Il Futuro? Solidale…

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novembre 2016

Seguimi nel buio, il nuovo libro di Simonetta Santamaria

in Anna Lamonaca Blog/La Cultura by
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La grande Signora del Thriller Partenopeo, si racconta in una bella intervista al nostro giornale in occasione dell’ uscita del suo nuovo libro “Seguimi nel buio”:

Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Simonetta da dove trai humus per le tue storie? “Da qualsiasi cosa. La mia forma mentis mi consente di prendere spunto dalla quotidianità, da dettagli comuni che in un soggetto normale non lascerebbero traccia, ma si sa, gli scrittori sono personaggi particolari; alcuni un po’ di più.”

 Intervistiamola…

Hai scritto romanzi di successo, i lettori restano affascinati dai tuoi personaggi, se ne affezionano, ma vengono anche turbati dalle tue storie spesso sconvolgenti. C’è qualcosa di autobiografico?

C’è sempre una componente autobiografica nelle mie storie, mi serve per poterci metter quel “sentire” intenso e verosimile che voglio trasmettere ai lettori. Ci sono sprazzi di me in ogni personaggio dal momento in cui mi pongo la domanda “che farebbe?” Se non conosci qualcuno non puoi rispondere, l’unica è farlo somigliare e te; in tal modo non potrai sfuggire alla verità, ed è quella che i lettori percepiscono ed apprezzano, perché ci si possono ritrovare.”

Tra i tuoi personaggi vi sono figure che attirano l’attenzione per la loro apparente perfezione, salvo poi nascondere spesso qualcosa d’oscuro. Il male si nasconde nelle persone più integerrime anche nella realtà?

I miei personaggi rispecchiano l’uomo comune. Hanno sentimenti reali, amano ed odiano, hanno fame e sete. Sono umani e pertanto fallibili, dotati di debolezze, non percepiscono il loro lato oscuro finché la vita non li mette alla prova ed è quello che accade a ognuno di noi. Io sono una fervente sostenitrice del dualismo umano. Nessuno è solo buono o solo cattivo. Bene e Male sono 2 facce di una stessa moneta, moneta che la vita lancia in aria continuamente: tutto dipende da che lato cade.”

 

“Seguimi nel buio” è un  thriller psicologico molto potente, vuoi parlarcene? “Sono contenta che tu lo definisca “potente” perché, come per il precedente “Io Vi Vedo”, anche questo è stato un romanzo tutt’altro che facile da scrivere. È la storia di Valerio e Luce, un ragazzino autistico ed una psicopatica assassina senza alcuna possibilità di comunicazione che tuttavia riescono ad entrare in contatto e ad interagire. Come? E qui viene il bello della storia.”

Mi ha incuriosito una frase: “Siete così presi dalla vostra piccola, inscatolata realtà che non vi accorgete dell’universo psichico che pulsa attorno a voi. È la Rete. Cos’è Insanet? “Eccolo qua, il bello. Insanet. È la sincrasi di Insane (folle, squilibrato) e Net (rete, intesa come network), e rappresenta una sorta di rete neurale attraverso la quale le persone affette da patologie intellettive e cerebrali riescono a comunicare: autismo, Alzheimer, coma profondo, tutti stati preclusi ai cosiddetti “normali” ed è così che Valerio e Luce iniziano la loro storia, in bilico tra il tenero ed il perfido. Ai lettori scoprire come.”

 

Valerio è autistico: quanto è difficile entrare nel mondo psicologico di un autistico e descriverlo?

“Come ho detto, è stato un romanzo molto impegnativo. Entrare nel mondo dell’autismo mi ha costretta ad affrontare il problema da diverse prospettive. Ho letto e studiato tanta roba, interpellato specialisti, figurato scenari a me ignoti. Mi sono calata nel personaggio di Valerio dopo averlo delineato fin nei minimi dettagli; un bambino con cui entrare in empatia, per cui provare tenerezza, su cui scatenare il mio istinto materno. Sono rimasta spesso chiusa nel mio studio in silenzio, ad oscillare, nella speranza di entrare in lui. Lo stesso ho fatto con Luce, che tra devianze e psicosi possiede degli umani sentimenti di donna e madre mancata. Gli atteggiamenti psicotici di quando si interfaccia con lo psicologo clinico che la segue, sono studiati nei minimi dettagli secondo alcune trascrizioni che sono riuscita a reperire.”

