Il Futuro? Solidale…

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gennaio 2019

Oggi 31 gennaio esce “Sognando Bologna” di Riccardo Bassi.

in La Musica/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Riccardo Bassi 720 x 379

Riccardo BassiNel giorno del suo compleanno, Riccardo Bassi ci presenta la sua nuova fatica.

“Sognando Bologna”, un romanzo dalle tinte gialle e risvolti noir.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

due anni di silenzio e due romanzi “rosa” (l’amore sempre in prima linea), ecco il rientro narrativo di Riccardo Bassi, scrittore e imprenditore milanese.

Questa volta il colore è il giallo. Un po’ come i gialli Mondadori che, nelle giornate di relax e di pausa, accompagnavano le giornate dei nostri papà e delle nostre mamme.

Sabato 23 febbraio, presso il Cinema Teatro Oratorio di Pantigliate (MI) alle 20 e 45, sarà lui in persona a raccontarcelo e a presentarlo affiancato dal fedele Luca Bonaffini (cantautore e regista teatrale) e in compagnia di importanti ospiti.

“Sognando Bologna” (questo il titolo dell’opera terza di Riccardo Bassi, atto finale di una trilogia letteraria ben confezionata da Gilgamesh Edizioni) è un titolo romantico e gentile ma un po’ “traditore”.

Tradisce, non le aspettative del lettore (anzi tutt’altro!), ma soprattutto sorprende. Perché Bologna, teatro immaginato dallo scrittore per descrivere fatti e fattacci di ordinaria criminalità e di straordinaria complessità, è sempre lì da piazza Maggiore ai colli ad accompagnarci lungo il viaggio scritto e i suoi personaggi.

E proprio quella Bologna è ritratta in uno scatto d’autore che Samuele Carboni, figlio del Luca cantautore, ha regalato a Riccardo Bassi come copertina.

Insomma, un terzo lavoro di Serie A che consacra il nostro Riccardo Bassi “scrittore eclettico e sincero”.

 

Durante la serata del 23 febbraio interverranno: Dario Bellini (editore), Paolo Baldoni (cantautore), Henry Zaffa (attore), Mago Eta Beta (attore) e don Claudio Burgio autore del libro “Non esistono ragazzi cattivi” è presidente dell’Associazione “Kayrós”. Inoltre sarà presente come Guest Star il cantautore Mimmo Cavallo al quale verrà consegnata la “scultura in vetro del maestro Raffaele Darra” come vincitore della 4°edizione de “La settima nota” (premio per arte, musica e letteratura indetto da LC COMUNICAZIONE e LDP EDIZIONI MUSICALI).

Ufficio Stampa e responsabile di pubbliche relazioni:

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Il Pd, CasaPound, M5S e la memoria corta degli Elettori

in Alberto Marolda Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
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CasaPound deve lasciare il palazzo occupato nel 2003, ed il PD romano vuole mettere il cappello su una decisione della Consiliatura a 5 Stelle

Una Nota del Direttore Alberto Marolda
Un articolo di Alberto Marolda

CasaPound, PD, ed il Movimento 5 Stelle… CasaPound dovrebbe lasciare il Palazzo occupato abusivamente, ed allora? Perché ne parliamo? Questa è la notizia che da due giorni occupa alcune colonne dei giornaloni, soprattutto quelli romani, ma fosse solo questo, il problema è che occupa molti post dei social più accreditati, perdendo alla fine la sua natura per diventare solo oggetto di sporco combattimento politico.

Ma fra chi veramente?
E’ dal 2003 che CasaPound occupa abusivamente quello stabile, e nemmeno tanto abusivamente poi visto che Alemanno glielo concesse in uso (questo non va scordato, dov’era il PD allora?), e solo oggi si arriva seriamente a porre in discussione la loro permanenza in loco, e lo si fa grazie a una Consiliatura Grillina… E’ agli atti, sta accadendo con la Raggi Sindaco, non è successo con Walter Veltroni, che ha occupato la poltrona di Sindaco dal 2001 al 2008, con Mario Morcone che è stato Commissario Straordinario per qualche mese durante il 2008, con Gianni Alemanno, dal 2008 al 2013, anzi, e nemmeno con Ignazio Marino dal 2013 al 2015, o tantomeno con Tronca, Commissario Straordinario di nuovo, dal novembre del 2015 al giugno del 2016… No, accade ora con la Raggi alla massima carica romana, ed il PD che cosa fa? Oggi che si trova alla misera opposizione, dopo aver occupato per due volte negli ultimi anni la massima scrivania, vuole metterci il cappello? Perché non lo ha fatto prima? Merito del PD? Pulizia fatta dal PD? Grazie al PD, come si legge sulla bacheca Facebook di Francesco Cro, vi cito a caso uno fra i molti, nemmeno tanto occulti, comunicatori del PD? Uno che approfittando della memoria corta degli Elettori, fa campagna continua sui Social, a favore di un Partito Ectoplasma, raccontando una realtà che si immagina solo lui… o Renzi… uno che la racconta persino sul suo Blog sulla Huffington Post (basta essere del Pd per trovarci posto), dove si definisce, cito: “Esperto di comunicazione Politica, Blogger, Segretario dell’Associazione “Il Popolo del Si” la cui mission e’ proseguire quel riformismo interrotto con l’esito referendario del 4 Dicembre”… avanti, c’è posto per tutti fra i perdenti, una carica non si è mai negata a nessuno…

E poi… Come? Ho letto bene? Riformismo interrotto? Il PD e Renzi hanno perso malamente, ma non l’hanno ancora capito? Cro, l’ha capito?

Ma che somma ipocrisia, che enorme buffonata, il PD ancora non ha capito perché ha perso le elezioni? Il giorno in cui l’outsider Raggi, la “ragazzetta sconosciuta”, ha battuto tutti ed ha vinto, gli elettori hanno mandato a dire al PD, che 15 anni di mangiapane a tradimento del Popolo a favore delle grandi lobby di potere della capitale dovevano finire!!! Ma il Pd l’ha capito? Pare di no leggendo la bacheca del signor Cro, dove, per aver osato rispondere al post propagandistico, mi son sentito attaccare e tacciare di essere “fuori di testa”… vabbeh, partendo dal fatto che se dire la verità significa esserlo, sono ben fiero di esserlo, vorrei ricordare al caro signor Cro ed ai suoi affezionati sostenitori, che il PD romano è arrivato alle elezioni della Raggi, in uno stato di commissariamento (2014-2017) per lo scandalo di Mafia Capitale che lo aveva travolto, dopo lunghi anni di complicità con i Disonesti ed i Corruttori… non solo, ma anche dopo aver auto silurato il proprio Sindaco Marino nel 2015, ed essersi auto fatto causa (militanti PD contro l’Orfini commissario inviato da Renzi) ed averla poi persino persa. Basta? No perché il PD non voleva a tal punto Roma, che contro la Raggi schierò, sicuramente perdente, un simpatico personaggio di secondo piano, quel “buon” Giachetti qualificato come outsider prima di tutto dal PD stesso.
Che buffonata quindi cercare di indossare il cappello dei vincenti, oggi!!! Ipocrisia pura!!! Va detto si che, ribatterà Cro, la mozione votata era del Pd oppositivo, ma va detto anche che il Pd ectoplasma si è solo prestato ad un gioco interno al Governo  Nazionale svolto sul locale romano…

Parliamoci chiaro, uno dei grandi protettori di Casa Pound è Alemanno, che ancora oggi scalpita nel Centro Destra, e la manovra dell’M5s romano, non può che far parte degli scontri nazionali, vista la reazione odierna di Salvini, in cui lo sgombero viene spostato a data da destinarsi... e quindi il Pd ectoplasma? Essere Pistola non significa essere chi tira il Grilletto, capito Cro? Dovete fare ben altro…

Ah, per carità, che non passi un messaggio sbagliato con questo articolo, un’idea non ha colore politico ma è, semplicemente, buona o cattiva. Riportare la legalità è una buona idea, e l’Occupazione era, ed è abusiva, forse sarebbe il caso che, CasaPound, visto che vuole fare il Partito Politico nazionale, se ne vada da solo facendo risparmiare i soldi relativi ai contribuenti. Poi parleremo delle 18 famiglie occupanti, quelle devono avere gli stessi diritti degli altri occupanti, senza colore politico che tenga…

P.S.: il Signor Cro è fra i miei “amici” su Facebook, che dite, mi leverà l’amicizia?


