Il Futuro? Solidale…

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gennaio 2017

Siamo meridionali, parola di Mimmo Cavallo

in La Musica/Simonetta Santamaria Blog by
Mimmo Cavallo

Natura, folklore, povertà: ecco da dove nasce la musica migliore

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Ricordate la canzone di Zucchero Vedo Nero, “come disse la marchesa camminando sugli specchi”? Un’ironica risposta che nella mia cerchia di amici si usa molto: be’, oggi sono fiera di essere colei che intervisterà il genitore di questa, e mille altre canzoni storiche del panorama italiano e, ancor di più, meridionale. Sto parlando di Mimmo Cavallo, signori. Il mitico autore di Uh, mammà! con la quale partecipò al Festivalbar del 1981 e della stessa Siamo meridionali, brano di esordio nel lontano 1980 che gli valse a prima botta una menzione speciale al premio Tenco.

In effetti da ragazzo ambiva a essere un piccolo Tenco… scriveva roba diversa, triste e dall’interiorità tormentata, perché non aveva mai percepito l’essere meridionale come una deminutio, neppure in quell’universo piemontese dove si era trasferito da bambino.
Ma poi cresci, e ti accorgi delle cose storte. E allora ecco che ti parte l’embolo, ti sale la scimmia sulle spalle e cominci a scrivere canzoni che risalgono alle tue radici, quelle dello splendido Salento e del sud in generale. Il sound acquisisce quel timbro blues, ma anche folk, e rock, e i testi smettono di raccontare tormenti interiori per parlare di tormenti storici, di guerre ingiuste, di usurpatori, di finti alleati, di invasori, di briganti/soldati, di un’unità d’Italia che ha distrutto un regno ricco di storia e cultura, usurpandone fino all’ultima pietra, riducendo il popolo a credere di essere davvero nullatenente, inferiore.

Questo, in sintesi, è ciò che si percepisce dalle sue canzoni; non solo, ma soprattutto. Sentiamo cosa ci dice lui:

– Mimmo, essere un artista del Sud: cosa è significato allora e cosa significa ora. Hai avuto la fortuna di entrare in contatto con molti artisti famosi e di conoscere il tuo mentore e produttore, Antonio Coggio: vivere a Torino ti ha in qualche modo agevolato il cammino o lo è stato più essere meridionale?
MC: Non so quale sia il ruolo di un artista, né tantomeno riesco ad immaginare un artista vincolato a un ruolo. Ognuno di noi produce qualcosa e sarà poi il mercato che editerà quel prodotto grazie a un incontro, al momento storico, al caso, ecc…
io non sapevo di essere meridionale e di essere un artista del sud. Alla fine degli anni 70 il sud con tutte le sue istanze andò “di moda”. Era il suo momento diciamo ed io, con tutte le mie canzoni, lo avevo in un certo senso anticipato, quasi presagito. Le mie canzoni, tra ballate e ironia, parlavano di un Sud invitto anche se sopraffatto dalla politica, dall’economia e dalla storia e dai luoghi comuni.
Incontrai Coggio in RCA a Roma. Un incontro casuale che dette il via al nostro lunghissimo sodalizio. Coggio era affascinato dal quel mio mondo musicale, dai riferimenti geografici e mitici, dal mio vissuto primario tanto ancestrale quanto originale. “Siamo Meridionali” fu il risultato dello scontro tra quel mondo mitico, adolescenziale, formatosi in Salento e la stridente nuova realtà del nord (Torino).

Edoardo Bennato, Rino Gaetano, quell’impronta rock e ironica che strizza l’occhio anche alla Nuova Compagnia di Canto Popolare; miscelare l’italiano col dialetto come a voler sottolineare un’appartenenza di cui andar fieri senza fare del rozzo sudismo o nordismo. Secondo Mimmo Cavallo natura, folklore e povertà sono tutti elementi di una musica superiore. La sofferenza ha storicamente generato il meglio.

MC: Non sono così masochista da ritenere che la sofferenza sia una roba positiva che genera il meglio. Intanto “meglio non soffrire”. È certo però che il blues e successivamente il jazz sono mondi musicali nati dalla sofferenza. Diciamo che la povertà (come la sofferenza) è sicuramente un male ma che può rivelare anche degli aspetti inaspettatamente positivi. La povertà, ad esempio, riesce a conservare (come la cenere, l’ambra) certi usi, costumi, suoni, riti, racconti, miti che possono essere estremamente importanti da un punto di vista antropologico e culturale.

– Molte tue canzoni sono, come tu stesso le hai definite, acido sonico urticante, tu canti per un Sud Invictus… Il Sud potrebbe quindi essere una valida risposta a un’Europa nordcentrica se solo si sradicassero i luoghi comuni che ci affliggono e ci affossano. La musica, la tua musica, credi che potrebbe far breccia nel senso civile e nella memoria storica di chi ci considera solo un fanalino di coda?
MC: Ridare voce al Sud, la verità. Questo e solo questo è tutto il senso, lo sforzo la tensione a cui aspiro. La verità su un Sud che non sa di sé. Dobbiamo tornare ad essere un’onda unica per provocare quel maremoto culturale a cui ambiamo. Purtroppo, ora come ora, siamo ancora rigagnoli, capillari. Le ragioni di questa frammentazione sono tante, complesse ed è difficile combattere contro i luoghi comuni e le falsità specie se queste ultime sono motivate da interessi economici. Il rischio è che il polipo si cucini nella sua stessa acqua. C’è una volontà a non far crescere il Sud. Un Sud sempre sotto scacco, dunque. Tutto questo fa parte di una mentalità politica di un nord nano e cieco che muovendosi per proprio tornaconto non si accorge che è il Sud il volano necessario per far ripartire il paese. Si chiama “controllo sociale attraverso l’economia” ed è nata, questa “filosofia”, nel 1861: “nani su iddi e vonnu a tutti nani

– Hai definito il Sud più tollerante, femmineo. Una bella immagine della nostra terra, che si avvita a perfezione su quella più scomposta e sanguigna della taranta, tipica della tua terra il Salento. Spiegaci la differenza che tu hai sottolineato tra tarantismo e tarantolismo.
MC: In genere la figura materna è tollerante. La figura paterna, invece, rappresenta l’autorevolezza e purtroppo molte volte l’autoritarismo. Tutto ciò ha un’origine storico-culturale. In tempi remoti, intorno al periodo minoico (età del bronzo) statuette di terracotta da grossi fianchi e grandi seni rappresentavano divinità femminili che alludevano chiaramente alla prosperità. Erano tempi in cui non vi erano dei della guerra e le città non avevano conseguentemente fortificazioni e il femmineo dominava. Alla fine della civiltà minoica arrivarono dalle steppe del nord popoli aggressivi, portatori di un dio della guerra. Le cose cambiarono repentinamente. Le città si fortificarono ma rimase, persistendo, in tutto il mediterraneo un elemento di venerazione verso la dea madre (a tal proposito invito a visitare la “menade dormiente” a Taranto) quasi come fossile di una remota inconscia tradizione (la venerazione di un dio femminile).
Il fatto che il fenomeno della taranta si sia poi conservata nel nostro territorio (Salento marginale, povero) è prova che certe poetiche possono, a condizioni particolari, sopravvivere e rinnovarsi. Nel nord del Salento, tra l’altro, il rito apotropaico per disinnescare il veleno del morso è rimasto una coreutica prima di intervento religioso. In questo senso può essere visto come un residuo di riti pagani. Per quanto riguarda poi la differenza tra tarantismo e tarantolismo ricordo che quest’ultimo è il fenomeno del morso del ragno, mentre il tarantismo rappresenta essenzialmente l’elemento simbolico, il mito di Arakne che ci parla di Dioniso riportandoci a quel mondo prima dell’invasione dorica che ha lasciato, in tanta parte del mondo, tracce di sé.

Abbiamo prima citato Zucchero ma Mimmo ha scritto brani per tantissimi artisti da botto come, giusto per citarne alcuni, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Loredana Bertè, Syria e l’indimenticabile Mia Martini. Con lei Mimmo ha avuto un sodalizio artistico e un legame quasi spirituale davvero forte, anche dopo la sua scomparsa: è stato ospite all’Anteprima Festival Mia Martini lo scorso 27 dicembre al Teatro Bibiena di Mantova e altre iniziative sono in itinere. “Sentivo la sua sofferenza, quella ricerca di radici che comprendevo”, ci ha spiegato. Una su tutte, ha duettato con lei nella canzone Ninetta, un vero capolavoro di poesia.

– Hai avuto il privilegio di essere protagonista della scena musicale in quanto cantautore in primis, ed esserlo attraverso i tuoi brani cantati da altri: quale versione di Mimmo Cavallo ami di più? Hai ancora la dipendenza da palco che dichiarano di avere molti artisti, come una droga da cui non ci si riesce a disintossicare?
MC: Il cantautore è coincidente con l’autore, almeno nel mio caso. Non ho mai scritto canzoni “per altri artisti” ma le collaborazioni sono nate attraverso un rapporto di amicizia e stima reciproca. Il palco mi manca anche se una certa mia pigrizia mi dispone a stare più dietro le quinte che in prima linea.