La neuropsichiatra infantile Christina Kindermann, grazie alla sua pazienza e competenza è l’incarnazione del bene, è colei che capisce che qualcosa non va. Dove hai tratto ispirazione per questo personaggio?“Non so bene. Sapevo solo che per trattare certi casi ci vuole una grande esperienza, ma anche un certo tipo di carattere. Una sera ho visto un film in cui c’era Katy Bates, in una veste molto diversa da quella a cui ci hanno abituato i vari Misery non deve morire e Dolores Clayborne. Aveva un volto bello, tranquillizzante, con i capelli brizzolati corti. Ho pensato ecco, quella è la mia Christina, il resto l’ha fatto da sola.”

 

Nei tuoi libri racconti il lato noir della realtà, secondo te perché i lettori sono così attratti dal male? “Non so se i lettori siano davvero attratti dal male, e se lo sono probabilmente è per esorcizzarlo visto che è attorno a noi nel quotidiano: basta vedere un telegiornale o aprire un giornale. Credo però che i lettori, gli appassionati del genere soprattutto, vogliano una bella storia, originale che li sappia tenere inchiodati alla pagina.”

 

Il libro ha partecipato al torneo letterario “IoScrittore”: vuoi parlarci di questa esperienza? Come possono i lettori aiutarti? “IoScrittore è stato il mezzo con cui questo romanzo ha visto la luce. Dopo Io Vi Vedo la Tre60 mi ha comunicato l’intenzione di virare su cose più commerciali quindi mi sono ritrovata con un romanzo finito e nessun editore. “Basta thriller” me lo sono sentito ripetere tante volte. Così mi sono posta la fatidica domanda: potrebbe essere vero, magari i lettori sono stufi, magari sono io che non funziono, quindi, quale test migliore di un torneo in cui nessuno sa chi sei, devi essere giudicato da altrettanti scrittori (peraltro notoriamente spietati con i colleghi) e passare due round di selezioni oltre il vaglio iniziale. Come possono aiutarmi i lettori? Leggendolo e facendolo leggere. In editoria parlano i numeri e i download contano. Non è vero che “basta thriller”, i lettori ci sono e sono affamati, ma gli editori preferiscono importare scrittori stranieri facendoli passare per il fenomeno del momento; in quanto a noi, vogliono trasformarci in cloni. Io combatto da sempre in favore degli scrittori italiani, ma senza il supporto dei lettori possiamo dimostrare ben poco.”

 

Nel prossimo futuro c’è un nuovo libro, vuoi anticiparci qualche cosa? “Nel mio futuro c’è sempre un libro, ma purtroppo, non dipende da me. Per fare un figlio non basta la madre e come fu per il tanto ambito premio Lovecraft di cui ebbi il pregio di vincere l’XI edizione, l’esperimento IoScrittore non avrà di certo un bis, quindi fatevi sentire. Che so, firmate la petizione “vogliamo la Santamaria in libreria”

 

Rispondi ad una domanda che non ti ho fatto… “Se ho mai provato a scrivere qualcosa di diverso dall’horror e il thriller? Un paio di volte, più per esigenze personali che per convinzione. Il genere è, per definirlo, esistenziale, ma non sono mai riuscita a completarli perché non ne sento l’anima, non sono abituata a rendere emozioni diverse al mio lettore, di quelle che gli offro sono certa, ma di queste…Mi sembra qualcosa di banale, inconsistente. Chissà, magari mi scopro brava a far piangere almeno quanto a mettere ansia…”

www.simonettasantamaria.net

 


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Francesco Moscuzza, il giovane atleta siracusano è campione del mondo di Calcio Balilla

in Anna Lamonaca Blog/Il Sociale by
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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

La Medaglia d’Oro per Francesco Moscuzza appena tornato dalla Germania con una grande vittoria mondiale nella specialità “Speedball” del Calcio Balilla.

