Il Futuro? Solidale…

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giugno 2017

Africabar, il teatro racconta le migrazioni.

in Eventi/Il Sociale/La Cultura/Pepsi e Popcorn Blog by
Africabar scena
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Stasera al Teatro Argentina la prima di Africabar, uno spettacolo di Riccardo Vannuccini che vede tra i protagonisti attori provenienti da centri di accoglienza per rifugiati e insieme ai due spettacoli precedenti Sabbia e Respiro forma la Trilogia del Deserto che tratta l’argomento delle migrazioni forzate.
Noi abbiamo avuto il privilegio di assistere in anteprima ad alcune scene e di intervistare il regista e uno degli attori, Cedric Musau Kasongo.

“La fantasia dello spettatore è libera di giocare e di combinare le scene, le musiche, i corpi. La nostra azione scenica si conclude nel suo stesso apparire, non c’è rimando a nessun supremo, fosse il testo letterario o il comune sentire. Non assisterete dunque ad alcuna recita drammatica non ci sono racconti o personaggi dove ogni attore fa finta di essere qualcun altro. Africabar non è uno spettacolo ordinato ma disordinato, non c’è nessun messaggio, nessun filo conduttore”

Si tratta di uno spettacolo non tradizionale, che punta sull’emozione da trasmettere al pubblico.
La platea è sempre coinvolta a partire da una delle scene iniziali che sfiora la metateatralità e durante lo svolgimento dello spettacolo che vede gli attori rivolgersi spesso allo spettatore.
Si intrecciano lunghi discorsi in lingue diverse perché la multinazionalità e il multilinguismo sono uno dei punti fondamentali del lavoro della compagnia.
Lars Rohm è tedesco, Anna Carlier francese, in italiano recitano invece Alba Bartoli, Maria Sandrelli e Eva Grieco (che abbiamo appena visto al cinema con Sole cuore amore di Daniele Vicari) e lo stesso Vannuccini.
In questa Torre di Babele, il pubblico, però, non si sente mai smarrito: è sempre accompagnato dagli attori di scena in scena e anzi, si sente coinvolto in quello che accade.
Vi lasciamo all’intervista e vi ricordiamo che lo spettacolo sarà in scena all’Argentina fino a sabato 24.

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Nerve: tu vuoi essere uno spettatore o un giocatore?

in Il Cinema/La Cultura/Pepsi e Popcorn Blog by
copertina nerve
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Nerve è uno di quei film che può lasciare il segno in una generazione di adolescenti.
Non è altro che una pellicola per ragazzini nati nell’era della cibernetica (raccontata molto male, tra l’altro), che vedono ovunque il complotto; la maldestra descrizione di uno scenario cyber fantasy figlio di esempi di racconti distopici come Hunger games o Divergent.
Gli elementi chiave e ricorrenti nel genere sono: il dove ( la città), il quando ( un’intera notte, il buio è un elemento essenziale), il come ( attraverso la rete).
La realizzazione lascia un po’ a desiderare ma la tematica è interessante; si combatte contro un nemico invisibile perché l’umanità stessa è nemica dell’umanità.

