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settembre 2018

Sulla mia pelle racconta gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi

in Il Cinema/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by

In questi giorni sono in corso le audizioni dei testimoni del caso Cucchi

Testo alternativo Un articolo di Pamela Crusco

…coincidente è anche l’uscita del film nelle sale italiane e sulla piattaforma di Netflix

Stefano Cucchi venne arrestato il 15 Ottobre 2009 perché trovato in possesso di sostanze stupefacenti quali hashish (ventun grammi) e cocaina (tre dosi) oltre che di una pasticca di Rivotril (farmaco per il trattamento dell’epilessia) che in certa misura può dare effetti psicotropi.

La notte tra il 15 e il 16 Ottobre, Stefano Cucchi subì  un crudele pestaggio da parte dei militari dell’Arma che quella notte si occuparono del suo arresto.

Venne poi accompagnato in una cella della caserma Casilina, qui il ragazzo dolorante e bisognoso della terapia farmacologica per la sua epilessia, rifiutò l’intervento dell’ambulanza intimorito dall’idea di mostrare i segni delle percosse.

Il mattino seguente si tenne la prima udienza, durante la quale si dichiarò “innocente per quanto riguarda lo spaccio e colpevole per quanto riguarda la detenzione”, venne dichiarato colpevole e venne fissata una seconda udienza per il mese successivo.

Stefano non parlò del pestaggio né al carabiniere che lo tenne in custodia la notte dell’arresto, né al giudice che lo condannò, né alle guardie penitenziarie che pure domandarono le cause di quei segni.

La vita di Stefano Cucchi, però, di lì a poco sarebbe finita: aveva dolori ed ecchimosi alla schiena e sugli occhi, era in evidente stato di denutrizione e aveva difficoltà nel deambulare.

Cucchi

Te com’è che stai conciato così?
So cascato da ‘e scale.
Quando ‘a smetteremo de raccontà sempre sta stronzata de’ scale?
Quando ‘e scale smetteranno de menacce.

Venne messa agli atti la dichiarazione del detenuto “caduta dalle scale”.

Trasferito in cella le sue condizioni peggiorarono di giorno in giorno, venne trasportato al Fatebenefratelli dove venne visitato e poi trasferito al Pertini.

Durante i cinque giorni di ricovero di Stefano Cucchi la famiglia cercò più volte di ottenere il permesso per visitare il ragazzo ma questa possibilità venne loro negata.

Il 22 Ottobre del 2009 Stefano Cucchi muore in una cella dell’ospedale Sandro Pertini di Roma a soli trentun anni, le cause del decesso vennero considerate incerte. Il primo processo venne intentato nei confronti del personale sanitario, reo di una scarsa assistenza nei confronti del malato.

Solo nel 2015 la Procura di Roma aprì un nuovo fascicolo, stavolta a carico degli agenti dell’Arma che avevano arrestato il Cucchi la notte del 15 Ottobre 2009, a seguito di testimonianze da parte dei detenuti, delle guardie carcerarie e del personale medico: l’inchiesta Cucchi bis.

Il film, diretto da Alessio Cremonini ripercorre l’ultima settimana di vita di Stefano, dall’arresto alla morte, e ricostruisce fedelmente tutti gli avvenimenti così come sono stati narrati dai testimoni.

La pellicola è stata presentata alla settantacinquesima edizione del Festival del Cinema di Venezia in apertura della sezione Orizzonti.

Nel ruolo di Stefano Cucchi, un bravissimo Alessandro Borghi e in quello della sorella Ilaria, Jasmine Trinca. Avevamo già visto questi due attori insieme in Fortunata, film diretto da Sergio Castellitto nel 2017. Degna di nota anche l’interpretazione di Max Tortora nel ruolo di Giovanni Cucchi, padre di Stefano.

La prima domanda che mi sono posta, da cinefila e da romana, riguarda la questione dell’adattamento.

Sulla mia Pelle è un racconto dettagliato, reale, di un avvenimento concentrato negli ultimi giorni di vita di un ragazzo. Questo spaccato di neorealismo viene proposto su una piattaforma internazionale come quella di Netflix, e sappiamo bene quanto sia caro lo scotto che si paga nel dover adattare il linguaggio filmico.

Ancor più difficile deve essere l’adattamento  di dialoghi costruiti su un linguaggio comune, non tipicamente cinematografico. Una scena disperata, come quella delle grida inascoltate di Stefano che chiede le sue medicine e poi torna a sedersi su una branda fredda e mormora sconsolato “l’anima de li mortacci vostra” tradotta non può avere la stessa forza dell’originale.

Il film è pacato, non mostra gratuitamente la violenza, ma solo i suoi segni; rispetta la memoria di Stefano e, al tempo stesso, lancia ponderate accuse a tutti i protagonisti di quella settimana.

Il marcio non sta solo nei militari che picchiano Stefano Cucchi, ma anche in coloro i quali abbassano gli occhi e fanno finta di non vedere: nel giudice che nulla domanda, nelle guardie carcerarie che si preoccupano solo di non essere coinvolte, nel personale sanitario che non mostra moti di pietà nei confronti del giovane.

