Il Futuro? Solidale…

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luglio 2018

Tauromachia moderna, la Corrida, Arles, memorie di viaggio…

in Alberto Marolda Blog/Fotografia Photo Blog/La Cultura/Ultimi Pubblicati by
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Appunti di Viaggio senza alcun impegno, così, giusto per scrivervi… rilassati, ma non troppo…

La Corrida… Associazioni animaliste o non, questo continua regolarmente ad accadere, e non siamo in Spagna… L’Arena è piena ed i biglietti costano dai 50 ai 100€…

Mi son sentito dire… ma che schifo, quel povero Toro, lo stanno torturando, bastardi… la Corrida… la Vita…

Una Nota del Direttore Alberto Marolda
Una nota di Alberto Marolda

La Corrida… Tauromachia… Arles, Francia… Ed intanto lo “spettacolo” va avanti, da sempre, inesorabile, il Torero sui suoi splendidi Destrieri, avvantaggiato da un cambio continuo, insiste ad infilare le sue Bandierillas sul dorso del toro, eseguendo figure da perfetto cavallerizzo… La gente applaude, l’orchestrina “loffion” zufoleggia con ardore, gli effetti scenici, i colori, i suoni, il sudore del “film” che si svolge sotto i nostri occhi, sono degni del miglior Fellini… Il Toro, sbuffa, muggisce, sanguina, non capisce caxxo vogliano quell’imbecille ed il suo cavallo così elegante e veloce… Gli salta intorno, lo sbeffeggia, ride, la gente partecipa, l’adrenalina collettiva è palpabile, nessuno sembra inorridire… Ma se t’acchiappo… Pensa il Toro mentre muore… Il Torero ha infilato la sua ultima spada, quella letale… Ma io sono il Toro, no, Io non voglio morire… Le forze gli mancano… È a terra… È finita… Nessuno è uscito, tutti applaudono… Mi raccomando però, che stasera, nel gustare una bella Bistecca di Toro, non si parli delle emozioni che abbiamo provato, non sarebbe carino… È entrato un altro Toro… Lo spettacolo riparte, la vita, con le sue infinite Bandierillas è ancora li… Se t’acchiappo, a te ed al tuo cavallo… Eppure è un centimetro… titoli di coda, è tornato Diego, il Torero capo scuola, lui ed il suo cavallo migliore, colpisce inesorabile, la folla è in delirio, la musica è impazzita la birra scorre… Ma Lui, il Toro non vuole morire… Diego Ventura, Lui, l’Eroe, il Toro, la Bestia Possente, il Cavallo, l’Alleato fedele… La polvere… Buio, è finita… Se t’acchiappo, a te ed al tuo cavallo…

Arles… mon amour…


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Turandot all’Arena di Verona, Spettacolo vero

in Eventi/La Cultura/La Musica/Ultimi Pubblicati by
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All’alba vincerò canta il principe Calaf nel III atto della Turandot di Giacomo Puccini. E ha ragione: Calaf vince e, con lui, vince la Fondazione Arena di Verona

Uno spettacolo strepitoso, in un luogo unico al mondo!!

Un Articolo di Emiliano Esposito
Un Articolo di Emiliano Esposito

Ma andiamo con ordine. L’Arena di Verona è una location estremamente suggestiva che dà l’impressione di entrare contemporaneamente nel luogo che divertiva gli antichi romani con i suoi combattimenti e nel teatro a cielo aperto più bello al mondo. Un abbraccio che avvolge lo spettatore immediatamente varcata la soglia dell’ingresso con un colpo d’occhio spettacolare. Sono 15.000 i posti a sedere che ogni sera vengono riempiti da esperti melomani, critici, addetti ai lavori, turisti, appassionati e curiosi che hanno il piacere di assistere ad uno dei molti spettacoli offerti dalla Fondazione e non c’è modo di restarne delusi.

La sera del 13 luglio, abbiamo assistito alla recita della Turandot con la storica regia di Franco Zeffirelli ideata per il Teatro alla Scala di Milano nella stagione 1983-1984 e ne siamo rimasti colpiti, rapiti, affascinati. Un ingranaggio perfettamente oliato che si muove senza alcuna sbavatura, senza alcun problema, lungo i tre atti di questa opera meravigliosa.

La Pechino del “tempo delle favole” è riprodotta perfettamente sull’immenso palcoscenico del teatro veronese e netto è il confine che la scenografia, sempre del Maestro Zeffirelli, crea tra il popolo e la corte dell’Imperatore: un confine invalicabile che dà il senso della distanza tra coloro che governano e il popolo. Stupendi i costumi di Emi Wada, valorizzati dalle luci imponenti di Paolo Mazzon.

La storia è semplice: la principessa Turandot, figlia dell’imperatore Altoum, sposerà il primo uomo di sangue reale che riuscirà a risolvere tre indovinelli da lei proposti. Chi sbaglia verrà decapitato. La folla urla, chiedendo altro sangue, ma si impietosisce quando vede il prossimo condannato, il giovanissimo principe di Persia, chiedendone la grazia a Turandot. Ma la principessa non si impietosisce, facendo eseguire la condanna. Fra la folla è Calaf, figlio del vecchio re tartaro Timur insieme alla schiava Liù. Calaf vorrebbe incontrare Turandot per maledirla, ma quando la vede se ne innamora perdutamente decidendo di farla sua. Timur e Liù, insieme ai ministri di Turandot Ping, Pong e Pang, cercano di dissuadere Calaf che, non sentendo ragioni, suona per tre volte il grosso gong che indica che un nuovo sfidante accetta la sfida dei tre enigmi.

