Il Futuro? Solidale…

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gennaio 2014

La sindrome di Nonna Papera: il destino dei nomi

in Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
La sindrome di Nonna Papera

Dicono che ogni nome ha il suo destino. Dev’essere vero.

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Mio marito, ad esempio, si chiama Attalo. Attalo, Diego, Manlio per la precisione (e poi capirete il senso della mia precisazione) ma il suo primo nome è Attalo. Come Attalo I, valoroso re di Pergamo, in Asia Minore, nel lontano 241 a. C.
Credo che mio marito sia l’unico in Italia a portare il suo nome. E, come era ovvio, da subito tutti hanno preferito chiamarlo Diego, me compresa. Sulla fede c’è scritto Diego, e il suo onomastico cade il 13 di novembre.
Diego è uno studioso, un cultore della conoscenza, un pragmatico: non per niente fa il chirurgo. E continua a studiare, annegato nei suoi sacri testi con lo stesso piacere con cui io annego in un romanzo di Stephen King. Sono convinta che quando guarda un film alla televisione, più che alla trama pensa a come sarebbe interessante operare di duodenocefalopancreasectomia il protagonista. Per amenità legge saggi storici, teorie matematiche, fisica quantistica… Adora viaggiare, la sua testa è sempre altrove rispetto al culo. Il suo ideale sarebbe stato fare il chirurgo itinerante.
Abbandonata nel vortice dei miei pensieri ho bruciacchiato le zucchine.
Detesto cucinare. Lo so fare, e manco tanto male, ma lo detesto. Un difetto imputabile alla genetica perché io l’ho ereditato da mia madre. Per fortuna i miei mangiano qualsiasi cosa, dal manicaretto (raro come un rotolo di Qumran) alla cibaglia arrangiata all’ultimo momento. Perché a me capita spesso di dimenticarmi della cena. Quando sono al computer e m’infilo in una storia, il mio universo si trasferisce in una dimensione parallela, e il tempo non esiste più.
Infatti mentre sto qui a scrivere, Diego passerà a comprare un paio di polli arrosto.
Quando mi arrabatto di mala voglia tra i fornelli penso alla mia amica Letizia. Lei sì che è una cuoca provetta. Qualunque schifezza tra le sue mani diventa una leccornia. È che ci mette estro e fantasia. A me la fantasia si scatena solo davanti allo schermo bianco di un computer.
È anche vero che Letizia non saprebbe inventarsi neppure un pensierino…
Oggettivamente, il suo nome è tutto un programma. Evoca l’immagine di una donnina profumata di sapone di Marsiglia aggirarsi canticchiante per casa mentre si concede un giro di valzer con l’aspirapolvere o brandisce con leggiadria il suo piumino tra le suppellettili senza romperne neanche una. Guarda caso, anche mia nonna si chiamava Letizia, come la mia amica perfetta, e sapeva cucinare benissimo.
A me, i miei genitori volevano chiamarmi Desirée. Come la loro automobile. E poi uno si domanda perché da bambina avevo la fissa di diventare meccanico e preferivo i camion alle bambole… Come potrebbe piacere la cucina a una che doveva chiamarsi come una macchina? Magari, se mi avessero dato il nome mia nonna, sarei diventata una brava, remissiva e produttiva donnina di casa.

Ciao, Fabri (bacio)… ciao Adri (bacio)… ciao Diego (bacio).
Mio marito è l’unico in famiglia con tre nomi che non possono essere abbreviati o storpiati.
Un marchio di serietà.
Attalo-Diego-Manlio D.O.C.
Credo più che mai nel destino dei nomi.

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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La sindrome di Nonna Papera: anno nuovo e lacrime di coccodrillo

in Pianeta Donna/Simonetta Santamaria Blog by
La sindrome di Nonna Papera

Non c’è buon proposito che tenga di fronte allo spietato verdetto della bilancia allo scoccare dell’anno nuovo.

Un Articolo di Simonetta Santamaria
Un articolo di Simonetta Santamaria

Inizia sempre così. Non c’è buon proposito che tenga di fronte allo spietato verdetto della bilancia allo scoccare dell’anno nuovo. Ed ecco che partono degli smadonnamenti degni del peggiore scaricatore di porto anche dalla bocca della più raffinata delle signorine-bene, quelle dei quartieri alti, quelle col cameriere in livrea e la cameriera con la cuffietta ricamata. Perché sì, care le mie amiche, non fidatevi di quelle che decantano la loro vita come la perfezione assoluta, quelle che sgranano i loro occhioni (magari tenuti su dal botulino) pure davanti alla più educata delle maleparole, quelle che sorridono sempre e non s’incazzano mai. Perché s’incazzano pure loro, davanti alla loro bilancia ultimo modello superdigitalteconologica. Fidatevi, s’incazzano. Magari con la evve ma s’incazzano.
E così iniziamo l’anno nuovo tutti incazzati. Con i pantaloni che non si abbottonano, i rotoli di lardo che fanno capolino da sotto le maglie, e una fame chimica inarrestabile. Siamo tutti a dieta, abbiamo ripreso a fare ginnastica (io, per esempio, cammino che sembro C3PO, avete presente il droide antropomorfo della saga di Star Wars?), ci siamo privati di colpo di ogni molecola di carboidrati, zuccheri e buonumore. E siamo incazzati.
Alla faccia dei buoni propositi.
E mio figlio che mi dice mamma, devi riabituarti poco alla volta, è inutile stressare il fisico e il cervello perché tanto non vinci.
È vero. Quindi ho ingurgitato un tristissimo pezzetto di pane, e m’è venuto da ridere. Che poi, a pensarci, ci siamo divertiti, abbiamo mangiato e bevuto di gusto perché non è che si mangia e si beve così ogni giorno, quindi che senso ha pentirsi? Tanto lo sappiamo che finisce – anzi, comincia – sempre così… E allora accettiamo di convivere con i nostri rolletti di capodanno promettendo solennemente di farli fuori nel più breve tempo possibile, ma senza troppo stress e senza incazzature (non per il peso, almeno).
Però potremmo fare una cosa che so per certo ci darebbe tanta, tanta soddisfazione.
Sparare sulla bilancia.
Buon anno a tutti!

Simonetta Santamaria, è scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.
Il suo sito è www.simonettasantamaria.net


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