Stefano Cucchi prima di essere un paziente, un malato denutrito, bisognoso di cure, prima di essere una vita da salvare è un detenuto. E come tale viene trattato.

La macchina della giustizia non dovrebbe avere ingranaggi inceppati così da assicurare l’equità delle pene. Il carcere  e la privazione della libertà costituiscono già da soli la giusta punizione ad ogni reato, nelle modalità e nei tempi indicati dai magistrati.

Potremmo dire che ognuno ha il suo compito in questa macchina e deve limitarsi a svolgere quello. Se questa semplicissima norma fosse rispettata oggi non dovremmo discutere sulla morte di Stefano Cucchi o di Federico Aldovrandi o degli altri 171 detenuti deceduti solo nel 2009 per cause incerte.

L’abuso di potere  uno dei tanti punti discussi nel dibattito riguardante l’abolizione della legge del 14 luglio 2017 sul reato di tortura.

Volendo concludere questo articolo, al solito, con un contenuto musicale non posso che fare menzione del verso di De André che spesso viene accostato al nome di Stefano Cucchi “Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte

Ma il brano che voglio proporre io e che meglio affronta il tema dell’abuso di potere è questo


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Magnetic Festival: la miniera diventa teatro

in Eventi/La Musica/Teatro/Ultimi Pubblicati by
Teatro: la Miniera del Ginevro

Teatro: Lavorare in miniera può essere piacevole

Un Articolo di Emiliano Esposito
Un articolo di Emiliano Esposito

Nell’accezione comune andare a lavorare in miniera significa spaccarsi la schiena con un lavoro fisicamente e psicologicamente devastante. Pensare di svegliarsi la mattina con il dovere di andare nelle profondità della terra a spaccare pietre, scavare, respirare gas e rischiare di morire ogni minuto per mancanza di ossigeno, per una frana, per una fuga di gas deve essere un’esperienza allucinante. Ma andare a lavorare in miniera, può essere una delle esperienze più incredibili e belle che si possa fare nella vita, soprattutto se l’andare in miniera non significa scavare ma cantare.

E’ quello che mi capita di fare da qualche anno a questa parte, d’estate, sull’Isola d’Elba e precisamente a Capoliveri nella Miniera del Ginevro.

Quella del Ginevro è l’unica miniera sotterranea dell’Isola d’Elba ed è il giacimento di magnetite più grande d’Europa. Nei primi anni del ‘900 le indagini sul territorio confermano la presenza di “lenti” di magnetite molto compatta dando inizio ai primi lavori a cielo aperto negli anni ’30, quando i minatori scavano brevi tratti di gallerie ad 81, 54, 30 e 6 mt sopra il livello del mare, per esplorare la grandezza e la ricchezza del giacimento e scoprono che il deposito si estende ben sotto il livello del mare. Così intorno al 1960 si comincia a scavare il cuore più profondo della miniera, la discenderia, più di 350 gradini sottratti alla durezza della roccia, per raggiungere -24 e -54 metri sotto il livello del mare e avviare così l’avventura sotterranea.
La roccia durissima e compatta del Ginevro si affronta con martelli perforatori ad aria compressa e tonnellate di dinamite, conquistando un metro al giorno di strada, in compagnia di buio, rumore e polvere.

Un’impresa titanica e davvero efficiente che, lavorando a pieno ritmo, può portare in superficie 100 Tonnellate di minerale all’ora. Eppure nel 1981 la miniera elbana chiude, causa la concorrenza dei paesi in via di sviluppo, e le tonnellate di Magnetite rimaste quaggiù diventano riserva nazionale strategica; la galleria del Ginevro è lo scrigno di un tesoro sotterraneo che, le carte dicono, si può un giorno aprire di nuovo.

La miniera, invece, non ha più aperto i battenti per l’estrazione della magnetite. Ora è un museo che chiunque, accompagnato dai minatori stessi, può visitare per rendersi conto di come fosse il lavoro e la vita dei minatori.

Dal 2015, la Miniera del Ginevro è diventata la splendida cornice e palcoscenico naturale del Magnetic Festival, rassegna dedicata all’arte musicale in ogni sua espressione: operetta, opera lirica, musica classica e barocca. Organizzato dall’Associazione Culturale MaggyArt di Capoliveri e patrocinato dal Comune di Capoliveri, ha inaugurato un’inedita programmazione artistica coniugando un alto livello di offerta culturale alla scoperta delle bellezze dell’Isola d’Elba.

Cantare su un palcoscenico di sì rara bellezza, circondato dal mare e dal profumo della macchia mediterranea non ha prezzo.

