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Al via la quindicesima edizione dell’ Ischia Film Festival

in Anna Lamonaca Blog/Il Cinema/In Evidenza by
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Una nuova edizione del concorso cinematografico che consacra Ischia come capitale del cineturismo internazionale

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Ha preso il via nell’incantevole “Isola Verde” la 15° edizione dell’Ischia Film Festival, un concorso cinematografico internazionale ideato da Michelangelo Messina. La sua particolare tematica dedicata alle location ha fatto sì che questo evento diventasse nell’arco degli anni un appuntamento significativo con il cinema internazionale attestandosi come eccellenza ischitana nel mondo. La 15° edizione è partita alla grande con un ricco programma carico di novità. L’inaugurazione del festival si è tenuta come di consueto nell’ incantevole scenario del Castello Aragonese affacciato sulla caratteristica baia naturale di Cartaromana. Presenti alla manifestazione oltre al patron che si è detto molto soddisfatto della nuova edizione, molti big: tra cui Jhon Tuturro, Claudia Cardinale, Walter Veltroni, Sergio Castellitto e Jasmine Trinca, Alessandro Borghi. Quest’anno il festival presenta un programma ricchissimo che i direttori artistici Michelangelo Messina e Boris Sollazzo sono felicissimi di avere costruito di concerto con Sky, una sinergia che proietta il festival nel futuro del prodotto audiovisivo e del concetto di festival stesso. Una quindicesima edizione sostenuta da MiBACT – Direzione Generale per il Cinema, SIAE e Regione Campania, con il contributo di Philip Morris Italia e Bayer che prevede otto giorni sotto il cielo di Ischia, o meglio “Under the Sky”. Così è stata battezzata la sezione che l’Ischia Film Festival ha costruito quest’anno insieme alla piattaforma satellitare. Un cartellone trasversale che coinvolge Sky Arte e Sky Atlantic, ma soprattutto un concetto tutto nuovo per il pubblico. Non Binge Watching, ovvero visione compulsiva di una serie tutta d’un fiato, ma un appuntamento serale quotidiano per godere su grande schermo di due delle migliori serie dell’anno programmate da Sky. The Night Of, che sarà accompagnata dal nostro premio IQOS alla carriera John Turturro, protagonista insieme a Rhiz Ahmed di una delle più belle sorprese della stagione, scritta e diretta da Steven Zaillian e prodotta da HBO. Nasce invece da un’idea di Stefano Accorsi 1993, sequel di 1992 e sappiamo già prequel di 1994. Il racconto degli anni di Tangentopoli e dell’ascesa di Silvio Berlusconi ha appassionato il pubblico televisivo che già attende con ansia la prossima stagione per scoprire cosa succederà a Leonardo Notte e agli altri personaggi che si aggirano in un’Italia lontana 25 anni, eppure ancora così vicina. C’è spazio anche per una grande anteprima sotto il cielo di Ischia, la prima puntata di Riviera, serie ideata dal premio Oscar Neil Jordan, regista di grandi film come La moglie del soldato e Intervista col vampiro. Interpretata da Julia Stiles, già partner del serial killer Dexter in una delle più belle stagioni della serie, Riviera è una serie poliziesca sorprendente e appassionante che accompagnerà il pubblico di Sky Atlantic a partire dall’11 luglio. L’appuntamento per il pubblico di Ischia è invece fissato per il 29 giugno. Quattro saranno gli appuntamenti con i grandi documentari di Sky Arte. Si è partiti domenica 25 giugno con “Perchè sono un genio”, la storia della regista Lorenza Mazzetti, fondatrice del movimento del Free Cinema britannico negli anni Cinquanta. Il giorno dopo, lunedì 26 giugno, la Piazza d’Armi del Castello Aragonese ha ospitato Federico Buffa, che in compagnia del Programming Manager di Sky Arte Guido Casali ha presentato Graffiti a New York, un viaggio nel mondo dei writers della Grande Mela. Martedì 27 giugno è stata la volta di Andrea Pazienza: “Fino all’estremo”, un doveroso e sentito ricordo di uno dei più grandi fumettisti italiani, artista straordinario prematuramente scomparso. Mercoledì 28 giugno è stato presentato “Blow up di Blow up”, un documentario che esplora i dietro le quinte di Blow Up, l’intramontabile capolavoro di Michelangelo Antonioni. Ischia per un’intera settimana sarà il centro vitale e pulsante del cineturismo con un programma ricco di appuntamenti da non perdere.


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Gang Bank, Gianluigi Paragone a Corviale, al Mitreo, Intervista…

in Alberto Marolda Blog/In Evidenza/La Cultura/La Politica by
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Le Gang Bank come una Gang Bang? Ma cosa c’entra una pseudo pratica sessuale con le Banche? Lo spiega Gianluigi Paragone…

Il noto giornalista, stasera a Corviale, Roma, cercherà di spiegarci il sottile “paragone”, appunto, fra il Mondo Finanziario ed un certo pervertito mondo sessuale, la Gang Bank come la Gang Bang?

Definisce la Wikipedia:

Una gang bang (ammucchiata) è una pratica sessuale in cui un soggetto, di sesso maschile o femminile, svolge attività sessuali con una moltitudine di partner, non necessariamente del sesso opposto. Si differenzia dall’orgia, ovvero dal sesso di gruppo, di cui costituisce una variante, perché in questo caso la relazione è uno a molti, nel senso che il soggetto protagonista della gang bang è al centro dell’attenzione di tutti gli altri partecipanti…

Un Servizio di Alberto Marolda
Un Servizio di Alberto Marolda

Bene, anzi male, perché chi sarebbe il “soggetto protagonista della gang bang” della definizione Wikipediana se la volessimo applicare alla nostra vita comune?

Il Popolo… noi, voi, tutti violentati in mucchio da perverse Bande finanziarie in giacca e cravatta… limonano con voi, vi “baciano” perdutamente, cercando di convincervi del loro amore, mentre vi riempiono di debiti… Ti serve la nuova lavatrice? Comprala a rate “piccolissime”, dai, ti regaliamo anche un telefonino… Perché tu vali…

Resta solo da vedere se sarete “violentati” consensualmente, oppure no, sta a voi, solo a voi…

Un vero spettacolo si preannuncia stasera a Corviale, al Centro Polifunzionale Mitreo, con Gianluigi Paragone, il conosciuto conduttore de La Gabbia, ed il suo Gang Bank. Un libro, un evento, un monologo, ma soprattutto tanta, ma tanta informazione, informazione finanziaria attiva per salvarci attivamente tutti… perché un “Principe azzurro”, a salvarci, non verrà mai… dobbiamo salvarci da soli… tenetelo ben presente… davvero? Vedremo… ascoltiamo la chiaccherata con Paragone che ci presenta i principali fili conduttori delle sue idee…

Secondo Ettore Scola, eravamo tutti “Brutti Sporchi e Cattivi”, che dite, ma, niente niente, volessimo diventarlo davvero? Equitalia permettendo, per carità…

Ci vogliono 16 minuti per ascoltare questa intervista… un pochetto di più per lo spettacolo di stasera, ma vale la pena…

Quando? Stasera!!!