La folla attende la sfida, mentre l’imperatore Altoum cerca di convincere Calaf a tornare sui suoi passi, inutilmente. Appare Turandot che propone i suoi tre enigmi a Calaf. Il giovane risponde correttamente a tutte e tre le domande, vincendo quindi la sfida. Ma Turandot non vuole cedere e prega il padre di impedirlo. Ma l’imperatore non vuole venire meno alla sua parola. E’ qui che Calaf fa una controproposta a Turandot: se la principessa riesce a scoprire il suo nome prima dell’alba, lei sarà libera dall’impegno e lui verrà condannato a morte. Turandot ordina, allora, che nessuno dorma quella notte a Pekino, ma che tutti si diano da fare per scoprire il nome del principe straniero. Timur e Liù vengono catturati e la giovane schiava viene torturata per farle rivelare il nome del giovane. Per paura di venire meno al segreto, Liù prende la spada di un soldato e si toglie la vita. Timur, disperato, accompagna il cadavere di Liù che viene portato via dalla folla. Rimasti soli, Turandot e Calaf esprimono reciprocamente la loro attrazione e il giovane decide di rivelare alla principessa il proprio nome, rimettendo la propria vita nelle sue mani. Di fronte all’imperatore, Turandot rivela il nome del principe: il suo nome è Amore.

La perfida Turandot è stata interpretata dal bravissimo soprano sloveno Rebeka Lokar, dal timbro scuro e dal suono omogeneo in tutta l’impervia tessitura del personaggio. Impresa ardua portare alla fine un ruolo così difficile senza nemmeno una sbavatura, facendosi apprezzare vocalmente e per presenza scenica.

All’altezza della Lokar è stato il Calaf del giovanissimo tenore turco Murat Karahan, appena ventiduenne. Voce generosa, pastosa, dallo squillo spettacolare. Si è fatto apprezzare per tutta la durata dell’opera, concedendo generosamente il bis nel pezzo più celebre della Turandot: il celeberrimo Nessun dorma, facendo letteralmente esplodere in un emozionante boato da stadio il pubblico presente. Sentiremo parlare ancora di questo bravissimo tenore che non ci ha fatto rimpiangere le voci del passato.

La dolcissima schiava Liù era interpretata dal soprano spagnolo Ruth Iniesta che ha saputo trasmettere tutta la passione e la dolcezza di questo personaggio nelle due arie che lo caratterizzano: Signore ascolta e Tu che di gel sei cinta, dove spiega a Turandot quali siano le gioie nel provare amore nei confronti di un’altra persona. Il pubblico le ha riservato applausi calorosi ed ampiamente meritati.

Molto bene ha cantato anche il bravissimo Giorgio Giuseppini nella parte di Timur: bellissimo colore di voce e presenza scenica notevole.

Precisi e corretti i simpaticissimi Ping, Pong e Pang di Federico Longhi, Francesco Pittari e Marcello Nardis anche se, permetteteci, una menzione speciale va fatta al bravissimo baritono Federico Longhi che ha saputo destreggiarsi egregiamente nella non facile parte del Ministro Ping. Completavano correttamente il cast Antonello Ceron nella parte di Altoum, Gianluca Breda nella parte del Mandarino e Ugo Tarquini nella parte del Principe di Persia. Di grande impatto la compattezza e l’omogeneità del suono del Coro dell’Arena di Verona preparato dal maestro Vito Lombardi, cosi come egregia è stata la prova dell’Orchestra dell’Arena, diretta impeccabilmente dal Maestro Ivan Ciampa.

Presente anche il Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. Diretto da Marco Tonini.

Ci permettiamo di dare alla Fondazione Arena di Verona un piccolo consiglio: cercare di trovare un modo per migliorare la necessaria amplificazione in uno spazio cosi ampio. Ci sono stati alcuni momenti dello spettacolo, in cui è stata impresa ardua riuscire a sentire sufficientemente orchestra e palcoscenico.

Dicono che l’opera lirica stia morendo, che a vederla vadano solo gli anziani, che sia, ormai cosa vecchia e superata. Guardando il pubblico presente in Arena l’altra sera, invece, non si può far altro che affermare il contrario. L’opera lirica gode di ottima salute e, a testimoniarlo, sono le presenze di pubblico in tutti i teatri italiani. L’Arena di Verona, ieri sera, era uno spettacolo per gli occhi: migliaia di teste che gremivano quei vetusti spalti che un tempo erano occupati da persone che applaudivano alle urla disumane dei gladiatori e delle belve che li azzannavano. Ieri il più bel teatro all’aperto del mondo, era gremito da persone che applaudivano e osannavano chi è stato capace di emozionarle e di riempire i loro cuori di gioia pura.

Emiliano Esposito, l’autore di questi articoli sul fantastico mondo della Lirica, è anche il Presidente di un’associazione che ha fatto della Lirica la propria vita, Iride Musicalee se volete seguire la loro attività sulla lirica, sulle trame delle opere, e sugli eventi, entrate sul loro sito, oppure cercateli su Facebook, Instagram o Youtube.


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A Flavio Oreglio e Luca Bonaffini il Premio Spazio d’Autore 2018

in Eventi/La Cultura/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by
FLAVIO OREGLIO e LUCA BONAFFINI copia

FLAVIO OREGLIO E LUCA BONAFFINI A SPAZIO D'AUTORE 2018Flavio Oreglio e Luca Bonaffini, trent’ anni di attività musicale.