Per arrivarci, bisogna percorrere una strada a strapiombo sul mare lunga qualche km, un percorso che ti fa stare con il naso schiacciato sul vetro del finestrino per godere appieno ogni momento di quel viaggio, ogni goccia di quel mare blu da togliere il fiato, ogni albero, ogni barca, ogni raggio di sole. Vorresti che quel viaggio non finisse mai, che quella strada arrivasse direttamente nel mare. Invece no. La strada finisce, e arriva alla Miniera del Ginevro, che ti accoglie con il colore caratteristico del ferro, con le baracche nelle quali dormivano i minatori, con i camion che caricavano la terra, i carrelli che trasportavano il minerale, le lampade appese ai muri. E inizi ad immaginare come doveva essere dura 40, 50, 60 anni fa lavorare li. La strada appena percorsa ora è asfaltata ma fino allo scorso anno era ancora sterrata. Ma c’è differenza nel percorrerla con un mezzo di oggi e con un mezzo di decine di anni fa, con gli ammortizzatori che lasciavano il tempo che trovavano. E inizi a figurarti le testate che i minatori dovevano dare al tettuccio del camion che li trasportava.

Il nostro pullman rallenta e inizia a percorrere l’ultima discesa, quella che ci porta alla platea vera e propria che ospiterà il pubblico partecipante allo spettacolo. Il palcoscenico sembra un signore seduto al centro della cava. Tutto intorno è roccia che avvolge e protegge la scena, il retropalco e la platea stessa. Ci si guarda intorno e ci si sente piccoli. Alle spalle del palcoscenico, sulla sommità della roccia un albero di ginepro, quasi fosse uno spettatore curioso di assistere allo spettacolo senza pagare il biglietto. Giochi di luci spettacolari esaltano l’ambiente circostante, facendoci quasi credere di essere in un luogo fuori dallo spazio e dal tempo.

Fare parte di un’operazione così bella quanto complessa mi rende orgoglioso: al di là della resa artistica di cui non scriverò per conflitto di interessi, mi interessa farvi partecipi di come sia encomiabile l’idea di riqualificare e valorizzare un luogo che, per tutti, è sinonimo di lavoro durissimo, fatica e dolore. Dal 2015, su quel palcoscenico, hanno preso vita alcune delle opere più popolari di tutto il panorama lirico mondiale: Rigoletto, Aida, Il trovatore, Madama Butterfly, Tosca, Il barbiere di Siviglia, Carmen, La vedova allegra, La traviata, Don Giovanni e ancora se ne vedranno nella prossima edizione, quella dell’estate 2019.

Ogni sera centinaia di spettatori gremiscono lo spazio dedicato al pubblico, occupando tutte le sedie disponibili anzi, costringendo l’organizzazione all’aggiunta di alcune sedie per soddisfare la richiesta. Questo riempie di soddisfazione me e i miei colleghi, orgogliosi sulle assi di quel palcoscenico tenendo a fatica gli occhi sul direttore d’orchestra che, invece, vorrebbero continuamente spaziare sulla splendida cornice che ci circonda. Qualcuno pensa che l’opera lirica sia morta. Invece l’opera lirica è viva e contribuisce a dare vita nuova a luoghi così lontani (fino ad ora) dalla musica, abituata a vivere nei teatri lirici ad essa dedicati.

Il prossimo anno, se ne avete voglia, venite a godervi una vacanza sull’Isola d’Elba: godetevi il suo mare, il suo cibo, i suoi abitanti, le sue strutture.

A fine giornata, poi, venite a rilassarvi in miniera!

Roma: Romics XXIV edizione, Fumetto, Animazione, Games e tanto altro

in Barbara Marolda Blog/Eventi/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
romics-XXIV-edizione-festival-del-fumetto-games-film

Quando? Da Giovedì 4 a Domenica 7 Ottobre 2018

Dove? Fiera di Roma, Via Portuense, 1645, Roma, 00148, Italia


ROMICS XXIV edizione è la grande rassegna internazionale sul fumetto, l’animazione, cinema e i games, organizzata dalla Fiera di Roma e da ISI.Urb. 4 giorni di kermesse ininterrotta con eventi, incontri e spettacoli. Il fumetto protagonista dell’Officina del Fumetto, l’appuntamento per gli addetti ai lavori e per il pubblico per fare il punto sullo stato del fumetto italiano e internazionale, i grandi successi del cinema e della serialità presentati nel Pala Movie che dà corpo, voce e anima ai grandi colossal cinematografici ispirati a fumetti e romanzi, all’animazione e ai videogames; Il Festival è caratterizzato da un programma culturale di livello internazionale, con prestigiosi ospiti, mostre, anteprime, eventi speciali, incontri con i responsabili dei più rilevanti festival internazionali, buyer e operatori del settore. A Romics puoi trovare stand delle case editrici, fumetterie, collezionisti, merchandising, videogames, giochi di ruolo e molto molto altro. Conferenze, tavole rotonde, incontri sul tema e con gli autori: sul fumetto, l’animazione, il rapporto con i nuovi media, il gioco, il videogioco, le interazioni con la fantascienza e il fantasy; inoltre offre l’opportunità di seguire lezioni sul fumetto e l’animazione, aperte a tutti.
Tra i Grandi Eventi: la gara cosplay più attesa dell’anno, organizzata in collaborazione con il World Cosplay Summit di Nagoya, con l’Eurocosplay di Londra,  la Yamato Cup Cosplay International;  il Romics Kids & Junior, per i più piccoli, con laboratori di fumetto, educational game, giochi creativi e d’ingegno. Il Concorso Romics dei libri a fumetti, il concorso Romics – I Castelli Animati – Tutto digitale gli eventi speciali, grandi mostre. Romics è tutto questo e molto altro ancora per un programma sempre ricchissimo, con oltre 200.000 visitatori ad ogni edizione.