La locandina dell’evento con gli orari e tutti i particolari…

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La sindrome di Nonna Papera: morbide come dee

in Il Sociale/In Evidenza/Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
La sindrome di Nonna Papera: morbide come Dee

Attacco a Vanessa Incontrada e alle sue forme. E la parte sana del web le fa scudo.

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Nonna Papera 2.0, un occhio al forno e uno al web. E tra le varie spunta come un fungo velenoso l’attacco contro Vanessa Incontrada e le sue forme morbide.
Reduce dai Wind Music Awards, la showgirl è stata presa di mira sui social per aver perso la sua forma fisica, per essersi appesantita dopo il parto e non aver mai recuperato.
Un vero e proprio attacco mediatico.
Tutte là, le serpi, dritte sulla coda e pronte scagliarsi contro il primo che capita. Parte una e giù tutte le altre. E allora forza, seguiamo il capintesta che ha il coraggio di dire cose orribili così ci sentiamo un po’ fighi e onnipotenti anche noi, che in realtà siamo l’esatto contrario. Lo specchio ci rimanda un’immagine che non ci piace, un’immagine debole, sfocata, di nessun impatto, da elettrocardiogramma piatto. Ma non possiamo ammetterlo perché non a tutti piace far parte della Banda dei Perdenti (tanto per citare Sthephen King, uno che da perdente s’è preso una bella rivincita). Se però ci nascondiamo dietro il capofila potremmo riuscire a imbrogliare. Anche noi stessi. Almeno nello spazio di un post.
Sono imbestialita. È incredibile quanto livore è celato dietro questi schermi. Dietro questi social che, come dico sempre, sono molto poco social. O meglio, sono affollati di gente a-social.
Ma, giusto per restare nei panni di Nonna Papera, vi dico una cosa a modo suo.
Sono state fatte imponenti campagne mediatiche contro l’anoressia, contro quell’orribile stereotipo che vuole le donne filiformi, rinsecchite come cardi nel deserto, buone giusto per essere appese nello studio di un antropologo. E voi eravate tutti lì, sempre dietro il primo della fila, a battere le mani, a plaudere al servizio sociale, a sentirvi utili.
Poi è arrivato il boom delle modelle curvy. E allora tutti a dire curvy è bello, curvy è glam, viva le modelle Ashley Graham ed Elisa D’Ospina e il loro corpo burroso, viva Gesù e viva Maria.
Viva, davvero. È grazie a loro che abbiamo cominciato a guardare con meno disgusto i nostri rotolini di ciccia anziché tentare il suicidio prima di ogni doccia.
Vanessa Incontrada incarna tutto questo. Una donna stupenda a mio parere, carica di energia, bellezza, humour. È bella, oggi quanto ieri, perché la bellezza se la porta dentro, non come voi che avete sepolto la vostra per seguire un branco di pecore castrate.
Plaudo a Selvaggia Lucarelli (che di attacchi alla sua persona ne sa bene qualcosa), a Carlo Conti, suo partner sul palco dei Wind Music Awards, a tutti i colleghi e a coloro che si sono schierati dalla sua parte.
Quanto a voi, patetici detrattori, mi fate pena. Siete stupidi, che è peggio di essere cattivi. Costruite difetti intorno agli altri perché tremate di fronte ai vostri. Vi lanciate a corpo morto tra la folla perché vi confondete, perché non avete un’identità, perché presi singolarmente siete zero.
Dopodiché, per disintossicarmi da tutto questo fiele e per la gioia del mio giro vita, vado a scofanarmi di ciliegie. Belle, tonde, estive, zuccherine, sensuali.
Alla salute di Vanessa, e di tutte quelle come lei che tirano sempre avanti a testa alta.
Voi, là sotto, siete solo fanghiglia autunnale.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, motociclista, batterista e svariati altri “ista”; ama i gatti, i viaggi avventurosi e Stephen King (ma lui non lo sa).
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net
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La sindrome di Nonna Papera: a che serve l’orgasmo femminile?

in In Evidenza/Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
La sindrome di Nonna Papera

Ennesimo mistero dell’Universo Donna

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Ci dev’essere sempre qualcuno che si arrovella in cerca di risposte quando ci si trova di fronte a un mistero. Esiste Dio? Esiste la vita dopo la morte? E la Particella Fantasma? Tra questi profondi quesiti esistenziali (e post-esistenziali) c’è la Donna. La sua psiche, il suo corpo, ci vogliono svelare a tutti i costi… Dopo l’ancora oscuro Punto G ecco che ne arriva un altro: a che serve l’orgasmo femminile?
Domanda del secolo.
Mentre quello maschile, tecnicamente, associato all’eiaculazione assolve alla sua funzione riproduttiva, il nostro che scopo ha?
Sfatato il mito che le contrazioni vaginali avrebbero favorito il viaggio degli spermatozoi verso l’ovulo (con o senza spinta, only the best per i futuri umani caudati); superata anche l’ipotesi che un tempo (poi l’evoluzione ha fatto il suo) l’orgasmo stimolasse il rilascio dell’ovulo: della serie tromba oggi tromba domani prima o poi ti becco. Certo, Neanderthal magari si accoppiava come un paleoconiglio ma oggi c’è l’emicrania, lo stress da superlavoro e la pay tv.
La biologa evoluzionista Elisabeth Lloyd ha espresso la sua teoria nel libro The Case of the Female Orgasm (voi eravate rimasti al caso del cane ucciso a mezzanotte e a quello del dr Jekyll e mr Hyde, dite la verità): in soldoni quel fantasmagorico prodigio è un incidente di percorso, una sorta di felice errore evolutivo. “Come i capezzoli dell’uomo”, dice, che non servono certo per l’allattamento.
Intanto, lascerei per un attimo i vari studiosi ad accapigliarsi per evidenziare il mero dato di fatto che l’orgasmo fa bene. Di seguito, cinque buoni motivi per cedere al divertissement:
1) Secondo il dottor David Weeks, psicologo clinico del Royal Hospital di Edimburgo, su 3.500 pazienti, quattro o più orgasmi a settimana asfaltano una palata di rughe meglio del botox: si ringiovanisce di ben sette anni, e senza spendere un euro;
2) L’orgasmo ha delle taumaturgiche doti antidolorifiche (ottimo per l’emicrania di cui sopra e meglio di una spalmata di Voltaren per chi soffre di dolori vari), fa lievitare l’autostima e l’ottimismo: una sana iniezione (è il caso di dire) di joie de vivre;
3) Notizia extra per coloro che non usano il preservativo: secondo uno studio della State University di New York, lo sperma possiede delle proprietà antidepressive; il desiderio di menarci di sotto sarà quindi di gran lunga inferiore se abbiamo rapporti non protetti;
4) L’orgasmo aiuta a combattere l’insonnia, favorendo il rilascio di melatonina. Camomilla, ignatia e valeriana è roba da sfigati: chi tromba addormenta anche te, digli di prestarsi.
5) Dulcis in fundo, notiziona per noi donne over 50: l’orgasmo migliora con l’età. Quindi se pensavate di imbustare la vostra vagina e appenderla al chiodo perché il brizzolato laggiù non rende, sappiate che ben il 75% delle donne ha avuto i suoi migliori (e plurimi) orgasmi dopo i 60 anni. Finché c’è vita c’è sempre speranza.
E, per concludere, anche Nonna Papera ha redatto la sua teoria in merito: in coppia o in solitaria, in collaborazione o in fai-da-te, l’orgasmo è (e resta, al di là di ogni studio o scoperta) l’unico dono paradisiaco rimastoci dopo che Dio buttò i nostri progenitori fuori dall’Eden a calci in culo.
E siccome erano nudi, è la sola cosa che sono riusciti a fregarsi senza farsi scoprire.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, motociclista, batterista e svariati altri “ista”; ama i gatti, i viaggi avventurosi e Stephen King (ma lui non lo sa).
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net
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Al Castello di Torre Alfina è di scena il tourism wedding

