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ottobre 2014

La sindrome di Nonna Papera: il gravoso peso di un gran paio di corna – 1 parte

in Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
La sindrome di Nonna Papera

Se non essere cornuti vi sembra un gran bene, l’unico modo è non sposarsi affatto (Molière)

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

L’altra sera è arrivata una di quelle notizie che credevi non potesse mai arrivare.
Bussa alla porta la mia amica Letizia con una mano sulla bocca e l’occhio all’ingiù modello Pluto versione triste. “Chi è morto?” le chiedo, e lei “Peggio. La morte è prevedibile, questo no.” Capisco che la cosa non è argomento da ballatoio e quindi la faccio entrare.
“Leni e Carlo si separano” mi spara secca.
Ora, ormai avrete individuato nella sottoscritta quel velo di causticità nell’affrontare certe tematiche ma devo dirvi che la notizia ha spiazzato anche me.
Leni (diminutivo di Eleonora) e Carlo sono sposati da 30 anni, plus 5 o 6 di fidanzamento; lo so perché lo scorso giugno hanno fatto una bella festa con tanto di riconferma della promessa e torta con gli sposini in cima. È stato davvero commuovente leggere ancora nei loro sguardi quell’amore che li teneva legati per tanto tempo perché, cari amici, è una cosa sempre più rara conoscere una coppia “vecchia”. La separazione – e in molti casi il divorzio – oggi è vista come una facile soluzione a una sorta di test sulla convivenza. Quella promessa fatta davanti a un altare o a un sindaco, quella scelta di colui o colei che dovrebbe essere il compagno per la vita ha perso il suo valore morale. Lascia che poi una scelta si può rivelare sbagliata ma la facilità con cui si recede mi fa pensare che non ci sia più la voglia di impegnarsi, di lottare, di fare qualcosa affinché il matrimonio funzioni e duri.
Perché Leni e Carlo si separano? Perché lui l’ha tradita. Non è la prima volta; Leni e io siamo amiche da tanto tempo e quel velo di tristezza che vedevo ogni tanto nei suoi begli occhi azzurri era la conferma di una battaglia in atto, che finora si era conclusa con un rientro nei ranghi da parte di lui. Punto, a capo, si ricomincia. “Ce la posso fare”, mi diceva, “perché non riesco neppure a concepirla, una vita senza di lui”.
Leni ama molto Carlo. Lo ama al punto da sopportare il peso delle sue fughe, da non crollare sotto il peso del pensiero di lui con un’altra donna, da riuscire ad accoglierlo ancora e ancora, ogni volta, sperando sia l’ultima. Si vede che qualcosa si è rotto. La corda è stata tirata fino a spezzarla, la tenacia ha lasciato il posto alla rassegnazione. È molto triste, tutto ciò.
Personalmente ho una mia teoria. Le donne sono molto di più degli uomini, e molte di loro sono zoccole. Con tutto il rispetto per le zoccole animali, che magari saranno pure monogame.
Donne insoddisfatte o annoiate dal loro ménage sentimentale che cercano emozioni andando a insidiare uomini altrui. Perché, oltre al fascino della conquista, volete mettere la soddisfazione di fregare l’uomo a un’altra donna?
L’uomo agisce in maniera differente. L’uomo è più discreto, avanza con passo felpato, tasta il terreno, e se percepisce la barriera quasi sempre fa dietrofront. Perché il cosiddetto “due di picche” brucia e offende il suo ego mascolino.
La donna invece è tenace, non molla l’osso, è disposta a calpestare la sua stessa dignità perché la sconfitta non è contemplata. Una donna che si mette in testa una cosa potrebbe dare dei punti a condottieri del calibro di Attila o Leonida. Ma per farlo in campo sentimentale deve avere il “gene PUT” connaturato nel DNA, come dice la mia amica Mara. Che cos’è il “gene PUT” e come agisce? Ve ne parlerò nella prossima puntata.
Restate sintonizzati. E nel frattempo cercate di trattenervi nei vostri letti perché ipocrisia e menzogna non sono mai sinonimi di amore.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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