essa stessa si fonde e trova la sua massima espressione nella scena in cui Martino si esibisce in un assolo in bilico su un precipizio ( Che ricorda vagamente le atmosfere di Jesus Christ Superstar).
La protagonista femminile è Sally (Mariela Garriga) una prostituta sudamericana che prova a riscattare se stessa, cercando il proprio posto nel mondo… la stessa cosa che cerca di fare Martino.
Il piano dei due amici sembra funzionare:  non soltanto lo scomparso finisce in tv, ma alcuni tra i più importanti artisti italiani lanciano degli accorati appelli (Jovanotti, Elisa, Gianni Morandi, Giorgia, Albertino, e tanti altri tra cui anche Fiorello Senior), la conduttrice del famoso programma televisivo “Scomparsi” ( Sabrina Impacciatore) si interessa alla vicenda del chitarrista e il manager Tony Pettinato ( Dino Abbrescia) che oramai si era defilato, alla notizia dell’aumento vertiginoso delle vendite dei dischi di Martino, ritorna sui propri passi, ma soprattutto Don Julio (Maurizio Lombardi) finalmente riesce ad esibirsi in una chiesa piena di gente!


Dagli ingredienti non manca neppure quella tipicità tutta meridionale: la madre che si preoccupa che il figlio mangi, gli amici del bar che in continuazione chiedono “ Quando sei arrivato? E quando te ne vai?” e l’immancabile “ E tu… a chi appartieni??”
Il regista è Alessandro Pondi che di meridionale non ha niente.
Martino è un rocker anche se poi la canzone che più lo rappresenta è questa:

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Romics 5 – 8 Ottobre 2017… tutto un altro mondo!

in Giocare Giocare/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Ultimi Pubblicati by
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Un articolo di Pamela Crusco

Romics 2017: In questa edizione autunnale noi di IoGiornalista non ci siamo fatti scappare niente. Divertitevi con i simpaticissimi protagonisti del nostro servizio!


In questo servizio sul Romics vi proponiamo delle interviste molto interessanti ad alcuni dei protagonisti della fiera.
Tanto per iniziare coreograficamente vi presentiamo gli amici di Saber Guild Roma… Si tratta di un’associazione culturale ufficializzata dalla Lucas Film che principalmente si occupa di fare dimostrazioni di duelli con spade laser, proprio come accade nella saga di Guerre Stellari. L’argomento ci interessava non poco vista l’attesissima uscita il 13 Dicembre di Star Wars Episodio VIII: Gli ultimi Jedi e Saber Guild Roma sarà presente nei cinema della città per rendere ancora più completa l’esperienza stellare! Per chi fosse interessato alle loro attività e i loro corsi qui potete trovare la loro pagina Facebook.
Abbandonata l’atmosfera spaziale siamo entrati nel mondo degli acchiappafantasmi: non ci credereste ma uno dei Ghostbusters è stato tanto gentile da spiegarci come funziona il loro lavoro e come viene assemblata la loro sofisticatissima attrezzatura. Più tardi abbiamo addirittura assistito ad una dimostrazione di cattura con tanto di balletto! Vi informiamo che Ghostbusters Italia è felice d accogliere nuovi iscritti e appassionati e potete aderire iscrivendovi qui .
Il Romics è un grande contenitore che accoglie tantissimi mondi legati ai fumetti, i videogiochi e tutto l’universo di internet, uno dei protagonisti del nostro servizio è Maurizio Merluzzo, molti di voi sicuramente lo conosceranno: è un doppiatore di cartoni animati, videogiochi, telefilm e famosissimo come youtuber. Nell’intervista Maurizio ci parla del suo lavoro e dei suoi due canali youtube con cui ha ottenuto grandissimi risultati Cotto e Frullato e Maurizio Merluzzo.
Nella fiera, in controtendenza con la passione per il gioco virtuale, abbiamo incontrato Giuseppe Gaeta e il suo simpaticissimo team di Escape Calabria che ci ha parlato dell’escape room, un gioco di logica che sta sempre più facendosi strada negli ultimi anni. Ogni stanza ha il suo tema, lo scopo è quello di risolvere tutti gli indovinelli in un’ora di tempo massimo. Noi abbiamo provato la versione light del gioco in un quarto d’ora all’interno della fiera e lo abbiamo trovato molto entusiasmante, se il gioco vi interessa visitate il sito http://www.escapecalabria.it/
Per concludere non possiamo che parlarvi dell’aspetto più caratterizzante del Romics e delle molte fiere che in Italia sono dedicate al mondo dei fumetti e degli anime: Il Cosplay!
Il cosplayer è quell’appassionato che, amando moltissimo il suo personaggio d riferimento (o più personaggi), decide di impersonarlo nell’aspetto e nell’atteggiamento. Dopo aver fatto diverse fotografie in giro per la fiera abbiamo intervistato Simone un ragazzo venticinquenne che ormai da qualche anno fa cosplay di personaggi di videogiochi famosi. Abbiamo chiacchierato un po’ con lui che ci ha spiegato come ha iniziato questa attività e come realizza di volta in volta i suoi personaggi. Qui trovate la sua pagina Facebook: SimoneDolimpoCosplay se volete farvi un’idea di che cosa sia il Cosplay.
Noi ci rivediamo alla prossima fiera, continuate a seguirci e ne vedremo delle belle!

 


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Blade Runner 2049… il sequel “replicherà” la fortuna del precedente?

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Blade Runner 2049

Blade Runner 2049 è ancora nelle sale cinematografiche e sta dividendo il pubblico dei nostalgici da quello più giovane!

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Un articolo di Pamela Crusco

Blade Runner 2049 è il sequel perfetto! Era attesissimo: la risposta dell’arte
cinematografica moderna, del terzo millennio, alla fantascienza anni 80, tanto che in un multisala romano nel primo week-end successivo all’uscita si è garantito il sold- out!