La tensione ad ogni modo si fa sentire, sia nelle numerose scene dall’alto in cui c’è sempre qualcuno che da un momento all’altro potrebbe cadere nel vuoto, sia nella prigionia claustrofobica che il gioco stesso impone ai giocatori e agli spettatori. D’altronde i registi sono gli stessi di  Paranormal Activity 3 e Paranormal Activity 4.
La protagonista femminile Vee è interpretata da Emma Roberts, il nome forse può già dirvi qualcosa, poiché la zia della nostra giocatrice non è altro che la più famosa Julia Roberts.
Il protagonista maschile Ian , in quanto a parentele di spicco nulla ha da invidiare alla sua collega, Dave Franco infatti è il fratello minore di James Franco; al primo sorriso è subito evidente la somiglianza.
Il cattivone invece è un rapper, Machine Gun Kelly che aveva già lavorato con i due registi in Viral.
Nerve è la metafora di una società che ci spinge ad essere come lei vuole, una società che, nascosta dietro ad uno schermo e ad una falsa identità, non si fa scrupoli a metterci gli uni contro gli altri.
Nerve non può che farci pensare all’indagine sulla Blue Whale, il macabro gioco fatto di prove imposte ai partecipanti da una società invisibile che detta le regole. Gioco che una volta iniziato deve proseguire secondo regola poiché il rischio è quello che gli ideatori possano controllare la vita dei giocatori.
Nerve si muove come un virus all’interno di computer, telefoni cellulari e supporti elettronici ma in maniera altrettanto virale si è radicato anche tra le persone corrompendo anche i vertici della società stessa.
Solo con un grosso lavoro di educazione si può permettere ai partecipanti di comprendere che tutti siamo colpevoli.

Come di consueto non poteva mancare una piccola curiosità e… per rimanere in tema, da veri e propri watcher diamo una sbirciatina al backstage

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La Gangbank di Gianluigi Paragone

in Il Sociale/La Cultura/La Politica by
gangbank copertina
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Sabato 10 Giugno al Mitreo di Roma siamo andati ad ascoltare Gianluigi Paragone che ha presentato Gangbank.
Il nostro è stato un esperimento sociale: ci siamo fatti accompagnare da un amico, Massimo, che ha rappresentato per noi il “popolo”.
Nel suo libro Gangbank Paragone ci parla di come il sistema finanziario riesca a governare tutta la nostra economia perché sfrutta la nostra inconsapevolezza.
Siamo tutti pronti ad offrire i nostri dati, a far conoscere le nostre abitudini e tutti noi non siamo altro che l’oggetto del loro tornaconto, le vittime della gangbank.
Il sistema si basa sull’indebitamento della popolazione, sulla tecnologia nemica e sulla modernità che soppianta la cultura.
Gangbank traccia uno spaccato della situazione economico-politica della società odierna e denuncia l’illegalità e l’ingiustizia che la governano.

Di fatto il tentativo dello stesso Paragone non ha ottenuto i giusti risultati; il suo pubblico, sabato, era costituito da quelle poche persone interessate all’argomento, studenti di economia, di giurisprudenza, ex dipendenti di banca, una fetta di popolazione che già conosce le problematiche di cui si è parlato. E infatti le domande finali sono state pertinenti e mirate.

D. “ La soluzione per questo è uscire dall’euro? E’ possibile uscire dall’euro o ci sono possibilità di fare politiche economiche più espansive in Europa?”

