Il Futuro? Solidale…

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luglio 2017

Alfonso Restivo: Essere artista è un privilegio

in Anna Lamonaca Blog/L'Arte by
Alfonso Restivo (720 x 379)

Il giovane pittore iperrealista internazionale parla di sé e della sua arte:

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Le sue opere posseggono una forza intrinseca, sprigionano un’energia che incanta, comunicano emozioni e travolgono, Alfonso Restivo è un artista dai tanti talenti, pittore, professore, presentatore, uomo di spettacolo, si autodefinisce persona dal temperamento gentile, ma con gusti raffinati ed eccezionalmente dotato di acuta sensibilità per ciò che lo circonda, risponde alle nostre domande raccontandosi con un sorriso affascinante:

Alfonso, partiamo dalle origini, quando hai scoperto la tua passione per il mondo dell’ arte?
“Sin da piccolo ho avuto la passione per il disegno, convincevo mio padre a comprarmi i fumetti della Disney per poi ricopiare i personaggi a mano libera e colorarli.
Da qui nasce la mia voglia di disegnare e sopratutto di poter creare, cosi quando finii gli esami di terza media decisi, senza il benestare dei miei genitori, d’iscrivermi al Liceo Artistico Emilio Greco di Catania. Ho frequentato poi l’Accademia delle Belle Arti di Catania in cui ho avuto momenti di sconforto per non saper esprimere sulla tela ciò che realmente volevo dallo stile che mi ero prefissato di seguire, l’iperrealismo figurativo.
Finiti gli studi accademici mi sono documentato e ho frequentato corsi di perfezionamento sull’iperrealismo, acquisendo la tecnica e le perfette sfumature e velature, tutto ciò mi ha permesso di diventare uno degli artisti italiani che tratta l’iperrealismo figurativo, realizzando svariate mostre sia in Italia che all’estero.”

E’ stato difficile trasformare questa passione in un lavoro? “Trasformare la passione per la pittura in un lavoro non è stato semplice, mi sono dovuto ritagliare del tempo dedicandolo alla pittura, alle mostre, ma sopratutto dedicandolo alle centinaia di persone che seguono la mia arte e la apprezzano per i suoi contenuti stilistici.
In generale credo che qualsiasi passione si abbia, che sia la musica, il teatro o la pittura, essa non deve mai diventare esclusivamente un lavoro, ma un binomio di idee, estro e produzione .”

Definirti artista dell’iperrealismo figurativo è sicuramente giusto, perché hai deciso d’intraprendere la strada dell’iperrealismo? Cosa rappresenta per te questo modo di dipingere? C’è una convinzione comune che le opere iperrealistiche abbiano molta tecnica e poca anima, come risponderesti a queste critiche? Qual è secondo te l’anima di un dipinto iperrealista? “Sono voluto diventare un iperrealista perché mi piace immortalare la bellezza oggettiva di ogni singola cosa o persona che ritraggo e cogliere l’attimo temporale o estetico in cui il soggetto viene ritratto.
Dicono che le opere iperrealistiche hanno molta tecnica e poca anima, ma per me non è cosi, perché ad esempio quando ritraggo le persone amo cogliere il loro stato d’animo attraverso la profondità dello sguardo ed in esso dicono che vi sia l’anima di ognuno di noi.”

I tuoi lavori oltre che per il realismo colpiscono soprattutto per le velature e la tecnica mista su tela, come mai hai scelto proprio questo stile e questa tecnica?
“Non dipingo solo con colori ad olio, ma amo mischiare tanti tipi di colori, amo la tecnica mista, come ad esempio unire colori ad olio, acrilici e terra dell’Etna, posata delicatamente sulla tela, lo stesso Etna che da sempre domina la mia città: Catania.”

La tua arte è orientata alla ricerca del dettaglio, a cosa t’ispiri in genere nel dipingere le tue opere? “Quando devo creare un’opera, non ricerco l’ideale di bellezza o non uso canoni specifici, ma scelgo soggetti che in me creano emozioni, quelle stesse che poi elaboro e propongo in chiave iperrealista.”

Dai una tua definizione dell’essere artista … “Per me essere artista è un privilegio, gli artisti sono esseri umani che hanno dentro il DNA un pennello che lega tante piccole sfumature di colore e questo è il dono dell’essere artista, vedere ciò che la gente comune non vede.”

Chi dipinge e crea in genere lo fa per dare a chi guarderà delle belle emozioni; tu perché crei? “Principalmente creo per me stesso, ma è anche vero che quando sai con certezza che quell’opera ti fa emozionare allora è quasi certo che farà emozionare o parlare di essa altre persone che la guarderanno e magari la criticheranno, ma per un artista tutto questo ha già profumo di vittoria.”

Presto in Sicilia ci sarà una tua personale, vuoi parlarcene?
“Nella mia terra, la Sicilia, sto organizzando una mia personale di pittura, il tema sarà “la Sicilia Iperreale”, un mix d’opere che raccontano alcune caratteristiche della Sicilia immortalando gli attimi, i costumi, la cultura e la bellezza di una terra che cerco da sempre di portare in giro per l’Italia e all’estero attraverso la mia arte .”

Cosa è per te l’arte? “Per me l’arte è chiudere tutte le porte di casa e lasciare aperta solo la porta del cuore, perchè è da li che usciranno le idee per le mie opere.”

Quali sono gli artisti, sia del passato che dei nostri giorni che maggiormente ti ispirano?
“Tra gli artisti che mi hanno da sempre ispirato sicuramente c’è Caravaggio, di cui amo le velature d’ogni singola opera e a cui m’ispiro per la ricerca dei dettagli stilistici, purtroppo io non sono il grande Caravaggio, ma soltanto Alfonso Restivo.”

Hai mai incontrato difficoltà nel tuo percorso d’artista e soprattutto come le hai affrontate? “Da quando nel 2000 ho inaugurato la mia prima mostra ho incontrato difficoltà nel proporre la mia arte, sopratutto perché ero giovane e perché ero un artista iperrealista. In quegli anni vi erano ancora radicati nella cultura italiana stili come l’astrattismo o il concettuale che adesso fanno parte dell’arte mondiale, ma che camminano di pari passo con l’iperrealismo che sino a quegli anni era visto come copiare qualcosa senza senso. Col tempo si è capito che per realizzare un quadro in modo cosi dettagliato ci volesse molta bravura e una delicata tecnica e da quel momento in poi l’iperrealismo è diventato uno stile di nicchia. I critici d’arte in questi anni stanno promuovendo questo stile perché si sono accorti della difficoltà nel realizzare un quadro con determinate caratteristiche e velature e sopratutto che ogni opera ha un qualcosa d’intrinseco, di surreale dentro l’ iperreale. Adesso le difficoltà sono state superate e sono molto ricercato nelle gallerie d’arte per il mio stile, ma sopratutto ho tantissime persone in tutt’Italia che mi seguono ed apprezzano ciò che realizzo.”

Hai ritratto personaggi famosi ricevendo attestati di stima, riscontri positivi da molti critici d’arte e premi a livello internazionale, vuoi parlarci di questi riconoscimenti?
“Nel corso degli anni ho avuto la fortuna di ritrarre tantissimi personaggi dello spettacolo e della musica come il grande Cantautore Franco Morgia dei Beans, la giornalista e regina del gossip di Dagospia e Eva3000 Gabriella Sassone, lo stilista internazionale milanese Domenico Caraceni, il compianto Pilota della motoGP Marco Simoncelli, l’attore siciliano Turi Giuffrida che ha lavorato in grandi film come Romanzo Siciliano, Nuovo Cinema Paradiso o La mafia uccide solo d’estate”.

Sei un artista a 360°, oltre alla pittura ti dedichi alla musica e alla letteratura, non a caso alcune tue opere hanno fatto da sfondo a concerti e da copertine a libri di autori importanti, vuoi raccontarci anche queste esperienze?
“In passato ho lavorato anche in tv, presentavo una trasmissione dal titolo “Happy Hour”che era molto conosciuta in ambito regionale siciliano, ho condotto vari eventi di moda ed arte come il premio alla carriera all’attore italiano Antonio Catania, ma sopratutto amo il mio principale lavoro che è fare l’insegnante di Storia dell’Arte in Lombardia. Fortunatamente l’arte non solo la pratico, ma principalmente l’insegno.”

Cosa bolle nella pentola del tuo futuro? Vuoi anticiparci qualcosa? “Per il mio futuro d’artista cosa vedo? Sicuramente massimo impegno per ciò che faccio e molta professionalità , ma sopratutto vedo molte mostre sia in Italia che all’estero ed il mio sogno artistico che si realizza, cioè aprire una galleria d’arte .”