Il “poeta catartico” di Zelig e lo storico collaboratore di Pierangelo Bertoli premiati a San Gemignano.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

Alla sua 36° edizione l’evento storico della Canzone d’Autore torna nella splendida cornice medioevale della Rocca di Montestaffoli a San Gimignano il 9 e il 10 agosto nel contesto di Calici di Stelle nelle notti delle stelle cadenti.

Dal 1982 Spazio d’Autore ha visto passare sul suo palcoscenico la gran parte dei cantautori italiani anche con presenze straniere di grande importanza come John Denver. (www.spaziodautore.it).

Il 9 agosto sarà l’anteprima, serata “omaggio a Rino Gaetano” dove gli artisti presenti oltre al loro brano porteranno una canzone di Rino. Un omaggio dovuto a questo cantautore del “nonsense” a cui in tempi passati era dedicato lo stesso evento e al quale siamo legati da stima ed affetto. Un cantautore innovatore i cui brani sono tuttora attuali.

Il 10 agosto serata di premiazioni per le varie tematiche sia a giovani New Generation che a artisti di lunga carriera. L’evento conosciuto ed apprezzato da artisti, giornalisti ed addetti del settore è un momento di visibilità sia per i giovani artisti che per i cantautori affermati, dando una impronta di qualità insieme ad un piacevole ascolto per tutti di ogni età.

Presentati da Roberto Onofri saliranno sul palcoscenico nelle due serate Flavio Oreglio e Luca Bonaffini (entrambi Premio alla Carriera, in occasione dei loro trent’anni di attività musicale), il primo scrittore e canta-attore, noto anche come il “poeta catartico” di Zelig, il secondo storico collaboratore di Pierangelo Bertoli e regista teatrale e scrittore. Seguiranno Dario Gay ( ricordando il suo Premio Nonsense Rino Gaetano ), Alberto Lagomarsini,Le Soprano in un mini concerto, Carmine Torchia (Premio Musica Controcorrente), Claudia Cantisani ( dal Premio Biella Festival), Lorenzo Iuracà (Premio per l’interpretazione), Antonella Natangelo e la sua arpa lucente, Manola, Silvia Giannini, Lucia D’Errico…… prevista la presentazione dell’ultimo libro di Flavio Oreglio “L’Avventura Artistica”.

L’evento è organizzato col Patrocinio del Comune di San Gimignano e di Nuovo Imaie


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Vita di Emilia: la Gallery!

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    Silvia Andreussi
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    Mirko Russo
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    Daniela Duchi
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    Daniela Duchi
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    Michele Bernabei

Nella Gallery dedicata a Vita di Emilia vi presentiamo l’autrice Silvia Andreussi, il regista e attore Mirko Russo, l’attrice Daniela Duchi e il compositore Michele Bernabei

 

 

 


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Vita di Emilia un assaggio di dodici minuti!

in La Cultura/Pamela Crusco Blog/Pepsi e Popcorn Blog/Ultimi Pubblicati/Uncategorized by
vita di emilia
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Vita di Emilia al Teatro Studio Uno per la rassegna Pillole 2018

si gioca #tuttoin12minuti

 

Il Teatro Studio Uno di Roma con Pillole 2018 #tuttoin12minuti ha offerto la possibilità a compagnie e produzioni indipendenti di presentare un progetto teatrale e vincere un contest che permetterà loro di dare alla luce un vero e proprio spettacolo.

Ogni partecipante ha a disposizione lo spazio di 12 minuti per stuzzicare la curiosità del pubblico che farà anche da giuria.

Noi vogliamo parlarvi di ciò che accadrà sabato 21 luglio e in particolar modo di Vita di Emilia.

Silvia Andreussi è l’autrice del testo e ne cura anche la regia insieme a Mirko Russo. Si tratta della storia di Emilia una donna vittima di un disturbo psicologico che viene dissuasa dai medici che la tengono in cura ad abbandonare la sua passione per lo scrivere poesie.

 

Viene affrontata la differenza generazionale tra Emilia e sua madre ma anche il rapporto che Emilia ha con gli uomini.

I riferimenti testuali, come ci suggeriscono le note di regia, si rifanno a Sylvia Plath e Virginia Woolf, le musiche sono originali composte da Michele Bernabei.

La messa in scena di Vita di Emilia è ancora in fase di studio e qualora l’opera venisse selezionata tra le migliori presentate potrebbe entrare a far parte del palinsesto del Teatro Studio Uno, per questo vi invitiamo a partecipare all’evento di domani e a dare il vostro supporto all’autrice.

Vita di Emilia

testo e drammaturgia: Silvia Andreussi

regia: Silvia Andreussi, Mirko Russo

musica: Michele Bernabei

scenografia: Silvia Andreussi / da definire

con

Emilia: Daniela Duchi / da definire

Madre: da definire

Medico: Mirko Russo

Sabato 21 Luglio per la rassegna Pillole #tuttoin12minuti al Teatro Studio Uno di Roma via Carlo della Rocca 6

Qui troverete la Gallery dedicata ai protagonisti

E qui l’evento Facebook


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Chiara Pavoni: La Gallery!

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La Gallery della bellissima Chiara Pavoni
L’abbiamo incontrata, l’abbiamo ammirata, l’abbiamo intervistata con risultati decisamente interessanti…. siete curiosi di leggere la sua Intervista?

 Cliccate qui!


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Quattro chiacchiere con l’attrice Chiara Pavoni

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Chiara Pavoni articolo

Chiara Pavoni si definisce una donna innamorata dell’arte, in particolar modo del teatro, del cinema e della fotografia, oltre che della letteratura.