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Grande successo per la giornata finale dell’educational tenuto, presso il Castello di Torre Alfina, uno show business volto alla presentazione delle aziende/fornitori/professionisti partecipanti al progetto, che ha come finalità quella di incrementare il turismo della regione Umbria, ricca non solo di bellezze artistiche ma anche di artigianato. L’idea innovativa, di Maria Rosa Borsetti, wedding planner, è stata quella di rivisitare la scena de “Il tè dei matti” tratta dalla fiaba Alice in Wonderland, raccontando, tra tavolo e personaggi, i talenti dei professionisti e l’arte dell’artigianato  (dalle ceramiche agli abiti su misura). I tour operator, che rappresentavano le realtà del settore wedding più importanti della Russia, sono stati  coivolti in questo mood diventando essi stessi i protagonisti di una fiaba indimenticabile.La cura dei dettagli del tavolo è stata impeccabile: al centro vi regnava una  composizione in legno dipinta a olio con applicazioni in rame e foglie d’oro,  e un servizio da tè creato con un procedimento di fotoceramica con decorazone,  il tutto studiato e realizzato su misura per questa scenografia, dall’azienda di ceramiche Deco Art.”Una fiaba per adulti e bambini che non hanno mai smesso di sognare… perché anche il matrimonio è un sogno… e noi invitiamo gli stranieri a realizzarlo nella nostra Umbria, il cuore verde dell’Italia, con tutte le sue eccellenze.” Personaggi: Il cappellaio matto (due artisti: un cantante e un ballerino), Alice (con un abito dell’eco designer Tiziano Guardini),  La Regina Bianca (abito da sposa Batinelli),  la Regina di Cuori (abito interamente in carta di Eventi Atelier), il Cavaliere Oscuro (abito sartoria Semolini), oltre un tableau vivant composto da modelle che indossavano  preziosi abiti da sposa (Batinelli Spose). L’ufficio stampa è stato curato dalla project manager Iolanda  Pomposelli . 18011084_1410371139032917_2240664595603355395_n 18011053_1410367589033272_1573364108237561034_n

 

La sindrome di Nonna Papera: La Champions, il Napoli e il senso sportivo

in In Evidenza/La Cultura/Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
La sindrome di Nonna Papera: La Champions, il Napoli e il senso sportivo

Cari merengues, mi levo una pietra dalla scarpa. E vi dico che…

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Premetto che oggi, 8 marzo, non ho una cippa da festeggiare perché questa cosa della Festa della Donna la trovo una cazzata retorica, un contentino che dai a soreta perché io voglio tutto il pacchetto 365giorni-all-inclusive altrimenti stattene dove stai che stai bene.
Detto ciò, voglio riparlare di un argomento (apparentemente) maschile: la Champions League!
Ieri s’è giocata la partita di ritorno tra Napoli e Real Madrid. Ci abbiamo sperato, noi napoletani inside, dint’o core, che il nostro tridentino (“ino” di statura ma “one” in quanto a bravura) facesse il miracolo, magari accompagnato non dalla Madonna (che non credo sia tifosa) ma dal nostro San Gennaro che in questi giorni sta pure tutto contento che il popolo festeggia la mobilitazione dello scorso anno quando lo ha sottratto alle mani ingorde della Curia… E in effetti un paio di manine sante ce le ha messe pure lui, specie quando ha benedetto al 29’ il palo di Reina (noi donne siamo certe che Reina abbia il palo benedetto…)
Abbiamo giocato un primo tempo strepitoso e anche di più, il nostro Dries Mertens ha fatto un gol strepitoso, insomma siamo riusciti a tenere a bada il Gigante, lo abbiamo messo in difficoltà. Non a caso ha segnato due gol di testa. Su calcio d’angolo. Su palla inattiva. Niente azioni mirabolanti, il famigerato CR7 (che ieri sera pareva più quello che dalle nostre parti si definisce “’nu pesce pigliat’ c’a botta”) e compagni sono rimasti a bocca (quasi) asciutta fino alle due cornate di Sergio Ramos, faccia di peste e 1.83 di altezza, che hanno spiazzato il nostro portiere. Tutto questo al 51’ e al 57’: fino ad allora niente da dire, abbiamo dominato noi.
Diciamocelo, i colpi di testa non sono proprio il nostro forte, né a darli né tantomeno a prenderli.
Il gallo sulla munnezza lo ha fatto Álvaro Morata, entrato come un pirito al 77’…
E caro mio, avrai fatto pure gol ma l’ha fatto al 91’ a una squadra ormai demoralizzata che ormai aveva smesso di lottare quindi il tuo gol vale meno di quel pirito sull’onda del quale sei entrato a partita già praticamente chiusa, peraltro su respinta di Reina quindi manco questa grande azione di cui vantarsi.
Per cui quel tuo gesto, quel dito sulla bocca con cui hai voluto zittire la tifoseria napoletana te lo puoi pure ficcare lì da dove (sempre lui) quel pirito è partito. Sei Odioso e Antisportivo. Perché non mi pare che a casa tua noi ci siamo comportati male, Mertens non ha sbeffeggiato nessuno quando ha segnato…
Per cui, caro il mio Álvaro – Grande Pirito – Morata, antisportività per antisportività, ecco che ti dico: ammesso che tu sia il grande calciatore che credi di essere, come sportivo fai veramente schifo.
E pure come uomo non se granché, va’. Perché se vuoi saperlo hai la faccia di culo. E noi donne, noi donne partenopee, tutte sangue e anima, preferiamo uomini come Pepe Reina. Lui almeno ha il palo benedetto mentre tu hai solo una palla.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, motociclista, batterista e svariati altri “ista”; ama i gatti, i viaggi avventurosi e Stephen King (ma lui non lo sa).
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Luca Napolitano: cantare è donare me stesso

