Il Futuro? Solidale…

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agosto 2019

Bruto e Salvini sono uomini d’onore … Shakespeare, Giulio Cesare, il testo

in Alberto Marolda Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by

William Shakespeare, Giulio Cesare, atto III, scena II. In realtà il testo nell’edizione in lingua è interrotto dalle reazioni dei tanti che il Bardo immagina presenti…

E Bruto è uomo d’onore… Il richiamo all’azione nelle parole dell’orazione funebre di Marco Antonio…

Una Nota del Direttore Alberto Marolda
Un servizio di Alberto Marolda

Ascoltatemi amici, romani, concittadini…
Io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo.
Il male che l’uomo fa vive oltre di lui.
Il bene sovente, rimane sepolto con le sue ossa… e sia così di Cesare.
Il nobile Bruto vi ha detto che Cesare era ambizioso. Grave colpa se ciò fosse vero e Cesare con grave pena l’avrebbe scontata.
Ora io con il consenso di Bruto e degli altri, poiché Bruto è uomo d’onore, e anche gli altri, tutti, tutti uomini d’onore…
Io vengo a parlarvi di Cesare morto.
Era mio amico. Fedele giusto con me… anche se Bruto afferma che era ambizioso e Bruto è uomo d’onore.
Si è vero. Sul pianto dei miseri Cesare lacrimava.
Un ambizioso dovrebbe avere scorza più dura di questa.
E tuttavia sostiene Bruto che egli era ambizioso e Bruto è uomo d’onore.
Si è anche vero che tutti voi mi avete visto alle feste dei Lupercali tre volte offrire a Cesare la corona di Re e Cesare tre volte rifiutarla. Era ambizione la sua?
E tuttavia è Bruto ad affermare che egli era ambizioso e Bruto, voi lo sapete, è uomo d’onore.
Io non vengo qui a smentire Bruto ma soltanto a riferirvi quello che io so.
Tutti voi amaste Cesare un tempo, non senza causa. Quale causa vi vieta oggi di piangerlo? Perché o Senno fuggi dagli uomini per rifugiarti tra le belve brute.
Perdonatemi amici, il mio cuore giace con Cesare in questa bara. Devo aspettare che esso torni a me.
Soltanto fino a ieri la parola di Cesare scuoteva il mondo e ora giace qui in questa bara e non c’è un solo uomo che sia così miserabile da dovergli il rispetto, signori.
Signori, se io venissi qui per scuotere il vostro cuore, la vostra mente, per muovervi all’ira alla sedizione farei torto a Bruto, torto a Cassio, uomini d’onore, come sapete.
No, no. Non farò loro un tal torto. Oh… preferirei farlo a me stesso, a questo morto, a voi, piuttosto che a uomini d’onore quali essi sono.
E tuttavia io ho con me trovata nei suoi scaffali una pergamena con il sigillo di Cesare, il suo testamento.
Ebbene se il popolo conoscesse questo testamento, che io non posso farvi leggere perdonatemi, il popolo si getterebbe sulle ferite di Cesare per baciarle, per intingere i drappi nel suo sacro sangue, no…
No, amici no, voi non siete pietra né legno, ma uomini.
Meglio per voi ignorare, ignorare… che Cesare vi aveva fatto suoi eredi.
Perché che cosa accadrebbe se voi lo sapeste? Dovrei… dovrei dunque tradire gli uomini d’onore che hanno pugnalato Cesare?
E allora qui tutti intorno a questo morto e se avete lacrime preparatevi a versarle.
Tutti voi conoscete questo mantello. Io ricordo la prima sera che Cesare lo indossò. Era una sera d’estate, nella sua tenda, dopo la vittoria sui Nervii.
Ebbene qui, ecco.. Qui si è aperta la strada il pugnale di Cassio.
Qui la rabbia di Casca.
Qui pugnalò Bruto, il beneamato.
E quando Bruto estrasse il suo coltello maledetto il sangue di Cesare lo inseguì vedete, si affacciò fin sull’uscio come per sincerarsi che proprio lui, Bruto avesse così brutalmente bussato alla sua porta.
Bruto, l’angelo di Cesare.
Fu allora che il potente cuore si spezzò e con il volto coperto dal mantello, il grande Cesare cadde.
Quale caduta concittadini, tutti… io, voi, tutti cademmo in quel momento mentre sangue e tradimento fiorivano su di noi.
Che… ah… adesso piangete?
Senza aver visto che le ferite del suo mantello…?
Guardate qui, Cesare stesso lacerato dai traditori…
No… no, amici no, dolci amici… Buoni amici… Nooo… non fate che sia io a sollevarvi in questa tempesta di ribellione.
Uomini d’onore sono coloro che hanno lacerato Cesare e io non sono l’oratore che è Bruto ma un uomo che amava il suo amico, e che vi parla semplice e schietto di ciò che voi stessi vedete e che di per sé stesso parla.
Le ferite, le ferite… del dolce Cesare… Povere bocche mute…
Perché se io fossi Bruto e Bruto Antonio, qui ora ci sarebbe un Antonio che squasserebbe i vostri spiriti e che ad ognuna delle ferite di Cesare donerebbe una lingua così eloquente da spingere fin le pietre di Roma a sollevarsi, a rivoltarsi.