L’atmosfera è la stessa del Blade Runner con Rutger Hauer, a parte qualche scena di più ampio respiro.
Avevamo lasciato la storia al 2019, quando Rick Deckard fugge insieme a Rachael ( Sean Young) e di loro non si sa più nulla…. Che fine hanno fatto i due? Sembra che il cacciatore abbia un piano ben preciso in mente quando trae in salvo la bella replicante, eppure la scena finale del director’s cut è quella del solito origami a forma di unicorno che Gaff si diverte a modellare. Che il collega di Deckard sia la figura chiave?
Gaff lo ritroveremo anche in questo Blade Runner 2049, come figura di raccordo tra i due momenti tanto lontani nel tempo.
L’agente K ( Ryan Gosling) è un replicante di nuova generazione, impiegato come Blade Runner per dare la caccia agli ultimi replicanti ribelli creati dalla vecchia Tyrell Corporation, i Nexus 8.
Questo gruppo di androidi costituisce un’evoluzione dalla serie di replicanti Nexus 6 di cui facevano parte Roy Batty, Leon e Pris, poiché non hanno un’aspettativa di vita limitata a quattro anni, ma possono vivere a lungo come gli esseri umani.
I Nexus 8 sono una minaccia per la stabilità dello Stato perché rappresentano la categoria di replicanti maggiormente inclini alla ribellione, e sono gli stessi che nel 2022 hanno causato il black out di cui si parla spesso nel film. Uno dei Nexus 8 che viene ucciso da K è Sapper Morton interpretato da Dave Bautista il wrestler che in Guardiani della Galassia ha interpretato Drax il distruttore.
Bastano pochi minuti di apparizione di questo personaggio perché si possa iniziare da lui un viaggio che porterà lo spettatore a dover risolvere una serie di misteri che intrecciano le trame dei due film.
Il mistero con cui Ridley Scott ci aveva lasciato era questo: Rick Deckard è un replicante?
Proviamo ad analizzare i fatti: in Blade Runner abbiamo un Deckard coraggioso, determinato, ma di certo privo della forza bruta che appartiene agli androidi creati in laboratorio; se fosse un replicante apparterrebbe ad una specie molto più simile ai Nexus 8 piuttosto che ai Nexus 6 che giravano nel 2019, tanto più che ce lo ritroviamo, invecchiato, nel 2049!
Sono passati ben trent’anni dai fatti del primo episodio, la Tyrell è stata bandita, la creazione dei replicanti è stata interrotta dopo il black out ma ha avuto una ripresa grazie a Neander Wallace. Si tratta di un personaggio ambiguo di cui sappiamo ben poco ( se non che l’attore che lo interpreta, Jared Leto,  rende grandissima giustizia ai suoi quarantasei anni!) Wallace crea nuovi replicanti ma non sembra soddisfatto del proprio lavoro poiché la produzione in laboratorio è ben più limitata rispetto ad una riproduzione naturale.  Il secondo quesito che vi proponiamo è dunque questo: i replicanti possono procreare?
La domanda è strettamente legata alla prima e la risposta non tarda ad arrivare dal film stesso: i replicanti possono riprodursi, Rachael lo ha fatto! Che cosa ha messo al mondo Raechel? Un replicante, un umano?
Lei non sembra avere gli stessi limiti dei Nexus 6, che sia dunque un prototipo di Nexus 8? O magari un 7, visto che di questi non si parla né nel primo film né in questo secondo.
Dopo tutto Tyrell aveva parlato di Rachael come di un esperimento, qualcosa di diverso dagli altri “lavori in pelle” e Wallace che ha ereditato il lavoro del suo predecessore dirà al vecchio Deckard che lui e la sua compagna sono stati un esperimento, che il loro incontro non fu casuale.
Le star di questa pellicola non possono che essere Ryan Gosling e Harrison Ford.
Il primo incarna bene la figura di un essere a metà tra l’esperimento scientifico e il carattere umano del suo essere. Il film, d’altronde, ci spinge ad una riflessione sulla condizione umana poiché i replicanti che non possono vivere la stessa vita di un umano vero sono ancor più attaccati ad essa… “ più umano dell’umano”.

Harrison Ford sta chiudendo i più grandi capitoli del cinema mondiale, dando così un’ ultima e considerevole lustratina al proprio curriculum attoriale, da Guerre Stellari fino a Blade Runner 2049 chissà che non possa chiudere in bellezza con un sequel di Indiana Jones.

 

Nel cast anche Ana De Armas che interpreta Joi, la compagna virtuale di K, figura sulla quale il protagonista riverserà tutti i propri sentimenti umani ( ricordiamo che per definizione i Nexus 6 non erano progettati per provare emozioni, nessun replicante nel 2019 era in grado di provare sentimenti… a parte Rachael).
Robin Wright è Madame Joshi, il superiore dell’agente K, che mostra nei suoi confronti un interesse particolare.
Sylvia Hoeks è il braccio di Wallace, una replicante, probabilmente la prediletta del creatore, che prova attaccamento verso di lui.

 

Spiacevole il finale, probabilmente troppo sbrigativo rispetto alla durata di tutto il film. La speranza è che un finale poco autoconclusivo lasci spazio all’idea di un possibile terzo capitolo. Che ne dici Denis Villeneuve?

 

Vale la pena vedere il film, sia se siete dei nostalgici dell’epoca sia se siete dei giovincelli che hanno visto il film soltanto dopo che questo è divenuto espressione di un genere e di una generazione che si è posta domande sul ruolo dell’umanità nel mondo.

 

Vi lascio con il solito contenuto musicale, e se volete sapere quale sia il nesso con Blade Runner 2049, non vi resta che andare a vederlo!

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Blade Runner… dal 2019 al 2049!