E con questo ci congediamo, per il momento, da Mimmo Cavallo ma non dalla sua arte. Perché se è vero che c’è un ritorno alla cosiddetta musica meridionalista, lui è e resterà sempre in testa al corteo, pronto a sventolare la bandiera. Ripulita da stemmi invasori.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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Andrea Benelli, la musica è la mia vita…

in Anna Lamonaca Blog/La Musica by
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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Io Giornalista Tv intervista il pianista e compositore Andrea Benelli che dopo una carriera ricca di soddisfazioni e un’esperienza alla Scala di Milano ha realizzato il suo primo ambizioso progetto musicale l’Album intitolato “Tiamoforte”…

 Andrea Benelli è emozionale, diretto, semplice e complicato allo stesso modo; si definisce come uno che pensa molto, a volte troppo; è istintivo, a volte troppo, dolce e romantico, forte ed energico allo stesso modo; preciso e ordinato, a volte troppo; meticoloso e sempre alla ricerca della perfezione, introduce se stesso e il suo mondo musicale in una profonda intervista:

A quanti anni ti sei avvicinato alla musica? “I miei genitori hanno sempre ascoltato musica; mia madre in particolare prediligeva la musica lirica. Entrambi cantavano. Sin da piccolo ho avuto modo di ascoltare le più grandi opere ed esecuzioni. I primi passi li ho fatti all’età di 4 anni; i nonni mi avevano regalato una pianola e suonavo ad orecchio. All’ età di sei anni iniziai a studiare con il maestro Francesco Manenti che mi prese sotto la sua ala protettrice e mi diede le basi tecniche/musicali al pianoforte e poi all’organo fino all’età di 14 anni. Un grande compositore al quale devo tantissimo. Mi piacerebbe fosse qui per avere un suo parere. Anche se credo fermamente che da lassù in qualche modo mi abbia aiutato a muovere le mani in questi brani”.

Quando hai compreso che essa era diventata parte fondamentale della tua vita? “Il rapporto con la musica è stato sempre molto particolare. È come se fosse stata sempre lei a ricordarmi di essere importante per me. Nei momenti di sfiducia, quando ho dovuto scegliere tra il calcio e la musica, quando volevo abbandonarla per fare tutt’altro lavoro, alla fine mi ha richiamato sempre a lei. Ho capito solo da qualche anno che la musica per me è tutto, è il mio mezzo di comunicazione per gli altri, è il mio donarmi agli altri”.

Dopo un lungo percorso di studi, hai iniziato la collaborazione col Teatro della Scala in cui hai lavorato con i più grandi direttori c’è qualche ricordo in particolare che vuoi raccontarci?  “Ho tantissimi bei ricordi degli 8 anni trascorsi al Teatro alla Scala. Le tournée in tutto il mondo, le esecuzioni di Petruska di Stravinskij in Teatro, la dolcezza e l’espressività che riusciva ad incarnare con le sue mani il maestro Georges Prêtre, venuto a mancare da poco. Vi racconto un aneddoto che oggi ricordo con il sorriso, ma allora, vi posso assicurare, è stato imbarazzante, perché son stato ripreso dal Maestro Riccardo Chailly durante una prova. Ero così incantato, concentrato, curioso nel sentire il suono dell’orchestra, l’esecuzione dei miei colleghi che sempre ad altissimo livello esprimevano la musica, la figura di questo direttore che indirizzava il suo volere con le mani, con il corpo che ho perso completamente la mia entrata al pianoforte. Il Maestro si ferma, mi guarda, io lo stavo guardando, e mi dice: “non c’è il pianoforte?” Io volevo sprofondare!!! Da lì ho imparato a gestire l’attenzione nell’ascolto della bellezza del suono che i miei colleghi insieme al direttore creavano con l’attenzione a quello che avrei dovuto suonare io per una fusione tutti insieme”.

Hai collaborato fino al 2013 con l’Orchestra, la Filarmonica e i Cameristi del Teatro alla Scala in qualità di organista, pianista e clavicembalista, tra tutti questi strumenti quale preferisci? “Da piccolo sono sempre stato incantato dall’organo. È stato uno dei giorni più belli della mia infanzia, quando il mio primo maestro durante la lezione al pianoforte, mi ha portato nell’altra stanza dove c’era l’organo, mi ha fatto sedere e ha cominciato a darmi le prime lezioni tecniche organistiche. Il clavicembalo invece non è mai stato il mio prediletto, anche se ha contribuito notevolmente alla mia crescita musicale. Ho preso il diploma sperimentale e ho eseguito brani oltre che al clavicembalo anche al fortepiano e al clavicordo eseguendo con i Cameristi del Teatro alla Scala molti concerti in Italia e tournée all’estero. E per ultimo c’è il pianoforte. Lo strumento che ho utilizzato di più per tutti questi 30 anni di musica. Ho accompagnato strumentisti, cantanti, con la musica da camera, sinfonica e lirica. Ho fatto esibizioni con musica pop, musica da film e tanto altro. É lo strumento che più adoro, lo ammetto, è il mio preferito. Con lui ho la possibilità di trasmettere in maniera diretta l’espressività che mi appartiene”.

Quando hai deciso d’intraprendere il nuovo percorso musicale come pianista solista? Come mai questa decisione? “Sin da piccolo ho sempre avuto la predisposizione a voler essere protagonista, fa parte del mio carattere. Gli spettacoli a scuola, nello sport, nell’animazione, negli eventi che organizzavo all’oratorio. Con la musica è successa la stessa cosa. Avevo l’esigenza di far qualcosa di mio ed è successo circa 4 anni fa”.

“Tiamoforte”, Musica, energia per la vita, è il coronamento di un intenso lavoro artistico durato due anni. Vuoi parlarcene? “Tiamoforte è la mia più grande soddisfazione. È stato l’esame più difficile che abbia mai dovuto affrontare: ha messo a dura prova la mia tenacia, la mia forza, le ansie e le angosce. Con questo lavoro ho risposto a tutte le volte che la musica mi chiamava. E devo ringraziare Giovanna Caravaggio mio mentore e mia guida, una grande amica divenuta anche il mio produttore e la mia famiglia per avermi sostenuto.”

Perché questo titolo? “Il titolo è venuto una sera durante la riunione con Giovanna Caravaggio e il mio ufficio stampa Mauro Caldera. Volevamo trovare un titolo con la parola pianoforte e io volevo che venisse aggiunta la parola amore, perché nell’album racconto spesso questo valore importante nella vita di ognuno di noi. Tra un giocare con le parole e un altro ho trovato “Tiamoforte” ed è piaciuto tantissimo.”

L’album contiene 13 tracce strumentali che esplorano le infinite emozioni che ad oggi hanno accompagnato la tua vita perché questa scelta? “Perché la mia vita mi ha trasmesso tanto, perché ho vissuto a 360 gradi tutte le emozioni positive e negative che mi ha dato.”

Come nascono i tuoi brani? “Alcuni nascono dalla mia immaginazione: mi catapulto in un posto e immagino; altri nascono pensando alle mie esperienze e scrivo quello che ho provato; in altri compongo una melodia dolce perché in quel momento sono triste e ho bisogno di coccolarmi; in altri l’esatto opposto e scrivo brani drammatici; altri ancora nascono semplicemente dopo ore al pianoforte ad improvvisare.”

In questo campo hai ricevuto grandi soddisfazioni, ma c’è stato qualche momento in cui hai perso fiducia? “Se non succede non saremmo esseri umani. Credo sia normale avere momenti in cui si perda la fiducia in quello che si fa, in quello che si vorrebbe fare. La vita ti da grandi soddisfazioni, ma forse ti da più porte sbattute in faccia.”

Cos’è la musica per te? “Per me la musica è tutto, lo posso dire con grande sincerità; è l’unica cosa che conta in questo momento. Per lei amo e ho amato, soffro, faccio sacrifici, sono dolce e premuroso, ho studiato molto, moltissimo e studierò sempre, le devo molto, le devo tutto, tutta la mia vita. “

Parlaci dei prossimi progetti per il futuro: “Il progetto è di portare live questo album. Girare l’Italia, l’Europa, il Mondo con Tiamoforte. Non poco ambizioso, ma non sarebbe un mio progetto se non fosse così!!! (Risata). Sono ottimista e so che riuscirò nell’intento perché nel mio staff, oltre a Giovanna Caravaggio di cui ho già parlato prima, c’è Mauro Caldera il mio ufficio stampa una persona fantastica, competente e disponibile e Filippo Broglia (il mio promoter radio/tv) per 15 anni direttore a Radio Italia, una persona che sa il fatto suo, tutto d’un pezzo sa cosa dire e cosa fare, nel momento giusto e nel modo giusto.  Non può che essere una vittoria. Viva la musica!”

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Capodanno Cinese a Roma 2017, il Nian

in Eventi/La Cultura by
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Capodanno Cinese… Svegliati, è Primavera? A Capodanno? A Roma?

Da alcuni anni, anche nella Capitale, si sta diffondendo la tradizione di festeggiare “La festa di primavera”, meglio nota a tutti come CAPODANNO CINESE…

Articolo di Camilla Gallucci
Articolo di Camilla Gallucci

Non c’è niente da fare, le Leggende circondano da sempre l’Umanità, e fuori da casa nostra, non sono sicuramente da meno, e quando poi le carte, con la Globalizzazione, si mischiano, dobbiamo abituarci che la Primavera può anche esplodere a Capodanno… certo poi, dipende da dove lo metti il Fine Anno sul Calendario…

La leggenda narra di una terribile creatura, un enorme Mostro, il Nian, che lascia la sua tana una volta all’anno per cibarsi di carne umana… senza pietà, si, ma grazie a Dio, anche questo tremendo Mostro ha una sua Kriptonite, la visione, infatti, del colore rosso insieme a urla, strepiti e grande musica, sono in grado di spaventarla e farla fuggire a Spirali levate.

Da qui, e’ nata la tradizione di indossare abiti rossi per celebrare il nuovo anno con esplosioni di colorati fuochi d’artificio, canti e balli sino a notte fonda. Questo in tutta la lontana Cina, ma, come detto, anche nella Capitale, non siamo da meno con un Capodanno Cinese perfettamente in grado di portarci nel paese del lontano Dragone. Siamo davvero curiosi di vedere, e paragonare con i nostri, i rinomati giochi pirotecnici cinesi, perché la tradizione italiana ci ha sempre saputo regalare meravigliosi spettacoli e, soprattutto, unici nel loro genere.