Donna dal carattere forte e determinato e dalla bellezza elegante e raffinata.

Un articolo di Rosaria Della Ragione
Un articolo di Rosaria Della Ragione

 

 

Sei un’artista a 350 gradi. Ma in cosa ti senti più “Chiara”?

CP : Non so definire con certezza che cosa sia l’arte, forse dovremmo riflettere un momento su cosa voglia dire essere un vero artista di sicuro vorrei che quando recito, ballo, quello che esprimo deve vivere di luce propria e non ha bisogno di me e del mio ego per esistere.

Ti abbiamo visto recitare un monologo sul tema delle spose bambine. Che cosa hai provato nell’interpretare questa tragica realtà?

CP: E’ difficile giudicare le antiche culture e le tradizioni dei popoli, ma conoscere queste realtà attraverso la mia cultura questi matrimoni precoci appaiono come una piaga, una crudeltà alimentata dall’ignoranza, dalla disuguaglianza di genere e dalla mancanza di rispetto dei diritti dei bambini.

Da quanto tempo fai la modella? Come hai iniziato?

CP: Non saprei dire… mi sembra da sempre.

Hai un buon rapporto con il tuo fisico? Cosa senti di dire a tutte le ragazze che non si accettano?

CP: Credo che la mancata accettazione di se stessi è dovuta ad insicurezze e bassa autostima che nella donna tendono a concentrarsi sull’aspetto fisico, in considerazione anche dell’evidenza che viviamo in una società dell’immagine. È molto difficile combattere contro queste credenze negative, mi sento di dire che appunto sono credenze inutili e si deve lottare affinché la mente non diventi un problema e non permettere che tali pensieri arrivino così in profondità dentro di noi da dimenticarti completamente la distanza che c’è tra loro e la realtà.

Come attrice, che ruolo ti piacerebbe interpretare?

CP: La contropartita del successo, quello vero e immenso, sono spesso catene che legano un attore ad un singolo ruolo ad un personaggio. Sono gli attori che quando vediamo chiamiamo con il nome del personaggio e non con il loro, simbolo ultimo della privazione di un’identità al di fuori di quell’interpretazione. Sono felice di essere una attrice senza un unico progetto e di amare ogni ruolo che mi viene proposto e di esercitarmi in esso in modo totale e sincero cercando di esprimermi al meglio delle mie capacità.

Sei anche speaker di Radio Impegno. Che cosa significa per te lavorare in radio?

CP: Sempre meno persone sanno ascoltare per me lavorare in radio e dare voce a tutte quelle persone a cui piacerebbe essere ascoltati… da me e da tutti gli ascoltatori.

Come riesci a dividerti tra mille impegni lavorativi?

CP: Semplicemente non mi divido è troppo piacevole trovare energie per fare tutto.

Qui troverete la Gallery dedicata a Chiara Pavoni

 


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I Populisti, i Demagoghi, l’Europa, Macron ed il Tempo che cambia…

in Italo Persegani Blog/La Politica/Ultimi Pubblicati by
migranti verso europa

Che Tempi strani sono questi… L’Europa…

E’ molto strano questo tempo. Guardo fuori dalla finestra ed osservo il cortile bagnato dal recente scroscio. La sabbia del deserto dovrebbe restare in Africa, sul Sahara. Che ci fa qui in Sicilia? In Italia, in Europa … perché non condividerla con gli altri paesi europei?

Già… l’Europa?

No, così non si farà mai … troppi egoismi nazionali e no.

Un Articolo di Italo Persegani
Un Articolo di Italo Persegani

Come si potrà mai fare l’Europa fino a quando non si crea un vero sentimento europeista? Già a livello nazionale gli egoismi hanno messo in crisi gli stati stessi, basta pensare al fenomeno catalano, a quello basco, alla Lega del Nord, ai sentimenti separatisti in Belgio … immaginiamoci se con essi è possibile costruire qualcosa di grandioso e multiculturale. Per uno che pensa che non ci dovrebbero essere barriere in nessuna parte del mondo è deprimente constatare che non si riesce a mettere insieme neanche gli stati europei.

Qualche giorno fa è approdato nel mio piccolo hotel, un olandese che non abbandonava mai il suo Panama. Un signore gentile accompagnato da una signora anch’essa gentile.

Non volevano che gli fosse servita la colazione ma in compenso si destavano presto la mattina. Lui s’appartava a leggere davanti al cielo che si schiariva con le prime luci dell’alba, lei andava a nuotare in piscina.

Come diavolo fa? – pensavo io – L’acqua è ancora fredda con questa temperatura che sembra ottobrina!

Quando c’incontravamo, scambiavamo qualche parola ed alla fine abbiamo parlato dei massimi sistemi, del mondo, degli immigrati, migranti connessi…

Già gl’immigrati! Come se qualche legge e qualche regolamento li potessero fermare facendo un distinguo fra quelli “politici” e quelli “economici”!
Ognuno ha una buona giustificazione per andarsene da dove viene. Chi può mai sindacare il motivo per cui uno lascia il proprio paese?
Tu sei perseguitato politico e ti hanno ammazzato la famiglia? Se sì, entra.
Tu vuoi una vita più bella e spassartela altrove piuttosto che restare nel tuo polveroso villaggio? No, tu non ti muovi, resti dove sei.
Sei povero ed infelice? Mi spiace, la sfiga. Stai lì e soprattutto non rompere i coglioni a noi che ce la spassiamo. Anzi se non ti fai vedere è meglio, così ci eviti di farci venire anche i sensi di colpa!