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Blade runner 1 e 2
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Un articolo di Pamela Crusco

Blade Runner 2049 sta per uscire proprio oggi 5 Ottobre nelle sale italiane…

facciamo il punto della situazione e ripercorriamo la storia di questo capolavoro che ha segnato una generazione e quelle a venire!

Eravamo rimasti al Blade Runner di Ridley Scott, film cult dei primi anni 80 che vedeva come protagonista Harrison Ford l’attore che in quegli anni stava cavalcando l’onda del successo, dopo aver interpretato il pilota Ian Solo in Guerre Stellari e l’archeologo Indiana Jones ne I predatori dell’arca perduta.
Blade Runner, tratto dal romanzo del 1968 di Philip K. Dick “Do androids dream of electric sheep?,  racconta un futuro distopico ambientato nell’anno 2019 a Los Angeles (il romanzo nel 1992).

La Tyrell Corporation è un’azienda che crea per il governo i cosiddetti “replicanti” degli androidi del tutto simili agli umani che posseggono però caratteristiche fisiche  e intellettuali superiori al modello. Questi androidi, che hanno un’esistenza della durata limitata di quattro anni, vengono impiegati per lavori di forza nelle colonie extramondo. La tematica principale del film ruota intorno al timore, sovente espresso nelle opere cinematografiche di quegli anni, nei confronti di una tecnologia che si ribella al creatore. Il robot è un mostro di Frankenstein che vuole ribaltare il suo status di schiavo e divenire padrone.
Rick Deckard è un cacciatore di taglie che in passato aveva fatto parte dei Blade Runner, un’unità speciale che si occupa del “ritiro” dei replicanti che si ribellano al sistema. L’intento dei sei replicanti fuggiti dalla colonia è quello di raggiungere la Tyrell per ottenere una revisione genetica che possa permettere loro di vivere più a lungo.
I primi due androidi muoiono accidentalmente folgorati in un campo di alta tensione, Leon (Brion James) che ha tentato di intrufolarsi alla Tyrell candidandosi per un impiego, viene sottoposto al test di riconoscimento dei replicanti ma riesce a fuggire uccidendo l’agente Holden (Morgan Paull), Zhora (Joanna Cassidy) viene identificata e poi uccisa da Deckard, Leon che ha assistito alla scena tenterà di vendicare la morte della compagna uccidendo Deckard ma verrà fermato dalla mano di Rachael.

Nel frattempo Deckard scopre che Rachael, la segretaria della Tyrell è anch’ella un’ignara replicante e decide di proteggere la donna di cui poi, naturalmente, si innamorerà!

Gli unici due replicanti rimasti in vita, Pris e Roy Batty decidono di portare avanti la loro missione, arrivando fino al Dr. Tyrell, il quale rifiutandosi di trovare una soluzione che possa prolungare la vita dei due, verrà ucciso cruentemente da Roy.

Una serie di eventi che vedranno dapprima l’uccisione di Pris da parte di Deckard e il successivo desiderio di vendetta di Roy Batty, saranno un susseguirsi di scene d’azione che ci porteranno diritti ad una delle scene più famose della storia del cinema, il monologo di Roy:

Il film è un noir in tutto e per tutto: il buio fa da padrone, la violenza non viene risparmiata, e durante tutto il processo narrativo aleggia una sorta di mistero intorno al protagonista. Deckard infatti fa uno strano sogno in cui vede un unicorno, lo stesso che in almeno altri due momenti del film ritroveremo sotto forma di origami. Il dubbio che Ridley Scott ha voluto insinuare e che per ben 35 anni è rimasto irrisolto è questo:
Il Blade Runner Rick Deckard è un replicante?

Da oggi nei cinema il sequel Blade Runner 2049 prodotto dallo stesso Ridley Scott e diretto da Denis Villeneuve

Troveremo nuovamente Harrison Ford negli stessi panni che vestì nel 1982, al suo fianco una nuova leva dei Blade Runner Ryan Gosling, un nuovo “creatore” Jared Leto erede del dottor Tyrell e Robin Wright nei panni del tenente Joshi

E se proprio i buchi temporali non vi piacciono, potete colmare questi trent’anni di vuoto (35 per le date di uscita dei due film, 30 per il tempo della narrazione ) con un corto firmato Shinichiro Watanabe autore di Cowboy Bebop

Il film è nelle sale da oggi e i pronostici sono molto favorevoli, a noi non resta che andarlo a vedere!!

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Madre! Un ruolo insolito per Jennifer Lawrence e Javier Bardem

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
Copertina madre

Madre ! …il nuovo film di Darren Aronofsky, è stato un vero e proprio flop al botteghino… E’ stata solo l’accoglienza dalla Critica?

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Madre ! è il trionfo dell’assurdo: è la storia di un uomo ( Javier Bardem), uno scrittore in crisi che va a vivere nella sua vecchia casa d’infanzia insieme alla ben più giovane moglie (Jennifer Lawrence). La Sposa, con grande impegno, rimette a nuovo l’intera dimora, che è, fra l’altro, tutta da rifare dopo un incendio. Un flusso appassionato che si svolge in attesa che il suo sposo ritrovi l’ispirazione perduta, e di poter raggiungere un sano idillio familiare, che in quella stessa casa la vorrebbe vedere moglie, e madre.
Tutto carino e semplice? No, c’è una stanza… vi pareva che non ci fosse una stanza chiusa… un luogo oscuro in cui lo scrittore custodisce un grande cristallo prezioso, ed in cui non vuole che si entri in sua assenza… MAI…
L’assurdo inizia quando alla porta della grande casa bussa un uomo (Ed Harris) in cerca di un albergo: lo scrittore lo invita dapprima a restare per qualche chiacchiera, poi per la notte, senza chiedere il consenso della giovane moglie che inizia a diventare preda di uno stato d’ansia e di allucinazioni.
Tra i due uomini si instaura un rapporto strano, di devozione reciproca, da cui la donna viene esclusa; la situazione peggiora quando arriverà un secondo ospite: la moglie dell’uomo (Michelle Pfeiffer).