Ma perché la differenza di date? A differenza del nostro Capodanno, la data del Capodanno Cinese varia a secondo dei movimenti della luna e, secondo il calendario cinese, i mesi iniziano in concomitanza con ogni novilunio.

Quest’anno, quindi, questa festa tradizionale avrà inizio, oggi, 28 Gennaio quando tra l’altro si festeggerà l’Anno del Gallo.

Abbiamo saputo risvegliare la vostra curiosità? Bene, ora vi illustreremo qui di seguito, i tanti appuntamenti tradizionali di questo splendido evento atterrato ormai da anni nella Capitale.

Non possono certo mancare ovviamente le degustazioni gastronomiche tipiche, musica, intrattenimento e tanto altro ancora! Pronti? Via! Partenza, quindi, alle 14.30 da Via del Corso con la variopinta parata che, si concluderà a Piazza del Popolo con una dimostrazione acrobatica di arti marziali.

Degna di nota è la “Danza dei Dragoni e dei Leoni” che, con il loro coinvolgente corteo di ballerini e musicisti che si snoda per le strade del quartiere Esquilino, saprà riempire tutti i presenti, con un’ immensa gioia ed allegria…

Ed infine a sera, che dire ancora, appuntamento a tutti a Piazza Vittorio, dove fra Lanterne Rosse e Piatti di tradizione cinese, inclusa la Birra, sarà facile dimenticarsi, almeno per una sera dei tanti affanni della vita moderna.

Speriamo di avervi dato delle notizie interessanti, restate sintonizzati con noi per una prossima rassegna stampa… non mancherà!!

Il Capodanno Cinese a Roma
Il Capodanno Cinese a Roma

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Discorso di Trump per il suo Insediamento (Video)

in Alberto Marolda Blog/La Politica by
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Trump si insedia ed apre le carte del nuovo Gioco Mondiale… Obama ed il Mondo, storcono la Bocca…

Non si era mai ascoltato un discorso così Garibaldino se non dai leader pre Seconda Guerra Mondiale… dai Dittatori Pre Seconda Guerra… che Dio la mandi buona all’intero Mondo…

Un Servizio di Alberto Marolda
Un Servizio di Alberto Marolda

La bocca serrata di Obama la dice lunga sul significato di questo discorso… “…noi stiamo trasferendo il potere da Washington a Voi, il Popolo… per troppo tempo, un piccolo gruppo nella nostra Capitale della Nazione, mentre le persone hanno sopportato il costo di tutto questo… i politici hanno prosperato ma i posti di lavoro sono stati persi e le fabbriche sono state chiuse… i loro trionfi non sono stati i vostri trionfi… mentre nella capitale si festeggia, c’è poco da festeggiare in tutta la nostra terra per le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese… Questo è il Vostro momento ed appartiene a Voi… Gli Stati Uniti d’America sono il Vostro Paese…”…

Attenzione, qui stiamo parlando di un Leader che ha appena dichiarato di voler spostare l’ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, ma che contemporaneamente apre alla Russia che invece ha appena protetto un accordo storico fra le due fazioni al potere fra i Palestinesi, Fatah ed Hamas in favore della teoria di “Due Nazioni indipendenti”, avversata da Netanyahu…

Occhio che Trump può non piacere, ma certo dobbiamo cercare di capirlo con estrema attenzione… non ci era mai piaciuta l’eccessiva ingerenza degli Stati Uniti di Obama in Europa e nel vicino, a noi non a loro, Medio Oriente… ma non possiamo permetterci di cadere dalla padella in una brace la cui temperatura è ancora sconosciuta… restiamo tutti sintonizzati…


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Mario Pirovano la mia vita con Dario e Franca

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by
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Incontrare Dario Fo, come cambiare la propria vita a 33 anni…

Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

E’ una sera del 1983 in Inghilterra, Mario Pirovano, semplice operaio di 33 anni, va a teatro ed in scena  c’è “Mistero Buffo”, uno spettacolo che gli cambierà la vita. A seguire un incontro, quello col premio Nobel Dario Fo e sua moglie Franca Rame che Mario non scorderà mai. Il giovane Pirovano per la prima volta prova l’emozione del teatro, i brividi che l’attore con la sua affabulazione provoca nel pubblico dal palcoscenico, il boato delle risate, gli applausi a scena aperta, ma è solo dopo, nel camerino, che avviene la magia, la proposta di collaborare ed entrare a far parte attiva e stabile della compagnia. E’ un’amicizia che nasce e che porterà  Mario a lasciare il proprio lavoro, a dedicarsi a tempo pieno al teatro come allievo diretto, traduttore e testimone di Dario Fo in Italia e nel mondo. L’attore si racconta al nostro giornale in una straordinaria e profonda intervista …

Si può dire sicuramente che gli incontri cambiano la vita, leggendo la sua biografia, lei si era trasferito infatti a Londra per fare tutt’altro lavoro. L’incontro con Dario Fo e Franca Rame ha davvero cambiato il suo destino? “L’incontro con Dario ha cambiato totalmente la mia vita. Lavoravo in Inghilterra in un’agenzia di viaggi, ed andai a teatro a vedere “Mistero Buffo”, quest’opera mi sconvolse letteralmente, avevo 33 anni, non conoscevo nulla del teatro, ne rimasi incantato. La mia esperienza personale  e questo meraviglioso incontro, sono la dimostrazione che la vita può cambiare in qualsiasi momento, a patto però che tu sia pronto e disponibile al cambiamento. Quando sei chiuso, costruito nella tua quotidianità, allora non hai vie di scampo ed è per questo che suggerisco spesso ai ragazzi, durante i miei corsi, di lasciare sempre una piccola porticina aperta sui sogni, non bisogna mai essere completamente sepolti dalla quotidianità.”

Il teatro è stato sempre una delle sue passioni? “No, assolutamente, ero convinto che il teatro fosse una delle cose più noiose della vita, non ero mai stato ad assistere ad uno spettacolo. Quel giorno andai a vedere Dario, era solo una curiosità perché avevo sentito parlare di lui e di Franca. Sono nato a Milano ed ho iniziato a lavorare molto piccolo, a 14 anni avevo già il libretto di lavoro, ma dei Fo se ne parlava già, sapevo che avevano lottato per i diritti dei lavoratori, per cui essendo figlio di contadini ed operaio io stesso, non ero tanto interessato allo spettacolo, ma alla loro politica. L’occasione era importante per dimostrare loro la solidarietà e la stima di noi connazionali, con altri amici italiani decisi di andarlo a salutare ed omaggiare”.

Cosa ha provato quindi guardando Mistero Buffo? “Guardando lo spettacolo ho iniziato a ridere dall’inizio alla fine. Dopo la rappresentazione siamo andati a salutarli nel camerino, Franca ci chiese di ritornare nei giorni successivi. Il giorno dopo ero già lì ed è stato così per tutto il mese in cui sono stati a Londra per seminari, workshop e spettacoli. Io conoscevo l’inglese ed ho fatto da traduttore per loro quando necessario. Nel loro piccolo gruppo di 4 persone non c’era nessuno che parlasse inglese, ricordiamo che erano i primi momenti in cui il teatro italiano usciva all’estero, così mi misi subito a disposizione. Da quel momento nacque un amore che poi è durato tutta la vita.”

Ha subito iniziato la collaborazione? “Quando partirono, Franca mi chiese se volessi andare con loro a lavorare in Italia. Sembrava una boutade, una cosa da simpatia, invece per la successiva  tournèe Franca mi ritelefonò e mi propose di entrare stabilmente nella loro compagnia”.

Si può dire che è stato un vero e proprio tuffo nel vuoto? “Premetto che avevo un lavoro bellissimo, guadagnavo bene, gli amici non mi mancavano, vivevo nel centro di Londra, in una casa di tre piani, non avevo bisogno di nulla. E’ stato un tuffo nel vuoto perché avevo già 33 anni, ma fui talmente incuriosito da loro e dal teatro che il salto fu immediato.”

Il suo Mentore  ha spesso affermato, “…è vietato calpestare i sogni…”, quanto oggi, a suo avviso, sono rimaste vere queste parole?

“Io mi ricordo benissimo che da ragazzo sognavo ad occhi aperti, molte volte mi capitava nel periodo della giovinezza di rimanere imbambolato a guardare il cielo. Sono stato sempre un sognatore, i sogni non vanno mai calpestati,  bisogna conservare quell’angolino, quello spazio dentro di noi, una porticina aperta sul sogno”.

Mi dia una sua personale definizione dell’essere “attore” … “Per me essere attore equivale ad avere la possibilità di poter incontrare centinaia di persone ogni volta, di essere sempre nuovo pur mantenendo me stesso, provando una gioia infinita ogni volta che salgo sul palcoscenico. Far divertire la gente, sentire il boato delle risate, gli applausi a scena aperta è una gioia immensa, avere la possibilità di poter raccontare queste storie antiche, alcune addirittura antichissime,  riuscendo ad entrare nel cervello delle persone, è una felicità enorme.”