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Il cantante Luca Napolitano, recente ospite di Sanremo, si racconta

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Luca Napolitano è solare, sorridente, si definisce autore e cantautore di sè stesso, conoscitore di ogni minimo angolo della sua vita, maturo, critico e realista in tutto ciò che lo circonda, ma soprattutto più consapevole di ciò che racconta; reduce dall’esperienza Sanremo ci descrive le sue emozioni e ci parla di sè stesso…

Luca, sei stato recentemente ospite a Casa Sanremo, hai respirato aria festivaliera, vuoi raccontarci questa bella esperienza?
“L’ esperienza sanremese è sempre un’opportunità ed una vetrina importante in ogni suo aspetto e sfumatura. Lo è stata anche per me, esibendomi in uno showcase a Casa Sanremo ed anche in altri eventi organizzati nella stessa città, facendo non solo ascoltare il mio ultimo lavoro “Ci Whatsappiamo” ma anche un tributo che ho voluto fare a Luigi Tenco a 50 anni dalla scomparsa e poi è stata anche l’ occasione per incontrare altri colleghi artisti, amici produttori, addetti ai lavori con i quali condividere nuove idee molto positive anche dal punto di vista lavorativo.”

Tra le tante canzoni che hai presentato nello showcase anche il tuo nuovo singolo “Ci Whatsappiamo”, un brano che ha sapore di modernità e racconta di come sono cambiati i rapporti con l’avvento dei social e delle app nella società odierna. Come mai hai scelto proprio questa tematica?
“Ci Whatsappiamo” affronta le tematiche dei social, ma non solo, diciamo che ne dà una lettura profonda. Snocciola quelli che sono i punti salienti delle realtà virtuali, i suoi incastri psicologici, la sua visione superficiale delle cose e delle persone ed allo stesso tempo evidenzia la sua potenzialità se usata bene. Ho scelto questa tematica dopo un’ attenta osservazione della realtà e, come ho già detto più volte, essendo un social attivo, sia nella vita privata che in quella artistica, ne ho voluto scrivere e raccontarne un significato con i pericoli ma anche con le opportunità che essi offrono .”

Dal tuo ingresso ad “Amici” è passato molto tempo, quanto ha influito sulla tua carriera il format della De Filippi?
“Il talent “Amici” è stata una vetrina/palestra importante, mi ha dato l’ opportunità di farmi conoscere al grande pubblico segnando il mio percorso artistico che poi è continuato in questi 8 anni nei quale mi sono messo alla prova imparando a crescere, ad ascoltarmi, a riconoscermi, scoprendo tanti lati e di me importanti. Ho coltivato il dono della scrittura, diventando autore di tutti i miei brani.”

A quale dei tuoi album o singolo ti senti più legato?
“Con il primo album ho un legame inscindibile. Esso rappresenta la mia prima vera realizzazione. Sono molto legato al primo singolo “Forse Forse” ed anche a Maria De Filippi la quale lo ha considerato giusto per me. Il primo EP mi ha consacrato nel firmamento della musica italiana ed è il disco che ha creato un legame forte tra me e il mio pubblico.”

Fai parte della Nazionale Cantanti che è conosciuta per scopi umanitari e benefici ed è qualcosa di cui noi italiani andiamo fieri, lo sport e la beneficenza sono sicuramente un binomio vincente ci credi?
“Sì, ci credo tantissimo da sempre . Noi artisti abbiamo il dovere di aderire alle iniziative sportive o sociali per aiutare il prossimo e stargli vicino con la nostra arte non solo per farli divertire o innamorare ma anche per farli sperare. Diciamo che lo sport in questo caso è una opportunità.”

Sei testimonial nel sociale, quanto è importante per un cantante usare la sua fama a scopi benefici?
“Come dicevo, abbiamo il dovere di ridare agli altri ciò che noi riceviamo ogni giorno, con la nostra arte, mettendo la musica e la nostra vita anche al servizio del prossimo e di chi ha bisogno di noi.”

Sei stato anche protagonista del film “A sud di New York” di Elena Bonelli, non si può proprio dire che ti annoi, con quale spirito hai vissuto anche questa esperienza?
“Con lo spirito positivo, è stata un’ esperienza duplice sia perché ho cantato e ho reso la musica protagonista di un film e sia perché mi sono cimentato nell’arte cinematografica che fin ad allora non avevo mai fatto. Quindi posso dire positiva ed entusiasmante.”
Cosa significa cantare per te?
“Significa donare me stesso, tutto ciò che sono, tutto ciò che ho. Significa passione , lotta e perfezione. Non saprei pensarci diversamente da questo.”

C’è qualcosa che vorresti consigliare ad un giovane che vuole intraprendere la tua stessa carriera?
“Innanzitutto restare se stessi indipendentemente dal resto, non fermarsi davanti ai tanti no e non entusiasmarsi ai primi si. Restare in equilibrio, camminare o anche correre con i piedi ben saldi a terra e non perdere mai il contatto con la realtà, renderla vera ogni giorno di più.”

Hai progetti per il futuro, vuoi raccontarceli?
“In questo momento sono impegnato con la realizzazione del nuovo album. Nel nuovo progetto troverete tante sfumature e lati inediti della mia persona. Un uomo che vuole più fuoco nella sua vita. Il resto poi lo scoprirete solo seguendomi.”


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Siamo meridionali, parola di Mimmo Cavallo

in In Evidenza/La Musica/Simonetta Santamaria Blog by
Mimmo Cavallo

Natura, folklore, povertà: ecco da dove nasce la musica migliore

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Ricordate la canzone di Zucchero Vedo Nero, “come disse la marchesa camminando sugli specchi”? Un’ironica risposta che nella mia cerchia di amici si usa molto: be’, oggi sono fiera di essere colei che intervisterà il genitore di questa, e mille altre canzoni storiche del panorama italiano e, ancor di più, meridionale. Sto parlando di Mimmo Cavallo, signori. Il mitico autore di Uh, mammà! con la quale partecipò al Festivalbar del 1981 e della stessa Siamo meridionali, brano di esordio nel lontano 1980 che gli valse a prima botta una menzione speciale al premio Tenco.

In effetti da ragazzo ambiva a essere un piccolo Tenco… scriveva roba diversa, triste e dall’interiorità tormentata, perché non aveva mai percepito l’essere meridionale come una deminutio, neppure in quell’universo piemontese dove si era trasferito da bambino.
Ma poi cresci, e ti accorgi delle cose storte. E allora ecco che ti parte l’embolo, ti sale la scimmia sulle spalle e cominci a scrivere canzoni che risalgono alle tue radici, quelle dello splendido Salento e del sud in generale. Il sound acquisisce quel timbro blues, ma anche folk, e rock, e i testi smettono di raccontare tormenti interiori per parlare di tormenti storici, di guerre ingiuste, di usurpatori, di finti alleati, di invasori, di briganti/soldati, di un’unità d’Italia che ha distrutto un regno ricco di storia e cultura, usurpandone fino all’ultima pietra, riducendo il popolo a credere di essere davvero nullatenente, inferiore.

