Il Futuro? Solidale…

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Andrea Zorzi il grande sportivo a teatro con “La leggenda del Pallavolista Volante”

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by
Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Intervista ad Andrea Zorzi, una delle migliori Leggende viventi della Pallavolo italiana…

La leggenda del pallavolista volante” è lo spettacolo teatrale di Andrea Zorzi realizzato insieme a Beatrice Visibelli con la regia di Nicola Zavagli che sta andando in scena in molti teatri italiani. Lo sportivo – attore sale sul palcoscenico del teatro che si trasfigura magicamente in un campo da gioco e racconta la sua autobiografia, quella di un fuoriclasse la cui vicenda personale s’intreccia con la storia di un Paese. Abbiamo intervistato per voi Andrea un atleta dell’Italia dei fenomeni, oggi un giornalista, un pallavolista che ha conquistato tante vittorie: 2 volte campione del mondo (1990- 94) e 3 volte campione europeo (1989-93-95) ha partecipato a 3 Olimpiadi (Seoul, Barcellona ed Atlanta) conquistando la medaglia d’argento ad Atlanta nel 1996. Con i club ha vinto: 2 scudetti (1990 – 94), 2 Coppe Italia, 4 Coppe delle Coppe, 3 Supercoppe Europee, 3 Campionati Mondiali, 1 Coppa Campioni.

La leggenda del pallavolista volante è uno spettacolo davvero unico nel suo genere: “Questo spettacolo è speciale, è teatro di narrazione a due voci che in genere s’identifica con una recita statica fatta di situazioni semplici, invece grazie alla natura del soggetto che è la pallavolo, uno sport di movimento; prevede da parte mia e di Beatrice Visibelli mia compagna di viaggio sul palcoscenico molto movimento come una sorta di coreografia.”

Come nasce l’idea dello spettacolo? “La genesi è casuale. Nicola Zavagli è autore, scrittore e regista dello spettacolo, è il marito di Beatrice, 2 carissimi amici con cui trascorro le vacanze. Essi avendo una compagnia teatrale, erano alla ricerca d’ispirazione, l’idea di raccontare una storia di sport e pallavolo sembrava interessante e chiesero la mia disponibilità ed io accettai volentieri anche se ero alla mia1°esperienza. Iniziammo a lavorare su quello che volevamo raccontare, una lunga intervista dalla quale Nicola trasse un copione interessante e quindi si decise di mettere in scena uno spettacolo in cui il palcoscenico si trasforma in un luogo legato allo sport, ma il palcoscenico è anche il paese in cui sono nato, le piazze che ho visitato ed il palazzetto dello sport”.

E’ un racconto biografico dal quale tutto un periodo importante della storia d’Italia viene esposto, il costume, i personaggi della sua infanzia, i paesaggi d’Italia vero? “Nicola è riuscito in 80 minuti a sintetizzare una grande storia. Si parte dagli anni ‘60 in cui sono nato, si racconta un’Italia diversa da quella attuale, dei miei genitori, di un’Italia che andava in vacanza con la macchina e faceva il campeggio e da filo logico c’è una storia sportiva, la storia di una squadra che ha vinto molto ed ha anche perso tornei molto importanti. Lo sport diventa lo spunto per parlare di tanti altri argomenti”.

E’ stato difficile passare dal palcoscenico dello sport a quello del teatro? “A volte l’incoscienza fa fare qualcosa che tu non immagini, quando all’inizio Nicola mi ha detto di partire con questo progetto non sapevo cosa significasse, mi sono trovato in una realtà bella ed affascinante che ha avuto grande successo perché abbiamo replicato oltre 100 volte è una bella sensazione, ho avuto la fortuna di avere grandi maestri: Beatrice e Nicola che mi hanno aiutato”.

Oltre ad essere un grande sportivo è conosciuto per le sue doti di comunicatore, quanto contano nell’essere attore? “Certo parlare è utile, il linguaggio teatrale però non è quello giornalistico, in questi anni ho cercato di essere efficace nel giornalismo, nel dire la mia opinione su vari argomenti però a teatro è diverso, c’è un copione strutturato che deve restare spontaneo, è un’esperienza molto bella e questo ha accelerato il passaggio da atleta a giornalista ad attore, certo sono molto felice, ma ti confermo che l’ho fatto perché non sapevo a cosa andavo incontro”.