Costo e info?

La XXIV edizione del Festival si svolgerà dal 4 al 7 Ottobre 2018 dalle ore 10.00 alle 20.00. Le biglietterie saranno aperte dalle ore 10.00 alle ore 19.00 nei giorni di manifestazione.

Biglietteria Online 

Abbonamento Full 4 Giorni: € 26,00 + commissioni. VivaTicket

  • Valido per 1 ingresso al giorno dal 4 al 7 Ottobre;
  • Nota: Passaggio diretto ai tornelli senza passare per le casse;
  • Ingressi: NORD, SUD, EST.

Biglietto Ordinario Feriale: € 10,00 + commissioni. VivaTicket

  • Valido Giovedi 4 o Venerdì 5 Ottobre;
  • Nota: Passaggio diretto ai tornelli senza passare per le casse;
  • Ingressi: NORD, SUD, EST.

Biglietto Ordinario Week-end: € 12,00 + commissioni. VivaTicket

  • Valido Sabato 6 o Domenica Ottobre;
  • Nota: Passaggio diretto ai tornelli senza passare per le casse;
  • Ingressi: NORD, SUD, EST.

NB: Biglietto salta fila: stampa il biglietto da casa e recati direttamente ai tornelli. I biglietti non sono nominativi (il nominativo riportato sul biglietto fa riferimento a chi effettua il pagamento); Il biglietto è valido per una sola entrata giornaliera, una volta entrati in fiera non sarà possibile uscire e rientrare con lo stesso tagliando; I biglietti sono illimitati.

Biglietteria Ordinaria 

  • Giovedì 4 Ottobre: € 10,00
  • Venerdì 5 Ottobre: € 10,00
  • Sabato 6 Ottobre: € 12,00
  • Domenica 7 Ottobre: € 12,00

NB: I biglietti sono acquistabili esclusivamente presso la biglietteria di Fiera di Roma il giorno di visita della manifestazione (ES. Il Giovedì non potrò acquistare il biglietto per il Sabato); Il biglietto è valido per una sola entrata giornaliera, una volta entrati in fiera non sarà possibile uscire e rientrare con lo stesso tagliando; I biglietti sono illimitati.


Come raggiungerci?

  • AUTO: Dal GRA (Grande Raccordo Anulare) uscita 30 in direzione Fiumicino e poi seguire le indicazioni segnaletiche per Fiera Roma.
  • AEREO: Dall’aeroporto di Roma Fiumicino i collegamenti sono garantiti con Fiera Roma dal treno FR 1 fermata Fiera di Roma (Tariffa 8 euro), dal taxi e dagli autobus Cotral.
  • TRENO: La stazione di Fiera di Roma è servita da un servizio metropolitano sulla linea FL1 Orte/Fara Sabina – Roma – Fiumicino Aeroporto.

Dal lunedì al venerdì la stazione Fiera di Roma è collegata con Roma con 132 treni, il sabato con 92 treni e i festivi con 73 treni. La frequenza dei treni nei giorni feriali è ogni 15’, dalle ore 20 diventa di circa 30’. Il tempo di percorrenza tra Fiera di Roma e Roma Ostiense è di 23 minuti, tra Fiera di Roma e Roma Tiburtina è di 40 minuti.

Per maggiori informazioni www.rfi.it – www.trenitalia.com

  • TAXI: L’indirizzo per l’INGRESSO EST è Via A.G. Eiffel (traversa Via Portuense), per l’INGRESSO NORD è Via Portuense 1645-1647.

Tempo stimato dal centro città (Piazza Venezia): 40 minuti.
Tempo stimato dall’Aeroporto di Fiumicino: 10 minuti.

  • BUS: Linea Atac – linea 808 per Fiera Roma; Da Fiumicino linea Cotral W0001.

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Roma: The Musical Box, Auditorium Parco della Musica

in Barbara Marolda Blog/Eventi/La Musica/Ultimi Pubblicati by

Quando? Domenica 28 Ottobre 2018

Dove?  Auditorium Parco della Musica, Viale Pietro de Coubertin 30
00196 Roma

Orario? 21:00h


A GENESIS EXTRAVAGANZA

AN UNPRECEDENTED MUSICAL FEAST OF 1970-77 FAVORITES & RARITIES

The Musical Box, la band canadese famosa in tutto il mondo per la capacità di far rivivere le emozioni del repertorio e dei costumi dei Genesis, tornano in Italia con l’inedito show dal titolo “A Genesis Extravaganza”. Per la prima volta in assoluto, in 25 anni, la band fa un incredibile viaggio nei primi Genesis.