>No, non sono tutti intellettuali e neanche brava gente, molti sono motivati da istinti basici come diventare ricchi facilmente, scopare facilmente … insomma fare la bella vita senza sudare tanto … d’altronde a chi vive nella povertà e nell’indigenza noi non esportiamo l’immagine della felicità, della bellezza e dell’eterna giovinezza? Certo che sì! … ed allora che colpa può avere un povero disgraziato giovane (anche lui produttore di testosterone come tutti i giovani occidentali) se vuole andare a divertirsi altrove piuttosto che restare nella sua baraccopoli?
Purtroppo quello che trova, una volta approdato in Europa, non è la vita facile e se ha un po’ di fortuna gli si dà due euro all’ora per raccogliere pomodori. Bé, un po’ incazzato lo è … voi non lo sareste?
Il problema è che la sua incazzatura l’emigrato deluso se la deve tenere perché s’accorge che la gente che lo ospita è anch’essa incazzata.
Bel casino!

Sì, anche Frank (si chiama così il mio gentile ospite) era sconsolato quando si parlava del dramma senza fine dell’immigrazione.

Lo sai, qualche anno fa ho scritto una canzone sugli immigrati. Io di mestiere faccio il cantante.
Insomma Frank è un artista, di quelli fini, delicati e sensibili. Un bell’incontro.
Mi piace scoprire negli sconosciuti un po’ di sensibilità artistica. Certo, ormai ripeterlo è diventato un luogo comune, ma chi può negare che nella nostra vita ogni sensazione, ogni emozione rimane in superficie? Si crede che la massa dell’iceberg e quella che affiora e non quella che si nasconde nelle profondità.
Siamo tutti imbarcati sul Titanic. – faceva eco Frank.
Sì, ci siamo dentro ma facciamo finta di non esserci.
Che bella coppia: Agnes eterea e Frank a metà fra Fellini ed un personaggio di Thomas Mann!
Il mio nuovo mestiere mi piace : conosco tanta di quella umanità!
Gente che va, gente che viene.
Mi fa tornare in mente un vecchio film con Greta Garbo: Grand Hotel.
Bello scoprire che sotto un panama ogni tanto ci trovi una bella persona.

Per tornare al problema degli emigranti: è grottesca la polemica che sta nascendo fra la Francia e l’Italia.
Al di là degli insulti che fanno pensare al bue che dà del cornuto all’asino, ciò che m’indispone è l’atteggiamento cinico di Macron da cui m’ero fatto illudere.
Su Salvini è inutile parlarne: sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Certo, è un cazzaro come l’apostrofa Travaglio, ma un cazzaro pericoloso perché ha un intuito politico impressionante associato ad un cinismo ed una mancanza di scrupoli comparabile a quella di … no, no, no, Berlusconi è un chierichetto in confronto!
Ma da Macron non me l’aspettavo! L’avevo seguito nel suo percorso fortunato (i suoi avversari alla corsa presidenziale si sono fatti fuori da soli) che l’ha portato alla presidenza della Francia ed avevo creduto all’arrivo d’un vento fresco, nuovo ed invece? Invece Manu (ad un ragazzino che l’aveva chiamato così, preso da giovanile entusiasmo, gli ha indirizzato una reprimenda pubblica ricordandogli che lui deve essere chiamato “Monsieur le President“! … a Napoli gli avrebbero dedicato una pernacchia presidenziale!), si sta rivelando un essere divorato dal suo ego, dalla sua ambizione. Il Presidente Manu cerca di creare un nemico esterno (l’Italia governata dai populisti) per incutere paura agli elettori che hanno simpatia per la signora Le Pen. I suoi calcoli purtroppo in Italia producono degli effetti indesiderati perché i suoi attacchi sono strumentalizzati dal cazzaro italico che sta raccogliendo simpatie stimolando la dignità nazionale offesa dallo scolaretto cisalpino. Insomma Salvini è più forte da quando Manu sta accusando l’Italia di cinismo.
Dove diavolo è l’Europa? Fin quando sarà governata da psicopatici non andrà da nessuna parte.
A loro modo sono tutti dei populisti anche se certi lo mascherano … ma quel che è peggio è che si tratta di demagoghi, manipolatori sopraffini. I populisti nel vera origine storica della parola, erano quasi delle brave persone.

Allora Frank, sei tornato nella tua Olanda?
Mi manca vedere il tuo panama la mattina.
Qui le nubi si stanno diradando e qualche raggio di sole gli s’infila in mezzo.
Ecco, forse l’estate sta arrivando … sarà una calda e lunga estate.
Magari mi faccio tradurre una delle tue canzoni.

Italo Persegani, è un gentiluomo di altri tempi, osserva il mondo dalla sua Sicilia, dopo aver circumnavigato tutto il Globo con particolare attenzione alla Francia… è un Italiano quindi? Un Francese? Un Siciliano con tutto ciò che comporta la definizione? Leggetelo per capirlo, e, sopratutto, andate a chiederlo a lui, nella sua Olivealive, la sua Tenuta a Noto, dove, con grande nonchalance, potrebbe anche ospitarvi… beh, se trovate posto 😉


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Lirica, La traviata di Giuseppe Verdi a Roma, a Caracalla

in Eventi/La Cultura/La Musica/Ultimi Pubblicati by

Secondo le statistiche, La traviata di Giuseppe Verdi è l’opera più rappresentata nella storia della Musica.