G.P.: Il dibattito alternativo adesso è “uscire dall’euro?” e ovviamente  tutti pensano, quando parli di uscire dall’euro, che i soggetti politici che stanno parlando di questa opzione siano Salvini da una parte e Grillo dall’altra. Io nel libro non ho citato nell’uno nell’altro, cito invece premi Nobel e un sociologo importante come Luciano Gallino, che è un sociologo che dovrebbe appartenere come autore e come uomo di pensiero al mondo della sinistra che ha scritto un libro che si intitola “Come uscire dall’euro ma rimanere nell’Unione Europea”.
Un altro professore, il professor Guarino che è stato primo professore ordinario di diritto pubblico alla Sapienza di Roma, europeista convinto negli anni della prima repubblica, ha scritto un libro dal titolo “Non chiamatelo euro “ perché l’euro è una moneta che è entrata nelle istituzioni dei vari paesi in maniera del tutto illegale. E non l’ha detto un euro-contrario, Guarino ha spiegato tecnicamente perché quella moneta è stata adottata violando e forzando la legge.
Io non penso che il dibattito possa essere inquadrato come “l’ultimo che esce spegne la luce”.
Penso che il tema debba essere visto sotto un altro punto di vista ed è la sfida che io lancio a chi sostiene che l’euro sia intoccabile, e allora dico: se voi volete l’euro come moneta dovete fare due passi in avanti.
1) Omologazione e omogeneizzazione delle politiche fiscali
2) Omogeneizzazione del debito pubblico, ci deve essere un debito pubblico continentale e non il debito pubblico dei singoli paesi perché non capisco perché dobbiamo avere la stessa moneta e poi tu devi fare il professorino col dito puntato sui bilanci dei singoli paesi. Ma se si portasse a Bruxelles una proposta del genere la Merkel direbbe “grazie è stato un piacere” e se ne andrebbe. Il problema è che queste due opzioni non saranno praticate. È inoltre difficile che un’opzione del genere ve la possa concretizzare un signore che si chiama Juncker, il quale quando era a capo del granducato del Lussemburgo attirava le multinazionali con un daunting fiscale, cioè una concorrenza sleale fiscale. C’erano anche delle imprese italiane che hanno aderito a questo suo appello quindi Juncker ha ben poco da dare dimostrazioni e lezioni ad altri.
Aggiungo anche che c’è un paese come l’Irlanda che fa di tutto per regalare incentivi fiscali alle multinazionali. Non so se lo sapete ma Facebook è un soggetto bancario, ha in mano una licenza bancaria, opera come soggetto finanziario, perché l’Irlanda gli ha dato una licenza finanziaria e io penso che da qui a poco ce lo ritroveremo come soggetto di gestione del risparmio privato.

D: Perché tu ce l’hai con la Germania? L’Italia ha creato il proprio debito pubblico con le baby pensioni, per colpa di un partito che è stato quaranta anni al potere

G.P.: Accetto la sfida e mi metto sull’impopolarità e ti chiedo: con le baby pensioni hanno creato povertà o ricchezza?  Se io Stato, ti metto in mano dei soldi, in termini monetari, ho creato ricchezza o povertà?
D: Ma è inaccettabile…
G.P.: è inaccettabile moralmente, è una legge che moralmente fa schifo ma in termini di PIL ha generato ricchezza! Ti faccio un altro esempio: La Grecia, questa schifosissima Grecia che ha dato addirittura a tutti la possibilità di andare in pensione quasi all’età delle baby pensioni, secondo te in termini monetari ha fatto bene o ha fatto male al popolo greco? Ha fatto bene! E ti spiego perché…
D: No perché ha creato diseguaglianza, adesso noi dobbiamo andare in pensione a settanta anni perché gli altri ci sono andati a trentacinque e l’INPS non ha più i soldi per pagarli. E te ne dirò un’altra: perché l’INPS riesce comunque a pagare le pensioni? Perché ci sono quelli che hanno versato meno di venti anni di contributi e quei poveracci non prendono niente dall’INPS e con tutti quei contributi a fondo perduto l’INPS paga le pensioni, non so per quanto tempo, per quelli che ancora ne godono. E’ giusto che uno a trentacinque anni prenda la pensione e quelli che con diciannove anni di contributi non prendano niente perché non sono arrivati a venti anni?
G.P.: Non è giusto in termini morali, ma lo è in termini di PIL, il PIL è la ricchezza.
D: La redistribuzione però deve essere orizzontale, non può essere totalmente verticale.
G.P.: In termini monetari… questo è esattamente il discorso che ha consentito ai liberisti e agli Oscar Giannino di raccontarci la favola che il mercato è meglio del pubblico.
D: Non ho mai detto questo, però il pubblico è diventato privato dei gruppi e delle lobby e non siamo stati in grado di smontarli.
G.P.: Se ciò che tu dici è schifosamente immorale, sappi che quello che stanno facendo i mercati e che sta facendo il privato, con la stessa dinamica, sta proponendo un danno che è decisamente maggiore su scala globale. Ecco perché non accetto il discorso che fai tu perché io calcolo tutto in termini di PIL. In termini monetari la Grecia con le pensioni anticipate ha fatto crescere l’economia.
D: E infatti si è vista la Grecia come è andata…
G.P.: La Grecia stava benissimo…
D: Le Olimpiadi l’hanno distrutta.
G.P.: L’indebitamento.
D: Certo…
G.P.: Sai qual è il debito pubblico del Giappone? E’ decisamente oltre quello che possiamo immaginare, ma chi è il titolare del debito del Giappone? Il Giappone stesso!
D: Eh lo so, in Italia il debito pubblico non è nostro, anzi pare che la metà sia cinese. Ma non mi venire a dire che la colpa è della Germania, è colpa dell’Italia!
G.P.: Solo perché sei entrata nell’ Europa da stracciona!
D: Ma la forza contrattuale dell’Italia qual è? Basta vedere le quote latte… Ma non mi dire che è colpa della Germania, è colpa del governo dell’Italia di allora. La Germania si fa giustamente gli affari suoi.
G.P.: Quando Giuliano Amato era candidato alla presidenza della Repubblica italiana, sai che cosa faceva in quello stesso momento? Era consulente di Deutsche Bank! Come ho detto ha il numero di derivati più alti al mondo ma al momento Mario Draghi non può permettersi di fare guerra alla Germania.