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A breve in uscita “Novecento”, il nuovo album del Trio Schau.

in La Musica/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by

Uscirà a marzo “Novecento”, il secondo album del Trio Schau.

“Le fille aux cheveux de lin”, Claude Debussy, è il video ufficiale che ne anticipa l’uscita.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

 

Nel 1909 Claude Debussy iniziava a scrivere il preludio “La fille aux cheveux de lin” ritornando ad un linguaggio semplice rispetto agli ultimi anni della sua vita compositiva. La suggestiva immagine evocata dal titolo rimanda alla poesia di Charles Marie René Leconte de Lisle, un canto scozzese tratto dall’opera “Poèmes antiques”. Esattamente 110 anni dopo, il Trio Schau ha deciso di rendere omaggio ad una delle opere pianistiche più conosciute del compositore francese. Il video è anticipatore del loro secondo progetto discografico, in uscita nel mese di marzo. Il titolo del cd sarà “Novecento” (il riferimento è alla musica da film, filo conduttore e leitmotiv del loro percorso musicale, sfociato nella pubblicazione del primo album “Movie soundtrack” e ripreso anche in questo secondo lavoro in studio). Al suo interno saranno presenti musiche di Claude Debussy, Heitor Villa Lobos, Astor  Piazzolla, Mario Castelnuovo-Tedesco, Nino Rota ed Ennio Morricone.

Il Trio Schau, composto da Pier Filippo Barbano al flauto, Edoardo Lega al clarinetto e clarinetto basso e Tommaso Lega alla chitarra, esordisce su Radio Popolare in occasione di una serata dedicata al bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi.
Il trio si distingue per la particolarità della formazione, proponendo un repertorio che spazia tra i diversi generi musicali: dalle Sonate di Bach, per flauto e basso continuo, ai tanghi di Piazzolla, dai Preludi per pianoforte di Debussy alle musiche da film di Rachel Portman e Nicola Piovani.
Ha tenuto concerti presso riconosciute istituzioni milanesi (Palazzo Cusani, la Scuola Militare Teuliè, la Fondazione Riccardo Catella, Villa Finzi, l’Università Popolare), al Teatro Blu di Milano, alla chiesa di Sant’Antonio in Moncalvo (AT), a Stampa in Svizzera, all’auditorium di Merate (LC) per la rassegna “Merate Musica” e alla Villa Visconti d’Aragona di Sesto San Giovanni (MI) per le manifestazioni “A Qualcuno piace Sesto”, “Les Sarabandistes” e la 5° Edizione del premio “La Torretta”, alla “XVI Settimana Chitarristica Italiana” presso la città di Martinengo (BG), a Palazzo Soragna e alla Casa della Musica di Parma.
Ha ottenuto premi e riconoscimenti partecipando a vari concorsi nazionali ed internazionali: Premio del pubblico alla 2° edizione della “Selezione internazionale giovani concertisti di chitarra classica formazioni cameristiche” di Domodossola, 1° Premio al “39° Concorso nazionale di chitarra” di Vicoforte, 1° Premio al corso di perfezionamento musicale “Musica e natura” di Vicosoprano, 1° Premio al “Concorso chitarristico internazionale omaggio a Niccolò Paganini” di Parma, 1° Premio al “3° Concorso musicale nazionale chitarra e musica da camera” di Cassano Magnago, 1° Premio al “6° Concorso chitarristico internazionale città di Favria”, 1° Premio alla seconda edizione del concorso “Valle dei Laghi International Guitar Competition & Festival” di Calavino. 
Nel Maggio del 2016 pubblica il suo primo cd dal titolo “Movie Soundtrack”, un viaggio musicale attraverso alcune fra le più celebri colonne sonore, con le musiche di Rachel Portman, Hans Zimmer, John Williams, Astor Piazzola, J. S. Bach, Carlos Gardel e Nicola Piovani.

 

 

 

 

 

 

 

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Nuovo Tour dei Negramaro: i Concerti, le Date del Tour “Amore che torni”

in Eventi/La Musica/Pepsi e Popcorn Blog/Roberta Scardi Blog/Ultimi Pubblicati by
Tour Negramaro Date

Pronto il nuovo Tour dei Negramaro, due considerazioni e le date dei Concerti

Un Articolo di Roberta Scardi
Un Articolo di Roberta Scardi

Il Tour… Motori in riscaldamento per i Negramaro, pronti a partire con il TourAmore che torni” il 14 febbraio all’RDS Stadium di Rimini, tappa zero del tour che era stato rinviato a causa dalle condizioni di salute del chitarrista del gruppo Lele, colpito da un’emorragia celebrale nell’ottobre 2017 ma fortunatamente ripresosi, e pronto ad accompagnare gli altri componenti della band nella nuova avventura live.

Con il nome di un vitigno della loro terra d’origine – il Salento – i Negramaro sono inizialmente Giuliano Sangiorgi (frontman nonché principale autore dei brani), Emanuele Spedicato (chitarre), Ermanno Carlà (basso), cui si aggiungono poi Danilo Tasco (batteria), Andrea Mariano (pianoforte, programmer ed editor) e Andrea De Rocco (campionatore), tutti nati e cresciuti in provincia di Lecce.

La band inizia a muovere i primi passi nel giro alternativo della provincia di Lecce riempiendo sempre più i locali in cui si esibiscono dal vivo. È del 2003 il primo album, “Negramaro”, cui segue, nel 2004, “000577” (la cifra corrisponde al numero merceologico del vino “Negramaro”), ma la conferma arriva con “Mentre Tutto Scorre” (2005): con il singolo omonimo il gruppo si aggiudica il “Premio della Critica Radio & TV” alla “55esima edizione del Festival di Sanremo”, primo di una lunga serie di riconoscimenti, tra cui il “Festivalbar 2005”, il Premio “Lunezia Poesia del Rock” 2006 per il valore Musical-Letterario dell’ album “Mentre tutto scorre” e l’”Mtv Europe Awards” come Best Italian Act.

Nel 2007 l’album “La finestra” apre ai Negramaro le porte del San Siro, facendo di loro la prima band italiana a varcare le soglie del celebre stadio. Seguono “Casa 69” (il nome della casa in cui i ragazzi si ritirano quando devono), nel 2010, la prima raccolta di successi dei primi dieci anni di carriera “Una storia semplice”, nel 2012, e La rivoluzione sta arrivando, nel 2015.

Una crisi porta il gruppo a sciogliersi e Giuliano a trasferirsi momentaneamente a New York. Una volta tornato in Italia Giuliano si reca dal chitarrista Andrea Mariano per fargli ascoltare alcuni nuovi brani. Andrea si commuove e gli svela che diventerà papà di una bambina. A lei il gruppo dedica “Sole”, contenuta nell’album del 2017 “Amore che torni”, frutto della riunione.

Molteplici le collaborazioni con altri musicisti e interpreti da parte di Giuliano, che scrive brani per Mina, Celentano, Jovanotti, Pausini, Bocelli, Vecchioni, Mannoia Malika Ayane e Dolores O’Riordan (per citarne alcuni), e duetta con Elisa, Baglioni, Planet Funk e molti altri.

Nel 2012 Si cimenta anche come scrittore con il romanzo “lo spacciatore di carne”.

Forte è il legame della band con il cinema: il singolo “Mentre tutto scorre” diventa la title track del film “La Febbre” di Alessandro D’Alatri; Silvio Muccino dirige il videoclip di “Estate”; l’attrice Valeria Solarino interpreta “Solo3min”; Dario Baldi co-dirige insieme a Giuliano il singolo “L’immenso” e Giovanni Veronesi firma il videoclip di “Meraviglioso”, title track del film Italians, con Carlo Verdone e Riccardo Scamarcio.

 Le canzoni dirette e appassionate in cui si fondono rock, pop ed elettronica, permettono alla band salentina di diventare in pochi anni il più importante gruppo italiano, mettendo d’accordo sia il pubblico radiofonico che la critica, grazie a un sound personale ed elaborato, di respiro internazionale, che si ispira, soprattutto nei primi lavori, a gruppi come Blur, Radiohead e Muse, senza rinunciare al gusto per la melodia italiana e alle raffinatezze cantautorali nei testi di Giuliano.