Ogni cinque minuti, nel mondo, ne va in scena una. Quale scelta migliore, quindi da parte del Teatro dell’Opera di Roma, di inaugurare la stagione estiva di Caracalla 2018 con questo titolo stupendo?

Dal 3 al 20 luglio, con ben 9 repliche, si avrà la possibilità di assistere a questo spettacolo con la regia di Lorenzo Mariani (già regista di uno spumeggiante Barbiere di Siviglia nella stagione 2014) e la direzione di Yves Abel.

Ma perché scegliere di passare una delle stupende serate estive romane a Caracalla per assistere ad un’opera lirica?

Un Articolo di Emiliano Esposito
Un Articolo di Emiliano Esposito

Perché un’opera lirica è un sogno ad occhi aperti, è come guardare un film dal vivo, ma gli attori invece di parlare, cantano. Cantano per dire qualsiasi cosa: dal “ti amo” al “ti odio”, da “passami il sale” a “ti sfido a duello”. Nell’opera lirica ci si innamora per la vita in due minuti, e un uomo accoltellato a morte può cantare beatamente prima di esalare l’ultimo respiro.

La traviata, poi, ha una storia struggente, supportata da una musica meravigliosa che rapirà letteralmente la mente e il cuore dello spettatore, portandolo sul palcoscenico per vivere in prima persona le vicende della Parigi di metà ‘800.

Intanto dovete sapere che alla prima rappresentazione al Teatro La Fenice di Venezia nel 1853, il pubblico fischiò fragorosamente alla fine dello spettacolo. Non tanto per una motivazione artistica, quanto morale. Per la prima volta, infatti, veniva portato in scena uno spettacolo ambientato nel presente e non in epoche passate, lontane anni luce dalla condizione del pubblico dell’epoca. Le vicende morali nella traviata, erano le vicende morali del pubblico che partecipava in quel momento allo spettacolo. Gli spettatori, quindi, si sentirono punti nel vivo delle loro debolezze e dei loro amorali comportamenti, fischiando non tanto allo spettacolo, ma al dito puntato contro di loro che essi vedevano. Ma già alla seconda rappresentazione, La traviata ebbe il successo che meritava e che merita ancora oggi.

Ma andiamo alla storia: nella Parigi della metà dell’800 una prostituta d’alto bordo, Violetta Valery, si innamora di un giovane parigino di buona famiglia, Alfredo Germont, decidendo di lasciare la sua vita dissoluta e trasferirsi in campagna con il suo fidanzato. Ma, ben presto, la ragazza dovrà vedersela con la ricca famiglia di lui (nella persona del padre di Alfredo, Giorgio), non vedendo di buon occhio l’unione del figlio con una ex prostituta, che rischia di infangare il buon nome della famiglia. Violetta sarà costretta ad un sacrificio enorme per amore di Alfredo, riuscendo a riscattare il proprio nome e il proprio passato.

la traviata
Una scena corale de La Traviata

La traviata non è altro che un tuffo in un’epoca ricca di fasti e ori dove, in nome dell’apparenza, si era pronti a schiacciare ogni ideale, ogni individuo e ogni cosa. Un’opera che riempirà il vostro cuore e la vostra mente con la sua storia, i suoi personaggi e le sue melodie. Giuseppe Verdi ha saputo tradurre in musica il lavoro di Dumas figlio, La dame aux camélias, lasciando intatta la trama amorosa estremamente semplice nella sua complessità supportandola, anzi, con melodie immortali che restano impresse nella mente. Pensiamo al celeberrimo brindisi Libiam, libiamo ne’ lieti calici, o alla famosissima Amami Alfredo, che Violetta canta con passione profonda e che canterete nella vostra testa per i giorni a seguire lo spettacolo stesso.

Ecco perché scegliere di trascorrere una sera di un’estate romana a Caracalla, nella Parigi del 1800 in mezzo agli specchi, agli stucchi e allo sfarzo della casa di Violetta che vi aprirà le sue porte come una perfetta padrona di casa, richiudendole alle vostre spalle, imprigionandovi con la sua bellezza e la sua musica.

Vi aspettiamo, perché noi di IoGiornalista, ci saremo!!

Emiliano Esposito, l’autore di questi articoli sul fantastico mondo della Lirica, è anche il Presidente di un’associazione che ha fatto della Lirica la propria vita, Iride Musicale, e se volete seguire la loro attività sulla lirica, sulle trame delle opere, e sugli eventi, entrate sul loro sito, oppure cercateli su Facebook, Instagram o Youtube.


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Lirica a cielo aperto, all’Arena di Verona, la Turandot

in La Cultura/La Musica/Ultimi Pubblicati by

Qual è il più famoso tempio all’aperto in Italia che ospita da decenni l’opera lirica? L’Arena di Verona, ovviamente! E noi cosa andiamo a vedere? La Turandot!!!

Il culto è la manifestazione del sentimento con cui l’uomo, riconoscendo l’eccellenza di un altro essere, lo onora. Ma non esiste solo quello sacro. Il culto può essere riservato ad un’idea, ad una squadra di calcio o ad una forma d’arte. E, solitamente, il culto ha i suoi spazi, i suoi luoghi: una chiesa, uno stadio, un museo.