The Musical Box offrono la possibilità di rivivere la magia di un’esperienza unica con uno show spettacolare ed emozionante, le performance virtuosistiche, gli effetti speciali e gli strumenti vintage di grande valore degni di un museo. La band porterà sul palco le composizioni iconiche e le vere rarità del periodo 1970 – 1977, passando per Trespass, Nursery Cryme, Foxtrot, Selling England by the Pound, The Lamb Lies Down on Broadway, A Trick of the Tail e Wind&Wuthering.

The Musical Box sono l’unica tribute band ufficiale approvata e supportata dai Genesis e da Peter Gabriel, che ha riconosciuto la bravura della band che ha “ricreato, molto accuratamente, quello che hanno fatto i Genesis”. Lo confermano anche Steve Hackett e Phil Collins che in passato hanno anche condiviso il palco con The Musical Box: “Non riesco ad immaginare nessuna miglior tribute band – dichiara Steve Hackett – Non solo ricreano il suono, ma sono anche visivamente identici. Sembra che per loro niente sia difficile”.”Non sono solo una tribute band, – aggiunge Phil Collins – loro hanno preso un periodo storico e lo stanno riproducendo fedelmente nello stesso modo in cui qualcun’altro realizzerebbe una produzione teatrale”.

Ne avevamo già parlato in precedenza, siete curiosi? Ecco qui l’articolo: I Genesis, Classici della Musica Moderna? Musical Box, solo Cover Band?


Costo e info?

Platea   Intero 63,25
Prima Galleria   Intero 51,75
Seconda Galleria   Intero 46,00
Galleria Laterale 7   Intero 36,80
Prima Galleria con Balaustra Visibilita’ Ridotta   Intero 51,75
Seconda Galleria con Balaustra Visibilita’ Ridotta   Intero 46,00
Galleria Laterale 7 Balaustra Visibilita’ Ridotta   Intero 36,80
Gall Lat.7 Visibilita’ Ridotta   Intero 36,80
  • Biglietteria Online: TicketOne
  • Infoline tel. 0680241281
  • Biglietteria tel. 892101 (servizio a pagamento)
  • Contatti: info@mus icaperroma.it

La biglietteria è aperta tutti i giorni dalle ore 11 alle 20. Dopo le ore 20 per la vendita dei soli concerti serali e chiude mezz’ora dopo l’inizio dell’ultimo evento in programmazione. Analogamente, l’orario di apertura viene anticipato alle ore 10 per la vendita dei soli eventi programmati alle ore 11, ad esempio di Domenica.


Come raggiungerci?

L’ Auditorium Parco della Musica è a ROMA in viale Pietro de Coubertin, nei pressi del Palazzetto dello Sport di viale Tiziano.  Situato nel quartiere Flaminio, è facilmente raggiungibile con i seguenti mezzi pubblici:

  • Autobus:
    910 Capolinea Termini/Piazza Mancini
    53 Capolinea Piazza Mancini/Piazza San Silvestro
    982 Capolinea V.le XVII Olimpiade / Stazione Quattro Venti
    168 Capolinea L.go Maresciallo Diaz / Stazione Tiburtina
  • Tram:
    2 Capolinea P.le Flaminio/P.zza Mancini
  • Metropolitana:
    Metro A fermata Flaminio poi tram 2
    Ferrovia Roma-Nord, fermata Piazza Euclide
  • Auto:
    – Grande Raccordo Anulare
     uscita Flaminio Saxa Rubra, direzione Corso Francia
    – Lungotevere Flaminio/Viale Tiziano, altezza Palazzetto dello Sport

Presso l’Auditorium Parco della Musica c’è ampia possibilità di parcheggio, con posti riservati ai disabili. 

Le tre sale da concerto che compongono il Parco della Musica, galleggiano idealmente sul mare di vegetazione che si apre per accogliere l’anfiteatro (cavea), che, oltre ad essere “fuoco” urbanistico dell’intera area, costituisce anche la quarta sala da concerto all’aperto acusticamente e tecnicamente equivalente alle altre tre, capace di circa 3000 posti.

Ciascuna della tre sale da concerto coperte, una dedicata a Santa Cecilia, patrona dei musicisti, una al Maestro Giuseppe Sinopoli e una al Maestro Goffredo Petrassi, è stata concepita come un vero e proprio strumento musicale ed è caratterizzata da specifiche peculiarità acustiche. Oltre che architettonicamente funzionali, esse sono strutturalmente separate per facilitare l’isolamento acustico e ognuna è dotata di impianti di registrazione.