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Salvini è uomo d’onore… ode a Di Maio pugnalato…

in Alberto Marolda Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
di battista salvini ode di maio

Liberamente tratto dal Giulio Cesare di William Shakespeare (1599). Al funerale di Cesare (Luigi Di Maio) Marco Antonio (Di Battista), amico di Cesare, con un’orazione divenuta celebre, muove l’opinione pubblica contro i cospiratori, da Bruto (Salvini) in poi…

Personaggi: Cesare (Luigi Di Maio), Marco Antonio (Alessandro Di Battista), Bruto (Matteo Salvini), Cassio (Berlusconi), Casca (Meloni), i Cospiratori (Carfagna, Giorgetti, Zingaretti), l’Opinione Pubblica presente al Funerale (i beneamati del Popolo di Instagram e di Facebook, la Rete, e, purtroppo, gli Italiani tutti)

A dimostrazione, cari miei, che le Tragedie non hanno mai fine…

Nobili romani! Amici, concittadini Italiani! Prestatemi orecchio. Sono venuto a seppellire Di Maio, non a farne l’elogio.

Il male che un uomo fa, gli sopravvive, il bene, spesso, resta sepolto con le sue ossa. E così sia con Di Maio.

Una Nota del Direttore Alberto Marolda
Una Elegia Funebre di Alberto Marolda

Il nobile Salvini vi ha detto che Di Maio era ambizioso e spregiudicato: se lo era, ebbe grave colpa; e Di Maio l’ha gravemente scontata.