L’Arena…

Un Articolo di Emiliano Esposito
Un Articolo di Emiliano Esposito

La Turandot… Ma qui, lo sapete, si parla di opera lirica, e il tempio per eccellenza in cui la lirica ha il suo habitat naturale, è il teatro con la sua platea, le sue poltroncine, i suoi palchetti e il suo palcoscenico. Tempio che da quasi quattrocento anni, ospita le ugole d’oro di cantanti che danno voce alle note scritte sul pentagramma e che da sempre emozionano il pubblico. Ma l’estate arriva anche per l’opera lirica e, quando fa caldo i cantanti, le orchestre, i cori e il pubblico, preferiscono godersi il fresco delle nostre serate estive, con il cielo, la luna e le stelle a fare da cornice alle più famose vicende del melodramma. E qual è il più famoso tempio all’aperto in Italia che ospita da decenni l’opera lirica? L’Arena di Verona, ovviamente. Con la sua maestosità accoglie al suo interno migliaia di spettatori che ogni anno affollano le gradinate che circondano il palcoscenico sul quale prendono vita le vicende più famose dell’opera. Una struttura antichissima che ha visto aspri e cruenti combattimenti fra gladiatori e belve feroci, in cui il pubblico urlava impazzito ad ogni colpo inferto e ad ogni ruggito di leone. Sempre di passatempo si trattava, ma estremamente lontano dalla nostra concezione di tempo libero e di cultura. Oggi quelle grida e quei ruggiti sono solamente echi lontani che hanno lasciato il posto ad acuti, gorgheggi e suoni di strumenti che il pubblico ascolta in religioso silenzio, intervallando con gli applausi (o i fischi) le performances degli artisti in palcoscenico. Oggi l’Arena Opera Festival è una kermesse apprezzata a livello internazionale con notevoli riscontri di pubblico e di critica, che raduna ogni anno alcuni dei nomi più prestigiosi nel panorama lirico mondiale: su quel palco si succedono nei vari titoli operistici, cantanti, registi, scenografi, strumentisti e direttori d’orchestra fra i più blasonati al mondo. Spettacoli che hanno fatto la storia dell’opera lirica, come lo storico allestimento dell’Aida di Giuseppe Verdi, la stupenda Carmen di G. Bizet con la regia di Franco Zeffirelli e la Tosca di G. Puccini con la regia di Hugo De Ana.

Quest’anno su quel palcoscenico si alterneranno quattro titoli: l’Aida e il Nabucco di G. Verdi, la Carmen di G. Bizet e la Turandot di G. Puccini.

Qui troverete il Calendario degli Spettacoli previsti all’Arena di Verona

IoGiornalista non può assolutamente perdersi un appuntamento così prestigioso per chi ama l’opera lirica e ve lo racconterà fin nei minimi particolari. Vi racconteremo una favola che si svolge in Oriente, a Pechino, dove vive una principessa dal cuore di ghiaccio che odia gli uomini, tanto da sfidarli a rispondere a tre enigmi: chi sbaglia perde la sfida…e la testa.

Avete voglia di fare un viaggio nell’antica Cina con i suoi misteri, i suoi rituali e le sue sonorità cosi particolari?

Allora non perdetevi la prossima pubblicazione: la principessa Turandot vi aspetta!

Qui troverete i Biglietti per gli Spettacoli previsti all’Arena di Verona

Curiosi? Vi aspettiamo, e per dimostrarvi quanto la Lirica possa influenzarvi, gustatevi questa chicchetta di Jeff Beck… si… anche lui… contaminato…

Emiliano Esposito, l’autore di questi articoli sul fantastico mondo della Lirica, è anche il Presidente di un’associazione che ha fatto della Lirica la propria vita, Iride Musicale, e se volete seguire la loro attività sulla lirica, sulle trame delle opere, e sugli eventi, entrate sul loro sito, oppure cercateli su Facebook, Instagram o Youtube.


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Uscito il video TURBO CAT di Jacopo Moriggi

in La Musica/Lucilla Corioni Blog/Ultimi Pubblicati by

Turbo Cat è il video che rappresenta il primo brano dell’album Vision di Jacopo Moriggi

E’ un video che Jacopo Moriggi ha girato in un bosco, tratto dal primo pezzo del suo nuovo album Vision, dedicato al suo gatto.

Un Articolo di Lucilla Corioni
Un Articolo di Lucilla Corioni

E’ finalmente uscito il video di “TURBO CAT”, che rappresenta il primo brano del cd “VISION” di Jacopo Moriggi. Ve lo presento con una spiegazione volutamente scritta e fortemente sentita dall’autore stesso del brano:

Turbo Cat è un brano al quale sono molto legato. Stavo scrivendo questa canzone durante il marzo del 2017 ed un giorno, mentre ero in studio, ho avuto la terribile notizia che uno dei miei gatti, il maschio, era appena stato investito da un’auto. Ho scelto immediatamente di dedicare il brano a lui concentrandomi prima sulla composizione poi sul titolo. L’ho chiamata Turbo Cat perché lui mi dava una gioia immensa, lui era magico e dovevo trovare un modo per farlo vivere per sempre. Dovevo inoltre trovare un nome forte e d’impatto che valorizzasse la potenza di questa cosa.
La composizione e l’arrangiamento del brano è dedicata nel rappresentare lui come era, come si muoveva, come si relazionava con me e per ricordare anche il momento della sua scomparsa.
La melodia iniziale rappresenta la mia disinvoltura, l’intro a 0.20 rappresenta la notizia dell’accaduto e la botta di dolore valorizzati dall’arrangiamento.
Dal mio punto di vista della ritmica, ho scelto di accompagnare il groove tenendo l’HH sul secondo e sul quarto sedicesimo per dare l’effetto di instabilità emotiva, per poi innervosirsi ed andare in quarti sul ride. Il pezzo di stacco a 0.40 è molto meccanico, rappresenta un’insieme di idee confuse di odio e d’amore che si stanno rialzando andando in un unica direzione.
La strofa che parte da 0.45 è molto tecnica e basata su un 7/4 ma tutto ha un senso perchè ho voluto rappresentare il mio gatto quando era in vita, un suo ricordo bello e sincero, che mi faccia sorridere ogni volta. Se si ascolta la strofa lui camminava e muoveva la testa con quel ritmo seguendo quegli intervalli, ho solo voluto ricordarlo bello come era per il resto della canzone.
Sono un forte appassionato di gatti e di natura, ho scelto di girare il video in mezzo ad un bosco, lontano dalla strada, in modo da stare il più vicino possibile alla sua anima.
Il video è stato ideato e montato da me con l’aiuto di un mio carissimo amico il quale ha fatto le riprese.”