Questo, in sintesi, è ciò che si percepisce dalle sue canzoni; non solo, ma soprattutto. Sentiamo cosa ci dice lui:

– Mimmo, essere un artista del Sud: cosa è significato allora e cosa significa ora. Hai avuto la fortuna di entrare in contatto con molti artisti famosi e di conoscere il tuo mentore e produttore, Antonio Coggio: vivere a Torino ti ha in qualche modo agevolato il cammino o lo è stato più essere meridionale?
MC: Non so quale sia il ruolo di un artista, né tantomeno riesco ad immaginare un artista vincolato a un ruolo. Ognuno di noi produce qualcosa e sarà poi il mercato che editerà quel prodotto grazie a un incontro, al momento storico, al caso, ecc…
io non sapevo di essere meridionale e di essere un artista del sud. Alla fine degli anni 70 il sud con tutte le sue istanze andò “di moda”. Era il suo momento diciamo ed io, con tutte le mie canzoni, lo avevo in un certo senso anticipato, quasi presagito. Le mie canzoni, tra ballate e ironia, parlavano di un Sud invitto anche se sopraffatto dalla politica, dall’economia e dalla storia e dai luoghi comuni.
Incontrai Coggio in RCA a Roma. Un incontro casuale che dette il via al nostro lunghissimo sodalizio. Coggio era affascinato dal quel mio mondo musicale, dai riferimenti geografici e mitici, dal mio vissuto primario tanto ancestrale quanto originale. “Siamo Meridionali” fu il risultato dello scontro tra quel mondo mitico, adolescenziale, formatosi in Salento e la stridente nuova realtà del nord (Torino).

Edoardo Bennato, Rino Gaetano, quell’impronta rock e ironica che strizza l’occhio anche alla Nuova Compagnia di Canto Popolare; miscelare l’italiano col dialetto come a voler sottolineare un’appartenenza di cui andar fieri senza fare del rozzo sudismo o nordismo. Secondo Mimmo Cavallo natura, folklore e povertà sono tutti elementi di una musica superiore. La sofferenza ha storicamente generato il meglio.

MC: Non sono così masochista da ritenere che la sofferenza sia una roba positiva che genera il meglio. Intanto “meglio non soffrire”. È certo però che il blues e successivamente il jazz sono mondi musicali nati dalla sofferenza. Diciamo che la povertà (come la sofferenza) è sicuramente un male ma che può rivelare anche degli aspetti inaspettatamente positivi. La povertà, ad esempio, riesce a conservare (come la cenere, l’ambra) certi usi, costumi, suoni, riti, racconti, miti che possono essere estremamente importanti da un punto di vista antropologico e culturale.

– Molte tue canzoni sono, come tu stesso le hai definite, acido sonico urticante, tu canti per un Sud Invictus… Il Sud potrebbe quindi essere una valida risposta a un’Europa nordcentrica se solo si sradicassero i luoghi comuni che ci affliggono e ci affossano. La musica, la tua musica, credi che potrebbe far breccia nel senso civile e nella memoria storica di chi ci considera solo un fanalino di coda?
MC: Ridare voce al Sud, la verità. Questo e solo questo è tutto il senso, lo sforzo la tensione a cui aspiro. La verità su un Sud che non sa di sé. Dobbiamo tornare ad essere un’onda unica per provocare quel maremoto culturale a cui ambiamo. Purtroppo, ora come ora, siamo ancora rigagnoli, capillari. Le ragioni di questa frammentazione sono tante, complesse ed è difficile combattere contro i luoghi comuni e le falsità specie se queste ultime sono motivate da interessi economici. Il rischio è che il polipo si cucini nella sua stessa acqua. C’è una volontà a non far crescere il Sud. Un Sud sempre sotto scacco, dunque. Tutto questo fa parte di una mentalità politica di un nord nano e cieco che muovendosi per proprio tornaconto non si accorge che è il Sud il volano necessario per far ripartire il paese. Si chiama “controllo sociale attraverso l’economia” ed è nata, questa “filosofia”, nel 1861: “nani su iddi e vonnu a tutti nani

– Hai definito il Sud più tollerante, femmineo. Una bella immagine della nostra terra, che si avvita a perfezione su quella più scomposta e sanguigna della taranta, tipica della tua terra il Salento. Spiegaci la differenza che tu hai sottolineato tra tarantismo e tarantolismo.
MC: In genere la figura materna è tollerante. La figura paterna, invece, rappresenta l’autorevolezza e purtroppo molte volte l’autoritarismo. Tutto ciò ha un’origine storico-culturale. In tempi remoti, intorno al periodo minoico (età del bronzo) statuette di terracotta da grossi fianchi e grandi seni rappresentavano divinità femminili che alludevano chiaramente alla prosperità. Erano tempi in cui non vi erano dei della guerra e le città non avevano conseguentemente fortificazioni e il femmineo dominava. Alla fine della civiltà minoica arrivarono dalle steppe del nord popoli aggressivi, portatori di un dio della guerra. Le cose cambiarono repentinamente. Le città si fortificarono ma rimase, persistendo, in tutto il mediterraneo un elemento di venerazione verso la dea madre (a tal proposito invito a visitare la “menade dormiente” a Taranto) quasi come fossile di una remota inconscia tradizione (la venerazione di un dio femminile).
Il fatto che il fenomeno della taranta si sia poi conservata nel nostro territorio (Salento marginale, povero) è prova che certe poetiche possono, a condizioni particolari, sopravvivere e rinnovarsi. Nel nord del Salento, tra l’altro, il rito apotropaico per disinnescare il veleno del morso è rimasto una coreutica prima di intervento religioso. In questo senso può essere visto come un residuo di riti pagani. Per quanto riguarda poi la differenza tra tarantismo e tarantolismo ricordo che quest’ultimo è il fenomeno del morso del ragno, mentre il tarantismo rappresenta essenzialmente l’elemento simbolico, il mito di Arakne che ci parla di Dioniso riportandoci a quel mondo prima dell’invasione dorica che ha lasciato, in tanta parte del mondo, tracce di sé.

Abbiamo prima citato Zucchero ma Mimmo ha scritto brani per tantissimi artisti da botto come, giusto per citarne alcuni, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Loredana Bertè, Syria e l’indimenticabile Mia Martini. Con lei Mimmo ha avuto un sodalizio artistico e un legame quasi spirituale davvero forte, anche dopo la sua scomparsa: è stato ospite all’Anteprima Festival Mia Martini lo scorso 27 dicembre al Teatro Bibiena di Mantova e altre iniziative sono in itinere. “Sentivo la sua sofferenza, quella ricerca di radici che comprendevo”, ci ha spiegato. Una su tutte, ha duettato con lei nella canzone Ninetta, un vero capolavoro di poesia.