Qui, col beneplacito di Salvini e degli altri – che Salvini è un uomo d’onore, e anche gli altri, tutti uomini d’onore – sono venuto a parlare al funerale di Di Maio.
Fu un mio amico, leale e giusto con me.
Ma Salvini dice che era ambizioso e spregiudicato: e Salvini è uomo d’onore.
Egli portò un gran numero di Migranti in Patria, a Roma, che empirono col prezzo del riscatto le casse dell’erario; fu questa, forse, in Di Maio ambizione? Eppure, quando vedeva piangere un Pezzente, un povero Disoccupato, Di Maio lacrimava e pensava al Reddito di Cittadinanza… se era ambizione e furbizia, lo era sin più di Andreotti
Ma Salvini dice – e Salvini è uomo d’onore – che Di Maio era ambizioso e spregiudicato.
Tutti vedeste come dopo le ultime Politiche nazionali, tre volte gli offersi la corona di Premier, ed egli per tre volte la respinse per darla al buon Conte, è ambizione questa?
Eppure Salvini dice che Di Maio era ambizioso e spregiudicato, e Salvini è, lo sappiamo, un uomo d’onore.
Non parlo io già per contestare quello che Salvini ha detto; sono qui per dire soltanto quello che so. Tutti amaste Di Maio un tempo; e non senza motivo. Quale motivo vi impedisce oggi di piangerlo? O santo Interesse Nazionale, tu sei fuggito tra le bestie brute e gli Italiani hanno ormai tutti perduto il bene dell’intelletto!
Scusate, il mio cuore è lì, con Di Maio, in quella povera salma esposta al Ludibrio della Rete… devo interrompermi finché non sia tornato in me.
Soltanto fino a ieri la parola di Di Maio scuoteva il Parlamento e la Rete, e ora giace qui in questa bara e non c’è un solo uomo che sia così miserabile da dovergli il rispetto, signori.
Signori, se io venissi qui per scuotere il vostro cuore, la vostra mente, per muovervi all’ira, alla sedizione farei torto a Salvini, torto a Berlusconi, uomini d’onore, come ben sapete.
No, no. Non farò loro un tal torto. Oh… preferirei farlo a me stesso, a questo morto, a voi, piuttosto che a uomini d’onore quali essi sono.
E tuttavia io ho con me trovata nei suoi scaffali una pergamena con il sigillo di Di Maio, il suo testamento.
Ebbene se il popolo conoscesse questo testamento, che io non posso farvi leggere perdonatemi, il popolo della Rete si getterebbe sulle ferite di Di Maio per baciarle, per intingere i drappi nel suo sacro sangue, no…
No, amici no, voi non siete pietra né legno, ma uomini dei Social.
Meglio per voi ignorare, ignorare e scordare… che Di Maio vi aveva fatto suoi eredi.
Perché che cosa accadrebbe se voi lo sapeste? Dovrei… dovrei dunque tradire gli uomini d’onore che hanno pugnalato Di Maio?
E allora qui tutti intorno a questo morto e se avete lacrime preparatevi a versarle.
Tutti voi conoscete questo mantello. Io ricordo la prima sera che Di Maio lo indossò. Era una sera d’estate, nella sua tenda, dopo la vittoria su Rousseau.
Ebbene qui, ecco.. Qui si è aperta la strada al pugnale nascosto di Berlusconi.
Qui la rabbia della Meloni e della Carfagna.
Qui lo pugnalarono Salvini e Giorgetti, i beneamati del Popolo di Instagram.                                                                 
Qui si perse il Prode Zingaretti, lui, si, che il Sangue della Pugna traditrice non disdegna.
E quando Salvini estrasse il suo coltello maledetto, il sangue di Di Maio lo inseguì vedete, si affacciò fin sull’uscio come per sincerarsi che proprio lui, Salvini avesse così brutalmente bussato alla sua porta.
Salvini, l’angelo di Di Maio, Salvini, l’amico di Di Maio.
Fu allora che il potente cuore si spezzò e con il volto coperto dal mantello, il grande Di Maio cadde.
Quale caduta concittadini, tutti… io, voi, tutti cademmo in quel momento mentre sangue e tradimento fiorivano su di noi.
Che… ah… adesso piangete?
Senza aver visto che le ferite del suo mantello…?
Guardate qui, Di Maio stesso lacerato dai traditori…
No… no, amici no, dolci amici… Buoni amici… Nooo… non fate che sia io a sollevarvi in questa tempesta di ribellione.
Uomini d’onore sono coloro che hanno lacerato Di Maio, che hanno straziato il M5S a favore della Lega, e io non sono un oratore bravo come Salvini, ma solo un uomo che amava il suo amico, e che vi parla semplice e schietto di ciò che voi stessi vedete e che di per sé stesso parla.
Le ferite, le ferite… del dolce Di Maio… Povere bocche mute…
Perché se io fossi Salvini e Salvini, Di Battista, qui, ora, ci sarebbe lo stesso un Di Battista che squasserebbe i vostri spiriti, e che ad ognuna delle ferite di Di Maio donerebbe una lingua così eloquente da spingere fin le pietre di Roma, e di tutta l’Italia a sollevarsi, a rivoltarsi.
Che le Monetine di Craxi tornino a risvegliarsi, che giustizia sia… Che Rivolta sia…

Un pensiero al Grande Bardo, Shakespeare, a leggere questa ignobile trasposizione si rivolterà nella Tomba? Chissà, magari no…


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Salvini: fra tradimento e affari. Autocritica M5S

in Alfonso Palumbo Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
conte&salvini

La Lega è solo Matteo Salvini

Il pericolo elettorale dei due Matteo: Salvini e Renzi

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Matteo Salvini apre la crisi di governo e scalcia Giuseppe Conte, il M5S, il Presidente della Repubblica, la legislatura e l’estate degli Italiani.

