Il Futuro? Solidale…

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maggio 2015

La sindrome di Nonna Papera: chi di uccello ferisce, di uccello perisce

in Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
La sindrome di Nonna Papera

Rapex, il nuovo contrappasso contro lo stupro

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Sarebbe bello in questi casi poter dire “pane al pane” (nel senso pratico di vendetta) ma nella fattispecie di questa nostra conversazione è di certo più calzante “pene al Pene”. Sì perché mi sono imbattuta in Rapex, il più spietato dispositivo antistupro mai inventato.
L’idea viene da una donna sudafricana, sviluppata sulla base di una precedente invenzione similare, e consiste in una sorta di preservativo semirigido in lattice da inserire in vagina. Al suo interno, il malefico ordigno è dotato di una dentellatura, piccole sciabole appuntite e orientate verso la cupola del dispositivo che, nell’eventuale atto di penetrazione, si conficcano nelle carni dello stupratore alla prima “marcia indietro” necessitando l’intervento di un chirurgo per rimuoverlo e, di conseguenza, il riconoscimento del crimine.
Capito la perfidia?
La cosa mi ha ricordato uno dei più famosi orpelli medievali usati sulle donne: la cintura di castità dentata, concepita per prevenire stupri ma anche inopportuni rapporti sessuali consolatori durante l’assenza del coniuge partito per le crociate, e la masturbazione ovviamente. Niente sesso, siamo cattolici, per dio.
Ora, ammetto di aver provato un sottile e altrettanto perfido brivido di piacere nell’immaginare la scena di tale moderno contrappasso perché ci sono passata. Non che si sia compiuta la violenza carnale perché fortunatamente l’aggressione è finita a mazzate e io allora ero giovane, forte e allenata ad assestare calci e cazzotti modello rissa da bar ma quelle orribili sensazioni non ti si levano mai più di dosso. L’imboscata, la violenza dei suoi gesti, le mani forti e rozze, la pelle ruvida… il sangue che gli colava dal naso rotto. Non un fiato, non un urlo: ogni centimetro del mio corpo era concentrato a difendersi. L’istinto di sopravvivenza è una grande risorsa.
Siamo prede. Siamo deboli. Siamo soggetti su cui sfogare rabbia, frustrazioni, depravazioni. La difesa è l’unica arma che abbiamo e ritengo sia giusto esercitarla, anche se si configura in un certo poco piacevole aggeggio dentato da infilare laddove nulla di indesiderato dovrebbe mai entrare.
Ma pare che non esista alcun deterrente meno barbarico verso la violenza sulle donne. E questo è peggio della pena stessa. Da sempre s’inventano sistemi per inscatolarci, barricarci perché il naturale concetto che le donne non si toccano evidentemente non funziona. Certi selvaggi istinti di sopraffazione sono duri da cancellare con le sole parole.
Quindi, se necessita difesa brutale, che difesa brutale sia.
L’inventrice del Rapex, ha dichiarato: “Un dispositivo medievale per un atto medievale”. I secoli bui per noi donne sono tutt’altro che finiti.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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