Dopo lo straordinario successo negli stadi italiani quest’estate, la nuova tournée della bandAmore Che Torni Tour Indoor 2018”, prodotta e organizzata da Live Nation Italia, fa tappa nei principali palasport italiani (16 febbraio · Mantova, Palabam; 20 febbraio · Padova, Kioene Arena; 21 febbraio · Conegliano, Zoppas Arena; 23 febbraio · Torino, Pala Alpitour; 24 febbraio · Bologna, Unipol Arena; 27 febbraio · Milano, Mediolanum; 2 marzo · Firenze, Mandela; 3 marzo · Firenze, Mandela; 5 marzo · Roma, Palalottomatica; 6 marzo · Roma, Palalottomatica; 8 marzo · Caserta, Pala Decò; 9 marzo · Caserta, Palamaggiò; 11 marzo · Eboli, Palasele; 13 marzo · Bari; 14 marzo · Bari; 17 marzo ·  Reggio Calabria, Palacalafiore; 19 marzo · Acireale, Pal’Art Hotel) Noi di “Iogiornalista” ci godremo il concerto del 9 marzo a Caserta. E voi quale tappa avete scelto?

Per info e prenotazioni dei biglietti clicca qui

Photo copertina by Pietro Pappalardo (scelta su Internet fra le più gettonate)

tour negramaro le date
tour negramaro le date

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La Massoneria ed il Giacobinismo, una doverosa Revisione

in Insorgenza Blog/La Politica/Patrizia Stabile Blog/Ultimi Pubblicati by
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La Massoneria ed il Giacobinismo  dietro tutte le grandi trasformazioni della nostra Storia

Un articolo di Patrizia Stabile
Un articolo di Patrizia Stabile

Servirebbe il revisionismo storico anche per riscrivere il decennio post rivoluzione francese,  1789-1799, (giustizia sommaria, beni confiscati, ruberie di stato, chiese distrutte e incendiate, ostie e reliquie profanate, preti imprigionati e massacrati, suore stuprate e uccise, credenti umiliati e trucidati, in nome degli “immortali” principi di Libertè, Egalitè, Fraternitè senza dimenticare il genocidio della Vandea ) per poter comprendere come le spinte giacobine e massoniche abbiano influenzato gli avvenimenti storici successivi e come continuino a condizionare quelli presenti. Il giacobinismo nato dalla volontà di strateghi “illuminati” è in  realtà il risultato di un complotto massonico fondato apparentemente sul culto della Patria, ma che, di fatto, spingeva su ideologie come quella del progresso, dell’uguaglianza astratta e dell’individualismo sfociate in una vera e propria dittatura di un’élite che, modernamente, viene chiamata “Nuovo Ordine Mondiale”.

Il giacobinismo ( “Societè des amis de la Constitution”, “Società degli amici della Costituzione”) nacque quindi a Parigi nel 1789 nell’ex convento domenicano di San Giacomo ( di qui il nome) . Finto apportatore di ideali di libertà, fraternità ed uguaglianza ha avuto un gran numero di seguaci in Italia che ricordiamo, per mano di Napoleone (il vero ideatore del vessillo italiano tricolore), si concretizzò nella costituzione delle 4 Repubbliche Sorelle  ( Cispadana, Cisalpina, Romana e Partenopea) assoggettate completa-mente all’esercito francese, che assorbiva terre e denaro da inviare in Francia per risanarne i debiti.

Si assiste, così,come ci ricorda  Benedetto Croce in “Storia del Regno di Napoli”  ad un radicale cambiamento: dall’attività massonica speculativa si va verso l’attività politica con la trasformazione delle Logge in centri di aggregazione dei Giacobini: «…gli ingegni napoletani… sul cadere del Settecento, primi in Italia, cioè fin dal 1792, … si misero in corrispondenza con le società patriottiche francesi, e i più giovani e ardenti riformarono le loro Logge massoniche in club giacobini…»

Ricordiamo brevemente di come quindi, preparato il terreno,  le truppe francesi entrano a Napoli e istituiscono ( con la complicità “illuminata” della borghesia e dei nobili napoletani),  la Repubblica Napoletana, conosciuta anche come Repubblica Partenopea. Nata per l’idealismo di pochi borghesi e nobili fintamente  illuminati ma nella realtà meschini traditori dei Borbone e di tutto il popolo e lontana dai bisogni di quest’ultimo, resiste solo pochi mesi, infatti, il  13 giugno del 1799, grazie alla rivolta che partì dalla Calabria guidata dal Cardinale Ruffo e dai lazzari napoletani (cautamente appoggiati idealmente anche da Ugo Foscolo, nei suoi “Commentari” ) cessò questa nuova e poco amata forma costituzionale che cercò di soppiantare con l’inganno la monarchia dei Borbone. I repubblicani giacobini si resero colpevoli anche dell’uccisione di  60mila sudditi napoletani , vittime mai  ricordate da Istituzioni sorde  impegnate invece a commemorare  le  122 impiccagioni a Napoli, che si susseguirono ininterrottamente da giugno a settembre,più altre centinaia nel resto del Regno, di traditori tra i quali la nobile Pimentel De Fonseca, Francesco Caracciolo, Domenico Cirillo, “vittime” della giustificata ritorsione dei Borbone ( peraltro realmente addolorati anche dal vile tradimento di quelli che consideravano fedeli amici).

Una nota folkloristica e religiosa: Sant’Antonio prese, in quel frangente e solo per un breve periodo (dal 1799 al 1814), il posto di San Gennaro come Patrono nel cuore dei Napoletani accusato di essere “nu Sant Giacubino” in quanto “consentì” il miracolo della liquefazione del sangue anche dinanzi al nemico francese.

Quanto incise invece il giacobinismo  durante le fasi del Risorgimento e dopo?

Secondo gli accordi scaturiti dal Congresso di Vienna del 1814  si ripristinò l’Antico Regime cancellando di fatto tutte le conseguenze della Rivoluzione francese e del regime napoleonico, “la Lombardia e l’antica Repubblica di Venezia divennero province dell’Impero asburgico, mentre il Granducato di Toscana e i ducati di Parma e Modena vennero assegnati ai membri della dinastia asburgica. Lo Stato pontificio con le Legazioni fu restituito a papa Pio VII, che rientrò a Roma fra le ovazioni dei popoli della penisola. Nel Mezzogiorno il Regno di Napoli e Sicilia ritornò Ferdinando IV, che assunse il nome di Ferdinando I, re delle Due Sicilie. Sia il Papa, che addirittura concesse all’Austria di mantenere una guarnigione a Ferrara, sia i sovrani dei ducati della Toscana e di Napoli confidavano nella protezione austriaca. Solo il Piemonte, ingranditosi con la Liguria, restò autonomo dalla influenza austriaca, con la solita funzione di  Stato Cuscinetto tra la Francia e l’Austria.”

Questa Restaurazione però per colpa anche di pesanti restrizioni imposte dalle vecchie Monarchie non spense le fiammelle repubblicane di un giacobinismo mai sopito  che invece, come ricorda Antonio Gramsci dalle sue bellissime lettere dal carcere, fu un modo tutto borghese di fare politica, “sinonimo di politico settario ed elitario in senso deteriore” che introdusse una forte spinta laicista, anticattolica e  totalitaria e che innescò, per colpa di quelle ideologie malate,  l’insana regola di ordire  complotti e strategie subdole per il raggiungimento ad ogni costo del Nuovo Ordine Mondiale. Oggi come allora che in quel contesto storico avevano lo scopo di  “liberare” l’Italia dai vecchi Stati feudali e dalla Chiesa cattolica. E così in un apparente stravolgimento di alleanze ed amicizie, con la complicità della massoneria inglese e la neutralità di quella francese, l’Italia fu unita. E sappiamo come. La stessa  Massoneria internazionale dirigerà successivamente tanti altri eventi con un’abilissima regia: gli scontri che porteranno alle guerre mondiali e la conseguente sconfitta dei grandi nazionalismi italiano, tedesco e giapponese, e alla conseguente divisione del mondo in due blocchi, decisi, a Yalta nel 1945, da Roosevelt, Churchill e Stalin. I due mondialismi materialisti di un’ipotetica Repubblica Universale si spartivano così il pianeta: da una parte il “capitalismo liberaldemocratico, agnostico e tollerante”, dall’altro il “comunismo ateo e totalitario”. Ci sono sempre i “fratelli massonici” dietro le libertà dei figli dei fiori sessantottini così come la diffusione dell’LSD,una strategia mirata della CIA deliberatamente voluta per creare incapacità di pensiero critico .

