Il Futuro? Solidale…

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Andrea Benelli, la musica è la mia vita…

in Anna Lamonaca Blog/La Musica by
Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Io Giornalista Tv intervista il pianista e compositore Andrea Benelli che dopo una carriera ricca di soddisfazioni e un’esperienza alla Scala di Milano ha realizzato il suo primo ambizioso progetto musicale l’Album intitolato “Tiamoforte”…

 Andrea Benelli è emozionale, diretto, semplice e complicato allo stesso modo; si definisce come uno che pensa molto, a volte troppo; è istintivo, a volte troppo, dolce e romantico, forte ed energico allo stesso modo; preciso e ordinato, a volte troppo; meticoloso e sempre alla ricerca della perfezione, introduce se stesso e il suo mondo musicale in una profonda intervista:

A quanti anni ti sei avvicinato alla musica? “I miei genitori hanno sempre ascoltato musica; mia madre in particolare prediligeva la musica lirica. Entrambi cantavano. Sin da piccolo ho avuto modo di ascoltare le più grandi opere ed esecuzioni. I primi passi li ho fatti all’età di 4 anni; i nonni mi avevano regalato una pianola e suonavo ad orecchio. All’ età di sei anni iniziai a studiare con il maestro Francesco Manenti che mi prese sotto la sua ala protettrice e mi diede le basi tecniche/musicali al pianoforte e poi all’organo fino all’età di 14 anni. Un grande compositore al quale devo tantissimo. Mi piacerebbe fosse qui per avere un suo parere. Anche se credo fermamente che da lassù in qualche modo mi abbia aiutato a muovere le mani in questi brani”.

Quando hai compreso che essa era diventata parte fondamentale della tua vita? “Il rapporto con la musica è stato sempre molto particolare. È come se fosse stata sempre lei a ricordarmi di essere importante per me. Nei momenti di sfiducia, quando ho dovuto scegliere tra il calcio e la musica, quando volevo abbandonarla per fare tutt’altro lavoro, alla fine mi ha richiamato sempre a lei. Ho capito solo da qualche anno che la musica per me è tutto, è il mio mezzo di comunicazione per gli altri, è il mio donarmi agli altri”.

Dopo un lungo percorso di studi, hai iniziato la collaborazione col Teatro della Scala in cui hai lavorato con i più grandi direttori c’è qualche ricordo in particolare che vuoi raccontarci?  “Ho tantissimi bei ricordi degli 8 anni trascorsi al Teatro alla Scala. Le tournée in tutto il mondo, le esecuzioni di Petruska di Stravinskij in Teatro, la dolcezza e l’espressività che riusciva ad incarnare con le sue mani il maestro Georges Prêtre, venuto a mancare da poco. Vi racconto un aneddoto che oggi ricordo con il sorriso, ma allora, vi posso assicurare, è stato imbarazzante, perché son stato ripreso dal Maestro Riccardo Chailly durante una prova. Ero così incantato, concentrato, curioso nel sentire il suono dell’orchestra, l’esecuzione dei miei colleghi che sempre ad altissimo livello esprimevano la musica, la figura di questo direttore che indirizzava il suo volere con le mani, con il corpo che ho perso completamente la mia entrata al pianoforte. Il Maestro si ferma, mi guarda, io lo stavo guardando, e mi dice: “non c’è il pianoforte?” Io volevo sprofondare!!! Da lì ho imparato a gestire l’attenzione nell’ascolto della bellezza del suono che i miei colleghi insieme al direttore creavano con l’attenzione a quello che avrei dovuto suonare io per una fusione tutti insieme”.

Hai collaborato fino al 2013 con l’Orchestra, la Filarmonica e i Cameristi del Teatro alla Scala in qualità di organista, pianista e clavicembalista, tra tutti questi strumenti quale preferisci? “Da piccolo sono sempre stato incantato dall’organo. È stato uno dei giorni più belli della mia infanzia, quando il mio primo maestro durante la lezione al pianoforte, mi ha portato nell’altra stanza dove c’era l’organo, mi ha fatto sedere e ha cominciato a darmi le prime lezioni tecniche organistiche. Il clavicembalo invece non è mai stato il mio prediletto, anche se ha contribuito notevolmente alla mia crescita musicale. Ho preso il diploma sperimentale e ho eseguito brani oltre che al clavicembalo anche al fortepiano e al clavicordo eseguendo con i Cameristi del Teatro alla Scala molti concerti in Italia e tournée all’estero. E per ultimo c’è il pianoforte. Lo strumento che ho utilizzato di più per tutti questi 30 anni di musica. Ho accompagnato strumentisti, cantanti, con la musica da camera, sinfonica e lirica. Ho fatto esibizioni con musica pop, musica da film e tanto altro. É lo strumento che più adoro, lo ammetto, è il mio preferito. Con lui ho la possibilità di trasmettere in maniera diretta l’espressività che mi appartiene”.