Inizialmente la donna sembra voler cercare di instaurare con la ragazza un rapporto confidenziale che ben presto si trasformerà in una fastidiosa ingerenza. Ella inizierà ad insinuare dei tarli riguardanti la vita di coppia dei due, sottolineando come  il desiderio di essere madre della ragazza sia di fatto ignorato dal marito troppo preoccupato per suo lavoro.

Madre Locandina
La locandina del Film…

Fino a questo punto il film avanza cauto nella trama, lasciando che lo spettatore possa analizzare con calma i fatti, fare ipotesi e di certo lasciarsi condurre attraverso l’inquietudine che l’atmosfera riesce a creare. Nonostante le riprese tremolanti, con telecamera in spalla, in un continuo inseguimento dei protagonisti mentre si muovono nella casa, la pellicola, grazie anche all’aspetto algido e seducente della Pfeiffer, ottiene l’effetto sperato.
Da qui in poi però tutto degenera: una catena di eventi nefasti, incomprensibili e cruenti trasforma quello che poteva essere un interessante thriller psicologico in un puro film horror splatter, anche mal raccontato.

C’è spesso la presenza di un cuore sanguinolento che batte o che qualcuno tiene in mano come fosse uno straccio e non possiamo che pensare al sogno che racconta Dante:

[…]
quando m’apparve Amor subitamente,
cui essenza membrar mi dà orrore.
Allegro mi sembrava Amor tenendo
meo core in mano, e ne le braccia avea
madonna involta in un drappo dormendo.
Poi la svegliava, e d’esto core ardendo
lei paventosa umilmente pascea:
appresso gir lo ne vedea piangendo.

A parte la digressione letteraria che Madre! mi ha ispirato, poco rimane nella seconda parte, tanto che sembra che tutto il lavoro svolto dai personaggi di Michelle Pfeiffer e Ed Harris venga vanificato da un finale sbrigativo, che si occupa soltanto di sottolineare la crudeltà delle scene.
Il regista Darren Aronofsky, legato sentimentalmente alla Lawrence, è lo stesso de Il cigno nero e Noah.
Madre! Apre le porte a molteplici interpretazioni, quello che è certo è che si tratta di un’allegoria, che rimanda quindi a un qualcosa di altro: forse è una citazione biblica, forse ad una panoramica sul ruolo della donna all’interno della società…
Non vogliamo fornire risposte a tali quesiti, anche perché non ne abbiamo, vi lasciamo piuttosto esplorare il mondo di Aronofsky che nel 2011 diresse il videoclip di Lou Reed & dei Metallica

Dove abbiamo visto questo Film? Ma a Roma, al Cinema Madison perbacco!!!marchio-cinema-madison

Viva i Cinema

indipendenti !!!

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Conspiracy Code: un libro, un film

in Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
Conspiracy code
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Di Conspiracy Code, il suo nuovo libro, ce ne parla Il regista Mario Cosentino sabato 16 Settembre a Parco Leonardo

Appuntamento con il mistero per i nostri lettori venerdì 15, sabato 16 e domenica 17 settembre presso gli stand di Esoterika 2017, la decima edizione del Festival dell’esoterismo che si terrà a Parco Leonardo a Fiumicino.

All’interno del Festival, con l’allestimento di trecento stand dedicati al tema dell’esoterismo, che prevede un’affluenza enorme di spettatori e la presenza di ospiti illustri, vi segnaliamo, tra le altre cose, la presentazione, nel pomeriggio di sabato alle ore 18:00, del libro e film Conspiracy Code dello scrittore e regista Mario Cosentino.

Non conosciamo bene la trama della pellicola visto che non è ancora stata resa nota dai produttori, possiamo solo dirvi che si tratta di un thriller sul tema del complotto, del controllo segreto dell’intera società, delle organizzazioni segrete massoniche e della criminalità organizzata.

A pensarci le tematiche di questo libro/film sono un po’ la summa di alcuni degli argomenti che abbiamo trattato negli ultimi mesi, a partire dalle teorie complottiste di Gianluigi Paragone e GangBank (sul fronte “Matteo Renzi” Paragone e Cosentino si trovano sulla stessa lunghezza d’onda), passando per Mafia Capitale, fino alla recensione della pellicola d’oltre oceano Nerve.

Gli attori sono dei semi- professionisti che costituiscono una squadra messa insieme dallo stesso Cosentino, e a questo proposito è doveroso segnalare anche che durante tutta la giornata di sabato, fino alle ore 17:00 prima dell’inizio della conferenza dedicata al libro, la produzione sarà impegnata in un casting per ruoli, comparse e figurazioni.
Nel nostro comunicato stampa troverete tutte le informazioni a riguardo

E se tutto quello che abbiamo detto su Conspiracy Code non vi avesse già abbastanza incuriosito, vi lasciamo con l’inquietante trailer di un film che nulla ha da invidiare alle costose produzioni a stelle e strisce.


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Gli Stolen Apple presentano Trenches

in La Musica/Pamela Crusco Blog by
Trenches
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

La Band fiorentina presenta il suo album appena pubblicato, Trenches, dodici brani da ascoltare tutti di un fiato

Trenches, un disco, una professione di fede…

Gli Stolen Apple si sono formati ufficialmente nel 2008 ma i componenti, Luca Petrarchi (chitarra, voce) Riccardo Dugini (chitarra, voce), Massimiliano Zatini (basso, tastiera, voce) e Alessandro Pagani (batteria, voce), sono artisticamente ben più maturi.