Ci sono sempre loro  nell’ 1989 quando il comunismo crollava e gli Usa, burattini dei sionisti, veri deus ex machina dell’umanità,  diventavano i padroni del mondo tanto che Bush nel 1991 affermò che si era giunti all’alba di un “nuovo ordine mondiale”. Ed  infatti aveva ragione: siamo giunti quasi alla deriva di una società multietnica e multiculturale che annullerà tutte le culture e le fedi a cominciare dall’Europa, disarmata intellettualmente e in crisi d’identità,   interessata dall’invasione di immigrati provenienti dall’Est, dall’Africa, dall’America Latina e dall’Asia, la maggior parte dei quali di fede musulmana “incompatibile con gli ordinamenti civili occidentali che crea incomprensioni e problemi di convivenza, ma che  ai progressisti,ai custodi del politically correct e proprietari dei mezzi di comunicazione( che condizionano le menti di improbabili radical-chic o di semplice gente generosa che non ragiona se non con il cuore), la cosa sembra non importare.

John Foster Dulles, presidente della Fondazione Rockefeller tristemente preannunciava, in piena Seconda guerra mondiale: «Un Governo mondiale, la limitazione immediata delle sovranità nazionali, il controllo internazionale di tutti gli eserciti e di tutte le marine, un sistema monetario unico, la libertà di immigrazione nel mondo intero». E la Chiesa che avrebbe potuto essere l’ultimo baluardo di difesa se  non si adeguerà a queste strategie mostruose non sarà che una pedina già fortemente compromessa dal di dentro, “corrotta moralmente ed in balia di scandali sessuali, battaglie per la soppressione  della veste talare, matrimonio dei preti, revisione dei dogmi in funzione del progresso universale, sconvolgimento della liturgia, l’Eucarestia ridotta a un semplice simbolo della comunione universale ed il vecchio Papato ed il vecchio sacerdozio abdicanti di fronte ai preti dell’avvenire”.

Di certo esisterà una massoneria buona ma con questi presupposti io quando mi troverò al cospetto di simboli giacobini di sicuro cambierò strada. Numerosi e “striscianti” e che veicolano messaggi subliminali soprattutto quando è l’arte il mezzo: berretti frigi,alberi della libertà, la livella che alludeva all’uguaglianza, i fasci consolari dell’autorità romana, il caduceo simbolo della pace conquistata grazie all’abbattimento delle tirannie, la piramide e l’occhio onniveggente, la squadra ed il compasso, l’archipendolo o la cornucopia.

Brutte storie.  Alla fine non ci resta che aggrapparci a tutti i valori allora demonizzati e banditi dal NWO (Nuovo Ordine Mondiale): attacchiamoci alla famiglia e ai suoi valori, rispettiamo il nostro passato, riscopriamo le nostre tradizioni,il cibo,gli usi e i costumi della nostra Terra, ancora una volta fondamentali per non perdere l’ identità che siamo riusciti a conservare accogliendo tutti i popoli che hanno avuto bisogno di noi. Ma soprattutto coltiviamo amore.


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Rossella Spinosa – Cineconcerto “Le sette probabilità” .

in Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
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Rossella Spinosa-Cartellone-5C-1-001-1-768x1065Rossella Spinosa-Il 18 gennaio 2019 alle ore 21:00 allo Spazio Frida di Milano.

Con la proiezione dell’omonima pellicola muta di Buster Keaton.

 

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Terzo appuntamento stagionale della rassegna CLASSICAMENTE: il prossimo 18 gennaio 2019, lo Spazio Frida di Milano ospiterà il cineconcerto “Le Sette probabilità” con la proiezione dell’omonima pellicola muta di Buster Keaton (1925) e l’accompagnamento musicale di Rossella Spinosa, con musiche da lei stessa eseguite al pianoforte. Un evento da non perdere per la bellezza e l’originalità del programma.

Nel film, il protagonista apprende di essere costretto a sposarsi entro poche ore per non lasciarsi sfuggire un’ingente eredità. Dopo essere stato respinto da ben sette ragazze, comincia a far proposte di matrimonio a chiunque porti una gonna, compreso un manichino e uno scozzese col kilt. Tutto si risolverà in extremis, naturalmente. Keaton, con la velocità del montaggio, esaspera la struttura “a inseguimento” e si scatena in gag sempre più apocalittiche.

Rossella Spinosa si diploma giovanissima in pianoforte, clavicembalo, composizione e, negli stessi anni, si laurea con lode e plauso accademico in legge e, altresì, sempre col massimo dei voti, in Musicologia – Discipline Storiche, Critiche e Analitiche della Musica. Master cum laude all’Accademia Pianistica di Imola, e perfezionamento per la composizione alla Scuola di Musica di Fiesole, con Diploma di Merito e Borsa di Studio Emma Contestabile presso l’Accademia Chigiana di Siena completano la sua fase di formazione. Suona in alcune delle sale più importanti italiane ed estere come Sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, Carnegie Hall di New York, Italian Bunka Kaikan di Tokyo ecc., collaborando con compositori di prestigio (tra i quali, Paolo Castaldi, Luis De Pablo, Ivan Fedele, Giacomo Manzoni, Bernhard Lang, Misato Mochizuchi, Luis Bacalov, ecc.) ed eseguendo molte opere nuove a lei stessa dedicate. Affianca all’attività solistica quella di musica da camera, in particolare in Duo Pianistico e nel NEW MADE Ensemble (specializzato nel repertorio contemporaneo) nonchè di solista e solista con orchestra. Suona in duo dal 2009 con il Premio Oscar, Luis Bacalov. Scrive opere da camera, per orchestra, per la lirica ed il teatro, commissionate ed eseguite da orchestre italiane e straniere (Kyev Camerata, Orchestra I Pomeriggi Musicali, Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, Seoul Orchestra, Orchestra da Camera di Lugano…). Compone le musiche per il cinema muto (ad oggi oltre 80 titoli cinematografici), per cineteche, teatri e orchestre. Suoi lavori sono editi dalla casa editrice Suvini Zerboni. Incide per Stradivarius, Amadeus, Bookstore Teatro alla Scala; la sua ultima pubblicazione discografica per Tactus, dedicata alle opere pianistiche di Giacinto Scelsi ha recentemente ricevuto 5 Stelle dalla Rivista Amadeus.

Dalle ore 20,00 sarà servito il consueto aperitivo di benvenuto offerto da Isolamusicaingioco. A causa del numero limitato di posti, si consiglia la prenotazione. La serata inizia dalle ore 20:00 con l’abituale aperitivo.

SPAZIO FRIDA via Antonio Pollaiuolo, 3, 20159 Milano

ORE 20:00 APERITIVO

ORE 21:00 CONCERTO

Per prenotazioni: 3382133121

La rassegna CLASSICAMENTE con Rossella Spinosa:

Rossella Spinosa alla rassegna concertistica CLASSICAMENTE è giunta con successo alla sua IV edizione. Anche quest’anno, il cartellone prevede un’offerta variegata di ascolti musicali dal vivo che interessano soprattutto la musica Classica, ritenuta erroneamente alla portata di pochi adepti. La stagione musicale mette in condizione di assoluto piacere e fruibilità qualsiasi tipo di ascoltatore, proprio perché tenta di accorciare il più possibile le distanze che intercorrono fra questo genere e il pubblico attraverso un’accorta programmazione. Dopo Rossella Spinosa, allo Spazio Frida si alterneranno così solisti e gruppi da camera, diversi nel genere e nell’organico strumentale ma tutti di alto profilo artistico-professionale e di prestigio internazionale. Come ogni anno, l’Associazione Isolamusicaingioco, ente promotore della rassegna, affida inoltre l’apertura dei concerti a giovani talenti provenienti da Conservatori, Accademie Musicali, Scuole Civiche e Licei Musicali mediante degli Open Concert, preceduti a loro volta da un aperitivo.

L’associazione ISOLAMUSICAINGIOCO:

L’associazione Isolamusicaingioco è attiva a Milano in zona Isola fin dal 2004, anno della sua fondazione a cura di Claudia Mazzei, musicista napoletana diplomata in Pianoforte, Direzione di coro Composizione e appassionata divulgatrice della musica in tutte le sue forme. La musica è considerata da Mazzei e dalla collega Angela Ignacchiti un mezzo espressivo della personalità di ognuno, al di fuori dei severi schemi accademici o incasellata in stili o generi rigidamente fissati. Ne deriva che le attività dell’Associazione si rivolgono ad un pubblico vasto e puntano a diffondere l’amore per la musica e la sua conoscenza ad ogni livello, sia amatoriale che professionale.