Vi è piaciuto? Continua nella prossima puntata…


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Continua il viaggio nel centro del Mistero Buffo con Mario Pirovano…

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by
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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Continua la nostra Intervista con Mario Pirovano… Dario Fo è li che ci guarda…

Presto andrà in scena con Mistero Buffo perché proprio quest’opera? “Sono circa 20 anni che porto Mistero Buffo in tutto il mondo, è stata la prima opera a cui ho assistito, me ne sono innamorato ed adesso ancor più. Dario ci ha lasciato, ma secondo me è ancora da qualche parte a farmi ridere, certo Dario è morto, il suo corpo fisico se ne è andato e molti teatri vogliono dedicargli un tributo, ma io sono già anni che porto in giro questo spettacolo”.
E’ stato lo stesso Fo a raccogliere per anni documenti di teatro popolare di varie regioni italiane ed a ricostruirli in uno spettacolo omogeneo, in cui le capacità mimiche dell’attore sono il mezzo principale dell’espressione teatrale. Quanto studio c’è dietro a Mistero Buffo? “Dario ha fatto uno studio su Mistero Buffo che è durato quarant’anni, non un giorno, non ha smesso mai. Oggi si potrebbero fare quasi 20 ore di Mistero Buffo è un meccanismo di comicità perfetta. Alcune storie sono medievali, altre risalgono al III secolo dopo Cristo, sono dei meccanismi dentro la nostra cultura e basta arrivarci con parole, concetti e frasi che escono dalla nostra memoria primordiale, i meccanismi comici sono gli stessi è cambiato un po’ il linguaggio che ha cercato di addolcire rendendolo un po’ più attuale, pur mantenendone intatta la struttura comica riunita alla gestualità.”
Mario, lei reinterpreta i testi di Fo con assoluta fedeltà, riuscendo però a far emergere la sua personale carica espressiva, come s’immerge in un testo? “Quando recito un testo la gente sente che lo spettacolo è mio, è vero è di Dario, ma è anche mio, il dramma di questi spettacoli è che se tu cerchi troppo di essere simile all’originale sbagli, vieni subito criticato, per cui bisogna avere una personale carica espressiva. Questo testo è talmente potente che i suoi meccanismi di scrittura non si possono sciogliere”.
Perché, quindi, in un epoca come la nostra in cui tutto sembra sfiorarci senza lasciare il segno, l’opera di Fo, riesce ancora ad essere tanto presente? “Si, certamente, il teatro di Dario è per tutti, è attualissimo, si è diffusa la falsa convinzione che sia un teatro troppo impegnato e difficile, ma è semplicemente un grande storytelling. Ho conosciuto persone che si occupano di teatro, organizzatori culturali che mi hanno detto che è complicato, ma non lo è, è moderno e comprensibile, guardi me, io non ero mai stato a teatro e non lo amavo ed invece… io sono l’esempio più lampante di quanto esso sia facile e chiaro.”
Cosa è necessario per fare “Teatro”, un Teatro o “Teatro” è “Ovunque”? “Dunque, gli spettacoli teatrali di Dario, soprattutto “Mistero Buffo”, si possono rappresentare ovunque. In una chiesa sconsacrata o consacrata che sia, in un aia, una pubblica piazza ovviamente con le opportune condizioni, c’è sempre bisogno di una pedana, di un palco. Il teatro di Fo può davvero essere recitato ovunque.”
Dario Fo come i giullari medievali, uomini che giravano di corte in corte diffondendo un tipo di cultura semplice, “homini ludens” uomini giuocanti che sorridevano della vita, lei si ritiene un “homo ludens”? “Io mi ritengo una persona giocante e felice, sono di mia natura una persona a cui piace sorridere, scherzare, sono sempre disponibile ad ascoltare e sentire”.
Cosa consiglia ad un giovane che vuole avvicinarsi al teatro? “Ad un giovane che vuole avvicinarsi al teatro consiglio sempre di entrare a far parte di una compagnia teatrale al più presto possibile, fare qualsiasi ruolo, l’importante è che si respiri il teatro dall’interno che si abbia a che fare direttamente con l’esperienza. Pensi che io per iniziare a recitare ci ho messo 9 anni.”
Si emoziona ancora quando recita?  “L’emozione è un elemento necessario per l’attore, essere troppo freddi e professionali non serve, il pubblico è attento anche se non è mai stato a teatro, sente subito cosa accade sul palcoscenico dal primo momento in cui l’attore entra. E’ un fatto incredibile. L’emozione è una giusta dose, serve ed è importante, non bisogna farsi prendere da essa, ma dosarla.”
E’ difficile spiegare Mario Pirovano con una definizione, lei è attore, interprete, traduttore, in quale di queste anime si rispecchia di più? “Traduco da tempo i testi di Dario tra cui uno spettacolo che non era mai stato tradotto, che molti non volevano trasporre perché affermavano che non avrebbe funzionato teatralmente. Hanno preso una cantonata micidiale perché ha avuto una grandissima fama essendo incentrato sulla vita di San Francesco, “Lu santu jullare Francesco” e l’abbiamo portato in tutto il mondo.”
Nel suo percorso artistico alterna piazze italiane a prestigiosi teatri all’estero, passando con facilità dai dialetti padani, all’italiano, allo spagnolo, all’inglese. Sono oltre 20 anni che porta il teatro di Dario Fo in Italia ed in Europa. Che differenza c’è tra i vari pubblici con cui viene in contatto? “Il pubblico è sempre diverso, per esempio i britannici sono molto difficili da conquistare, ma quando li rendi partecipi sono un pubblico eccezionale. Bisogna sollecitare le parti comiche ed umoristiche del loro essere, non si concedono tanto facilmente, quando sei sul palco sei sempre in tensione e recitare nella loro lingua non è semplice, sono molto attenti alla lingua, ci tengono. Sono riuscito a fare la traduzione di “Francesco” in un modo così straordinario che addirittura una casa editrice inglese ha voluto pubblicarne il testo”.
Quali sono i suoi prossimi progetti, vuole parlarcene? “Continuo a girare con “Mistero Buffo” mentre con i prossimi spettacoli sarò a Lecco e Chiavenna in Nord Italia, poi sono stato invitato al Carnevale di Fano sempre con “Mistero Buffo”, a Cesenatico che è la seconda casa di Dario Fo e Franca Rame dove vivevano fin da quando avevano trent’anni, poi in tournèe in Asia, a Singapore, in Malesia. Vorrei poi organizzare una mostra di quadri di Dario, ho tante cose da fare. Vuole sapere qual è unico cruccio così chiudiamo? E’non riuscire a venire al sud…Ma la vita è lunga…”


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Hotel Rigopiano il Perché di una Tragedia: le Foto

in Alberto Marolda Blog/Il Sociale by
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Hotel Rigopiano… Ora ne diranno di tutte, ma quello che va detto è solo: “Perché avete costruito li?”

Già, perché? Era bello lo stesso anche se lo facevate fuori da quel maledetto canalone… 500 metri a destra…

Una Nota di Alberto Marolda

Non ho altre parole per ora, non servono perché la macchina giudiziaria è già in movimento, il resto al momento, a parte la mera cronaca che noi non facciamo, credo sia solo sciacallaggio giornalistico, mi dispiace davvero che molti siano fatti cosi…

Anche se, ora alle 12 del 20/01/2016, sembrano esserci sei sopravvissuti… bene… aspettiamo…

Nel frattempo Booking.com scrive…

“Ci dispiace, ma al momento questa struttura non accetta prenotazioni sul nostro sito. Non preoccuparti! Qui trovi tantissime altre strutture nella stessa zona.”

Beati loro… lo Show va avanti…

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An aerial view shows Hotel Rigopiano in Farindola, central Italy, hit by an avalanche, in this January 19, 2017 handout picture provided by Italy's Firefighters. Vigili del Fuoco/Handout via REUTERS ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. EDITORIAL USE ONLY.

An aerial photo shows the rescuers heading to Hotel Rigopiano in Farindola, central Italy, hit by an avalanche, in this January 19, 2017 handout picture provided by Italy's Firefighters. Vigili del Fuoco/Handout via REUTERS ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. EDITORIAL USE ONLY.

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Diretta BBC News 24 in English

in Dirette Tv by
bbc news

La Diretta della linea News H24 della BBC inglese


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Al Jazeera Live Stream in English HD

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Al Jazeera

La Diretta in Inglese della linea News H24 di Al Jazeera

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Diretta Sky News 24

in Dirette Tv by
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La Diretta della linea News H24 di Sky


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Barbara Eramo, una storia da raccontare… Intervista e video…

in Anna Lamonaca Blog/La Musica/Pianeta Donna by
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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Barbara Eramo, cantante, artista, raccontiamola…

Abbiamo incontrato l’ammaliante cantante in occasione del prossimo evento che la vedrà ospite  di Cafè Loti  presso l’Auditorium Parco della musica di Roma il 18 gennaio…

Viso luminoso, occhi trasparenti, una storia da raccontare, la musica è la sua vita, il linguaggio preferito che lei usa per interagire col mondo o per prenderne le distanze, quando serve. Tutto questo è Barbara Eramo, cantante tarantina dalla carriera ricca di soddisfazioni, successi e nuovi progetti work in progress, la talentuosa interprete ed autrice si racconta al nostro giornale in una interessante intervista:

Partiamo dalle origini e facciamo un excursus nella tua carriera, quando hai capito che nella tua vita avresti fatto la cantante?  “Diciamo che è stata una conseguenza naturale dovuta al fatto che ho cominciato ad esibirmi in pubblico a 15 anni e non ho mai piu smesso. A 19  anni mi sono trasferita a Roma (sono pugliese della provincia di Taranto Ginosa Marina) per iscrivermi all’università, ma era chiaro per me ed in fondo anche per i miei genitori che si trattava di un alibi: andavo a Roma per concretizzare questa passione e quindi ad un certo punto , guardandomi indietro ho potuto constatare che si, avevo fatto una scelta di vita.”

Negli anni ’90 con Passavanti  vinci il premio della critica nella sezione giovani del Festival di Sanremo, in seguito esce l’album “Oro e Ruggine” vuoi parlarci di queste esperienze?

“Farne un sunto è difficile, ma ha sicuramente creato un evento consistente nella mia vita professionale. E’ indubbio che la mia vita musicale e forse non solo, si divide in “prima” e “dopo” Sanremo. Penso di non aver mai vissuto per così tanti giorni di seguito un’emozione così forte, misto di felicità e terrore. Bellissimo ricordo ed anche un po’ doloroso non posso negarlo, ma di un dolore ormai quieto in qualche modo risolto, compensato dalle tante esperienze bellissime e palchi vissuti in seguito che hanno stemperato la delusione di quel sogno rimasto sospeso.”