L’unico italiano tra gli atleti partecipanti di tutto il mondo, in una competizione decisamente difficile per il numero di iscritti, e per la grande preparazione dei Giocatori. In occasione di questo agognato traguardo, lo abbiamo intervistato per voi…

Hai partecipato ai mondiali in Germania e sei tornato vincitore, raccontaci le emozioni che hai provato: “Per me è stato un traguardo che sognavo da tempo. Ho dedicato questo oro a tutte le persone che hanno creduto in me ed al mio sponsor Premierwin365 di cui è  presidente Fabio Lanzafame.”

Il giorno prima hai avuto una forte delusione per il tuo stop alla prova open, pensavi che saresti arrivato all’oro? “Sinceramente l’oro a singolo è un traguardo molto difficile  perché non facendo gare internazionali durante la stagione sportiva mi tocca giocare con i test di serie che sono i primi in classifica. Ho vinto le qualifiche in maniera facile. Nelle fasi finali ho beccato 3 incontri con giocatori veramente forti. Il 4° incontro è stato molto difficile infatti il giocatore con cui mi sono sfidato è arrivato secondo al mondiale.”

Come e quando hai iniziato a giocare e ad appassionarti al calciobalilla? “Ho iniziato all’età d 11 anni circa, il mio vicino di casa fu promosso a scuola e suo padre gli regalò un calcio balilla. Tutti i giorni andavo a giocare con lui.”

Pensavi che un giorno sarebbe stata la tua principale attività e di diventare uno dei più forti giocatori in Italia? “Sinceramente no, inizialmente era un passatempo poi nel 2006 grazie al mio maestro di calcio balilla Valerio Interlandi conobbi la Federazione Italiana Calcio Balilla e nel 2007 arrivò il primo podio con qualificazione per i campionati italiani.”

È stato difficile seguire questo tuo sogno? “E’ stato difficile perchè economicamente non potevo permettermelo e quindi partecipare alle gare era solo un sogno per me.”

Sei stato anche ad Italian’s got talent totalizzando grandi apprezzamenti, ci vuoi raccontare quell’esperienza? “Volevo iscrivermi a Guinnes Word Record, ma il programma era stato sospeso, quell’anno c’era l’annuncio di Italian’s got talent e per gioco m’iscrissi, dopo un paio d’ore mi contattarono e chiedendomi se fosse vero quello che avevo appena descritto nella mail e subito mi presero.”

Come ti alleni prima di partecipare ad una gara? “Di solito mi alleno con i miei ragazzi facendo video per vedere gli errori commessi, a volte metto dei pesi nei polsi per aumentare la velocità e la resistenza nel gioco”.

Che cosa consigli a chi vuole intraprendere la tua stessa carriera? “Questo sport porta via molto tempo e ci vogliono sacrifici, quello che consiglio  sempre: costanza e mai gettare la spugna.”

Francesco chi sei? Parlaci un po’ di te… “Sono nato a Siracusa, sono un ragazzo umile, cresciuto in una famiglia per bene, mio padre è venuto a mancare quando avevo solo 3 anni, mia madre da sola è riuscita a crescere 3 figli, me e le mie due sorelle con dei valori, da soli siamo riusciti a realizzarci.

Dopo questa bella vittoria che cosa c’è nel tuo futuro? “Un anno fa ho conosciuto il mio sponsor Fabio Lanzafame, presidente della premierwin365, lui ha creduto in me fino ad oggi. Il nostro non è solo un rapporto lavorativo, ma familiare, entrare a far parte della Premier Group è stato un onore, insieme stiamo per creare un avvenire sportivo per tutti i giocatori del mondo, vorremmo organizzare tornei internazionali con montepremi stellari”.


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Francesca Fariello e la sua musica: un fiore di ciliegio nella lava del Vesuvio

in La Musica/Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
Francesca Fariello

Dalla Cina a Napoli, passando per la letteratura: quando la contaminazione non ha confini.