Un amico di Roma mi ricorda che in politica il tradimento e’ un’arte. Da parte mia affermo che deve esserlo anche la vendetta. Senza voler riesumare Gianfranco Fini e il suo celebre “con Bossi nemmeno un caffè”, personalmente aggiungerei ‘nemmeno un bicchiere d’acqua e una stretta di mano’. Il Parlamento europeo potrebbe essere uno dei luoghi più utili alla bisogna.
Ma che cosa insegna tutta questa storia, di fatto una delle più squallide dell’Italia post-fascista?
Innanzitutto che in Italia, a differenza della Germania, il Contratto di Governo non regge. Siamo troppo latini e/o provinciali per rispettare un accordo!
Inoltre che la parola data vale lo spazio di un mattino. Ricordate le parole di Matteo Salvini subito dopo il risultato delle Europee? “Io sono un uomo di parola e la mantengo”. Concetto peraltro ribadito più volte.
Ancora: che in politica e’ meglio non fidarsi. Il M5S ha di fatto salvato l’uomo di Milano in occasione dell’affare-Diciotti e gli ha permesso di incamerare ben due decreti-Sicurezza. Con il senno di poi, occorreva soffocare il bambino nella culla…
Rammento di aver udito poche voci levarsi contro il Ministro – che scorrazza sulle moto d’acqua e costringe uomini delle Forze dell’Ordine a negare l’evidenza – fra queste quelle di Alessandro Di Battista. Certo, c’era un alleato da rispettare per poter governare e ottenere ben più del Reddito di Cittadinanza: tuttavia mi sarei atteso ancora maggiore grinta in occasione dei 49 milioni, della questione-Russia, del caso-Siri, di Arata e si sarebbero dovuti zittire i leghisti ricordando loro che in Europa ognuno e’ libero di pensare (in casa propria no? – N.d.A.). Anche il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, non si e’ appiattito sulle posizioni nordiste. Da incorniciare pure gli interventi del senatore Nicola Morra, al vertice dell’Antimafia, che da vero Uomo delle istituzioni ha saputo esaltare chi lo ha votato.
Salvini (e dico Salvini e non la Lega perché dietro l’uomo di Milano c’e’ solo il deserto!) di tali debolezze ha approfittato. L’esito delle elezioni europee lo dimostra. Il gioco causa-effetto e’ evidente.
Voglio comunque fare l’avvocato difensore di Luigi Di Maio. E’ semplicissimo, nel presente, criticare il passato. Le Politiche 2018 avevano dato un bel bottino di voti al M5S che aveva il dovere di renderli utili al fine di realizzare il mandato degli elettori. Il Contratto di Governo e’ sembrato funzionare.
Maledette sono state le Europee. In quella circostanza si e’ scontata la debolezza mediatica (il che e’ pazzesco vista la forza del M5S sul web!) di fronte a un signore con la barba che ha monopolizzato radio, tv, internet e divise delle Forze dell’Ordine. La reazione pentastellata si e’ vista in occasione dell’elezione della Von der Layen alla guida della UE: il Movimento ha deciso in piena autonomia e la Lega non l’ha mandata giù…
Tutta questa storia ci porta a pensare che a Salvini – notoriamente anti-francese – non interessi il TAV bensì i soldi legati alla sua realizzazione. Nessuno l’interesse per gli Italiani o per il rischio dell’aumento dell’Iva o per il rialzo dello spread o per la nomina del Commissario italiano alla Ue. All’uomo di Milano non interessano neppure le responsabilità dei Benetton in merito al ponte di Genova.
Matteo Salvini come Matteo Renzi: due Mattei, due plurali. In prospettiva delle possibili Politiche, due incubi!


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PIERANGELO BERTOLI, canzoni e racconti “a muso duro…”

in Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Pierangelo Bertoli 720 x 379

Pierangelo Bertoli locandina esattaLe ballate di Pierangelo Bertoli.

A Cavaltone le più belle ballate di Pierangelo Bertoli, cantate e raccontate da Marco Dieci e Luca Bonaffini.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Sabato 28 settembre, presso la sala civica di Calvatone (CR), alle 21 ci sarà un concerto dedicato a Pierangelo Bertoli, cantautore agguerrito e romantico degli anni Settanta che, ancora oggi, è conosciuto e amato per canzoni attualissime e di grande spessore civile e sentimentale.

A raccontarlo e a suonarlo, due dei suoi collaboratori (autori e musicisti) storici: Marco Dieci (che ha lavorato con Pierangelo  Bertoli dal 1967 al 1987) e Luca Bonaffini (che – proseguenso il percorso iniziato dal suo predecessore – lo ha affiancato dalla fine degli anni Ottanta fino al grande successo di “Spunta la luna dal monte”).
Due musicisti, autori di canzoni, arrangiatori e produttori artistici che, in epoche differenti ma senza discontinuità – nel corso della serata – racconteranno i momenti vissuti, cantando tante, tantissime canzoni scritte dal cantautore emiliano anche insieme a loro due. Non mancheranno le celebri “pescatore”, “a muso duro”, “per dirti t’amo”, “certi momenti”, “chiama piano”, “rosso colore”, “spunta la luna…); ma ci saranno anche ballate come “i miei pensieri sono tutti lì”, “dal vero” , “varsavia”, “maddalena” che – tra emozioni d’amore personale e rivoluzione sociale – hanno fatto la storia della canzone italiana.
Relazioni Pubbliche e Ufficio Stampa a cura di LC Comunicazione tel. 333 7695979
contatti.lccomunicazione@gmail.com
www.lccomunicazione.com

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Sandro Gozi, Luca Lotti, Bibbiano: PD “sinistrato”!

in Alfonso Palumbo Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
Il PD di Sandro Gozi

Calabria e Umbria umiliano il PD più di Gozi

Zingaretti ride ancora?

