Il Futuro? Solidale…

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febbraio 2015

La sindrome di Nonna Papera: la casa dei mille bagni

in Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
La sindrome di Nonna Papera

Quando desideri avere più cessi che armadi

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Tanto per parafrasare il titolo di un famoso film di Rob Zombie del 2004. Ma almeno nel film ci sono suspense, scene trucide e serial killer psicopatici mentre nel caso di una famiglia media con appartamento normodotato, l’unica cosa che si percepisce è una straziante, interminabile attesa.
Ore intere aspettando che si liberi quella tanto agognata stanza, fino ad arrivare al desiderio che l’occupante stramazzi al suolo o prendere in considerazione l’ipotesi, per quanto imbarazzante ma di certo liberatoria, di usare il lavabo dello stanzino.
Chi di voi non ha, o no ha avuto, un figlio che trova il bagno di casa più accogliente della sua camera? Che ci si trasferisce portandosi dietro iMac, iPhone, iPod e iPad (il riferimento al marchio è una mera comodità letteraria) manco dovesse affrontare l’Armageddon? Ma dico io, come può essere più comoda la tazza del cesso di una poltroncina da scrivania imbottita, con la seduta reclinabile e i braccioli ergonomici? iSmadonn! E penso pure molti di voi, specie quando si va di fretta e il bagno è la tappa fondamentale del vostro percorso verso l’uscita.
Le ragazze chattano col mondo intero, chiamano al cellulare tutte le amiche presenti in rubrica, twittano, postano su Instagram la foto dell’ultimo manicure, aggiornano lo status di Facebook, litigano col fidanzato che a sua volta ha postato qualche idiozia sconveniente, richiamano le amiche e inveiscono contro di lui fino a farsi mancare la voce, ma poi si fanno prendere dallo scrupolo di coscienza e allora fanno pace col fidanzato; infine si docciano e si truccano che manco le dive alla notte degli Oscar…. e magari non devono neppure uscire.
In casa mia anche i gatti a un certo punto si accampano in evidente stato di ansia dietro la porta del bagno occupato e fissano catatonici quella lastra di legno in attesa che si apra, prima o poi, con la speranza di poter rivedere ancora una volta il loro fratello umano dato ormai per disperso dal resto della famiglia. Quando infine, presi dalla disperazione per l’ineluttabile perdita, iniziano disperati a grattarne la superficie, ecco che dall’altra parte della porta arriva l’urlo furibondo: “FINISCILAAA!” È allora, e solo allora, che tutti tirano un sospiro di sollievo, magari si abbracciano, si mettono a saltellare sul posto: il familiare scomparso È VIVO!
Ma anche i coniugi spesso non sono da meno. Mio marito, per esempio, in bagno ci va abbracciato alla chitarra, e si ripassa l’intero repertorio che va da Bach a Paco De Lucia, dai Led Zeppelin ai Genesis, alla PFM. Quando uno dei figli occupa di diritto l’altro, il tempo in casa si cristallizza, la vita si sospende, l’ansia lievita e si evita di bere troppo.
Solo la moglie/madre, solo lei si dedica l’istante strettamente necessario, e mentre è lì dentro e vorrebbe – ah, se vorrebbe! – godersi la meritata conquista già sa che il tempo è tiranno e quindi nel frattempo ordina latte, frutta, verdura e pianifica mentalmente la sua giornata sognando una Jacuzzi nel cui immergersi fino alla fine dei giorni.
Quindi, amici miei, se decidete di cambiare o ristrutturare casa, sacrificate ogni millimetro per un bagno in più. Probabilmente finirete per accatastare le coperte sotto il letto e le casse di Ferrarelle sotto il tavolo della cucina ma almeno, ogni volta che un vostro familiare attraverserà quello Stargate, non dovrete preoccuparvi di contattare telepaticamente il signor Spock per implorarlo di poter usare il suo teletrasporto.
Verso il suo fantascientifico cesso vulcaniano. Libero, magari.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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