Dunque la colpa della Germania è che ha dettato le regole, ha imposto il debito pubblico alle altre nazioni europee quando la stessa aveva il suo debito di guerra e per la sua propria unificazione.

D.: Ultima domanda. Come ci salviamo?

G.P.: Se tu vuoi creare le condizioni di lavoro devi stimolare la spesa pubblica, grandi infrastrutture. Renzi non ha fatto questo. Che Renzi vada in Europa a dire “così non si fa” non serve a niente! Prepari una manovra di stabilità, fortemente espansiva e dici “cara Europa che vuoi fare? Mi vuoi sanzionare? La manovra di stabilità è questa, se ti va bene è così sennò mettimi pure nei meccanismi punitivi tanto ci siamo già per tre quarti dei Paesi in Europa. Perché non l’ha fatto?
D: Eh, non lo so, diccelo tu…
G.P.: Perché è un coglione!

Per chi se la fosse persa, eccovi l’intervista a Gianluigi Paragone prima della presentazione romana di Gangbank.

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Salvatore Cafiero: La musica è linguaggio universale e magia

in Anna Lamonaca Blog/La Musica by
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L’eccellente musicista, si racconta alla vigilia dell’uscita del suo album d’esordio

Un Articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

 

Il musicista, cantautore e produttore di origine salentina che a settembre presenterà il suo primo disco mette a nudo se stesso in una interessante intervista al nostro giornale:

Salvatore, tra poco uscirà il tuo primo lavoro come cantautore sei emozionato?
“Moltissimo! Credo che il bello di ogni nuovo progetto sia proprio l’inizio e, come diceva Platone, l’inizio è la parte più importante del lavoro.”
Quanta strada c’è dietro questo grande arrivo?
“Se mi guardo indietro vedo tanta strada percorsa e tanti sacrifici fatti, ma non vedo un arrivo e non credo di averlo mai visto; credo sia solo un altro tassello da aggiungere al tutto.”
La musica è stata sempre una delle tue più grandi passioni, ma quando hai deciso che da “Grande” volevi fare il musicista ed il cantante?
“Credo di averlo deciso nel momento in cui, da piccolino, ascoltando i tantissimi dischi di mio padre, emozionato, facevo finta di suonare la chitarra imbracciando una scopa.”
Cantare le canzoni che tu stesso hai scritto è sicuramente gratificante che differenza c’è tra il cantare testi tuoi ed interpretare quelli scritti da altri?
“In realtà non ho mai sentito differenza in questo perché, quando mi è capitato di suonare/cantare un brano di un altro artista, ho trovato il testo adatto alle mie corde, come se l’avessi scritto io”.
Sei stato eletto chitarrista dell’anno nel concorso indetto dal MEI, cosa hai provato in quel momento?
“Contentezza, soddisfazione ed incredulità, perché non mi sono mai sentito migliore di nessuno e non credo di esserlo.”
Hai collaborato con artisti famosi del calibro di Ramazzotti, Nek, Emma e Grignani ti sei arricchito da queste esperienze? Vuoi raccontarci qualche aneddoto?
“Ogni esperienza porta un insegnamento. Ho imparato qualcosa di nuovo da ogni artista con cui ho avuto il piacere di suonare dal vivo, come Grignani e Ramazzotti e tanti altri.”
Nei tuoi tour sei stato in Italia, Europa, America quanto sono differenti i vari palcoscenici ed i vari pubblici?
“La musica e’ un linguaggio universale che ti permette di comunicare con chiunque attraverso la sua magia. Negli Stati Uniti sicuramente ho trovato più rispetto per la musica, ma tutto deriva dalla loro cultura e preparazione musicale in cui sono imbattibili”.
Il disco spazierà in vari generi quali saranno?
“Nei miei brani c’è un po’ di tutto; c’è quel che mi piace. Parto da un lavoro per supportare il testo attraverso i suoni senza pensare prettamente ad uno stile o ad un genere musicale preciso.”
Vuoi anticiparci il tema di qualche brano?
“L’ amore nei tempi attuali e la voglia di svegliare il mondo dal torpore in cui siamo caduti in cui la natura viene violentata e la politica continua a fare i suoi sporchi interessi mentre noi siamo ipnotizzati dallo schermo di un cellulare solo per spiarci a vicenda.”
Nella vita si cambia continuamente, chi è Salvatore Cafiero in questo momento?
“Sono sempre me stesso”.
Raccontaci che cosa significa per te cantare e suonare…
“Significa poter avere il dono di entrare in un’ altra dimensione attraverso la musica.”
Hai altri progetti per il futuro vuoi raccontarceli o sei scaramantico?
“Non sono scaramantico e amo fare nuovi progetti. Ne ho davvero troppi in mente e non si sa mai! Tanti
altri potrebbero nascere ed improvvisamente avverarsi.”


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Tremate… La Mummia è stata risvegliata!

in Il Cinema/La Cultura/Pepsi e Popcorn Blog by
mummia
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

La commedia horror con Sofia Boutella e Tom Cruise vi aspetta nelle sale

Non stavo prendendo a cuor leggero l’idea di andare a vedere La Mummia,  e il motivo di tanta cautela era per lo più dovuto al fatto che coloro i quali lo avevano visto in anteprima lo descrivevano come un film horror.
Sono arrivata in sala con l’idea che dovevo aspettarmi qualcosa di profondamente diverso dalla vecchia trilogia de La Mummia con Brendan Fraser ( La Mummia, La Mummia – il ritorno e La Mummia – La tomba dell’ Imperatore Dragone ) in cui i momenti di tensione sono sempre resi più digeribili dall’ironia dei protagonisti.
L’aspettativa di vivere attimi di terrore era talmente viva che alla fine anche una fifona come me ne è rimasta delusa. Scriveva Edmund Burke: <Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in certo senso terribile, o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, è una fonte del sublime; ossia è ciò che produce la più forte emozione che l’animo sia capace di sentire>
Quello che voglio dire è che, alla fine, senza rendermene conto avevo il desiderio di avere paura. E invece niente… ho affrontato stoicamente, senza neppure un conato di vomito, apparizioni improvvise di morti ammazzati, scene scarsamente splatter e perfino il tipo poco raccomandabile seduto a due poltrone da me che trangugiava i suoi nachos con salsa al formaggio.