– Hai avuto il privilegio di essere protagonista della scena musicale in quanto cantautore in primis, ed esserlo attraverso i tuoi brani cantati da altri: quale versione di Mimmo Cavallo ami di più? Hai ancora la dipendenza da palco che dichiarano di avere molti artisti, come una droga da cui non ci si riesce a disintossicare?
MC: Il cantautore è coincidente con l’autore, almeno nel mio caso. Non ho mai scritto canzoni “per altri artisti” ma le collaborazioni sono nate attraverso un rapporto di amicizia e stima reciproca. Il palco mi manca anche se una certa mia pigrizia mi dispone a stare più dietro le quinte che in prima linea.

E con questo ci congediamo, per il momento, da Mimmo Cavallo ma non dalla sua arte. Perché se è vero che c’è un ritorno alla cosiddetta musica meridionalista, lui è e resterà sempre in testa al corteo, pronto a sventolare la bandiera. Ripulita da stemmi invasori.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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Mario Pirovano la mia vita con Dario e Franca

in Anna Lamonaca Blog/In Evidenza/La Cultura by
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Incontrare Dario Fo, come cambiare la propria vita a 33 anni…

Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

E’ una sera del 1983 in Inghilterra, Mario Pirovano, semplice operaio di 33 anni, va a teatro ed in scena  c’è “Mistero Buffo”, uno spettacolo che gli cambierà la vita. A seguire un incontro, quello col premio Nobel Dario Fo e sua moglie Franca Rame che Mario non scorderà mai. Il giovane Pirovano per la prima volta prova l’emozione del teatro, i brividi che l’attore con la sua affabulazione provoca nel pubblico dal palcoscenico, il boato delle risate, gli applausi a scena aperta, ma è solo dopo, nel camerino, che avviene la magia, la proposta di collaborare ed entrare a far parte attiva e stabile della compagnia. E’ un’amicizia che nasce e che porterà  Mario a lasciare il proprio lavoro, a dedicarsi a tempo pieno al teatro come allievo diretto, traduttore e testimone di Dario Fo in Italia e nel mondo. L’attore si racconta al nostro giornale in una straordinaria e profonda intervista …

Si può dire sicuramente che gli incontri cambiano la vita, leggendo la sua biografia, lei si era trasferito infatti a Londra per fare tutt’altro lavoro. L’incontro con Dario Fo e Franca Rame ha davvero cambiato il suo destino? “L’incontro con Dario ha cambiato totalmente la mia vita. Lavoravo in Inghilterra in un’agenzia di viaggi, ed andai a teatro a vedere “Mistero Buffo”, quest’opera mi sconvolse letteralmente, avevo 33 anni, non conoscevo nulla del teatro, ne rimasi incantato. La mia esperienza personale  e questo meraviglioso incontro, sono la dimostrazione che la vita può cambiare in qualsiasi momento, a patto però che tu sia pronto e disponibile al cambiamento. Quando sei chiuso, costruito nella tua quotidianità, allora non hai vie di scampo ed è per questo che suggerisco spesso ai ragazzi, durante i miei corsi, di lasciare sempre una piccola porticina aperta sui sogni, non bisogna mai essere completamente sepolti dalla quotidianità.”

Il teatro è stato sempre una delle sue passioni? “No, assolutamente, ero convinto che il teatro fosse una delle cose più noiose della vita, non ero mai stato ad assistere ad uno spettacolo. Quel giorno andai a vedere Dario, era solo una curiosità perché avevo sentito parlare di lui e di Franca. Sono nato a Milano ed ho iniziato a lavorare molto piccolo, a 14 anni avevo già il libretto di lavoro, ma dei Fo se ne parlava già, sapevo che avevano lottato per i diritti dei lavoratori, per cui essendo figlio di contadini ed operaio io stesso, non ero tanto interessato allo spettacolo, ma alla loro politica. L’occasione era importante per dimostrare loro la solidarietà e la stima di noi connazionali, con altri amici italiani decisi di andarlo a salutare ed omaggiare”.

Cosa ha provato quindi guardando Mistero Buffo? “Guardando lo spettacolo ho iniziato a ridere dall’inizio alla fine. Dopo la rappresentazione siamo andati a salutarli nel camerino, Franca ci chiese di ritornare nei giorni successivi. Il giorno dopo ero già lì ed è stato così per tutto il mese in cui sono stati a Londra per seminari, workshop e spettacoli. Io conoscevo l’inglese ed ho fatto da traduttore per loro quando necessario. Nel loro piccolo gruppo di 4 persone non c’era nessuno che parlasse inglese, ricordiamo che erano i primi momenti in cui il teatro italiano usciva all’estero, così mi misi subito a disposizione. Da quel momento nacque un amore che poi è durato tutta la vita.”

Ha subito iniziato la collaborazione? “Quando partirono, Franca mi chiese se volessi andare con loro a lavorare in Italia. Sembrava una boutade, una cosa da simpatia, invece per la successiva  tournèe Franca mi ritelefonò e mi propose di entrare stabilmente nella loro compagnia”.

Si può dire che è stato un vero e proprio tuffo nel vuoto? “Premetto che avevo un lavoro bellissimo, guadagnavo bene, gli amici non mi mancavano, vivevo nel centro di Londra, in una casa di tre piani, non avevo bisogno di nulla. E’ stato un tuffo nel vuoto perché avevo già 33 anni, ma fui talmente incuriosito da loro e dal teatro che il salto fu immediato.”

Il suo Mentore  ha spesso affermato, “…è vietato calpestare i sogni…”, quanto oggi, a suo avviso, sono rimaste vere queste parole?

“Io mi ricordo benissimo che da ragazzo sognavo ad occhi aperti, molte volte mi capitava nel periodo della giovinezza di rimanere imbambolato a guardare il cielo. Sono stato sempre un sognatore, i sogni non vanno mai calpestati,  bisogna conservare quell’angolino, quello spazio dentro di noi, una porticina aperta sul sogno”.

Mi dia una sua personale definizione dell’essere “attore” … “Per me essere attore equivale ad avere la possibilità di poter incontrare centinaia di persone ogni volta, di essere sempre nuovo pur mantenendo me stesso, provando una gioia infinita ogni volta che salgo sul palcoscenico. Far divertire la gente, sentire il boato delle risate, gli applausi a scena aperta è una gioia immensa, avere la possibilità di poter raccontare queste storie antiche, alcune addirittura antichissime,  riuscendo ad entrare nel cervello delle persone, è una felicità enorme.”