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Bella, è bella anzi, di più. Ed è brava anzi, di più. Francesca Fariello, cantante, compositrice, autrice: un’artista a tutto tondo che spicca nel panorama musicale italiano come “fiori di ciliegio nella lava del Vesuvio”. Con il suo rock dalle sonorità a tratti prog, riesce a evocare antiche atmosfere o che spaziano dal gotico fino alla cultura cinese. In italiano o in inglese fino ad arrivare – uditeudite – al cinese, le sue composizioni hanno un solido background, niente è lasciato al caso, e accompagna l’ascoltatore a scivolare dentro i suoi concept album con la naturalezza dei grandi.

Sta cavalcando i meritati successi dei suoi due album e, tra una tappa e l’altra, IoGiornalista le ha rubato qualche momento per farle alcune domande. Intervistiamola…

Francesca, i complimenti per la tua bravura e professionalità sono d’obbligo. Detto ciò, la prima  domanda che nasce spontanea è: un’artista “meridionale” come te, una napoletana che decide di non restare ingabbiata nella tradizione ma sfida il mercato cantando pop e rock, in inglese e perfino in cinese, quante difficoltà deve affrontare per ritagliarsi la propria fetta di mercato?

Oltre che ringraziarti, mi complimento con te per aver colto la mia inclinazione all’evasione dalle “gabbie”; la libertà è qualcosa che bisogna guadagnarsi minuto per minuto di questi tempi…ed io sono una ribelle…una silenziosa ribelle…silenziosa finché non salgo su un palco!

Avendo lavorato come vocalist sin da giovanissima, ho sempre separato lo “strumento voce” dal cantautorato che, invece, è stato il mio canale comunicativo sin dai tredici anni. Per molti anni le canzoni che scrivevo sono state “soltanto mie”, al massimo potevano ascoltarle qualche familiare e gli amici. Fino alla tarda adolescenza quello che cantavo in pubblico o per lavoro era ben lontano dalle canzoni che scrivevo e che riempivano la mia stanza. Ero una cantante, una vocalist. Poi quando ho scelto di portare in giro le mie canzoni ho iniziato a sentire emozioni molto più forti. Durante i live incontrare persone con cui creare complicità, dividere la mia storia in musica era molto rischioso, ma molto più forte del sentirmi dire che ero stata brava a cantare una cover. Pensare a una fetta di mercato da ritagliarsi è molto difficile, soprattutto se sei un cantautore e non un imprenditore, figuriamoci di questi tempi: il mercato musicale è in black out. Noto comunque, anche da utente e fruitrice di musica, che la scena indipendente si sta diffondendo notevolmente. I concerti creano opportunità d’incontro tra pubblico e artista, le tue canzoni possono raggiungere persone la cui sensibilità potrebbe rivelarsi affine alla tua e pian piano ci si sceglie, ci si segue.

Accetto comunque i “limiti” dello scegliere la strada della spontaneità; la strada che mi è stata insegnata dai miei familiari e dai miei insegnanti. Ricordo, in particolare, quando in momenti in cui esprimevo il mio disappunto per situazioni “musicali e lavorative” che mi stavano strette, e cercavo di capire quale fosse la strada giusta, se piegarmi, cambiare per entrare nel mercato, mio padre mi rimproverava. Mi diceva: “Tu sei una cantautrice!”, mi parlava della sua adorata Joan Baez, mi diceva che dovevo occuparmi solo di suonare la “mia musica”, di non essere a caccia di successo “… se arriverà che ben venga, ma se il successo è il tuo obiettivo, dal momento in cui non puoi cambiare te stessa, cambia lavoro e diventa un imprenditore!”. Ancora oggi è così: ciò che mi rende felice è suonare, anche quando nessuno mi vede, cantare perché sono felice o perché sto soffrendo, e qualunque sia il sentimento che provo…in musica, suonandolo e cantandolo diventa gioia, mi riempie…poi se c’è un pubblico con cui scambiare emozioni tanto meglio!