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Luca Bonaffini ripresenta “La notte in cui spuntò la luna dal monte” al Teatro Pax

in Eventi/La Musica/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
Luca Bonaffini 720 x 379

Luca Bonaffini -MANIFESTOLuca Bonaffini a Provaglio d’Iseo per ricordare il collega e amico Pierangelo Bertoli

Una serata di canzoni scritte insieme, che Bonaffini dedica al suo amico e maestro.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Quasi trent’anni fa, nel febbraio del 1991, Pierangelo Bertoli (a sorpresa e contro ogni previsione) strappò l’applauso più lungo della storia del Festival di Sanremo. Tanti già lo conoscevano per i suoi successi radiofonici, molti lo amavano e lo stimavano per le sue canzoni impegnate e di spessore.

Ma fu proprio grazie a “Spunta la luna dal monte”, scritta e cantata coi i Tazenda (band sarda), che il cantautore italiano divenne simbolo della canzone civile e popolare al tempo stesso, sfidando la diversa abilità che lo aveva costretto ad una carrozzina fin dall’età di undici mesi, a causa della poliomielite.

Ma come nacque questa canzone? Qual è il segreto che si cela dietro il successo di un antieroe mediatico, ma così amato dalla gente?

Luca Bonaffini, suo collaboratore storico (che proprio in quegli anni era suo braccio destro, chitarrista e co-autore) ha svelato in un libro (La notte in cui spuntò la luna dal monte, 2013) come prese forma in una notte quella canzone, perché Bonaffini era lì con lui.

Il 30 dicembre 2015 il giornalista Giancarlo Governi ha dedicato al cantautore emiliano una trasmissione su RAI TRE, dove – grazie al ricordo di Fiorella Mannoia, Nek, Ligabue e Luca Bonaffini – è stato straordinario comprendere la storia di questo personaggio straordinario.

LA NOTTE IN CUI SPUNTO’ LA LUNA DAL MONTE – SPETTACOLO:

Le canzoni e la storia di Pierangelo Bertoli raccontate da Luca Bonaffini

Allora ecco un tour, fatto di canzoni scritte insieme e di grandi successi, che il cantautore italiano Luca Bonaffini dedica a Bertoli, suo amico e maestro.

Come dimenticare “A muso duro”, “Pescatore”, “Eppure soffia”, “Chiama piano” e tante altre?

Luca Bonaffini, con una band essenziale (alla “Bertoli” … potremmo dire) sfida il tempo e le piazze, rievocando senza toni nostalgici, quegli anni 70,80 e 90 che hanno visto le canzoni di Pierangelo Bertoli suonare e risuonare ovunque, e che oggi – per contenuti e argomenti – ci appaiono attuali più che mai.

Perché il vento, quello della buona musica e della vita, soffia ancora.

E quella luna, di lucida speranza, spunta ogni notte.

Chi è Luca Bonaffini (fonte wikipedia)                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Cantautore, scrittore e regista teatrale, Luca Bonaffini è nato a Mantova nel 1962. Si è affermato intorno alla fine degli anni 80 come collaboratore fisso di Pierangelo Bertoli, firmando per lui molti brani in album di successo, tra le quali “Chiama piano”, all’interno dei quali compare anche come cantante, armonicista e chitarrista acustico. Altre canzoni sue sono state interpretate anche da Patrizia Bulgari, Flavio Oreglio, Sergio Sgrilli, Fabio Concato, Nek, Bermuda Acoustic Trio, Claudio Lolli e ha scritto testi teatrali insieme a Dario Gay ed Enrico Ruggeri. Ha pubblicato come cantautore undici album aventi un unico filo conduttore, affrontando tematiche impegnate e sociali; ha vinto il premio Rino Gaetano (1988) “targa critica giornalistica” e il Premio Quipo (1999) al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza (miglior progetto multimediale); ha partecipato al Festival del Teatro Canzone – Premio Giorgio Gaber (2005) e due volte al Premio Tenco (edizioni 2008 e 2012); è stato nel 2000, insieme all’attore e scrittore Flavio Oreglio, ideatore del “Festival della canzone umoristica” Musicomedians e curatore di rassegne dedicate alla musica d’autore e al teatro canzone. Nel 2013 ha debuttato come scrittore con il libro ” La notte in cui spuntò la luna dal monte” (edito da PresentArtSì), ispirato al suo incontro con Pierangelo Bertoli. Nel 2015 lo scrittore Mario Bonanno ha pubblicato un libro-intervista intitolato “La protesta e l’amore. Conversazioni con Luca Bonaffini” (edito da Gilgamesh), in occasione dei suoi trent’anni di carriera. Nel 2018 ha pubblicato il suo tredicesimo album solista, intitolato “IL cavaliere degli asini volanti”. Inoltre, Pierangelo Bertoli ha cantato insieme a Bonaffini nell’album BLEZ (1993, Sugar Music) e in oltre 150 concerti tra il 1990 e il 1993. Luca Bonaffini, nel 2014, ha partecipato al Premio Pierangelo Bertoli come ospite, presentando la canzone “Maddalena” (del 1984) in una versione personalizzata, tratta dal suo tributo “SETTE VOLTE BERTOLI” (Delta italiana, 2014).