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La moda di Renato Balestra incanta Malta

in Federica Pansadoro Fashion Blog/Il Sociale/L'Arte/La Cultura/Pianeta Donna by
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“Altamoda sotto le stelle” presenta la collezione di abiti Estate 2017 del maestro Renato Balestra .

Un Articolo di Federica Pansadoro
Un articolo di Federica Pansadoro

Serata di moda e cultura, lo scorso 21 luglio a Piazza St. George-La Valletta/Malta, difatti ha avuto grande successo “ALTA MODA SOTTO LE STELLE”, evento per la Malta Chamber of Fashion Foundation, presieduta da Mrs. Caroline Borg, sotto l’alto Patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Malta, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura a Malta. Protagonista assoluta è stata la collezione estiva dello stilista italiano Renato Balestra, accompagnato per l’occasione dalla figlia Federica.
La serata, presentata dalla giornalista del TG5 Mediaset Silvia Santalmassi, e dalla presentatrice maltese Claire Agius, è stata diretta dal regista Giuseppe Racioppi, vice presidente della Camera della Moda di Malta, con la partecipazione della cantante maltese Destiny Chukunyere e della show-girl rumena Ramona Badescu.
Il connubio Malta ed Italia ha scaturito la nomenclatura di Made in MaltItaly, per un’unione tra i due paesi sull’artigianato che valorizza la cultura dei popoli. Da precisare che la Camera della moda ha firmato protocolli con le principali accademie di Roma e Firenze. L’obiettivo è quello di inviare studenti maltesi in queste accademie italiane e case di moda, per brevi corsi e stage di lavoro affinché migliorino i propri talenti per cogliere opportunità di lavoro all’estero o a Malta. Renato Balestra, durante il soggiorno ha potuto visitare l’isola in toto, elogiando la parte artistica e le bellezze della natura e non solo, ha fatto tappa anche nell’isola di Gozo, dove è stato ricevuto dal Ministro di Gozo, Mrs. Justyne Caruana.
La serata ha avuto numerosi sponsor quali The Phoenicia, Porsche, Nexos, SU29, Air Malta, MTA, Star Casinos, Environ, Dean Gera, MAC, Victor Azzopardi Jewelers, Niumee, Retail International, Myoka, Costa Cafe, Elegance Chauffeur Service, Bernard Polidano, Pearl Beach, Charles Grech & CO, TowerSupermarkets, Professional Security Service, Island Caterers, Magnum Algida, Penny ApapBrown, Charles & Ron, Gruppo Inventa, Frank Salt and Muran, la Camera di Commercio Italo-Maltese presieduta dal dr. Marcello Noce, il Comune de La Valletta-Malta, oltre i Corrispondenti Diplomatici IODR (International Organization for Diplomatic Relationship), Goes, Graetz, Parthenope, Kkerly. Le modelle tutte siciliane appartenevano all’agenzia Vanity Model Management di Francesco Pampa. Da rilevare la presenza di tantissimi fotografi, tra cui Bernard Polidano, Mark Soler, Carlo Jourdan, Steve Mulliet, Jystine Ciappara, che hanno realizzato suggestivi scatti.

Micaela Piccoli: quando la chirurgia è donna

in Il Sociale/Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog/Super evidenza by
Micaela Piccoli: quando la chirurgia è donna

È Primario, è conosciuta e stimata in tutto il mondo. È un’eccellenza, eppure i bastoni tra le ruote non le mancano.

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Classe ’67, è un Primario relativamente giovane secondo lo standard della sanità italiana. Per la precisione, è Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale, d’Urgenza e Nuove Tecnologie dell’Ospedale Civile Sant’Agostino Estense (OCSAE) di Baggiovara, Modena. La prima donna in Italia a ricoprire un incarico di tale importanza.
La sua è una delle U. O. di chirurgia più grandi e importanti d’Italia; giusto per citare qualche numero: 44 posti letto, 15 sedute operatorie a settimana di cui il circa il 40% condotto con tecniche mininvasive e robotiche, per un totale di oltre 2000 interventi l’anno. Dirige un’équipe di 15 chirurghi di cui altre due donne, entrambe con un ruolo rilevante, non relegate quindi alla classica chirurgia di superficie che in genere viene destinata (loro malgrado) alle donne: la dottoressa Fouzia Mecheri è responsabile di Chirurgia Mininvasiva Bariatrica, mentre la dottoressa Barbara Mullineris è la responsabile di Endocrinochirurgia nonché istruttrice ATLS (Advanced Trauma Life Support).
Lei è Micaela Piccoli, modenese d’adozione, cresciuta professionalmente sotto la guida del professor Gianluigi Melotti, uno dei pionieri della chirurgia laparoscopica in Italia.
Ha sempre sognato di fare il chirurgo, e ha concentrato ogni sforzo sul raggiungimento del suo obiettivo. Ha studiato in Italia e all’estero dove è conosciuta e stimata, ha ricoperto cariche via via più importanti tirandosi addosso molti consensi ma anche “qualche” malumore. L’abbiamo intervistata per conoscere l’altro lato del successo, come chirurgo e come donna.

– Dottoressa Piccoli, rompiamo gli indugi con la prima domanda d’obbligo: com’è fare il Primario? Cosa vuol dire per una donna ricoprire una carica così importante in un settore storicamente (oggi ancora troppo) maschilista?

MP: Un compito senz’altro non facile, come per un uomo. Oggi il primario non deve solo sapere operare, ma deve essere anche un vero e proprio manager in grado di gestire risorse economiche e soprattutto umane. Una donna può essere un buon manager? Penso proprio di si! La donna è pragmatica, mette al primo posto la visione strategica, va dritta al risultato, grazie alla tenacia e a una buona dose d’intuito. Una donna Primario riesce probabilmente meglio di un uomo a favorire la collaborazione e i rapporti umani mantenendo un minimo di sana competitività. In un certo senso cerchiamo di individuare in tutti le qualità da far emergere, motiviamo, incoraggiamo, rendiamo l’ambiente di lavoro piacevole e stimolante. L’obiettivo è indirizzare e inserire. Che la cosa funzioni lo testimoniano gli ottimi risultati che stiamo ottenendo, il ritorno professionale è alto grazie a un efficace (e sereno) lavoro di squadra.

Micaela Piccoli
Micaela Piccoli

In Italia ci sono soltanto 7 primari donna in Chirurgia Generale di cui 5 sono di U. O. Complesse di Senologia, campo già più tipicamente femminile. La sua è una chirurgia laparoscopica mininvasiva, che comporta migliori risultati in tempi postoperatori di gran lunga ridotti rispetto alla chirurgia “aperta” tradizionale. Micaela Piccoli, tra le varie, è stata il primo chirurgo italiano a eseguire un intervento di tiroidectomia robotica transascellare: in soldoni, è l’asportazione della tiroide attraverso un’incisione sotto l’ascella, in modo da non lasciare cicatrici antiestetiche sul collo; il tutto eseguito con l’ausilio del robot, il fantascientifico Da Vinci, che si manovra attraverso un visore ottico 3D ad alta risoluzione e due joystick; quasi come un videogame, che però comporta un lungo e accurato training. Non solo: grazie all’esperienza sulla tiroide, la sua equipe vanta i primi 15 casi al mondo di resezione robotica transascellare di diverticolo dell’esofago cervicale: sempre in soldoni, si tratta di un’estroflessione della parete dell’esofago a livello cervicale. Un bel palmarès, non c’è che dire, ma non è finita: la Piccoli forma chirurghi italiani e stranieri. È anche Direttore della Scuola Nazionale ACOI (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) di chirurgia laparoscopica e mini-invasiva e pertanto ogni anno ospita presso il suo reparto circa 120 chirurghi provenienti non solo da tutta Italia ma anche da tutto il resto del mondo per istruirli alla videolaparochirurgia e alla robotica. Quando non va di persona a istruire sul posto chi non ha le possibilità di spostarsi.

– Formazione sul campo ma anche a distanza: tutoring e proctoring di chirurgia laparoscopica e robotica mininvasiva in tutto il mondo, dalla Cina alla Palestina; addirittura collegamenti in streaming con i paesi più disagiati: lei mi sembra in controtendenza con alcuni dei cosiddetti “maestri” che mi risultano essere abbastanza gelosi del loro sapere e del loro livello di specializzazione, quindi tendenti a non lasciar mai decollare chi gli sta a fianco…

MP: Be’, io non condivido l’interesse a tenere sotto chiave tutto quello che abbiamo imparato, sarebbe solo uno spreco di forze, intelletto e sacrifici. Com’è stato fatto con me, io faccio con i miei allievi e collaboratori, e vederli decollare è solo motivo di grande orgoglio. Anche il collegamento in streaming con ospedali di frontiera, tipo quello di Hebron, tanto per citarne uno di paese disagiato, potrebbe in apparenza non avere un senso e invece ce l’ha: è vero, probabilmente loro non riusciranno mai ad avere un robot ma almeno non si sentiranno messi da parte dal futuro. Partecipare comunque alle evoluzioni scientifiche delle tecniche chirurgiche è come farne parte, ed è di certo meglio di niente.