L’incontro tra cantante e cantautrice per il pubblico è avvenuto dopo una gavetta che l’ha vista anche corista e vocalist per grossi solisti. La scelta del genere non è casuale. Come lei stessa dichiara, è cresciuta a pane e musica, anglofona perlopiù; dal jazz alla lirica, passando per il rock e il prog, e chi più ne ha più ne metta. Tuttavia, Francesca riesce a contestualizzare nella sua musica anche Napoli, la sua radice più profonda.

La contaminazione quindi: quanto è presente e quanto incide nella tua produzione?

La contaminazione è un processo che si avvia naturalmente già su un piano culturale. Sono nata in un luogo bellissimo: il Vesuvio alle mie spalle e gli occhi rivolti verso il mare. Appartengo a un popolo di mare e non continentale, ho vissuto già la stratificazione dei sincretismi culturali intellegibili nella storia di una citta di mare come Napoli, luogo di grandissimi scambi culturali e commerciali…Ho sempre lo sguardo rivolto verso il mare per guardare “oltre”, per arricchirmi delle diversità di popoli così lontani eppure così vicini. È stato così che fin da bambina, aiutata dall’atmosfera culturale familiare, ho studiato e ascoltato il richiamo di echi di culture più lontane ed è stato così che, con una visione comparatistica, il Vesuvio poteva apparirmi così simile al Monte Fuji; lo Zibaldone leopardiano mi si presentava tra le righe come un nikki, un diario tipico della letteratura giapponese di epoca Heian. La mia mente poteva riempirsi di termini e frasi in inglese, italiano, napoletano, cinese, francese, potevo divertirmi a tradurre qualche 成语 chengyu, espressioni idiomatiche della lingua cinese, trovandone l’esatto corrispettivo solo attraverso il napoletano, come una lingua che funge da “switch-code”… ma la musica… la musica è sempre stata il collante di tutto. La musica è un linguaggio universale, può vestirsi di qualsiasi lingua per i suoi testi…Melodia e armonia possono far viaggiare l’anima nei luoghi più disparati del Cosmo e allo stesso tempo, su un piano introspettivo, si possono raccontare gli angoli più bui dell’interiorità e bagliori che portano l’uomo così vicino al divino. Direi proprio di sì, la contaminazione è assolutamente presente e incisiva nelle mie produzioni, perché è attiva nel mio modus vivendi; per me la musica è contaminazione, è la più magica formula di sincretismo.

I suoi sono concept album, come nella miglior tradizione musicale (e anche la più complessa da elaborare). Il primo, Sakura no Nikki, ispirato all’arte letteraria giapponese di scrivere diari. Perché, tra le varie, Francesca intanto si laurea in cinese all’Orientale di Napoli, cosa che le consentirà di penetrare appieno la dimensione orientale e trasporla in musica. Ma non solo: anche la letteratura ha una grande influenza, tanto da lasciarsi ispirare da Oscar Wilde per un suo brano, dal titolo Dorian Gray, appunto.

Lasciarsi ispirare da un racconto per un brano musicale: in genere è più facile immaginare il contrario…  Come avviene la magia?

Letteratura e Musica: le parole hanno un suono e la musica…la musica ha sempre una storia da raccontare!!! Libri e canzoni sono stati come navicelle spaziali in tutta la mia vita, velivoli super veloci per far volare la mia fantasia. Parole, accordi, melodie…ci sono dei libri che ho letto e riletto decine di volte, personaggi in cui ti ci ritrovi o che possono evocare alla mente persone e storie che hai realmente conosciuto e vissuto. Come per magia, lettere e caratteri iniziano a staccarsi dalle pagine. Determinate storie continuano a vivere nella tua mente anche quando hai finito di leggere un racconto. Mi capita spesso, di sera, tra una pagina e l’altra, di chiudere un libro e di avvicinarmi al piano o alla chitarra…lascio che la suggestione prenda il sopravvento, le mani radunano un accordo e la mia voce inizia ad accennare una melodia. Poi ci sono parole che vengono fuori come un discorso appena interrotto. A un certo punto mi fermo ad annotare versi su un taccuino e ho come l’impressione che quelle parole non indichino più con precisione se stanno parlando di me o della storia che ho appena finito di leggere.