Un articolo di Alfonso Palumbo
Un articolo di Alfonso Palumbo

Pd sadomasochista, travagliato dalle sventure che gli portano in eredità i vari Sandro Gozi, Luca Lotti e le vicende legate ai fattacci di Bibbiano.
Quella di Gozi sembrava una boutade estiva e invece giorno per giorno si è ingrossata fino a diventare l’ennesimo affare di Stato tra Italia e Francia. Ex-sottosegretario agli Affari europei negli esecutivi Renzi e Gentiloni, il piddino in Francia si ritrova a proprio agio al punto da guadagnarsi adesso la nomina di responsabile degli Affari Europei in seno al Governo-Macron. Come ricorda Wikipedia, “Nel marzo 2019 Sandro Gozi annuncia di candidarsi alle elezioni europee in Francia nella lista sostenuta da La République En Marche e dai centristi di Modem… Il 15 aprile 2019 viene indagato dal tribunale unico della Repubblica di San Marino per “amministrazione infedele” nell’ambito di una consulenza fantasma con la Banca Centrale Sammarinese su un ipotetico “adeguamento normativo per armonizzare i rapporti con l’Ue”.
Chi è Sandro Gozi? Un imboscato? Uno spione? Un voltagabbana? Chiunque potrebbe pensarla così, considerando per lo meno strano che una persona con valori di sinistra vada a fare lo spin-doctor per un Governo di opposta matrice. Viene spontaneo chiedersi quanto-come-se coloro che militano nel PD siano davvero ancora di sinistra oppure se abbiano sposato il vento del nuovo. Insomma: da Marx a zio Paperone!
Gravi anche le polemiche attorno a Lotti, invischiato sia nell’affare delle toghe insieme con Luca Palamara sia nell‘inchiesta sugli appalti Consip.
Quindi Bibbiano, con l’inchiesta “Angeli e demoni“. Siamo in Emilia-Romagna, terra ‘rossa’ per definizione. Dal piccolo centro è venuta a galla la vicenda dei bambini sottratti alle famiglie naturali grazie a poco scrupolosi operatori sociali. Una storiaccia ancora tutta da scrivere ma dove riappare il PD sotto le forme del sindaco Andrea Carletti. Un altro di quelli prima inquisiti e poi auto-sospesisi (come Lotti) dal partito: la memoria ci riporta a Catiuscia Marini, governatrice della Regione Umbria, e allo scandalo della sanità. In Calabria invece nessun cartellino rosso per la Giunta guidata da Mario Oliverio il quale, nonostante le accuse di abuso d’ufficio/associazione a delinquere/frode nelle pubbliche forniture/turbative d’asta/corruzione, regna ancora sovrano.
Ma è una Calabria amara, per il neo-segretario Nicola Zingaretti. Qui è appena esplosa la città di Reggio Calabria: 17 gli arresti eseguiti dalla Direzione distrettuale antimafia che ha posto ai domiciliari il capogruppo del Partito Democratico in Regione Sebi Romeo. Tra gli indagati a piede libero l’avv. Demetrio Naccari Carlizzi, volto importante: già vice-sindaco della città e consigliere regionale, grande amico dell’ex-ministro degli Interni Marco Minniti, molto vicino a Paolo Gentiloni e attuale cognato del sindaco piddino Giuseppe Falcomata’. Davanti a tutti ciò Zingaretti appare impermeabile e in tv sempre ilare, con quelle due-tre frasi contro il Governo alle quali non crede neppure lui. Costretto anzi a gestire quelle fronde interne che, perfino sul tema dell’immigrazione, riportano al dubbio precedente: Marx o zio Paperone?
Una chiosa finale mi sia permessa. Dell’avv. Naccari Carlizzi mi considero amico: il nostro è stato un legame avviato ai tempi dell’università e reso più solido da vacanze estive e Natali trascorsi piacevolmente insieme, oltre che con comuni amici. La persona non si discute, culturalmente e dialetticamente vale ben più del dato di fatto e – voglio ripeterlo anche oggi – al posto di Renzi avrebbe dato un futuro al partito.


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