Non si definiscono, o meglio, restano su un più generico “alterative rock” quando parlano della loro musica, e certamente nell’ ascoltarli non possiamo che ritrovare nel loro sound il grunge, la psichedelia e quei suoni distorti figli di una tradizione che muoveva i suoi passi a cavallo degli anni 80 e 90.
Non temono neppure i paragoni con band come Dinosaur jr o Nirvana, ma ci sorprendono quando parlano dei loro gusti musicali.

Trenches è un viaggio attraverso paesaggi sonori, si ascolta tutto di seguito calandosi nella dimensione onirica che regala, c’è molto “rumore” in una continua lotta con le melodie chiare e penetranti.

Red Line, il brano di apertura, mette subito in chiaro le intenzioni del gruppo, qui ve lo proponiamo in versione live, mentre più avanti troverete la nostra intervista agli Stolen Apple

Abbiamo fatto una chiacchierata molto piacevole con i componenti della Band che si mettono a nudo e, parlando di se stessi, ci preparano all’ascolto di Trenches

Da Falling Grace, il brano che più di tutti esprime il prorompente animo rock degli Stolen Apple, è stato tratto un interessante videoclip…

I brani che vi abbiamo proposto li abbiamo scovati nel loro canale ufficiale di youtube, ma vi consigliamo vivamente di acquistare l’album, e magari poi renderci un feedback per dirci che cosa ne pensate di questa Band.

Intanto, per chi fosse curioso di ascoltarli dal vivo, vi segnaliamo che venerdì 22 Settembre saranno al Titty Twister Club di Firenze

Buon ascolto!!


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Dalle stragi di Capaci e Palermo a Mafia Capitale

in Eventi/Il Sociale/Pamela Crusco Blog by
mafia locale

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

 

A Roma la mafia non esiste” dicono i legali di Buzzi e Carminati. “Anche a Palermo non esisteva” risponde Roberto Saviano

Domani 21 Giugno 2017, a due giorni dal venticinquesimo anniversario dalla morte in via D’Amelio, a Palermo, di Paolo Borsellino e della sua scorta ( Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina), potremo assistere presso i giardini di piazza Bologna a Roma ad un dibattito intitolato “Nuove mafie e mafie locali”.
A partecipare all’evento saranno Federica Angeli, giornalista de “La Repubblica” sotto scorta dal 2013 per la testimonianza su uno scontro a fuoco avvenuto ad Ostia; Francesca Danese, portavoce del Forum terzo settore del Lazio; Guglielmo Muntoni, Magistrato e Presidente della sezione Misure di Prevenzione, che si occupa della gestione patrimoniale legata a Mafia Capitale; Alfonso Sabella, Magistrato e Giudice della sezione GIP- GUP del Tribunale di Napoli, in passato sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo e assessore alla legalità per il comune di Roma proprio nell’anno dello scoppio del caso di Mafia Capitale.
A moderare l’incontro Lucrezia Colmayer, assessora alle politiche giovanili e Gianluca Bogino Presidente della Commissione Politiche Giovanili.

Il dibattito coincide anche con la sentenza di poche ore fa che condanna i due protagonisti di Mafia Capitale Salvatore Buzzi e Massimo Carminati rispettivamente a diciannove e venti anni di carcere insieme ad altri collaboratori con le accusa di associazione a delinquere, estorsione, turbativa d’asta e corruzione.
Condanna slegata dall’aggravante dell’associazione di stampo mafioso 416 bis e meno severa rispetto alle richieste dell’accusa per quanto riguarda la durata ma comunque corredata dalle restrizioni del 41 bis.

Il 23 Maggio in ricordo della strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e la scorta che li accompagnava (Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani), la Rai ha trasmesso uno speciale dedicato ai due magistrati.
E se ogni territorio ha la “propria mafia” così Carmen Consoli ci racconta la sua Sicilia

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The Rocky Horror Picture Show a Villa Pamphili

in Il Cinema/La Cultura/La Musica/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
rocky horror
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

The Rocky Horror Picture Show in scena il 29 giugno alle ore 18:00 al teatro Scuderie Villino Corsini con ingresso libero.

E se la vostra auto avesse un guasto al motore nel bel mezzo di un bosco, sotto uno spaventoso temporale, a chi chiedereste aiuto?

Un eterogeneo gruppo di cantanti/ attori metterà in scena uno dei musical più trasgressivi della storia il Rocky Horror Picture Show.
Vi immergerete in un luogo ameno poiché il teatro si trova all’interno di Villa Pamphili; ma assisterete ad uno spettacolo che ha davvero poco a che vedere con l’atmosfera bucolica che si respira tutto intorno.
Entrando da via di San Pancrazio e percorrendo, all’interno della villa, via 3 Giugno si arriva alla costruzione del teatro.
La messinscena si ispira al film del 1975 con Tim Curry, Susan Sarandon e Richard O’Brien e vedrà come protagonisti gli allievi che hanno partecipato ai corsi di musical che da anni Cecilia Amici gestisce presso la Scuola Popolare di musica Donna Olimpia spesso coadiuvata da Carmine Ginnetti Quintiliano e David Petrosino

Nel ruolo di Frank ‘n’ Furter vedremo Maria Carolina Luzzo, in quello di Riff Raff Anita Marconi; il ruolo dei due coniugi Brad e Janet sarà affidato a Davide Marcelli e Linda La Veglia, Magenta e Columbia saranno interpretate rispettivamente da Lorena Alferoni e Giulia Ammazzalamorte; Alba Ciacco interpreterà Betty che all’inizio della pellicola sposa Ralph, interpretato da Gennaro Catapano, lo stesso attore che poi interpreterà Rocky, il frutto delle sperimentazioni di Frank; doppio ruolo anche per Letizia Troise che vedremo sia nei panni di Eddie che in quelli del dr. Scott.

Noi siamo andati ad intervistare Cecilia e ci siamo fatti raccontare non solo come sarà questo spettacolo ma anche come si svolge il suo laboratorio di Musical che già da dopo le vacanze estive ripartirà con un nuovo progetto.