In quest’ottica, Isolamusicaingioco organizza corsi, concerti e altre manifestazioni (concorsi, spettacoli teatro-musicali, progetti per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie ecc.)

In particolare, sul fronte educativo si propone di avvicinare bambini da 0 anni, ragazzi e adulti allo studio della musica attraverso gli approcci didattici più recenti ed efficaci che uniscono l’educazione musicale a momenti ludici di svago (metodo Orff, Dalcroze, Yamaha, MLT di E.E.Gordon ecc.).

Vi è inoltre una marcata attenzione per particolari situazioni, come i corsi musicali per l’accompagnamento al parto per future mamme o l’avvicinamento alla musica da parte di chi, per età o condizione economica, si sente escluso dal circuito dell’apprendimento musicale.

 


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Flavio Oreglio ricomincia da Zelig con la sua “Anima popolare”

in Lucilla Corioni Blog by

Flavio Oreglio e gli Staffora Bluzer. -ORIGINALE 1 jpgFlavio Oreglio e Staffora Bluzer giovedì’ 15 e venerdì 16 febbraio, nello storico locale milanese, due serate di spettacolo del cantautore “catartico” con un nuovo progetto discografico.

Sarà un grande ritorno sulle scene, Flavio Oreglio ricomincia dalla musica..

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Dopo il “trentennale lungo” (parafrasando “Il Secolo Breve” di Hobsbawm), nel quale ha raccontato e riproposto tutto il suo percorso artistico dal 1985 al 2015 con pubblicazioni editoriali e discografiche, spettacoli, incontri, Flavio Oreglio – attore, umorista e scrittore – riparte dalla musica e da Milano, per riappropriarsi definitivamente della sua storia e della sua natura “cantautorale” come fu agli esordi.

Cantautore assolutamente – dichiara lo stesso Flavio – nell’accezione storica in cui si colloca il cabaret della Milano del dopoguerra”.

Due serate, giovedì 15 e venerdì 16 febbraio 2019, utilizzando quel luogo magico che fu – a cavallo dei due millenni – il laboratorio creativo e la vetrina mediatica che lo traghettarono al grande pubblico come l‟indimenticabile “poeta catartico” (ovvero il Teatro Zelig di Milano), per presentare in prima nazionale “Anima Popolare” (Edito e prodotto da Long Digital Playing Edizioni Musicali, casa discografica milanese di recente nascita costituita da Luca Bonaffini) e distribuito da Ducale Music. Il suo nuovo progetto discografico e live è stato interamente realizzato con il gruppo Staffora Bluzer. Novità assoluta ed interessante: A fianco di Anima Popolare sarà possibile riscoprire alcuni degli ultimi progetti editoriali/musicali e audiovisivi “storici” e antologici del Flavio Oreglio scrittore e canta-attore grazie al “back catalogue” proposto dalla partnership LDP-DUCALE.

Flavio Oreglio e “Staffora Bluzer”

Anima popolare

di e con Flavio Oreglio

Stefano Faravelli (piffero, flauti, cornamuse, voci)

Matteo Burrone (fisarmonica, voce)

Daniele Bicego (cornamuse, sax soprano, cornetta, bouzouki, voce)

“La musica popolare è custode della cultura

e della tradizione di un popolo,

tanto da rappresentarne l’anima”

Con lo spettacolo “Anima popolare‟, Flavio Oreglio riscopre la vitalità della musica e delle tradizioni popolari, inserite in un contesto narrativo attuale e divertente. Il sound folk degli Staffora Bluzer crea il tessuto sonoro sul quale s’innestano parole che raccontano storie popolari, giocano tra satira e divertissement, riscoprendo a tratti la poesia dei momenti quotidiani e perpetuando quella “via ludica all‟impegno” cui Oreglio ci ha abituati da trent’anni a questa parte.

L’ascolto di alcune delle più significative canzoni della tradizione popolare degli ultimi centocinquant’anni ci fa riscoprire la loro straordinaria attualità, la “classicità” della stessa tradizione musicale ha sicuramente ancora molto da dire.

Musica paradossalmente senza tempo ma che ha un tempo così preciso che se lo perdi – come direbbe Enzo Jannacci – ti devi ritirare, ed è talmente al passo coi tempi che ti costringe a stare a tempo coi passi. Non poteva mancare un tributo alla Scuola Milanese (Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Walter Valdi, Nanni Svampa, i Gufi), importantissimo punto di riferimento per la tradizione del cabaret italiano, quella scuola che ha dato il via in pianta stabile all’affermarsi del genere nel nostro paese. Una performance da assaporare col sorriso sulle labbra.

 

Ufficio Relazioni Pubbliche

Lucilla Corioni tel. 333 7695979

Contatti.lccomunicazione@gmail.com

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Chi sa… che cos’è la felicità?

in Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Teatro/Ultimi Pubblicati by
felicità
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Che cos’è la felicità? Per noi la felicità è andare a teatro

Ma Che cos’è la felicità? è anche il titolo dello spettacolo teatrale scritto e diretto da Rosaria della Ragione e interpretato da Elisa Licciardi.

Il debutto è stato il 21 Dicembre al teatro Manhattan di Roma, fin da subito un grande successo anche per le successive repliche del 22 e del 23. Il 2 Gennaio anche gli spettatori campani hanno potuto assistere alla messinscena presso Monte di Procida, in provincia di Napoli.

“Che cos’è la felicità?” nasce dal sodalizio di due giovanissime amiche 28 anni Rosaria e 26 Elisa, che si interrogano su uno dei più grandi misteri della vita.

La collaborazione tra Rosaria ed Elisa nasce dopo anni di amicizia, un’amicizia nata durante un laboratorio di canto nella sezione maschile del carcere romano di Rebibbia, al quale hanno preso parte come volontarie.
Mi sono chiesta tante volte se si è più impauriti dalla felicità o dall’infelicità

… Afferma Rosaria della Ragione, e sottolinea come questo spettacolo non abbia l’intento di trovare una morale, ma quello di accompagnare lo spettatore verso la propria personale definizione di felicità.

Shultz, il papà dei Peanuts, avrebbe risposto che la felicità è un cucciolo caldo, quale sarà invece la risposta degli spettatori che assisteranno all’ultima replica della pièce sabato 12 Gennaio?

Ci avvertono autrice e interprete : “ Arrivate con un’idea ben precisa di cosa sia la felicità:  ve la smonteremo sicuramente. Scherziamo! Arrivate carichi ché abbiamo bisogno del vostro sostegno e della vostra fiducia

felicità

Non aggiungiamo altro, vi consigliamo però di non perdere la replica del 12 Gennaio e di seguito tutte le informazioni utili per assistere allo spettacolo:

Che cos’è la felicità?  Di Rosaria della Ragione con Elisa Licciardi

Sabato 12 Gennaio 2019

Roma, Teatro Manhattan

Via del Boschetto 58

Raggiungibile con metro A fermata Repubblica

Al solito, per lasciarci con un brano musicale non possiamo dimenticare come per i Beatles la felicità non sia un cucciolo ma una pistola calda…


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Mariano Brustio ricorda che “Era una giornata di sole”. Il suo nuovo racconto

in Lucilla Corioni Blog/Uncategorized by
Mariano Brustio 720 x 370

cover Mariano BrustioMariano Brustio ci racconta che “Era una giornata di sole”.Il suo nuovo romanzo

Tra Genova e il Canada, il lungo racconto di viaggio e di speranza scritto da Mariano Brustio.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Qualche anno fa in gita su un lago nel novarese, mi sono tornate in mente storie che temevo si fossero assopite o nascoste fra i risvolti dei pensieri e delle incombenze più urgenti. E con mia sorpresa mi sono ritrovato a ricordare quello che alcuni amici mi avevano raccontato, fra un whiskey ed un altro, ed immagini di una terra quasi sconosciuta sovrapposte ad una città che ho amato e che amo: Genova. E così fra un carruggio e l’altro mi sono divertito a ricamare i ricordi di parole e immagini intessute di sole lettere e vocaboli. E a qualche lettore complice era pure piaciuto questo mio tentativo. Ma non mi sembrava ancora abbastanza. E come per quelle raccolte di canzoni che svelano fra le tante già ascoltate un solo unico inedito, o fra quei libri di immagini già viste migliaia di volte, ma che fanno riaffiorare una foto perduta, ho rimesso mano al racconto e gli ho dato una forma compiuta, ho restituito alla mia memoria la forma di una storia precisa. Questo mio romanzo, arricchito di altri sei anni di ricordi, non è la fine del racconto, ma l’inizio di un viaggio al battesimo di un mare spero per una volta compiacente”.