Bisogna mettersi sempre in gioco, ci racconti del progetto del Campionato Europeo Veterans: “Vorrei tanto essere ancora atleta, ma a 51 anni, non si può, sono giornalista, faccio l’attore, sono 2 identità che si sposano con tranquillità, per quanto riguarda i Veterans o dei Masters, la Federazione Europea di pallavolo ha organizzato i campionati europei over 40, ci siamo ritrovati con i miei cari amici qualche anno dopo a giocare a pallavolo, una buona pallavolo che è riuscita a vincere gli europei, la cosa interessante era poter godere della vicinanza, dello stare insieme”.

La pallavolo è uno sport di squadra, quanto è importante avere una squadra per vincere nella vita? “Credo che qualche volta si esagera dicendo che lo sport è maestro di vita, può esserlo a certe condizioni: passare tanto tempo con gli amici, faticare insieme, sudare, litigare, far la pace, impegnarsi insieme è una grande esperienza, in questo la pallavolo è l’unico sport di squadra che per regolamento ti obbliga a passare la palla, il compagno non è mai un ostacolo, i pallavolisti crescono sapendo che è importante contare sulla squadra per vincere.”

Una vita da sportivo spinge alla disciplina, i giovani d’oggi non la amano è d’accordo? “La disciplina è importante, ma se è fine a se stessa è solo un’imposizione, avere la capacità di restare concentrati, di non distrarsi, di andare avanti anche quando sei stanco ed affaticato è un grande valore in ogni campo, importante è trovare un equilibrio, adesso c’è il rischio di un eccesso di distrazione per i giovani”.

Come vede oggi lo sport in Italia ed in particolare la pallavolo? “Lo sport è cambiato, i mass media, gli interessi economici sono più importanti rispetto al passato,ma già negli anni ‘90 lo sport stava iniziando questo processo, il mondo cambia velocemente, adesso viviamo nella virtualità, dalla tv ai social ai video game, facciamo fatica a distinguere che la nostra vita è fatta di contatti con le persone, di parole e a volte ci perdiamo nel cyber spazio ed è pericoloso. Lo sport ha il ruolo di tirarci fuori, non puoi fare sport virtuale, è un aggancio alla realtà, ma lo sport non è la panacea di tutti i mali ed ha cose belle e brutte”.

Quale è stata la sua più grande emozione e quale la sua più grande delusione in carriera? “Il momento più bello sono state le vittorie ottenute nell’ 89 e nel 90 con l’ Europeo ed il Mondiale non solo per importanza, ma perché era la 1° grande sorpresa, un sogno che si realizzava. Delusioni sono state le 2 sconfitte olimpiche, è più difficile accettare la sconfitta di Barcellona del ‘92 si uscì nei quarti di finale rispetto al ‘96 ad Atlanta in cui si perse in finale, ad Atlanta si giocò una buona Olimpiade.”

Quando è nata la passione per la pallavolo?”Da ragazzo ero troppo alto, i miei amici e mi prendevano in giro, un professore mi consigliò di dedicarmi allo sport ed inizia i a giocare a pallavolo perché era vicino casa. Fu una casualità. Ciò mi ha ha permesso di crescere, fare bellissimi viaggi, conoscere tante belle persone.”

Bisogna sempre reinventarsi? “L’unica cosa certa nella nostra vita è il cambiamento, è una cosa che accade tutti i giorni, qualche volta è impercettibile e non lo noti altre volte sono grandi cambiamenti, l’unica cosa certa è che domani non sarà come oggi. E’ strano che siamo così preoccupati del cambiamento l’unica idea è provare ad affrontarlo con coraggio e passione, una parola abusata nel mondo moderno è qualcosa di piacevole, ma essa è pathos, dolore, sofferenza, impegno, sudore, la passione è necessaria, se è hobby perde il suo obbiettivo”.

Cosa c’è nel suo futuro? “Abbiamo debuttato con un nuovo spettacolo sulle antiche Olimpiadi, un viaggio nel tempo, passando da Atene, Sparta ad Olimpia. Un lavoro completamente diverso, non racconto la mia storia, ma racconto una storia che è di tutti, questo è il mio nuovo progetto per il futuro che andrà in scena in tutta Italia e continuerò a collaborare con Sky come giornalista”.


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