Vi è piaciuto? Continua nella prossima puntata…


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Barbara Eramo, una storia da raccontare… Intervista e video…

in Anna Lamonaca Blog/In Evidenza/La Musica/Pianeta Donna by
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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Barbara Eramo, cantante, artista, raccontiamola…

Abbiamo incontrato l’ammaliante cantante in occasione del prossimo evento che la vedrà ospite  di Cafè Loti  presso l’Auditorium Parco della musica di Roma il 18 gennaio…

Viso luminoso, occhi trasparenti, una storia da raccontare, la musica è la sua vita, il linguaggio preferito che lei usa per interagire col mondo o per prenderne le distanze, quando serve. Tutto questo è Barbara Eramo, cantante tarantina dalla carriera ricca di soddisfazioni, successi e nuovi progetti work in progress, la talentuosa interprete ed autrice si racconta al nostro giornale in una interessante intervista:

Partiamo dalle origini e facciamo un excursus nella tua carriera, quando hai capito che nella tua vita avresti fatto la cantante?  “Diciamo che è stata una conseguenza naturale dovuta al fatto che ho cominciato ad esibirmi in pubblico a 15 anni e non ho mai piu smesso. A 19  anni mi sono trasferita a Roma (sono pugliese della provincia di Taranto Ginosa Marina) per iscrivermi all’università, ma era chiaro per me ed in fondo anche per i miei genitori che si trattava di un alibi: andavo a Roma per concretizzare questa passione e quindi ad un certo punto , guardandomi indietro ho potuto constatare che si, avevo fatto una scelta di vita.”

Negli anni ’90 con Passavanti  vinci il premio della critica nella sezione giovani del Festival di Sanremo, in seguito esce l’album “Oro e Ruggine” vuoi parlarci di queste esperienze?

“Farne un sunto è difficile, ma ha sicuramente creato un evento consistente nella mia vita professionale. E’ indubbio che la mia vita musicale e forse non solo, si divide in “prima” e “dopo” Sanremo. Penso di non aver mai vissuto per così tanti giorni di seguito un’emozione così forte, misto di felicità e terrore. Bellissimo ricordo ed anche un po’ doloroso non posso negarlo, ma di un dolore ormai quieto in qualche modo risolto, compensato dalle tante esperienze bellissime e palchi vissuti in seguito che hanno stemperato la delusione di quel sogno rimasto sospeso.”


Hai collaborato con Bacalov nel brano “L’amore promesso” colonna sonora del film “Milonga”; sei interprete ed autrice di colonne sonore per il cinema e la televisione ed hai cantato anche in quella del film “Tale of Tales” di Garrone, certo si può dire che sei sicuramente un’artista eclettica oltre ad interpretare sei autrice e collabori con musicisti, quali di questi ruoli preferisci?  “Indubbiamente il mio strumento è la voce  quindi amo farne uso in qualunque veste musicale, per comporre mi accompagno con diversi strumenti – piano, chitarra, ukulele o sovrapposizioni vocali, ma a volte sono sufficienti anche solo una passeggiata nella natura ed il vento, dipende dal momento e dall’ispirazione comunque mi  piace comporre o poter collaborare alla scrittura non solo essere interprete.”

Nel 2008 è uscito il tuo album solista “In Trasparenza” perché questo titolo? “ Ho scelto questo titolo perché mi mostravo  intimamente scegliendo di cantare quei brani, quelle melodie e quei testi. Non ho prestato ascolto, dal punto di vista delle intenzioni discografiche , alle hit radiofoniche o discorsi di questo tipo…seguivo ciò che mi piaceva davvero, come è sempre stato del resto e come desidero che sia sempre.”

Nel 2010 è uscito il tuo Cd “Oriental Night Fever” realizzato insieme al musicista produttore francese Hector Zazou e a Stefano Saletti. Raccontaci di questo progetto …

“Hector Zazou è stato uno dei musicisti più importanti al quale devo infinitamente per la mia formazione musicale. L’ho conosciuto quasi per caso a Parigi, grazie alla mediazione di un amico. Volevo ascoltasse la mia musica perché amavo il modo in cui lavorava sul suono il suo disco “Les chansons des mers Froid” mi ha letteralmente folgorato ed ospita artisti come Bjork, Laurie Anderson, ha lavorato con David Sylvian, Ruky Sakamoto per me era una specie di leggenda vivente. Dopo tre anni mi ha proposto di fare questo disco insieme ed immagina la mia felicità. Purtroppo durante la lavorazione è venuto a mancare e forse solo dopo mi sono resa ancor più conto dell’immensa fortuna che ho avuto ad aver lavorato con lui. Lo penso spesso e credo che anche grazie a lui ho preso il coraggio in seguito di realizzare il mio disco “Emily”.

Uno dei tuoi più recenti progetti è “Emily”, un concept album di tue composizioni su  poesie di Emily Dickinson come nasce  e perché hai scelto proprio questa poetessa?

La fascinazione è stata leggerla e cantarla immediatamente, è di una musicalità sconvolgente. Una scrittura non immediata la sua, ma se aggiri il filtro della ragione ti arriva dritta in pancia. Questo mi ha colpito: il senso mistico della natura intrisa al tempo stesso di umanità e viceversa, questa esplosione di vita ed inoltre la sua assoluta contemporaneità, il suo linguaggio immaginifico ma mai melenso. E’ stato ancora più sconvolgente quando poi, leggendo la sua biografia, ho scoperto che viveva come una reclusa dentro casa. Sembrava famelica di vita, ma la viveva solo dentro di sé. Ho in comune con lei questo modo intimo, privato, di vivere in disparte le passioni; anche un certo senso di inadeguatezza al mondo e l’idea di costruirsene uno “tutto per sé” grazie all’immaginazione tuttavia non potrei mai rinunciare all’esplorazione del reale, per lo meno per come sinora mi conosco”.

Hai collaborato con tanti artisti, ma è difficile schierarsi da solista nel panorama musicale italiano? “Si , sempre più. I talent certo non aiutano, è la famigerata fabbrica delle illusioni. Molti giovani, anche dotati, spesso sono costretti a rivolgersi a questi programmi per cercare una propria collocazione nel mondo della musica, ma questi format vanno a discapito dell’arte e della sua funzione fondamentale che dovrebbe essere quella di elevare l’anima dall’ordinario. Siamo diventati tutti dei prodotti da scaffale per questo mi sono rivolta ad un circuito diverso, indipendente. E’ faticoso, ma mi permette di scegliere quello che voglio cantare e questo è impagabile e non c’è fama che tenga.”

Mescoli molte sonorità e stili come mai questa mescolanza? “Per mantenere vivo l’amore per questo lavoro. La mia indole musicale mi porta ad avere un approccio essenzialmente emotivo, curioso ed esplorativo – ed aggiungo poco ortodosso. Il mio modo di immergermi nella musica è totalmente esperienziale, non accademico. E’ così che ho formato la mia personalità musicale. Sono passata attraverso varie passioni dall’adolescenza ad oggi, grazie ad artisti che mi hanno illuminato: per questa ragione non amo chiudermi stilisticamente perché ho sperimentato molto spesso la bellezza della folgorazione che nulla toglie alle precedenti, anzi! Ogni volta scopro possibilità espressive diverse che aggiungono ed espandono l’ispirazione. Di fondo c’è una sorta d’inquietudine, un non accontentarsi o adagiarsi troppo… Mantenere vivo l’amore per la musica appunto.”