Ascoltandola, la prossima domanda (per dirla alla Antonio Lubrano) nasce spontanea:

– Ha mai avuto difficoltà a far digerire ai suoi colleghi uomini la sua autorità e a far rispettare le sue decisioni?

MP: No, perché non ho mai mirato all’autorità ma solo all’autorevolezza conquistata passo dopo passo, essendo cresciuta tra e con loro. E poi c’è sempre spazio per il confronto: non perdo mai di vista l’obiettivo principale che è il benessere del paziente, quindi se qualcuno è in grado di dimostrare che la sua idea è più efficace della mia non ho problemi ad adottare la strategia suggerita.

Nota dolente: bastoni tra le ruote. Essere il successore del professor Melotti l’ha trasformata in un personaggio troppo ingombrante, difficile da “gestire”, quindi qualcuno s’è messo di buzzo buono per farla fuori. Ma per chiarezza vi riepilogo un po’ la sua storia: dopo un anno e mezzo in cui ha ricoperto la carica di direttore facente funzione (FF), nel luglio 2016 (unica donna contro 7 uomini) vince il concorso a primario con un ampio divario di punteggio; tuttavia il Direttore Generale della USL di Modena ne sospende la nomina motivandone la causa con l’unificazione dell’azienda ospedaliera con il Policlinico e mettendo finanche in dubbio la persistenza del posto messo a bando, quindi passa la palla al Direttore Generale della nuova Azienda Ospedaliera Universitaria. La diatriba vede la fine solo nel gennaio 2017 quando la Piccoli finalmente ottiene la meritata nomina di Direttore della sua U.O.

– Dottoressa Piccoli, lei come la vede, la situazione della sanità italiana oggi?

MP: Non voglio rilasciare inutili commenti sulla mia “storia” personale, probabilmente simile a molte altre, in varie fasi di carriera. Alla fine, comunque, il merito ha trionfato: questa è l’unica cosa che conta. Per quanto riguarda la situazione della sanità italiana non posso che definirla complicata e preoccupante. Tagli lineari, non sempre fatti solo sul superfluo, minore attenzione all’innovazione tecnologica, rallentamento del cambio generazionale, chi va in pensione non viene sostituito, organici ridotti e chirurghi allo stremo delle forze sottoposti a turni di lavoro allucinanti. Ecco, si pensi a una donna costretta a tali ritmi: che vita familiare potrebbe mai avere?

Problemi. L’unificazione col Policlinico ha fatto sì che l’U. O. di Chirurgia Generale diretta dalla Piccoli stia subendo una riorganizzazione che prevede forti cambiamenti…

– È come se la sua nomina fosse stata accolta da un tifone: come sta gestendo tutto questo?

MP: Le riorganizzazioni a seguito delle unificazioni sono sempre complesse, ma il consenso si ottiene solo se tutto è fatto rispettando e valorizzando le professionalità, analizzando volumi di attività e gli esiti. Purtroppo, a volte, entrano in gioco dinamiche complesse non sempre facilmente comprensibili tra mondo universitario, ospedaliero e altro che rendono il cammino arduo. Io non mi oppongo al cambiamento, mi aspetto solo che sia teso al miglioramento e non all’appiattimento. Questa non è una pretesa ma una reale necessità; del resto andiamo avanti con tutta l’energia e la passione che ci ha spinti a scegliere questo lavoro e questa vita, sperando in tempi migliori.

È vero, la sua scelta professionale ha un prezzo. E anche abbastanza caro per certi versi. Infatti la dottoressa Piccoli ha rinunciato a una quota della famiglia per la carriera. Ha un marito molto paziente che rasenta la santità, un gatto ma niente figli. Più che rinunciato diciamo che ha perso quel treno perché, se l’avesse preso allora, probabilmente sarebbe stata messa da parte e scavalcata. Una scelta obbligata, costretta dall’andazzo che vede sempre la donna in una posizione di sudditanza, dove basta una gravidanza per venire retrocesse al Via. Le chiediamo di parlarci di persona di quest’aspetto meno entusiasmante dell’essere al top.

MP: Per una donna chirurgo, decidere se e quando di avere un figlio è un dramma. Col senno di poi, consiglio a tutte le mie specializzande di fare un figlio subito in modo da essere alla pari quando entreranno nel mondo del lavoro. E comunque è difficile gestirne più di uno, ovviamente se sei intenzionata a seguire un certo tipo di carriera. Nei primi anni dell’ACOI, quando avevo contribuito a realizzare una Commissione delle Donne Chirurgo, ho cercato di capire se le leggi che ci tutelano durante la gravidanza potevano essere modificate: veniamo allontanate dalla sala operatoria pur mantenendo il posto di lavoro ma, per un chirurgo, restare mesi senza operare è un danno enorme. Considerato che oggi le tecniche anestesiologiche sono cambiate, non si usa più gas anestetico ma si fa tutto per via endovenosa, i rischi per una gestante sono di gran lunga ridotti. Per quanto mi riguarda, lo ammetto: se avessi avuto la possibilità di restare in sala operatoria in gravidanza, probabilmente un figlio lo avrei fatto. Ma avendo in mente e nel cuore un certo tipo di carriera, mi sono resa conto che sarebbe stato un elemento frenante. Poi ti accorgi che il tempo è passato più in fretta di quello che pensavi… e alla fine non lo fai più. Mio marito, è vero, è un santo, (sorride). È un ingegnere elettronico, capace più di me di differenziare vita lavorativa e vita personale; io faccio fatica ad essere qualcosa di più di un chirurgo, lui riesce ad essere molto di più di un ingegnere. Mi ha accompagnato durante tutti questi anni sostenendomi e sopportandomi, in tutti i modi possibili. È la mia roccia ferma, la mia casa.

Da donna e profonda ammiratrice di una tale dedizione che solo se sei motivata da grande passione puoi reggere in questo Bel Paese, ringrazio la dottoressa Micaela Piccoli per il tempo che ci ha concesso e le faccio un grande in bocca al lupo. Penso che un bel metalupo a fianco (questa è per gli appassionati de Il Trono di Spade) le farebbe molto comodo.
E chiudo con un’ultima domanda.

– Dottoressa, ma… Chirurgo o Chirurga?

MP: Beh: Direttore o Direttrice? Primario o Primaria? Capo o Capa? Rispondo alla Obama: Yes I can be a surgeon!

Simonetta Santamaria, è scrittrice, giornalista, motociclista, batterista e svariati altri “ista”; ama i gatti, i viaggi avventurosi e Stephen King (ma lui non lo sa).
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net
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I-MATT: Vi presento Corri il mio nuovo singolo

in Anna Lamonaca Blog/La Musica by
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Il cantante pop-soul calabrese si racconta…

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Indubbiamente è un bel ragazzo, intraprendente, spontaneo, grintoso Mattia Lappano, in arte I- Matt, il cantautore di origine calabrese che si racconta al nostro giornale in occasione dell’uscita di “Corri” il suo ultimo singolo.
Cosa rappresenta per te la musica? “Amo e odio, la musica…Ogni volta che l’ascolto abbasso gli scudi che mi proteggono e tutto ciò che provo e che sono traspare chiaramente. Negli ultimi tempi penso che il mio rapporto con la musica sia cambiato in positivo soprattutto da quando ho deciso di scrivere canzoni, da quel momento ho capito che con la musica potevo comunicare ciò che sono, ciò che vedo e ciò che vorrei.”

Mattia, sei figlio d’arte, raccontaci un po’ i tuoi trascorsi nel mondo della musica … “Mio padre è un musicista, mia madre e le mie sorelle ballerine mi hanno sicuramente dato un’impronta artistica che ha trasformato le mie parole ed emozioni in musica. Dopo una primissima formazione ricevuta in Calabria ho proseguito i miei studi a Milano concentrandomi sulla tecnica del suono e sull’interpretazione scenica attraverso Accademie e masterclass tenute da Paola Folli, Sagi Rei, Randolph Matthews, Roberta Faccani, Silvia Beillard, Luca Jurmann, fino a che ho cominciato a scrivere canzoni e ad interpretarle.”