Nella nostra intervista avete un assaggio dello spettacolo grazie a qualche scena rubata durante le prove, ma l’atmosfera un po’ tetra che respirerete durante la visione del Rocky Horror non possiamo raccontarvela, e quindi invitandovi ad andarlo a vedere vi lasciamo con una delle scene più famose del film!

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Transformers – L’ultimo Cavaliere… o forse no?

in Il Cinema/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
transformers 5
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Transformers, siamo al quinto capitolo, e ci chiediamo se questo film segnerà la fine della saga.

 

Il cinema in solitaria è una scoperta segnante nella vita: quando vai a vedere un film con qualcuno a volte si rischia di relegare la proiezione al marginale ruolo di sfondo; quando sei sola con le immagini l’esperienza cinematografica ha tutto un altro sapore, ci sei solo tu è il film che stai guardando e in qualche modo ne diventi parte.
Se scegli di farti accompagnare devi considerare due punti fondamentali:
1) non è detto che tu possa scegliere cosa andare a vedere
2) nel momento in cui ti siedi già sai che, in caso il film non ti piaccia, non potrai alzarti e andartene via.
Il caso peggiore, e naturalmente è il mio caso, si presenta quando il tuo accompagnatore è un uomo.
Vietati i film d’amore: sono da femminuccia.
Vietati gli horror: loro sono maschi alpha, non possono rischiare di farsi vedere nel panico.
Vietati i polpettoni d’autore: non puoi mica farli annoiare.
E allora ti ritrovi in una sala piena di ragazzini urlanti, tutti eccitati per l’uscita di niente meno che Transformers 5,  il quinto capitolo dei film ispirati ai giocattoli Hasbro.
Senza sacrificio non può esserci vittoria” (per citare il film)
Ho confidato nel mio spirito critico e nell’idea che film del genere siano studiati per coinvolgere lo spettatore sin dalla prima scena.
Transformers – l’ultimo cavaliere non è niente di tutto ciò.

Il film inizia come un fantasy medievale ispirato al ciclo bretone, con tanto di Cavalieri della tavola rotonda e Mago Merlino. A parte trasformazioni lampo dei robot in bolidi rombanti con effetti speciali ben sviluppati, al film in sé resta ben poco. Si fa una gran fatica a seguire la trama, a capire chi è contro chi, chi sono i buoni e chi i cattivi.
I due protagonisti sono Mark Wahlberg che già nel precedente film interpretava Cade Yeager e Laura Haddock che aveva interpretato Meredith Quill in Guardiani della Galassia I e II e che qui troviamo nel ruolo di Viviane Wembley. Il regista è quello degli altri quattro, Michael Bay, e una new entry  di spicco è Anthony Hopkins.
Simpatico l’omaggio che il film dedica a Star Wars presentando i due robot Sqweeks  e Cogman come citazioni di R2-D2 e C-3PO ( quest’ultimo parallelo è esplicitato in una battuta del film).
Un’ altra somiglianza, sembrerebbe da doversi ricercare nella storia de Il codice da Vinci sia per quanto riguarda lo svolgimento delle indagini da parte dei due protagonisti, sia per quanto riguarda la figura di “ultimo discendente” di Viviane.
La durata eccessiva del film ( due ore e mezza), i passaggi a volte troppo concitati e la mancanza di chiarezza nella trama, uccidono quello che poteva essere un tentativo interessante di mettere insieme elementi che già hanno catturato il cuore degli spettatori, è l’occasione sprecata di Michael Bay.
In conclusione: le intenzioni erano buone, i risultati decisamente meno.

E se nel film abbiamo un Mark Whalberg intenzionato a mettere in guardia la figlia dal frequentare batteristi e DJ, nella sua carriera da cantante ha addirittura dedicato questa canzone ai DJ! 😉

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Africabar, il teatro racconta le migrazioni.

in Eventi/Il Sociale/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
Africabar scena
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Stasera al Teatro Argentina la prima di Africabar, uno spettacolo di Riccardo Vannuccini che vede tra i protagonisti attori provenienti da centri di accoglienza per rifugiati e insieme ai due spettacoli precedenti Sabbia e Respiro forma la Trilogia del Deserto che tratta l’argomento delle migrazioni forzate.
Noi abbiamo avuto il privilegio di assistere in anteprima ad alcune scene e di intervistare il regista e uno degli attori, Cedric Musau Kasongo.

“La fantasia dello spettatore è libera di giocare e di combinare le scene, le musiche, i corpi. La nostra azione scenica si conclude nel suo stesso apparire, non c’è rimando a nessun supremo, fosse il testo letterario o il comune sentire. Non assisterete dunque ad alcuna recita drammatica non ci sono racconti o personaggi dove ogni attore fa finta di essere qualcun altro. Africabar non è uno spettacolo ordinato ma disordinato, non c’è nessun messaggio, nessun filo conduttore”

Si tratta di uno spettacolo non tradizionale, che punta sull’emozione da trasmettere al pubblico.
La platea è sempre coinvolta a partire da una delle scene iniziali che sfiora la metateatralità e durante lo svolgimento dello spettacolo che vede gli attori rivolgersi spesso allo spettatore.
Si intrecciano lunghi discorsi in lingue diverse perché la multinazionalità e il multilinguismo sono uno dei punti fondamentali del lavoro della compagnia.
Lars Rohm è tedesco, Anna Carlier francese, in italiano recitano invece Alba Bartoli, Maria Sandrelli e Eva Grieco (che abbiamo appena visto al cinema con Sole cuore amore di Daniele Vicari) e lo stesso Vannuccini.
In questa Torre di Babele, il pubblico, però, non si sente mai smarrito: è sempre accompagnato dagli attori di scena in scena e anzi, si sente coinvolto in quello che accade.
Vi lasciamo all’intervista e vi ricordiamo che lo spettacolo sarà in scena all’Argentina fino a sabato 24.