Il suo secondo concept album, ZerO, è un’esplosione di creatività. Alla realizzazione hanno collaborato fior di musicisti tra cui due batteristi d’eccezione: Charlie Morgan (Elton John, Tina Turner)  e Poogie Bell (David Bowie, Erykah Badu, Marcus Miller). Il collante di ZerO è il non-tema. Zero, in quanto metafora dello svuotamento della coscienza dell’artista, e creazione di uno spazio in cui poter esprimere se stessi e sentirsi al contempo protetti. Anche qui ritroviamo dei richiami alla letteratura e ai suoi personaggi: Stoker e LeFanu, Conrad, Shelley, scelta tanto originale da spingere l’attore e regista Alessandro Palladino a trasporre il tutto in un vero e proprio spettacolo teatrale, “I Mostri di ZerO”, un viaggio nella natura umana attraverso musica e testi. E poi c’è un brano che manifesta disappunto verso il dilagare dei talent show, Target.

La formazione di un vero artista è sudore e sangue; troppo spesso la televisione sforna presunti fenomeni senza substrato che affondano dopo il primo bagnetto. Spiegaci il tuo punto di vista.

Per me è una questione di scelte. Siamo in un’epoca del tutto e subito; è un’epoca in cui i social network sono carburanti dell’ego; apparire in tv è diventato sinonimo di riconoscimento della preparazione personale. Il talent è uno spettacolo televisivo, la musica esiste da prima e a prescindere dalla televisione. Vive anche quando premi “off” sul telecomando…basti pensare che l’apice dell’emozione creata dalla musica si raggiuge quando gli occhi si chiudono. Parlando su un piano tecnico e in ambito di acquisizione di competenze professionali, la durata di un programma televisivo è chiaramente insufficiente per formare un individuo, facendolo gareggiare come un cavallo. Il talento è un punto fondamentale nell’artista, ma è un punto di partenza se la musica deve diventare un “lavoro”. Ricordo ancora quando a 15 anni, a lezione dal mio primo maestro di canto desideravo imparare ad usare la voce, estendere il mio registro per raggiungere le note più alte; il mio unico obiettivo era impadronirmi della tecnica per dare più forza alle emozioni che avrei voluto gridare agli altri, tutte le volte che la mia timidezza nel quotidiano non mi permetteva di farlo…Tornavo da scuola e mi esercitavo ore ed ore, dovevo migliorare, imparare le canzoni che provavo più volte a settimana nei garage della provincia con la band. Volevo essere preparata a sufficienza per le serate dal vivo nei locali. Solo dopo molti anni mi sono sentita pronta per registrare un disco. Oggi è diverso, essere famosi è più importante di essere preparati, di essere credibili.


E, sempre nel frattempo, la vita di Francesca continua a cambiare. Lei sostiene che Band è Meglio perché in gruppo si è più forti, e così nuova band composta da Gianluca Capurro alle chitarre, Lorenzo Scaperrotta al basso e Domingo Colasurdo alla batteria…nuova vita, nuovi progetti. Anche in lingua cinese. Ci aspettano dei crossover molto, molto interessanti. All’inizio della nostra chiacchierata l’ho definita una cantautrice originale come “fiori di ciliegio nella lava del Vesuvio”… E anche questo è un suo progetto che vedrà presto la luce grazie alla collaborazione del disegnatore Enzo Troiano: una graphic novel sulla vita della Piccola Sakura. E, sulle note di quest’ultima, delicatissima immagine, noi ci congediamo e auguriamo a Francesca Fariello una lunga e luminosa carriera come merita un’artista con le sue capacità.