I tuoi sono testi molto significativi, dove trai ispirazione per scriverli? “ Le esperienze lasciano cicatrici, emozioni, ricorsi, mi ispiro a questi. Scrivo per la gente intorno a me, le persone sono la mia fonte d’ispirazione! Ritengo che l’artista abbia un ruolo che va oltre la creazione di belle canzoni; un artista deve dare sogni, desideri, ambizioni alle persone, farle emozionare raccontando le loro gesta, i loro sacrifici e le loro mete.”

Da poco è uscito il tuo singolo “Corri” di cui hai prodotto anche un bellissimo video vuoi parlarcene? “Corri è la canzone che funge da colonna sonora della mia vita. E’ un brano che parla di un’atleta che ogni giorno, nel quotidiano, deve affrontare sfide sempre più dure con un unico obbiettivo: NON MOLLARE MAI! Potrebbe anche essere indirizzata ad un padre di famiglia che lotta contro tutto e tutti per portare il pane a casa; oppure ad una ragazza universitaria che lotta contro gli esami e corre contro il tempo per garantirsi un lavoro ed un futuro tanto sudato.”

Cosa vorresti trasmettere a chi ti ascolta e segue? “La sincerità e la purezza di un ragazzo che scrive canzoni per sognare ancora ad occhi aperti! E la voglia di non fermarsi mai.”

Cosa bolle nella pentola del tuo futuro?Vuoi anticiparci qualcosa? “Dopo questo primo singolo non vedo l’ora di raccontare in musica altre storie chiuse nel cassetto e pronte a diventare le colonne sonore della loro vita! Inoltre ad Agosto sarò in tournèe in America dove esibirò tra le tante hit del momento anche la mia CORRI.”


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Dalle stragi di Capaci e Palermo a Mafia Capitale

in Eventi/Il Sociale/Pamela Crusco Blog by
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Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

 

A Roma la mafia non esiste” dicono i legali di Buzzi e Carminati. “Anche a Palermo non esisteva” risponde Roberto Saviano

Domani 21 Giugno 2017, a due giorni dal venticinquesimo anniversario dalla morte in via D’Amelio, a Palermo, di Paolo Borsellino e della sua scorta ( Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina), potremo assistere presso i giardini di piazza Bologna a Roma ad un dibattito intitolato “Nuove mafie e mafie locali”.
A partecipare all’evento saranno Federica Angeli, giornalista de “La Repubblica” sotto scorta dal 2013 per la testimonianza su uno scontro a fuoco avvenuto ad Ostia; Francesca Danese, portavoce del Forum terzo settore del Lazio; Guglielmo Muntoni, Magistrato e Presidente della sezione Misure di Prevenzione, che si occupa della gestione patrimoniale legata a Mafia Capitale; Alfonso Sabella, Magistrato e Giudice della sezione GIP- GUP del Tribunale di Napoli, in passato sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo e assessore alla legalità per il comune di Roma proprio nell’anno dello scoppio del caso di Mafia Capitale.
A moderare l’incontro Lucrezia Colmayer, assessora alle politiche giovanili e Gianluca Bogino Presidente della Commissione Politiche Giovanili.

Il dibattito coincide anche con la sentenza di poche ore fa che condanna i due protagonisti di Mafia Capitale Salvatore Buzzi e Massimo Carminati rispettivamente a diciannove e venti anni di carcere insieme ad altri collaboratori con le accusa di associazione a delinquere, estorsione, turbativa d’asta e corruzione.
Condanna slegata dall’aggravante dell’associazione di stampo mafioso 416 bis e meno severa rispetto alle richieste dell’accusa per quanto riguarda la durata ma comunque corredata dalle restrizioni del 41 bis.

Il 23 Maggio in ricordo della strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e la scorta che li accompagnava (Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani), la Rai ha trasmesso uno speciale dedicato ai due magistrati.
E se ogni territorio ha la “propria mafia” così Carmen Consoli ci racconta la sua Sicilia

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Cafiero Torna alle origini con il video del singolo che traina il disco

in Anna Lamonaca Blog/La Musica by
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Terminate le riprese video del brano apripista dell’omonimo ed atteso album di Cafiero.

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Il cantautore ha scelto come ambientazione la sua terra d’origine, il Salento, in particolare la bellissima spiaggia di Pescoluse (Marina di Salve – LE), zona in cui ha trascorso la propria infanzia.
Ideato dallo stesso Cafiero e realizzato da Ientu Film, il video offre una lettura del brano con immagini che accentuano le sensazioni generate dall’energia del suono. Protagonista del videoclip, oltre all’artista, l’attrice Barbara Clara.
Il singolo sarà disponibile in radio e in tutti gli store digitali dal prossimo settembre, dal giorno di pubblicazione dell’album “Cafiero”.


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Marcello Balestra racconta il progetto Casartista

in Anna Lamonaca Blog/La Musica by
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L’ex direttore artistico della Warner presenta “Casartista” il suo nuovo progetto e si racconta in una interessante intervista:

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

 Marcello recentemente sei stato presente alla Mediterraneo music school di Salvatore Ferraiuolo con il tuo progetto “Casartista” vuoi parlarcene?  “E’ stato un incontro con i ragazzi ai quali ho cercato di far capire lo spirito di Casartista che è esattamente quello attraverso il quale chi ha la consapevolezza di sentirsi “a casa” nella propria persona riesce poi a raccontare l’arte che vuole esprimere nel canto. Casartista cerca di essere d’aiuto nel comprendere la propria coscienza ed il proprio essere, imparare a capire che cosa può esprimere la propria persona sia nella parte artistica che nella quotidianità.”

Da dove nasce il vostro connubio artistico con Sasà Ferraiuolo? “Ci siamo conosciuti a Contursi per la manifestazione che si svolge ad agosto da 25 anni e negli ultimi 4-5 anni ci siamo incontrati spesso, è nata una stima reciproca che ha portato poi a frequentarci e ad immaginare tutto questo insieme.”

Quali sono i punti fondamentali di questo progetto? “Casartista è il riassunto di  un’esperienza di vita passata al servizio e nell’attività discografica che ho portato avanti prima con Lucio Dalla e poi in Warner. Sono 30 anni in cui mi sono reso conto che quello che  rimane veramente come segno reale tangibile è ciò che la persona riesce a comunicare e fare. I punti fondamentali di questo progetto sono semplici bisogna lavorare su quello che è la credibilità del proprio essere e non su quello che è il vorrei essere, ci si stacca completamente dal bisogno d’emergere o di raggiungere un obiettivo. Imparare a credere nei propri mezzi per un fine umano e non velleitario.”

Con il lavoro che fai, sicuramente sei spesso in contatto con persone di talento, è una strada che hai scelto o che ti sei trovato ad intraprendere? “In realtà è successo, a lavorare con grandi personaggi, ma prima di tutto grandi persone s’impara comunque a capire quello che si è predisposti ad essere ed a fare, io sicuramente sono nato ascoltatore, non  solo delle voci, ma anche delle emozioni e di tutto quello che ha a che fare con l’umanità della persona: sia il lato oscuro che quello chiaro. In questo lavoro meraviglioso della musica al di la delle competenze tecniche, mi sono trovato ad essere molto più psicologo, sia verso le canzoni che le persone, rispetto a chi è abituato a fare successi cavalcando l’onda del momento, io mi sono trovato a realizzare dei grandi successi in generale fortunatamente grazie al mio istinto.”

 

Il tuo gusto musicale è stato importante nel lavoro? “Possiamo amare dei generi, possiamo amare la musica, possiamo concepirla in un modo, io dopo un primo periodo parlo di quando avevo 22-23 anni amavo e seguivo determinati generi, poi ho capito che non è il piacere di un genere, ma il sentire l’emozione in ogni cosa sia che si tratti di canzoni per bambini sia che si tratti di altri mondi, quello che conta è farsi sorprendere, non è certo cercare di mostrare agli altri quanto il gusto musicale sia importante, quanto la canzone sia importante. Ho seguito sempre il piacere di essere sorpreso che io ho condiviso con quelli che pubblicavano una canzone o un determinato progetto.”