(Mariano Brustio)

Il romanzo di Mariano Brustio è incentrato sulle vicende dello sventurato marinaio Eugenio e della sua compagna Susanne, orfana dei genitori svizzeri, cresciuta in un sanatorio immaginario della riviera ligure ed allevata poi presso una facoltosa famiglia genovese. Racconto particolarmente focalizzato sulla statura psicologica dei personaggi e sull’alone poetico che li avvolge. Racchiude in sé più vicende di vita, amore e amicizia. L’ambiente marinaresco, i paesaggi del Québec, le avventure di Jacques e Mireille fanno da contorno al racconto che spazia degli anni ‘60, sino ai primi anni ’80, spaziando per luoghi tutti reali, dai laghi del novarese alla Svizzera, da Genova al Canada, ed approdando in un paese immaginario lungo la costa canadese. Questi luoghi fanno da sfondo all’umanità dei personaggi, intorno ai quali s’intrecciano altre storie di protagonisti all’apparenza marginali, ma che sul piano del racconto sostengono le vicende di Eugenio e Susanne e del loro figliolo Jacques, divenendo efficaci testimoni dei protagonisti e dell’intera storia narrata. Un romanzo delicato, piacevole da leggere e appassionante sino alle ultime righe. Il finale potrebbe lasciare leggermente l’amaro in bocca, ma nello stesso tempo consegna un messaggio d’ottimismo e speranza, con quell’ultimo accento sulla ‘giornata di sole’ che è anche icona dell’opera.

Mariano Brustio, classe 1959, ha collaborato alla stesura dei volumi su Fabrizio De André “E poi il futuro” – Mondadori 2001, “Belin, sei sicuro?” – Giunti 2003, come coautore al libro “Volammo Davvero” – Fondazione De André – Bur 2007 e per diversi mesi ha lavorato fianco a fianco a Fernanda Pivano durante la preparazione del volume “The Beat Goes On” – Mondadori. Storico socio fondatore della omonima Fondazione, ha curato decine di mostre itineranti su Fabrizio De André e la sua opera, dal 2000 ad oggi, spesso con il regista Pepi Morgia. Ha pubblicato suoi scritti e collaborato alla realizzazione del CD “Ed avevamo gli occhi troppo belli” ed al DVD “Ma la divisa di un altro colore” per la “editrice A”, con la quale tuttora collabora pubblicando articoli sulla rivista mensile “A”. Ha collaborato alla pubblicazione di un dossier relativo al cantautore francese Georges Brassens (A rivista n. 371) e ad un dossier relativo alle condizioni del Mar Mediterraneo (A rivista n.373). Ha collaborato alla realizzazione del DVD Fabrizio De André in Concerto – edito dalla Fondazione Fabrizio De André – BMG-Ricordi 2004 curandone la dettagliata discografia ufficiale. Nel 2016 ha pubblicato un suo racconto sul volume Fondazione “Nelle ferite del Tempo” (Photocity 2016), pro terremotati. Ha recensito racconti e romanzi di vari autori, non solo in ambito musicale e ne ha curato la presentazione pubblica in Italia. Vive e lavora accanto al lago Maggiore.

Andiamo ad incontrare l’autore:

Chi è Mariano Brustio?

Mariano Brustio è un autore curioso. Certo mi piacerebbe essere considerato uno scrittore. Lo scrittore è colui che per professione scrive libri, che siano romanzi, saggi, non ha importanza. In Italia non credo vi siano più di 50 scrittori che possano vantarsi della professione. Ci sono giornalisti che pubbblicano articoli e saggi, qualcuno anche romanzi, io precauzionalmente mi considero un autore. La scrittura non mi dà il pane. La curiosità invece è un ingrediente che mi appartiene da sempre. E non la confondo con il pettegolezzo, come a volte qualcuno o tanti fanno. Essere curiosi ti porta a scoprire mondi che non ti appartenevano. Ti porta a conoscere quel filo che unisce le storie, ti posta a conoscere certi autori che ti erano sconosciuti, a volte anche solo leggendo gli autori di una canzone o le dediche e le citazioni nelle prime pagine di un romanzo. Tempo fa scrivevo che in questo modo sono arrivato a scoprire gli autori della beat generation, ero poco più che un bambino, e in anni più recenti ho scoperto autori come Leonard Cohen e Georges Brassens, e attraverso quel fil rouge che unisce le esperienze e le vite di persone che non si sarebbero mai incontrate, ho conosciuto un amico che mi regalato il privilegio della sua prefazione al mio racconto. Giancarlo De Cataldo, e non è cosa da poco.

Le sue esperienze e il suo impegno nel mondo dell’arte e della cultura sono di importante rilievo.

Quando si è avvicinato a questo mondo, e quando si è sentito così attratto specialmente dalla musica d’autore…quella vera?

Devo necessariamente partire da lontano. Da ragazzo mi infilavo di nascosto nello studio di mio padre e cercavo fra i suoi dischi solo quelli che erano accompagnati, nell’altra parte della libreria, dagli spartiti o dai libretti. E spesso finivo per ascoltare le sinfonie di Beethoven seguendo le partiture dell’orchestra. Conosco a memoria ogni attacco dell’Inno alla Gioia eseguito da Toscanini. O i concerti Branderburghesi di Bach o il clavicemabalo ben temperato. É così che imparato a suonare il suo pianoforte, di nascosto da lui, musicista, che temeva glielo scordassi. Con il passare degli anni e con la radio spesso accesa, ogni tanto mi sorprendevo a canticchiare certe melodie che ti rimanevano nelle orecchie, ma soprattutto a cercare di ricordare le parole e i versi di certe canzoni. E fra le rime che non recitavano cuore-amore, c’era un certo Fabrizio, molto raramente alla radio, che sapeva conciliare musica e parole. E come dicevo prima da lì sono stato fulminato, uno po’ come diceva Leonard Cohen “passando sotto l’arco di Elvira” parlando di Garcia Lorca, sono stato fulminato dicevo dalla dissacrazione di un certo Brassens che veramente non le mandava dire a nessuno. E ricordo le difficoltà nella ricerca dei dischi o dei libri. Mi ha aiutato l’eta un poco più matura quando varcando il confine sono arrivato in Francia dove mi si è aperto un mondo. Con tutto questo voglio dire che la musica deve essere un’occasione. Per innamorarti delle melodie, per ballare sul ritmo o dentro una sinfonia, ma deve essere per me un punto di partenza. Per aprire nuove strade, per osservare le cose da un punto di vista diverso, in qualche caso per unire, avete presente “We Are The World”, ecco in questo senso oppure, per rimanere in casa nostra, la parata di musicisti al Carlo Felice di Genova nel 2000 per Fabrizio De Andrè, ecco in quel caso la musica è stato solo un pretesto. E ho voluto trasferire anche nel mio romanzo la musica, intesa in questo senso, come se fosse un punto di partenza che esce allo scoperto solo nella seconda parte, per opera di una ragazzina che imbraccia la chitarra e canta Suzanne (complice Leonard Cohen in questo caso come mi ha scritto Giancarlo De Cataldo, per la magnifa ossessione che ci unisce) la musica dicevo, non poteva non punzecchiarci e starne lontano Era il posto e il momento giusto. E parlando un po’ di quello che ho scitto vorrei dire che la musica non doveva prendersi l’intero racconto e relegare le emozioni da altre parti. Ma del resto e qui mi contraddico, se non ci fosse stata la musica non ci sarebbe stato un romanzo, pieno di racconti che mi sono stati donati, così a gratis, anche da quei musicisti amici che avevano una classe ed una fantasia creativa unica, ma soprattutto quella curiosità che manca a tanti e che ho voluto far mia attraverso il mezzo della parola. Se un autore, un musicista, uno scrittore non ti sa suscitare almeno la stessa curiosità che lo ha spinto a scrivere la sua opera, temo a mio giudizio che serva a poco. Nel mio romanzo non so se ci sono tutti gli insegnamenti di questi artisti, ma almeno ci ho provato. Quando Fernanda Pivano tanti anni fa ha letto qualche pagina di questo racconto, peraltro era solo un abbozzo elementare nella trama e nell’esposizione, ha preso il telefono e ha cominciato a chiamare qualche suo amico editore. Mi ha scritto una pagina intera per il mio racconto, ma non ho voluto approfittare della sua assenza e metterla in cima al romanzo. Il rispetto per questa straordinaria persona che mi ha insegnato davvero tante cose, ha avuto la meglio e ho preferito conservare quelle parole solo per me stesso. Se qualcuno più curioso degli altri ne volesse leggere qualche riga, potrei anche condividerlo. 