In attesa della tua prossima produzione, raccontaci di questa graphic novel…

Collaborare con Enzo Troiano è un’esperienza fantastica! È un’eccellenza nel campo del fumetto, è stato il primo autore/disegnatore italiano a recarsi in Francia nel 2011, a Nizza presso il negozio “BD Fugué” per presentare un albo in lingua italiana (i due volumi di “Harcadya”). La sua sensibilità artistica ha avuto l’effetto di una funzione esponenziale nell’ambito comunicativo e di rappresentazione del mio mondo musicale in fumetto. Ha trasformato il mio storyboard in un’opera personalissima. Mi emozionavo come una bambina quando mi mostrava durante i nostri appuntamenti le sue tavole: quei disegni e quei colori superavano tutte le mie aspettative e sono sicura che è un’opera che emozionerà tante persone! La sua graphic novel viaggerà in synch con la musica durante ogni mio concerto: è una sorta di presentazione del mio mondo. Sarà presto presentata sui social network anche sotto forma di video. L’idea della graphic novel è nata proprio perché amo sperimentare attraverso la fusione dei linguaggi dell’arte; non ho mai considerato le diverse espressioni artistiche ed i processi creativi come meccanismi che operano a compartimenti stagni. Lo scopo di questo incontro artistico è stato quello di fornire alla mia musica un nuovo strumento, stavolta visivo; è un mezzo per raccontare con semplicità i colori del mio mondo. Quest’opera ha anche dato voce a concetti complessi, come ad esempio il processo di songwriting – spiega in che modo ho adoperato la tecnica di scrittura dei nikki in musica in Sakura no Nikki – e rivela il mio modo di sentire le radici vesuviane. Il processo di semplificazione è stato l’obiettivo e il percorso arduo che avevo deciso di intraprendere per presentarmi, anche attraverso la graphic novel, a coloro che ascolteranno la mia musica durante i concerti: direi proprio che Enzo Troiano è riuscito a portare a termine questa missione con grande stile! Sono diventata una sua fan e non vedo l’ora di seguirlo nei suoi prossimi appuntamenti editoriali, a breve pubblicherà per l’Editore Giochi Uniti il suo progetto “Omegha”: il fumetto in concomitanza con Lucca 2016 e per il periodo di Natale, il gioco ad esso collegato.

La chiamano, deve suonare… la lasciamo andare perché siamo contenti, la ritroveremo… con noi, un legame si è creato, e con voi?

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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Stelle Fiore decorazione natalizia con i tubi di carta

in Anna Lamonaca Blog/L'Arte by
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Un articolo di Anna Lamonaca
Un articolo di Anna Lamonaca

Volete un’idea originale per decorare il salone delle vostre feste o l’albero di Natale?

Oggi andremo a realizzare delle stelle- fiore sbrilluccicose, un lavoretto creativo e di riciclo da fare anche con i più piccoli. Volete realizzarle? Seguite il nostro video tutorial:

Materiale occorrente:

Tubi di carta igienica
Porporina colorata sbrilluccicosa
Tempere colorate
Brillantini o perline
Colla a caldo
Pennelli
Colla vinilica
Nastrini di vario colore

Mettiamoci all’opera:

Schiacciate il rotolo di carta igienica, tagliatelo in striscioline sottili per creare i futuri petali, una volta fatta questa operazione, attaccate i vari petali l’uno all’ altro con la colla a caldo formando il fiore –stella.
Preparate in un vassoietto la tempera colorata del colore che più preferite e dipingete il fiore, attendete che si asciughi.
Preparate poi la porporina sbrilluccicosa su un vassoietto.
Con il pennello e la colla vinilica cospargete i petali di colla ed adagiateli da entrambi i lati nella porporina per dare l’effetto brillantinoso. Una volta fatto questo procedimento aspettate che si asciughi e aggiungete una pailette al centro o una perlina colorata e il nastrino per poterli appendere all’ albero.
I fiori-stella sono pronti per addobbare il vostro salone delle feste o l’albero di natale non ci resta che augurarvi…

Buon Natale Amici! Alla prossima puntata!