Hai collaborato con Bacalov nel brano “L’amore promesso” colonna sonora del film “Milonga”; sei interprete ed autrice di colonne sonore per il cinema e la televisione ed hai cantato anche in quella del film “Tale of Tales” di Garrone, certo si può dire che sei sicuramente un’artista eclettica oltre ad interpretare sei autrice e collabori con musicisti, quali di questi ruoli preferisci?  “Indubbiamente il mio strumento è la voce  quindi amo farne uso in qualunque veste musicale, per comporre mi accompagno con diversi strumenti – piano, chitarra, ukulele o sovrapposizioni vocali, ma a volte sono sufficienti anche solo una passeggiata nella natura ed il vento, dipende dal momento e dall’ispirazione comunque mi  piace comporre o poter collaborare alla scrittura non solo essere interprete.”

Nel 2008 è uscito il tuo album solista “In Trasparenza” perché questo titolo? “ Ho scelto questo titolo perché mi mostravo  intimamente scegliendo di cantare quei brani, quelle melodie e quei testi. Non ho prestato ascolto, dal punto di vista delle intenzioni discografiche , alle hit radiofoniche o discorsi di questo tipo…seguivo ciò che mi piaceva davvero, come è sempre stato del resto e come desidero che sia sempre.”

Nel 2010 è uscito il tuo Cd “Oriental Night Fever” realizzato insieme al musicista produttore francese Hector Zazou e a Stefano Saletti. Raccontaci di questo progetto …

“Hector Zazou è stato uno dei musicisti più importanti al quale devo infinitamente per la mia formazione musicale. L’ho conosciuto quasi per caso a Parigi, grazie alla mediazione di un amico. Volevo ascoltasse la mia musica perché amavo il modo in cui lavorava sul suono il suo disco “Les chansons des mers Froid” mi ha letteralmente folgorato ed ospita artisti come Bjork, Laurie Anderson, ha lavorato con David Sylvian, Ruky Sakamoto per me era una specie di leggenda vivente. Dopo tre anni mi ha proposto di fare questo disco insieme ed immagina la mia felicità. Purtroppo durante la lavorazione è venuto a mancare e forse solo dopo mi sono resa ancor più conto dell’immensa fortuna che ho avuto ad aver lavorato con lui. Lo penso spesso e credo che anche grazie a lui ho preso il coraggio in seguito di realizzare il mio disco “Emily”.

Uno dei tuoi più recenti progetti è “Emily”, un concept album di tue composizioni su  poesie di Emily Dickinson come nasce  e perché hai scelto proprio questa poetessa?

La fascinazione è stata leggerla e cantarla immediatamente, è di una musicalità sconvolgente. Una scrittura non immediata la sua, ma se aggiri il filtro della ragione ti arriva dritta in pancia. Questo mi ha colpito: il senso mistico della natura intrisa al tempo stesso di umanità e viceversa, questa esplosione di vita ed inoltre la sua assoluta contemporaneità, il suo linguaggio immaginifico ma mai melenso. E’ stato ancora più sconvolgente quando poi, leggendo la sua biografia, ho scoperto che viveva come una reclusa dentro casa. Sembrava famelica di vita, ma la viveva solo dentro di sé. Ho in comune con lei questo modo intimo, privato, di vivere in disparte le passioni; anche un certo senso di inadeguatezza al mondo e l’idea di costruirsene uno “tutto per sé” grazie all’immaginazione tuttavia non potrei mai rinunciare all’esplorazione del reale, per lo meno per come sinora mi conosco”.

Hai collaborato con tanti artisti, ma è difficile schierarsi da solista nel panorama musicale italiano? “Si , sempre più. I talent certo non aiutano, è la famigerata fabbrica delle illusioni. Molti giovani, anche dotati, spesso sono costretti a rivolgersi a questi programmi per cercare una propria collocazione nel mondo della musica, ma questi format vanno a discapito dell’arte e della sua funzione fondamentale che dovrebbe essere quella di elevare l’anima dall’ordinario. Siamo diventati tutti dei prodotti da scaffale per questo mi sono rivolta ad un circuito diverso, indipendente. E’ faticoso, ma mi permette di scegliere quello che voglio cantare e questo è impagabile e non c’è fama che tenga.”

Mescoli molte sonorità e stili come mai questa mescolanza? “Per mantenere vivo l’amore per questo lavoro. La mia indole musicale mi porta ad avere un approccio essenzialmente emotivo, curioso ed esplorativo – ed aggiungo poco ortodosso. Il mio modo di immergermi nella musica è totalmente esperienziale, non accademico. E’ così che ho formato la mia personalità musicale. Sono passata attraverso varie passioni dall’adolescenza ad oggi, grazie ad artisti che mi hanno illuminato: per questa ragione non amo chiudermi stilisticamente perché ho sperimentato molto spesso la bellezza della folgorazione che nulla toglie alle precedenti, anzi! Ogni volta scopro possibilità espressive diverse che aggiungono ed espandono l’ispirazione. Di fondo c’è una sorta d’inquietudine, un non accontentarsi o adagiarsi troppo… Mantenere vivo l’amore per la musica appunto.”


 Quali sono i tuoi progetti per il futuro?Parliamo dei prossimi appuntamenti …

“Sto raccogliendo le idee per il prossimo disco, è tutto ancora embrionale, ma comincio ad intravedere la luce. Proseguo l’attività concertistica – il 18 gennaio sarò ospite del Cafè Loti all’Auditorium parco della Musica di Roma, il 9 febbraio sarò con la mia band in concerto a “Na Cosetta” a Roma zona Pigneto, a marzo saremo a Padova e Lago di Garda ed a giugno all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi ospite del pianista jazz Nico Morelli –  inoltre voglio continuare a portare la mia musica all’estero perché trovo molti stimoli umani e creativi grazie ai viaggi. Unire queste due passioni, musica e viaggi, mi fa dire grazie alla vita ogni volta.”

Barbara Eramo...


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Musica Meridionalista: Nando Dicè ed Alberto Marolda ci raccontano un fenomeno

in Alberto Marolda Blog/La Musica by
musica-meridionalista-insorgenza

Musica Meridionalista, si fa presto a dire, ma il fenomeno è grande e complicato da sempre…

Ci serve un Caronte, qualcuno che ci spieghi, ci srotoli il Filo Rosso della lunga storia che l’espressione artistica Musicale Sudista ha avuto da più di un secolo…

Vi piace approfondire, scavare nelle pieghe della cultura ufficiale? Muoversi nei suoi lati oscuri? Bene, allora perché non ascoltare un bel flusso musicale che non vi aspettereste? Alberto Marolda contrae Nando Dicè, presidente di Insorgenza Civile, su uno dei suoi argomenti preferiti… fu, ed è oggi, vera Musica quella sviluppatasi nel Sud dello Stivale? Ascoltate e rendetevi conto di quanto un vecchio fenomeno possa essere ancora maledettamente attuale…

Mettetevi comodi, dura un’oretta, ma è tanta bella musica e due chiacchiere, si può ascoltare anche come un semplice streaming Radiofonico…

Ah… non c’è Pino Daniele… era troppo facile, un Gol a porta vuota…


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M5S: Quando Uno non vale più Uno

in La Politica/Movimento Cinque Stelle by
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M5S, Farage, Ukip, EFDD, ALDE, Borrelli e Grillo, intricate e stupide equazioni… della serie, come suicidare un Movimento…

Un Articolo di Corvo Rosso
Un Articolo di Corvo Rosso

I recenti equilibrismi di Beppe Grillo, lasciano a dir poco allibiti a voler essere comprensivi e buonisti, a tal punto che forse è necessario un breve ragionamento al riguardo… la Sequenza degli eventi è micidiale, quasi a raffica di Mitra… ricordiamola… la decisione a ciel sereno ed in totale solitudine di Grillo (continuo a non voler pensare che Grillo possa dar retta più di tanto ad un “ragazzo” di 40 anni investito del ruolo per diretta linea di discendenza divina), con gli Europarlamentari del Movimento totalmente ignari (tranne il malcapitato Borrelli), per l’uscita dal Gruppo EFDD fondato con Farage, il conseguente divorzio lampo dallo stesso Farage, l’indizione velocissima di una consultazione on line sull’argomento (giusto a supporto di una decisione già presa), con la facile ed ovvia vittoria della linea del Conducator (va detto con più di 40 mila voti a favore), la successiva attuazione, repentina e senza tentennamenti, della decisione, il duro Palo in faccia del Gran Rifiuto del Gruppo Liberal Democratico, ALDE, ed il conseguente ritorno dal divertito Nigel, umiliati e con la coda fra le gambe, dopo averlo persino allegramente salutato dal Blog (ovviamente per tornare si è dovuto pagare pegno e cedere, silurando Borrelli, la copresidenza del Gruppo)finito? No, due Euro Deputati incazzati se ne vanno, Affronte e Zanni, e il Beppe che farnetica di volergli far pagare la penale (250 mila Euro) per poi regalarla ai terremotati (così, giusto per prenderesi qualche applauso spontaneo e populista su una questione legalmente impossibile da attuarsi. Cosa fai se non te li danno? Gli fai i pignoramenti? Ma hai idea quanto tempo ci vuole? E se non hanno nulla da pignorare?)… wow, finito? Per ora pare di si, ma certo, visto che sono davvero eventi degni del migliore Houdinì… Sim Sala Bim, oplà… chissà cos’altro può accadere… e, tra l’altro, ecco che la credibilità internazionale del Movimento va a farsi benedire in un veloce batter di ciglia… Verrebbe quasi da pensare che ci sia un sabotatore all’interno del movimento… o no? Cioè, qui non ci son Santi ne Madonne, un sabotatore o un folle alla guida del Vaporetto, non c’è alternativa di sorta. E la cosa più tremenda da pensare è che questa figura, che abbiamo appena evocato, non può che essere proprio lui il grande conduttore Peppe Grillo, colui che invece lo dovrebbe condurre con Mano salda verso un inevitabile fulgido destino… No, perché, se ci pensate, effettivamente è strano, come fai a fare un gesto così suicida? Una baggianata cosi autolesionista senza esserti prima parato adeguatamente le balle? Come si può scientemente pensare di abbandonare un gruppo che hai contribuito a costituire, e nel quale hai lavorato per diverso tempo, andando in un altro gruppo che invece hai combattuto e disprezzato, senza avere nemmeno uno straccio di carta, di contratto firmato, o di precontratto di intenzione e ratifica di comunione di intenti e di apertura all’entrata…