 

Hai collaborato con artisti del calibro di Dalla, credo che persone speciali come loro lasciano sicuramente un segno vuoi raccontarci qualche aneddoto?  “Lucio Dalla per me è sicuramente un secondo padre, un padre di vita, fondamentale che mi ha lasciato un dovere che non so se sia giusto, quello che sto cercando di portare avanti: di far sentire, di dare e trovare persone a cui chiedere di offrire il meglio di sé stessi come individui. Di Dalla ho un ricordo, quando scrisse Caruso, una canzone diversa dallo standard riunì un gruppo di persone in casa sua e dopo averla cantata e suonata al piano, chiedeva ad ognuno di noi un giudizio su se essa fosse una canzone da poter presentare al pubblico. Questo testimonia quanta umiltà ci fosse in un gradissimo come Lucio, lo chiese anche a me ed io risposi: “sto piangendo perché non la devi cantare?”. Lucio quando decise di fare “Attenti al lupo” nel ’90, dopo il successo di Caruso, volle cimentarsi in un balletto simpatico dove si metteva in gioco quasi come un ballerino. Questi personaggi fanno capire quanto poco conti l’aspetto fisico, ma solo il giudizio è essenziale, conta moltissimo sentirsi bene per come si è, indipendentemente da ciò che si fa, accettarsi completamente. Egli l’ha dimostrato è per questo che io in qualche modo cerco di farlo capire a chiunque incontro da solo o come Casartista,  ma in primo luogo bisogna comprendere prima di costruire un progetto la personalità di un cantante.”

 

Essere ricercatori di talenti presuppone sensibilità, intuito e che cosa? Il talento è esprimibile in tanti modi per cui facciamo un esempio trasversale di altre discipline che possano essere lo sport, l’arte, esso può essere veramente la capacità di realizzare determinate cose con qualità tecnica e grande intelligenza. Il talento nella comunicazione predispone sicuramente la capacità di poter sentire cosa ha da esprimere la persona oltre al contesto artistico, questo sì, perché diversamente sono episodi che la canzone stessa o l’occasione o l’evento riescono a rendere facile per l’artista una determinata performance del giorno dopo, saper trovare la stessa identica opportunità ed  è una cosa difficile, bisogna lavorare sulla persona, sentirla, capirla”.

 

Quando decidi che qualcuno che stai attenzionando può essere un cantante o un musicista di valore? Il cantante, il musicista di valore viene sicuramente dopo anche se la prima cosa che esprime è una prospettiva, un gusto, una capacità di comunicare ed è quella che fa la differenza, io non è che la capisco, ma sento che è così in base alla mia esperienza, naturalmente ho fatto molti errori di valutazione nel tempo, ma sono serviti tantissimo per capire che la strada era quella, ho ripreso dal percorso precedente ed ho capito dove non dovevo più perseverare, salvo quando ti faccio un esempio aziendale, si devono concretizzare dei progetti perché qualcuno ha firmato con degli artisti che hanno impegni per vari lavori, per cui mi sentivo obbligato a realizzare dei soggetti che non avevano senso dal punto di vista della persona, ma c’era anche qualche canzone o un pubblico.”

 

I social possono essere una strada per scovare talento? Facilitano il lavoro?  I social hanno un limite, sono trasversali,  mostrano qualunque cosa in qualunque momento, genere per cui nel nostro lavoro se parliamo di musica o di comunicazione sicuramente è aiutato dal fatto che si possono notare figure che non incontreresti mai in un festival, in una rassegna, in altri canali. I social danno una mano nell’individuazione di qualcosa che non incontreresti mai col tuo modo umano di muoverti, diversamente però, come operazione l’attività dei social non è reale è solo un altro strumento in più per capire chi ha qualcosa da dire.”

 

Avete avvertito la crisi di cui si parla da pochi anni nel settore discografico? Secondo te qual’e la strada per creare maggiori opportunità nel settore discografico? “La crisi c’è, è definitiva, io mi definisco un post discografico, sono uscito da Warner perché ho deciso di non avere a che fare col meccanismo involutivo, sempre riferito al fatturato e all’occasionalità di alcuni progetti, un meccanismo per far sì che si possa arrivare a prodotti che durino nel tempo e siano popolari ed abbiano una personalità, quindi un meccanismo che fa sì che si possa arrivare all’etichetta di alcuni progetti e quella di cercare in un momento in cui tutti ad esempio vogliono fare rap o i cantautori o i cantanti, trovare qualcosa o qualcuno che ha da comunicare contenuti consistenti.”

 

Cosa vuol dire oggi avere talento e come lo si riconosce? I talent a tuo avviso sono un sostrato in cui scovare musicisti e cantanti? “Rifuggo la parola talento, talento non è sinonimo di successo o di continuità. Molti personaggi vengono scoperti anche nei talent, ma essi non ti danno il tempo di mostrare quello che sei, salvo che l’artista in questione sia tanto completo ed esplosivo che ti si possa notare anche per strada.”

 

Sanremo ha ancora quel ruolo fondamentale nel lanciare nuovi talenti o sono più importanti gli altri canali, qual’ è il futuro di Sanremo? “Sanremo dovrebbe durare tutto l’anno, essere costante attiva, una finestra sempre aperta con una esplosività che dia modo a chiunque volesse emergere di farlo,  comunque sono tre minuti di visibilità davanti ad un pubblico più adulto e gli ospiti sono soprattutto giovani anche se c’è da dire che la rete ottiene oggi 5-10- 15 milioni di visualizzazioni e la visibilità è maggiore rispetto a quella di Sanremo, Sanremo non può raccontare tutta la storia di un cantante che si è fatto da solo scalando tutte le classifiche.”

 

Ho una curiosità sulla serata nell’Eurofestival che si è conclusa con l’amaro in bocca per il 6° posto di Gabbani e il tweet della BBC volevo sapere che cosa ne pensi… “Le lezioni vengono sempre date da chi usa la semplicità, l’Eurofestival lo vince sempre chi ha un’identità, Gabbani ha portato una bella canzone, ma non l’identità italiana, io sono un grande fan della sua canzone, la canzone di Gabbani racconta qualcosa, ma non esporta un’identità”.

 

Chi è Marcello Balestra ora? “Una domanda molto bella, chi è Marcello Balestra? Una persona che s’interroga tutti i giorni su quello che può dare, per cui non ha smanie di qualsiasi tipo se non quella di poter offrire, perché è l’unica cosa che potenzialmente può fare dopo aver ascoltato e vissuto tantissimo, il lavoro non solo aiuta a vivere, ma ci aiuta a crescere, è un’occasione di grandi confronti”.

Raccontaci i tuoi progetti per il futuro… “I progetti sono tanti, sono fin troppi, sto credendo moltissimo nella comunicazione trasversale, dove c’è musica ci sono argomenti fondamentali per chi oggi tutti i giorni si fa delle domande, una progettualità e lavora su questo, che siano canzoni, progetti, artisti. Abbiamo appena firmato con Sugar e la Caselli con un artista che sto seguendo sempre con lo stesso spirito per dare una mano a chi ha qualcosa da dire e segnare momenti importanti visto che ho esperienza”.


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CELEBRATE THE EXCELLENCE : 2° Premio Ci.Effe

in Eventi/Federica Pansadoro Fashion Blog/Il Sociale/L'Arte/La Cultura by
Livia Vitale, Blu Yoshimi

Dopo il successo della prima edizione, torna il premio Ci.Effe.:
un riconoscimento per confermare l’impegno a sostegno delle eccellenze italiane.

Un Articolo di Federica Pansadoro
Un articolo di Federica Pansadoro

Dopo il successo della prima edizione, Sabato 8 Luglio 2017 si è svolto il 2° Premio Ci.Effe.: un cocktail party esclusivo, accompagnato da un momento di spettacolo e celebrazione presentato dalla Conduttrice TV Hoara Borselli. Nel corso della serata sono stati consegnati cinque assegni simbolici del valore di € 5.000 ciascuno, in servizi di formazione a: Moovenda, il più famoso food delivery italiano, Mesauda Milano, azienda leader nel settore beauty e make up, Nuna Lie, giovane brand di abbigliamento donna particolarmente sensibile alle tematiche del mondo femminile, CHA•VAL Milano, brand noto per aver creato “storie di seta” con i suoi preziosi foulard e infine, MOA Master of Arts, che ha rivoluzionato il concetto di sneakers, legandolo all’arte contemporanea.
L’idea alla base di questa iniziativa è molto semplice ma straordinariamente forte; la Ci.Effe. nasce nel 2006 posizionandosi sul mercato come realtà di spicco per l’offerta di servizi di Formazione, Consulenza e Marketing, alle attività del settore Beauty & Wellness.
Una crescita costante e un occhio attento alle dinamiche del mercato hanno fatto sì che in pochi anni i servizi offerti si perfezionassero sempre più, fino a portare a un’incursione in altri settori di business, affini a quello core e legati dall’appartenenza al concetto delle “eccellenze italiane”: sono nate così le divisioni del Fashion e del Food.
Nella grandissima esperienza concretizzata in questi anni di lavoro, seppure in diversi settori, molto spesso l’azienda si è trovata davanti a storie con un comune denominatore: tanta passione, ma anche tante difficoltà, tante incertezze e tanto lavoro. Eppure, molto spesso, grazie alla formazione e alla consulenza, queste storie si sono trasformate in casi di straordinario successo e, appunto, di eccellenza.
Sulla base di questa esperienza e per confermare il suo impegno, circa un anno fa, in occasione dei dieci anni dalla sua fondazione, la Ci.Effe. Consulting ha deciso di creare un Premio, con l’obiettivo di celebrare insieme le eccellenze italiane e partecipare allo sviluppo di altre aziende, che si sono distinte per accordo ai valori di Fiducia, Integrità e Passione, ovvero i valori che alimentano il cuore pulsante della Ci.Effe. stessa.
Così, per il secondo anno sul palco, i tre soci Fabrizio Schilirò (Amministratore Unico), Crescenzo Coppola (Direttore Commerciale) e Maria Lulia Carnesi (Direttore della Formazione), hanno consegnato un assegno simbolico del valore di € 5.000 in servizi erogati gratuitamente alle aziende premiate.
“L’obiettivo che vogliamo raggiungere, è quello di dare fiducia a realtà che ogni giorno operano sul mercato con criteri molto simili ai nostri. Vogliamo premiare chi, come noi, ha creduto in un sogno e ha realizzato una struttura per dargli vita.”, raccontano insieme.
Un segnale forte per il mercato, che mostra come una struttura ricca di valori, possa davvero fare la differenza e portare un nuovo messaggio.

