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novembre 2019

Veleno, Napoli, come uccide l’immondizia nella Terra dei Fuochi

in Alessandro De Stefanis Blog/Il Sociale/Ultimi Pubblicati by

L’immondizia nella Terra dei Fuochi ne ammazza tanti ogni anno. Perché uno in più dovrebbe fare rumore?

La storia di Michele Liguori nel film e nell’intervista di Rosaria della Ragione.

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Un servizio di Alessandro De Stefanis

Presentata in anteprima a Piazza del Plebiscito a Napoli, (il 28 settembre a Piazza del Plebiscito, in occasione della Giornate Nazionali dei Servizi pubblici organizzate da FP CGIL), l’opera prima di Rosaria Della Ragione si intitola VELENO – “Non potevo fare finta di niente”: la vittoria di Michele Liguori. La seconda proiezione è avvenuta a Roma, nello Spazio Apollo 11, nel cuore dell’Esquilino, l’8 ottobre, in occasione della quinta edizione dello Slow Film Fest. Dopo essersi misurata con la scrittura cinematografica e teatrale, Rosaria Della Ragione approda alla regia con un corto documentario prodotto dalla CGIL Campania, dedicato a Michele Liguori, tenente dei Vigili Urbani di Acerra e Eroe della Terra dei Fuochi. L’abbiamo intervistata.

Come è nato questo progetto? «Mi è stato proposto dalla CGIL Campania, in un momento molto particolare della mia vita. Una richiesta inaspettata, ero incredula. Mi sembrava “troppo”. Tutto troppo bello, tutto troppo difficile, tutto troppo impegnativo. Avevo molta paura di affrontare un argomento così importante e così vicino alla mia vita. Vivo a Roma da sei anni ma sono nata a Napoli e cresciuta a Bacoli, in provincia di Napoli, ad un’ora da Acerra, e purtroppo ho visto morire persone a me care, molto giovani, a causa dell’inquinamento che affligge queste terre. Una terra che assiste alla nascita ed alla morte di tante persone».

Michele Liguori è morto nel 2014 a causa di due tumori, all’età di 59 anni. È stato riconosciuto vittima del dovere. Ci racconti brevemente la sua storia? «Tenente dei Vigili Urbani di Acerra, era stato assegnato al pool ambientale, pool formato da un solo componente: lui. Nonostante le minacce, nonostante i pochi mezzi a disposizione, cominciò ad indagare, denunciare e a richiamare l’attenzione delle istituzioni, anche quando – pochi anni dopo – venne sollevato dall’incarico».

In che modo hai portato avanti il lavoro? «È stato l’anno delle scommesse. L’anno in cui ho invogliato me stessa a fare passi nuovi, a percorrere strade diverse e riprendere cose che avevo dovuto metter da parte. Il primo amore non si scorda mai: non ho mai dimenticato la cronaca nera, anche se la vita mi ha condotto altrove. Dopo la mia prima regia teatrale con la pièce “Che cos’è la felicità?”, mi sono trovata di fronte alla mia prima regia cinematografica. Mi sono dovuta occupare anche del budget e della produzione, ho seguito ogni fase del progetto. Dalla prima riunione, all’ultimo export prima del fatidico invio. Oltre a vivermi e godermi il set con tutte le sue difficoltà (e ce ne sono state tantissime), ho seguito costantemente la post produzione. È stato un lavoro lungo ed avevamo a disposizione pochissimo tempo, ma anche lavorare fino alle due di notte è stato estremamente stimolante. Per prima cosa, sono iniziate le ricerche. Ho trovato il supporto dell’ “Associazione antiroghi” di Acerra e dei “Piloti della monnezza”, un gruppo di volontari che grazie ai droni vanno a caccia di discariche abusive e di roghi tossici. Mi sono avvicinata in punta di piedi alla famiglia di Michele Liguori, cercando di conquistare stima e fiducia»

Michele Liguori e la sua famiglia sono stati più volte minacciati a causa delle indagini che il tenente stava facendo. Vi siete mai sentiti in pericolo? «Siamo stati in posti in cui ci hanno sconsigliato di essere. Ma non ho mai avuto paura. Mi sono sentita molto vicina a Michele, a quella sua fame di verità e di giustizia. Mi pareva che Michele fosse dentro di me, mi ha dato una grande motivazione. Sentivo che stavo facendo la cosa giusta».

Il documentario dura quindici minuti. Stai pensando già ad una versione più lunga?
«Sì, ci sto pensando, non lo nego. Mi piacerebbe tanto. Spero senza alcun dubbio che “Veleno” sia solo l’inizio di un percorso, ma ho imparato a tenere i piedi ben saldi a terra quando ero ancora molto piccola – dice ridendo la regista – Per ora mi porto a casa uno stretto legame con Maria Di Buono, la moglie di Michele, con suo figlio e con le tante persone che questo documentario mi ha permesso di incontrare. È stato un ottimo lavoro di squadra, mi hanno saputa aiutare e consigliare quando ne avevo bisogno e li ringrazio tantissimo. Sicuramente ci sarà ancora spazio per il documentario nella mia vita».


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