Non hai una pezza scritta che ti aiuti a dimostrare l’incolpevolezza della trappola in cui sei caduto? Qualcosa che spenga il detonatore della enorme bomba di cacca che ti sta per esplodere in faccia? Una Cacca nella quale il Pd in primis sta scavando ora a piene mani? Ma che sei diventato di colpo amico di Renzi e di Carofiglio? Noo? Allora No party! Nun se parte, non ci si muove, si resta fermi, non si pubblica nemmeno l’intenzione di lasciare il gruppo, di lasciare Farage, di cambiare casacca, non si disturbano nemmeno più di 60 mila persone per chiedergli cosa fare... Ragazzi qui non è questione di dover essere grandi e fini politici, genere prima Repubblica, qui si tratta semplicemente di utilizzare un po di sana e robusta costituzione, quella fisica e mentale questa volta, non quella cartacea per carità…

Badate, che sia ben chiaro, non critico l’idea di muoversi dall’EFDD, ma come tutta la ridicola vicenda è stata condotta, dall’uomo solo al comando sino all’indegno finale… come ormai troppe vicende all’interno del M5S…

Forse, forse, il caro Beppone dovrebbe uscire dal virtuale, mascherarsi i connotati ed andare a parlare di nascosto con la gente in mezzo alla strada, ne scoprirebbe di cose che sulla cima della piramide non arrivano, oppure lo fanno solo filtrate da lacché incapaci, falsi e compiacenti, e questo è sicuramente troppo tempo che non lo fa… lui… lui…

… e sia chiaro, noi diciamo queste cose perché gli vogliamo bene… noi…

Gli articoli del Blog di Grillo, per farvi una migliore idea:

RISULTATI – Votazione online: il gruppo politico europeo del MoVimento 5 Stelle

Dear Nigel

L’establishment contro il MoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle: in Europa per l’Italia

I 250.000 euro di multa di Affronte ai terremotati


Corvo Rosso è prima di tutto un incazzato, poi è un Grillino Doc, uno di quelli che ci ha creduto sin dall’inizio, ed è uno di quelli che ci crede ancora, nonostante le delusioni. Corvo Rosso crede che il Movimento di cui fa parte, sia ancora una magnifica occasione per tornare a fare giustizia, un meraviglioso grimaldello per far tornare grande questo paese… ma Corvo Rosso non crede più che all’interno del Movimento ci sia una Democrazia sana, e per questo, pur continuando a credere nei principi del Movimento, si cela dietro questo Pseudonimo per non avere conseguenze alla Pizzarotti… perché Corvo Rosso crede che per fare modifiche al Sistema, anche quello Grillino, si debba restare al suo interno…

Ed a noi, questo discorso, piace, e quindi gli diamo voce, come al resto del Movimento, perché amiamo la Democrazia… noi…


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La fake news sull’attentato di Berlino. E ora che si fa, cara censura, chiudiamo i giornali?

in La Politica/Movimento Cinque Stelle by
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La Censura ed i siti di Stato, i Blogger, chi è che straparla?

Replichiamo, per una maggior democrazia ed un maggior pluralismo dell’Informazione, i migliori articoli del Magazine di Beppe Grillo e del M5S (… e questo ci sembra decisamente interessante…)

di Marcello Foa

Ogni volta che sento qualcuno proporre “agenzie indipendenti” per far rimuovere “false notizie” sul web, rabbrividisco. Tanto più in un’epoca in cui l’establishment sta tentando di accreditare la necessità di censure contro chi pubblica “bufale” e “post-verità”. Il riferimento più immediato è ovviamente alla significativa dichiarazione rilasciata al Financial Times, dal presidente dell’antitrust italiano, Giovanni Pitruzzella, subito denunciata da Beppe Grillo e da un esperto di comunicazione avveduto come Vladimiro Giacché, che vede giustamente rischi di controlli in stile “1984” di Orwell.

Ma la tendenza non è solo italiana; è sempre più forte in molti Paesi occidentali, come la Francia, come gli Stati Uniti. E’ tutto uno strepitare contro la disinformazione online, senza nemmeno una parola contro quello che invece rappresenta il vero problema: la disinformazione autorizzata ovvero le tecniche di spin doctoring che permettono di manipolare notizie e coscienze salvaguardando la forma; perché vengono diffuse dalle stesse istituzioni; approfittando – anzi, abusando – della loro autorevolezza.

Chi mi segue sa che da oltre 10 anni denuncio lo spin, che ho descritto nel saggio “Gli stregoni della notizia” e che è diventato un vero e proprio strumento di guerra asimmetrica. Guardate il paradosso: oggi politici e media mainstream denunciano i siti alternativi e i commenti sui social, con un’operazione che di persé è mistificatorie perché mischia tutto: siti di informazione, d’opinione, bufale (certo che ce ne sono), informazione ideologizzata. Ma non pronunciano una sola parola contro la manipolazione che viene generata dalle stesse istituzioni e che è pericolosissima e devastante perché è diventata uno strumento di guerra asimmetrica e incide profondamente nel rapporto tra Stato e cittadino, generando disgusto e diffidenza.

Eppure – insisto – la vera manipolazione non è quella di internet ma è quella ufficiale. Che, purtroppo, non diminuisce affatto.

Voglio sviluppare fino in fondo il ragionamento di Pitruzzella e quello di altre autorevoli pensatori anglosassoni, riferendomi a un esempio recente, quello degli attentati di Berlino. Tutti ricordiamo gli epici titoli sull’autista del Tir che avrebbe lottato fino all’ultimo per impedire la strage. Ne ho già accennato in un post ma val la pena di riprendere la notizia. Scegliete voi la fonte: Corriere della Sera, la Repubblica, la Stampa, Rai, Mediaset, Sky…. Non fa differenza. Tutti i media ripresero con grande evidenza la notizia della Bild Zeitung che, citando fonti investigative tedesche , scrisse che l’autista, seppur ferito, aveva tentato eroicamente di impedire che il Tir si schiantasse sul mercatino, lottando furiosamente con il terrorista a bordo.

Dopo qualche ora, questa dichiarazione fu avallata dal ministro degli Interni del Land di Berlino Andreas Geisel, sebbene fosse doveroso dubitare della sua attendibilità, come rilevato da chi scrive e da altri osservatori: come faceva il terrorista a lottare furiosamente con un autista di 120 chili, riuscendo al contempo a guidare un Tir ed evitare che sbandasse? Roba da film di Hollywwod, senza peraltro riscontri oggettivi, perché nessuno ha visto il Tir “zigzagare”prima dello schianto. Anzi, nell’unico filmato lo si vede procedere dritto a tutta velocità.

Com’è andata a finire? Ora ci viene detto, ed è ancora una volta la Bild Zeitung ad informarci, che secondo i primi risultati dell’autopsia, l’autista sarebbe stato colpito dai proiettili tre ore prima dell’attentato, tre ore durante le quali ha perso molto sangue. Forse era già morto al momento dell’attentato, in ogni caso era incosciente e di certo non era in grado “di aggrapparsi al volante”.

Insomma: ci hanno raccontato una gigantesca frottola. Una spettacolare “fake news”. Attenzione: chi ce l’ha raccontata? Un giornalista troppo fantasioso? Un inaffidabile blogger? Macché: ad impiantarla ad arte è stato uno spin doctor che lavora nelle istituzioni tedesche e poi certificata addirittura da un ministro locale.

E allora sorgono alcune domande.

Cos’hanno scritto i solitamente indignati debunker, tanto amati da politici come la Boldrini? Strepitano? Macché tacciono, come sempre in queste circostanze perché per loro la Verità è sempre solo quella formale, delle Istituzioni. E le Istituzioni, lo sanno tutti, non possono mentire. E allora certe notizie spariscono dai siti dei moralisti del web, semplicemente non esistono. Perché non possono esistere.

Altra domanda: lo spin doctor che ha diffuso scientemente una balla pazzesca verrà indagato e processato? La risposta è, come sempre no, perché i politici che oggi chiedono misure severe contro i blogger, non hanno mai sollecitato punizioni per chi compie reati ben più gravi, mentendo in assoluta cattiva fede, abusando della credibilità delle istituzioni. Quella menzogna non può essere punita. Non è nell’interesse dei politici mainstream.

E come la mettiamo con i giornali e con le tv che hanno diffuso, con toni epici, una bufala colossale? Seguiamo ancora la logica di Pitruzzella: che facciamo, presidente? Chiudiamo Repubblica, Corriere, i tg Rai eccetera? Eh sì, percepisco il suo disagio

E’ facile prendersela con un blogger o un utente Facebook accusandolo di diffondere post-verità, ma se vuole essere coerente dovrebbe oscurare i grandi siti e magari anche denunciare per falso le istituzioni tedesche. Che scena! Tutti i grandi giornali chiusi per manifesta manipolazione della realtà o obbligati a uscire con un bollino che ne certifica la non credibilità.

Impossibile? Ovvio non è così che si difende la democrazia e un’informazione davvero migliore. Chi invoca la censura non ha mai davvero a cuore la libertà d’espressione, ma persegue altri inconfessabili interessi. Incompatibili con i vostri.

Non fatevi ingannare, non fatevi intimidire.