www.cieffeconsulting.com
#CIEFFESTYLE #PREMIOCIEFFE

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Erika Gottardi e la moda svizzera protagoniste della fashion estate 2017

in Eventi/Federica Pansadoro Fashion Blog/Il Sociale/L'Arte/La Cultura by
Franco Taranto conesgna il premio alla carriera a Carlo Alberto Terranova[4083]

I giovani talenti svizzeri, presentati da Erika Gottardi,conquistano la capitale

Un Articolo di Federica Pansadoro
Un articolo di Federica Pansadoro

Si è svolta il 6 luglio 2017, presso l’Ambasciata Svizzera a Roma, la sedicesima edizione dello SWISS FASHION WORLD. Organizzata dalla Camera Nazionale della Moda svizzera ( www.cnms.ch), la kermesse, studiata per far conoscere in tutto il mondo lo “SWISS MADE”, è un progetto che funge da piattaforma di scambio tra, stilisti, creativi e aziende. In questo contesto, sono state proposte idee per i nuovi brand e si è potuto apprezzare la genialità dei giovani stilisti svizzeri della NEW GENERATION DESIGNER SWISS made CNMS. La conduzione della serata, è stata affidata ad Erika Gottardi, direttrice della rivista internazionale WOMAN & BRIDE (www.womanbride.it), nonché responsabile della sezione romana della CNMS, ed a Stefano Dani, famoso conduttore e portavoce della Camera Nazionale della Moda Svizzera all’estero.
“Sapevo che sarebbe stato nuovamente un successo – ha dichiarato la Gottardi, prossimamente impegnata in Puglia e poi nuovamente in Svizzera ed in Toscana – d’altra parte, l’organizzazione del Presidente Franco Taranto si distingue sempre per la perfezione in ogni dettaglio. Il connubio tra la grande tradizione sartoriale Made in Italy, di Carlo Alberto Terranova per Sarli New Land e lo stile New Classic tutto Made in Switzerland di Manuela Soldati, non potevano che riscuotere un grande trionfo e l’acclamazione del pubblico”.
La serata ha avuto inizio con “Madre Helvetia” come da tradizione, per poi rendere omaggio alla moda svizzera con la stilista Manuela Soldati, scelta dalla CNMS per sfilare all’ Ambasciata Svizzera a Roma e raccogliere questa grande onorificenza.
Sarli New Land è stata la Maison special Guest della serata. Carlo Alberto Terranova, stilista conosciuto in tutto il mondo, membro della CNMS e delfino del Grande Maestro Fausto Sarli, ha presentato al pubblico la sua ultima collezione Autunno/Inverno 2017/2018. L’evento è stato arricchito inoltre di uno splendido intermezzo cultural-musicale a cura della grande Vanessa Mini artista di fama internazionale. Presente la Delegazione Svizzera della CNMS con Presidente, Segretario Generale, Comitato Esecutivo e anche le Miss in carica: Miss Ticino Francesca Lapadula e Miss New Faces Alessandra Coppola che grazie alla vittoria conseguita hanno diritto a partecipare a diverse sfilate istituzionali della CNMS nel mondo. Make Up a cura di Pablo Art Director Gil Cagnè dell’Accademia Face Place e Romeur Academy e l’hair styling è stato sapientemente curato da Gennaro Diana. Meravigliose le modelle della New Faces Model Agency e la top Viktorie della Twenty 1 Model Agency.
Da sempre, accanto alle iniziative della CNMS, Swiss Fashion TV ( www.swissfashiontv.ch), che ha realizzato un reportage per l’occasione, insieme al Media Partner Woman & Bride. Naturalmente, a fare gli onori di casa, S.E. l’Ambasciatore Svizzero Giancarlo Kessler insieme al Presidente Generale CNMS Franco Taranto che hanno accolto l’importante parterre composto da istituzioni, diplomatici, autorità, media e vip, tra cui Martine Brochard, il giornalista Massimo Giletti, Jinny Steffan, Cristian Merli, Michele Gallucci, in passerella, anche l’attrice e modella Angela Tuccia. Presenti inoltre la Wp Camelia Lambru, la Top Model Andreea Duma, la consulente di immagine ed esperta di moda Gisella Peana, la dr.ssa Elena Parmegiani, direttore eventi Coffee House di Palazzo Colonna,la giornalista Marina Bertucci con lo stilista Emilio Ricci, il criminologo Natale Fusaro e l’avvocato Germano Paolini.

Foto di Mauro Rosatelli

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Da sx Franco Taranto - Madre Helvetia - Ambasciatore Kessler[4078]

Carlo Alberto Terranova con le modelle[4077]

Tutti i premiati della XV Edizione dell’ Ischia Film Festival

in Anna Lamonaca Blog/Il Cinema by
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La 15°Edizione dell’ Ischia Film Festival si è conclusa con grande successo di pubblico e di critica, un’intera settimana sotto il cielo d’Ischia, tante le emozioni, i volti, i film che sono stati presentati in concorso. Ecco i vincitori:

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

La 15°Edizione dell’ Ischia Film Festival si è conclusa con grande successo di pubblico e di critica, un’intera settimana sotto il cielo d’Ischia, tante sono state le emozioni, i volti, i film presentati in concorso.
La Giuria Internazionale, composta dal cineasta polacco Krzysztof Zanussi, dal regista e sceneggiatore Miguel Barros e dalla produttrice Dagmar Jacobsen, ha così deliberato i premiati dell’edizione 2017:

Ischia Film Award al miglior lungometraggio
IMMORTALITY di Mehdi Fard Ghaderi
Motivazione della giuria
Diamo a questo film il premio per il miglior lungometraggio per l’uso coraggioso di una singola location in una singola ripresa. Oltre la sua maestranza, riconosciamo che sia un film ben scritto e recitato, il cui scopo è quello di fornire un affresco unico dell’Iran moderno. Che successo!

Menzione speciale a:
Premio Castello Aragonese alla migliore regia
Alessandro Aronadio per il film ORECCHIE

Motivazione della giuria
Premiamo mr. Aronadio per la miglior regia perché crediamo che il suo film usi umorismo tensione ed immaginazione in modo ben bilanciato, il racconto procede con passo ritmico ottenendo un film davvero ben costruito.

Premio Epomeo alla fotografia cinematografica
Rocco Marra e Roberta Allegrini per il film CAINA

Motivazione della giuria
Noi consideriamo la cinematografia di Caina uno specchio fedele della crudeltà e la mancanza di empatia che il film stesso denuncia. L’inquadratura mantiene le distanze, the videocamera osserva semplicemente. Le immagini sono grigie, incostanti, scure, senza luce, senza speranza.

Premio Aenaria alla migliore scenografia
George Thomson per il film LE MONDE DONT ON REVE N’EXISTE PAS

Motivazione della giuria
La scelta del paesaggio- una natura incontaminata nella quale le persone hanno ancora il tempo di vivere in contrasto con un appartamento moderno in una città caotica- è perfetta per raccontare la storia di un mondo in fuga.

Ischia Film Award al miglior cortometraggio
SELFIE di David M. Lorenz

Motivazione della giuria
Premiamo questo film per il miglior cortometraggio per l’uso preciso di tecnologie moderne, per l’uso intelligente del montaggio parallelo e per l’uso chiaro e lungimirante del discorso cinematografico in un tempo così limitato. Che colpo di scena!