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Nerve: tu vuoi essere uno spettatore o un giocatore?

in Il Cinema/La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog by
copertina nerve
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Nerve è uno di quei film che può lasciare il segno in una generazione di adolescenti.
Non è altro che una pellicola per ragazzini nati nell’era della cibernetica (raccontata molto male, tra l’altro), che vedono ovunque il complotto; la maldestra descrizione di uno scenario cyber fantasy figlio di esempi di racconti distopici come Hunger games o Divergent.
Gli elementi chiave e ricorrenti nel genere sono: il dove ( la città), il quando ( un’intera notte, il buio è un elemento essenziale), il come ( attraverso la rete).
La realizzazione lascia un po’ a desiderare ma la tematica è interessante; si combatte contro un nemico invisibile perché l’umanità stessa è nemica dell’umanità.

La tensione ad ogni modo si fa sentire, sia nelle numerose scene dall’alto in cui c’è sempre qualcuno che da un momento all’altro potrebbe cadere nel vuoto, sia nella prigionia claustrofobica che il gioco stesso impone ai giocatori e agli spettatori. D’altronde i registi sono gli stessi di  Paranormal Activity 3 e Paranormal Activity 4.
La protagonista femminile Vee è interpretata da Emma Roberts, il nome forse può già dirvi qualcosa, poiché la zia della nostra giocatrice non è altro che la più famosa Julia Roberts.
Il protagonista maschile Ian , in quanto a parentele di spicco nulla ha da invidiare alla sua collega, Dave Franco infatti è il fratello minore di James Franco; al primo sorriso è subito evidente la somiglianza.
Il cattivone invece è un rapper, Machine Gun Kelly che aveva già lavorato con i due registi in Viral.
Nerve è la metafora di una società che ci spinge ad essere come lei vuole, una società che, nascosta dietro ad uno schermo e ad una falsa identità, non si fa scrupoli a metterci gli uni contro gli altri.
Nerve non può che farci pensare all’indagine sulla Blue Whale, il macabro gioco fatto di prove imposte ai partecipanti da una società invisibile che detta le regole. Gioco che una volta iniziato deve proseguire secondo regola poiché il rischio è quello che gli ideatori possano controllare la vita dei giocatori.
Nerve si muove come un virus all’interno di computer, telefoni cellulari e supporti elettronici ma in maniera altrettanto virale si è radicato anche tra le persone corrompendo anche i vertici della società stessa.
Solo con un grosso lavoro di educazione si può permettere ai partecipanti di comprendere che tutti siamo colpevoli.

Come di consueto non poteva mancare una piccola curiosità e… per rimanere in tema, da veri e propri watcher diamo una sbirciatina al backstage

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La Gangbank di Gianluigi Paragone

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gangbank copertina
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Sabato 10 Giugno al Mitreo di Roma siamo andati ad ascoltare Gianluigi Paragone che ha presentato Gangbank.
Il nostro è stato un esperimento sociale: ci siamo fatti accompagnare da un amico, Massimo, che ha rappresentato per noi il “popolo”.
Nel suo libro Gangbank Paragone ci parla di come il sistema finanziario riesca a governare tutta la nostra economia perché sfrutta la nostra inconsapevolezza.
Siamo tutti pronti ad offrire i nostri dati, a far conoscere le nostre abitudini e tutti noi non siamo altro che l’oggetto del loro tornaconto, le vittime della gangbank.
Il sistema si basa sull’indebitamento della popolazione, sulla tecnologia nemica e sulla modernità che soppianta la cultura.
Gangbank traccia uno spaccato della situazione economico-politica della società odierna e denuncia l’illegalità e l’ingiustizia che la governano.

Di fatto il tentativo dello stesso Paragone non ha ottenuto i giusti risultati; il suo pubblico, sabato, era costituito da quelle poche persone interessate all’argomento, studenti di economia, di giurisprudenza, ex dipendenti di banca, una fetta di popolazione che già conosce le problematiche di cui si è parlato. E infatti le domande finali sono state pertinenti e mirate.

D. “ La soluzione per questo è uscire dall’euro? E’ possibile uscire dall’euro o ci sono possibilità di fare politiche economiche più espansive in Europa?”

G.P.: Il dibattito alternativo adesso è “uscire dall’euro?” e ovviamente  tutti pensano, quando parli di uscire dall’euro, che i soggetti politici che stanno parlando di questa opzione siano Salvini da una parte e Grillo dall’altra. Io nel libro non ho citato nell’uno nell’altro, cito invece premi Nobel e un sociologo importante come Luciano Gallino, che è un sociologo che dovrebbe appartenere come autore e come uomo di pensiero al mondo della sinistra che ha scritto un libro che si intitola “Come uscire dall’euro ma rimanere nell’Unione Europea”.
Un altro professore, il professor Guarino che è stato primo professore ordinario di diritto pubblico alla Sapienza di Roma, europeista convinto negli anni della prima repubblica, ha scritto un libro dal titolo “Non chiamatelo euro “ perché l’euro è una moneta che è entrata nelle istituzioni dei vari paesi in maniera del tutto illegale. E non l’ha detto un euro-contrario, Guarino ha spiegato tecnicamente perché quella moneta è stata adottata violando e forzando la legge.
Io non penso che il dibattito possa essere inquadrato come “l’ultimo che esce spegne la luce”.
Penso che il tema debba essere visto sotto un altro punto di vista ed è la sfida che io lancio a chi sostiene che l’euro sia intoccabile, e allora dico: se voi volete l’euro come moneta dovete fare due passi in avanti.
1) Omologazione e omogeneizzazione delle politiche fiscali
2) Omogeneizzazione del debito pubblico, ci deve essere un debito pubblico continentale e non il debito pubblico dei singoli paesi perché non capisco perché dobbiamo avere la stessa moneta e poi tu devi fare il professorino col dito puntato sui bilanci dei singoli paesi. Ma se si portasse a Bruxelles una proposta del genere la Merkel direbbe “grazie è stato un piacere” e se ne andrebbe. Il problema è che queste due opzioni non saranno praticate. È inoltre difficile che un’opzione del genere ve la possa concretizzare un signore che si chiama Juncker, il quale quando era a capo del granducato del Lussemburgo attirava le multinazionali con un daunting fiscale, cioè una concorrenza sleale fiscale. C’erano anche delle imprese italiane che hanno aderito a questo suo appello quindi Juncker ha ben poco da dare dimostrazioni e lezioni ad altri.
Aggiungo anche che c’è un paese come l’Irlanda che fa di tutto per regalare incentivi fiscali alle multinazionali. Non so se lo sapete ma Facebook è un soggetto bancario, ha in mano una licenza bancaria, opera come soggetto finanziario, perché l’Irlanda gli ha dato una licenza finanziaria e io penso che da qui a poco ce lo ritroveremo come soggetto di gestione del risparmio privato.