 

Venerdì 9 novembre 2018 – Teatro Pax, Provaglio d’Iseo (BS)

Special guest: ALBERTO BERTOLI

Ufficio Stampa LC Comunicazione tel.333 7695979

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La Città dei Matti, Follia e Teatro

in Il Sociale/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati by
Città dei matti

Quanto ci influenzano i pregiudizi riguardanti il disagio mentale?

Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

La Città dei Matti ci conduce attraverso Shakespeare sino alla follia del reale

La Città dei Matti è un progetto presentato da King Kong Teatro con il contributo della Regione Lazio, che si svolgerà a Corviale da Giovedì 20 Settembre a Sabato 22.

Il quartiere ospita un centro psichiatrico diurno i cui utenti sono stati coinvolti nella serie di performance che si susseguiranno in tutti e tre i giorni in via Mazzacurati, presso il centro Polivalente Nicoletta Campanella, la biblioteca comunale Renato Nicolini e la stessa sede della residenza psichiatrica che si trova nel lato opposto della via.

Cittadeimatti

Di seguito il programma completo delle tre giornate:

Corviale – La città dei matti, è un progetto che prevede azioni di teatro sul tema del FOOL nel quartiere di Corviale.

Per tre giorni si svolgeranno incontri di teatro integrato, letture sceniche e performance legate dal filo rosso della Follia a Teatro. Follia come passione, Follia come opposizione al dialogico a favore dell’immaginifico, follia come non sense, Follia come quella dei fools shakesperiani.

Giovedi 20 – Venerdì 21, sabato 22

ore 10-12 incontro di teatro integrato alla Comunità Terapeutica in Via Mazzacurati s.n.c.

Giovedì 20 – Venerdì 21

ore 16.30 letture sceniche sui fools shakesperiani alla biblioteca R. Nicolini in via Mazzacurati 76

Giovedì 20, venerdì 21, sabato 22

ore 18.00 performance NAUSICAA al Centro Polivalente via Mazzacurati 74

e ancora al Centro Polivalente in Via Mazzacurati 74 Performance serali:

giovedì 20

ore 21.00 performance teatro danza ORLANDO/ANGELICA

venerdì 21

ore 21.00 performance /dialogo LE MATTE

sabato 22

ore 16.30 lettura i fools shakesperiani

ore 21.00 performance teatro danza LOVE (IM)POSSIBLE

Ricordiamo che tutte le performance de “La Città dei Matti” sono a ingresso gratuito

per maggiori info scrivete a kingkongteatro@gmail.com

 

 

Come di consueto, vi lasciamo con una riflessione musicale


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Luca Bonaffini regala al pubblico un anteprima del suo 13° album.

in Lucilla Corioni Blog by

Uscito a mezzanotte il teaser del nuovo lavoro di Luca Bonaffini

“Il Cavaliere degli asini volanti”, un album curioso e sincero.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Dalla mezzanotte del 9 settembre, è possibile visualizzare il teaser de “Il Cavaliere degli Asini Volanti” di Luca Bonaffini, tredicesimo progetto discografico del cantautore mantovano.

Scrittore e autore teatrale, in attività dal 1985 come compositore di canzoni per altri, celebra i trent’anni di carriera solistica con questo cd-concept (“Astrologia” che uscì nel dicembre ’88) interamente dedicato all’Uomo e all’Universo. 

Il teaser (una sorta di promo-trailer del cd) è stato realizzato dal creative director di Long Digital Playing Srls Daniele Massimi che, con Giuseppe Bellobuono, si occupa di comunicazione grafica e multimediale e di progettazione editoriale.

Sette brani, come le ultime quattro opere musicali di Luca Bonaffini (Nessuno è scomparso, Sette volte Bertoli, Sette volte Bonaffini), rappresentano la sua griffe identitaria da diversi anni che affida alla metafora numerologica, il significato sottile della quotidianità, dato che i giorni sono sette e scandiscono in maniera sintetica l’inizio e la fine dei cicli comuni.

L’album uscirà, grazie al progetto di crowdfunding ideato con il suo staff e Ulule.it, il 25 settembre prossimo, a tiratura limitata e autografata.

Un numero non superiore alle 300 copie, tutte omaggio, per coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione e per gli addetti ai lavori veramente interessati che lo desiderano “possedere” come oggetto da collezione nella propria disco-libreria della memoria e del futuro.