Menzione speciale a:
IL SILENZIO di Farnoosh Samedi e Ali Asgari
THE TRANSFER di Michael Grudsky
Motivazione della giuria
Abbiamo deciso di conferire le menzioni speciali per questi due cortometraggi eccezionali che sottolineano il bisogno di comunicazione in una società così aggrovigliata. Entrambe le opere, nonostante molto differenti, offrono una chiara dichiarazione di principi espressi in modo forte e possente.
La Giuria Italiana, composta dal critico cinematografico Gianni Canova, dal giornalista Franco Dassisti e dalla scenografa Daniela Ciancio, ha così deliberato:
Ischia Film Award al miglior documentario
UNWANTED HERITAGE di Irena Skoric
Motivazione della giuria
“La maturità di una società può essere misurata dal rapporto che instaura con l’eredità del suo passato”.
Suona pressapoco così la frase dell’architetto Tomislav Premerl che apre questo film. Un minuzioso lavoro di ricostruzione di un rapporto con un’eredità artistico-monumentale scomoda, che la regista Irena Skoric, per ragioni anagrafiche non compromessa con quell’epoca, fa partire da un gioco: completare un album di figurine dei monumenti della ex Jugoslavia di Tito. Testimoni muti di un passato che era “quotidiano” per molte generazioni, ora negletti o abbandonati. E così, “ce l’ho, mi manca”, la regista ci racconta il rapporto che la gente e il territorio della Croazia, hanno mantenuto con quella Storia. E perché è importante non distruggerne i segni, soprattutto quelli di valore artistico, capaci più di altri, di raccontare un’epoca. Per non diventare come chi, per furia iconoclasta, distrugge capolavori dell’umanità come quelli di Palmira.
Menzione speciale a:
UN ALTRO ME di Claudio Casazza
Motivazione della giuria
Spesso i documentari si accontentano dell’urgenza del “cosa” raccontare. Claudio Casazza in Another me si interroga invece anche e soprattutto sul “come” raccontare. Il suo film non solo si (e ci) immerge nell’universo disturbato dei detenuti per reati sessuali nel carcere di Bollate, ma rompe i canoni naturalistici del linguaggio cinematografico ed usa in modo originale la sintassi filmica (dal fuori fuoco al dettaglio) per trovare una forma che chiami in causa lo spettatore e lo interroghi su quello che vede. Da questo punto di vista, grazie alla forma creata dal film, il titolo – in qualche modo – tutti ci riguarda. Another me è, in fondo, ognuno di noi.
Premio BAYER Location Negata
THE INVISIBLE CITY [KAKUMA] di Lieven Corthouts

Motivazione della giuria
Kakuma significa “Niente”. Infatti Kakuma è una città fantasma, cresciuta nel nulla, e diventata in poco tempo luogo di speranza e sofferenza. Il regista Lieven Courthouts, seguendo con una spiccata vena poetica le vicende di una bambina di 8 anni, ci regala immagini che rimandano a film apocalittici e ai dipinti di Van Gogh. Che qui hanno le sembianze geometriche dei tetti, tutti uguali, di un’immensa macchia d’olio che accoglie i profughi in fuga dalle zone di conflitto intorno al Kenia. Bambini inviati da genitori stremati. Ma i bambini hanno una marcia in più e, contro ogni previsione, si rialzano, si organizzano, e costruiscono il loro futuro. Nel bel mezzo del nulla.
Menzione speciale a:
Marco D’Amore per l’interpretazione del cortometraggio UOMO IN MARE di Emanuele Palamara
Motivazione della giuria
A Marco d’Amore, intenso protagonista di Uomo in mare. La scelta di un uomo comune di stare dalla parte del diritto e collaborare con la giustizia, si rivela una gabbia che piano piano toglie certezze, affetti e il senso stesso della vita. L’attore interpreta questa discesa agli inferi con progressiva e crescente sofferenza, creando una location dell’anima tormentata e un’empatia con lo spettatore che ne condivide motivazioni e percorso.
Premio Augustus Color
MARY MOTHER di Sadam Wahidi

Motivazione della giuria
Un luogo/non luogo. Una terra di nessuno. Un paesaggio devastato dalla guerra, ma anche il cuore dolente di una madre in pena per la sorte di un figlio soldato in una città dell’Afghanistan caduta sotto i Talebani. Fra tutti i film della sezione Location negata, Mary Mother e quello che ha con i luoghi il rapporto più straziante: quasi una storia d’amore impossibile fra una donna e una terra che non è più possibile amare…chi ha fatto un film così merita fiducia e appoggio perché possa ancora esplorare i suoi mondi e farli diventare i tutti.

IIF Audience Award
INDIVISIBILI di Edoardo De Angelis
Con una media voto da parte del pubblico dell’Ischia Film Festival di 4,7 su 5
Ischia Film Festival 2017 è sostenuto da MiBACT – Direzione Generale per il Cinema, SIAE e Regione Campania, con il contributo di Philip Morris Italia e Bayer Italia. Si ringraziano inoltre gli sponsor tecnici: B-Rent, Alilauro, Medmar, Cantine Antonio Mazzella, Negombo, Poseidon, Ambrosino, Ceramiche Mennella, Euro Test Service, Carlone. Media partner: Cinefilos.it


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Swiss Fashion World, la moda svizzera sfila a Roma

in Eventi/Federica Pansadoro Fashion Blog/Il Sociale/L'Arte/La Cultura by
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Giovani talenti svizzeri propongono le loro creazioni

Un Articolo di Federica Pansadoro
Un articolo di Federica Pansadoro

Si svolgerà il prossimo 6 luglio alle ore 19.00 presso l’Ambasciata di Svizzera a Roma, via Barnaba Oriani 61, l’edizione numero 16 dello Swiss Fashion World, organizzata dalla Camera Nazionale della Moda svizzera ( www.cnms.ch ). L’evento  studiato per far conoscere in tutto il mondo lo “SWISS MADE”, è un progetto che funge da piattaforma di scambio tra, stilisti, creativi e aziende.  In questo contesto, si potranno proporre idee, opinioni e trovare soluzioni per promuovere il proprio brand, nonché un’occasione straordinaria per rendere visibile il lavoro dei giovani stilisti svizzeri della NEW GENERATION DESIGNER SWISS MADE CNMS , che cercheranno di ritagliarsi uno spazio in un settore, quello della moda, molto competitivo. La conduzione della serata, è stata affidata ad Erika Gottardi, nota direttrice della rivista internazionale WOMAN & BRIDE (www.womanbride.it), nonché responsabile della sezione romana della CNMS, ed a Stefano Dani, portavoce della Camera Nazionale della Moda Svizzera all’estero. La Gottardi, reduce da alcuni set televisivi, ha dichiarato – Sono felice che il Presidente di CNMS mi abbia voluta coinvolgere nuovamente in questa splendida serata . Lavoro con la Camera ormai da più di due anni ed è sempre una grande gioia ed una piacevolissima collaborazione. Ho grande stima dei membri di CNMS, del Presidente Franco Taranto e del collega Stefano Dani.

Come da tradizione, Swiss Fashion World inizierà con la sfilata di “MADRE HELVETIA” , per poi rendere omaggio  alla moda svizzera con la presenza della stilista Manuela Soldati.

SARLI NEW LAND sarà lo special Guest della serata,  Carlo Alberto Terranova, stilista di fama internazionale, membro della CNMS e delfino del Grande Maestro Fausto Sarli, proporrà al pubblico la sua ultima collezione Autunno/Inverno 2017/2018. Previsti, durante la kermesse, uno splendido intermezzo cultural-musicale a cura della grande Vanessa Mini artista di fama internazionale. E’ atteso un parterre importante , difatti hanno confermato la loro presenza l’Ambasciatore Svizzero Giancarlo Kessler, la Delegazione Svizzera della CNMS con il Presidente Generale Franco Taranto, il Segretario Generale, Comitato Esecutivo. Inoltre interverranno le Miss in carica: Miss Ticino Francesca Lapadula e Miss New Faces Alessandra Coppola che grazie alla vittoria conseguita hanno diritto a partecipare a diverse sfilate istituzionali della CNMS nel mondo.  Male-up e hair saranno curati dalla Romeur Academy mentre le modelle che sfileranno appartengono alla New Faces Model Agency. La Swiss Fashion TV  (www.swissfashiontv.ch) riprenderà l’intero evento. Una serata all’insegna della moda  e della bellezza “Made in Switzerland

Erika Gottardi
Erika Gottardi

 