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Il futuro è l’Intelligenza Artificiale – intervista a Jerome Glenn

in Il Sociale/Movimento Cinque Stelle by
Il futuro è l'Intelligenza Artificiale - intervista a Jerome Glenn

Intelligenza artificiale… e l’Uomo?

Replichiamo, per una maggior democrazia ed un maggior pluralismo dell’Informazione, i migliori articoli del Magazine di Beppe Grillo e del M5S

di M5S Europa

Jerome Glenn è il cofondatore di Millennium Project, la più importante fondazione al mondo che fa ricerca sul futuro. L’obiettivo del suo lavoro è migliorare le prospettive dell’umanità per costruire un futuro migliore. Esattamente il contrario dei politici italiani che con Jobs Act e riforma delle pensioni hanno svenduto il nostro futuro.

Abbiamo chiesto a Jerome Glenn quali opportunità e quali rischi porta con se la quarta rivoluzione industriale. L’intelligenza artificiale sta cambiando l’economia, la società e per certi versi anche l’identità stessa dell’uomo. Il Movimento 5 Stelle vuole governare questo fenomeno che è irreversibile. Non si può fermare! Occorre strategia e visione politica. Se oggi la politica lo rinnega rischia di regalare il futuro della nostra società a multinazionali pronte a sfruttare la tecnologia, non per ridistribuire ricchezza e benessere, ma per moltiplicare i loro affari. Per il Movimento 5 Stelle l’innovazione tecnologica deve essere messa a disposizione di tutti. Nessun cittadino deve restare indietro!
1) Che cosa è la quarta rivoluzione industriale?

La dicitura “quarta rivoluzione industriale” rappresenta un’analisi relativamente superficiale di quello che sta accadendo: non si tratta solo di connettere macchine al Wi-Fi, c’è molto di più. La quarta rivoluzione industriale, l’Internet delle cose (Internet of things), è relativo ai processi produttivi: l’intera catena del valore viene collegata all’intelligenza, ma c’è molto di più. In gioco c’è il futuro. La biologia di sintesi potrebbe rappresentare una rivoluzione di portata ben più ampia rispetto alla rivoluzione industriale in sé. Di conseguenza, se le persone si concentrano solo sull’incremento della produttività nell’industrializzazione, stanno perdendo di vista molto di quello che succederà in futuro.

2) Le precedenti rivoluzioni industriali hanno cambiato il nostro modo di agire, l’economia e la società. Questa nuova rivoluzione industriale sembra, invece, incidere anche sulla stessa natura umana. È così?

È così. Esistono tre tipi di intelligenza artificiale che vengono regolarmente confuse in tutto il mondo. La confusione non aiuta la discussione, pertanto consentitemi di fare un po’ di chiarezza. Quella che abbiamo oggi è l’Intelligenza Artificiale Debole (Artificial Narrow Intelligence – ANI). Si tratta di software, come AlphaGo, beat the Go Champion oppure One in chess e il genere di sistemi intelligenti che abbiamo oggi è ristretto: non puoi trasformarlo in qualcos’altro, dovresti riprogrammarlo. Anche AlphaGo, se vuoi sostituire alla griglia 19 x 19 una da 20, devi riscrivere tutto il programma. È l’intelligenza ristretta, quella che abbiamo oggi. La seconda è l’Intelligenza Artificiale Generale (Artificial General Intelligence – AGI), che potremo raggiungere o meno. Con questa possiamo riscrivere il codice sulla base dell’Internet delle cose. Saremo in grado di riscrivere ogni genere di altra attività in tutto il mondo e questa intelligenza sarà in grado di apprendere simultaneamente da tutto il mondo, riscrivere il proprio software e, di conseguenza, apprendere con grande rapidità. La terza è la super intelligenza artificiale (Artificial super intelligence – ASI). Essa è in grado di definire i propri obiettivi ed è quella che spaventa gli amanti della science fiction. Le persone la confondono con la prima e dicono “oddio, ci siamo, siamo già arrivati a quel genere di intelligenza di cui Hawkins e tutti gli altri hanno paura”. No, non siamo ancora arrivati a questo stadio. Ma ho menzionato questi tre tipi di intelligenza artificiale per dire che Intelligenza Artificiale Debole metterà fuori gioco molto lavoro e molta forza lavoro in tutto il mondo. Entro il 2035 l’Intelligenza Artificiale Generale metterà fuori gioco la maggior parte del lavoro, pertanto questo processo in due fasi deve essere chiaro. La normale concezione di occupazione, con un normale lavoro, stipendiato, potrebbe riguardare solo 1 miliardo di persone circa entro il 2050; il resto potrebbe lavorare per conto proprio o trovarsi in una sorta di transizione verso il lavoro in proprio. L’idea di occupazione in passato implicava che si dovesse andare da qualche parte, l’idea di avere una propria attività non era contemplata. Bisognava andare da qualche parte per lavorare; adesso non si deve necessariamente andare da qualche parte, è possibile connettersi con tutto il mondo, creare la propria vita. Questo è quello che chiamiamo self-actualizing economy. La transizione verso essa potrebbe verosimilmente richiedere una qualche forma di reddito annuo garantito, ma oggi ciò oggi non è economicamente vantaggioso. Basta dare uno sguardo alla curva a campana del costo della vita. Sappiamo che attualmente l’elettronica scende nel costo per capacità. Ma alla fine seguirà la curva, pertanto ciò significa che quello che dovevi pagare per il costo della vita potrebbe ridursi e poiché si tasseranno nuovi oggetti come robot o altri tipi di oggetti, si creerà nuova ricchezza, che potremo utilizzare per rendere economicamente sostenibile una sorta di reddito annuo base, al fine di evitare che tante persone si ritrovino per strada. Pertanto, il cambiamento culturale significa che in passato dovevi imparare a inserirti in un sistema, che ti piacesse o no, mentre in futuro dovrai verosimilmente realizzare te stesso. Il vecchio “Conosci te stesso” di Socrate diventerà il tuo mantra e meglio riuscirai a essere te stesso meglio riuscirai a trovare mercati per te in tutto il mondo. Si tratta di una concezione completamente nuova dell’economia, perché in passato identificavamo il nostro valore nella soddisfazione del nostro capo per il nostro lavoro, che fossimo economisti, medici, etc., ma molte di queste professioni saranno ridimensionate dall’intelligenza artificiale, debole e generale. Pertanto continueremo a costruire le competenze fondamentali, ma non necessariamente la professione, nello stesso modo, e il futuro sarà molto più complesso, con diversi tipi di attività economiche create dai singoli, non solo dalle aziende.

3) La quarta rivoluzione industriale porterà più benessere per tutti?

Ritengo sia importante per le persone sapere come ciò sia possibile: una cosa è avere una capacità tecnologica e un’altra è il suo utilizzo da parte delle persone. La mia prima e-mail risale al 1973 e ho sentito persone che mi dicevano: “non mi serve un computer per comunicare, ho un fax”. Davvero, lo dicevano. A volte abbiamo bisogno di molto tempo per implementare le novità. Abbiamo presentato tre diversi scenari futuri collegati a questo. Il primo si chiamava Mix bag: l’idea è che come Internet si è diffuso lentamente e in modo irregolare nel mondo, altri strumenti per attuare l'”abbondanza radicale” potrebbero richiedere un po’ di tempo prima che le persone siano in grado di utilizzarli, ma è una sfida importante per portare le persone in tutto il mondo a dire: “Va bene, in che modo è possibile mettere questi strumenti per l’abbondanza radicale a disposizione di più persone, in maniera corretta, per aiutare a ridistribuire alcuni dei mezzi di produzione?” Perciò, penso che succederà esattamente come dicono? No, perché bisogna tenere conto della natura umana e della lentezza con cui talvolta le persone cambiano.

4) La politica come cambierà? Si affermerà la democrazia diretta o arriverà una risposta dell’oligarchia delle lobby?

Una delle regole fondamentali che ho imparato in 45 anni di ricerca sul futuro è che tutto diventerà più complesso di quello che pensi. Perciò immagina che la gestione del potere si complicherà più di quanto tu non creda e poi raddoppia il risultato. In origine, l’organizzazione del potere all’interno della società era appannaggio della religione. Poi, il potere è stato rappresentato dagli Stati nazionali, con Napoleone che si impossessa della corona e si auto-incorona, giusto? La religione non è stata sostituita, c’è ancora, ma il potere del governo è cresciuto su di essa ed è diventato un nuovo tipo di potere. Oggi, le aziende stanno costruendo il potere anche al di là degli Stati nazionali, perché sono in grado di muoversi più rapidamente di essi e il potere dei singoli è destinato a crescere sul potere delle aziende. Pertanto gli individui avranno molto più potere per creare attività e azioni e coalizioni ad hoc, che potremo definire le politiche in futuro. Se per politica si intende la guida dei cittadini e la loro crescita, allora i singoli, in modo complesso e in tutto il mondo, saranno coinvolti nella politica, ma ci saranno ancora governi che definiranno le regole, ci saranno ancora le aziende che organizzeranno i sistemi di produzione e ci sarà ancora la religione, che proverà a definire il valore delle cose. Immagina tutti questi sistemi di potere insieme e potrai comprendere che cosa sta succedendo. Tuttavia, la grande variabile sarà l’individuo che diventerà molto più potente perché quando vogliamo che il governo realizzi le cose, come per esempio riparare un buco in una strada, io adesso avrò un semplicissimo sistema portatile 3D che potrà farlo e quindi perché mai dovrò rivolgermi al governo? Posso andare io e risolvere il problema, giusto? Potremo avere città o auto-guarigioni con sistemi di sensori robotizzati e sistemi di riparazione. Pertanto molte delle cose che chiediamo ai governi oggi potranno cominciare a essere realizzate dagli individui: è l’individuo che acquisisce più potere sugli altri poteri. È questa la vera rivoluzione.