Ci racconti un episodio particolare vissuto con il grande Fabrizio De Andrè.

Più che un episodio in particolare, un insegnamento dettato dalla sua straordinaria grandezza e semplicità.

Eravamo dietro le quinte di un teatro, non ricordo se a Novara o a Biella, comunque non lontano da casa mia, in Piemonte. Era il 1992 o 1993, durante il Tour in Teatro, e io avevo il privilegio di andare ogni tanto a sbirciare le prove. Il primo tempo era dedicato alle Donne ed il secondo tempo agli Uomini. Io ero appunto dietro le quinte e seguivo una per una le sue canzoni, peraltro quelle anche di Brassens e poi di Leonard Cohen. Ad un certo punto Fabrizio incomincia a raccontare delle traduzioni da Leonard Cohen, dopo aver eseguito Nancy e Giovanna d’Arco. E io mi aspettavo Suzanne. Niente. Aspetto la fine del concerto mentre rientravamo in camerino e gli chiedo il perchè della omissione della canzone, lui si siede mi appoggia la mano sulla spalla e mi dice: “E belin Mariano a te piace Suzanne, a quell’altro Carlo Martello e io sto qui due settimane”. Lo incalzo: “ ma scusa, hai fatto due versioni di Suzanne, una più rifinita dell’altra, hai detto più volte che è la canzone più bella di Leonard Cohen e non la canti?”. “A beh è vero, ma ricordati bene, quando hai una bella canzone e fai una raccolta o un best off in un CD o un concerto come questo, devi sempre riservarti la possibilità di farne uno in futuro, magari lasciando fuori canzoni apparentemente maggiori rispetto a quelle dell’album…” lo interrompo e dico: “E beh ma Suzanne è la canzone forse più bella e sicuramete la più conosciuta di Leonard Cohen, e poi se non ci fossi stato tu che hai fatto conoscere Leonard Cohen in Italia…”, “e beh si hai ragione Mariano è vero, belin ci penso, magari la proviamo, ti dirò se facciamo in tempo per il prossimo concerto”. 

Ecco, sarà un ricordo poco significativo, ma lui che si ricrede e mi dà ragione, dimostra la grandezza dell’artista, la semplicità con la quale spiega certe cose, ma soprattutto il suo immenso senso dell’umiltà e la necessità di accettare, chiamiamole a volte critiche o consigli. Credo che i grandi siano disposti a farlo molto più di tanti artisti che durano un’estate o poco più.

Il suo impegno nella Fondazione De Andrè

Credo di ricordare che una fra le prime esperienze sia stata con la allora “Associazione Fabrizio De Andrè” nel modenese, anno 2000 o 2001. Mi avevano chiamato Pepi Morgia e Vincenzo Mollica. Si era sparsa la voce fra gli addetti ai lavori che avevo delle cose interessanti di e su Fabrizio, cose uniche. E mi hanno permesso di esporre qualche vinile ed altro fra i manoscritti di Fabrizio, per far comprendere, io credevo, l’immensa opera di ricerca che stava fra i risvolti dei testi nelle canzoni di Fabrizio. Salvo scoprire poi che l’attenzione del pubblico andava quasi solo alle immagini; avete presente la differenza fra Media Caldo e Media Freddo, la definizione di Marshall Mc Luhan? Ecco la semplifico così, è meno faticoso guardare un’immagine che leggere o scoprire l’origine di un testo. Mi ricordo che in qualche occasione avevo esposto alcune pagine tratte da un libro di leggende indiane, dei nativi del Canada: “The Contest between Coyote e Spider Woman”. Mi chiederai che c’entra. É la leggenda da cui Fabrizio ha tratto l’incipit della canzone “Se ti tagliassero a pezzetti”. Mi spiego meglio. Una leggenda commentata verso per verso da cui Fabrizio trasse una strofa. Una sola. E chissà quanti altri libri aveva letto per comporre solo quella strofa. Ti faccio un altro esempio. La sua canzone “Smisurata Preghiera”, non è tratta solamente da una raccolta di versi e poesie di Alvaro Mutis, dalla Summa di Maqrol per intendersi, ma da almeno 9 romanzi e altrettante poesie dove fra le pagine trovi due parole o un verso da cui Fabrizio ha tratto il suo testo. Puoi esporre in mostra tutto quello che vuoi o che hai avuto la fortuna di condividere da questi Artisti, grazie alle ricerche fatte o dai ricordi dei suggerimenti di Fabrizio stesso, ma stai sicuro che avranno sempre meno importanza di una foto ben colorata. E di queste mostre ne ho fatte circa sessanta in giro per l’Italia, da Palermo ad Aosta appunto, con l’auto sempre stracarica, ma purtroppo con poche soddisfazioni di questo genere. É ben vero che il suo mandolino barocco–genovese attraeva più pubblico rispetto ad un suo libro chiosato e sottolineato, o che il pubblico ti chiedeva il manifesto con la sua foto, ma lo sconforto ti resta, eccome se ti resta. Sono stati stampati decine e decine di libri in questi vent’anni, ed ognuno tira Fabrizio per la giacchetta per avallare le proprie tesi, titoloni con Fabrizio De Andrè scritto in maiuscolo, o sue frasi estrapolate da un contesto particolare per sostenere questa o quella tesi. Cosa voglio dire: quando con la Associazione e poi con la Fondazione abbiamo allestito queste mostre, l’intento era, almeno da parte mia, avallato naturalmente dalla Fondazione, quello di far conoscere cosa c’era dietro un lavoro di ricerca e di cesello di un Artista con la A maiuscola. Ricerca, attenzione alle sillabe e non solo alle parole, curiosità, meticolosità, incazzature e tutto quello che ci vuoi aggiungere. Esporre un vinile con una canzone che Fabrizio decise di cambiare o eliminare dal successivo LP dovrebbe far chiedere allo spettatore la ragione di quella scelta. E magari darsi da fare per comprenderla. Purtroppo il risultato è stato l’opposto. Un’altra volta mi è capitato di esporre un 45 giri, il promo di Spoon River per capirsi, che conteneva “Un Matto” e “Un giudice”.  Ho messo ben in evidenza che sulla copertina si parlava di un successivo LP che avrebbe compreso “Dieci canzoni, dieci modi di vivere di dieci essere umani”. Ebbene, l’LP uscito qualche settimana dopo conteneva solo nove di queste dieci canzoni. Ed avevo fatto, ricordo, un cartello con una domanda ben diretta: “Sapete che fine ha fatto la decima canzone ormai persa ?”. Nessuna risposta. Ovvero volevo punzecchiare il pubblico nella propria bramosia di avere ed ottenere tutto quello che Fabrizio, L’Artista Fabrizio intendo, aveva magari scartato per una delle sue (ignote) ragioni. Fallimento totale nella indifferenza più totale. La curiosità non aveva fatto effetto. 

Ma l’effetto opposto invece è stato anni dopo con la pubblicazione in un’occasione di un ventennale di un disco in genovese di tutto quello che a Fabrizio non era a suo tempo piaciuto abbastanza e lo aveva cambiato o modificato nella versione finale del suo disco del momento. Ma allora, mi chiedo, il rispetto dove è finito? Una volta durante un convegno cui partecipavo, Antonio Ricci pubblicamente disse che mai avrebbe voluto vedere i santini con il volto di Fabrizio stampato sulle medagliette o sulle magliette. Ebbene, mi dispiace per entrambi, per lui e per me, ma li hanno pure stampati, e ci sono luoghi di culto molto ben frequentati dove comprarli. Se la curiosità si deve spingere solo al possesso di quella foto o a quel disco dove viene pubblicata la versione diversa della canzone ecc. ecc. forse non abbiamo capito granché di quello che l’Artista ha voluto trasmetterci. E quelli che si vantano oggi di andare in direzione ostinata e contraria, non si sono accorti che stanno andano tutti insieme nella stessa direzione.