Quando hai deciso d’intraprendere il nuovo percorso musicale come pianista solista? Come mai questa decisione? “Sin da piccolo ho sempre avuto la predisposizione a voler essere protagonista, fa parte del mio carattere. Gli spettacoli a scuola, nello sport, nell’animazione, negli eventi che organizzavo all’oratorio. Con la musica è successa la stessa cosa. Avevo l’esigenza di far qualcosa di mio ed è successo circa 4 anni fa”.

“Tiamoforte”, Musica, energia per la vita, è il coronamento di un intenso lavoro artistico durato due anni. Vuoi parlarcene? “Tiamoforte è la mia più grande soddisfazione. È stato l’esame più difficile che abbia mai dovuto affrontare: ha messo a dura prova la mia tenacia, la mia forza, le ansie e le angosce. Con questo lavoro ho risposto a tutte le volte che la musica mi chiamava. E devo ringraziare Giovanna Caravaggio mio mentore e mia guida, una grande amica divenuta anche il mio produttore e la mia famiglia per avermi sostenuto.”

Perché questo titolo? “Il titolo è venuto una sera durante la riunione con Giovanna Caravaggio e il mio ufficio stampa Mauro Caldera. Volevamo trovare un titolo con la parola pianoforte e io volevo che venisse aggiunta la parola amore, perché nell’album racconto spesso questo valore importante nella vita di ognuno di noi. Tra un giocare con le parole e un altro ho trovato “Tiamoforte” ed è piaciuto tantissimo.”

L’album contiene 13 tracce strumentali che esplorano le infinite emozioni che ad oggi hanno accompagnato la tua vita perché questa scelta? “Perché la mia vita mi ha trasmesso tanto, perché ho vissuto a 360 gradi tutte le emozioni positive e negative che mi ha dato.”

Come nascono i tuoi brani? “Alcuni nascono dalla mia immaginazione: mi catapulto in un posto e immagino; altri nascono pensando alle mie esperienze e scrivo quello che ho provato; in altri compongo una melodia dolce perché in quel momento sono triste e ho bisogno di coccolarmi; in altri l’esatto opposto e scrivo brani drammatici; altri ancora nascono semplicemente dopo ore al pianoforte ad improvvisare.”

In questo campo hai ricevuto grandi soddisfazioni, ma c’è stato qualche momento in cui hai perso fiducia? “Se non succede non saremmo esseri umani. Credo sia normale avere momenti in cui si perda la fiducia in quello che si fa, in quello che si vorrebbe fare. La vita ti da grandi soddisfazioni, ma forse ti da più porte sbattute in faccia.”

Cos’è la musica per te? “Per me la musica è tutto, lo posso dire con grande sincerità; è l’unica cosa che conta in questo momento. Per lei amo e ho amato, soffro, faccio sacrifici, sono dolce e premuroso, ho studiato molto, moltissimo e studierò sempre, le devo molto, le devo tutto, tutta la mia vita. “

Parlaci dei prossimi progetti per il futuro: “Il progetto è di portare live questo album. Girare l’Italia, l’Europa, il Mondo con Tiamoforte. Non poco ambizioso, ma non sarebbe un mio progetto se non fosse così!!! (Risata). Sono ottimista e so che riuscirò nell’intento perché nel mio staff, oltre a Giovanna Caravaggio di cui ho già parlato prima, c’è Mauro Caldera il mio ufficio stampa una persona fantastica, competente e disponibile e Filippo Broglia (il mio promoter radio/tv) per 15 anni direttore a Radio Italia, una persona che sa il fatto suo, tutto d’un pezzo sa cosa dire e cosa fare, nel momento giusto e nel modo giusto.  Non può che essere una vittoria. Viva la musica!”

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