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Stiamo Tornando…

in Alberto Marolda Blog by
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Tutto Cancellato… Memorie e Backup Distrutti…

Una Nota di Alberto Marolda
Una Nota di Alberto Marolda

Ci hanno buttato giù un’altra volta il Server di IoGiornalista.Tv… male… mi scuso con tutte le tante persone che ogni giorno entravano sul sito e leggevano i nostri post, ci facevano grandi, e spero che, ripristinato il tutto, lo rifaranno… Non siamo riusciti a proteggerci… non so perché c’è qualcuno che ha deciso di incaponirsi su di noi, non so se sono i nostri articoli, o se è il nostro rimbalzare gli articoli del Server di Beppe Grillo e dell’M5S, o se invece è solo sfortuna, certo la casistica di rotture è davvero strana, e, perlomeno una intrusione pesante negli ultimi 15 giorni, abbiamo le prove che sia stata fatta… in fondo, credo che dopo il Fake della moglie di Brunetta, sia stato dimostrato ampiamente che la Disinformazione utilizza anche questi metodi…

Bene, grazie a tutti e, come si dice, “Stay Tuned” sulle nostre pagine social, che vi avviseremo appena pronti di nuovo, anche se, gli articoli vengono caricati nelle varie categorie, giorno per giorno

Non so Voi, ma Noi, Stiamo Tornando…

Roma dichiara guerra al gioco d’azzardo #RomaNoSlot

in Movimento Cinque Stelle by
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Roma dichiara guerra al gioco d’azzardo. Basta all’effetto Las Vegas.

Replichiamo, per un maggior pluralismo dell’Informazione, i migliori articoli del Magazine di Beppe Grillo e del M5S

Articolo di Virginia Raggi
Articolo di Virginia Raggi

Basta alla giungla di slot machine nella città. Abbiamo depositato la scorsa settimana una delibera di iniziativa consiliare sul regolamento delle sale slot a Roma. Un’importante iniziativa targata M5S con l’obiettivo di tutelare la salute dei nostri cittadini con conseguenti effetti sulla sicurezza della città, la viabilità, l’inquinamento acustico, il decoro urbano e la quiete pubblica.

Si tratta di un regolamento che vuole metter ordine a Roma dove i numeri sono da capogiro: 294 sale e più di 50mila slot machine nella Capitale, pari ad oltre il 12% di tutte quelle distribuite nel nostro Paese. La cosa più importante è che con le nuove regole vengono introdotti i limiti di distanza di 500 metri dai luoghi “sensibili” come ad esempio scuole, centri sportivi, chiese, caserme e sportelli bancomat. Limiti che puntano a garantire migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute e dell’ordine pubblico e a prevenire il rischio di utilizzo da parte di minorenni.

Altra novità: centro storico off-limits. Si vieta infatti l’uso delle slot machine nei perimetri del centro e nelle aree pedonali o comunque interdette alla circolazione dei veicoli. Infine, si regolamentano gli orari di esercizio. Infatti, sarà possibile l’utilizzo degli apparecchi automatici di intrattenimento con vincite in denaro, le cosiddette new slot e Videolottery, dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 22 mentre nei giorni festivi non sarà consentito. Altro aspetto importante sono le sanzioni che, aggiungendosi a quelle già stabilite dalla normativa esistente, prevedono in caso di violazioni reiterate sospensioni o in casi gravi revoche dell’autorizzazione da parte dell’amministrazione comunale.

Insomma una grande azione a tutela dei cittadini che cerca di trovare una soluzione al gioco d’azzardo, fenomeno che in Italia ha assunto connotati assolutamente preoccupanti contro il quale il Movimento Cinque Stelle si sta battendo con forza anche a livello regionale e nazionale. Un fenomeno ormai profondamente radicato nel tessuto socio-economico del nostro Paese e ancor di più nella nostra città se si considera che i costi sociali e sanitari legati al gioco d’azzardo patologico pesano sulla collettività per una cifra compresa tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro annui.
Ciò che ci sta più a cuore è la salute dei romani e finalmente questa regolamentazione si pone tutta a vantaggio della città e dei suoi cittadini.


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