LEGGI GLI APPROFONDIMENTI DEL MOVIMENTO 5 STELLE SULLA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE.

IL MOVIMENTO 5 STELLE SOSTIENE LA #QUARTARIVOLUZIONEINDUSTRIALE

QUANDO IL MEDICO È UN ROBOT. #QUARTARIVOLUZIONEINDUSTRIALE


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Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie

in La Politica/Movimento Cinque Stelle by
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Di seguito riportiamo il “Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie”. Ogni eletto del MoVimento 5 Stelle sarà tenuto ad attenersi ad esso. Domani sarà votato online a partire dalle 10 per la ratifica. Potranno votare tutti gli iscritti entro il primo luglio 2016 con documento certificato.

1. PRINCIPI ISPIRATORI DEL COMPORTAMENTO DEL SINGOLO PORTAVOCE ELETTO
Il Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle ha lo scopo di garantire una condotta, da parte dei portavoce eletti, ispirata ai principi di lealtà, correttezza, onestà, buona fede, trasparenza, disciplina e onore, rispetto della Costituzione della Repubblica e delle leggi. I portavoce del Movimento 5 Stelle perseguono gli obiettivi del Movimento, così come indicati nel “Non Statuto” o negli altri atti interni di indirizzo. I portavoce sono consapevoli del fatto che, ai sensi dell’art. 54 della Costituzione, i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore: nell’adempimento di tale dovere, ogni portavoce tiene comportamenti eticamente ineccepibili, anche a prescindere dalla rilevanza penale degli stessi. Ai sensi del Regolamento del MoVimento 5 Stelle, i portavoce si astengono da comportamenti suscettibili di pregiudicare l’immagine o l’azione politica del MoVimento 5 Stelle.

2. RAPPORTI CON EVENTUALI PROCEDIMENTI PENALI
Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri od il Comitato d’appello, quando hanno notizia dell’esistenza di un procedimento penale che coinvolge un portavoce del Movimento5stelle, compiono le loro valutazioni in totale autonomia, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, nel pieno rispetto del lavoro della magistratura. Il comportamento tenuto dal portavoce può essere considerato grave dal Garante o dal Collegio dei probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello, anche durante la fase di indagine, quando emergono elementi idonei ad accertare una condotta che, a prescindere dall’esito e dagli sviluppi del procedimento penale, sia già lesiva dei valori, dei principi o dell’immagine del MoVimento 5 Stelle. La condotta sanzionabile può anche essere indipendente e autonoma rispetto ai fatti oggetto dell’indagine.

3. AUTOSOSPENSIONE
In qualsiasi fase del procedimento penale, il portavoce può decidere, a tutela dell’immagine del MoVimento 5 Stelle, di auto-sospendersi dal MoVimento 5 Stelle senza che ciò implichi di per sé alcuna ammissione di colpa o di responsabilità. L’autosospensione non vincola né condiziona né preclude il potere del Garante, del Collegio dei Probiviri e del Comitato d’appello di adottare eventuali sanzioni disciplinari. Tuttavia, l’autosospensione può essere valutata quale comportamento suscettibile di attenuare la responsabilità disciplinare.

4. PRESUNZIONE DI GRAVITÀ
Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri o il Comitato d’Appello, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, valutano la gravità dei comportamenti tenuti dai portavoce, a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale.
E’ considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del MoVimento 5 Stelle la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo, eccettuate le ipotesi indicate all’ultimo comma. A tal fine, sono equiparate alla sentenza di condanna la sentenza di patteggiamento, il decreto penale di condanna divenuto irrevocabile e l’estinzione del reato per prescrizione intervenuta dopo il rinvio a giudizio. E’ invece rimessa all’apprezzamento discrezionale del Garante, del Collegio dei Probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello la valutazione di gravità ai fini disciplinari di pronunzie di dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, di sentenze di proscioglimento per speciale tenuità del fatto, di dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.
La ricezione, da parte del portavoce, di “informazioni di garanzia” o di un “avviso di conclusione delle indagini” non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso, sempre salvo quanto previsto al punto 5.
E’ sempre rimessa alla discrezionalità del Garante e del Collegio dei Probiviri o del Comitato d’appello (e non comporta alcuna automatica presunzione in tal senso) la valutazione della gravità di fatti che configurano i c.d. reati d’opinione ipotesi di reato concernenti l’espressione del proprio pensiero e delle proprie opinioni, ovvero di fatti commessi pubblicamente per motivi di particolare valore politico, morale o sociale.

5. DOVERE DI INFORMAZIONE
I portavoce, quando ne hanno notizia, hanno l’obbligo di informare immediatamente e senza indugio il gestore del sito (con comunicazione da inviare al link www.movimento5stelle.it/contattaci.php), dell’esistenza di procedimenti penali in corso nei quali assumono la qualità di indagato o imputato nonché di qualsiasi sentenza di condanna o provvedimento ad essa equiparato ai sensi del punto 4.

6. AMMINISTRATORI
Ogni sindaco e presidente di regione eletto nelle liste del MoVimento 5 Stelle è tenuto a far rispettare il presente codice etico ai componenti delle proprie giunte, anche se gli assessori non risultano iscritti e/o eletti nel MoVimento 5 Stelle.


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Auguri? Il Reina come il Bataclan, ne insegnano l’inutilità?

in Alberto Marolda Blog/Il Sociale/La Politica by
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Auguri? Se non l’Ipocrisia… il Reina, il Bataclan, ma presi giusto come esempi di scellerata umanità che colpisce l’Occidente, dimostrano quanto siamo tutti vicini al buio del Caos…

Un Servizio di Alberto Marolda
Un Servizio di Alberto Marolda

Dunque… Auguri… si fa presto a dire Auguri… è facile fare gli Auguri… ma poi? Poi cambia qualcosa? Il Mondo cambia? La nostra Vita cambia forse? Vale la pena diventare tutti, giusto per una notte per carità, più buoni e caritatevoli? E poi via, chi s’è visto s’è visto? Come si dice, fatta la Festa, Gabbato lo Santo? Anzi, più adatto ai tempi truci che corrono, fatta la Tregua, Gabbato lo Santo?
No, non avevo assolutamente un Mood da Auguri in questi giorni, ed i primi ad accorgersene sono stati quelli più vicino a me, gli “intimi” per cosi dire, dalla Famiglia, allargata persino, agli amici che mi aiutano su IoGiornalista… tutti a dire: “Eddai Albè, essù, li devi fare gli Auguri, la Gente se li aspetta… “…
Vabbeh, non sto scrivendo questa nota per elencarvi i Migliaia di Motivi Pubblici per i quali non sarebbe stato opportuno per nessuno festeggiare questo Natale e cascami seguenti, a parte quelli Privati, lasciamo perdere, li sapete bene e se avete deciso di far finta di nulla per qualche sera, va bene, assolutamente bene… e non vi scrivo nemmeno per dotti commenti o per la cronaca sull’attentato di Istanbul… ma invece vi scrivo per dirvi quello che mi è accaduto proprio la sera del Fine Anno… ed il seguente Sentimento…
Du, du, dunque, l’ignobile Uncle Scrooge, aveva appena guardato i Fuochi, “perché s’annà guardà che porta bene…”, che hanno iniziato ad arrivare i messaggini WhatsUp di Auguri, si, c’erano anche prima, ma dalla Mezzanotte, si son fatti sempre più insistenti… una vera rottura di balle… però.. però, Albè, a questo non puoi non rispondere, si offenderebbe, ed a quest’altro nemmeno, non capirebbe… per cui, inizia quì, ed inizia lì, che carino questo e che carino quello, ed ecco che la folta rubrica del maledetto programmino di messaggistica istantanea, mi ha aiutato a partorire gli auguri, complice un videuccio trovato al volo… di colpo sembrava una voglia compulsiva, sempre di più, sempre più in alto, susu, a tutti, ecco, quello non lo scordare, dai col sorriso crescente… era bello ritrovare la voglia… quando di colpo… SDANG!! Arriva la mazzata di Istanbul, e ti ritrovi nell’inferno più totale e più assoluto… 30 morti, no, 33, no, 34, forse più, chissà… un attentatore, due, forse tre… è un casino ed il Kalashnikov ha appena cantato la sua litania di Morte assoluta… ratatata..tata…
Continuano ad arrivare le notifiche dei messaggini in entrata… bingbingbing… allegri.. ma non lo sanno? Morte… alla Tele, Amedeus è imbarazzato mentre le ballerine fighe sgabbettano e scosciano ancora… Morte, morti inutili, ed allora?

Allora che senso hanno i messaggini di auguri? Continuano… La Morte torna ora ma c’era anche prima, possibile che siano tutti cosi insensibili? Cosi Ipocriti?
Ed allora capisci, oppure vuoi capire, vuoi dare una giustificazione per non impazzire o assegnare l’etichetta di pazzi a tutti… forse si, lo sappiamo benissimo che la Morte è là che cresce con la sua marea nera che sembra inarrestabile, ma forse, dico forse, abbiamo tutti bisogno di riscaldarci all’unico fuoco dell’accampamento notturno, tutti abbracciati ed impauriti a farsi coraggio contro l’ignoto, contro il Maligno oscuro che è appena al di là della linea d’ombra della nostra Civiltà, al di là della sua luce rassicurante… nascosto nel buio che fa paura, nella Violenza e nella Crudeltà che fa paura… ed allora… allora anche un augurio su WhatsUp ti pare una cosa grande… calda… auguri… forse serve… certo però, ai poveri Neanderthal, trucidati da noi, dai rampanti Sapiens, non servì…

… e, a ben pensarci, oggi nell’Ombra Oscura, Maligna, sono dei Sapiens uguali a noi ad essere nascosti, pronti a tagliarci la giugulare della Civiltà che abbiamo costruito con tanta fatica e lutti… per cui… Auguri?

Ma di che??


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