Jasmine Trinca all’Ischia Film Festival con Fortunata

in Anna Lamonaca Blog/Il Cinema by
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L’affascinante attrice ha presentato al festival il nuovo film di Castellitto

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

E’ molto schiva, quasi timida, di una dolcezza disarmante, Jasmine Trinca la protagonista di Fortunata, il nuovo film di Sergio Castellitto, crudo, struggente che tocca il cuore.
L’attrice che di recente ha vinto il premio per la migliore interpretazione a Cannes nella sezione Uncertain Regards è ad Ischia per l’ultima serata dell’Ischia Film Festival e si racconta con dolcezza e con passione: “Fortunata è molto diversa dalla mia indole, è stato un incontro speciale, una parte di me si è trasferita nel personaggio e qualcosa di Fortunata è rimasta in me. Sergio è un grandissimo attore e lavorare con lui è stato entrare in una nuova dimensione e consapevolezza, mi vergogno molto di vedermi in questo film perché stento a riconoscermi, sono molto pudica”.
Racconta gli inizi della sua carriera e soprattutto afferma di essere cambiata perché molte sono le cose che l’hanno fatta crescere: la perdita di sua madre che l’ha toccata nel profondo, l’essere diventata madre a sua volta, l’incontro con registi quali Castellitto, Nanni Moretti, Michele Placido e Valeria Golino, la regista le ha cambiato la percezione di sé stessa e l’ha modificata a livello esistenziale.
“Valeria Golino ha intuito il lato più profondo della mia personalità rispetto ai ruoli che ho interpretato in passato, donandomi un’idea di libertà”- ha dichiarato l’attrice che ha presentato il film di Castellitto che la vede protagonista insieme a Stefano Accorsi impegnata in un ruolo molto toccante e complesso. Fortunata è una donna spavalda che nonostante la sua vita complicata, cammina a testa alta, sicura col desiderio di rivendicare il suo diritto a sognare ed alla libertà. Jasmine saluta con l’inizio della proiezione del commovente film il pubblico d’Ischia tra gli applausi.


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Claudia Cardinale all’ Ischia Film Festival per l’omaggio a Squitieri

in Anna Lamonaca Blog/Il Cinema by
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L’attrice è stata ospite alla manifestazione per la retrospettiva al grande regista Pasquale Squitieri

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

La sua è una femminilità raffinata, senza tempo, una sensualità languida, dallo sguardo fiero. Claudia Cardinale è una donna dalla forza straordinaria, ascoltarla parlare è percepire una vibrazione sottile, si viene affascinati ed al contempo ammaliati dall’attrice che ballando nel Gattopardo fece innamorare schiere di uomini. In questi giorni l’icona del festival di Cannes è approdata ad Ischia in occasione della retrospettiva dedicata a Pasquale Squitieri, il compianto regista recentemente scomparso, suo amore di una vita.
Qui ella si racconta, parlando di sé, della sua vita avventurosa ed emozionante e le sue parole vanno dritto al cuore, lo fa con un sorriso contagioso, uno sguardo attento alle cose. Ha alle spalle l’esperienza di oltre 150 film, all’età di 78 anni è sempre un’icona di stile, d’eleganza, di bellezza.
“Come convivo con il tempo che passa? Mia madre mi ha sempre detto tu sorridi e sarai sempre bellissima”. La mia carriera iniziò per caso con un concorso di bellezza in Tunisia fui proclamata “la più bella italiana di Tunisi”. Il premio era un viaggio alla Mostra del cinema di Venezia. Sulla spiaggia avevo il bikini che qui ancora non esisteva. I fotografi non facevano che scattare, ma io continuavo a dire che non volevo fare film.” L’attrice da allora non si è mai fermata, Claudia è un treno in corsa divisa tra viaggi, teatro, cinema, tv, racconta la sua vita coinvolgente, gli aneddoti sul regista Fellini e su Visconti con il quale ha viaggiato molto che la riempiva di gioielli e regali ed i ricordi dell’attore Mastroianni che la corteggiava, ma l’occhio si fa lucido quando parla di Squitieri, il regista al quale è stata legata per molti anni. Claudia Cardinale è ospite all’Ischia Film Festival per un motivo molto particolare; ricordare Pasquale, suo ex compagno di vita e d’arte scomparso nel 2017 e regista al quale il Festival ideato da Michelangelo Messina, dedica quest’anno una retrospettiva: “E’ stato l’uomo della mia vita, sono stata io a sceglierlo, avevamo un amico in comune, lo seguii fino in America, lo telefonai e gli dissi che ero Claudia Cardinale e volevo parlare con Pasquale, me lo passò, mi chiese: dove sei? Risposi che ero li, doveva solo venirmi a prendere e da quel giorno non ci siamo più lasciati”. Era molto geloso, soprattutto quando giravo scene d’amore, voleva che non durassero troppo. Ricordo che in una scena calda che si prolungava troppo con Franco Nero decise di tagliarla”- racconta ridendo nella Cattedrale dell’ Assunta al co-direttore artistico Boris Sollazzo che la sta intervistando. Ascoltare la sua voce, nello scenario del Castello Aragonese d’Ischia, in una fresca sera estiva, sotto un cielo trapunto di stelle, sull’incantevole baia di Cartaromana rende tutta l’atmosfera speciale, quasi magica, il pubblico è in estasi, in religioso silenzio interrotto soltanto da grandi applausi, si allontana dal palco e dai sui ammiratori mentre sullo schermo si sente partire la colonna sonora di Morricone che da il via alla proiezione del film di Pasquale Squitieri “Il prefetto di Ferro” che la vede protagonista proiettato a 40 anni dalla sua prima uscita.


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VELTRONI: “Bellezza, cultura, talento, identità nell’Ischia Film Festival

in Anna Lamonaca Blog/Il Cinema by
veltroni (720 x 379)

L’ex segretario del PD ha presentato il suo ultimo documentario:
Indizi di felicità

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

La quinta serata dell’Ischia Film Festival è stata impreziosita dallo splendido incontro di Walter Veltroni con il pubblico del Castello Aragonese nel caratteristico scenario di Piazza d’Armi in sotto un cielo trapunto di stelle. Veltroni ha accompagnato il suo terzo documentario da regista, Indizi di felicità. Il documentario si interroga su un tema che è quello della felicità da sempre ricercata e rincorsa partendo da una domanda: “E’ legittimo, è pensabile cercare di essere felici in tempi così complessi, controversi, pieni di paure, come quelli che stiamo vivendo? Si può ancora conoscere quell’inebriante sensazione di un minuto o di una vita mentre intorno tutto sembra franare?”.
Intervistato prima della proiezione dal co-direttore artistico Boris Sollazzo, ha spiegato la genesi del film e raccontato un po’ della sua vita dopo la politica.
“La ricerca della felicità è un viaggio, ed è quello che ho cercato di fare incontrando le persone che vedete nel film e rivolgendo a tutti loro la stessa domanda, ovvero quale fosse stato il momento più felice della loro vita”. Il regista ha dimostrato di apprezzare molto l’ambientazione del Castello Aragonese in cui è stato proiettato il film affermando: “Ringrazio chi mantiene intatta questa meraviglia che è il Castello Aragonese e chi ha avuto l’idea di fare un festival di cinema qui. La bellezza dell’Italia è tutta qui, cultura, bellezza, talento, in questo festival c’è una grande dimostrazione della nostra identità”. L’ex segretarioa del PD ha poi affermato: “E’ importante avere dei valori e proteggerli e al tempo stesso combattere l’arte di distruggere, che è quella che principalmente si esercita in Italia e che ha fatto tanto male a questo paese incredibile in cui viviamo. Siamo specialisti a farci del male e a farci lo sgambetto, in particolare a chi ha successo e magari in giovane età”.
Facendo un bilancio, Veltroni non ha rimpianti. “Mio padre è morto a 37 anni per una malattia che oggi è curabile, mio nonno è stato torturato dai nazisti a Via Tasso. Ho il diritto di lamentarmi? Sinceramente no. Ho diretto un grande quotidiano, sono stato segretario del mio partito, vice-presidente del consiglio, sindaco di Roma, ho scritto romanzi e giro film. Ho smesso di avere potere, non di avere passione politica, e continuo il mio impegno civile scrivendo e facendo film. E non sento nessuna contrapposizione tra queste due fasi della mia vita, le vedo come un progetto unitario e quando chiuderò gli occhi saprò che avrò fatto quello che sognavo di fare da ragazzo. Volevo cambiare il mondo e fare cinema. La prima cosa non so se ci sono riuscito, anche se qualche cosa spero di averla contribuita a cambiare, fare cinema ci sono riuscito. Non ho di che lamentarmi”.


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