Lucilla Corioni è la Direttrice della LC Comunicazione, società che si occupa di Uffici Stampa e Promozione… volete saperne di più? Perché non la chiamate? Mob: 333 7695979

Il suo sito web Lc Comunicazione

La sua mail: contatti.lccomunicazione@gmail.com


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Lirica, il Rigoletto a Roma? In Strada!!! Per tutti Gratis!!

in Eventi/La Cultura/La Musica/Ultimi Pubblicati by
rigoletto opera camion

Rigoletto, Lirica per i Ricchi? No, per tutti!!! In Strada stasera a Corviale, Roma…

Rigoletto… A Parma si dice: “Al Rigolet l’è cme’l gose: an ‘s butta via nient!” che tradotto vuol dire che il Rigoletto è come il maiale, non si butta via niente… ed è Gratis!!!

Un Articolo di Emiliano Esposito
Un Articolo di Emiliano Esposito

Bene, proprio nella provincia di Parma è nato Giuseppe Verdi, uno dei più grandi compositori di opera del mondo, alla cui morte Gabriele D’Annunzio scrisse: “Pianse ed amò per tutti”. Il nostro Peppino nazionale, nacque a Roncole di Busseto (oggi Roncole Verdi) in provincia di Parma il 10 ottobre 1813 da un’ umile famiglia che gli permise di iniziare molto presto lo studio della musica. In seguito grazie ad un mecenate, Antonio Barezzi, Verdi avrà la possibilità di studiare più approfonditamente la musica e di diplomarsi al conservatorio di Milano. Queste poche righe non bastano minimamente a descrivere la complessa personalità umana e artistica di un uomo che, a distanza di 117 anni dalla morte, continua ad essere un vanto per il nostro Paese nel mondo. Perché, quindi, parlarvi oggi di Giuseppe Verdi, di Opera Lirica e, soprattutto, del Rigoletto? Perché una esemplare iniziativa del Teatro dell’Opera di Roma è giunta quest’anno alla terza edizione riscuotendo un enorme successo di pubblico e di critica: non hai mai visto ne è mai arrivata da te le Lirica? Te la porto io! OperaCamion porta letteralmente l’Opera Lirica lì dove il teatro manca, dove spesso la cultura fatica a trovare spazio. Lo Zen a Palermo, i Quartieri di Gomorra a Napoli, ed oggi i quartieri periferici della Capitale, diventeranno ancora platee di teatri a cielo aperto che faranno da cornice ad un inusuale palcoscenico, un camion, sul quale verranno rappresentate le vicende tipiche del melodramma italiano. Dopo Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini ed il Don Giovanni di Mozart, quest’anno andrà in scena una delle opere più conosciute e rappresentate del nostro Giuseppe Verdi, il Rigoletto.
Un’opera andata in scena la prima volta al teatro La Fenice di Venezia nel 1851, e che fa parte, con La traviata ed Il trovatore della cosiddetta trilogia popolare, denominazione dovuta ai temi trattati in queste tre opere, ossia il rapporto conflittuale tra genitori e figli.
La storia: nella Mantova del XVI secolo, il libertino Duca della città e il suo buffone di corte, Rigoletto, durante uno dei tanti festini a luci rosse, si prendono gioco del Conte di Monterone, venuto a reclamare l’onore della figlia. Monterone scaglia sul Duca e sul Buffone una maledizione così grande da mettere paura a Satana in persona. Tra cortigiani invidiosi, Sicari che offrono i loro servigi, e rapimenti degni dell’anonima sequestri, Rigoletto si muove sulla scena con la spada di Damocle della maledizione sulla testa, camminando a zig-zag per non esserne colpito. Riuscirà a sfuggire al fulmine scagliato da Monterone?
Non lasciatevi sfuggire un’occasione unica come questa: uno dei Teatri più prestigiosi nel mondo, il Teatro dell’Opera di Roma, viene a casa vostra con la sua professionalità e il suo altissimo livello artistico per farvi assistere ad una delle opere più belle nel panorama lirico mondiale. Una trama degna dei più grandi sceneggiatori hollywoodiani, accompagnata da una musica stupenda, semplicemente perfetta che aggiunge suspence ad ogni momento scenico.
Per questo del Rigoletto si dice non si debba gettare via niente, perché ogni nota è messa al posto giusto, in un ingranaggio perfettamente oliato che ha conquistato e continua a conquistare generazioni intere con i suoi 167 anni portati stupendamente.
L’opera lirica è la forma d’arte che connota maggiormente l’Italia nel Mondo intero, e potervi assistere nella piazza sotto casa, è una possibilità da non lasciarsi scappare.

E noi di IoGiornalista? Saremo li!!!

Photo di copertina dal sito del Comune di Roma, copyright Yasuko Kageyama


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