“L’album – ha dichiarato il cantautore – sarà invendibile per un po’, introvabile e non scaricabile. Il commercio di questo prodotto ha già avuto il suo corso, nel senso che, grazie a coloro che lo hanno prenotato e finanziato, conta lo stesso numero di vendite che io e i miei consulenti avremmo previsto in caso di commercializzazione e distribuzione. Non è un modo per punire il pubblico, ma il giusto atteggiamento nei confronti di chi vuole fidarsi, affidarsi e fidelizzarsi. Chi ha comprato a scatola chiusa, è stato coraggioso tanto quanto chi, come me, lo ha realizzato

Bonaffini, che è solito sovvertire le logiche e le regole con le sue imprevedibili modalità strategiche, ha infine concluso: “ Non mi interessa se gli addetti vorranno considerarlo o recensirlo, credo nel libero arbitrio. Ma mi fa piacere che lo abbiano, lo possiedano anche chiuso e cellophanato, perché mi interessa appartenere al loro patrimonio emozionale, stare lì, insieme a loro ed esserci. Come un asinello, fedele amico degli uomini e delle donne, anche quando non sono né cavalieri né cavallerizze”.

L’album sarà distribuito privatamente il giorno 25 a Milano presso la sala riunioni dell’etichetta discografica,  allo staff e agli amici. Il pubblico, per una volta, dovrà aspettare ancora un po’.

Ufficio Stampa LC Comunicazione tel. 3337695979

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IL “Tempo” di Roberto Binetti e Pacho Rossi

in Lucilla Corioni Blog by

“Tempo” di Roberto Binetti e Pacho è un viaggio tra il suono acustico delle tastiere e i colori delle percussioni. 

Roberto Binetti e Pacho Rossi, due mondi musicali che si fondono per un nuovo progetto.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

“Tempo” di Roberto Binetti e Pacho Rossi è un album davvero innovativo, io lo definirei “molto avanti”. Ascoltandolo viene davvero difficile riuscire a definirlo come genere musicale. Si potrebbe dire che rappresenti la dimostrazione di quanto due opposti si possano fondere ed amalgamarsi, creando una musica ed atmosfera di magia. Il video mette in risalto quanto possa arricchire l’intergrazione di due diversità visive e musicali, che, riportate sotto forma di cultura, tutto ciò possa accadere anche nella nostra società, tra popoli di diversa nazionalità come stile di vita. L’integrazione di culture diverse, colorite o classiche… solamente diverse, così diverse che non sembrerebbero poter stare insieme invece ci sorprendono per la bellezza, per l’arricchimento che ne trae ognuna delle parti.

La musica di Roberto Binetti e Pacho Rossi è una Suite per pianoforti e percussioni, ma non solo….è anche musica elettronica. E così par di poter dire che il vecchio e il nuovo, il classico e l’estroverso, il nero e tutti i colori del mondo, se pur usati per creare qualcosa di fantastico allora, ben vengano le diversità.
La musica è questo meraviglioso strumento che unisce tutti i popoli del mondo, la musica si legge in tutte le lingue. “Tempo” è un meraviglioso sogno, un viaggio di mille colori, ma con le stesse sfumature. In questo album il bianco e nero delle tastiere di Roberto Binetti in contrasto al multicolore degli strumenti e bizzarri oggetti che Pacho Rossi suona insieme alla batteria vogliono dirci: “Prendi il tuo Tempo. Sperimenta ed immergiti, ma soprattutto vivi”. 
18 tracce che invitano l’ascoltatore a lasciarsi trasportare in un bellissimo viaggio facendolo riappropriare del proprio tempo.
 

Roberto Binetti è pianista, compositore, improvvisatore, ha suonato in diverse produzioni televisive RAI e Mediaset, collaborando con i Maestri Peppe Vessicchio, Pippo Caruso e Valeriano Chiaravalle, ha partecipato a progetti discografici e live di musica d’autore, pop e jazz, suonando con artisti come Gloria Gaynor, Rossana Casale, Alex Baroni, Fausto Leali e molti altri. Compone musiche  per teatro, tra cui l’ultimo spettacolo teatrale di Ale & Franz. Nel 2015 ha pubblicato per Egea Music il cd “Universo Fantasia”, un progetto per pianoforte di musiche originali, per il quale si esibisce in concerti e festival. Svolge attività di turnista con diverse band per concerti live e registrazioni discografiche e dal 2005 collabora con  il Coro Ensemble Vocale Ambrosiano Onlus per registrazioni, concerti e manifestazioni culturali a scopo benefico, in Italia e all’estero, curando tra l’altro la registrazione degli ultimi 4 cd, di cui ha composto brani originali.

www.robertobinetti.it

https://www.facebook.com/robertobinetti.it/?ref=aymt_homepage_panel

https://www.youtube.com/results?search_query=roberto+binetti

Ale Pacho Rossi, multi percussionista, studia percussioni e batteria con Candelo Cabezas, Naco, Tiziano Tononi, Enrico Lucchini. Ha suonato con i maggiori artisti pop, rock e jazz italiani ed esteri tra cui Elio e le Storie Tese, Morgan, Rossana Casale, Karma, Ladri di biciclette, Enzo Jannacci, James Taylor, Jaimoe Johanson, Jenny Sheinman, Nels Cline, Ike Willis. Ha lavorato in RAI, insegna percussioni in NAM Bovisa, suona in diverse band e collabora con diversi musicisti in  concerti live e registrazioni discografiche.

https://www.facebook.com/pachofull/

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