Il film è abbastanza godibile, peccato che Alex Kurtzman (già affermato autore di film di successo come The legend of Zorro, Transformers e Star Trek) abbia scelto per la parte del protagonista un attore come Tom Cruise ( a vostra scelta la pronuncia Crùis o Cruz, non siamo così fiscali) con il quale aveva lavorato in Mission: Impossible III.
Decisamente, la parte della mummia più che quella del ladro-eroe, sarebbe stata adatta alle sue capacità attoriali e alla sua forza espressiva; ma si sa, il caro Tom è affine alle tematiche dell’occulto data la sua affiliazione alla chiesa di Scientology.
Per non parlare dell’esaltazione della prestanza fisica di un ultra cinquantenne che a forza di botulino sugli zigomi si è visto ridurre gli occhi a due sottili fessure (come minimo mi aspetto di vederlo in un live action sui Pokémon nella parte di Brock) .
Altra nota negativa è di certo il velo opaco che ha gettato su quelle scene comiche che solo per merito di Jake Johnson ( Nick di New Girl ) sono rimaste saldamente in piedi.
Un plauso alla Mummia Sofia Boutella (anche lei proveniente dal mondo di Star Trek) perfettamente adatta nella parte sia dal punto di vista della performance che da quello dell’aspetto fisionomico.
Che dire poi di un Russel Crowe tanto ambiguo da essere stato strappato dalla letteratura inglese di genere fantastico…
Il film, naturalmente, è da vedere perché per fortuna il soggetto costruisce da sé la storia grazie anche agli spunti suggeriti dalla trilogia precedente e dall’originale La mummia del 1932 e perché, come ovvio, questa pellicola segna l’avvio di un remake di tutta la saga.

Neppure stavolta può mancare un extra curiosissimo 😉 : ricordate la nostra mummia Sofia Boutella trasformata in un Michael Jackson al femminile nel video di Hollywood Tonight singolo uscito nel 2011 dopo la morte del cantante?

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Gang Bank, Gianluigi Paragone a Corviale, al Mitreo, Intervista…

in Alberto Marolda Blog/La Cultura/La Politica by
paragone-gang-bank-a-corviale

Le Gang Bank come una Gang Bang? Ma cosa c’entra una pseudo pratica sessuale con le Banche? Lo spiega Gianluigi Paragone…

Il noto giornalista, stasera a Corviale, Roma, cercherà di spiegarci il sottile “paragone”, appunto, fra il Mondo Finanziario ed un certo pervertito mondo sessuale, la Gang Bank come la Gang Bang?

Definisce la Wikipedia:

Una gang bang (ammucchiata) è una pratica sessuale in cui un soggetto, di sesso maschile o femminile, svolge attività sessuali con una moltitudine di partner, non necessariamente del sesso opposto. Si differenzia dall’orgia, ovvero dal sesso di gruppo, di cui costituisce una variante, perché in questo caso la relazione è uno a molti, nel senso che il soggetto protagonista della gang bang è al centro dell’attenzione di tutti gli altri partecipanti…

Un Servizio di Alberto Marolda
Un Servizio di Alberto Marolda

Bene, anzi male, perché chi sarebbe il “soggetto protagonista della gang bang” della definizione Wikipediana se la volessimo applicare alla nostra vita comune?

Il Popolo… noi, voi, tutti violentati in mucchio da perverse Bande finanziarie in giacca e cravatta… limonano con voi, vi “baciano” perdutamente, cercando di convincervi del loro amore, mentre vi riempiono di debiti… Ti serve la nuova lavatrice? Comprala a rate “piccolissime”, dai, ti regaliamo anche un telefonino… Perché tu vali…

Resta solo da vedere se sarete “violentati” consensualmente, oppure no, sta a voi, solo a voi…

Un vero spettacolo si preannuncia stasera a Corviale, al Centro Polifunzionale Mitreo, con Gianluigi Paragone, il conosciuto conduttore de La Gabbia, ed il suo Gang Bank. Un libro, un evento, un monologo, ma soprattutto tanta, ma tanta informazione, informazione finanziaria attiva per salvarci attivamente tutti… perché un “Principe azzurro”, a salvarci, non verrà mai… dobbiamo salvarci da soli… tenetelo ben presente… davvero? Vedremo… ascoltiamo la chiaccherata con Paragone che ci presenta i principali fili conduttori delle sue idee…

Secondo Ettore Scola, eravamo tutti “Brutti Sporchi e Cattivi”, che dite, ma, niente niente, volessimo diventarlo davvero? Equitalia permettendo, per carità…

Ci vogliono 16 minuti per ascoltare questa intervista… un pochetto di più per lo spettacolo di stasera, ma vale la pena…

Quando? Stasera!!!