 Quali sono i tuoi progetti per il futuro?Parliamo dei prossimi appuntamenti …

“Sto raccogliendo le idee per il prossimo disco, è tutto ancora embrionale, ma comincio ad intravedere la luce. Proseguo l’attività concertistica – il 18 gennaio sarò ospite del Cafè Loti all’Auditorium parco della Musica di Roma, il 9 febbraio sarò con la mia band in concerto a “Na Cosetta” a Roma zona Pigneto, a marzo saremo a Padova e Lago di Garda ed a giugno all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi ospite del pianista jazz Nico Morelli –  inoltre voglio continuare a portare la mia musica all’estero perché trovo molti stimoli umani e creativi grazie ai viaggi. Unire queste due passioni, musica e viaggi, mi fa dire grazie alla vita ogni volta.”

Barbara Eramo...


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David Rossi, MPS, Omicidio, Daniele Pesco, M5S, Intervista

in Alberto Marolda Blog/In Evidenza/La Politica/Movimento Cinque Stelle by
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MPS, David Rossi, un Omicidio al Monte dei Paschi di Siena… Certe volte scavi, e ti viene fuori del Letame che non ti aspettavi…

Un Servizio di Alberto Marolda
Un Servizio di Alberto Marolda

Suicidato? David Rossi, il vecchio Responsabile della Comunicazione del MPS, è stato davvero ammazzato?

Ascoltiamo Daniele Pesco del Movimento Cinque Stelle, uno dei pochi che non ha avuto paura di sporcarsi nell’indagare con la famiglia di Rossi, su questa storia maledetta… ascoltiamolo e mettiamoci comodi, che il Plot va ascoltato con estrema attenzione, non sia mai che gli schizzi di letame, davvero vi raggiungano, perché…

…con un decreto di VENTI, leggasi VENTI MILIARDI…

…in arrivo per salvare la Banca senese, non si scherza proprio… Ricordiamo che stamattina alle 13 termina l’operazione “Aumento di Capitale”, e, se tutto filasse liscio, al Tesoro basterebbe limitarsi a sottoscrivere la quota base che gli spetta, impegnando al massimo 200 milioni di euro. Nel caso servissero più soldi, invece, sarebbe inevitabile far scattare una ricapitalizzazione preventiva… e con un Omicidio ancora irrisolto alle spalle… le implicazioni sembrano realmente pesanti…

Incredibilmente pesanti…

Nazionalizzare MPS, ma farlo davvero, e non regalarla, dopo, a qualcun altro…


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Padre Alex Zanotelli per il NO e l’influenza della Jp Morgan…

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… senza scordare l’Impegno di Papa Francesco, un Papa davvero scomodo per la Finanza Mondiale…

Nella affannosa ricerca di qualcuno che, sostenendo il SI, ci convincesse per la sua integrità ed obiettività morale, il Bomba Renzi non c’è mai riuscito, ci siamo trovati a Napoli a seguire invece un convegno dei Cristiani per il NO, dove, inaspettatamente, abbiamo ascoltato parole tremende, di più, di Fuoco da parte di Padre Alex Zanotelli contro la grande Finanza Mondiale. Secondo il Padre Comboniano, e secondo i documenti in suo possesso risalenti al vicino 2013, la Banca Jp Morgan Chase starebbe tramando da tempo contro l’ordine costituito delle Nazioni Europee, ree di godere di Costituzioni troppo socialiste per poter affrontare docilmente l’avvento del selvaggio paradiso finanziario auspicato dai Cassieri del Gruppo Bilderberg. Da questo, al Referendum di Domenica, il passo è davvero breve, ascoltiamo Padre Alex parlarci, fra l’altro, anche della scomodità, per questi poteri finanziari distorti, di Papa Francesco:

Certo è curioso e decisamente inquietante, che in pochi giorni abbiamo incontrato, intervistato, e vi abbiamo presentato, due personaggi, Imposimato e Zanotelli, che, pur con appartenenze politiche, storie sociali ed esperienze estremamente differenti, ci hanno detto le stesse esatte cose sulla Strategia della Tensione e sulla Voglia di Destabilizzazione che il Gruppo Bilderberg ed i suoi Cassieri, la Banca Jp Morgan Chase, stanno portando avanti ormai da parecchio tempo…. strano, no?

…e voi avreste ancora l’intenzione di Votare SI?


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Io Dico No!! Ferdinando Imposimato, la Costituzione, il Bilderberg e la JP Morgan

in Alberto Marolda Blog/In Evidenza/La Politica/Movimento Cinque Stelle by
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Il Giudice Imposimato, parlandoci dei tanti Motivi per votare No al prossimo Referendum, ci sorprende con nomi ed atti, Bilderberg, Jp Morgan Chase, e Strategia della Tensione compresi

Un servizio di Alberto Marolda
Un servizio di Alberto Marolda

Quando un Giudice, un Presidente di Cassazione ed un ex Senatore, ti racconta degli eventi, ti descrive con fatti, con sorgenti attente e circostanziate, tipo i documenti depositati dal Giudice Alessandrini per la Strage di Piazza Fontana, quanto è accaduto alla Nazione da più di 50 anni, mostrandoti tutti i tanti Reati ipotizzabili, ti devi porre qualche domanda… e soprattutto, ti domandi perché non senti le sirene della Polizia o dei Carabinieri … Ah, beh, certo, lui spiega anche questo… ascoltiamo il Giudice Imposimato partire dal NO, per tentare di spiegarci l’Italia odierna….

Occhio che, nel montato, ci sono anche spezzoni del suo intervento al convegno di Sorrento di ieri sera, Spezzoni decisamente complottisti, pieni di tasselli dimenticati dai più, necessari per riempire il complicato Puzzle che ci circonda… ed alla fine, dopo aver ascoltato tutto e ben meditato… ti domandi, ma chi è che comanda veramente il Bastimento?… in Italia, nessuno… o, forse…


Ah, è di ieri la notizia dello schieramento nel novero dei SI, del Mortadella Prodi, che è uno dei consulenti della Jp Morgan… ed il cerchio si chiude… certo, se uno degli alibi che il Premier Renzi utilizzava a mani basse, era che nel fronte del NO c’erano gli ottuagenari babbioni della VECCHIA politica, Berlusconi, D’Alema, Bersani, Salvini e la Camusso con la sua CGIL, ora con Prodi dalla sua parte, non potrà più utilizzarlo, e… Renzi o non Renzi, noi arriveremo al NO!


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