Dori mi ha sempre definito un ipercritico, il Talebano n°1 fra i suoi amici, ma rendiamoci contro aprendo bene gli occhi che purtroppo le cose non sono troppo diverse da come le ho descritte. Ben vengano le centinaia di libri su Fabrizio, ma se manca la curiosità per andare oltre, allora la diffusione anche della conoscenza della società, guardata da un punto di vista diverso, è miseramente fallita. 

Vuole spiegarci da dove è venuta l’esigenza di scrivere questo racconto, forse la voglia di inviare un messaggio ben preciso?

No, per niente. Non voglio mandare messaggi. Non è nel mio stile, non desidero portare il lettore ad amare o condannare un personaggio. Desidero solo descrivere certe situazioni, certi accadimenti da un punto di vista diverso rispetto alla maggioranza di coloro che sciverebbero e supporterebbero a spada tratta la propria opinione. Io voglio mostrare appunto un punto di vista diverso in modo che il lettore si faccia una propria opinione. Questo lo ha colto molto bene Giancarlo De Cataldo che nella sua prefazione ha scitto testualemente: “un autore che crede nella compassione e si astiene da ogni frettoloso giudizio morale: perché, come dice Chepi, la sposa indiana di un rude boscaiolo del Québec, “Grande Spirito, preservami dal giudicare un uomo prima di aver percorso un miglio nei suoi mocassini”.

Pensa che un libro o una canzone possano cambiare qualcosa dentro l’anima delle persone?

Spero che un libro, uno dopo l’altro almeno, possano cambiare sia le cose che l’anima. E infatti in Italia si legge ben poco. Credo sia l’augurio di ognuno che si accinge a scervellarsi per descrivere una storia compiuta. Anche se lo sforzo è immane ed i risultati spesso sono poco soddisfacenti, rimane il tentativo fatto di averci provato. Fabrizio per esempio ha sempre cantato degli ultimi, dei poveracci, degli sfortunati, eppure i barconi e le navi piene di questi poveracci vagano per il Mediterraneo senza trovare un porto aperto. E poi certi nostri politici votati dalla maggioranza si dichiarano amanti delle sue canzoni. I casi sono due: o noi che ci crediamo brave persone, accoglienti, simpatiche, disponibili e amorevoli siamo persone finte, e siamo la maggioranza, oppure non abbiamo capito davvero niente andando a scegliere i nostri rappresentati politici fra coloro che fanno esattamente l’opposto di quello che dichiarano di aver imparato dalla cultura, dai libri e dalla vita. Basta aprire un social media e rabbrividire per certe dichiarazioni.

Cosa significa per lei scrivere.

Significa semplicemente testimoniare le esperienze vissute, condirle nel mio caso della fantasia, rivivere al meglio certi momenti rimanendo libero di portare la storia verso una direzione più confacente. Insomma dar libero sfogo a quello che si sente, intendo dire il sentire come uno dei sensi, il provare una sensazione che dia libero sfogo ad una emozione e tentare di regalare questa emozione al lettore. Qualcuno meglio di me una volta diceva che scriveva per una incontebile riaffiorare della memoria. In certi momenti mi è accaduta la stessa cosa, riprendendo i racconti di tanti amici genovesi e non e trasferirli in un racconto tutto mio. Poi nessuno si accorge che i racconti sono storie pseudo-vere, non hai un nome famoso, le major dell’editoria ti snobbano perchè nessuno rischierebbe le proprie “palanche” su un perfetto sconosciuto, e queste storie vere narrate da questi amici-artisti rimangono privilegio per pochi, ingabbiate nelle pagine. 

Mi pare di comprendere che Genova, il sole, e il suo mare siano tre elementi che ama molto.

Cosa rappresentano per lei questi tre elementi?

In particolare, cos’ha Genova secondo il suo punto di vista di così magico?

Permettetemi di fare una digressione e di spiegarmi meglio, almeno per il lavoro che a Genova ho dovuto fare e ricercare. 

In questi anni per conto della Fondazione ho fatto un lavoro di ricerca per comprendere la lunga storia della editoria musicale e delle stampe dei vinili di Fabrizio De Andrè. É stata ripresa da Guido Harari in un libro intitolato “E poi il futuro”, poi da Riccardo Bertoncelli in “Belin sei sicuro”, ma soprattutto nel DVD edito dalla Fondazione De Andrè con il famoso concerto del Brancaccio di Roma, divenendo la discografia ufficiale a cui tanti si sono poi “ispirati”, diciamo così. E tralascio le decine di pubblicazioni successive apocrife e non. La storia del disco, ce la raccontava il fratello di Beppe Grillo, è complessa e complicata, almeno per De Andrè. Arrivo alla città. Genova è la patria indiscussa del mondo cantautorale e si parla di un progetto che dovrebbe dare alla città l’imprimatur e finalmente un vero museo per tutti questi artisti, per non permettere che la disattenta memoria ne cancelli l’immensa opera di cui possiamo oggi godere i frutti. E valorizzare meglio di come si faccia ora, la storia della cultura musicale è quello che tutti ci aspettiamo. Genova è la città che accanto ad una nota cioccolateria conserva ancora quel soffitto viola cantato da Gino Paoli, oggi forse ridipinto, ma è lì e nessuno potrà traslocarlo. Genova è il posto in cui torno sempre volentieri a respirare anche gli odori del porto e in cui un giorno una signorina francese si innamorò di un capitano di Marina, ma questo se volete lo leggerete nel mio romanzo. Genova è stata la città in cui sono nate case discografiche, nel tempo fallite e poi risorte, ma anche e purtroppo album falsi apparsi come meteore e poi spariti solo dopo accennate denunce imminenti, insomma, un bel pasticcio dentro il nostro mondo sempre più assetato e dissennato. Genova aveva due stemmi: uno scudo con una croce rossa al centro e due grifoni con la coda bassa ai lati ed anni dopo lo stemma alzò la coda ai grifoni. Quello stesso stemma venduto chissà per quale esatto motivo alla città di Londra. Andate a stupirvi in Piazza De Ferrari ad osservare il vecchio stemma sul basamento dei lampioni. Ed anche qui i meno attenti e curiosi cadranno dalle nuvole. Genova saprà discernere fra i veri cultori delle arti e i meno onesti. 

Genova è una città ferita. Oggi più che mai. È considerata il centro storico più grande d’Europa, fatto di carruggi con opere d’arte e bassorilevi che non si vedono in nessun altro posto al mondo. Genova ha una percentuale di motocicli quasi come quella di Bangkok. Adesso è tagliata in due letteralmente, dopo il 14 agosto del 2018. E ha bisogno di aiuto, di sostegno, di gente capace che pulisca il corso dei fiumi e dei torrenti e non si stupisca che quando piove la città sia allagata. Nel mio racconto scrivo questo: “Eugenio il Capitano poteva vedere la sua Genova e la schiuma del suo mare messa lì a proteggerla, con quella costa che gli fa da orlo cucito a mano, imperfetta, fatta di tante piccole insenature e baie dove è facile trovare rifugio, ma è difficile poter approdare. Fatta di monti che a due passi dalla riva ti proteggono dallo straniero, fatta di odori forti e di sapori della terra e di fiori, variopinte pennellate a guardia dei gerani sui balconi e delle persiane semiaperte.” Ecco mi piacerebbe vederla di nuovo così, per innamorarmi di nuovo di questa città calpestata e usata dai meno attenti e da tante persone scaltre che prediligono le “palanche” alla bellezza ed alla cultura che Genova ci può offrire. Ai più curiosi si intende. 

Quando gli scrittori escono con un libro nuovo, in genere hanno già iniziato a scrivere il prossimo.

E’ così anche per lei?

Assolutamente sì, è la storia riaffiorata da chissà quale quaderno del Capitano Jacques Traverso e di sua moglie Mireille Boucher, comandante di fregata della Royal Navy Canadese. E chi sono mi chiederete? Siate curiosi, leggete “era una giornata sole” e capirete.

Dove si può trovare il libro:

 

Mariano Brustio contatti:

mariano.brustio@live.it

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