La locandina dell’evento con gli orari e tutti i particolari…

locandina evento gang bank


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La sindrome di Nonna Papera: morbide come dee

in Il Sociale/Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
La sindrome di Nonna Papera: morbide come Dee

Attacco a Vanessa Incontrada e alle sue forme. E la parte sana del web le fa scudo.

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Nonna Papera 2.0, un occhio al forno e uno al web. E tra le varie spunta come un fungo velenoso l’attacco contro Vanessa Incontrada e le sue forme morbide.
Reduce dai Wind Music Awards, la showgirl è stata presa di mira sui social per aver perso la sua forma fisica, per essersi appesantita dopo il parto e non aver mai recuperato.
Un vero e proprio attacco mediatico.
Tutte là, le serpi, dritte sulla coda e pronte scagliarsi contro il primo che capita. Parte una e giù tutte le altre. E allora forza, seguiamo il capintesta che ha il coraggio di dire cose orribili così ci sentiamo un po’ fighi e onnipotenti anche noi, che in realtà siamo l’esatto contrario. Lo specchio ci rimanda un’immagine che non ci piace, un’immagine debole, sfocata, di nessun impatto, da elettrocardiogramma piatto. Ma non possiamo ammetterlo perché non a tutti piace far parte della Banda dei Perdenti (tanto per citare Sthephen King, uno che da perdente s’è preso una bella rivincita). Se però ci nascondiamo dietro il capofila potremmo riuscire a imbrogliare. Anche noi stessi. Almeno nello spazio di un post.
Sono imbestialita. È incredibile quanto livore è celato dietro questi schermi. Dietro questi social che, come dico sempre, sono molto poco social. O meglio, sono affollati di gente a-social.
Ma, giusto per restare nei panni di Nonna Papera, vi dico una cosa a modo suo.
Sono state fatte imponenti campagne mediatiche contro l’anoressia, contro quell’orribile stereotipo che vuole le donne filiformi, rinsecchite come cardi nel deserto, buone giusto per essere appese nello studio di un antropologo. E voi eravate tutti lì, sempre dietro il primo della fila, a battere le mani, a plaudere al servizio sociale, a sentirvi utili.
Poi è arrivato il boom delle modelle curvy. E allora tutti a dire curvy è bello, curvy è glam, viva le modelle Ashley Graham ed Elisa D’Ospina e il loro corpo burroso, viva Gesù e viva Maria.
Viva, davvero. È grazie a loro che abbiamo cominciato a guardare con meno disgusto i nostri rotolini di ciccia anziché tentare il suicidio prima di ogni doccia.
Vanessa Incontrada incarna tutto questo. Una donna stupenda a mio parere, carica di energia, bellezza, humour. È bella, oggi quanto ieri, perché la bellezza se la porta dentro, non come voi che avete sepolto la vostra per seguire un branco di pecore castrate.
Plaudo a Selvaggia Lucarelli (che di attacchi alla sua persona ne sa bene qualcosa), a Carlo Conti, suo partner sul palco dei Wind Music Awards, a tutti i colleghi e a coloro che si sono schierati dalla sua parte.
Quanto a voi, patetici detrattori, mi fate pena. Siete stupidi, che è peggio di essere cattivi. Costruite difetti intorno agli altri perché tremate di fronte ai vostri. Vi lanciate a corpo morto tra la folla perché vi confondete, perché non avete un’identità, perché presi singolarmente siete zero.
Dopodiché, per disintossicarmi da tutto questo fiele e per la gioia del mio giro vita, vado a scofanarmi di ciliegie. Belle, tonde, estive, zuccherine, sensuali.
Alla salute di Vanessa, e di tutte quelle come lei che tirano sempre avanti a testa alta.
Voi, là sotto, siete solo fanghiglia autunnale.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, motociclista, batterista e svariati altri “ista”; ama i gatti, i viaggi avventurosi e Stephen King (ma lui non lo sa).
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net
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Wow… Wonder Woman is back!