D: Perché tu ce l’hai con la Germania? L’Italia ha creato il proprio debito pubblico con le baby pensioni, per colpa di un partito che è stato quaranta anni al potere

G.P.: Accetto la sfida e mi metto sull’impopolarità e ti chiedo: con le baby pensioni hanno creato povertà o ricchezza?  Se io Stato, ti metto in mano dei soldi, in termini monetari, ho creato ricchezza o povertà?
D: Ma è inaccettabile…
G.P.: è inaccettabile moralmente, è una legge che moralmente fa schifo ma in termini di PIL ha generato ricchezza! Ti faccio un altro esempio: La Grecia, questa schifosissima Grecia che ha dato addirittura a tutti la possibilità di andare in pensione quasi all’età delle baby pensioni, secondo te in termini monetari ha fatto bene o ha fatto male al popolo greco? Ha fatto bene! E ti spiego perché…
D: No perché ha creato diseguaglianza, adesso noi dobbiamo andare in pensione a settanta anni perché gli altri ci sono andati a trentacinque e l’INPS non ha più i soldi per pagarli. E te ne dirò un’altra: perché l’INPS riesce comunque a pagare le pensioni? Perché ci sono quelli che hanno versato meno di venti anni di contributi e quei poveracci non prendono niente dall’INPS e con tutti quei contributi a fondo perduto l’INPS paga le pensioni, non so per quanto tempo, per quelli che ancora ne godono. E’ giusto che uno a trentacinque anni prenda la pensione e quelli che con diciannove anni di contributi non prendano niente perché non sono arrivati a venti anni?
G.P.: Non è giusto in termini morali, ma lo è in termini di PIL, il PIL è la ricchezza.
D: La redistribuzione però deve essere orizzontale, non può essere totalmente verticale.
G.P.: In termini monetari… questo è esattamente il discorso che ha consentito ai liberisti e agli Oscar Giannino di raccontarci la favola che il mercato è meglio del pubblico.
D: Non ho mai detto questo, però il pubblico è diventato privato dei gruppi e delle lobby e non siamo stati in grado di smontarli.
G.P.: Se ciò che tu dici è schifosamente immorale, sappi che quello che stanno facendo i mercati e che sta facendo il privato, con la stessa dinamica, sta proponendo un danno che è decisamente maggiore su scala globale. Ecco perché non accetto il discorso che fai tu perché io calcolo tutto in termini di PIL. In termini monetari la Grecia con le pensioni anticipate ha fatto crescere l’economia.
D: E infatti si è vista la Grecia come è andata…
G.P.: La Grecia stava benissimo…
D: Le Olimpiadi l’hanno distrutta.
G.P.: L’indebitamento.
D: Certo…
G.P.: Sai qual è il debito pubblico del Giappone? E’ decisamente oltre quello che possiamo immaginare, ma chi è il titolare del debito del Giappone? Il Giappone stesso!
D: Eh lo so, in Italia il debito pubblico non è nostro, anzi pare che la metà sia cinese. Ma non mi venire a dire che la colpa è della Germania, è colpa dell’Italia!
G.P.: Solo perché sei entrata nell’ Europa da stracciona!
D: Ma la forza contrattuale dell’Italia qual è? Basta vedere le quote latte… Ma non mi dire che è colpa della Germania, è colpa del governo dell’Italia di allora. La Germania si fa giustamente gli affari suoi.
G.P.: Quando Giuliano Amato era candidato alla presidenza della Repubblica italiana, sai che cosa faceva in quello stesso momento? Era consulente di Deutsche Bank! Come ho detto ha il numero di derivati più alti al mondo ma al momento Mario Draghi non può permettersi di fare guerra alla Germania.

Dunque la colpa della Germania è che ha dettato le regole, ha imposto il debito pubblico alle altre nazioni europee quando la stessa aveva il suo debito di guerra e per la sua propria unificazione.

D.: Ultima domanda. Come ci salviamo?

G.P.: Se tu vuoi creare le condizioni di lavoro devi stimolare la spesa pubblica, grandi infrastrutture. Renzi non ha fatto questo. Che Renzi vada in Europa a dire “così non si fa” non serve a niente! Prepari una manovra di stabilità, fortemente espansiva e dici “cara Europa che vuoi fare? Mi vuoi sanzionare? La manovra di stabilità è questa, se ti va bene è così sennò mettimi pure nei meccanismi punitivi tanto ci siamo già per tre quarti dei Paesi in Europa. Perché non l’ha fatto?
D: Eh, non lo so, diccelo tu…
G.P.: Perché è un coglione!

Per chi se la fosse persa, eccovi l’intervista a Gianluigi Paragone prima della presentazione romana di Gangbank.

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