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gennaio 2015

La sindrome di Nonna Papera: l’ignoranza del generalizzare

in Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
La sindrome di Nonna Papera

Basta essere la stessa cosa per essere tutti uguali?

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Alla luce dei recenti eventi – la morte di Pino Daniele, l’assalto al Charlie Hebdo – c’è stato sui social network un florilegio di sapienti che non vedevano (e non vedono) l’ora di salire su una cattedra di carta igienica per concionare e dimostrare al mondo di possedere la Verità Assoluta.
Ve lo dico fuori dai denti: trovo questi soggetti insopportabili come i loro post.
La parola d’ordine su cui basano le loro teorie è generalizzazione. Credono di esprimere idee libertarie e non si accorgono di essere dei fottuti schiavi dei luoghi comuni.
La morte di Pino Daniele: un evento doloroso e inaspettato che ha davvero, e sottolineo davvero, addolorato molti italiani. E attenzione, ho detto italiani, non napoletani. Perché Pino era amato ben oltre i confini della napoletanità. Tuttavia c’è chi ha speculato sulla sua appartenenza natia per gettare fango (ma in realtà era merda) sulla città e i suoi abitanti da qui all’eternità.
Al di là di pagine che inneggiavano al padreterno ringraziandolo per esserselo chiamato, e che ognuno di noi sano di mente ha provveduto a segnalare – e aggiungo che il responsabile di certe iniziative per me andrebbe arrestato oltre che multato, senza pietà – molti giornalisti, opinionisti e tuttologi hanno criticato ogni criticabile, dall’insistenza di potergli tributare l’ultimo saluto anche a Napoli, al flash-mob in sua memoria, alla massiccia presenza di fan alla camera ardente, all’esecrabile selfie con la salma, alla richiesta che venisse sepolto qui, a casa sua, nel quadrato degli Uomini Illustri del cimitero monumentale. Cose lecite e meno lecite che ci stanno quando si tratta di un personaggio pubblico con così tanti adoratori. In codesto po’ po’ di caos c’è pure chi ha fatto uno show poco decoroso ma è la legge dei grandi numeri, purtroppo. Risultato: ci hanno paragonato alla sagra della mortadella e all’analogo addio di Bologna a Lucio Dalla, innescato faide tra giornalisti (pennivendoli saliti, alcuni), ci hanno definito un teatrino trash, zavorra dello sviluppo nazionale e pattumiera d’Italia… Vi risparmio il resto ma basta farsi un giro tra Facebook e il web. Un batti-e-ribatti di pessima qualità, innescato dall’uso di uno stereotipo.
Ora, liberi di esprimere la propria opinione, opinabile o meno, ma controbattere con offese irripetibili non mette in luce ciò che non vorremmo si dicesse su di noi. Augurare la peggio sorte (morte compresa) a chi scrive di Napoli senza conoscerla è vergognoso e non fa altro che confermare ciò che questa gente pensa di noi.
Generalizzazione. Questo è un concetto a cui noi che siamo e ci sentiamo napoletani siamo abituati. Affermare che “tutti i napoletani sono uguali” equivale a dire che tutti i musulmani sono terroristi, i pakistani sono cattivi, o gli africani portatori di Ebola. È sbagliato, culturalmente e moralmente, ma questo la gente comune pare non saperlo e attacca dando fiato alle trombe senza connettere il cervello. E noi non dobbiamo, non dobbiamo porgere il fianco a certe insinuazioni.
Perché io, anche se non sono andata al flash-mob o a fare la fila alla camera ardente, rispetto chi ha sentito di farlo e allo stesso modo condanno chi ha tirato fuori il cellulare per fotografare il cadavere di Pino Daniele o chi s’è preso a mazzate a piazza del Plebiscito davanti alle telecamere. Perché noi non siamo quelli.
Non siamo tutti uguali. Nessuno di noi lo è, mettetevelo in testa.
Per fortuna.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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