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Wonder Woman copertina
Testo alternativo
Un articolo di Pamela Crusco

Wonder Woman, l’eroina sexy e fantastica ideata da William Moulton Marston, è arrivata al cinema

Ebbene sì: il quarto attacco sferrato dall’ universo DC contro una già ben avviata produzione Marvel non ha potuto che catturare nelle proprie spire il lato più spiccatamente nerd della mia personalità! La calamita non poteva che essere il nuovo Wonder Woman rise of the warrior.
Più di centoquaranta minuti di orgoglio femminista (non a caso la regista è Patty Jenkis la stessa di Monster)  naturalmente condito dalla mai celata speranza che il tutto possa, il più delle volte, risolversi in un’ appassionata storia d’amore tra i protagonisti.
(Lei, Gal Gadot già vista in Fast and Furious; lui Chris Pine il Capitano Kirk della più recente trilogia di Star Trek)
L’intero film, che inizia con un collegamento al precedente Batman vs Superman: dawn of justice, sfrutta l’espediente del flashback. Diana riceve in dono da Bruce Wayne una fotografia ( già apparsa per l’appunto nella succitata pellicola) che rappresenta la donna in mezzo a quattro figure maschili. Pochi istanti e da un claustrofobico ufficio parigino veniamo trasportati in uno scenario neoclassico degno anche del più accanito spettatore di Xena, principessa guerriera.
Temiscira è il luogo bucolico, lontano dalla corruzione degli esseri umani, protetto da uno scudo atmosferico invisibile (e difettoso) in cui le Amazzoni addestrano corpo e mente, e in cui non si vedono uomini da millenni. Praticamente un luogo in cui trovi la tavoletta del water sempre a posto e non devi ripetere le cose la seconda, terza, quarta volta.
La vita è ad uno stadio più primitivo, essenziale, lontano dai condizionamenti sociali, soprattutto quelli che regolano il rapporto uomo-donna, d’altronde se di uomini ne hai solo sentito parlare, quando ne incontri uno per la prima volta le formalità le lasci da parte.
Per tutta la durata della pellicola si è trasportati inevitabilmente in mondi cinematografici in netta antitesi tra loro: è un comic movie, certamente, ma anche un film di guerra e un racconto mitologico condito da topoi ricorrenti nella trasposizione dai fumetti.
Personaggi ben delineati: una Wonder Woman che evolve senza forzature durante tutta la proiezione e la creazione di una “ciurma” eterogenea, una scienziata pazza e non ultimo un “molto sopra la media” Steve Trevor che si concede un’ironica autocelebrazione.
Interessante in fine l’adattamento che non solo tiene ben conto di un buon sincronismo vocale, ma si preoccupa di rimaneggiare un paio di scene per sostituire a testi scritti in lingua originale altrettanti testi tradotti in italiano; l’unica stranezza è nel nome della protagonista che nel teaser è pronunciato all’americana (Daiana) mentre nel film alla latina (Diana).
Qualsiasi motivo spinga ad andare a vedere questo film, che sia la storia del personaggio, la fede al continuum narrativo che lo lega ai precedenti o il vestitino poco coprente della protagonista, le aspettative sono sufficientemente ripagate.

Non ci resta che attendere, a fine anno, l’uscita di Justice League per ritrovare la nostra eroina in compagnia di Batman e Superman.
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Godetevi anche le scene migliori del film… 😉 alcune scene… che vi credevate, di cavarvela così? Vi tocca vederlo…

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